Domenica di Quaresima: il ritorno del romantico

La Quaresima è il periodo di circa quaranta giorni che precede la Santa Pasqua; secondo il rito romano inizia il Mercoledì delle Ceneri e si conclude il Giovedì santo, con l'inizio del Triduo pasquale. È un cammino che prepara alla celebrazione della Pasqua.

Il “ritorno del romantico” nella domenica di Quaresima è un ritorno al cuore: alla dimensione interiore, all’amore che si fa dono, alla preghiera, alla contemplazione e alla relazione con Dio. «Ritornate a me con tutto il cuore», con queste parole del profeta Gioele abbiamo mosso i primi passi verso la Pasqua.

Il periodo quaresimale è caratterizzato dall'invito alla conversione a Dio, tramite digiuni, penitenze, preghiera e la pratica di opere carità. Sono quaranta giorni molto intensi, fatti anche di piccoli sacrifici, che porteranno ai festeggiamenti della Santa Pasqua, la più importante delle festività cristiane.

La Quaresima come ritorno al cuore

Il cuore, cioè quella dimensione segreta, invisibile, interiore a cui Gesù fa riferimento quando parla del “tesoro” che è appunto coincidente anche con il nostro cuore. E credo che abbiamo bisogno tutti, in questo tempo, di ritornare al cuore di noi stessi per poter poi tornare, grazie a questo, al nostro incontro con Dio.

Il cuore, infatti, significa che il mondo non è semplicemente quello che accade fuori di noi, che può essere verificato sperimentalmente, ma anche tutto quel mondo delle emozioni, dei sentimenti, delle intuizioni, che sono dentro di noi e che non vengono necessariamente sottoposte ad una verifica esterna.

Il cuore è anche quella parte di noi stessi che ci consente di rielaborare le cose che ci accadono, senza reagire di pancia o semplicemente in modo razionale. Il cuore è, sostanzialmente, la possibilità che l’amore, e non invece la violenza, l’aggressività o la sopraffazione, abbiano la meglio.

La Quaresima è il tempo più favorevole, più adatto, ci dice la liturgia. Perché, essendo tempo di preghiera, di riflessione e di penitenza, ci permette di riprendere il nostro cammino verso il Padre, sotto la guida del Figlio, nella luce e nella forza dello Spirito Santo.

  • Andare al Padre.
  • Per mezzo del Figlio.
  • Nello Spirito Santo.

Auguro a tutti che questo tempo di Quaresima coincida con un ritorno al cuore.

Cuore e croce nel cammino quaresimale

Un tempo di conversione, preghiera e penitenza

Fratelli, col mercoledì’ delle ceneri ha inizio la Quaresima: una parola che forse intimorisce e stende nel pensiero ed anche sul volto un velo di tristez­za. Certamente la quaresima è un tempo di penitenza.

La quaresima è necessaria, se vogliamo tra qualche settimana cele­brare il mistero pasquale nella letizia. L’agricoltore per poter raccogliere, l’operaio per avere lo stipendio, lo studente per raggiungere il diploma, la casalinga per fare un buon mangiare, deve prima lavorare ed impegnare al meglio il proprio tempo.

E noi, in questo primo giorno di Quaresima, dobbiamo inserirci in questa Chiesa, che ci esorta ad en­trare in questo tempo ed a viverlo con uno spirito di lealtà, di generosità, di preghiera, e perfino di entusiasmo.

Anche il rito dell’imposizione delle Sacre Ceneri che compiremo fra poco vuole essere un segno concreto della nostra disponibilità di unirci al Cristo. Ci interessa questo discorso? Iniziamo con fiducia la Quaresima e chiediamo l’aiuto del Signore.

La parola “Quaresima” deri­va dal numero “quaranta”: Sono quaranta giorni, incominciando dal mercoledì delle ceneri e andando fino alla Pasqua, ricorda i quaranta giorni passati da Cristo nel deserto, prima di cominciare la sua vita pubblica.

Un tempo questo era un periodo di penitenza e di mortificazione. Oggi la penitenza e la mortificazione sono solo un aspetto. La qua­resima è la scoperta dei valori umani, che aggiungono alla fede grandezza e felicità.

Approfittiamo della quaresima per prestare maggior atten­zione alla sua Parola: una lettura più assidua della Bibbia, una meditazione un po’ più prolungata, e perché no?, qualche giorno di raccoglimento e di ritiro.

