«Hai riempito le mie mani»: il significato biblico delle mani di Dio

Nella Bibbia l’espressione “mano di Dio” ricorre circa trecento volte e indica la passione di Dio per la vita comunicata al mondo e all’umanità e il suo coinvolgimento per renderla piena. Dio con le mani crea, si prende cura, sostiene, libera, agisce con potenza, salva, benedice, ma anche giudica, corregge, condanna e punisce.

Il titolo «Hai riempito le mie mani» richiama la convinzione che Dio colmi l’esistenza con la vita e con la sua parola d’amore. La mano invisibile e intangibile di Dio è anche su di noi: ci guida, ci incoraggia, ci protegge, ci rafforza e ci dà coraggio.

Mani di Dio che plasmano l’uomo

Le mani di Dio nella creazione

Il primo tratto della mano di Dio che vogliamo mettere a fuoco ci viene suggerito dal famosissimo affresco della Cappella Sistina, dove Michelangelo ci consegna il momento della creazione di Adamo proprio attraverso il tocco, appena avvenuto o che accadrà di lì a poco, tra la mano del Creatore e la mano della creatura. Non a caso nella Bibbia la creazione viene narrata all’inizio; all’origine del mondo, all’origine di ogni vita c’è l’atto creativo di Dio: volontà, cuore, parola e mano di un Dio che crea, dà origine, dà vita.

Tutta la creazione è opera Sua, è fattura delle Sue mani come ci viene ricordato in diversi passi biblici: “Nella sua mano sono gli abissi della terra, sono sue le vette dei monti. Suo è il mare, è lui che l’ha fatto; le sue mani hanno plasmato la terra” (Salmo 95,4-5); “Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita…” (Salmo 8,4); “Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani” (Salmo 8,7); “I cieli narrano la gloria di Dio, l’opera delle sue mani annuncia il firmamento” (Salmo 19,2); “In principio tu hai fondato la terra, i cieli sono opera delle tue mani” (Salmo 102,26)); “Il Signore Dio fece la terra e il cielo” (Gn 2,4); “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo” (Gn 2,19) …

Sì, Dio ha plasmato l’uomo (ʾādām, in ebraico) con polvere dal suolo (ʾădāmâ, in ebraico), e non l’ha certo fatto solo col pensiero, ma con le mani: con le mani ha raccolto la terra, con le mani ha plasmato quella terra, le ha dato forma.

“Le tue mani mi hanno fatto e plasmato” (Salmo 119,73; Gb 10,8); Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia. Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra” (Salmo 139,13-15); “Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente” (Gn 2,7); “Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo” (Gn 2,22); “Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani” (Salmo 138,8); “Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci plasma, tutti noi siamo opera delle tue mani” (Is 64, 7) …

Non solo la creazione è il frutto della manualità di Dio, ma lo è anche l’uomo stesso: tu che stai leggendo sei opera bellissima, molto buona, delle mani di Dio.

È vero: io, tu siamo terra, fango, poca cosa, ma siamo terra benedetta e molto buona perché raccolta e plasmata dalle mani stesse di Dio.

Scrive Giovanni Cesare Pagazzi commentando Tertulliano, un Padre della Chiesa: “…il coinvolgimento di Dio nella creazione dell’uomo è mozzafiato: non si è accontentato di chiamare all’esistenza mediante la propria Parola onnipotente, ma si è proprio sporcato le mani, prendendo la terra e plasmando la statua umana e animandola col proprio respiro. […] Dio è «tutto dedito e occupato in quel fango», «toccato», «preso dalle sue mani», materia poverissima, plasmata tenendo davanti come modello il suo Figlio, prossimo a diventare carne”[1].

Se ci fai caso il tuo corpo e in particolare alcune parti, assomigliano proprio ad argilla lavorata dalle mani esperte di un vasaio: guarda le tue orecchie, modellate dal dito di Dio; le parti concave del viso, modellate dal suo pollice…

La mano di Dio che sostiene e provvede

Con le sue mani si prende cura: «Tutti da te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno. Tu lo provvedi, essi lo raccolgono, tu apri la tua mano, si saziano di beni» (Sal 104,27-28); salva: «Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso» (Dt 5,15; cfr. 4,34; Es 13,3-14; Sal 17,7; 104,7).

