Casa di carta: le frasi divertenti di Lourdes e le battute più memorabili della serie

Le frasi divertenti di Lourdes in La casa di carta si inseriscono nel vasto repertorio di battute ironiche, sarcastiche e surreali della serie spagnola ideata da Álex Pina. Tra rapine, ostaggi, piani impossibili e scontri con la polizia, il gruppo del Professore riesce spesso a spezzare la tensione con dialoghi esilaranti.

Arturo Román, alias Arturito, è uno dei personaggi più adatti a questo tipo di umorismo: cerca continuamente di atteggiarsi a eroe, provoca gli altri, semina confusione e finisce spesso per essere ridicolizzato. Accanto a lui, Tokyo, Nairobi, Denver, Palermo, Berlino, Alicia Sierra e gli altri protagonisti regalano alcune delle battute più divertenti e memorabili della serie.

Le frasi più divertenti di Arturito

Arturo Román è il personaggio più indisponente di tutta la serie, introdottosi nella banca per provare a fare l’eroe, seminare zizzania, prendere un sacco di botte. Il suo modo pomposo di parlare e la sua convinzione di essere un leader lo trasformano spesso nel bersaglio delle battute degli altri.

«Le dico cosa penso. Che lei è un pagliaccio» è la frase del governatore rivolta ad Arturo Román, alias Arturito, e lo stronca in questo modo nel momento in cui incitava il governatore a fare l’eroe e a guidare una rivolta verso la banda.

Che è un po’ come dire «armiamoci e partite». Siamo nell’episodio 6, e il governatore così frena ogni entusiasmo di Arturito.

Un altro dialogo vede Arturo conversare con Miguel, giovane stagista informatico.

«Da questo momento io e te siamo lo zoccolo duro della resistenza» dice Arturo.

«Mi si secca la bocca solo a sentirlo» risponde il ragazzo.

La scena funziona proprio perché Arturo trasforma una situazione confusa in una grande impresa personale, mentre Miguel reagisce con un’ironia secca e molto più lucida.

Le battute di Lourdes e il sarcasmo della serie

Il tono comico di La casa di carta nasce spesso dal contrasto tra la gravità degli eventi e la leggerezza con cui alcuni personaggi li commentano. Le battute di Lourdes possono essere lette all’interno di questo umorismo corale, fatto di sarcasmo, provocazioni e risposte inattese.

La serie è una fonte inesauribile di frasi celebri e scene cult. La cosa ci permette di parlare anche di qualcuno che è sempre presente, ma che, per ragioni di spazio, nella recensione della stagione 4 non siamo riusciti a nominare: l’insopportabile Arturo Roman, alias Arturito.

Tra le frasi più efficaci per il loro tono ironico ci sono quelle in cui i personaggi ridimensionano le ambizioni degli altri, trasformano la paura in una battuta oppure reagiscono all’assurdità degli eventi con una calma quasi surreale.

Le frasi divertenti di Tokyo

Tokyo è la voce narrante di molte vicende e alterna riflessioni drammatiche a frasi provocatorie e battute dirette. Il suo linguaggio è impulsivo, ironico e spesso irriverente, proprio come il suo modo di affrontare il pericolo.

«Nessun giorno è perfetto per una rapina» è una delle frasi con cui Tokyo presenta il proprio modo di vedere la vita e il rischio.

«Sono una tipa che scappa con corpo e anima» descrive invece la sua personalità inquieta e il suo rapporto con la fuga.

«Facciamo festa!» è la frase simbolo di Tokyo, un po’ una di quelle frasi che diventano un marchio di fabbrica, che dicono chi sei.

La dice spesso, quando è sull’isola caraibica con Rio, e nell’episodio 3 quando, una volta sfuggita insieme a Nairobi alle cinque guardie del corpo del governatore della banca, decide di scendere al piano inferiore e sfidarli.

