Catechismo di seconda elementare: spiegazione e preghiera del Padre Nostro

Il Padre Nostro è la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi amici quando gli chiesero: «Signore, insegnaci a pregare». È la preghiera più importante dei cristiani, perché ci insegna a rivolgerci a Dio chiamandolo Padre e a vivere come suoi figli e fratelli.

Il Padre Nostro non è soltanto una preghiera da imparare a memoria: è una guida per capire che cosa possiamo chiedere a Dio e come possiamo vivere ogni giorno. Gesù ci insegna la vita nuova con le sue parole e ci educa a chiederla mediante la preghiera.

La preghiera del Padre Nostro

Gesù pregava spesso. Un giorno i suoi amici gli chiesero: «Signore, insegnaci a pregare». Gesù rispose: «Quando pregate, dite così: Padre Nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo Nome, venga il tuo Regno, sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano, e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non c’indurre in tentazione, ma liberaci dal Male. Amen».

Il Padre Nostro è diventato la preghiera più importante dei cristiani di tutto il mondo. Perché è stata donata da Gesù stesso.

Perché chiamiamo Dio «Padre»?

La prima parola del Padre Nostro, «Padre», è la più importante, perché ci insegna a rivolgerci a Dio come Padre. Gesù rivela ai suoi discepoli che sono stati resi partecipi della sua condizione di Figlio.

Con la preghiera del Padre Nostro, Gesù vuole rendere consapevoli i suoi discepoli della loro condizione di figli di Dio. La preghiera del cristiano è la preghiera di un figlio di Dio che si rivolge al suo Padre Dio con fiducia filiale.

Avere un papà è sapere che c’è qualcuno vicino, pronto ad aiutarci perché ci vuole bene. Quando diciamo papà e mamma, pensiamo a parole calde, braccia accoglienti, profumo di buono, sguardi teneri e sicurezza e aiuto.

A qualcuno che ci dice: «Qualunque cosa capiti, puoi sempre contare su di me». Così vuol essere Dio per noi.

«Dio è un papà che ci vuole bene come una mamma», ha scritto una bambina sul suo quaderno di catechismo.

Perché diciamo «nostro»?

Dio non è soltanto il Padre di una singola persona: è il Padre di tutti gli uomini e di tutte le donne. Quando diciamo «Padre nostro» riconosciamo che apparteniamo a Lui in un modo speciale e che facciamo parte della sua famiglia.

Il «nostro» ci ricorda che tutti gli esseri umani sono nostri fratelli e sorelle. Se preghiamo in verità il «Padre nostro», usciamo dall’individualismo, perché ne siamo liberati dall’Amore che accogliamo.

Il «nostro» dell’inizio della Preghiera del Signore, come il «noi» delle ultime quattro domande, non esclude nessuno. Perché sia detto in verità, le nostre divisioni e i nostri antagonismi devono essere superati.

La fraternità che proviene dalla filiazione divina si estende pure a tutti gli uomini, perché tutti sono in qualche modo figli di Dio in quanto sue creature e sono chiamati alla santità.

Una storia per capire il significato di «nostro»

In un villaggio, che sorgeva ai piedi di un’alta montagna, vivevano due vicini di casa che litigavano dalla mattina alla sera. Si facevano dispetti, vendette, ripicche.

Erano veramente insopportabili: per colpa loro, nel villaggio non c’era mai un giorno di pace. Un anziano decise di mettere fine alla cosa.

Prese in disparte uno dei due e gli disse: «Vai sulla montagna a incontrarti con Dio». L’uomo si mise in marcia e, dopo molti giorni di fatica, giunse in cima alla montagna.

Dio era là che lo aspettava. Fu proprio una sorpresa: l’uomo si stropicciò gli occhi invano; non c’era alcun dubbio: Dio aveva la faccia del suo vicino antipatico e rissoso.

Ciò che Dio gli disse, nessuno lo sa. Ma al ritorno nel villaggio non era più lo stesso uomo.

L’altro però continuava ad inventare pretesti per litigare. Così gli anziani si dissero: «È meglio che anche lui vada a vedere Dio».

Così anche il secondo uomo salì sulla montagna. E lassù scoprì che Dio aveva il volto del suo vicino.

