Suore e scandali: il caso di Vittorio Veneto tra accuse, fuga e voto di castità

Il caso riguarda la fuga di 12 suore di clausura dal convento di San Giacomo di Veglia, frazione del comune di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, dopo l’allontanamento dell’ex badessa suor Aline Pereira Ghammachi.

Secondo quanto riportato da alcune ricostruzioni giornalistiche, una delle monache che avrebbero inviato accuse contro l’ex badessa sarebbe stata sorpresa a cercare siti erotici e sarebbe stata richiamata a vivere appieno il voto di castità. Le accuse di maltrattamenti contro suor Aline, tuttavia, sarebbero successivamente risultate prive di fondamento oggettivo.

Convento di San Giacomo di Veglia

La fuga delle dodici monache

Le suore scappate dal convento per protestare contro la decisione di allontanare l’ex badessa si sarebbero rifugiate in una villa non lontana dal monastero, messa a disposizione da un benefattore. L’esatta posizione del luogo resta però tuttora segreta.

Le sorelle hanno raccontato di temere «ritorsioni». Il luogo trasuda tranquillità e pace, ovvero tutto ciò che le 12 sorelle fuggiasche hanno perduto il lunedì di Pasquetta dopo che l’abadessa e la priora erano state espulse innescando un effetto domino che ha lasciato all’interno del monastero solo 11 monache più la nuova badessa Martha Driscoll.

La villa è capace di contenere tutte le 12 sorelle e un terreno che permetterebbe loro di portare avanti le attività per le quali erano conosciute e stimate all’interno della comunità vittoriese. Il clima all’interno della villa è sereno e rilassato.

Le accuse contro l’ex badessa

Una delle suore del convento di San Giacomo di Veglia, frazione del comune di Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, che avrebbe calunniato l'ex badessa facendola allontanare sarebbe stata sorpresa a cercare siti erotici.

«Invece di rimuovere le criticità, è stata rimossa la badessa», ha detto commentando l'indiscrezione una delle monache fuggitive, citata da Il Gazzettino.

E aggiunge: «Una di coloro che hanno mandato la lettera anonima a Papa Francesco era stata richiamata dalla badessa suor Aline che, con grande sensibilità e attenzione, le ha suggerito di vivere appieno il voto di castità».

Secondo quanto riporta il quotidiano, la suora scoperta si sarebbe quindi unita ad altre tre e insieme avrebbero inviato la lettera contro l'ex badessa suor Aline Pereira Ghammachi, accusata di maltrattamenti.

«Non a caso una di coloro che hanno mandato la lettera anonima a Papa Francesco era stata richiamata dalla badessa suor Aline che, con grande sensibilità e attenzione, le ha suggerito di vivere appieno il voto di castità. La sorella si è sentita scoperta e si è unita alle altre tre suore (tutte con varie problematiche attestate da cartelle cliniche, ndr), che hanno inviato le accuse contro la badessa e che hanno scritto la missiva giudicata da madre Ester Stucchi, incaricata dal dicastero ad indagare sui fatti».

Calunnie che, come emerso successivamente, sarebbero totalmente prive di fondamento. Le sorelle ci tengono a ribadire che non esisterebbe una sola prova che appoggi le accuse mosse all'ex badessa.

«Le criticità c'erano, certo - ribadisce una delle sorelle fuggite - L'errore però è stato rimuovere la badessa».

La nuova badessa e la situazione nel monastero

Nel monastero sono rimaste solo 11 monache insieme alla nuova badessa Martha Driscoll, 81 anni, mandata da Roma dopo la cacciata di suor Aline.

Suor Aline Pereira Ghammachi è l’ex badessa del convento. Il suo allontanamento avrebbe provocato la fuga delle dodici monache che hanno scelto di lasciare il monastero per protesta.

Le suore fuggite sostengono che la decisione di rimuovere la badessa non avrebbe risolto le criticità presenti nella comunità monastica. «Invece di rimuovere le criticità, è stata rimossa la badessa».