Il «facciamo festa!» può essere allora un momento di intimità con Rio, il bisogno di balli sfrenati e movida notturna, ma è soprattutto il segnale di Tokyo per rompere gli indugi, per dire: ora entro in campo, io non ho paura.

«Eravamo il cazzo di Camerun che giocava senza scarpe contro il Brasile e tutti volevano che vincessimo» è un’altra frase di Tokyo, caratterizzata da un’immagine esagerata e da un’ironia amara.

«A chi fa cose prive di senso non è che non interessino le conseguenze. No, ci interessano come agli altri, è solo che riusciamo a vederle solo quando è troppo tardi, ci accorgiamo di queste conseguenze solo quando le abbiamo sotto gli occhi».

«Tutti ci costruiamo una palla di neve con le decisioni sbagliate, un masso gigantesco come il masso di Indiana Jones e continua a inseguirti nel pendio per schiacciarti. Tutte le decisioni che prendiamo nel passato ci portano nel futuro».

Il tono di Tokyo diventa ancora più divertente quando prende in giro Nairobi con una battuta volutamente provocatoria.

«Leccapassere sarai tu, ho visto come ti si è indurito il bottoncino».

Nairobi: ironia, coraggio e battute fulminanti

Nairobi è una delle protagoniste che più spesso usa l’ironia per alleggerire le situazioni pericolose. Le sue battute sono dirette, aggressive e spesso costruite per mettere in difficoltà chi le sta davanti.

«O la va o la spacca. Tokyo style» riassume il suo atteggiamento impulsivo e combattivo.

«Allora miei cari, nei prossimi minuti vi giocherete le palle» è una frase che trasforma la tensione in una provocazione collettiva.

Quando Berlino rischia di comportarsi come se fosse dentro un film, Nairobi lo riporta bruscamente alla realtà.

«Non fare stronzate Berlino, questo non è un film di Tarantino».

Durante una conversazione con Bogotá, Nairobi sfodera un’altra battuta memorabile.

«Dovresti scrivere un libro Bogotà: come fare il padre senza smettere di drogarsi».

Palermo e l’umorismo senza filtri

Palermo è uno dei personaggi più provocatori della banda. Il suo umorismo è spesso irriverente, esagerato e volutamente eccessivo, tanto da creare discussioni con gli altri membri del gruppo.

«Bum, bum, ciao» è la frase che dà il titolo a un episodio, il quinto, de La casa di carta.

Una serie che spezza la tensione dell’azione della rapina con una serie di flashback, di momenti in cui possiamo vedere la banda con un’aria più rilassata.

È l’occasione per metterci dentro dei dialoghi più pop, monologhi che, facendo le debite proporzioni, potrebbero esser usciti dalla penna di Tarantino.

Qui il protagonista è Palermo, che parla della bellezza del sesso omosessuale tra uomini, contestato, ovviamente, dalle donne del gruppo.

Per lui si tratta di «Bum bum ciao, due uomini si incontrano e si alleggeriscono a vicenda, bum bum ciao, e non sanno neanche il loro nome, è meraviglioso».

«Io non dico che le donne non siano in grado di sentire piacere, questo sarebbe misoginia, ma semplicemente non ne avete bisogno».

«Il sesso femminile è condizionato dalla procreazione. In un luogo o in un altro, le donne sono alla ricerca di un uomo con cui scambiare i geni per formare una famiglia. Voi donne avete troppe cose nella testa, noi uomini abbiamo solo una cosa: eiaculare. E per questo facciamo bum, bum, ciao».

Le sue affermazioni sono volutamente assurde e provocatorie, e proprio per questo diventano uno dei momenti più comici dei dialoghi della banda.

Le battute di Berlino

Berlino affronta anche i momenti più pericolosi con una teatralità che produce alcune delle frasi più divertenti della serie. Il suo umorismo nasce dalla sicurezza ostentata, dal gusto per le formule solenni e dalla capacità di rendere elegante anche una situazione completamente fuori controllo.

