Storie di miracoli a Medjugorje: guarigioni fisiche e trasformazioni spirituali

Le storie di miracoli raccontate a Medjugorje comprendono guarigioni fisiche, ritrovamenti della fede e profonde trasformazioni interiori. In molte testimonianze, il presunto miracolo non riguarda soltanto la scomparsa di una malattia, ma coinvolge l’intera persona e, spesso, anche la sua famiglia.

Una malattia terribile può essere una grazia divina? La storia del piccolo Dario ci offre una chiara risposta. Medjugorje: la storia di Dario e della sua famiglia parla di due miracoli uno fisico, l’altro spirituale. Il miracolo di Dario potrebbe essere letto come una delle tante guarigioni avvenute a Medjugorje. Ascoltando però la testimonianza dei genitori del piccolo di 9 anni, ci siamo trovati di fronte ad un doppio miracolo che ha coinvolto non solo il bimbo, ma tutta la sua famiglia.

Medjugorje e il significato delle testimonianze di guarigione

La malattia di Dario è stata il mezzo che ha permesso la realizzazione del disegno divino di conversione dei suoi genitori. Nora aggiunse: “il miracolo avvenuto a mio figlio è straordinario, ma forse ciò che la Madonna ha fatto con la nostra conversione è ancora più grande”.

Le testimonianze raccolte a Medjugorje presentano spesso questo doppio aspetto: da una parte il desiderio di ottenere la guarigione del corpo, dall’altra la scoperta di una fede nuova, della preghiera, del perdono e di una vita spirituale rinnovata. Già, perché lo si dimentica sempre: la guarigione fisica è niente rispetto alla conversione.

La storia del piccolo Dario: il tumore al cuore

Dario ha solo 9 anni quando il suo piccolo cuore viene colpito da una rarissima forma di tumore. Una diagnosi feroce, arrivata improvvisamente ed inattesa che ha gettato i genitori del piccolo nella più profonda disperazione. Quello che sembrava un problema respiratorio manifestatosi da poco nascondeva una realtà ben più amara.

Siamo nel mese di novembre del 2006 quando Alessandro, il papà di Dario, si rende conto che c’è qualcosa che non va stava. Stava correndo, come faceva spesso nei momenti di tempo libero, con il figlio quando Dario si arrestò di colpo cadendo in ginocchio a terra. Respirava a fatica e quella che doveva esser una normale giornata di festa iniziò a prendere una piega ben diversa.

La corsa in ospedale, i controlli ed il referto. Dario aveva un tumore di ben 5 centimetri all’interno del proprio cuore. Un caso rarissimo di neoplasia, il diciannovesimo mai riscontrato fino a quel momento nel mondo.

La sua complessità consisteva nel fatto che era praticamente impossibile diagnosticarlo in quanto generalmente non presenta sintomi. Un tumore che, proprio per questo, porta spesso ad una morte improvvisa, senza preavviso.

“Perché noi, perché a noi” furono le parole disperate della mamma Nora all’udire quella sentenza. I genitori caddero così nella più nera disperazione. Alessandro, da sempre lontano dalla fede, esclamo: “Qui solo la Madonna ce lo può salvare”.

Il segno premonitore del Rosario

Ma perché Alessandro, uomo non di chiesa, aveva pronunciato quella frase? Perché, rileggendo ciò che gli era successo pochi giorni prima capì che aveva ricevuto un segno.

Mentre era dal suo amico parrucchiere, ricevette in regalo da questo una Coroncina del Rosario di cui Alessandro ignorava il significato e l’uso. “Questa coroncina - gli disse l’amico - era per un signore che qualche giorno fa mi aveva chiesto di pregare per il figlio malato terminale. Non l’ho più visto e per cui vorrei che tu la custodisca ne comprenda il senso e lo metti in pratica”.

Alessandro l’aveva riposta in una tasca non sapendo ancora cosa stesse per accadere nella sua vita.

Il viaggio a Medjugorje con Dario

Qualche settimana dopo il referto medico, si presenta in casa di Alessandro e Nora un conoscente che afferma di non essere lì per commiserarli ma per sapere se erano disposti a pregare, ad andare a Medjugorje.

E così, insieme al piccolo Dario i tre partirono per quello sconosciuto paesino della Bosnia come fosse l’ultima spiaggia. Portarono Dario da Vicka che proprio in quei giorni aveva ricevuto un messaggio in cui veniva esortata dalla Madonna a pregare per i malati di tumore.