Offre protezione: «La mia mano è il suo sostegno, il mio braccio è la sua forza» (Sal 89,22; cfr. Dt 33,3; Gb 5,18; Qo 9,1; Sap 3,1). Le sue mani rialzano chi è caduto: «Se egli cade, non rimane a terra, perché il Signore sostiene la sua mano» (Sal 37,24).

Il salmista dice: "Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente" (v.16). Questa metafora esprime la straordinaria generosità di Dio, il quale apre la mano per soddisfare i nostri desideri.

Si colloca nel mezzo di una sezione del salmo centrata sull'amore grande e sulla fedeltà di Dio. Il marchio di fabbrica di tutte le sue opere è l'amore: il Signore è "buono in tutte le sue opere" (v.17b, MSG). "Fedele è il Signore in tutte le sue parole" (v.13b).

Questo salmo è pieno di promesse meravigliose. Il Signore ci sosterrà (v.14). Il Signore ci è vicino (v.18), esaudisce i nostri desideri (v.19), veglia su di noi (v.20).

Azione della mano di DioSignificato
Creare e plasmareDio dà origine alla vita e forma l’uomo
Aprire la manoDio provvede e sazia il desiderio di ogni vivente
SostenereDio rialza chi vacilla e chi è caduto
SalvareDio libera dalla schiavitù e dal pericolo
ProteggereLa mano di Dio è sostegno e forza
GuidareDio accompagna chi riceve una missione

A noi non rimane che rispondere con la lode: "Canti la mia bocca la lode del Signore e benedica ogni vivente il suo santo nome, in eterno e per sempre" (v.21).

"Signore, come bambino lascia che ti tenga per mano e che cammini con te per tutti i miei giorni, sicuro del tuo amore e della tua forza" (Preghiera di Tommaso da Kempis, 1380-1471 circa).

La mano di Dio come guida e mandato

La mano di Dio è garanzia di mandato divino «Poiché la mano del Signore, suo Dio, era su di lui» (Esd 7,6.9). Il profeta Ezechiele, in particolare, esprime la guida, l'assistenza e la cura di Dio nella sua missione: «La mano di Dio su di me» (cfr. Ez 2,9; 8,1-3.6; 33,22; 37,1-2).

La mano del Signore fu pure sopra Eliseo (2Re 3,15) e anche Isaia ne fece esperienza (Is 8,11).

La mano di Dio è su Esdra. Il libro di Esdra parla di una comunità che ricomincia da capo. Non riguarda un solo uomo. Tuttavia, Dio si serve di Esdra in modo speciale.

Esdra sa che la mano del Signore è su di lui: "Perché la mano del Signore, mio Dio, era su di me e ho radunato alcuni capi da Israele, perché salissero con me" (7,28).

Esdra prende con sé altri 1.500 uomini, probabilmente circa 5.000 persone in tutto (8,1-14).

La mano di Dio e la legge

Chi teme il Signore non incorre in alcun male, se subisce tentazioni, ne sarà liberato di nuovo. Un uomo saggio non detesta la legge, ma l'ipocrita a suo riguardo è come una nave nella tempesta.

L'uomo assennato ha fiducia nella legge, la legge per lui è degna di fede come un oracolo. Prepàrati il discorso, così sarai ascoltato; concatena il tuo sapere e poi rispondi.

Perché un giorno è più importante d'un altro? Eppure la luce di ogni giorno dell'anno viene dal sole. Essi sono distinti secondo il pensiero del Signore che ha variato le stagioni e le feste.

Alcuni giorni li ha nobilitati e santificati, altri li ha lasciati nel numero dei giorni ordinari. Anche gli uomini provengono tutti dalla polvere e dalla terra fu creato Adamo.

Ma il Signore li ha distinti nella sua grande sapienza, ha assegnato loro diversi destini. Alcuni li ha benedetti ed esaltati, altri li ha santificati e avvicinati a sé, altri li ha maledetti e umiliati e li ha scacciati dalle loro posizioni.

Come l'argilla nelle mani del vasaio che la forma a suo piacimento, così gli uomini nelle mani di colui che li ha creati, per retribuirli secondo la sua giustizia.

Di fronte al male c'è il bene, di fronte alla morte, la vita; così di fronte al pio il peccatore. Considera perciò tutte le opere dell'Altissimo; due a due, una di fronte all'altra.