«Quel che è importante è morire con umorismo» è una delle sue battute più rappresentative.

«Le banconote da 500 euro le usano i russi e i cafoni. Non sono russo. Ti sembro un cafone?».

«È proprio il fatto che sembri impossibile che lo rende così bello» racchiude il modo in cui Berlino guarda ai piani della banda e alle imprese considerate irrealizzabili.

Siamo all’inizio della stagione 3 de La casa di carta, e in un flashback, antecedente ai fatti della prima stagione, vediamo Berlino e il Professore discutere di possibili piani, e di quello alla Banca di Spagna, che è al centro di questa stagione.

«È impossibile» dice titubante il Professore una volta capito di cosa si tratta.

«È proprio il fatto che sembri impossibile che lo rende così bello» dice Berlino con quella follia negli occhi che lo contraddistingue.

«Cosa sarebbe la vita senza un po’ di rischio? È questa che la rende eccitante».

«A volte la distanza è l’unico modo di trovare pace» è invece una frase più malinconica, pronunciata da Berlino durante il flashback che racconta il suo rapporto con Palermo.

Alicia Sierra: sarcasmo e umorismo nero

Alicia Sierra è una delle figure più sarcastiche e imprevedibili della serie. Il suo umorismo è spesso nero, tagliente e accompagnato da una follia lucida che le permette di affrontare il Professore e la banda senza rispettare i codici tradizionali.

«È vedovo da cinque minuti e già telefona ad altre donne» dice Alicia Sierra alla prima chiamata del Professore.

Siamo sempre nel primo episodio della stagione 4, e da questa frase si capisce bene il carattere dell’Ispettore Sierra, il suo sarcasmo, la sua follia.

«Già che mi prendo la colpa. beh. affibbiatemi anche l’omicidio di Manolete, l’omicidio di Kennedy, il Golpe Tejero, l’attentato al Papa. Adesso vado e mi prendo la colpa di tutto».

La frase arriva quando i brutali modi della polizia sono stati svelati in diretta tv e il colonnello Tamayo intima ad Alicia Sierra di prendersi le colpe per lasciare pulite le istituzioni.

Lei sembra capire, e accetta la cosa con un velo di ironia. E così spara questa battuta, una delle migliori della stagione.

«Faremo quello che farebbe Putin. Prima spariamo, poi facciamo le domande».

L’ispettore Alicia Sierra, vera rivelazione tra le new entry della nuova stagione, è una donna incinta caratterizzata da lampi di lucida follia e una perfidia fuori dal comune.

Esce da ogni protocollo e da ogni direttiva della polizia, e fa capire a chi si ispira.

Le frasi divertenti del Professore

Il Professore è la mente de La Casa de Papel ed è soltanto grazie a lui che i rapinatori sanno come comportarsi in ogni occasione. È un uomo freddo, calcolatore, appassionato di scacchi e origami.

La sua ironia nasce spesso dal contrasto tra la precisione dei suoi piani e l’assurdità delle situazioni che deve gestire.

«Nessun nome, nessun particolare personale, nessuna relazione» sintetizza le regole con cui il Professore prepara la banda.

«Un piano che sarebbe considerato completamente folle a qualsiasi persona sana di mente. Quindi dimenticate di esserlo».

È il Professore che parla, nell’episodio 7. È il Professore che conosciamo, si è ripreso dallo sconforto in cui era piombato e che gli impediva di ragionare.

Ha un piano preciso per liberare una persona a lui cara, e convoca un nuovo gruppo di alunni a cui dare lezioni, un gruppo di minatori delle Asturie.

Ed ecco la frase con cui inizia la lezione.

«Il senso dell’udito unito alla paura è la più grande fonte di paranoia».

«Questa non è più una rapina, questo non è più un attacco al sistema, questa è una guerra».

Il Professore è infatti un uomo freddo, calcolatore, appassionato di scacchi e origami. Nel corso de La Casa de Papel scopriamo che da bambino è stato costretto per molto tempo in ospedale a causa di una malattia e che tutto ciò che fa nasce in realtà da una promessa.

