Catechismo e testimonianza della fede oggi

La testimonianza cristiana non è soltanto una dichiarazione del proprio credo: è la fede vissuta ogni giorno nella misericordia, nel servizio al prossimo e nell’imitazione di Cristo. Il catechismo diventa così un cammino che conduce all’incontro personale con Gesù nella comunità, attraverso l’ascolto della Parola, la celebrazione dei sacramenti, la carità e la testimonianza dei discepoli del Signore.

Essere testimoni della fede significa vivere e condividere la propria fede religiosa in modo autentico e visibile con gli altri. La testimonianza più potente per un cristiano è la sua stessa vita che, vissuta in modo coerente con gli insegnamenti di Cristo, dimostrando amore, compassione, perdono e umiltà, può influenzare positivamente le persone intorno a lui.

La fede come scelta libera e responsabile

Ciascuno di noi agisce impegnando tutta la propria persona e la propria libertà. Le azioni umane comportano scelte che permettono di costruire o di distruggere la persona e la storia. È importante avere questa consapevolezza, in un contesto storico in cui molti condizionamenti sminuiscono la responsabilità e la capacità di impegnarsi da protagonisti.

La vita cristiana è apertura a Cristo che dona alle persone la possibilità di agire in piena libertà, da figli di Dio e da fratelli di tutti gli uomini. Confrontarsi con il dono grande della vita divina e della libertà cristiana permette di orientare la propria esistenza verso una piena realizzazione.

“La vera libertà è nell’uomo segno altissimo dell’immagine divina. Perciò la dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere. Ma l’uomo ottiene tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine con scelta libera del bene” (Gaudium et spes, 17).

Le virtù sono una disposizione abituale e ferma a compiere il bene. La persona virtuosa tende sempre verso il bene, lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete e, in questo modo, vive l’esperienza della libertà.

Le domande della vita

  • Hai sperimentato o sperimenti il disorientamento di fronte alle scelte che sei chiamato a fare? Che cosa fai di solito? Come ti comporti nelle situazioni concrete?
  • Che valore attribuisci alla fede, alla speranza e alla carità? Come le colleghi tra loro e nella tua vita?
  • La santità è la possibilità di un’umanità pienamente riuscita: vedi la realizzazione di questa possibilità nei cristiani che vivono intorno a te?
  • Come ti senti personalmente interpellato da questa prospettiva?
  • Di fronte alla realtà problematica di oggi hai punti di riferimento che ti aiutano nel discernimento? Quali sono e come li utilizzi?

Fede, speranza e carità: il cuore della vita cristiana

Tutta la vita di chi crede in Dio, Padre di Gesù Cristo, è trasformata dalla fede, resa dinamica dalla speranza e orientata alla carità: “Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!” (1Cor 13,13).

Per un cristiano la testimonianza di fede non è solo una dichiarazione del proprio credo. La fede si fa azione quotidiana, misericordia, servizio al prossimo, in imitazione di Cristo.

La testimonianza di fede per un cristiano è l’espressione pubblica e personale della propria fede religiosa in Gesù Cristo e nei principi della religione cristiana. Questa testimonianza può manifestarsi in diversi modi e può avere molteplici significati per i cristiani, ma in generale implica un impegno a vivere secondo gli insegnamenti di Cristo e a condividerli con gli altri.

Più la fede viene condivisa, adottando comportamenti virtuosi nella vita di ogni giorno, alimentando con essa i nostri comportamenti nei confronti del prossimo, più essa cresce in forza e significato, si moltiplica e si rafforza.

La Parola di Dio orienta il discernimento

“Voi fratelli siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri. Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé”. (Gal 5,13-14.19-22)

La coscienza è il luogo nel quale la persona è chiamata a riconoscere il bene e a scegliere responsabilmente: “La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità propria. Tramite la coscienza si fa conoscere in modo mirabile quella legge, che trova il suo compimento nell’amore di Dio e del prossimo” (Gaudium et spes, 16).

