L’Abbazia dei Santi Severo e Martirio, comunemente nota come “la Badia”, è un importante complesso monastico di origine altomedievale situato a circa tre chilometri da Orvieto, in direzione sud, lungo la strada che conduce a Porano, poco al di sotto della Rupe. La chiesa originaria risale al XII secolo e conserva una pavimentazione cosmatesca, un altare in pietra con bassorilievi di epoca romana, un oratorio decorato da affreschi duecenteschi e un caratteristico campanile dodecagonale.
Il complesso venne modificato più volte nel corso dei secoli: fu monastero benedettino fino al 1221, passò successivamente ai premostratensi e fu ampliato con il chiostro, il refettorio e l’aula capitolare. Oggi la Badia è di proprietà privata e ospita una struttura ricettiva, mentre la torre e diversi ambienti dell’antico complesso medievale sono liberamente visitabili.
Dove si trova e perché è importante
La monumentale Abbazia dei Santi Severo e Martirio, comunemente nota come La Badia, si staglia a circa tre chilometri dal centro abitato, in direzione sud, sulla strada che conduce a Porano, a poca distanza dalla Rupe di Orvieto. Conosciuta localmente come “la Badia”, l’Abbazia dei Santi Severo e Martirio è una imponente costruzione appena al di sotto della rupe di Orvieto.
A 3 km da Orvieto si raggiunge l'importante complesso monastico dell'abbazia dei Ss. Severo e Martirio, di fondazione altomedievale. Nel suo complesso la struttura presenta edifici imponenti, riferibili ad epoche diverse, che sono stati modificati nel tempo sia dal punto di vista architettonico che funzionale.
L’Abbazia è molto affascinante sia per la sua maestosità che per la bellezza delle sue architetture, nonchè la raffinatezza dei pavimenti cosmateschi di straordinaria fattura.

Origini altomedievali e tradizione di fondazione
Il primo nucleo del complesso risalirebbe al VI secolo quando, in prossimità di una piccola chiesetta dedicata a San Silvestro, la nobile longobarda Rotruda fece erigere l’Abbazia. L’abbazia fu costruita, alla fine del VI secolo, intorno alla primitiva Chiesa di San Silvestro per volontà della nobile longobarda Rotruda.
La tradizione racconta che, in seguito alla morte di San Severo, la nobildonna, per toccarne il feretro, allungò la mano la quale rimase imprigionata fino a quando Rotruda non pronunciò il voto di far costruire un santuario dedicato al santo in quello stesso luogo. Così il complesso venne realizzato ed intitolato a Severo ed al suo discepolo, San Martirio.
La leggenda narra che, alla sua morte, il corpo di San Severo fu condotto a Orvieto e che Rotruda, intenzionata a impossessarsene, toccò il feretro. La sua mano vi rimase imprigionata e, per liberarla, dovette promettere la fondazione dell’abbazia e una degna sepoltura alle spoglie di San Severo Monaco, a cui vennero successivamente affiancate quelle del suo discepolo, San Martirio.
Per quanto riguarda le fonti documentarie, il complesso monastico è noto fin dal 1055, e per alcuni secoli, fino al 1221 fu occupato dai monaci benedettini. È menzionata sin dal 1055, al tempo dell’abate Bonizo.
I benedettini e l’arrivo dei premostratensi
Storicamente il complesso monastico, di origine alto medioevale (VII-VIII secolo), appartenne all’Ordine di San Benedetto fino al 1221, anno in cui i benedettini furono allontanati da Orvieto da papa Onorio III per essersi ribellati al vescovo della città. Successivamente per dissidi con l’allora Papa questi monaci furono allontanati da Orvieto ed il loro posto venne preso da altri canonici premostratensi (o norbertini).
In seguito alla ribellione mossa dai monaci contro il Vescovo di Orvieto, il papa Onorio III cacciò l’Ordine dall’Abbazia e lo sostituì con i monaci benedettini riformati dell’Ordine dei premostratensi o norbertini, dal nome del loro fondatore Norberto, canonico di Xanten e arcivescovo di Magdeburgo.
Dopo il 1226 nel complesso si insediarono i premostratensi, seguaci di Norberto canonico di Xanten, poi arcivescovo di Magdeburgo, che a Prémontré, a nord-est della Francia, aveva fondato nel 1121 la prima comunità dell’Ordine benedettino riformato che, proprio dal luogo di quella prima casa, prenderà nome.
La regola dei premostratensi si prefiggeva una vita di povertà, di preghiera e di annuncio evangelico nella forma del canonicato regolare, in contrapposizione al lassismo in cui, all’epoca, indulgeva il clero.