Da quel giorno tutto è cambiato e la pace regna nel villaggio.

E siccome tutti i figli assomigliano un po’ al papà, nel volto di tutti quelli che incontriamo, se lo vogliamo, possiamo vedere un po’ di Dio.

«Che sei nei cieli»: dove abita Dio?

Quando diciamo «che sei nei cieli», non intendiamo dire che Dio è lontano. Il cielo di Dio non è soltanto un luogo: indica il suo modo di essere, la sua grandezza e la sua presenza.

Dio è straordinariamente altro rispetto a noi, eppure non è lontano. È ovunque nell’immensità dell’universo e nel piccolo del nostro quotidiano.

Dio abita dove viene accolto, dove lo si lascia entrare. E dove Dio è accolto sboccia sulla terra un pezzo di Cielo.

Una storia per capire dove abita Dio

Una comitiva di zingari si fermò al pozzo di un cascinale. Un bambino di circa cinque anni uscì nel cortile, osservandoli incuriosito.

Uno zingaro in particolare lo affascinava. Era gigantesco: aveva attinto un secchio d’acqua dal pozzo e beveva direttamente dal secchio, reggendolo come fosse una tazza.

Finito che ebbe, si tolse la fusciacca multicolore e con quella si asciugò la faccia. Poi si chinò e scrutò in fondo al pozzo.

Incuriosito, il bambino si alzò in punta di piedi per guardare anche lui oltre l’orlo del pozzo. Il gigante si accorse del bambino e sorridendo lo prese in braccio.

«Sai chi ci sta laggiù?», chiese. Il bambino scosse il capo. «Ci sta Dio», disse lo zingaro.

«Guarda!», aggiunse, e tenne il bambino sull’orlo del pozzo. Là, al fondo, nell’acqua ferma come uno specchio, il bambino vide riflessa la propria immagine.

«Ma quello sono io!». «Ah!», esclamò lo zingaro, rimettendolo con dolcezza a terra. «Ora sai dove sta Dio».

«Gesù è in cielo», dice la mamma. Domenico, sette anni: «No, Gesù non sta in cielo. È nel mio cuore».

La mamma gli spiega che il cielo non è un luogo e che Gesù sta anche nel suo cuore. «No, mamma. Gesù non sta in cielo, sta nel mio cuore, e nel mio cuore è il cielo».

Le sette domande del Padre Nostro

Nel Padre Nostro, l’invocazione iniziale «Padre nostro che sei nei cieli» è seguita da sette richieste.

Le prime tre domande hanno come oggetto la gloria del Padre: la santificazione del Nome, l’avvento del Regno e il compimento della volontà divina.

Le altre quattro presentano a lui i nostri desideri: queste domande riguardano la nostra vita per nutrirla e guarirla dal peccato, e si ricollegano al nostro combattimento per la vittoria del Bene sul Male.

Parte della preghieraChe cosa chiediamo
Padre nostro che sei nei cieliRiconosciamo Dio come Padre di tutti.
Sia santificato il tuo nomeChiediamo che Dio sia conosciuto, rispettato e amato.
Venga il tuo regnoChiediamo che il bene, la pace e l’amore crescano nel mondo.
Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terraChiediamo di imparare a fare ciò che piace a Dio.
Dacci oggi il nostro pane quotidianoChiediamo ciò che è necessario per vivere e il Pane di Vita.
Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitoriChiediamo perdono e impariamo a perdonare.
Non abbandonarci alla tentazioneChiediamo aiuto per non scegliere il male.
Ma liberaci dal maleChiediamo protezione e liberazione dal peccato e dal male.

1. «Sia santificato il tuo nome»

Nessuna creatura può accrescere la santità di Dio. «Santificare» significa riconoscere Dio come santo e trattare il suo nome con rispetto.

Quando diciamo «sia santificato il tuo nome», chiediamo che la santità divina risplenda nella nostra vita. Chiediamo di rispettare e amare il nome di Dio e di farlo conoscere anche attraverso il nostro buon esempio.

Se c’è speranza in questo mondo è solo perché risuona ancora il nome di Dio. Anche per questo non possiamo rinunciare a pronunciarlo con rispetto e fiducia.

