La Preghiera del pastore di Aelredo di Rievaulx è una supplica rivolta da un abate al Buon Pastore, nella quale egli riconosce con sincerità la propria fragilità e affida a Dio le persone che gli sono state affidate.
È una preghiera adatta a chiunque abbia una responsabilità educativa, spirituale o di governo, perché unisce umiltà personale, amore per la comunità e desiderio di servire senza durezza né spirito di dominio.
La preghiera del pastore di Aelredo
«Tu sai, dolce Signore, quanto li ami, quanto si riversi in loro la mia tenerezza, e quanto scorra su di loro il mio affetto. Tu sai, o mio Signore, che non li governo con durezza o con uno spirito di dominio, ma che desidero nella carità più servirli che impormi a loro, e con l’affetto essere in loro, come uno di loro».
La Preghiera del pastore, «uno degli scritti più belli in cui si esprime la religione del monachesimo medievale», è la preghiera che Aelredo recitava, come abate, al Buon Pastore: egli si sa ferito e difforme dall’immagine del Buon Pastore che dovrebbe portare in sé.
In essa egli manifesta, con disarmante sincerità, sia il sentimento acuto della propria fragilità, sia soprattutto l’amore, la sollecitudine paterna per i fratelli a lui affidati, anche per quelli insubordinati.
È un piccolo capolavoro che rivela il suo cuore, una preghiera che può essere fatta propria da chiunque sia responsabile di altre persone.

Il significato spirituale della preghiera
La preghiera di Aelredo nasce dalla consapevolezza che chi guida non è separato dalle debolezze degli altri, ma rimane egli stesso una creatura bisognosa di guarigione, di forza e di misericordia.
Come pastore, a volte penso erroneamente che i membri della chiesa ad aver più bisogno delle mie preghiere sono quelli che hanno le debolezze spirituali o fisiche più evidenti.
Se siamo onesti con noi stessi, penso che tutti ad un certo punto abbiamo detto o pensato una cosa di questo genere: “Il tal dei tali ha davvero bisogno di molte preghiere”.
Da un lato, è assolutamente giusto riconoscere che i nostri fratelli e le nostre sorelle con le debolezze più evidenti hanno un grande bisogno delle nostre preghiere.
Ma dall’altro lato, anche coloro ai quali Dio ha concesso più doni hanno un grande bisogno delle nostre preghiere.
Contrariamente a quanto alcuni potrebbero supporre, i ministri del Vangelo hanno disperatamente bisogno delle preghiere dei santi.
Il pastore ha bisogno delle preghiere della comunità
I pastori hanno bisogno delle preghiere dei santi perché essi sono il bersaglio continuo dei dardi infuocati del maligno.
Inoltre, il mondo è sempre pronto a calpestarli in ogni occasione.
Per impiegare un’immagine usata da un mio professore del seminario: “I pastori hanno un bersaglio sulla schiena e impronte fino al petto”.
Purtroppo, questo è vero anche per i pastori nel contesto della chiesa locale.
Dovendo affrontare così tante opposizioni e difficoltà interne ed esterne, i pastori hanno costantemente bisogno che il popolo di Dio preghi per loro.
Il pastore ha bisogno delle preghiere delle pecore tanto quanto le pecore hanno bisogno delle sue.
Anche lui è una pecora di Cristo ed è soggetto alle stesse debolezze.
Cinque intenzioni di preghiera per il pastore
Ci sono molte cose per cui si potrebbe pregare per i pastori, ma queste sono cinque chiare categorie scritturali.
1. Pregare per la protezione spirituale
Prega per la loro protezione spirituale dal mondo, dalla carne e dal diavolo.
Sia che si trattasse dell’ira peccaminosa di Mosè che indusse a percuotere la roccia (Numeri 20:7-12), dell’adulterio e dell’omicidio commesso da Davide (2 Samuele 11), o del rinnegamento del Signore da parte di Simon Pietro (Matteo 26:69-75) e della negazione concreta della giustificazione per sola fede (Galati 2:11-21), i pastori devono affrontare la realtà della debolezza della carne, gli assalti del mondo e la rabbia del diavolo.