La veggente li accolse e fece una preghiera molto intensa su Dario e sui genitori. Attività cui la veggente non era nuova.

“Lì ho capito - racconta Alessandro - che Maria si sarebbe presa cura di noi. Salii così a piedi nudi il Podbrdo mentre Dario correva saltellando da una pietra all’altra”.

Collina del Podbrdo a Medjugorje

Il rientro a Palermo e l’intervento negli Stati Uniti

Tornati a casa Nora ed Alessandro cercarono di riprendere la loro quotidianità pregando continuamente, ma sempre nel terrore che da un momento all’altro potesse accadere l’irreparabile, il tutto tenendo all’oscuro del male il piccolo Dario.

Interpellarono tanti specialisti anche tramite il Bambin Gesù di Roma. Fu così che arrivò una speranza. Negli Stati Uniti c’era la possibilità di intervenire.

Il costo da sostenere era di 400 mila euro. Una cifra improponibile che neanche vendendo la casa avrebbero potuto sostenere. Quando fu il momento di scegliere il da farsi alcuni amici benefattori e soprattutto la Regione Sicilia coprirono l’80% della spesa, il resto venne coperto dalla stessa struttura dove si sarebbe tenuto l’intervento.

I tre partirono così verso gli USA.

Il tumore scomparso durante l’operazione

Il 20 giugno del 2006, dopo aver illustrato l’intervento ed aver spiegato che non sarebbe durato meno di 10 ore, l’equipe iniziò l’operazione. Dopo neanche 4 ore il cardio-chirurgo entro nella saletta dove erano Alessandro e Nora li guardò sconcertato e disse:” Noi non sappiamo cosa sia successo ma non abbiamo trovato il tumore.

Le risonanze parlavano chiaro ed erano assolutamente esatte ma lì non c’è niente. Questa è una bellissima giornata non so dirvi altro”.

Nora e Alessandro non stavano nella pelle e ringraziarono la Madonna. Alessandro si recò di lì a poco nuovamente a Medjugorje per ringraziare la Gospa di tante grazie ricevute e per la nuova vita che era stata donata dalla Mamma Celeste a tutta la sua famiglia.

La storia di Dario viene quindi presentata come una guarigione fisica accompagnata da una conversione spirituale dei genitori. Il presunto miracolo, nella lettura della famiglia, non si limita alla scomparsa del tumore, ma comprende il cambiamento del modo di vivere, pregare e affrontare la sofferenza.

Gigliola Candian: dalla sclerosi multipla al ritorno a camminare

Vedere Gesù, tornare a camminare, ritrovare la fede: tre miracoli, un solo straordinario cammino quello di Gigliola Candian guarita a Medjugorje dalla Sclerosi multipla.

Noi l’abbiamo intervistata e ci ha rilasciato con meravigliosa semplicità una testimonianza, pacata, forte, commovente di quella che è la sua storia iniziata alcuni anni fa con la brutta malattia ma culminata con l’amore della Madonna e soprattutto di Gesù che ha sentito sempre vicino.

“Ho visto Gesù”

Un’esperienza sconvolgente se si pensa che anche per ben due volte lo ha visto. Ecco come ce lo ha descritto: “La prima volta fu nel 2013. Ero immobilizzata sulla mia carrozzina e stavo guardando la messa in televisione quando sull’Eucarestia ho notato il suo volto.

Ho provato imbarazzo e ho chiesto a diversi sacerdoti se era una cosa possibile. Mi hanno risposto di no che imprimono sulla particola la sigla IHS o la croce”.

Che non era frutto della sua immaginazione lo scoprì molto presto: “Il giorno in cui sono guarita ho sentito un gran caldo alle gambe e poi ho visto di nuovo Gesù. Era bellissimo: occhi celesti, capelli lunghi e sorrideva.

Assomigliava molto a quello della Divina Misericordia apparso a Santa Faustina Kowalska. Sembrava davvero in carne e ossa. Cosa ho provato nel vederlo? Un’immensa fitta al cuore”.

Insomma come essere innamorati, una sensazione che “accade quando nel cuore senti la preghiera”, ci confida con tenerezza.

La malattia e la conversione spirituale

Prima del suo calvario, Gigliola era una mamma e lavoratrice a tempo pieno di Fossò a Venezia. Casa, lavoro, alti e bassi. Credente si ma senza affanni. Una vita normale.