La catechesi accompagna i battezzati ad assumere una mentalità di fede. “Educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo. In una parola, nutrire e guidare la mentalità di fede: questa è la missione fondamentale di chi fa catechesi a nome della Chiesa”. (RdC, 38)

Il catechismo come cammino di iniziazione cristiana

Accompagnare, guidare, educare… all’incontro personale con Cristo nella comunità. È l’iniziazione cristiana: il processo globale attraverso il quale si diventa cristiani.

È un cammino diffuso nel tempo e scandito dall’ascolto della Parola di Dio, dalla celebrazione dei Sacramenti, dall’esercizio di carità e dalla testimonianza dei discepoli del Signore attraverso il quale il credente compie un apprendistato globale della vita cristiana, si impegna a vivere come figlio di Dio, per far parte della comunità parrocchiale, discepoli missionari di Gesù Maestro.

Accompagnare dice che è un cammino da fare insieme, guidare indica che chi ha già mosso alcuni passi, indica la via ad altri; educare chiede il tempo, la costanza e la pazienza della cura e del non cercare risultati immediati.

È un processo che intreccia con gradualità la catechesi (momento di approfondimento e conoscenza della fede), riti e liturgia, carità e testimonianza in una comunità che vive la fraternità.

Ispirarci al catecumenato non è tornare al passato, ma ci ricorda che “Cristiani non si nasce, ma si diventa” nell’esperienza di una Chiesa che genera: l’iniziazione cristiana esprime l’educare alla fede da parte della Chiesa per la vita cristiana.

Educare alla fede non si restringe ad un semplice metodo: l’ispirazione catecumenale è un orizzonte nel quale vedere in modo nuovo la vita cristiana.

La scelta di rinnovare la catechesi secondo l’ispirazione catecumenale ci chiede un cambio di mentalità e di abitudini. Non si tratta soltanto di cambiare nomi, età e consuetudini, ma la logica che guida la catechesi e la pastorale nelle comunità.

Un itinerario graduale

EtàTappa del cammino
0-6 anniCammino pre e post battesimo - primo annuncio famiglie
6 anniTempo propedeutico/introduttivo per avviare l’incontro con i genitori e la presentazione del percorso
7-8 anniPrima evangelizzazione
9-11 anniCatechesi e sacramenti
10 anniConfermazione
11 anniEucaristia
11-14 anniMistagogia
14-19 anniVerso la professione personale di fede

Il sacramento della Penitenza è da prevedere nel tempo “Catechesi e Sacramenti” che precede la prima Eucaristia nel giorno del Signore.

Da qui la scelta di aver cura delle famiglie e degli adulti accanto ai ragazzi, di rendere protagonista la comunità cristiana, porre al centro l’Eucaristia della domenica e rinnovare gli itinerari formativi.

È scelta e condivisa nella comunità cristiana e in vicariato. È chiedersi: “Come aver cura delle famiglie e dei ragazzi della comunità?”.

Aver cura della richiesta del Battesimo e del post-Battesimo. Formare accompagnatori e compagni di cammino di adulti nei percorsi di fede e di vita (genitori e non solo).

Un lavoro a più mani che mobilita gruppi, associazioni, esperienze e risorse nel territorio. Passare dal chiederci “cosa devo fare…”, a “come essere e diventare discepoli di Gesù Cristo, oggi?”.

Dal fare catechismo all’essere testimoni

La possibilità di “iscrizione ai percorsi di iniziazione cristiana” non è già prevista “solo per chi lo desidera”? E tali percorsi non sono già divisi per “quattro/cinque fasce di età”?

Il “coinvolgimento” nella messa domenicale e l’“approfondimento della Parola di Dio”, o le “esperienze di carità” e gli “incontri” più “intensi” e “prolungati” non sono già ricompresi all’interno di questi percorsi?

Ma se poi in esso trasmettiamo ancora un’idea di fides qua creditur nella quale non ci si fanno mai domande né tantomeno si sollevano dubbi, allora è forte il rischio di dare l’impressione che “più che sul rinnovamento del catechismo si punti sull’idea di dare comunque i sacramenti al maggior numero possibile di bambini sperando che poi per giovani e adulti Dio provvederà”.

