La Casa Laura Vicuña è una delle due comunità a dimensione familiare dell’Istituto Sacro Cuore di Carrara, gestito dalla Fondazione Opera Pia “Istituto Sacro Cuore” della Diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli con l’impegno diretto delle suore salesiane. La struttura accoglie ragazze minori affidate dal tribunale dei minori e dispone di una ricettività di 6 minori.
All’interno dei locali dell’Istituto Sacro Cuore, da sempre vi è una dedizione speciale per bambini, ragazzi e giovani in situazione di disagio o di bisogno. Accanto alla Casa Laura Vicuña opera la Casa Margherita Bosco, con una ricettività di 8 minori, mentre altri servizi comprendono la pronta accoglienza, l’ospitalità per maggiorenni con prosieguo amministrativo, l’accoglienza temporanea mamma-bambino e il doposcuola in rete con i servizi sociali.

La Casa Laura Vicuña nell’Istituto Sacro Cuore
La Fondazione Opera pia “Istituto Sacro Cuore”, della Diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli, con l’impegno diretto delle suore salesiane, accoglie ragazze minori affidate dal tribunale dei minori. L’accoglienza si svolge attraverso due piccole comunità a dimensione familiare, pensate per offrire un ambiente protetto, educativo e quotidiano.
La Casa Laura Vicuña è una comunità a dimensione familiare con una ricettività di 6 minori. La Casa Margherita Bosco dispone invece di una ricettività di 8 minori.
| Servizio | Caratteristiche |
|---|---|
| Casa Laura Vicuña | Comunità a dimensione familiare, ricettività di 6 minori |
| Casa Margherita Bosco | Comunità a dimensione familiare, ricettività di 8 minori |
| Pronta accoglienza | Accoglienza temporanea di ragazze provenienti da situazioni di emergenza |
| Ospitalità riservata alle maggiorenni | Servizio per ragazze con prosieguo amministrativo |
| Accoglienza temporanea mamma-bambino | 4 monolocali |
| Doposcuola | Supporto nello studio in rete con i servizi sociali |
Servizi di accoglienza e protezione
Pronta accoglienza
La pronta accoglienza è un servizio che prevede l’accoglienza temporanea di ragazze provenienti da situazioni di emergenza, come violenza, criminalità e sfruttamento, affidate alla Fondazione Opera Pia “Istituto del Sacro Cuore” dai Servizi Sociali o dalle Forze dell’Ordine con procedura d’urgenza.
Questo servizio risponde a situazioni nelle quali è necessario garantire rapidamente protezione, ospitalità e accompagnamento educativo. L’inserimento avviene nell’ambito delle procedure di urgenza e si colloca nella più ampia missione dell’Istituto, da sempre rivolta a bambini, ragazzi e giovani in situazione di disagio o di bisogno.
Ospitalità per ragazze maggiorenni
L’ospitalità riservata alle maggiorenni è un servizio rivolto alle ragazze maggiorenni con prosieguo amministrativo per le quali non è ancora possibile una completa autonomia.
Il servizio accompagna quindi ragazze che, pur avendo raggiunto la maggiore età, necessitano ancora di un contesto di accoglienza e di sostegno nel percorso verso una maggiore autonomia.
Accoglienza temporanea mamma-bambino
L’accoglienza temporanea comprende 4 monolocali destinati all’accoglienza temporanea mamma-bambino. Si tratta di una soluzione abitativa inserita nel sistema dei servizi dell’Istituto Sacro Cuore.
Doposcuola e sostegno allo studio
L’opera offre quotidianamente anche un doposcuola in rete con i servizi sociali per il supporto nello studio di bambini e bambine con genitori lavoratori o che non hanno piena conoscenza della lingua italiana.
Il doposcuola affianca il percorso scolastico e si rivolge a bambini e bambine che possono avere bisogno di sostegno nello studio per la condizione lavorativa dei genitori o per una non piena conoscenza della lingua italiana.
Comunità educative per minori "L'Ulivo" - Un anno di attività
Il significato del nome Laura Vicuña
Il nome della Casa richiama la Beata Laura Vicuña, giovane figura della spiritualità salesiana e modello di vita donata, di fede e di attenzione alle persone che vivono situazioni di fragilità.
La santità in Laura si costruì in relazione con altri in circostanze particolari che, sebbene fossero avverse, le diedero la possibilità di crescere. Laura è il tipo di giovane per cui esiste il carisma salesiano: una ragazza povera, abbandonata e in pericolo, prediletta dal cuore di Dio.