«Ho riempito il tino»: il dono ricevuto e condiviso

Io mi sono dedicato per ultimo allo studio, come un racimolatore dietro i vendemmiatori. Con la benedizione del Signore ho raggiunto lo scopo, come un vendemmiatore ho riempito il tino.

Badate che non ho faticato solo per me, ma per quanti ricercano l'istruzione. Ascoltatemi, capi del popolo, e voi che dirigete le assemblee, fate attenzione.

L’immagine di chi ha riempito il tino non indica un possesso chiuso in se stesso, ma una ricchezza raccolta anche per gli altri. La sapienza ricevuta diventa servizio per quanti ricercano l’istruzione.

Le mani di Maria

Le mani di Maria «parlano» dalle opere d’arte in cui compaiono: sono state mani di bimba, di sposa, di donna felice, di madre affranta, mani che hanno sperimentato la terra e il cielo, sono diventate soprattutto mani di madre per tutti gli uomini, mani di grazia per «gli esuli figli di Eva».

Chiudiamo il mese di maggio, tradizionalmente il mese dedicato a Maria, con altri capolavori dell’arte che la ritraggono e in cui le sue mani diventano chiavi di lettura delle opere stesse.

Mani che piangono

Andrea Mantegna, Cristo morto (1500 ca), Milano, Pinacoteca di Brera

Asciugano lacrime le mani di Maria nel dipinto del Mantegna invaso dalla figura fortemente scorciata del Cristo morto. Di fatto, appare solo una mano di Maria, e riprende nel dorso la visione delle mani di Gesù trapassate dai chiodi della croce.

Il dolore della Madre non ha qui alcuna idealizzazione, così come è assolutamente priva di idealizzazione la morte del Cristo, che diviene così ampia, invasiva e totalizzante, da occupare tutto il dipinto.

Il pianto della Vergine è tutto lì nelle sue mani, ed è un pianto senza conforto: gli altri due personaggi che appena si intravedono, presumibilmente Giovanni e la Maddalena, sono a loro volta soli nel loro lutto.

Gesù non è, come nelle tradizionali immagini delle «pietà», sostenuto dalle braccia di sua Madre, appoggiato alle sue ginocchia: lui giace da solo su un tavolo duro e gelato, e a lei non resta che piangere desolatamente.

Questa immagine è disperatamente terrena, senza nulla di simbolico o di divino. Per Gesù è semplicemente venuto «il tempo di morire» dopo che aveva avuto quello «di nascere», e per sua Madre è venuto, inevitabilmente, il «tempo di piangere».

Mani che pregano

Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori (1527 ca), Brescia, Musei Civici d’Arte e Storia

È vero che i pastori sono venuti per adorare Gesù, ma in questo dipinto del Lotto è sua Madre che, inginocchiata sulla sua stessa paglia, congiunge le mani in preghiera per adorare il Bambino.

Queste mani di Maria, morbide e affusolate, si dispongono orizzontalmente e in modo parallelo al corpo di Gesù. Pregano le giovani mani di Maria; pregano e adorano, pregano forse perché stia lontano un pensiero assillante, perché questo Bambino bellissimo, nato da lei, abbracci soltanto un agnello uguale a tutti gli altri agnelli della terra, senza premonizioni né allegorie.

Maria prega perché quelle ante della finestra, che hanno i legni a forma di croce, non rimandino a nessun destino futuro, ma siano solo i legni di una finestra contro un banale tramonto, come quello di tutti i giorni sulla terra.

Le mani di Maria adorano quel piccolo Bimbo tutto suo e già così poco suo, e lo pregano perché il suo cuore regga alla bellezza dei suoi riccioli biondi e alla volontà che lui già esprime di incamminarsi con decisione verso la strada che è venuto a percorrere.

Le mani di Gesù nei Vangeli

Nel Nuovo Testamento, il richiamo alle mani sananti di Gesù risuona 39 volte. Egli riceve il potere del Padre nelle sue mani (Gv 3,35), con esse protegge le pecore dai nemici (Gv 10,28-29).