Nella storia della chiesa, un’infinità di pastori sono caduti nel peccato disonorando così il nome di Cristo.
Poiché Satana prende di mira i ministri del Vangelo e le loro famiglie, e poiché l’onore di Dio è molto più in gioco in ogni ministero pubblico della Parola, i membri della chiesa dovrebbero pregare che il loro pastore e la sua famiglia non cadano in balia del mondo, della carne o del diavolo.
2. Pregare per la liberazione dagli attacchi
Prega per la loro liberazione dagli attacchi fisici del mondo e del diavolo.
Mentre era in prigione a Roma, l’apostolo Paolo incoraggiò i credenti di Filippi a pregare per la sua scarcerazione quando scrisse: “So infatti che questo tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e l’assistenza dello Spirito di Gesù Cristo” (Filippesi 1:19; vedi anche 2 Corinzi 1:9-11).
Dopo che Erode imprigionò Simon Pietro, ci viene detto che “fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa” (Atti 12:5).
Dopo essere stato liberato dalla prigionia in un modo che ricordava l’esodo, Luca ci dice che Pietro si presentò nella casa in cui i discepoli stavano pregando per la sua liberazione.
Questo è l’ennesimo esempio di un ministro che viene liberato dal male grazie, in parte, alle preghiere dei santi.
3. Pregare per le porte aperte al Vangelo
Prega che il Signore apra loro delle porte per annunciare il Vangelo.
Nella sua lettera ai Colossesi, Paolo chiede alla chiesa di pregare “affinché Dio ci apra una porta per la parola, perché possiamo annunciare il mistero di Cristo, a motivo del quale mi trovo prigioniero” (Colossesi 4:3).
Il successo della diffusione del Vangelo dipende in parte dalle preghiere del popolo di Dio.
In questo modo, la chiesa condivide il ministero del Vangelo con il pastore.
Anche se egli non è l’unico nel corpo ad essere chiamato a diffondere la Parola, egli ha una chiamata specifica a “compiere l’opera dell’evangelista”.
I santi lo aiutano a compiere quest’opera pregando che il Signore apra delle porte “per la parola, perché possiamo annunciare il mistero di Cristo”.
4. Pregare per franchezza e potenza nella predicazione
Prega affinché abbiano la franchezza e la potenza per predicare il Vangelo.
Oltre a pregare per porte aperte per il ministero della Parola, il popolo di Dio dovrebbe pregare affinché i ministri abbiano una franchezza prodotta dallo Spirito.
Scrivendo alla chiesa di Efeso, l’apostolo Paolo chiede ai credenti di pregare per lui “affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo” (Efesini 6:19).
C’è una storia molto nota di alcuni studenti che andarono a visitare il Metropolitan Tabernacle di Londra per ascoltare Charles Spurgeon predicare.
Come si racconta, Spurgeon li accolse alla porta e si offrì di mostrare loro la chiesa.
Ad un certo punto egli chiese se volessero vedere il locale caldaie della chiesa, la centrale termica.
Li condusse al piano di sotto dove essi videro centinaia di persone che pregavano affinché Dio benedicesse il servizio e la predicazione di Spurgeon.
Il popolo di Dio riunito per pregare per il ministero della Parola era ciò che egli chiamava “la centrale termica”!
I credenti possono aiutare i pastori pregando affinché ricevano franchezza e potenza per predicare il Vangelo.
Tema: Salvati Per Conquistare Deuteronomio 1 : 8 - 18 - Pastore Benedetto Sapienza
5. Pregare per saggezza e intelligenza
Prega affinché abbiano uno spirito di saggezza e intelligenza.
Uno dei bisogni più urgenti di un ministro del Vangelo è che gli venga data la saggezza necessaria per consigliare, per sapere quando confrontare qualcuno, per fare da mediatore, e per discernere gli specifici bisogni pastorali di una congregazione.