La città smemorata

Una volta, in una piccola città, uguale a tante altre, cominciarono a succedere dei fatti strani. I bambini dimenticavano di fare i compiti, i grandi si dimenticavano di togliersi le scarpe prima di andare a dormire, nessuno si salutava più.

Le porte della chiesa rimanevano chiuse. Le campane non suonavano più. Nessuno sapeva più le preghiere.

Si avvicinava il Natale. «Perché suonano questa musica dolce?». «Perché sull’albero ci sono le candele?». Nessuno lo sapeva.

Due amici avevano litigato: si erano insultati, fino a diventare rauchi. «Ora non ho più nessun amico», pensava tristemente uno di loro il giorno dopo. E non sapeva che cosa fare.

La piccola città si faceva sempre più grigia e triste. La gente diventava ogni giorno più egoista e litigiosa.

«Ho l’impressione di aver dimenticato qualcosa», ripetevano tutti.

Un giorno soffiava un forte vento tra i tetti, così forte da smuovere le campane della chiesa. La campana più piccola suonò.

Improvvisamente la gente si fermò e guardò in alto. E un uomo per tutti esclamò: «Ecco che cosa abbiamo dimenticato: Dio!».

2. «Venga il tuo regno»

Quando chiediamo «venga il tuo regno», desideriamo che il Regno di Dio cresca nei nostri cuori e nel mondo.

Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Esso è già iniziato con Gesù e con il dono dello Spirito Santo, ma deve continuare a crescere attraverso il bene, il perdono e l’amore.

Il paradiso può essere molto più vicino di quanto si possa pensare, se ci impegniamo per renderlo reale, per costruirne un pezzetto ogni giorno.

Il seme più piccolo

Non si sa come fosse capitato là, ma nella manciata di grossi e lucidi grani di frumento c’era un granellino nero nero, così piccolo che era quasi invisibile.

Il contadino buttò la manciata di semi nella terra aperta dall’aratro. I semi di grano si sistemarono con molta dignità nei loro lettini di buona e profumata terra.

Ma quando arrivò il semino nero, scoppiò tra le zolle una gran risata. «Pussa via, sgorbietto inutile!», brontolò stizzito un grasso seme di frumento.

Il piccolo seme si sentì avvilito da quelle voci di disprezzo. Ma mentre gli altri semi si crogiolavano pigramente prendendolo in giro per la sua piccolezza, affondò subito le radici nel terreno umido.

Fu un inverno faticosissimo per lui. Gli altri semi si godevano il tepore profumato della terra, giocavano a carte o agli indovinelli per passare il tempo. Il piccolo seme si impegnava con tutte le sue forze.

Venne l’estate. I viandanti che percorrevano la stradina accanto al campo di grano si fermavano e additavano meravigliati una pianta alta e rigogliosa che dominava la distesa del grano.

Un mattino dorato passò anche Gesù. Chiacchierava con i suoi amici, ma giunto davanti alla pianta si fermò e la guardò con intensità.

Gesù sapeva l’enorme fatica del piccolo seme nell’inverno e volle coronare la fiducia che aveva avuto in se stesso.

Disse: «Guardate il granello di senape. È il più piccolo di tutti i semi, ma quando è cresciuto, è più grande di tutte le piante dell’orto. Diventa un albero, tanto grande che gli uccelli vengono a fare il nido in mezzo ai suoi rami».

Il Regno di Dio è un seme piccolo affidato a tutti gli uomini. È il più piccolo di tutti, ma ha dentro la forza per diventare la pianta più grande.

Quando sei stato battezzato hai ricevuto anche tu il seme del Regno di Dio. Se intorno a te aumentano il perdono, l’amore e la pace, il piccolo seme sta crescendo.

3. «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra»

La volontà di Dio è che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.

Con questa domanda chiediamo a Dio di unire la nostra volontà a quella di Gesù, per compiere il suo disegno di salvezza nella vita del mondo.

Dire «sia fatta la tua volontà» non significa smettere di pensare o di impegnarsi. Significa imparare ad ascoltare Dio, fidarsi di lui e scegliere il bene.

Quando diciamo «come in cielo così in terra», esprimiamo il desiderio che la volontà di Dio si compia sulla terra come si compie in cielo.

Il ragno distratto

Una bella mattina di settembre, dei fili leggeri, lucidi come seta, ondulavano nell’aria. Solo il vento sapeva da dove venivano.