Ampliamenti e trasformazioni del complesso
L'orine francese dei premostratensi, succeduto nel 1220 ai benedettini. ampliò l'Abbazia verso nord, in stile di transizione romanico-gotico. Fu sotto durante la loro presenza che al complesso che già comprendeva una chiesa, la caratteristica torre campanaria (la cui campana fu denominata “Viola” per la sua soave sonorità) ed il monastero vi furono aggiunti un chiostro ed un refertorio.
Furono i premostratensi ad aggiungere un grande refettorio, il chiostro e l’aula capitolare alla struttura originaria, che comprendeva la chiesa, la torre dodecagonale e il monastero, e a dare al complesso la struttura architettonica attuale, organizzata intorno a due diversi cortili.
Il palazzo abbaziale e l'atrio della chiesa sono del 1240 circa; l'ala occidentale del 1260. Dal 1285 al 1297 risulta pagare regolarmente le decime.
La contessa Matilde arricchì l’istituzione di beni e privilegi e, forse, fece costruire nel 1103 la torre campanaria poligonale alla quale, nel XIII secolo, fu aggiunto un secondo corpo posto sopra il livello delle finestre.
Nel XV secolo papa Martino V sostituì i monaci premostratensi con gli olivetani. Successivamente, nel 1442, Eugenio IV concesse l’abbazia in commenda al cardinale Barbo.
La chiesa del XII secolo
Di interessante suggestione la chiesa originaria del XII secolo, con la facciata aperta da un elegante portale ad arco acuto. Risalente al XII secolo circa, la chiesa corserva ancora oggi una meravigliosa pavimentazione cosmatesca e l’altare in pietra impreziosito dal paliotto a bassorilievi, databile all’epoca romana.
La chiesa intatta è comunque la chiesa (XII secolo), rivestita di murature di rinforzo e con un bel pavimento cosmatesco. L’edificio, accessibile da un elegante portale a sesto acuto, presenta all’interno un’unica navata articolata su due piani: quello superiore dedicato al coro, quello inferiore al vestibolo.
All’ingresso, lo spazio fu diviso in due piani: il superiore adibito a coro e l’inferiore a vestibolo, separato dal resto dell’edificio con la costruzione del portale ogivale. L’interno è a navata unica, con archi trasversali coperti da volte a vela realizzate nel XIV secolo.
Pregevoli la pavimentazione cosmatesca, risalente alla prima fase costruttiva della chiesa, e l’altare in pietra, con il paliotto a bassorilievi composto da materiale di spoglio di epoca romana, infatti reca sotto la mensa due bassorilievi romani.
Il riferimento è una data scolpita sul capitello a sinistra presso l’altare maggiore.
La pavimentazione cosmatesca e l’altare
La pavimentazione cosmatesca rappresenta uno degli elementi più raffinati conservati nella chiesa. Il pavimento appartiene alla prima fase costruttiva dell’edificio e contribuisce a caratterizzare lo spazio interno della navata.
L’altare in pietra è impreziosito da un paliotto a bassorilievi composto da materiale di spoglio di epoca romana. Sotto la mensa sono infatti conservati due bassorilievi romani.
Il presbiterio fu diviso da una balaustra marmorea ornata da elementi cosmateschi che, successivamente asportati, furono riutilizzati nel duomo di Orvieto.
L’absidiola sopra la navata
Una particolarità della struttura è data dalla presenza di un’absidiola realizzata sul retro della chiesa, da cui l’Abate aveva l’opportunità di seguire le funzioni. Da notare l’absidiola alta sul retro della chiesa, che si apre nella sala che sovrasta la navata, da dove l’abate superiore poteva seguire le funzioni.
Si tratta in realtà di un espediente architettonico non nuovo nella città. Si tratta di un elemento architettonico insolito, ma non unico nel territorio orvietano: si trova lo stesso tipo di absidiola nelle Chiese di Santo Stefano e di Santa Mustiola a Orvieto e, a Morrano, nella Chiesa di San Bartolomeo.
Probabilmente nell’XI secolo se ne cambiarono l’orientamento e l’ingresso. Il corpo della navata rimase quello originario.
L’oratorio del Crocifisso e gli affreschi duecenteschi
Un’altro ambiente molto suggestivo è l’Oratorio del Crocifisso, a lato dell’ingresso del complesso. A destra dell’accesso vi è un imponente sala, l’oratorio del Crocifisso, probabilmente l’antico e vasto refettorio, che conserva un affresco dell’ultimo quarto del XIII raffigurante il Crocifisso con i Santi Maria Maddalena, Agostino, Severo, Giovanni, Elisabetta, Battista e Martirio.
L’aula doveva essere adibita a refettorio nella struttura originaria. In questa immensa sala sono conservati preziosissimi affreschi del XIII secolo, il più importante rappresenta il Crocifisso tra i Santi Maria Maddalena, Agostino, Severo, Giovanni, Elisabetta, Battista e Martirio.