Ad un tratto, nel 2004, viene sconvolta da una malattia terribile, la Sclerosi multipla. La colpisce una forma violenta tanto che anche i medici si lasciano scappare esclamazioni come “Mai vista una cosa simile”.

La malattia, che la costringe sulla sedia a rotelle, a detta di tutti si può curare, con un’adeguata assistenza, ma non si può guarire. Un fulmine a ciel sereno insomma di quelli che stravolgono l’esistenza e la vita familiare.

Così tra una corsa in ospedale a Mestre e una a Milano, Gigliola decide di ascoltare gli zii e prova ad andare a Medjugorje. Siamo nel 2011.

Dopo il viaggio torna diversa come spesso accade. Quel paesino, dove si dice appare la Madonna, le lascia qualcosa: la fede, ad esempio. Ma anche una speranza.

Adesso crede nella preghiera, nella messa e nei sacramenti e ritrova anche la voglia di andare all’adorazione eucaristica. In altre parole quel viaggio le lascia quella che viene definita una “guarigione spirituale”.

La guarigione fisica nel 2014

Al primo pellegrinaggio ne seguono altri fino a settembre 2014 quando quel paesino adagiato sulle colline della Bosnia-Erzegovina le lascia ancora un dono da portare con sè e testimoniare al mondo: la “guarigione fisica”, la possibilità di camminare ancora.

In parole povere quello che si chiama un miracolo. Chissà cosa può provare chi ha ricevuto una tale grazia: “Non mi sono mai chiesta perché proprio io. Sai forse doveva semplicemente andare così.

I medici hanno visto una frattura alla colonna vertebrale, ma io sono qui che cammino ancora. Nel mio primo viaggio è avvenuta la mia conversione spirituale - dice - credo sia stata indispensabile perché avvenisse quella fisica dello scorso settembre”.

Il miracolo avviene durante una messa di guarigione e liberazione: “Un sacerdote mi ha fatto un’imposizione delle mani e sono caduta a terra nel cosiddetto riposo dello spirito per 40-45 minuti.

Ero in un’altra dimensione piena di serenità, non potevo muovermi ma sentivo tutto. Ho cominciato a piangere.

Poi, quando mi sono risvegliata, e prima di sedermi di nuovo sulla sedia a rotelle, il padre mi ha detto di fidarmi di Gesù e ho provato a camminare.

Ho sentito qualcosa o qualcuno che mi spingeva. E da quel momento la mia carrozzina è finita in un angolo, e cammino, certo sempre con qualche difficoltà, ma cammino di nuovo”.

Una testimonianza toccante, forte nella sua semplicità e verità. Ogni parola di Gigliola arriva dritta al cuore perché “le testimonianze sono importanti per far capire che Dio esiste”. Basta ascoltarla, vederla o incontrarla per capire quanto è vero.

Guarigione miracolosa: testimonianza di Silvia, guarita a Medjugorie

Arthur Boyle: la guarigione da un tumore dopo il pellegrinaggio

Un viaggio a Medjugorje per chiedere una guarigione impossibile. Una storia accaduta nel dicembre 2000 e Arthur Boyle dopo tutto questo tempo è ancora vivo e sta benissimo.

Arthur Boyle, Artie per gli amici, è un americano tipico. Foto a tutti denti, chioma folta, sorriso cordiale, faccia che ricorda vagamente Ronald Reagan.

Cattolico del Massachussetts, da buon americano cattolico ha tredici figli, tutti avuti da Judi, unico amore della sua vita. Si sono innamorati che lui aveva dodici anni e lei undici. Quando si sono sposati, lui ne aveva diciannove.

A quarantacinque anni Artie si è ritrovato con un brutto male. Sì, proprio quello. Visite, consulti, operazioni, insomma tutto l’ambaradam consueto che d’improvviso popola di medici e infermieri le giornate, che diventano un susseguirsi di appuntamenti, sale d’attesa, prelievi, ansie.

Ve la faccio breve: ad Artie viene detto che non ha speranza. Ma Artie ha una famiglia alle spalle. E questa si attiva.

Dove non arriva il medico, arriva la preghiera; quando la scienza getta la spugna, il credente non ha ancora esaurito le sue chances.

Così, un cognato e un amico convincono Artie a farsi accompagnare a Medjugorje. I medici non sono d’accordo, perché quello è messo davvero male: le metastasi si sono ormai diffuse. Ma per il terzetto è, semmai, un motivo in più per andare.

