La cattedrale di Santa Maria Assunta, comunemente definita Duomo di Como, è senza alcun dubbio l’attrazione principale della città. E anche uno dei più importanti monumenti dell’Italia settentrionale.
La sua costruzione è iniziata nel Trecento, ma la chiesa ha subito importanti modifiche nel corso dei 400 anni successivi, che hanno portato alla convivenza armoniosa di elementi di stili diversi, dal gotico al barocco. Oggi presenta elementi che richiamano l’arte gotica, quella barocca e il Rinascimento e viene considerata una delle chiese dall’architettura più complessa e articolata della regione.
Origine e sviluppo della cattedrale
Secondo gli storici, una prima costruzione della cattedrale di Santa Maria Assunta / duomo di Como, molto rudimentale, risale circa al 400. Non ci sono tracce della fede cattolica nella città di Como prima del periodo in cui Costantino procedette alla liberalizzazione del culto e Teodosio ne fece la religione principale dell’Impero Romano.
Si presume quindi che proprio in questi anni, tra il 313 e il 380 circa, fosse stato costruito un primo tempio nelle vicinanze del Lago di Como. Una costruzione primitiva, che però avrebbe costituito il primo nucleo della comunità cristiana in questa zona d’Italia.
Sorto in sostituzione di una precedente struttura, sempre dedicata a Santa Maria Assunta, il Duomo di Como venne avviato nel 1396. E’ stata costruita nel 1396, dieci anni dopo l’inizio della costruzione del Duomo di Milano.
Solo nel 1396 si inizia a parlare della costruzione della vera e propria cattedrale di Santa Maria Assunta o duomo di Como. Questa impresa, però, andrà avanti per secoli: il duomo sarebbe stato terminato solo nel 1744.
Quasi quattrocento anni furono impiegati dalle maestranze comasche per la realizzazione del Duomo, avviata nel 1396, la cui facciata è a tutt’oggi uno dei più ragguardevoli esempi di tardo gotico dell’Italia settentrionale. Ad oggi rappresenta l’ultimo monumento gotico edificato in Lombardia, nonostante la conclusione dei lavori risalga al 1770 (conclusione della cupola).
Proprio questa storia lunga e travagliata fa del duomo di Como un edificio esemplare del trascorrere dei secoli, delle dominazioni e dei movimenti artistici nel Nord Italia. La sua costruzione ha attraversato diversi secoli e le relative correnti artistiche.
| Elemento | Periodo o data | Caratteristica |
|---|---|---|
| Avvio della costruzione | 1396 | Inizio della cattedrale gotica |
| Facciata | 1455-1486 | Uno dei principali esempi di tardo gotico dell’Italia settentrionale |
| Tre absidi | Fra il Cinque e il Seicento | Inserimento rinascimentale nella struttura gotica |
| Cupola | 1731; conclusione dei lavori nel 1770 | Progetto tardobarocco di Filippo Juvarra |
| Apertura definitiva | 1744 | Completamento della chiesa nel contesto del tardo barocco |
Impianto architettonico e particolari costruttivi
Come per il Duomo di Milano, anche per quello di Como non si conosce il nome dell’architetto ideatore della fabbrica gotica. Come si può facilmente intuire, il Duomo è definito convenzionalmente un edificio gotico o tardogotico, ma a causa del lungo periodo di gestazione della sua costruzione, ha assimilato numerose influenze e stili.
Lo si può definire un edificio eclettico: unisce gotico, stile rinascimentale e barocco. Oggi tutte le anime di questa chiesa e di questa città, adagiata sulle sponde dell’omonimo lago, sono ben visibili nella facciata del duomo di Como e nei suoi interni.
Lungo 87 metri e alto 75, al culmine della cupola barocca progettata da Filippo Juvarra, il Duomo è sicuramente una meta da non trascurare per turisti e visitatori. Tutt’oggi il Duomo è il terzo edifizio religioso per dimensioni della Lombardia, subito dopo il già citato Duomo di Milano e la Certosa di Pavia.
Oggi composta da due nuclei architettonici principali: la cattedrale vera e propria e il broletto. Da quest’ultimo si erge la torre civica, che funge da campanile, dato che il Duomo ne è sprovvisto.
La cattedrale si pone come conguaglio tra zone del centro città e il lungo lago, non molto distante. Si erge non lontano dalle rive del lago e, nei secoli passati, dava il benvenuto a tutti coloro che arrivavano dalle montagne o dalla pianura.
