Franco Evangelista, conosciuto con il soprannome di «Serpico», fu un appuntato di Pubblica Sicurezza ucciso il 28 maggio 1980 davanti al Liceo Giulio Cesare di Roma durante un agguato compiuto da un commando dei NAR. Colpito da sette pallottole, morì sul colpo; nell’attacco rimasero feriti anche i colleghi Antonio Manfreda e Giovanni Lorefice, deceduti anni dopo a causa delle ferite riportate.
Evangelista aveva 37 anni, prestava servizio presso il Commissariato Porta Pia e aveva alle spalle una lunga esperienza nelle forze di polizia, oltre a centinaia di arresti. Alla sua memoria fu conferita la Medaglia d’oro al valor civile e, dopo la morte, venne promosso al grado di vice brigadiere.
Il profilo di Franco Evangelista
Francesco Evangelista nacque il 13 marzo 1943 a San Nicola la Strada, in provincia di Caserta. Entrato nella Polizia di Stato nel 1962 a diciannove anni, prestò servizio presso il Reparto a Cavallo, la Scuola Allievi Sottufficiali di Nettuno, la Questura di Roma e la sezione Volanti.
All’epoca dell’attentato era in servizio presso il Commissariato Porta Pia, allora situato in via dei Villini a Roma. Il suo grado era quello di appuntato del Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza, in seguito promosso postumo a vice brigadiere.
| Dato | Informazione |
|---|---|
| Nome | Francesco Evangelista |
| Soprannome | «Serpico» |
| Data di nascita | 13/03/1943 |
| Luogo di nascita | San Nicola la Strada, provincia di Caserta |
| Data della morte | 28/05/1980 |
| Età | 37 anni |
| Grado | Appuntato, promosso postumo vice brigadiere |
| Reparto | Commissariato Porta Pia |
| Causa della morte | Terrorismo ed eversione |
Perché era chiamato «Serpico»
Per il suo coraggio Evangelista era chiamato «Serpico», dall’omonimo film del 1973 diretto da Sidney Lumet e interpretato da Al Pacino. Il soprannome divenne parte della sua identità professionale e della memoria con cui era ricordato nella Questura di Roma.
Esperto di arti marziali, aveva effettuato centinaia di arresti. L’appuntato Franco Evangelista, soprannominato «Serpico» per il suo coraggio, era una leggenda della Questura di Roma.
Il coraggio dimostrato nel 1975
Nel 1975, durante una colluttazione con due ladri d’appartamento nel Quartiere Salario, venne gettato dal primo piano fratturandosi la colonna vertebrale. Salvatosi miracolosamente, già durante la convalescenza, ancora con il busto ortopedico addosso, riuscì a disarmare ed a catturare un rapinatore di banca.
L’episodio contribuì a consolidare la reputazione di un agente capace di affrontare situazioni estremamente rischiose anche quando non aveva ancora recuperato pienamente dalle conseguenze del precedente infortunio.

L’agguato del 28 maggio 1980
La mattina del 28 maggio 1980, mentre era in servizio in pattuglia con altri due colleghi, davanti al Liceo Giulio Cesare di Roma, attorno alle 8:10 venne attaccato da un commando terroristico appartenente ai NAR, formato da Valerio Fioravanti, Giorgio Vale, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini.
Secondo la ricostruzione dell’attacco, quel mattino, alle 8,10 circa quattro terroristi dei NAR giunsero dinanzi al Liceo «Giulio Cesare», una scuola difficile, dove da anni avvenivano scontri tra studenti delle opposte fazioni politiche e pertanto già presidiato dai tre militari.
La mattina del 28 maggio 1980, quattro terroristi «neri» dei NAR tesero un agguato ad Evangelista di fronte al Liceo Giulio Cesare. Nonostante la reazione di due poliziotti, colleghi della vittima, «Serpico» morì raggiunto da sette colpi.
L’obiettivo dei terroristi
Come in altre occasioni, i terroristi avevano come obiettivo quello di disarmare degli agenti e di impossessarsi delle loro armi, come i mitra Beretta, in modo da «ridicolizzare la militarizzazione del territorio» da parte delle forze dell’ordine.
L’obiettivo era quello di disarmare i tre agenti e di schiaffeggiarli, per «ridicolizzare la militarizzazione del territorio», ma i poliziotti si accorsero della presenza dei terroristi e cercarono di reagire, tuttavia gli aggressori aprirono il fuoco per primi.