«Noi siamo la Resistenza», ripete a se stesso e ai membri della banda.

Sergio non è un villain come tanti altri: il suo obiettivo non è ferire qualcuno. Anzi, come ben sappiamo, il Professore ripete più volte che nessuno deve rimanere ferito.

Denver e le battute più immediate

Denver contribuisce all’umorismo della serie con battute spontanee, risposte istintive e una comicità molto fisica. Il suo modo di parlare è spesso diretto e privo di filtri.

«La vita ti fotte anche solo guardandola» è una delle sue frasi più note.

«Io tiro fuori la bandiera bianca solo quando vince il Real Madrid».

Durante una conversazione con Miguel, uno degli ostaggi, Denver crea uno dei dialoghi più leggeri della terza stagione.

«Ti piace il cinema?».

«No, vedo le serie».

È un divertente scambio tra Denver e Miguel, uno degli ostaggi, un impacciato stagista informatico, con una passione per una collega.

Denver la intuisce e gioca un po’ con lui, prima a sua insaputa poi d’accordo con lui, per farlo sembrare un po’ un eroe.

Di certo un momento in cui La casa di carta, e Netflix, ironizzano su se stesse, facendoci capire anche come siano entrate nell’immaginario del pubblico oggi.

Le frasi più ironiche della prima parte della serie

Le prime stagioni presentano già lo stile che avrebbe caratterizzato la serie: battute assurde, provocazioni improvvise e osservazioni capaci di trasformare la tensione in comicità.

«Le donne ti garantiscono il sesso perché sono programmate per irretirti e farsi fecondare, poi non esisti più e lo capisci durante il parto» è una frase di Berlino costruita sul suo consueto tono provocatorio.

«Ti piace vivere la vita come un videogioco. Rapine, sparatorie, amanti, avventure. Ti piace saltare le paludi saltando sui sassi e ad ogni tuo passo affonda una pietra e lasci cadaveri per strada. È questo che ti piace fare» dice Mosca rivolto a Tokyo.

«È un ninja di merda con gli occhiali» è una battuta di Alberto.

«È difficile mantenere la speranza in un furgone, prigioniera e ammanettata» è una frase di Tokyo che unisce sarcasmo e situazione paradossale.

«La nostalgia ci seduce e ci fa pensare che i ricordi siano davvero dei momenti felici, ma non è così».

«L’amore ci fa vedere la vita con colori differenti. Tu ultimamente vedi tutto nero» dice Mariví alla figlia, l’ispettore Murillo.

Le frasi ironiche della terza stagione

La terza stagione mantiene il tono irriverente della serie e alterna azione, suspense e dialoghi destinati a diventare tormentoni.

«La vita si perde quando smettiamo di prendere decisioni» dice Arturo Román.

«I paradisi sono belli quando vivi una vita grigia, con il traffico. E allora scappi via» dice Tokyo.

«Credo che, in tutti i paradisi, vada allo stesso modo: alla fine qualcuno dà un morso alla mela e va tutto a puttane».

«Dobbiamo convocare la banda» dice il Professore.

«Quello che stanno facendo a Rio è una dichiarazione di guerra e noi siamo la Resistenza».

«Quel giorno su Madrid piovvero 140 milioni di euro. Il nostro modo di dire “siamo tornati”».

«Il lavoro che prima faceva Rio ora lo facevano 65 pakistani. Non sembravano i classici nerd che vanno alle feste a Silicon Valley, ma erano bravissimi».

«È quello che io chiamo il treno della strega, capisci che sta succedendo qualcosa e che sarai colpito da una scopa ma non sai da dove arriverà il colpo».

«Signori, continuate a coltivare la bellezza. E questo colpo è l’apologia della bellezza, è la nostra opera maestra».

«Se tu dovessi scegliere tra la tua rettitudine e l’ossigeno, cosa sceglieresti?».