Le condizioni nella villa

«Abbiamo bisogno di molte cose - ha detto una delle suore che si sono rifugiate nella villa - E manca anche tutto ciò che serve per arredare la nostra piccola chiesetta: una statua della Madonna, un altare, sedie e banchi».

«Ci mancano piccoli armadi, scarpiere, una stampante, il wifi, zanzariere, attrezzi per lavorare orto e giardino, alberi da frutto e piantine da orto. Qualche bagno portatile, visto che la casa ne ha uno solo. Manca anche tutto ciò che serve per arredare la nostra piccola chiesetta: una statua della Madonna, un altare, sedie e banchi».

«Abbiamo già ricevuto molto dalla comunità e in tanti hanno già risposto al nostro appello. - aggiunge - Abbiamo ricevuto anche donazioni e ci stiamo sostenendo con uno stipendio e una pensione».

«Tutti i nostri soldi, invece, sono rimasti nel monastero. Come era giusto che fosse, nella successione che si è venuta a creare».

Il clima all'interno della villa è sereno, scrive il quotidiano. Sembra un ottimo punto per ripartire dopo la «tempesta» che si è abbattuta su di loro senza che ancora vi sia piena contezza delle ragioni.

La contestazione alle dichiarazioni di Mauro Giuseppe Lepori

Smentite anche le affermazioni dell'abate priore Mauro Giuseppe Lepori che pochi giorni fa aveva detto di non aver mai chiuso un monastero.

Come si legge infatti sul sito di notizie del mondo ecclesiastico Silere non possum, che si basa su documenti interni alla Chiesa, «non è vero che Lepori non abbia mai chiuso un monastero. Quello di Zirc in Ungheria porta direttamente al suo ufficio».

Nei giorni scorsi il sito più seguito dal mondo ecclesiastico «Silere non possum» aveva sbugiardato anche le affermazioni dell'abate priore Mauro Giuseppe Lepori che affermava di non aver mai chiuso un monastero, ma semmai di aver assistito al suo funerale.

«Non è vero che Lepori non abbia mai chiuso un monastero - precisa il sito - Quello di Zirc in Ungheria porta direttamente al suo ufficio».

«Silere non possum» è un blog che si basa quasi esclusivamente su documenti e non teme mai smentite.

La questione delle risorse economiche

Le monache hanno dichiarato di essersi organizzate nella villa grazie all’aiuto di un benefattore e al sostegno ricevuto dalla comunità.

«Abbiamo ricevuto anche donazioni e ci stiamo sostenendo con uno stipendio e una pensione. Tutti i nostri soldi, invece, sono rimasti nel monastero. Come era giusto che fosse, nella successione che si è venuta a creare».

La vicenda è stata collegata anche al mistero dei 200mila euro spariti e all’affermazione secondo cui «la commissione si è intestata i conti».

Il voto di castità e la vita monastica

Il voto di castità è presentato dalle monache come una scelta religiosa fondata sulla consacrazione della propria vita a Dio. Nel caso di Vittorio Veneto, il richiamo rivolto a una delle sorelle sarebbe stato formulato dalla badessa suor Aline come un invito a vivere pienamente l’impegno assunto.

La vita monastica viene descritta anche come un percorso di disciplina, preghiera, rinuncia e servizio. Le difficoltà personali e comunitarie possono tuttavia intrecciarsi con le responsabilità istituzionali e con le tensioni interne a una comunità religiosa.

Suore, immaginario erotico e rappresentazioni popolari

La figura della suora è stata spesso rappresentata nella cultura popolare attraverso immagini molto diverse tra loro: dalla vita contemplativa alla cronaca, dal cinema alla fotografia, dai fumetti erotici alla satira.

La prima donna a baciare Elvis Presley sullo schermo è una suora. Dolores Hart, ex attrice degli anni Cinquanta, da 37 anni Mother Dolores nell'abbazia Regina Laudis nel Connecticut, ha parlato della sua esperienza sul set con The King.