Con la mano benedice i bambini e i discepoli (Mt 19,13; Lc 24,50). Le sue mani guariscono (Mc 1,40.41; Mc 5,21-43; Mc 1,31; Mt 8,15; Mc 7,33, Mc 8,23.25); accarezzano (Mc 10,13), toccano il morto per risuscitarlo (cfr. Lc 7,14); salvano Pietro che affondava nelle acque: «Gesù tese la mano, lo afferrò» (Mt 14,31); portano i segni del suo amore (Lc 24,39; Gv 20,20.27).

Nei Vangeli leggiamo che Gesù guariva imponendo le mani su persone malate, o anche solo toccandole con le mani (ad esempio, Marco 6,5; 8,23). Altre volte imponeva le mani sulle persone per benedirle (10,16).

Ai suoi discepoli diceva che le loro mani sarebbero state usate per guarire i malati (16,18). Ed è questo che è successo: persone che venivano guarite grazie all'imposizione delle mani (ad esempio Atti 8,17-18). Altre venivano riempite di Spirito Santo (9,17; 19,6) o ricevevano doni attraverso l'imposizione delle mani (2 Timòteo 1,6).

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La mano tesa verso chi soffre

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all'altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva».

Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello.

Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male.

E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: "Chi mi ha toccato?"».

E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va' in pace e sii guarita dal tuo male».

Prendere per mano e rialzare

Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!».

E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte.

Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina.

Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.

Mi fermo su due gesti. Il primo è quello richiesto dal padre della fanciulla a Gesù, il secondo è quello che attua Gesù nei confronti della ragazzina.

Partiamo dal primo. Questo capo della sinagoga che sappiamo dall'evangelista Marco chiamarsi Giairo chiede a Gesù la guarigione della figlioletta. Anzi chiede più di una guarigione, perchè la bambina è morta. Chiede una risuscitazione.

Ma non mi fermo sulla richiesta sproporzionata che viene fatta quanto sul gesto con cui il padre chiede la risuscitazione. Chiede un gesto ufficiale, un gesto di benedizione, un gesto che ha accompagnato il ministero dei profeti nell'Antico Testamento, il gesto solenne dei sacerdoti, che è passato di autorità nella liturgia cristiana.

L'imposizione delle mani: il gesto religioso per antonomasia. E adesso andiamo al secondo gesto, alla fine del brano, quello che compie Gesù verso la ragazzina.

Il gesto è il prendere per mano la ragazzina. Non un gesto religioso, ma un gesto di profonda tenerezza umana. Non un porsi dall'alto, ma un fianco a fianco di Gesù. Bellissimo!

La ragazzina del Vangelo è metafora della nostra gioventù. Di cosa hanno bisogno oggi i giovani per rinascere? Una certa generazione adulta chiede siano educati alla religiosità, alla dottrina. Loro invece, i giovani, hanno bisogno di umanità, di tenerezza.

Non il Dio della religione, ma la condivisione della loro vita. "A latitare tra i più giovani è il Dio con la maiuscola, il Signore terrifico dell’Antico Testamento, sostituito da un altro più dimesso, il Dio minuscolo delle piccole cose, che non è più un’entità carica di mistero ma ha a che fare con la ricerca di un’armonia personale. Alla dimensione della trascendenza e della eternità subentra quella dell’immanenza e la temporalità. E il Dio del timore cede il passo alla figura dell’amore”.

La mano destra: potenza, salvezza e giustizia

La mano di Dio è qualificata anche come 'mano destra'. La destra indica la potenza e l'abilità di Dio, la dolcezza e l'elezione, la capacità di uccidere e di guarire: «La tua destra, Signore, terribile per la potenza, la tua destra, Signore, annienta il nemico» (Es 15,6. 12); «Il Signore con la mano destra compie prodigi» (Sal 118,15-16 ).

La mano di Dio è, pure, simbolo della sua giustizia punitiva: «Per questo è divampato lo sdegno del Signore contro il suo popolo, su di esso ha steso la sua mano per colpire» (Is 5,25; cfr. Sal 21,9; 32,4; Rut 1,3).

La mano del Signore, quando colpisce il fedele, non lo distrugge, perché è mano misericordiosa. Conclude il re Davide: «Ebbene cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!» (2Sam 24,14; cfr. 1Sam 5,9; 28,17; Gb 1,11; 19,21; Sir 2,18).

Punisce i nemici del popolo di Dio (Sal 21,9).