Nella “Missione di Junín” Laura incontra una nuova famiglia con un modo di essere e di fare che le apre orizzonti benefici e segna positivamente la sua vita. In contrapposizione alla violenza e all’oppressione che vive in casa, Laura sperimenta un altro stile di vita, senza paure, senza minacce, senza sottomissioni forzate.
Si sente accolta e custodita, può allora esprimere il meglio di sé. Le educatrici salesiane scoprono la sua realtà e le sue potenzialità, l’accompagnano nella sua profonda ricerca.
La vita di Laura Vicuña
Infanzia, migrazione e fragilità familiare
La Beata Laura Vicuña nacque a Santiago del Cile nel 1891. Rimase orfana di padre all’età di due anni. La famiglia si ritrovò così in una triste situazione di precarietà a seguito della morte del padre avvenuta nel 1893.
La madre si ritrovò così sola con due figlie a dover affrontare la fame e la disperazione. Nel 1899 il residuo nucleo familiare si trasferì nella vicina regione argentina del Neuquén.
Laura del Carmen Vicuña, questo il suo nome completo, nasce il 5 aprile 1891 a Santiago del Cile. Il padre, José Domingo, ex capitano dell’esercito, sparisce presto dalla vita della bambina.
Mamma Mercedes insieme a Laura e all’altra figlia nata l’anno successivo, Julia Amanda, si trasferisce per qualche anno a Temuco, dove ha un piccolo negozio. Laura l’aiuta come può, servizievole e allegra.
Nel 1899 la sua famiglia emigra in Argentina: attraversa la catena montuosa della Cordigliera delle Ande, accompagnata, nell’ultimo tratto, da un commerciante e allevatore di bestiame, un certo Manuel Mora.
Per qualche tempo Mercedes e le figlie vivono nella “estancia” (fattoria) di Mariano Fosbery, capitano dell’esercito, ma agli inizi del 1900 si stabiliscono proprio nella città di Junín de los Andes.
L’ingresso nel collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice
Nonostante tutto la mamma non trascurò, nei limiti del possibile, di educarle anche religiosamente, e le affidò ad un piccolo collegio missionario, tenute dalle figlie di Maria Ausiliatrice, situato a Junin de los Andes, ai confini del Cile, patria natia di Laura.
Il 21 gennaio 1900, Laura e Amanda sono accompagnate dalla madre nell’istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Laura si ambienta quasi subito, a differenza di Amanda.
Sentono entrambe il distacco dalla madre, ma Laura è incuriosita dal nuovo ambiente e dai volti sorridenti delle suore. Ha nove anni e subito si mostra attiva e desiderosa d’imparare: in breve si dimostra una delle allieve migliori, sia per il comportamento sia per il profitto.
Nel nuovo ambiente Laura si trovò subito a suo agio e si rese conto ancora di più della situazione di peccato della madre rispetto alla legge divina. Insieme alle compagne, Laura impara non solo a leggere, scrivere e far di conto, ma anche le verità della fede e le faccende domestiche.
Si dimostrò un’allieva modello: impegnata nella preghiera, attenta alle indicazioni delle suore, disponibile con le compagne, sempre allegra e pronta ad ogni sacrificio.
Un’educazione fondata sulla vita comunitaria
Suor Angela Piai, direttrice del collegio, annota a proposito di lei: «Fin dai primi giorni al collegio, si notava in lei una capacità di giudizio superiore alla sua età e una spiccata inclinazione alla religione. Il suo cuore innocente trovava pace e serenità solo in Dio e nella sua devozione, per quanto si trattasse di una bambina, era seria e sincera, senza affettazione né esagerazione».
Suor Angela Piai, sua maestra, disse: “La sua indole era pacifica di natura e il suo temperamento era inclinato alla virtù”.
Per Laura, gli aspetti della vita non sono separati gli uni dagli altri: «Per me pregare o lavorare è la medesima cosa; è lo stesso pregare o giocare, pregare o dormire», afferma.
«Facendo quello che comandano, compio quello che Dio vuole che io faccia, ed è questo che io voglio fare; questa è la mia migliore orazione».
La sua migliore amica è Mercedes Vera, detta Merceditas: insieme condividono sogni, progetti e tante piccole mortificazioni. Ha anche un rapporto d’amicizia speciale con Félix de Valois Ortiz, un chierico salesiano, che compie il suo tirocinio nel collegio maschile adiacente a quello femminile.