Ciò che appare decisivo è il curare maggiormente la cosiddetta fides quae creditur, il che cosa crede chi crede, i contenuti della fede e, di conseguenza, la preparazione e la competenza, l’esprit de géométrie e l’esprit de finesse necessari per trasmetterli.

Il testo di riferimento è il Catechismo della Chiesa cattolica, inteso non come un codice morale, ma come il frutto di un cammino ecclesiale.

L’intento è aprire uno spazio di intelligenza della fede, di dialogo tra vita e Vangelo.

Il catechista: una vocazione e una testimonianza

Un testimone, un compagno di viaggio, una persona che aiuta gli altri ad aprire la porta del loro cuore a Dio.

Quella del catechista, come ha ricordato Papa Francesco in un videomessaggio il 22 settembre del 2018, è una vocazione. Non si tratta, ha ricordato in quell’occasione il Pontefice, di fare i catechisti, ma di esserlo.

“Il catechista non può dimenticare, soprattutto oggi in un contesto di indifferenza religiosa, che la sua parola è sempre un primo annuncio”.

“Il catechista è colui che si è messo al servizio della Parola di Dio, che questa Parola frequenta quotidianamente, per farla diventare suo nutrimento e poterla così partecipare agli altri con efficacia e credibilità”.

Il catechista non è un insegnante. Il catechista esegue un compito ancora più difficile: non essere credente, ma essere “credibile”.

“Catechismo”, infatti, non è la scuola della Chiesa, ma una modalità in cui ai ragazzi è possibile rendere concreta l’esperienza della fede.

Per questo motivo, è importante partire dalle Scritture e dalle letture del Vangelo, tentando di rendere ogni incontro un momento di preghiera e di riflessione personale.

Non “insegnare” Cristo, ma renderLo presente, come un fatto accaduto nella realtà del mondo. A partire dalla Sua stessa Parola.

Le esperienze dei catechisti

“Sono contenta di vivere questa esperienza. Grazie innanzitutto per l'opportunità che mi è stata data e la fiducia che è stata riposta in me come guida nel cammino di iniziazione cristiana per i bambini di prima elementare.”

“Come prima esperienza e come tutte le cose nuove all'inizio ero molto ansiosa e preoccupata di non essere all'altezza, così molto semplicemente ho chiesto aiuto a Dio che mi aiutasse a trovare le parole giuste per raccontare la storia di suo figlio Gesù e farla conoscere a questi bambini.”

“Ho trovato un gruppo numeroso e vivace che ha tanta voglia di stare insieme e ho scoperto che con la loro innocenza e trasparenza hanno loro da insegnare a me.”

“E’ un vivere la fede con loro. Essere catechista per me è un’esperienza di vita, un cammino che faccio con i ragazzi nella conoscenza di Dio Padre e di Gesù.”

“Vorrei trasmettere quello che nel mio percorso di fede ho acquisito: quanto smisurato sia l’amore di Dio per noi.”

“Cerco di infondere il bisogno della ricerca di Dio, quel Dio che anch’io ho conosciuto grazie alle persone che ho incontrato nella mia vita, che mi hanno parlato della loro esperienza di fede, partendo dalla famiglia dove sono cresciuta.”

“Sicuramente è una missione essere catechista oggi; è importante poter parlare di Dio e stimolare la ricerca della fede come dono da coltivare e sperimentare nel cammino di ogni persona.”

“Dopo un itinerario partecipato e vissuto rimane la promessa di un germoglio che cresce.”

“Considerando i numeri, da entrambe le parti, ci sarebbe da scoraggiarsi, ma ho deciso di non mollare. Mi sono detta: ‘Anche per uno solo varrà comunque la pena’.”

“Io credo nella potenza del vangelo, nella parola di Gesù che è la sola certa. Parlare di Gesù, del suo messaggio con un adolescente, confrontarsi sulla sua parola è un privilegio e, quando senti che da parte sua c’è attenzione, questa è grazia.”