Uno di quei fili approdò in cima ad un albero e l’aeronauta, un ragnetto giallo e nero, lasciò la sua leggera navicella e si attaccò alle foglie.

Si mise subito al lavoro e costruì una bella ragnatela, tutta ricamata. Il giorno dopo, la rugiada ornò i nodini della ragnatela con i suoi diamanti iridescenti.

Mosche e moscerini, curiosi e sventati, vi incapparono in gran numero. Così il ragnetto si fece grande e grosso.

Un mattino, però, si svegliò di cattivo umore. Decise di ispezionare la sua tela e, gira e rigira, finì col notare un filo strano.

Apparentemente non si attaccava da nessuna parte. Sembrava finisse nelle nuvole. Più lo guardava, più si arrabbiava.

«Sta a vedere», brontolò, «che da quel filo vengono giù dei concorrenti a mangiarsi le mie prede… È uno stupido filo buono a nulla!».

E con un colpo secco lo tagliò. Subito la sua meravigliosa tela cedette e si trasformò in un misero cencio che lo avviluppava.

Troppo tardi il povero ragnetto si ricordò che, in un sereno giorno di settembre, era sceso giù proprio da quel filo e che solo partendo da quel filo aveva costruito la sua ragnatela.

La volontà di Dio unisce la terra con il cielo e fa sì che l’uomo possa compiere la sua meravigliosa missione quaggiù. «Senza di me non potete far nulla», ha detto Gesù.

4. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano»

Questa domanda esprime l’abbandono filiale dei figli di Dio, perché il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita.

Chiediamo il pane per il nostro sostentamento, ma anche il Pane di Vita: la Parola di Dio da accogliere nella fede e il Corpo di Cristo ricevuto nell’Eucaristia.

Il pane è «nostro» perché non pensiamo solo a noi stessi. Chiediamo il coraggio di guadagnare insieme il nostro pane e di condividerlo con quelli che non ne hanno.

La rondine e lo spaventapasseri

Una volta una rondine fu ferita da un cacciatore. Quando arrivò l’autunno non poté così partire con le altre sue compagne per paesi più caldi.

Per qualche tempo riuscì a sopravvivere con quello che trovava nei campi. Poi, terribile e gelido, arrivò l’inverno.

Un freddo mattino, cercando qualcosa da mettere nel becco, la rondine si posò su uno spaventapasseri.

«Che ti capita, rondinella?», chiese lo spaventapasseri, gentile come sempre. «Va male», sospirò la rondine.

«Il freddo mi sta uccidendo e non ho un rifugio. Per non parlare del cibo. Penso che non rivedrò la primavera».

«Non avere paura. Rifugiati qui sotto la giacca. La mia paglia è asciutta e calda».

Così la rondine trovò una casa nel cuore di paglia dello spaventapasseri.

Restava il problema del cibo. Era sempre più difficile per la rondine trovare bacche o semi.

Un giorno in cui tutto rabbrividiva sotto il velo gelido della brina, lo spaventapasseri disse dolcemente alla rondine: «Rondinella, mangia i miei denti: sono ottimi granelli di mais».

«Ma tu resterai senza bocca». «Sembrerò molto più saggio».

Lo spaventapasseri rimase senza bocca, ma era contento che la sua piccola amica vivesse. E le sorrideva con gli occhi di noce.

Dopo qualche giorno, fu la volta del naso di carota. «Mangialo. È ricco di vitamine», diceva lo spaventapasseri alla rondine.

Toccò poi alle noci che servivano da occhi. «Mi basteranno i tuoi racconti», diceva lui.

Infine, lo spaventapasseri offrì alla rondine anche la zucca che gli faceva da testa.

Quando arrivò la primavera, lo spaventapasseri non c’era più. Si era sacrificato per far vivere la rondine.

Come ogni papà, Dio provvede che non manchi mai ciò che ci serve per vivere. Lo fa attraverso il lavoro di tanti uomini.

Ma Dio ha fatto di più. Perché capissimo quanto ci vuole bene, ha voluto Lui stesso diventare pane per noi, nell’Eucaristia.