La struttura gotica
Sulle tre navate gotiche, ad archi acuti e volte a crociera costolonata, costruite nel Quattrocento, furono innestate le tre absidi rinascimentali, costruite fra il Cinque e il Seicento, sulle quali si prevedeva una cupola che, dopo molti progetti non realizzati, fu innalzata su disegno tardobarocco di Filippo Juvara.
La facciata del duomo di Como in marmo di Musso racconta la storia dei secoli che sono trascorsi dalla posa della prima pietra nel 1396 alla conclusione del progetto quasi quattro secoli dopo. Si nota subito infatti un’armonizzazione piuttosto riuscita tra il piano originario, in stile gotico, e la continuazione durante il Rinascimento.
La facciata è elegante e slanciata, con un grande rosone al centro, ampie vetrate e numerose statue. Guglie e pinnacoli si innalzano tra le tre absidi, progettate nel 1500.
Di notevole interesse è la facciata eseguita tra il 1455 e il 1486 e arricchita da decorazioni scultoree, opera in gran parte della bottega di Giovanni Rodari a cui si deve la paternità dei due podi con le statue di Plinio il Giovane e Plinio il Vecchio.
Nei suoi rilievi e nelle sue statue è cosparso di simbolismi e riferimenti storici e leggendari, profondamente radicati nella tradizione comasca. I due principali punti di interesse a livello storico, artistico e delle leggende sono la Porta della Rana e le due statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane, situate rispettivamente ai due lati dell’entrata principale della facciata del Duomo.

La facciata e le statue dei Plinii
La facciata della cattedrale rappresenta il punto in cui la tradizione gotica e le successive trasformazioni rinascimentali risultano più evidenti. Il marmo di Musso, il rosone, le vetrate, le guglie, i pinnacoli e la ricca decorazione scultorea costruiscono un prospetto slanciato e fortemente articolato.
La facciata è a tutt’oggi uno dei più ragguardevoli esempi di tardo gotico dell’Italia settentrionale. La bellezza delle linee gotiche, sottili ed eleganti, e il decorativismo del barocco si incontrano in questa architettura.
Ai lati dell’entrata principale si trovano le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. I due podi sono opera della bottega di Giovanni Rodari e costituiscono uno dei particolari più riconoscibili della facciata del Duomo.
La Porta della Rana
Ma a incuriosire i visitatori che arrivano al Duomo è soprattutto la Porta della Rana, sul lato sinistro della cattedrale. Su questo varco di epoca rinascimentale dedicata al Trionfo della Vergine spicca una piccola statua di una rana che indicherebbe il livello raggiunto dalle acque del lago durante un’esondazione.
Nonostante questa porta si trovi lungo il lato settentrionale del Duomo, oggi è adibita a ingresso principale per visitatori e turisti. Molto probabilmente per la sua spettacolarità.
Scolpita verosimilmente attorno al 1507 dai Rodari, famiglia di scultori Italo-svizzeri, la porta delle Rana assume questa denominazione a partire dalla fine del 1800. Molte congetture e ipotesi, più o meno verosimili, stanno alla base di questa denominazione alquanto curiosa.
La prima teoria è legata ad una serie di esondazioni del lago di Como. Secondo la leggenda, il lago sarebbe arrivato fino all’altezza di quel portale e una rana si sarebbe “pietrificata” su di esso.
Un’altra interpretazione (molto fantasiosa) riguarda la presenza di un canonico ticinese, che riuscì a ottenere il permesso di scavare nei pressi del Duomo. Ciò perché convinto del che la rana fosse un segno legato alla presenza di un ricco tesoro al di sotto della Cattedrale.
Purtroppo per lui non fu così, gli scavi si conclusero senza aver ritrovato nulla. Dal punto di vista simbolico la rana rappresenta la metamorfosi, la trasformazione che nasce dalla necessità di un cambiamento.
Tutti i rilievi e le sculture della porta della rana sembrerebbero incentrate infatti su questo tema, concludendosi alla loro sommità con il trionfo dell’Assunta. Purtroppo tutt’oggi il rilievo della famosa rana, sul lato sinistro dell’entrata settentrionale, è senza testa.
Nel 1912 una martellata ruppe il rilievo, lasciandolo incompleto. Nonostante questo però la porta della rana rimane uno dei principali punti di intesse dell’edificio, tant’è che è divenuta ormai usanza accarezzare la rana prima di entrare nel duomo.