“Il seme germoglia e cresce: come? Nessuno lo sa”. (Mc 4,26-32)

La Confermazione consacra alla testimonianza

Questi giorni che seguono la solennità di Pentecoste ci invitano a riflettere sulla testimonianza che lo Spirito suscita nei battezzati, mettendo in movimento la loro vita, aprendola al bene degli altri.

Ai suoi discepoli Gesù ha affidato una missione grande: «Voi siete il sale della terra, voi siete la luce del mondo» (cfr Mt 5,13-16).

Chi può davvero renderci sale che dà sapore e preserva dalla corruzione, e luce che rischiara il mondo, è soltanto lo Spirito di Cristo!

Questo è il dono che riceviamo nel Sacramento della Confermazione o Cresima.

Si chiama “Confermazione” perché conferma il Battesimo e ne rafforza la grazia; come anche “Cresima”, dal fatto che riceviamo lo Spirito mediante l’unzione con il “crisma” - olio misto a profumo consacrato dal Vescovo -, termine che rimanda a “Cristo” l’Unto di Spirito Santo.

Rinascere alla vita divina nel Battesimo è il primo passo; occorre poi comportarsi da figli di Dio, ossia conformarsi al Cristo che opera nella santa Chiesa, lasciandosi coinvolgere nella sua missione nel mondo.

A ciò provvede l’unzione dello Spirito Santo: «senza la sua forza, nulla è nell’uomo» (cfr Sequenza di Pentecoste).

Come tutta la vita di Gesù fu animata dallo Spirito, così pure la vita della Chiesa e di ogni suo membro sta sotto la guida del medesimo Spirito.

La Pentecoste è per la Chiesa ciò che per Cristo fu l’unzione dello Spirito ricevuta al Giordano, ossia la Pentecoste è l’impulso missionario a consumare la vita per la santificazione degli uomini, a gloria di Dio.

Se nel Battesimo è lo Spirito Santo a immergerci in Cristo, nella Confermazione è il Cristo a colmarci del suo Spirito, consacrandoci suoi testimoni, partecipi del medesimo principio di vita e di missione, secondo il disegno del Padre celeste.

La testimonianza cristiana consiste nel fare solo e tutto quello che lo Spirito di Cristo ci chiede, concedendoci la forza di compierlo.

Il sigillo dello Spirito e i suoi doni

Prima di ricevere l’unzione spirituale che conferma e rafforza la grazia del Battesimo, i cresimandi sono chiamati a rinnovare le promesse fatte un giorno da genitori e padrini.

Ora sono loro stessi a professare la fede della Chiesa, pronti a rispondere «credo» alle domande rivolte dal Vescovo.

Uno solo è lo Spirito, ma venendo a noi porta con sé ricchezza di doni: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e santo timore di Dio.

Anche san Paolo descrive l’abbondante frutto dello Spirito che è «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22).

L’unico Spirito distribuisce i molteplici doni che arricchiscono l’unica Chiesa: è l’Autore della diversità, ma allo stesso tempo il Creatore dell’unità.

Il Sacramento viene conferito mediante l’unzione del crisma sulla fronte, compiuta dal Vescovo con l’imposizione della mano e mediante le parole: «Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono».

Lo Spirito Santo è il dono invisibile elargito e il crisma ne è il sigillo visibile.

Ricevendo in fronte il segno della croce con l’olio profumato, il confermato riceve dunque una impronta spirituale indelebile, il “carattere”, che lo configura più perfettamente a Cristo e gli dà la grazia di spandere tra gli uomini il “buon profumo”.

È un dono immeritato lo Spirito, da accogliere con gratitudine, facendo spazio alla sua inesauribile creatività.

È un dono da custodire con premura, da assecondare con docilità, lasciandosi plasmare, come cera, dalla sua infuocata carità, «per riflettere Gesù Cristo nel mondo di oggi».