Il film era «Loving you», anno 1957: la Hart, bella come Grace Kelly, aveva 18 anni ed era riuscita a firmare un importante contratto con il produttore Hal Wallis.

L'occasione si presentò subito: interpretare «Loving you» («Amami teneramente»), secondo film della carriera cinematografica di Elvis Presley. E la sceneggiatura di Hal Kanter prevedeva che Elvis, allora ventiduenne, desse un bacio, il primo sullo schermo, proprio a Dolores.

«Quando arrivò il momento ci bloccammo - ha ricordato la Kanter alla Abc - il copione diceva che dovevamo baciarci ma ho cominciato ad arrossire. Era rosso il mio viso, erano color porpora le mie orecchie. Poi ho guardato Elvis: e ho visto che anche lui era diventato rosso, ancora più di me».

E poi si è fatta suora.

La presenza delle suore nei media

Negli ultimi anni la figura delle religiose è comparsa in articoli dedicati alla vita quotidiana nei monasteri, al ruolo delle donne nella Chiesa, allo sfruttamento del lavoro religioso e ai conflitti interni agli ordini femminili.

  • «Che mestiere è la suora» racconta la scelta di prendere i voti e rifiutare il ritmo rapinoso della modernità attraverso le esperienze di suor Agnese, suor Claretta e suor Maria.
  • «Lo sfruttamento delle suore» denuncia il lavoro svolto per i preti per ore, con paghe misere o inesistenti e un ruolo poco riconosciuto all’interno delle gerarchie.
  • «I vestiti delle suore, illustrati» propone una guida agli abiti di 40 ordini religiosi, con racconti e aneddoti sui dettagli che li differenziano.
  • «Vita da suora» documenta la vita delle suore carmelitane che vivono in un monastero della Cornovaglia, tra silenzio e preghiera.
  • «Le donne che stanno provando a cambiare il Sinodo dei vescovi» affronta il tema della partecipazione femminile ai lavori del principale organo consultivo del Papa.
  • «Il Vaticano contro le suore americane» riguarda un’indagine interna sulle posizioni di alcune religiose in materia di contraccezione, libertà delle donne e omosessualità.
  • «La Chiesa cattolica, grande baluardo maschilista» analizza il rapporto della Chiesa con le donne, compresi gli ordini femminili.

Tra gli altri temi trattati figurano le suore di clausura scomunicate e sfrattate da un convento in Spagna, gli abusi sulle religiose, le accuse contro Marko Ivan Rupnik e le dimissioni delle donne della redazione del mensile dell'Osservatore Romano dopo le inchieste sugli abusi e sullo sfruttamento delle suore.

SORELLE: La Vera Vita in un MONASTERO di CLAUSURA | Parte 1

La dimensione spirituale della consacrazione

La vita religiosa è stata descritta anche come un esercizio continuo di amore e di donazione a Dio. «O mio Dio, che in me vi sia solo amore, che tutto venga dall’amore e tutto vada all’amore».

«La vita dell’anima giunta all’unione totale può definirsi un unico, continuo, intensissimo esercizio di amore mediante il quale si dona senza posa al suo Dio».

«Tutte le sue potenze, non solo purificate, ma anche perfettamente armonizzate, s’impiegano a gara nel servizio divino: “l’intelletto, applicandosi a conoscere le cose che sono di maggior gloria di Dio, per compierle; la volontà, amando tutto quello che a Dio piace e volgendo l’affetto a lui in ogni cosa; la memoria, avendo sollecito pensiero di ciò che appartiene al divino servizio e torna più gradito al Signore”».

«Non solo, ma anche la parte sensibile, anche il corpo con tutti i suoi sensi prende parte a questo magnifico concerto d’amore sì che l’anima può davvero dire che tutto il suo “capitale” ossia tutte le sue potenze spirituali e sensibili - è completamente impiegato nell’esercizio del santo amore».