La salita sul Krizevac

Ve la faccio di nuovo breve: in cima al Krizevac, il “terminale” avverte un acuto dolore e un forte senso di soffocamento; gli accompagnatori temono che, come dicevano i medici, stia morendo per lo sforzo dell’arrampicata.

Invece, quello è sicuro che la Madonna lo abbia guarito. Finale: ritorno negli Usa, esami, il male è sparito.

Questa storia è accaduta nel dicembre 2000 e Arthur Boyle ha atteso fino allo scorso anno per darla alle stampe. Perché? Perché dopo tutto questo tempo è ancora vivo e sta benissimo.

Al Massachussetts General Hospital dicono che «le probabilità di una sopravvivenza di quindici anni in questo stadio del tumore e con questa velocità di sviluppo sono zero».

Un altro dei medici che seguivano Artie confessa: «Ogni volta che lo incontro mi sento sicuro che Dio esiste».

La conversione della famiglia

Un miracolo della fede? Sì, certo, della fede di pochi: la moglie, il cognato, l’amico del cuore. Artie stesso non era granché roccioso al riguardo, Né i suoi numerosi figli, giovani americani dell’era Obama.

Ma adesso, ecco che cosa dice uno di loro, Brian, giocatore di hockey (su ghiaccio pure lui) nella squadra dei New York Rangers: «La guarigione di mio padre è stata una fonte di conversione per me e per i miei undici fratelli. Ci ha cambiato tutti per sempre».

Due miracoli al prezzo di uno, il secondo più importante del primo.

Le origini di Medjugorje e la devozione alla Madonna

La Madonna di Medjugorje è una statua che raffigura le vergine santa, come apparsa ad un gruppo di veggenti agli inizi degli anni Ottanta. Essa prende il nome dal luogo di tali visioni, che è diventato meta di milioni di visitatori, che ormai da oltre quaranta anni giungono in tutto il mondo, per pregare e chiedere grazie alla Madre di Dio.

Nonostante, ci siano varie riserve da una parte della Chiesa sulla veridicità delle apparizioni, che hanno portato a sottoporre i veggenti a diversi esami neurologici e psichici, da cui non è risultato niente di anomalo, Medjugorje continua a essere oggetto di pellegrinaggi e di eventi miracolosi che ne incrementano la fama.

Medjugorje è un piccolo villaggio situato tra le aspre colline della Bosnia ed Erzegovina, a pochi chilometri da Monstar. Lontano dalla costa e dai principali centri urbani della regione, è diventato famoso per le apparizioni della Madonna a un gruppo di ragazzini, iniziate il 24 giugno 1981.

Questa è la data in cui si inizia la storia della Madonna di Medjugorje, giorno in cui Ivanka Ivanković, Mirjana Dragićević, Vicka Ivanković e Ivan Dragićević mentre passeggiavano in località Podbrdo, vicino ai piedi del monto Crnica, videro per la prima volta una figura femminile bellissima e luminosa che chiese loro di avvicinarsi.

I giovani, impauriti, scapparono subito per riferite tutto ai familiari, che li invitarono a non raccontare a nessuno l’accaduto, per evitare le ripercussioni della milizia governativa.

Nonostante il divieto, la notizia si diffuse e già dal secondo giorno iniziò a radunarsi una piccola folla di curiosi nel luogo dell’apparizione, dove altri due ragazzi prescelti Marija Pavlović e Jakov Čolo hanno potuto interagire con la Vergine.

Formato il gruppo di veggenti, il 25 giugno 1981 rappresenta la data dell’anniversario delle apparizioni. Queste ultime proseguirono quotidianamente anche in luoghi diversi e quando la notizia diventò di portata internazionale, a circa metà luglio, sulla collina di Podbrdo erano già migliaia i fedeli e i curiosi che si radunavano in preghiera intorno alle 18, ora delle visioni.

Statua della Madonna sul Podbrdo

Il Podbrdo, la statua e i luoghi di preghiera

Sulla collina del Podbrdo, è stato costruito un santuario e eretta una statua che raffigura la madonna della Pace vestita di bianco, su una nuvola, con una mano sul petto e una rivolta avanti, proprio come descritta dai protagonisti delle apparizioni, che viene venerata dai fedeli che arrivano a ogni parte del mondo a chiedere un miracolo.