Ricevere per donare: la Chiesa come comunità di testimoni

È un dono lo Spirito Santo. Quel dono dello Spirito Santo entra in noi e fa fruttificare, perché noi poi possiamo darlo agli altri.

Sempre ricevere per dare: mai ricevere e tenere le cose dentro, come se l’anima fosse un magazzino. Le grazie di Dio si ricevono per darle agli altri.

È proprio dello Spirito Santo, dunque, decentrarci dal nostro io per aprirci al “noi” della comunità: ricevere per dare.

Completando nei battezzati la somiglianza a Cristo, la Confermazione li unisce più fortemente come membra vive al corpo mistico della Chiesa.

La missione della Chiesa nel mondo procede attraverso l’apporto di tutti coloro che ne sono parte.

La Chiesa siamo tutti. Ognuno ha il suo lavoro nella Chiesa, ma la siamo tutti.

Dobbiamo infatti pensare alla Chiesa come a un organismo vivo, composto di persone che conosciamo e con cui camminiamo, e non come a una realtà astratta e lontana.

La Confermazione vincola alla Chiesa universale sparsa su tutta la terra, coinvolgendo però attivamente i cresimati nella vita della Chiesa particolare a cui essi appartengono.

La Confermazione si riceve una sola volta, ma il dinamismo spirituale suscitato dalla santa unzione è perseverante nel tempo.

Nessuno riceve la Confermazione solo per sé stesso, ma per cooperare alla crescita spirituale degli altri.

Quanto riceviamo in dono da Dio dev’essere infatti donato - il dono è per donare - affinché sia fecondo, e non invece seppellito a motivo di timori egoistici.

Lo Spirito Santo conceda a tutti noi il coraggio apostolico di comunicare il Vangelo, con le opere e le parole, a quanti incontriamo sulla nostra strada.

La testimonianza nella vita quotidiana

I testimoni della fede cristiana sono dunque quegli uomini e quelle donne che vivono quotidianamente la gioia del loro incontro personale con il Signore, comunicandolo al mondo con le parole e soprattutto con le azioni, vivendo ogni gesto, ogni comportamento, adottando come modello personale Gesù.

In questo possiamo riconoscere in Gesù il più grande e autentico testimone di fede, Lui che esprimeva il proprio amore per Dio in ogni parola, ma soprattutto in ogni gesto, in ogni slancio generoso e misericordioso verso il prossimo.

La testimonianza più potente per un cristiano è la sua stessa vita che, vissuta in modo coerente con gli insegnamenti di Cristo, dimostrando amore, compassione, perdono e umiltà, può influenzare positivamente le persone intorno a lui.

Essere un testimone della fede implica vivere in modo coerente con i principi e gli insegnamenti della propria fede. Significa essere un esempio di come la fede influenzi positivamente la vita quotidiana.

Significa anche condividere apertamente la fede con gli altri, attraverso conversazioni sincere, risposte alle domande degli altri sulla fede, o anche tramite l’invito a partecipare a eventi religiosi o a incontri con la comunità religiosa.

Essere un testimone della fede comporta anche il servizio verso gli altri. Questo può includere il volontariato, l’aiuto a chi è nel bisogno, l’impegno nella lotta contro l’ingiustizia sociale e il supporto alla comunità.

Essere testimoni della fede implica rispettare le diverse convinzioni religiose degli altri e trattarli con tolleranza e rispetto. Questo promuove l’armonia e la comprensione interreligiosa.

Un’altra forma di testimonianza di fede imprescindibile è la preghiera, pubblica o privata, una dichiarazione di dipendenza da Dio e di fiducia nella Sua guida.

I cristiani possono confermare le proprie testimonianze di fede cattolica partecipando attivamente alla vita della chiesa locale, agli eventi della parrocchia, e soprattutto svolgendo servizio di volontariato e supportando le attività della comunità.

Anche solo offrire conforto, supporto e parole di speranza alle persone in momenti di difficoltà può essere una potente testimonianza della fede in un Dio amorevole e compassionevole.

Non avrebbe senso parlare di testimonianze cristiane in persone i cui standard etici, la cui moralità non siano esempi di rettitudine e pulizia.