«L’intelletto, la volontà e la memoria subito corrono a Dio; e similmente gli affetti, i sensi, i desideri, gli appetiti, la speranza, il gaudio subito… di primo slancio salgono a Dio».

L’amore è diventato l’atmosfera in cui l’anima si muove, è diventato il suo respiro, la sua vita. I duri sacrifici, le aspre lotte e le rinunce del passato, quando il suo esercizio d’amore consisteva «nello spogliarsi di tutto ciò che non è Dio», le sembrano ora un nulla in confronto del gran bene conseguito.

Amore puro e obbedienza

«L’amore dell’anima che ha fatto la totale donazione di sé a Dio è il vero amore puro. Amore puro, perché non più mescolato al minimo affetto di creatura o alla minima ricerca di sé».

«Amore puro, perché sale direttamente e velocemente a Dio attraverso tutte le circostanze della vita, senza mai fermarsi in alcuna cosa creata».

«Di tutti gli avvenimenti, di tutti i doveri, di tutte le azioni l’anima si serve per amare il suo Dio, che è quanto dire donarsi a lui, servendolo come a lui maggiormente piace».

«Ama e fa’ quello che vuoi», diceva S. Agostino; «per l’uomo giusto non vi è legge», ha scritto S. Giovanni della Croce sulla cima del monte della perfezione.

Ciò, ben lungi dal significare che l’amore dispensi dall’osservanza della legge, dal dovere e dall’obbedienza, significa appunto che l’amore, quando è davvero perfetto, sostituisce e completa qualsiasi legge, avendo in se stesso la forza di slanciare l’anima alla più alta perfezione.

«Un pochino di puro amore è più prezioso al cospetto di Dio ed apporta maggiore utilità alla Chiesa, che non tutte le altre opere unite insieme».

Il significato della clausura

La clausura rappresenta una forma di vita religiosa caratterizzata dal distacco dalla vita ordinaria e dalla dedizione alla preghiera, al lavoro comunitario e alla disciplina dell’ordine.

Le vicende di Vittorio Veneto mostrano però come una comunità di clausura possa essere coinvolta in controversie sulla leadership, sulle accuse interne, sulla gestione dei beni e sui rapporti con le autorità ecclesiastiche.

La fuga delle dodici monache, il trasferimento in una villa segreta e la permanenza di undici religiose insieme alla nuova badessa delineano una frattura profonda all’interno della comunità, mentre restano contrapposte le versioni sulle criticità e sulle responsabilità.

La storia del convento nell’immaginario narrativo

La vita conventuale è stata utilizzata anche come ambientazione di fumetti e racconti erotici, spesso con contenuti lontani dalla realtà delle comunità religiose.

In alcuni fumetti vengono rappresentati conventi come luoghi di eccessi, trasgressioni e fantasie sessuali. Si tratta di rappresentazioni di genere, costruite sull’accostamento provocatorio tra l’abito monacale, il voto religioso e l’immaginario erotico.

La differenza tra queste opere narrative e una vicenda di cronaca come quella di Vittorio Veneto è sostanziale: nel primo caso si tratta di finzione e di intrattenimento erotico, mentre nel secondo sono in gioco persone reali, accuse, decisioni ecclesiastiche, rapporti comunitari e possibili conseguenze personali.

Una vicenda ancora segnata da versioni contrapposte

Le monache rifugiate nella villa sostengono che non esista una prova capace di confermare le accuse rivolte all’ex badessa. Le loro dichiarazioni descrivono l’allontanamento di suor Aline come una decisione che avrebbe aggravato, invece di risolvere, le criticità presenti nel monastero.

Nel monastero sono rimaste solo 11 monache insieme alla nuova badessa Martha Driscoll, mentre le dodici sorelle fuggite hanno iniziato a organizzare la propria vita in un luogo riservato e sostenuto da un benefattore.

«Abbiamo paura di ritorsioni», ha detto una delle sorelle in fuga. «Le criticità c'erano, certo. L'errore però è stato rimuovere la badessa».

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