La revisione della vita e la riconciliazione con Dio

Convinciamoci che la quaresima è il tempo veramente adatto per fare una seria revisione di vita, alla luce della Parola di Dio, ascoltata e meditata nel raccoglimento.

Non accontentiamoci di qualche segno esteriore di pietà; cer­chiamo invece che ci sia nella nostra vita una perfetta coerenza tra le convinzioni interiori e le opere esterne.

Nella Seconda lettura (2 Cor 5,20-6,2): San Paolo ci chiede di Lasciarci riconciliare con Dio. Egli afferma che quando gli apostoli sollecitano i fedeli a convertirsi, non fanno altro che trasmettere il messaggio di Dio.

Bisogna quindi ascoltarli. Ricorda anche a noi, come a suo tempo ai suoi fedeli di Corinto, che egli è l’inviato di Cri­sto, per far loro conoscere le esigenze del Vangelo, e li esorta a te­nerne conto.

Il peccato ha distrutto la relazione che esisteva tra Dio e l’uomo. La conversione ha lo scopo di ristabilirla: di qui l’espressione «lasciarci riconciliare con Dio».

Convertiti e credi al vangelo!

Il Padre ci esorta a distaccarci dal peccato per ritor­nare a lui. Il peccato è la menzogna, la disperazione, la morte eterna. Dio è la vita senza fine, la felicità perfetta ed eterna.

Noi siamo nati per salvarci l’anima. Noi abbiamo in fondo al cuore un insopprimi­bile bisogno di felicità: Dio solo può appagarlo.

Elemosina, preghiera e digiuno

Vangelo (Mt 6,1-6.16-18): Elemosina, preghiera e digiuno, ma nel modo voluto da Dio. Cristo mette in guardia i suoi discepoli contro i danni dell’ipo­crisia che può insinuarsi anche nelle opere più sante della vita spirituale, come il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

Il Signore non condanna certo queste pratiche, buone in se stesse e necessarie per esternare i sentimenti dell’animo: lo spirito di partecipazione, il gusto della preghiera, la padronanza di sé.

Egli esorta solo a vigilare per impedire che l’ipocrisia si insinui in queste opere buone; il compiacimento più o meno cosciente nel­la stima di sé, la ricerca della stima altrui tolgono alle opere buo­ne ogni valore davanti a Dio.

Perché i cristiani diano alle penitenze della quaresima il loro vero senso di partecipazione e di aiuto alle necessità materiali e spirituali degli altri.

Perché tutti i componenti la nostra famiglie cerchino un profondo cambia­mento di mentalità e di comportamenti.

Perché questo rinnova­mento venga trovato dove veramente è, nel ritorno sincero ai valo­ri cristiani.

Perché gli educatori, gli adulti, i genitori delle nostra comunità locali conoscano la necessità di educare i più giovani ed i propri figli alla partecipazione comunitaria della preghiera.

La prima domenica: Gesù nel deserto

Se mercoledì scorso abbiamo ricevuto le Ceneri, ci sia­mo sentiti rivolgere l’esortazione: «Convertiti e credi al Vangelo». E’ uno dei detti di Gesù, che la liturgia applica a noi, e ce lo propone perché diventi il programma della nostra Quaresima.

In questa Prima Domenica il Vangelo ci presenta l’episodio di Gesù tentato nel deserto. Un racconto non facile ma ric­co di insegnamenti.

La tentazione, la tendenza cioè di fare di testa nostra, fa parte della nostra vita: s’inciampa di continuo nelle occasioni di fare il male, di far emergere il nostro “io”. L’importante è superarle bene.

Colui che si mette sot­to la protezione di Dio gode di completa sicurezza. Nel cammino della vita, sul quale si moltiplicano insidie e pericoli di ogni sorta, la provvidenza divi­na non viene mai meno.

Vangelo (Lc 4,1 - 13): Le tentazioni di Gesù nel deserto.

Gesù, all’inizio della sua vita pub­blica, ha avuto la prova del dubbio, della incertezza e della paura. Egli ha superato tutto con l’unico desiderio di fare la volontà del Padre.

Gesù Cristo ha avuto paura! Essendo egli diventato uomo, ha accettato di condividerne ogni esperienza, se non proprio del peccato, almeno del dubbio e dell’incertezza.