Adottare comportamenti immorali o scorretti è l’esatta antitesi della testimonianza della fede cristiana.

Al contrario, portare avanti i propri principi, difendere i valori morali, anche al di fuori della vita religiosa, per esempio impegnandosi attivamente contro l’ingiustizia e la diseguaglianza sociale, rappresenterà un valore aggiunto.

La pace ricevuta deve diventare pace donata

Noi, nella Cresima, riceviamo lo Spirito Santo e la pace: quella pace che dobbiamo dare agli altri.

Questo significa armonia, significa carità fra noi, significa pace.

Se noi abbiamo ricevuto il segno della pace con la forza dello Spirito Santo, dobbiamo essere uomini e donne di pace, e non distruggere, con la lingua, la pace che ha fatto lo Spirito.

Il chiacchiericcio non è un’opera dello Spirito Santo, non è un’opera dell’unità della Chiesa. Il chiacchiericcio distrugge quello che fa Dio.

Con le opere e le parole, ma le parole buone: quelle che edificano. Non le parole delle chiacchiere che distruggono.

Testimoni credibili nel mondo di oggi

In un contesto cristiano, un testimone di fede è qualsiasi persona che, dopo aver sperimentato l’amore incondizionato di Dio, si sente spinta a condividere quotidianamente se stesso in modo altruistico, cercando di suscitare nell’altro la gioia di sentirsi amato allo stesso modo.

Nella tradizione cristiana cattolica e in alcune altre confessioni cristiane, i santi sono considerati testimoni esemplari della fede. Sono persone il cui stile di vita, le azioni e le preghiere riflettono in modo straordinario la loro fede in Cristo.

Anche i missionari sono testimoni della fede, loro che dedicano la vita a diffondere il messaggio religioso in regioni o comunità in cui la religione non è ancora conosciuta o praticata.

Vescovi, preti, pastori e in generale leader religiosi sono considerati testimoni della fede. Guidano le comunità religiose, insegnano i principi della fede e offrono un esempio attraverso la loro condotta e il loro servizio spirituale.

Così anche i volontari e operatori umanitari che lavorano per aiutare i bisognosi e nel farlo testimoniano la loro fede attraverso il servizio agli altri e il soccorso in situazioni di emergenza.

Testimoni nella storia della Chiesa

La figura del catechista si intreccia con la storia del Cristianesimo.

Nel II secolo San Giustino diffonde la dottrina cristiana in un tempo segnato dalle persecuzioni. Fonda una scuola dove insegna gratuitamente i fondamenti della vita cristiana.

Giustino è un catechista, un testimone della fede.

“Tu prega anzitutto che le porte della luce ti siano aperte, perché nessuno può vedere e comprendere, se Dio e il suo Cristo non gli concedono di capire”.

Sant’Ireneo di Lione è un’altra grande figura della Chiesa dei primi secoli. Per evangelizzare impara le lingue di celtici e germanici.

“Le lingue del mondo sono diverse, ma la potenza della Tradizione è unica e la stessa”.

L’Esposizione della predicazione apostolica si può anche chiamare il più antico catechismo della dottrina cristiana.

Origene lesse sistematicamente la Bibbia con i suoi celebri Commentari. Egli lavora con grande esattezza per conoscere bene che cosa volevano dire i sacri autori.

Sant’Agostino, rivolgendosi ai catechisti, ricorda che i contenuti principali della fede possono essere esposti con poche parole, ma senza trascurare quello che deve contraddistinguere la vita di ogni cristiano: la misericordia, il perdono, la speranza.

La Chiesa in Corea è fondata sulla fede, sull’impegno missionario e sul martirio dei fedeli laici.

Anche la storia recente e il nostro tempo, come le origini del Cristianesimo, sono segnati dalla persecuzione. Ed anche i catechisti, in diversi Paesi del mondo, sono vittime di discriminazioni e di brutali violenze.