5. «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori»

Con questa domanda riconosciamo di avere bisogno del perdono di Dio. Torniamo a lui come il figlio prodigo e ci riconosciamo peccatori davanti a lui.

La nostra richiesta inizia con una confessione, con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia.

Ma questa richiesta non sarà accolta se prima non avremo soddisfatto una condizione: perdonare chi ci offende.

Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all’amore misericordioso del Padre.

Perdonare non significa dire che una cosa cattiva è diventata buona. Significa scegliere di non vivere prigionieri della rabbia e del rancore.

La cipolla della signora avara

Una signora ricca ma molto avara, appena morta, si trovò davanti un diavolaccio che la gettò nel mare di fuoco dell’inferno.

Il suo angelo custode cominciò disperatamente a pensare se per caso non esisteva qualche motivo che poteva salvarla.

Finalmente si ricordò di un lontano avvenimento e disse a Dio: «Una volta la mia signora regalò una cipolla del suo orto ad un mendicante».

Dio sorrise all’angelo: «Bene. Grazie a quella cipolla si potrà salvare».

Prendi la cipolla e sporgiti sul mare di fuoco in modo che la signora possa afferrarla, poi tirala su.

Se la tua signora rimarrà saldamente attaccata alla sua unica opera buona potrà essere tirata fino in paradiso.

L’angelo si sporse più che poté sul mare di fuoco e gridò alla signora: «Presto, attaccati alla cipolla».

La donna si aggrappò alla cipolla e subito cominciò a salire verso il cielo.

Ma uno dei condannati si afferrò all’orlo del suo vestito e fu sollevato in alto con lei; un altro si attaccò al piede del primo e salì anche lui.

Presto si formò una lunga coda di persone che salivano verso il paradiso aggrappate alla signora che si teneva alla cipolla tenuta dall’angelo.

La storia aiuta a capire che anche un piccolo gesto di bontà può diventare importante. Il bene ricevuto può essere condiviso e può aiutare molte persone.

6. «Non abbandonarci alla tentazione»

Questa domanda si collega alla precedente perché il peccato è una conseguenza del libero consenso alla tentazione.

Chiediamo al Padre nostro di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta tra la carne e lo Spirito.

Questa richiesta implora lo Spirito di discernimento e di fortezza. Dio è fedele e non permetterà che siamo tentati oltre le nostre forze.

Per vincere la tentazione è sempre necessario pregare. Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera.

Per i bambini, questa frase può essere spiegata così: «Signore, aiutami quando sono indeciso tra il bene e il male. Fammi capire la scelta giusta e dammi la forza di compierla».

7. «Ma liberaci dal male»

L’ultima domanda chiede a Dio di proteggerci dal male. Il male non è un’astrazione: indica una persona, Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio.

Chiedendo di essere liberati dal Maligno, preghiamo nello stesso tempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri.

Chiediamo soprattutto di essere liberati dal peccato, perché il peccato è il vero male. Gli altri mali e le tribolazioni possono essere trasformati in beni, se li accettiamo unendoci alle sofferenze di Cristo sulla croce.

Come bambini spaventati dai mostri del buio, chiediamo al nostro Padre infinitamente buono aiuto e protezione.

Come pregare il Padre Nostro

Il Padre Nostro è una preghiera bellissima, ma non sempre facile da comprendere. Per questo è importante non recitarla soltanto in fretta, ma fermarsi sulle parole e pensare al loro significato.

A Dio non interessa certo che recitiamo parole a memoria o che Gli dimostriamo che bella intonazione abbiamo. Le parole non sono che parole, se dietro non c’è il cuore a dare loro voce.

Il Padre Nostro è molto di più: è Dio che ci insegna a rivolgerci a Lui, chiedendo tutte le cose che possiamo e dobbiamo desiderare, nel giusto ordine.

Molte persone la recitano al mattino e alla sera. Gli incontri dei cristiani incominciano spesso con questa preghiera.

Tante famiglie, alla sera, la recitano tutti insieme. Alcuni la meditano in silenzio in campagna, in città, per la strada o durante il lavoro.

Attività per il catechismo di seconda elementare

Il Padre Nostro a immagini

Per spiegare il Padre Nostro lo abbiamo suddiviso nelle diverse frasi; per ognuno abbiamo abbinato un disegno.