«Bum, bum, ciao».

«L’amore non si cronometra. L’amore si vive».

«Conosco Sierra. Farà come Putin al teatro Dubrovka di Mosca».

«Sei stata la madre che hai potuto essere».

«È stato un onore servire sotto i suoi ordini».

Le battute della quarta stagione

La quarta stagione porta all’estremo il contrasto tra il caos della rapina e l’umorismo dei protagonisti. Tokyo apre la stagione con una frase che è insieme drammatica e paradossale.

«Tutto può andare a puttane in un millesimo di secondo».

Quel millesimo di secondo è lo sparo che ha colpito Nairobi e, da un’altra parte, ha finto di uccidere Lisbona.

«Il vero caos non fa rumore» è Palermo a parlare. Mentre, dopo aver rotto con il resto della banda ed essere stato esautorato dal ruolo di capo dentro alla banca, ha istigato Gandìa, il capo della sicurezza della Banca di Spagna, a liberarsi e a ribellarsi alla banda.

«Quello che non vediamo ci condiziona più di quanto ci sembri».

«Quello che non vediamo è quello che alla fine più ci ossessiona».

«Gandìa era un animale che avrebbe potuto rifugiarsi nella sua tana dopo aver abbattuto due prede. Ma era un predatore e non si sarebbe fermato fino a quando non avesse ucciso tutto il gregge».

Tokyo, all’inizio dell’episodio 6, racconta ancora le movenze di Gandìa, che diventa una vera e propria nemesi per la banda.

«Il dolore è un usuraio. Se contrai un debito con lui non lo ripaghi mai più» è ancora Palermo a parlare, nell’episodio 8.

«Le prime volte sono speciali, uniche. Però le ultime volte non hanno paragone, non hanno prezzo. Il fatto è che la gente, di solito, non sa che lo sono».

«Tutti ci portiamo dentro un cecchino che mira al cuore, ma il vero terrore arriva quando il proiettile non colpisce te, ma una persona che ami».

Scene cult con battute e situazioni comiche

Le frasi divertenti diventano ancora più efficaci quando sono legate a scene cult. In La casa di carta, l’umorismo non è separato dall’azione: nasce spesso proprio nel momento in cui la situazione dovrebbe essere più drammatica.

Tra le scene cult della terza stagione de La casa di carta c’è anche quella in cui un dirigibile, ovviamente griffato con il logo della banda, il volto di Salvador Dalí, sgancia sopra le piazze di Madrid una pioggia di banconote, pari a 150 milioni di euro.

Poco dopo, sui grandi schermi, il Professore si toglierà la maschera. Sempre più Robin Hood.

Uno dei momenti di più alta tensione è quando, probabilmente braccati dalla polizia, il Professore e Lisbona, con il camper da cui trasmettono, rimangono impantanati in una stradina di campagna.

Dalla casa escono un gruppo di persone, che li riconoscono e decidono di aiutarli e coprirli con la polizia.

Tra le scene più emozionanti ci sono anche due stalli, degni di un film di Tarantino.

Nel primo, nella terza puntata della stagione, Rio e Nairobi si trovano due contro cinque, cioè quattro pistole contro cinque agenti a cui sparare, che a sua volta puntano le loro armi contro di loro.

Nell’ultima puntata, è Lisbona a trovarsi con due pistole, una per mano, contro due fucili di una coppia di contadini che vuole consegnarla alla polizia.

Tensione altissima. Ma una via d’uscita c’è sempre.

Le scene cult della quarta stagione

Nella quarta stagione, Gandìa diventa il centro di alcune delle scene più dure e tese, mentre gli altri personaggi continuano a reagire alle situazioni con battute e commenti taglienti.

Catturata Nairobi, la tiene in ostaggio, legata contro una porta del bagno, quasi come fosse crocifissa, e con la testa che fuoriesce dalla porta, sfondata proprio all’altezza del volto.