Nell’affresco dell’oratorio attiguo alla chiesa Madonna con il Bambino in trono tra i santi Agostino e Severo, i due santi sono identificabili, oltre che per i tipici attributi, anche grazie alle iscrizioni apposte in basso.
L’autore dell’affresco è un anonimo attivo a Orvieto nella seconda metà del XIII secolo e appartenente ad un ambito culturale umbro-romano.
San Severo, con la sinistra benedicente e con un libro nella destra, è ricordato in una Passio leggendaria, di incerta datazione, in cui confluiscono notizie della vita di Severo, vescovo di Ravenna, e di Severo, prete della provincia Valeria ricordato nei Dialoghi di Gregorio Magno.
Secondo questa leggenda il santo fu condannato da Massimiano alla decapitazione, il suo corpo fu sepolto presso Orvieto, ma l’abbazia che porta il suo titolo, alla luce delle attuali conoscenze, non sorge sul sepolcro di un martire.
Il campanile dodecagonale
Infine, una menzione particolare merita la monumentale ed insolita torre campanaria, dalla spettacolare pianta dodecagonale. Il campanile dodecagonale risale probabilmente alla prima metà del XII secolo, ipotesi derivante dall’analisi stilistica.
La torre sembra integrarsi con il primo nucleo del complesso monastico e presenta un primo ordine di finestre bifore, al quale vennero poi aggiunti un ordine di monofore ed una cornice merlata. La parte superiore è aperta da un ordine di bifore alle quali, nel secolo XIII, ne fu aggiunto un altro di monofore ed un coronamento merlato.
Ben visibile dal fronte sud di Orvieto e dalla vallata circostante, con la sua caratteristica imponenza è diventato il simbolo dell’Abbazia dei Santi Severo e Martirio. La campana che vi è ospitata, venne denominata “Viola” per la sua sonorità dai toni soavi.

Il palazzo abbaziale, il chiostro e l’aula capitolare
Nel cortile, in fondo si trova il palazzo abbaziale, di stile cistercense ed è caratterizzato da archi al pianterreno, con eleganti bifore al piano superiore e raffinati elementi decorativi di scultura a scacchiera.
Oggi l'abbazia è adibita ad albergo e l'antica Casa abbaziale, di stile cistercense, funge da ristorante. Il complesso della Badia è di proprietà privata e adibito a struttura ricettiva alberghiera.
I ruderi premostratensi che si incontrano poi sulla sinistra, di destinazione incerta, forse sala capitolare, incorniciano con l’imponente e suggestivo arco ogivale la vista che dà sulla rupe di Orvieto e sulle guglie del Duomo.
Da visitare anche l'oratorio del Crocifisso, un tempo refettorio, con affreschi del '200, e le rovine dell'Aula capitolare da cui si gode una superba veduta della rupe e del Duomo.
Il rapporto con il paesaggio di Orvieto
La posizione della Badia permette di cogliere il rapporto tra l’architettura monastica, la Rupe di Orvieto e il paesaggio circostante. Il campanile è ben visibile dal fronte sud di Orvieto e dalla vallata circostante.
L’arco ogivale dei ruderi premostratensi incornicia la vista della rupe di Orvieto e delle guglie del Duomo, creando uno dei punti panoramici più suggestivi del complesso.

Le tombe etrusche dei Settecamini
Dall'abbazia, in altri 2 km ci si porta alle tombe etrusche dei Settecamini (IV-III secolo a.C.), scoperte nella seconda metà dell'800, dalle quali furono staccate pitture parietali ora custodite nel Museo archeologico nazionale.
Visita e informazioni pratiche
Oggi l’Abbazia dei Santi Severo e Martirio, di proprietà privata, è stata trasformata in una lussuosa struttura ricettiva, in cui alcuni spazi sono stati adibiti a luoghi dedicati agli ospiti, altri, quali la torre ed altri ambienti del complesso medievale, sono liberamente visitabili.
La Badia è oggi trasformata in un’elegante struttura ricettiva di qualità, si può infatti visitare liberamente nella parte che non è stata adibita a servizi, che comprende l’antica torre e diverse evidenze dell’antico complesso medievale.
| Informazione | Dato |
|---|---|
| Nome | Abbazia di San Severo e Martirio |
| Nome comune | La Badia |
| Località | La Badia - 06027 Orvieto (TR) |
| Distanza da Orvieto | Circa 3 km |
| Strada | Direzione sud, lungo la strada che conduce a Porano |
| Prenotazione | Non richiesta |
| Servizi | Sala convegni |
| Orari indicati | Lun - Chiuso; Mar - Chiuso; Mer - Chiuso; Gio - Chiuso; Ven - Chiuso; Sab - Chiuso; Dom - Chiuso |
La parte visitabile comprende l’antica torre e diverse evidenze dell’antico complesso medievale, mentre altri ambienti sono destinati ai servizi della struttura ricettiva.