Vengono poi date due definizioni da abbinare ai disegni, una giusta e una evidentemente fasulla.

I bambini sono invitati ad identificare quella corretta e ad incollarla sotto il disegno corrispondente.

Al termine dell’attività si invitano i bambini a colorare il disegno del pezzettino che gli è piaciuto di più.

Il Padre Nostro a puzzle

Il documento contiene la preghiera del Padre Nostro, ma al posto di alcune parole ci sono delle caselle.

I bambini dovranno incollare la giusta immagine presa dal materiale allegato.

L’attività è adatta ai bambini del primo e secondo anno di catechismo.

Le vignette da colorare

Le schede aiutano a imparare il Padre Nostro con l’aiuto di otto simpatiche vignette da colorare.

Le immagini possono accompagnare la spiegazione delle singole frasi: il Padre, la famiglia, il cielo, il pane, il perdono, la tentazione e la liberazione dal male.

Il cubo del Padre Nostro

Si può preparare un cubo con la preghiera del Padre Nostro, da fotocopiare su cartoncino, ritagliare e comporre.

I bambini possono colorare i disegni, ritagliare il modello e costruire il cubo. Ogni faccia può aiutare a ricordare una parte della preghiera.

La preghiera in famiglia

Un momento semplice di preghiera in famiglia può aiutare i bambini a sentirsi figli di uno stesso Padre e fratelli e sorelle tra loro.

La famiglia può recitare lentamente il Padre Nostro, lasciando un breve momento di silenzio dopo ogni frase.

  • Dopo «Padre nostro», ogni bambino può dire il nome di una persona della famiglia.
  • Dopo «dacci oggi il nostro pane quotidiano», si può ringraziare per il cibo e ricordare chi ne è privo.
  • Dopo «rimetti a noi i nostri debiti», ogni bambino può pensare a una persona da perdonare.
  • Dopo «liberaci dal male», si può chiedere a Dio protezione per la famiglia e per tutti i bambini.

Un itinerario in sette tappe

La preghiera del Padre Nostro è la carta d’identità di Dio e, come ogni carta d’identità, ne rivela il volto.

Un percorso per ragazzi può essere composto da sette tappe più la conclusione e l’incontro di festa con le famiglie.

  1. «Padre nostro» - Ma ci sei? Anche Dio ha un nome e Gesù ci rivela qual è: Padre! Il Padre di tutti. L’aggettivo «nostro» ci unisce tutti nella stessa famiglia come figli.
  2. «Che sei nei cieli» - Dove sei? Il cielo di Dio è davvero così lontano? O forse è qui sulla terra che ci aspetta?
  3. «Sia santificato il tuo nome» - Apro spazi a te. Siamo chiamati a mettere a fuoco e illuminare il volto di Dio, perché tramite noi ognuno sperimenti l’amore del Padre.
  4. «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra» - Io ci sto. Fare la volontà di Dio non è facile e non è comodo, ma dipende dall’apertura del nostro cuore.
  5. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» - Pane per tutti. Dio si fa cibo quotidiano per noi e noi siamo capaci di farci cibo per gli altri?
  6. «Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori» - Al rancore dico no! Chiamare Dio Padre non può lasciarci indifferenti di fronte a ogni aspetto piccolo e grande della nostra vita.
  7. «Non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male» - Stammi vicino, difendimi! È proprio quando cadiamo e nei momenti più difficili che Dio, come il più tenero fra i Padri, ci porta in braccio.

Una preghiera conclusiva per i bambini

Padre nostro, grazie perché ci vuoi bene e ci ascolti sempre.

Aiutaci a ricordare che non siamo soli, perché tu sei vicino a noi e vicino a tutte le persone.

Fa’ che il tuo nome sia rispettato e amato. Fa’ crescere nel mondo il tuo regno di pace, di gioia e di amore.

Aiutaci a fare la tua volontà e a scegliere il bene.

Donaci il pane di ogni giorno e insegnaci a condividere con chi ha bisogno.

Perdonaci quando sbagliamo e aiutaci a perdonare chi ci fa del male.

Stammi vicino quando sono tentato e liberami dal male.

Grazie, Padre, perché siamo tuoi figli e perché tutti gli uomini e tutte le donne sono nostri fratelli e sorelle. Amen.

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