La fede e la spiritualità di Laura
La Prima Comunione e i propositi spirituali
Il 2 giugno 1901 Laura ricevette la prima comunione, ma in tal giorno le sue sofferenze interiori divennero più profonde nel vedere la mamma non accostarsi ai sacramenti.
Il suo modello preferito, tra i Santi di cui legge le vite, è Domenico Savio. Un’eco della sua ammirazione per quel giovane allievo di don Bosco si vede nei propositi che Laura scrive la sera dopo la sua Prima Comunione, il 2 giugno 1901:
«O mio Dio, voglio amarti e servirti per tutta la vita; perciò ti dono la mia anima, il mio cuore, tutto il mio essere. Voglio morire piuttosto che offenderti col peccato; perciò intendo mortificarmi in tutto ciò che mi allontanerebbe da te. Propongo di fare quanto so e posso perché tu sia conosciuto e amato, e per riparare le offese che ricevi ogni giorno dagli uomini, specialmente dalle persone della mia famiglia. Mio Dio, dammi una vita di amore, di mortificazione, di sacrificio».
L’8 dicembre successivo, viene ammessa nell’Associazione delle Figlie di Maria, anche se è ancora molto piccola. Da allora, il nastro azzurro da cui pende una medaglia di Maria Ausiliatrice diventa il suo più grande tesoro, il segno che le ricorda costantemente di non essere da sola, ma di avere una Madre nei cieli.
La scelta di donarsi
Queste realtà di Laura come figlia, sorella, migrante, alunna, sono alcune delle realtà della maggior parte dei nostri bambini e adolescenti di oggi. Per Laura racchiudevano la sfida di assumerle di giorno in giorno.
Da dove le assume o, per dirlo meglio, chi dà senso a ciò che vive? Quale senso? Ecco, è su questa domanda che ci soffermiamo nelle righe che ci restano.
Il senso è che la vita non è fatta per essere perfetta, la vita non è fatta innanzitutto per essere conservata, la vita è fatta per essere data, donata, consegnata.
Perché la vita fiorisce se si dona, perché la vita si custodisce se la si spende, perché la vita si vive solo se la si offre.
Laura aveva compreso che Gesù la stava invitando ad una partecipazione profonda al suo Memoriale, il Signore Gesù, senso ultimo della (sua) esistenza, la stava chiamando a diventare una cosa con Lui e, con Lui, a spezzarsi e consegnarsi agli altri.
Le prove affrontate da Laura
La situazione familiare
La madre poté così trovare lavoro nella tenuta agricola di Manuel Mora. In seguito a pressioni subite dal datore di lavoro, ne divenne la compagna. Ciò conseguentemente influì purtroppo negativamente sull’educazione delle due bambine.
È allora che mamma Mercedes accetta di andare a vivere da Manuel Mora, come donna di servizio. Quanto a quella sulla terra, donna Mercedes, continua a vivere con Manuel Mora, abusata e trattata come una schiava.
Laura, seppur ancora piccola, si rese conto della precarietà e dell’irregolarità dal punto di vista religiosa della mamma, che in tal modo non poteva essere ammessa ai sacramenti.
Durante una lezione di catechismo, quando la suora incaricata aveva spiegato il sacramento del Matrimonio, Laura capì che la madre era in una situazione di peccato: rimase tanto sconvolta da cadere svenuta.
La violenza e la fermezza di Laura
Nel secondo anno di permanenza al collegio, la direttrice mandò le sorelle Vicuna in vacanza dalla madre ma Laura restò negativamente scossa dall’impatto con il suo convivente.
Nelle vacanze del 1902 Manuel Mora insidiò la purezza di Laura; lei si rifiutò con fermezza, mandandolo su tutte le furie.
Durante le vacanze, anche Laura è oggetto di attenzioni indebite da parte dell’uomo: con una fermezza che lo lascia interdetto, lo respinge costantemente.
Questi reagì crudelmente e si vendicò rifiutandosi di pagare la retta del collegio. Mossa da pietà e comprensione la direttrice accolse ugualmente le due bambine.
A causa di questo, Mora non vuole pagare più la retta del collegio per le due bambine, ma la direttrice le accoglie ugualmente e gratuitamente.
Ma Laura, scandalizzata, reagì dicendo che se lui fosse rimasto, lei sarebbe tornata dalle suore, e così dovette fare seppur stravolta dal male.