Questo è un bisogno universale e ricorrente.
Il ministro affronta quotidianamente sfide particolari per le quali ha un bisogno disperato della saggezza di Cristo.
Di Gesù è detto che “lo Spirito di sapienza e d’intelligenza, lo Spirito di consiglio e di forza” era su di Lui (Isaia 11:2).
I servitori di Cristo hanno bisogno di questo stesso Spirito.
Tutta la chiesa riceve un danno se il pastore non agisce con la saggezza commisurata alle sfide che egli deve affrontare.
Coloro che beneficiano di questa saggezza possono aiutare il pastore invocando questa benedizione divina dal cielo su di lui.
Aelredo di Rievaulx e la responsabilità pastorale
Aelredo di Rievaulx (1110-1167), monaco cisterciense inglese, è "uno degli umanisti più delicati del suo secolo" (H. De Lubac).
La sua opera si colloca nell’alveo della "teologia monastica", che non mira a "conoscere" (scire) i misteri indagandoli razionalmente, bensì a "vivere" e "gustare" (sapere) l’esperienza dell’amore divino, anelando a congiungersi misticamente a Cristo, vera sapienza.
Nell’autore essa diviene una "teologia della relazione", in cui prendono reciprocamente senso l’amore di Dio, di sé e del prossimo.
"Il nostro Aelredo è quasi un altro Bernardo", suonava un detto dei cisterciensi del suo tempo, e ciò basta a darcene la statura.
La preghiera è il frutto di una lectio assidua, secondo il principio monastico.
In questo contesto, il pastore non è anzitutto colui che esercita un potere sugli altri, ma colui che vive una relazione di cura, ascolto, affetto e servizio.
La fragilità del pastore davanti al Buon Pastore
La Preghiera del pastore esprime il contrasto tra ciò che il pastore è e ciò che è chiamato a rappresentare.
La Preghiera del pastore è la preghiera che Aelredo recitava, come abate, al Buon Pastore: egli si sa ferito e difforme dall’immagine del Buon Pastore che dovrebbe portare in sé.
Il ministro non può confidare soltanto nelle proprie capacità, nella propria esperienza o nella propria forza morale.
Signore Gesù, io sono povero e anche tu lo sei; sono debole e anche tu lo sei; sono uomo e anche tu lo sei.
Ogni mia grandezza viene dalla tua piccolezza; ogni mia forza viene dalla tua debolezza; ogni mia sapienza viene dalla tua follia!
Correrò verso di te Signore, che guarisci gli infermi, fortifichi i deboli, e ridoni gioia ai cuori immersi nella tristezza.
Io ti seguirò, Signore Gesù.
La preghiera riconosce così che ogni grandezza, ogni forza e ogni sapienza del pastore provengono da Cristo.
Il pastore come servitore, non come dominatore
Il cuore della preghiera è espresso nel desiderio di guidare senza durezza e di servire senza imporsi.
Tu sai, o mio Signore, che non li governo con durezza o con uno spirito di dominio, ma che desidero nella carità più servirli che impormi a loro.
Questa prospettiva non elimina l’autorità, la responsabilità o la necessità di correggere, ma le colloca dentro la carità.
Il pastore è chiamato a stare in mezzo al popolo, non sopra il popolo, e a condividere la condizione di coloro che accompagna.
Con l’affetto essere in loro, come uno di loro.
Il modello biblico del Buon Pastore
Il tema del ‘pastore’ è costante nella Bibbia.
Il popolo ebraico traeva la propria sussistenza dal lavoro nei campi e anche dalla pastorizia: conosceva bene, quindi, la cura e la preoccupazione dei pastori per il loro gregge.
Il salmo presenta Dio come pastore del suo popolo, un pastore premuroso che dona ogni bene alle sue pecore, le conduce per vie non pericolose e sdrucciolevoli in luoghi erbosi dove possono nutrirsi, ad acque limpide e tranquille dove dissetarsi e godere della frescura dell’ombra, e tutto questo a motivo del suo amore.