La cupola di Filippo Juvarra
Nel frattempo proseguivano i lavori dell’interno, che avrebbero mostrato in modo ancora più netto il passaggio al barocco e poi al tardo barocco. Nel 1731 il cantiere infinito del duomo di Como sembrò finalmente giunto al termine, o quasi.
A questa data risale la cupola di Filippo Juvarra, oggi vero simbolo della cattedrale e della città di Como. Poi modificata negli anni successivi, la chiesa venne definitivamente aperta nel 1744, quando il tardo barocco era ormai lo stile più in voga.
La cupola settecentesca della cattedrale di Como dona a tutta l’architettura una leggerezza ariosa. Il suo completamento è indicato anche nel 1770, data che segna la conclusione dei lavori della cupola.
Il suo aspetto come lo conosciamo oggi è un elegante miscuglio di tutte le firme, gli artisti celebri e i lavoranti senza nome che contribuirono a questo cantiere aperto per quattro secoli.
Gli interni: navate, volte e decorazione
All’interno, possenti colonne sostengono ampie volte riccamente decorate. Non mancano sculture, arazzi, statue e altre opere d’arte.
Nel duomo di Como l’interno a croce latina è forse un simbolo ancora più potente dell’armonizzazione degli stili. Tra marmi e statue riccamente decorate sono presenti anche affreschi e altari dalla bellezza mozzafiato, testimoni di epoche storiche lontane tra loro e riunite all’interno del duomo di Como.
Domina su tutto la pala della Madonna delle Grazie, risalente al 1502. La Madonna col Bambino tra i Santi Stefano e Ludovico, anch’essa realizzata intorno al 1500, è accompagnata da opere molto più recenti come il busto del vescovo Carlo Rovelli (XIX secolo) e quello del papa Innocenzo XI (XVII secolo), due nomi illustri della fede comasca.
I religiosi e i laici sepolti all’interno della cattedrale di Como danno un’idea della centralità che questa architettura ha avuto nella storia della città. D’altra parte, si tratta della chiesa principale sul Lago di Como, luogo che ha ispirato poeti, scrittori, artisti di tutte le epoche fino ai più recenti cantautori, compreso Adriano Celentano.
Le tre absidi rinascimentali
Le tre absidi rinascimentali furono costruite fra il Cinque e il Seicento e vennero innestate sulle tre navate gotiche. Questa soluzione costruttiva mostra con chiarezza come la fabbrica sia stata ampliata senza cancellare l’impianto precedente.
Le absidi costituirono inoltre la base architettonica sulla quale si prevedeva di innalzare una cupola. Dopo molti progetti non realizzati, la copertura venne infine costruita su disegno tardobarocco di Filippo Juvarra.
L’organo e le sue casse storiche
La più antica testimonianza sull’organo della Cattedrale di Como risale al 1441. L’antico strumento fu oggetto di vari adattamenti e riparazioni nel secolo XVI, finché intervennero gli Antegnati, maestri dell’organaria rinascimentale e barocca.
Costanzo Antegnati attribuisce all’ avo Bartolomeo la costruzione dell’ organo “ch’al presente si suona” (1608). Dal 1625 al 1642 fu realizzata la cassa della navata di sinistra, nella struttura che ancor oggi vediamo.
In essa Giovan Battista Olgiati sistemò, nel 1647, canne, mantici e somieri dello strumento già presente in Cattedrale. Nel 1649 erano complete anche le strutture della cassa di destra, ove venne installato un nuovo organo, creazione del gesuita Guglielmo Hermans, formato da due corpi sonori sovrapposti: l’Organo Grande con 14 registri e l’ Organo Piccolo con 8 registri.
L’inaugurazione di questo lavoro avvenne il 25 marzo del 1650, festa dell’ Annunciazione. Il Duomo di Como possedeva così due strumenti collocati in due differenti casse: quello “Maggiore” o meridionale e quello “Minore” o settentrionale.
| Data | Intervento |
|---|---|
| 1441 | Prima testimonianza sull’organo della Cattedrale di Como |
| 1608 | Costruzione dell’organo attribuita a Bartolomeo Antegnati |
| 1625-1642 | Realizzazione della cassa della navata di sinistra |
| 1647 | Sistemazione di canne, mantici e somieri da parte di Giovan Battista Olgiati |
| 1649-1650 | Completamento e inaugurazione dell’organo di Guglielmo Hermans |
| 1887-1888 | Rifacimento dei corpi sonori e inaugurazione del nuovo complesso |
| 1932 | Realizzazione dell’attuale complesso organario |
| 1998 | Conclusione del restauro e ampliamento del complesso |
Trasformazioni dell’organo tra Ottocento e Novecento
Restauri e revisioni seguirono nella storia dei secoli successivi: nel 1808 l’ organo Hermans venne ristrutturato da Giuseppe Antonio e Carlino Serassi; nel 1862 Antonio De Simoni operò una generale pulitura e alcune aggiunte all’organo Hermans.