Carlo Acutis, testimone del nostro tempo

Tra i catechisti c’è infine anche un giovane, proclamato beato. Si tratta di Carlo Acutis, un testimone del nostro tempo, morto all'età di 15 anni in seguito ad una leucemia.

Già ad 11 anni inizia a fare l’aiuto catechista e comprende quanta indifferenza ci sia davanti al Santissimo Sacramento.

Si domanda spesso: “Com’è possibile che davanti ad un concerto rock, o a una partita di calcio, ci siano file interminabili di persone e poi davanti al Tabernacolo, dov’è presente realmente Dio, si vedano così poche persone?”

Spesso si confessa perché, sottolinea, “come la mongolfiera, per salire in alto, ha bisogno di scaricare pesi, così l’anima per levarsi al Cielo ha bisogno di togliere anche quei piccoli pesi che sono i peccati veniali”.

Teresa di Lisieux e la vocazione all’amore

Teresa Martin nasce in Francia, ad Alençon, in Normandia, nel 1873. I genitori Luigi e Zelia creano un ambiente familiare di grande laboriosità e di forte sensibilità di fede, che porterà tutte e cinque le figlie a consacrarsi al Signore nella vita religiosa.

Teresa è la più giovane ed ottiene di poter raggiungere le sorelle nel Carmelo della città a soli 15 anni. In nove anni compie un cammino di intensità spirituale straordinaria.

È un itinerario di fede ispirato a semplicità e a concretezza, senza esperienze mistiche straordinarie.

Si abbandona all’amore di Cristo, scoprendo che “la santità consiste in una disposizione del cuore che rende umili e piccoli nelle mani di Dio, coscienti della nostra debolezza e fiduciosi fino all’audacia nella sua paterna bontà”.

Il suo slancio apostolico trova risposta nelle pagine della Scrittura, che le svelano la centralità dell’amore nell’esperienza cristiana.

In questo amore scopre la sua personale vocazione nella Chiesa e lo declina nella quotidianità della vita del monastero, tra gioie ed afflizioni, nella “piccola via dell’infanzia spirituale”.

Muore giovanissima, a soli 24 anni, il 30 settembre 1897, lasciando preziose testimonianze del suo itinerario di comunione con Dio.

“La carità mi offrì il cardine della mia vocazione. Compresi che tutta la Chiesa ha un corpo composto di varie membra.”

“Compresi che la Chiesa ha un cuore, un cuore bruciato dall’amore.”

“Compresi e conobbi che l’amore abbraccia in sé tutte le vocazioni, che l’amore è tutto, che si estende a tutti i tempi e a tutti i luoghi, in una parola, che l’amore è eterno.”

“O Gesù, mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l’amore.”

“Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà”.

Esperienze contemporanee di fede

Molte persone cristiane condividono la loro storia personale di conversione, di come la fede ha influenzato positivamente le loro vite o di come li abbia cambiati positivamente.

Queste testimonianze di conversione e fede possono ispirare e incoraggiare gli altri nel loro cammino spirituale, ispirarli e mostrare come la fede in Cristo può portare cambiamenti significativi.

“Siamo entrati pieni di dubbi, insicurezze e paure dentro di noi, ma grazie alle suore, non ci siamo mai sentiti giudicati.”

“Abbiamo scoperto che l’amore di Dio è più forte, è un qualcosa di totalizzante che è in grado di trasformare anche le nostre debolezze e le nostre insicurezze più buie in punti di forza.”

“Anche se in poco tempo, siamo riusciti a costruire rapporti veri e per la prima volta ci siamo mostrati per quello che siamo, senza maschere.”

“Finita quest’esperienza siamo stati tutti più felici, più leggeri e ci siamo sentiti davvero amati dagli occhi di Dio.”

“Questo percorso mi ha portato a guardare la mia vita da una prospettiva nuova, in cui ogni mia fragilità e desiderio non vengono scartati ma illuminati, nella consapevolezza che possono portare frutto.”

“È stato bello sentirsi accompagnata dalla Parola che abbiamo messo al centro del cammino, imparando a stare nella preghiera.”