La sparatoria e la morte di Evangelista
La reazione degli agenti, però, scatenò un conflitto a fuoco conclusosi con l’uccisione di Evangelista, colpito da sette pallottole, e il ferimento dei colleghi Antonio Manfreda e Giovanni Lorefice.
L’appuntato Evangelista fu colpito da numerose pallottole morendo sul colpo, mentre gli altri due agenti furono gravemente feriti. I terroristi fuggirono con la pistola di uno dei poliziotti e la radio portatile della pattuglia.
Francesco Evangelista morì in Piazza Trasimeno a Roma, in un agguato compiuto da terroristi dei NAR. La sua morte colpì profondamente la Polizia e la città di Roma, dove era conosciuto per il coraggio e per la lunga attività di servizio.

Gli altri agenti feriti
Nell’attentato furono feriti i poliziotti Antonio Manfreda e Giovanni Lorefice. Antonio Manfreda morì il 5 marzo 2002 in dipendenza delle ferite riportate nel conflitto a fuoco ed è stato riconosciuto nell’immediatezza «Vittima del Terrorismo».
Il 16 febbraio 2024, sempre in dipendenza delle ferite riportate, morì anche il terzo agente rimasto ferito, l’appuntato Giovanni Lorefice, anch’egli riconosciuto «Vittima del terrorismo».
| Persona | Esito dell’attentato |
|---|---|
| Francesco Evangelista | Ucciso il 28 maggio 1980 |
| Antonio Manfreda | Deceduto il 5 marzo 2002 per le ferite riportate |
| Giovanni Lorefice | Deceduto il 16 febbraio 2024 per le ferite riportate |
Le vicende giudiziarie dei componenti del commando
Il capo del commando venne ferito ed arrestato nel 1981 a Padova dopo un conflitto a fuoco costato la vita a due carabinieri. Condannato all’ergastolo è libero da alcuni anni.
La sua compagna, che partecipò all’assassinio dell’appuntato Evangelista, venne arrestata nel marzo 1982 dopo una sparatoria costata la vita a un giovane passante. Un terzo componente del commando si suicidò nel maggio 1982 per non farsi catturare dalla Polizia.
Il riconoscimento al valore civile
Alla memoria del caduto, insignito della MOVC alla memoria, venne dedicata la via di accesso al Commissariato di P.S. di Fondi (LT). Il Presidente Pertini consegnò la medaglia d’oro al valor civile alla vedova di Francesco Evangelista.
Franco Evangelista lasciò la moglie e due figli. La memoria dell’agente è legata al sacrificio compiuto durante il servizio e alla sua lunga attività nella Polizia, prima dell’attacco che gli costò la vita.
La commemorazione al Commissariato Porta Pia
Ricorre oggi il 42° anniversario dell’attentato, ad opera di un commando terrorista dei NAR, in cui persero la vita il Vice Brigadiere di P.S. Francesco EVANGELISTA, conosciuto da molti con il nome di «Serpico», ed, anni dopo, a seguito delle ferite riportate, il Vice Brigadiere di P.S. Antonio MANFREDA.
Il Questore di Roma, Mario della Cioppa, questa mattina, alla presenza dei familiari, ha deposto una corona di alloro sulla lapide collocata all’interno del Commissariato Porta Pia, dove i predetti prestavano servizio all’epoca dell’attentato, in nome del Capo della Polizia - Direttore Generale della P.S., Prefetto Lamberto Giannini.
La lapide ricorda il servizio prestato dai due poliziotti e il sacrificio di Evangelista e Manfreda, mantenendo nella sede del Commissariato Porta Pia il legame con la storia professionale degli agenti e con la memoria delle vittime del terrorismo.
La memoria delle vittime del terrorismo
La vicenda di Franco Evangelista si inserisce nella storia degli anni del terrorismo e dell’eversione, quando gli appartenenti alle forze dell’ordine erano esposti ad agguati e azioni armate mirate a sottrarre loro le armi e a colpire la presenza dello Stato sul territorio.
Il ricordo di Evangelista, Antonio Manfreda e Giovanni Lorefice riguarda non soltanto l’attacco del 28 maggio 1980, ma anche le conseguenze prolungate delle ferite riportate durante il conflitto a fuoco davanti al Liceo Giulio Cesare.
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