Un amore fedele, disinteressato, pieno di attenzioni, materne.
La fiduciosa sicurezza che infonde un amore così, non viene meno neppure quando il cammino attraversasse luoghi tenebrosi, perché è fondata sulla presenza protettrice del Signore: “tu sei con me”.
L’orante, che si riconosce come sua pecorella, sa che il Pastore è sempre al suo fianco per difenderlo con il bastone dagli attacchi delle bestie feroci e guidarlo con il tenero vincastro nella via della vita.
Gesù, il Buon Pastore
Pregando questo salmo con il suo popolo, Gesù ne ha penetrato profondamente la verità, vivendo con il Padre in prima persona un rapporto intenso e intimo e sperimentando nella sua vita la tenerezza e la forza della comunione con Lui, che l’ha guidato con amore “per il giusto cammino”.
Gesù stesso, immagine del Padre, si rivelerà come il buon pastore che conosce le sue pecore, le ama, le chiama per nome una ad una, le ricerca con cura, per loro offre la vita.
Le pecore, da parte loro, conoscono e ascoltano la voce del Pastore, seguendolo nel cammino (Gv 10, 1-16).
È qui intesa una conoscenza reciproca profonda: la conoscenza dell’amore.
È Gesù quell’unico pastore nel quale l’umanità non manca di nulla, è lui che nel dono della sua vita ci conduce oltre la valle oscura della morte fino alla casa del Padre!
La cura delle persone affidate
La preghiera di Aelredo dà voce a una sollecitudine concreta per le persone affidate alla responsabilità del pastore.
In essa egli manifesta, con disarmante sincerità, sia il sentimento acuto della propria fragilità, sia soprattutto l’amore, la sollecitudine paterna per i fratelli a lui affidati.
La cura pastorale comprende anche coloro che sono difficili, fragili, oppositori o insubordinati.
La responsabilità non consiste soltanto nel guidare chi già ascolta, ma anche nel continuare ad amare chi resiste, corregge, mette alla prova o si allontana.
La preghiera può essere fatta propria da chiunque sia responsabile di altre persone.
L’amicizia spirituale e la vita comunitaria
Secondo Aelredo, è presente nell’uomo una naturale vocazione all’amore, di cui l’amicizia, non quella carnale e mondana, emotiva e utilitaristica, ma quella spirituale, fondata sulla virtù, rappresenta l’eccellenza.
Ponendo in Cristo la sua origine e il suo fine diviene un’esperienza dell’amore di Dio e "un’anticipazione della beatitudine celeste".
Aelredo ha esaltato il valore dell’amicizia anche all’interno della vita claustrale, superando la diffidenza di tutta la tradizione monastica.
Non c’è medicina più forte o più efficace o più eccellente per le nostre ferite in tutte le cose terrene che avere chi soffra con noi in ogni sventura e goda nei successi.
L’amicizia rende dunque la prosperità più splendida e l’avversità più leggera dividendola un po’ ciascuno.
In ogni azione, in ogni ricerca nella certezza, nel dubbio, in ogni evenienza, in ogni disavventura, in segreto e in pubblico, in ogni decisione, in casa e fuori, dovunque l’amicizia è gradita, l’amico è necessario e il suo favore utile.
Il pastore e il silenzio interiore
La responsabilità pastorale richiede non soltanto parole, ma anche ascolto, discernimento e silenzio davanti a Dio.
Devo insistere sull’importanza del silenzio per una reclusa.
In questo risiede una grande pace ed un grande profitto.
“Il servizio della giustizia, ci dice Isaia, è silenzio;” (Cfr. Is 32,17) e Geremia dice: “È bene aspettare in silenzio la salvezza di Dio;” (Lam 3,26).
Così la reclusa, temendo di peccare con la sua lingua, che, secondo l’apostolo Giacomo, “nessuno la può domare” (Gc 3,8), deve mettere un freno alle sue labbra; deve sedersi da sola, imponendosi il silenzio sulla lingua affinché il suo spirito possa parlare.