“Torno da questa esperienza consapevole di tanta bellezza, con poche risposte e molte domande.”

“Come un prodigio” non finisce qui, continua!

“È nello sguardo del Signore che ho iniziato a guardare il mio corpo come dono e non più come una sorta di oggetto in custodia, da rinnegare o anche odiare.”

“Ho compreso che gli specchi materiali mostrano solo l’esterno, ma l’unico vero specchio, quello che può mostrare la tua interiorità e può dirti chi sei, è il volto di Cristo.”

“La vocazione non è altro che questo: restituire ciò che è stato donato.”

“Sto imparando a vivere da risorta e non risolta, senza dimenticare che dopo la risurrezione Egli ci attende in Galilea, poiché il cammino continua!”

“La Resurrezione di Cristo tocca la mia vita perché è Vivo tra noi e scelgo di lasciarmi trasformare dal Suo Amore.”

“Mi hanno fatto scoprire un Dio che vuole solo il meglio per me, e i cui desideri non sono altro che gli stessi miei più autentici.”

“La vocazione ora so che non è una cosa che vuole Dio su di me, e che viene calata dall’alto. Corrisponde invece a ciò che veramente voglio io per la mia vita, e che quindi vuole anche il Signore per me, Lui che è Padre e che mi Ama.”

“Ciò che però ho compreso e provato in questo anno è che io sono figlia amata, che la mia vita è benedetta e che non c’è un piano di Dio su di me, se non che Lui mi desidera felice e io e Lui, insieme, costruiamo la mia vita giorno dopo giorno, passo dopo passo.”

La preghiera rende credibile la testimonianza

“Vieni, o Santo Spirito, illumina con la luce della verità il nostro cammino.”

“Donaci di confessare, con fede ardente, Gesù Cristo, Signore e Redentore, morto e risorto per noi, Colui che sempre viene.”

“Egli è il Vangelo della carità di Dio per l’uomo, della comunione fraterna e dell’amore senza confini.”

“Egli è il germoglio nuovo, fiorito nei solchi della storia: da lui solo può maturare il vero rinnovamento della Chiesa e della società.”

“Vieni, o Santo Spirito, e rinnova la faccia della terra!”

“Infiammaci con il fuoco del tuo amore, perché con umiltà e coraggio sappiamo discernere il bene e il male presenti tra i figli della Chiesa e nell’intera società.”

“Fa’ che ascoltiamo le tue parole con la docilità dei discepoli, pronti come Maria, la Madre dell’ascolto, a metterle in pratica e a farle fruttificare in una vita di santità personale, familiare e sociale.”

“Apri il nostro cuore a Cristo che sta alla porta e bussa e rendici dimora vivente di Dio.”

La preghiera, pubblica o privata, è una dichiarazione di dipendenza da Dio e di fiducia nella Sua guida.

Il comandamento dell’amore

“Maestro che cosa devo fare?”

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35).

La testimonianza cristiana nasce dall’amore ricevuto e diventa amore praticato.

La fede si rende visibile quando il credente costruisce relazioni profonde, accoglie senza giudicare, perdona, serve, difende la dignità di ogni persona e mantiene viva la speranza anche nelle situazioni difficili.

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? […] Voi siete la luce del mondo; non […] si accende una lampada per metterla sotto il moggio” (Mt 5,13-14).

catechista con bambini durante catechismo

Il catechismo è autentico quando aiuta bambini, adolescenti, giovani e adulti a riconoscere la presenza di Cristo nella propria storia e a trasformare la fede in scelte concrete.

La testimonianza della fede oggi non chiede parole perfette, ma una vita capace di rendere visibile il Vangelo.

DON LUIGI MARIA EPICOCO - LA TESTIMONIANZA CRISTIANA || CATECHESI ||

Il catechista, la famiglia, la comunità e ogni battezzato sono chiamati a ricevere il dono dello Spirito e a donarlo agli altri, affinché la fede diventi vita, la vita diventi servizio e il servizio renda presente l’amore di Cristo nel mondo.

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