A quell’epoca l’organo del Duomo si presentava con tre tastiere, 56 registri ed una pedaliera con meno di 20 tasti. Nel 1887 Marco Enrico Bossi, organista e maestro di Cappella, promosse un radicale rifacimento di tutti i corpi sonori del Duomo.
Nella cassa di destra fu collocato l’ organo “Maggiore”, costruito da tre corpi per complessivi 55 registri ed oltre 3000 canne; nella cassa di sinistra venne disposto l’ organo “Minore” con 24 registri e 1067 canne. L’ inaugurazione del nuovo complesso avvenne il 26 maggio 1888.
L’attuale complesso organario fu realizzato dalla casa Balbiani Vegezzi Bossi di Milano nel 1932, costituito da 58 registri sonori per 5460 canne. Il “Grand’Organo” è collocato nell’antica cassa di sinistra; gli organi “Positivo” e “Recitativo” (espressivi), sono nella cassa di destra.
L’ organo “Eco” è situato nella sala “Carpano” sopra la sacrestia di sinistra. Nel 1934 veniva aggiunto un organo “Corale” (9 registri e 933 canne) sistemato al centro degli stalli del coro nell’abside maggiore e da qui trasferito, nel 1981, dietro all’altare del Crocifisso, nell’abside di sinistra.
Il restauro che si conclude con l’ inaugurazione del 12 maggio 1998 è stato realizzato dalla casa organaria Mascioni, casa varesina di antica e gloriosa tradizione artistica, che aveva già operato nella cattedrale di Como nel 1928.
Gli ultimi interventi hanno ampliato il complesso con ulteriori 122 canne che corrispondono a due registri ad ancia: il “Cromorno” di 8’ nell’organo “Corale” e la “Chiarina” di 4’ nel “Grand’Organo”. Pertanto oggi gli strumenti del Duomo contano 69 registri sonori e 6515 canne.
Nel 2015 parallelamente ai lavori di pulitura del transetto di sinistra, l’organo “Corale” è stato revisionato. Grazie alla donazione di un’anonima benefattrice la consolle originale a tre tastiere (1932) è stata restaurata, rimessa in funzione e collocata nell’abside di sinistra mentre la “consolle” moderna a quattro tastiere (1986) è oggi posta in navata, in prossimità del pilastro che sostiene la balconata lignea del “Grand’Organo”.
L’archivio della fabbrica della cattedrale
L’archivio conserva la documentazione prodotta, dall’inizio del secolo XV, dalla fabbrica della cattedrale di Santa Maria Maggiore, responsabile dell’amministrazione del patrimonio destinato all’ampliamento e ai restauri del duomo, dell’organizzazione del cantiere, di alcuni aspetti dell’officiatura del tempio.
Nel 1687, insieme a terreni, beni mobili e diritti legati all’ente da Giacomo Gallio, la fabbrica entrò in possesso anche delle carte del marchese, comprendenti parte dell’archivio della famiglia Mandelli, pervenute al Gallio in seguito al matrimonio della madre, marchesa Francesca Dorotea Corti Gallio, con il conte Giovanni Mandelli.
In seguito ai riordinamenti ottocenteschi tale materiale fu disorganicamente collocato nel titolo «Eredità», insieme alle carte della famiglia Gallio e delle famiglie Parravicini e Perlasca - pure acquisite dalla fabbrica per disposizione testamentaria.
Nel 1688 il complesso documentario conobbe un nuovo incremento, in seguito all’aggregazione alla fabbrica della compagnia del suffragio; nel 1807, ancora, l'ente acquisì carte e registri della confraternita del Santissimo Sacramento la cui amministrazione patrimoniale era passata ai fabbricieri in seguito alle disposizioni governative in materia di sodalizi.
Dopo una prima ricognizione delle carte, compiuta tra il 1807 e il 1810 verosimilmente da Carlo Francesco Ciceri, nel 1827 la fabbriceria affidò il riordinamento dell’archivio al ragionier Carlo Casati.