La tentazione ha riguardato la sua missione: per realizzarla avrebbe dovuto scegliere: o percorrere le vie volute da Dio, quelle della debolezza e della sofferenza, o le vie percorse dal mondo, quelle delle comodità, della potenza e della superbia.

Il racconto della tentazione è simbolo espressivo di un vastissimo numero di ten­tazioni che tutti conosciamo: sono le nostre tentazioni, la vita comoda che ci fa dimenticare Dio, la sua giustizia, la sua croce.

Le tre scorciatoie del tentatore

Si tratta di scegliere. Gesù si trova a dover scegliere: la strada scomoda della Croce progettata dal Padre per ricongiungersi all’uomo (Una strada che passa attraverso il nascondimento, la debolezza. l’umiliazione) oppure tre scorciatoie proposte dal tentatore:

  • La scorciatoia di una facile popolarità, ottenuta riducendo la salvezza alla sola dimensione economica («dì a questa pietra che diventi pane»).
  • La scorciatoia del potere («il diavolo lo condusse in alto, e mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: “Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo”»).
  • La scorciatoia del successo spettacolare, della strumentalizza­zíone della fede e della religione per fini particolaristici («lo con­dusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché ti custodiscano»).

Alla prima tentazione, l’offerta dei beni materiali, Gesù replica che sta scritto: «Non di solo pane vivrà l’uomo».

Cioè l’uomo ha bisogno non solo di cose materiali, ma molto più di valori spirituali, di riferi­menti al dopo, alle ultime cose, all’eterno, a Dio.

Alla seconda tentazione, il dominio sugli uomini, Gesù replica che que­sto esclusivamente a Dio creatore. Nessun uomo deve adorare un altro uomo, né farsi adorare da un altro uomo.

Perciò «So­lo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai». Cioè al vertice della scala dei valori, l’uomo collocherà unicamente Dio.

Alla terza tentazione, riguardante il dominio sugli angeli, Gesù repli­ca: «Sta scritto: “Non tenterai il Signore Dio tuo”».

Cioè: occorre fi­darsi di Dio, affidarsi a lui nella normalità della vita, e non pretendere per sé chissà quali interventi prodigiosi e straordinari.

La fede come sorgente di vita

San Paolo, nella seconda lettura, scrivendo alla comunità di Roma afferma che la salvezza arriva a noi per mezzo della fede.

Noi possiamo essere giustificati e salvati unicamente per mezzo della fede in Gesù Cristo. L’essenza di questa fede è quella di proclamare con la bocca e col cuore il mistero di Gesù Cristo, morto e risuscitato per la liberazione e la salvezza dell’uomo.

Ma perché questa fede sia veramente sorgente di vita, è neces­sario che essa occupi l’anima in profondità; sia cioè l’ispiratrice di ogni decisione, di ogni attività e di tutti i sentimenti.

E’ necessario che abbatte ogni sorta di barriere e produce uguaglianza.

La seconda domenica: la luce della Trasfigurazione

Per noi vivere significa camminare nella notte. La vita, abbiamo meditato domenica scorsa, spesso è fatta di dubbi, di angosce e di lacri­me.

Anche Gesù ha avuto dei dubbi ed ha avuto paura. Abbiamo bisogno che un po’ di luce venga a rischiarare la nostra notte.

Cristo nel momento in cui sta per annunciare agli apostoli la sua morte, col rischio di sprofondarli nella tristezza, sale sul monte con tre di essi e si trasfigura… sul suo viso sfavilla una luce, essi si sentono totalmente rassicurati e consolati.

Il grido di gioia di Pietro da nuovamente ad essi forza e coraggio. “Come è bello, Signore, stare qui! Facciamo tre tende!”.

Lo splendore della sua gloria, mostrato per qualche momento ai tre discepoli, esprime la sua divinità, ribadita dalla voce che essi udirono, la voce dell’eterno Padre: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”.

La trasfigurazione è anche un preannuncio della Pasqua, ed è questo il motivo per cui la si ricorda nella quaresima, che alla Pasqua prepara.

Per quanto si moltiplichino le difficoltà, il credente trova sempre in Dio un rifugio sicuro. La sua preghiera diventa una ricerca appassionata di Dio, e il Signore sarà sempre al suo fianco.

Gesù è salito sul monte a pregare. Pietro, Giacomo e Giovanni lo accompagnano. Improvvisa­mente è avvolto di luce: il suo volto cambia di aspetto, egli è trasfigurato!