Credendo che quando è sola non è mai sola, perché allora è con Cristo e lui non desidera stare con lei in mezzo alla folla.
Allora deve sedersi da sola, in silenzio, ad ascoltare Cristo e parlare con lui.
Questo invito al silenzio, pur appartenendo al contesto della vita contemplativa, illumina anche il servizio pastorale: prima di parlare agli altri, il pastore è chiamato ad ascoltare Dio.
La preghiera come sostegno alla predicazione
Il ministero della Parola non dipende soltanto dalla competenza di chi predica.
Oltre a pregare per porte aperte per il ministero della Parola, il popolo di Dio dovrebbe pregare affinché i ministri abbiano una franchezza prodotta dallo Spirito.
Il popolo di Dio riunito per pregare per il ministero della Parola era ciò che egli chiamava “la centrale termica”!
I credenti possono aiutare i pastori pregando affinché ricevano franchezza e potenza per predicare il Vangelo.
Signore, donaci di essere generosi annunciatori del tuo evangelo.
Fa’ che non ci sentiamo mai padroni della tua parola, ma facci gioire con chi scopre nuove forme di libertà e di riscatto nella buona notizia di Gesù Cristo.
Non permetterci di diventare un ostacolo per la fede di altri, ma servendo te, donaci di essere al servizio anche del nostro prossimo.
Nel nome di Gesù. Amen.
La preghiera per il discernimento pastorale
Il discernimento è necessario in ogni situazione concreta: nel consigliare, nel correggere, nel mediare e nel riconoscere bisogni diversi all’interno della comunità.
Uno dei bisogni più urgenti di un ministro del Vangelo è che gli venga data la saggezza necessaria per consigliare, per sapere quando confrontare qualcuno, per fare da mediatore, e per discernere gli specifici bisogni pastorali di una congregazione.
Il ministro affronta quotidianamente sfide particolari per le quali ha un bisogno disperato della saggezza di Cristo.
Signore Dio nostro, risvegliaci! Illuminaci! Sii tu il nostro maestro e consolatore!
Rivolgi tu stesso la tua parola a ciascuno di noi di modo che ciascuno riceva una parola di cui ha bisogno e l’aiuta!
Signore, tu sei la mia luce; senza di te cammino nelle tenebre, senza di te non posso neppure fare un passo, senza di te non so dove vado, sono un cieco che pretende di guidare un altro cieco.
Se tu mi apri gli occhi, Signore, io vedrò la tua luce, i miei piedi cammineranno nella via della vita.
Signore, se tu mi illuminerai io potrò illuminare: tu fai noi luce nel mondo.
Una preghiera per il pastore e per la comunità
Signore, abbiamo bisogno della tua presenza.
Abbiamo bisogno della tua mano sopra di noi, perché tu ci protegga; abbiamo bisogno della tua mano sotto di noi, perché tu ci sorregga.
Abbiamo bisogno della tua mano dietro di noi, perché ci solleciti a proseguire sul cammino; abbiamo bisogno della tua mano davanti a noi per indicarci la via del tuo nuovo mondo.
Signore, sii presente in mezzo a noi, nel nome di Gesù risorto. Amen
Proteggici, o Dio, vegli su di noi, sii con noi con la tua benedizione.
Il tuo Spirito santo, che promette la vita, ci guidi nel nostro cammino.
Signore, rendici ricchi della tua ricchezza e colmaci della tua abbondanza: abbondanza di vita, di speranza, di misericordia.
Donaci il sapore di una vita ben spesa, al tuo servizio, nella testimonianza del tuo evangelo; nel saper condividere il pane con chi ha fame, il dolore con chi fa cordoglio, il desiderio di giustizia con chi ne è assetato.
Donaci di saper guardare al futuro con fiducia, sapendo che il futuro appartiene a te soltanto; tu che fai ogni cosa nuova.
Te lo chiediamo nel nome di Gesù che, essendo ricco, si è fatto povero per noi. Amen!