In modo che gli altri, che sono fuori dalla porta, la possano vedere in volto, vedere la sua sofferenza.

Gandìa le spara anche alla mano. È qui che tutti, la banda, ma anche noi che guardiamo, cominciano ad odiare questo personaggio.

Quando il Professore, nell’episodio 7, sferra il suo «attacco alla tenda», cioè al quartier generale della polizia, il suo è un attacco mediatico.

L’accusa è di aver violato i diritti umani, di aver torturato Rio in maniera disumana.

I servizi segreti, e Luis Prieto, pensano bene di andare in conferenza stampa e smentire tutto.

Ma sui telefoni e i tablet dei giornalisti arriva un filmato, in diretta dall’Algeria, dal luogo delle torture, con un professionista turco che ammette tutto.

Marsiglia è stato inviato sul posto proprio per questo. Game, set, match per il Professore.

Le frasi più belle con una vena ironica

Non tutte le frasi memorabili sono apertamente comiche. Alcune diventano divertenti per il modo in cui descrivono situazioni assurde, decisioni estreme o sentimenti vissuti con un linguaggio sorprendentemente concreto.

«L’amore è sempre una buona ragione per mandare all’aria tutto».

Le parole di Tokyo ne La casa di carta rappresentano uno spunto di riflessione in cui tanti possono ritrovarsi.

«Paradossale, no? Che dobbiate usare la violenza per mantenere la pace».

Palermo colpisce con questa semplice frase e riassume l’insensatezza di quella violenza che si giustifica portatrice di pace.

«La cosa peggiore non è perdere la libertà ma perdere gli affetti».

«Nell’amore c’è sempre un orologio che fa tic tac. C’è sempre un conto alla rovescia. Non basta amare qualcuno, devi arrivare in tempo».

«A volte la distanza è l’unico modo di trovare pace».

«Il vero caos non fa rumore».

«Quello che non vediamo ci condiziona più di quanto ci sembri. Quello che non vediamo è quello che alla fine più ci ossessiona».

Perché le battute di Arturito funzionano così bene

Arturito è divertente perché crede di essere il protagonista eroico della situazione, mentre gli altri personaggi e gli spettatori vedono chiaramente i suoi limiti.

Il suo atteggiamento è quello di chi vuole guidare una rivolta senza avere né il coraggio né l’autorevolezza necessari. Per questo la frase «Che lei è un pagliaccio» arriva come una risposta perfettamente proporzionata alla sua vanità.

Arturo cerca continuamente di presentarsi come il simbolo della resistenza, ma le sue iniziative provocano soprattutto caos e irritazione. Il contrasto tra la sua autostima e il giudizio degli altri alimenta gran parte della comicità del personaggio.

Il suo rapporto con Miguel rende ancora più evidente questo meccanismo: Arturo parla come un comandante, mentre Miguel risponde come una persona che vorrebbe soltanto evitare di essere coinvolta nei suoi piani.

Una selezione rapida delle frasi più divertenti

  • «Nessun giorno è perfetto per una rapina».
  • «Facciamo festa!».
  • «Non fare stronzate Berlino, questo non è un film di Tarantino».
  • «Io tiro fuori la bandiera bianca solo quando vince il Real Madrid».
  • «Mi si secca la bocca solo a sentirlo».
  • «Le dico cosa penso. Che lei è un pagliaccio».
  • «È un ninja di merda con gli occhiali».
  • «Quel che è importante è morire con umorismo».
  • «Bum, bum, ciao».
  • «Il vero caos non fa rumore».
  • «Tutto può andare a puttane in un millesimo di secondo».
  • «Faremo quello che farebbe Putin. Prima spariamo, poi facciamo le domande».
  • «Un piano che sarebbe considerato completamente folle a qualsiasi persona sana di mente. Quindi dimenticate di esserlo».
  • «Dovresti scrivere un libro Bogotà: come fare il padre senza smettere di drogarti».
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