Fra non molti giorni questi stessi apostoli saranno testimoni della sua agonia nell’orto degli ulivi. Egli ha voluto prepararli in anticipo a questo spettacolo doloroso, affinché in quel momento la loro fede non venga meno.

La contemplazione come esperienza del cuore

Da sottolineare, nell’episodio, anche la reazione dei tre discepoli alla visione celeste che per qualche momento è stata loro concessa.

“Pietro disse a Gesù: Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli cioè vorrebbe prolungare quella visione, tanto ne è affascinato.

E così dicendo lascia intuire quanto sarà appagante la contemplazione della gloria di Gesù nella casa del Padre.

Lascia anche intuire le ragioni di una dimensione, forse troppo poco vissuta, della vita cristiana già in questo mondo: appunto la contemplazione, vale a dire la preghiera fatta non per chiedere qualcosa a Dio ma per ammirare le sue meraviglie, per riconoscere la sua grandezza e la sua sconfinata bontà, per lodarlo e ringraziarlo di quanto ci ha donato e di quanto ci garantisce che ci donerà.

“Facciamo tre tende”, già ora, nell’intimità della nostra mente e del nostro cuore; in una certa misura ci è concesso, già ora, di innalzarci sino a lui.

“Il segreto di Gesù”. Riflessione sulla Trasfigurazione- Don Luigi Maria Epicoco

Il cammino verso la Pasqua

Chi ci condurrà al Padre? Lo stesso suo Figlio. Egli si è fatto uno di noi per essere la via che conduce al Padre.

Agli apostoli è stato necessario l’uraga­no della pentecoste per farli diventare messaggeri del Vangelo. Senza una luce interiore venuta dall’alto, noi non saremmo capaci né di accogliere la parola di Cristo, né di praticarla nella nostra vita.

In vista della Croce e della Resurrezione!

Ringraziamo Dio che ci ha condotti all’inizio di questo tempo quaresimale; per gli inviti e i segnali che ci ha fatto pervenire; per tutto quello che ci dà nella vita; per gli aiuti spirituali di cui ci ha gratificato e che ci pongono in una posizione di privilegio in confronto di fratelli meno fortunati.

Rifletteremo durante la setti­mana come meglio impiegare il tempo quaresimale. Dio ci illumini e ci renda coraggiosi.

Un itinerario d’amore

Soprattutto in un camino di quaresima è importante rendersi conto della meta del percorso. Conversione sí, ma a che cosa?

Chi legge le prime meditazioni delle “Couronnes d’amour” di p. Dehon rimane stupito dalla chiarezza e profondità con la quale Dehon sottolinea: Punto di partenza e meta da raggiungere nella nostra vita - l’amore.

Perché Dio è così, da sempre, e perché noi siamo della sua famiglia. E perché per Dehon, la legge intima dell’universo è l’amore che si fa dono.

“Se ci sentiamo mancare, torniamo ai motivi d’amore che abbiamo meditato in questo giorno; ripensiamo al dono ineffabile che Iddio ci ha fatto di se stesso e di suo Figlio, al dono che il Figlio ci ha fatto di se stesso; leggiamo e rileggiamo questo libro d’amore che è l’Amore stesso e quando saremo infiammati d’amore, la nostra offerta sarà facilmente generosa, pronta e senza debolezze” (CAM 1/67).

Preghiera per il cammino quaresimale

Signore, durante tutta la quaresima sentiremo l’invito di Cristo: «Convertitevi e credete al Vangelo».

Fa’ che siamo attenti a questo invito, umili nel riconoscere le nostre lacune,animati dal deside­rio di lottare contro la nostra superbia, il nostro egoismo, la no­stra pigrizia, per camminare sulle orme del tuo Figlio, che vive e regna con te per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Dio onnipotente ed eterno, tu ci offri questi quaranta giorni di quaresima come un momento privilegiato di conversione e di gra­zia.

Per mezzo del tuo Spirito insegnaci a viverli nell’intimità con Cristo, preoccupati solo di camminare sui suoi passi e di confor­mare la nostra condotta ai suoi insegnamenti e ai suoi esempi. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Chiedi al Signore che ti aiuti a superare questo momento di profonda crisi spirituale ed affida alla Sua Madre tenerissima la tua invocazione e la tua supplica.

tags: #domenica #di #quaresima #il #ritorno #del