Mora la inseguì e, raggiuntala, la percosse violentemente lasciandola traumatizzata. Si alza un’ultima volta, quando Manuel Mora minaccia sua madre di riportare lei e le bambine nella sua residenza: fa per uscire in strada, ma viene picchiata fino a perdere le forze.
La malattia e l’offerta della vita
La vocazione non realizzata
Il 29 marzo 1902 le due sorelle ricevettero la cresima, ma ugualmente la madre non si accostò ai sacramenti.
In tale occasione Laura fece richiesta di poter essere ammessa tra le postulanti delle figlie di Maria Ausiliatrice, ma a causa della situazione familiare ottenne una risposta negativa.
Chiese con tutto il cuore di diventare Figlia di Maria Ausiliatrice, ma le fu negato a causa della situazione di peccato della madre.
La piccola dovette rassegnarsi, senza però desistere dal suo intento, infatti, il mese successivo Laura emise privatamente i voti di povertà, castità ed obbedienza, consacrandosi a Gesù ed offrendogli la propria vita.
Offrì la vita al Signore per la sua conversione, accentuò l'ascesi e, con il consenso del confessore don Crestanello, abbracciò con voto i consigli evangelici.
La malattia
Alla fine dell’anno Laura incominciò ad ammalarsi, giorno dopo giorno, tentò un cambiamento climatico, tornando dalla madre, ma ciò non si rivelò salutare.
Solo la salute comincia a declinare: ha dolori al torace e una tosse che non le dà tregua. Sembra riprendersi nei mesi estivi, che passa insieme alle suore, ma un’inondazione che danneggia il collegio ha ripercussioni anche sul suo fisico.
Allora tornò a Junin dove si trasferì anche la madre, alloggiando però privatamente. Donna Mercedes viene a prenderla e, all’inizio di novembre, lascia il Mora e si stabilisce con le figlie in una piccola casa.
Dalla metà del gennaio 1903 Laura è costretta a letto. Da allora, 16 gennaio, non si alza più.
L’offerta per la conversione della madre
Col tempo, capisce di dover fare qualcosa di più, oltre ai sacrifici che si è volontariamente imposta e alle prove cui va incontro. Decide quindi di parlare con don Augusto Crestanello, il suo confessore, e gli rivela la sua intenzione: vuole offrire la sua vita per ottenere la conversione di sua madre.
Il sacerdote prende tempo, poi, sul finire del mese di maggio, le dà il suo assenso. Laura corre ai piedi dell’altare della cappellina del collegio e compie la sua offerta.
Nessuno, all’esterno, sembra accorgersi di nulla: anzi, sembra che lei sia ancora più attenta e fedele ai suoi compiti.
Un amore così non si improvvisa, una consegna totale così, non si improvvisa, né tantomeno è un gesto spettacolare ed eroico: Laurita poté offrire la sua morte per la conversione della mamma perché si era allenata ad offrire tutta la vita nelle piccole cose di ogni giorno.
Non si tratta di fanatismo, Laura non ha cercato a tutti i costi il dolore, semplicemente non l’ha rigettato, non l’ha rifiutato certa che Dio avrebbe potuto operare le sue meraviglie anche attraverso la sofferenza.
Gli ultimi giorni
Riceve le visite delle compagne, del chierico Ortiz e del padre spirituale. Lascia le ultime raccomandazioni alla sorella Amanda e, infine, rivela alla madre di essersi offerta per lei.
Il 22 gennaio ricevette il viatico e quella sera fece chiamare la madre per trasmetterle il suo grande sogno: “Mamma io muoio! Io stessa l’ho chiesto a Gesù. Sono quasi due anni che gli ho offerto la vita per te, per ottenere la grazia del tuo ritorno alla fede. Mamma, prima della morte non avrò la gioia di vederti pentita?”.
Mercedes cade in ginocchio ai piedi del letto e promette alla figlia che, il giorno dopo, andrà a confessarsi. Laura chiede al sacerdote che le ha amministrato i Sacramenti dei moribondi, don Zaccaria Genghini, di essere testimone del giuramento.
Questa le promise allora di cambiare completamente vita. Laura poté allora spirare serenamente dopo aver pronunciato queste ultime gioiose parole: “Grazie, Gesù! Grazie, Maria! Ora muoio contenta!”
Con quella gioia Laura morì la sera del 22 gennaio 1904. In occasione del funerale la mamma tornò ad accostarsi ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucarestia.