La mano di Dio nelle prove

La pagina evangelica ci conduce oggi nel Cenacolo dove, terminata l’ultima Cena, un senso di smarrimento rende tristi gli Apostoli. La ragione è che le parole di Gesù suscitano interrogativi inquietanti: Egli parla dell’odio del mondo verso di Lui e verso i suoi, parla di una sua misteriosa dipartita e ci sono molte altre cose ancora da dire, ma per il momento gli Apostoli non sono in grado di portarne il peso (cfr Gv 16,12).

Per confortarli spiega il significato del suo distacco: se ne andrà, ma tornerà; nel frattempo non li abbandonerà, non li lascerà orfani. Manderà il Consolatore, lo Spirito del Padre, e sarà lo Spirito a far conoscere che l’opera di Cristo è opera di amore: amore di Lui che si è offerto, amore del Padre che lo ha dato.

Lo Spirito Santo illumina lo spirito umano e, rivelando Cristo crocifisso e risorto, indica la via per diventare più simili a Lui, essere cioè "espressione e strumento dell’amore che da Lui promana" (Deus caritas est, 33).

In quei giorni, la folla [degli abitanti di Filippi] insorse contro Paolo e Sila, e i magistrati, fatti strappare loro i vestiti, ordinarono di bastonarli e, dopo averli caricati di colpi, li gettarono in carcere e ordinarono al carceriere di fare buona guardia.

Egli, ricevuto quest’ordine, li gettò nella parte più interna del carcere e assicurò i loro piedi ai ceppi. Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i prigionieri stavano ad ascoltarli.

D’improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito si aprirono tutte le porte e caddero le catene di tutti.

Il carceriere si svegliò e, vedendo aperte le porte del carcere, tirò fuori la spada e stava per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gridò forte: «Non farti del male, siamo tutti qui».

Quello allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando cadde ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che cosa devo fare per essere salvato?».

Risposero: «Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia». E proclamarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa.

Egli li prese con sé, a quell’ora della notte, ne lavò le piaghe e subito fu battezzato lui con tutti i suoi; poi li fece salire in casa, apparecchiò la tavola e fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per avere creduto in Dio.

La tua destra mi salva, Signore. Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca. Non agli dèi, ma a te voglio cantare, mi prostro verso il tuo tempio santo.

Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà: hai reso la tua promessa più grande del tuo nome. Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza.

La tua destra mi salva. Il Signore farà tutto per me. Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani.

Le mani piene della Parola e della vita

Vorrei che oggi insieme riflettessimo su un disegno di Marc Chagall. Un artista nato nel 1887 in Russia bianca. Forse nei tratti di queste persone si può vedere qualcosa che ricorda la Russia.

Sono una coppia, stanno molto vicino, addirittura le loro teste si toccano. La donna tiene nella mano destra una candela accesa. L’uomo ha un libro in mano.

Sono circondati da simboli che hanno a che fare con la loro vita. Vediamo a sinistra il crocifisso, che sembra quasi sorvolare i due personaggi. Guarda dall’alto verso di loro due e apre le braccia in un gesto di benedizione.

L’artista ci mostra Gesù come ebreo con lo scialle di preghiera intorno ai fianchi. La tavola che riporta le parole Iesus Nazarenus Rex Iudorum, ci ricorda che Gesù era Nazareno e che viene mandato alla croce perché visto come il re degli ebrei.

L’aureola ci dice che quest’uomo sulla croce è il Messia, il servo sofferente come ci viene presentato da Isaia. Anche la pendola è un motivo che Chagall ha usato spesso come simbolo del tempo che passa e come avvertimento della vanità della vita.

In questa prospettiva possiamo anche interpretare la candela che la donna tiene nella mano. La fiammella della vita è minacciata, deve essere protetta. La vita si può spengere facilmente.

Rimangono ancora come simboli la luna che nel suo ritmo crescente e calante fa pensare nuovamente alla fugacità della vita e poi il libro in mano all’uomo. Senz’altro questo libro è la bibbia ebraica.

Questo testo era il filo conduttore della vita nel ghetto ebraico dove cresceva il giovane Marc Chagall. La vita dell’uomo e della donna in questo disegno è compresa tra la pendola borghese e le sofferenze del crocifisso, tra il suono dell’orologio e il grido: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Marco 15,34).