Tale intervento interessò esclusivamente i mazzi di carte sciolte, che furono smembrati e collocati in fascicoli classificati secondo 38 titoli, corrispondenti a settori di attività dell’ente o, talora, a tipologie documentarie.
A questo titolario - sia pure lievemente modificato dalla creazione di nuove partizioni e dall’eliminazione di altre - si attenne anche il riordinamento compiuto nel 1873 dal ragioniere Giuseppe Grigioni e da Carlo Marelli.
L’archivio ha subito recentemente un nuovo intervento, che ha condotto a un’analitica descrizione delle unità archivistiche sciolte e all’inventariazione del materiale rilegato.
Attualmente, quindi, l’archivio della fabbrica risulta ripartito nella sezione «Carte sciolte» - articolata secondo il titolario del 1873 - e nella sezione «Registri e volumi», suddivisa in serie sulla base delle tipologie documentarie individuate nel corso della schedatura del materiale.
Sezione «Carte sciolte»
| Serie | Estremi cronologici |
|---|---|
| Eredità | 1287 - 1931 |
| Affitti | 1460 - 1945 |
| Arredi sacri | 1739 - 1887 |
| Bolle pontificie | 1440 - 1706 |
| Fabbriceria | 1593 - 1951 |
| Fabbriche e riparazioni | 1514 - 1950 |
| Orchestre, organi | 1640 - 1910 |
| Quadri | 1731 - 1903 |
| Vetriate | 1850 - 1926 |
La sezione comprende inoltre le serie «Assicurazioni incendi», «Campanile, Campane, Castello», «Cappella musicale», «Censi attivi», «Chiese sussidiarie», «Compagnia del Santissimo», «Compagnia del suffragio», «Conti consuntivi», «Dazi», «Disposizioni generali», «Donazioni», «Impiegati», «Inservienti», «Legati», «Livelli», «Mansionarie», «Miscellanea», «Monumenti», «Mutui attivi», «Mutui passivi», «Offerte», «Pensioni», «Permute», «Precari», «Prestiti», «Proprietà», «Proprietà del Broletto», «Ragioneria d’ufficio», «Rendita sul debito pubblico dello stato», «Sedie», «Sessioni», «Spese diverse», «Tasse» e «Vendite».
Sezione «Registri e volumi»
La sezione «Registri e volumi» comprende «Libri contabili», «Libri di cassa», «Libri operum magistrorum», «Legati», «Libri "ordinationum"», «Offerte», «Priore della fabbrica», «Contribuenti», «Verbali di sedute», «Registri diversi», «Bollettari di cassa», «Reversali», «Registri di protocollo», «Strumenti di corredo» e «Volumi sulla cattedrale».
Gli estremi cronologici dei materiali vanno dai «Libri di cassa», 1459 - 1913, ai «Verbali di sedute», 1806 - 1969, mentre i «Libri "ordinationum"» risalgono al periodo 1444 - 1598. La documentazione della Compagnia del Santissimo Sacramento comprende libri e registri dal 1497 al 1959.
Accesso e percorsi di visita
La Cattedrale è situata all'interno della ZTL. Per la preghiera è possibile accedere da tutte le porte. In modo particolare si consiglia di utilizzare la porta minore sinistra di facciata.
Per le visite turistiche è possibile accedere dalla porta delle Virtù, in via Maestri Comacini (scelta preferibile per i gruppi) o da quella della Presentazione (porta minore destra di facciata).
L'ingresso per la preghiera è libero; l'ingresso per le visite turistiche prevede due possibilità: senza biglietto (limitato ad un apposito percorso) o con biligetto (permette di visitare, oltre ai Musei civici, il transetto, il coro ligneo, le sacrestie e i camminamenti superiori).
| Tipo di accesso | Orari |
|---|---|
| Apertura per la preghiera nei giorni feriali | Dalle ore 7.30 alle ore 19.00 |
| Apertura per la preghiera la domenica | Dalle ore 7.30 fino al termine dell'ultima celebrazione, alle ore 20.00 circa |
| Visite turistiche da lunedì a venerdì | Dalle ore 10.30 alle ore 17.30 |
| Visite turistiche sabato | Dalle ore 10.45 alle ore 16.30 |
| Visite turistiche domenica e festivi | Visite sospese |

tags: #cattedrale #di #como #particolari #costruttivi