Quando muore, Laura ha tredici anni meno tre mesi. La sua salma è nella cappella delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Bahía Blanca.
Laura Vicuña e il carisma salesiano
Nelle Suore e nei Salesiani, Laurita incontra educatrici ed educatori con tratti fermi e teneri che generano un ecosistema in cui si sperimenta una speciale pedagogia, quella pedagogia d’ambiente che avevano sognato e realizzato Don Bosco e Madre Mazzarello per tutti quelli che sarebbero entrati in una casa salesiana.
Essi non erano “salvatori”, però attraverso di loro Dio salvava, rispondeva al grido di questa ragazzina che incominciava ad amarlo con tanto ardore quasi alla follia.
Solo l’amore salva, guarisce, ripara. Il Signore ci regala immense possibilità quotidiane di salvezza e di superamento, di uscita dai legami che avvolgono e che uccidono.
Laura scelse Gesù, con Lui e attraverso la mediazione delle Suore e dei Salesiani conobbe l’Amore e decise di donarsi totalmente a Lui. Così la sua vita divenne feconda.
Nel cuore di un adolescente, don Bosco lo sapeva bene, Dio può fare grandi prodigi, perché un adolescente, per sua natura, è capace di radicalità vera, di sognare in grande, di sperare contro ogni speranza.
Dio aveva infiammato il cuore di Laura, e lei decise di dare la sua vita a Dio, amando fino alla fine in ogni situazione, con ogni persona, nel suo quotidiano: con le sue compagne, anche quando veniva bullizzata; con la sua mamma, anche se non si sentiva accudita e custodita da lei; con le suore con le quali viveva, nonostante non poté diventare una FMA.
Il messaggio spirituale della Casa Laura Vicuña
In questi anni mi è capitato che il desiderio di presentare la figura di Laura Vicuña alle ragazze e alle giovani che abitano le nostre case si scontrasse con la tentazione di pensare che le vicende o la spiritualità di questa adolescente delle Ande siano ormai troppo distanti dalla vita che conducono le giovani di oggi.
Forse, questo è il rischio che si corre tutte le volte in cui si cerca di semplificare troppo le storie dei santi, restando in superficie, senza ascoltare ed interrogare sul serio la realtà che hanno vissuto.
Se pensiamo che per rendere accessibile la vita di un santo sia necessario modernizzarla, allora significa che stiamo incappando in un errore di prospettiva. In fondo, la santità è una questione di amore.
E le vite dei santi non sono altro che infinite modalità di incarnare questo amore lì dove il Signore li ha posti. Così è stato anche per Laura.
È questo che dobbiamo cercare e poi raccontare di lei: come ha amato? Come ha scelto di amare, obbedendo alla realtà che la vita le ha messo davanti?
Mettendoci in ascolto della sua vita a partire da queste domande, ci si spalanca un orizzonte di Paradiso davvero meraviglioso, profondo e commovente.
Una vita trasformata dall’amore
Perciò, con estrema fede ha lasciato che Dio illuminasse anche le pagine così buie della sua storia, perché ha avuto la speranza certa che Dio non butta via niente, che nelle mani di Dio nulla va perduto, nemmeno le ferite più infette.
Dio fa nuove tutte le cose, Dio trasfigura, Dio non cancella il dolore come con una bacchetta magica, Dio fa di più: Dio resta, nel dolore, nelle ferite, e anche lì si manifesta e salva, con la sola forza dell’Amore.
Non evita il dolore ma, così facendo, ci fa fare esperienza che l’amore è più forte del dolore, che l’amore vince la morte, perché il dolore, nelle mani di Dio, può diventare amore.
Laura ha vissuto così, ha lasciato che Dio riempisse d’amore tutto quello che ha vissuto. Ed è per questo che la sua la storia e la sua santità, non hanno salvato solo la sua mamma, ma continuano ad illuminare, ad incoraggiare, a ispirare vite, a dare senso e speranza a tante storie di dolore.
Attraverso la vita (donata) di Laura, Dio ha compiuto prodigi molto più grandi di quelli che lei stessa avrebbe anche solo potuto sperare.
E questo ci insegna tante cose, ma ne evidenzio almeno una: la tua condizione di vita, la tua età, la tua storia, le tue debolezze, le tue povertà, non saranno mai un ostacolo perché l’amore di Dio possa raggiungerti e sceglierti come suo strumento di salvezza.