Loro due, come anche noi, vivono nel campo di tensioni tra la bellezza generale e il progressivo degrado, tra l’amore e la morte. Vivono la loro vita, scandita dalla luna con il libro dei libri in mano, che è il filo conduttore della loro vita.

Questo quadro si intitola: Mi hai riempito le mani. Sì, Dio ha riempito anche le nostre mani. Con la fiammella della vita che ci dato e con la sua parola d’amore che ci conduce in questa vita.

Marc Chagall Mi hai riempito le mani

Quando le mani diventano responsabilità

Al figlio e alla moglie, al fratello e all'amico non dare un potere su di te finché sei in vita. Non dare ad altri le tue ricchezze, perché poi non ti penta e debba richiederle.

Finché vivi e c'è respiro in te, non abbandonarti in potere di nessuno. È meglio che i figli ti preghino che non rivolgerti tu alle loro mani.

In tutte le azioni sii sempre superiore, non permettere che si offuschi la tua fama. Quando finiranno i giorni della tua vita, al momento della morte, assegna la tua eredità.

Non esagerare con nessuno; non fare nulla senza giustizia.

Le mani, nella prospettiva biblica, non sono soltanto il luogo del potere, ma anche quello della responsabilità. Ricevere qualcosa nelle proprie mani significa amministrarlo, custodirlo e usarlo senza ingiustizia.

Il rapporto con il servo e il richiamo alla giustizia

Foraggio, bastone e pesi per l'asino; pane, castigo e lavoro per lo schiavo. Fà lavorare il tuo servo, e potrai trovare riposo, lasciagli libere le mani e cercherà la libertà.

Giogo e redini piegano il collo; per lo schiavo cattivo torture e castighi. Fallo lavorare perché non stia in ozio, poiché l'ozio insegna molte cattiverie.

Obbligalo al lavoro come gli conviene, e se non obbedisce, stringi i suoi ceppi.

Se hai uno schiavo, sia come te stesso, poiché l'hai acquistato con il sangue. Se hai uno schiavo, trattalo come fratello, perché ne avrai bisogno come di te stesso,

Se tu lo maltratti ed egli fuggirà, per quale strada andrai a ricercarlo?

Il testo conserva le categorie sociali del suo tempo, ma al suo interno pone anche un limite decisivo all’arbitrio: «Non fare nulla senza giustizia» e «trattalo come fratello».

La mano della perseveranza e il discernimento

La mano di Dio scrive il nostro nome nel libro della vita Avere il proprio nome scritto nel "libro della vita" di Gesù (v.8b) è un grande privilegio.

Di fronte alle persecuzioni, il popolo santo di Dio resiste con "perseveranza" e "fede" (v.10b, MSG). La prima "bestia" (v.1b) sembra essere una potenza persecutrice.

Gli unici che non la seguono sono tutti coloro i cui nomi sono scritti "nel libro della vita dell'Agnello, immolato fin dalla fondazione del mondo" (v.8b).

Per questo, abbiamo sempre bisogno di sapienza per discernere il bene dal male. Come pure dobbiamo ringraziare Dio che con la sua mano ha scritto il nostro nome nel libro della vita dell'Agnello.

Signore, ti prego di donarmi sapienza, fedeltà e pazienza. Aiutami a vincere il male con il bene.

La mano di Dio e il rinnovamento della comunità

Il libro di Esdra parla di una comunità che ricomincia da capo. Non riguarda un solo uomo. Tuttavia, Dio si serve di Esdra in modo speciale.

La mano di Dio non indica soltanto una protezione individuale, ma può accompagnare un popolo che ricostruisce la propria vita. La guida ricevuta diventa capacità di radunare, istruire e organizzare una comunità.

Allora io mi sono sentito incoraggiato, perché la mano del Signore, mio Dio, era su di me e ho radunato alcuni capi da Israele, perché salissero con me.

La stessa dinamica appare nella condivisione dei beni: come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest'opera generosa.

Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà.

Non si tratta di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: «Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno».

È vero: io, tu siamo terra, fango, poca cosa, ma siamo terra benedetta e molto buona perché raccolta e plasmata dalle mani stesse di Dio. Su questa certezza vogliamo far riposare il nostro cuore in questo mese facendo nostra la preghiera del padre del ragazzo indemoniato: “Credo; aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24).

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