La presenza dell’associazione Vides Laura Vicuña a Roma
L’Associazione di volontariato "Vides Laura Vicuna", è attiva nella città di Roma, in particolare nel quartiere di Testaccio, con diverse attività di supporto alla vita del quartiere.
Tra le attività rientrano l’animazione nell’oratorio, centro diurno per adolescenti, e presso l’Istituto S. Cecilia di Testaccio corsi di teatro, danza, pallavolo e bascket per bambini, adolescenti e giovani del quartiere.
L’associazione svolge inoltre attività di volontariato nella “Casa Famiglia Laura Vicuna”, attraverso sostegno scolastico ed educativo, animazione, accompagnamento dei minori nelle diverse attività anche esterne alla struttura, laboratori di cucina, cucito etc.
I beneficiari raggiunti sono circa 20 tra bambini, adolescenti e giovani.
- Attività di animazione nell’oratorio, centro diurno per adolescenti.
- Corsi di teatro, danza, pallavolo e bascket presso l’Istituto S. Cecilia di Testaccio.
- Sostegno scolastico ed educativo nella “Casa Famiglia Laura Vicuna”.
- Animazione e accompagnamento dei minori nelle diverse attività anche esterne alla struttura.
- Laboratori di cucina, cucito etc.
- Raccolta fondi per la promozione di progetti di solidarietà.
- Partecipazione a incontri formativi e convegni su tematiche sensibili, quali diritti dei minori e ruolo del volontariato.
La raccolta fondi è finalizzata alla promozione di progetti di solidarietà, tra cui adozioni a distanza e microprogetti di solidarietà per il Sud del mondo.
L’indirizzo indicato per “Vides Laura Vicuna” è Via Ginori, 10 - 00153 - Roma.
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Novae vitae
Si tratta di un Progetto nato dall’interazione tra enti e associazioni che fanno dei giovani il cuore della propria missione educativa.
Il sogno è quello di permettere a ragazzi di diversa estrazione di integrarsi tra loro lavorando, pensando, condividendo e progettando insieme e dal desiderio di renderli protagonisti attivi nei confronti di ragazzi più piccoli.
Nasce anche dalla richiesta dell’Ufficio Servizi Sociali per Minori di Bologna di avere un luogo in cui inviare i giovani del circuito penale già collocati in comunità o in altre misure, per svolgere attività di volontariato e dal desiderio espresso da altri ragazzi delle realtà salesiane e non, a donare il proprio tempo per stare con ragazzi usciti dall’Istituto Penale per Minori.
La rete educativa salesiana
Le Figlie di Maria Ausiliatrice sono donne che hanno consacrato a Dio tutta la loro vita e si impegnano a servire Gesù Cristo in comunità dedicate all’educazione umana e cristiana dei giovani.
Nel mondo siamo conosciute anche come Suore Salesiane, oppure Salesiane di Don Bosco.
L’impegno principale è la educazione dei giovani, in particolare delle giovani donne, dei più svantaggiati e dei poveri, a diverso titolo.
Le opere fondamentali nella missione giovanile comprendono scuole, oratori, formazione professionale, catechesi, comunità educative e case di spiritualità.
La missione educativa secondo lo spirito di S. Giovanni Bosco e S. Maria Domenica Mazzarello si esprime attraverso ambienti nei quali i giovani possono vivere il rapporto tra fede, cultura, educazione e vita quotidiana.
Il clima educativo che si offre ai ragazzi si rifà allo spirito di Don Bosco, Ragione, Religione, Amorevolezza, in uno spirito di famiglia sereno che coinvolge tutta la Comunità Educante: ragazzi, insegnanti, famiglie e Comunità Religiosa.
Riconoscimento della santità di Laura Vicuña
Il santo Papa Giovanni Paolo II l’ha dichiarata Beata il 3 settembre 1988. Celebrazione liturgica il 22 gennaio.
Venerabile il 5 giugno 1966, e beatificata il 3 settembre 1988 da Giovanni Paolo II.
Sulla sua tomba, nella cappella del collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Bahía Blanca (Argentina), è scritto: «Qui dorme nel Signore Laura Vicuña, fiore eucaristico di Junín de los Andes. La sua vita fu un poema di purezza, di sacrificio e di amore filiale. Imitiamola».
La vita di Laura è una vita eterna, una vita che non si è accontentata, che non ha lasciato l’ultima parola alle difficoltà. E proprio oggi c’è tanto bisogno di questa santità, vissuta e proposta.