Miracoli, apparizioni e messaggi

I segreti della Madonna sono stati affidati su una pergamena alla veggente Marjana e riguardano avvenimenti futuri, che verranno rivelati al mondo intero tre giorni prima della loro scadenza, da Petar Ljubičić che verrà informato dieci giorni prima.

Su tale pergamena i veggenti leggono cose diverse, solo tre vedono lo stesso messaggio. Oggi la Madonna di Medjugorje non appare più a tutti i veggenti come nel 1981.

Jakov e Ivanka, la vedono solo il 25 dicembre e il 25 giugno di ogni anno, Mirjana il 2 di ogni mese ed il 18 marzo, mentre Vicka, Ivan e Marija entrano in estasi quotidianamente, ricevendo messaggi che in genere sono degli inviti a pregare per la pace e per coloro che soffrono.

Intanto sono tanti quelli a cui la Madonna di Medjugorje ha fatto dei miracoli, tra cui il primo quello di far guarire Daniele, un ragazzino paraplegico dalla nascita. Sono molti quelli che raccontano di alterazioni nella visione del sole e di strani movimenti durante le apparizioni ai veggenti.

Il Seminario per la guarigione delle ferite della vita

Pubblichiamo alcune testimonianze ricevute all’indomani del Seminario per la guarigione delle ferite della vita spirituale e fisica, svoltosi a Medjugorje, nei giorni 24 -27 ottobre 2023.

Un Seminario che intercetta un grande bisogno che è nel popolo di Dio, spesso bisognoso di accompagnamento e di luce dinanzi alla Croce. Pochi giorni, di grande intensità spirituale.

Tanti i segni, le novità, i doni che lo Spirito Santo ha elargito ai 140 partecipanti al Seminario. La presenza materna di Maria, la comunione dei santi, la forza dei carismi interagenti, la comunione ecclesiale, la fraternità che si è creata, hanno favorito le condizioni per una forte esperienza della misericordia di Dio, personale e comunitaria.

Per molte persone in cammino, è stata l’occasione per ritrovare il giusto passo della fede. Per molte persone in difficoltà, il Seminario è stata una fonte di salvezza.

Per molte persone che per la prima volta si ponevano dinanzi alle loro fragilità, sono stati giorni preziosi per scoprire la spiritualità carismatica e per decidere di proseguire, inserendosi in un Gruppo o Comunità.

La testimonianza di Paolo: liberazione interiore e guarigione del ginocchio

Faccio parte del gruppo del Rinnovamento dello Spirito “Lo Spirito Santo”. Ho conosciuto il movimento durante la mia detenzione presso la Casa circondariale di Uta Cagliari, dove ho trascorso 4 anni e 6 mesi.

In quel periodo il Signore mi ha ricolmato di beni e grazie. Un giorno mi viene detto: “Dal 24 al 27 ottobre vieni a Medjugorje”. “Non credo” ho risposto.

“Ma così è deciso” “Chi l’ha deciso?” chiesi. La risposta fu “Lui” “Lui ha detto Paolo deve andare a Medjugorje”. No, non era mia intenzione andare.

Ma la spinta me l’ha data la mia ex moglie. Sono divorziato, ma anche in questa situazione il Signore mi ha colmato di beni e grazie”. “Vai” mi ha detto.

Così arrivai a Medjugorje, ma continuavo a dirmi che ci sto a fare qui. Poi ecco il primo colpo con il momento della purificazione, attraverso l’acqua e la lavanda dei piedi.

Dopo che Salvatore aveva esposto il tutto in un modo… che non saprei descrivere, ma le sue parole sono entrate nel profondo del mio cuore. Ho bagnato la mia mano nell’acqua benedetta, sentivo il bisogno di essere purificato, ripulito dalla lebbra, dal marciume che era dentro di me, era l’inizio di un cammino verso il cambiamento, verso Lui.

Il perdono dell’ex moglie e della madre

Giorno del perdono, la bomba. Ancora Salvatore riesce ad entrare e smuovere le mie viscere. Chiedere perdono, dare il perdono. Sconvolgente.

Ed ecco il momento. Tutto è offuscato ai miei occhi, come se ci fosse la nebbia. Una persona si avvicina a me, chiede perdono e vuole dare il perdono a chi ha lasciato un segno di dolore e sofferenza.

Io non sono più lì. Poi tutto cambia. Sento una voce che mi dice: “Io sono qui, cosa mi devi dire. Ho sofferto per il male che mi hai fatto”.

Improvvisamente ero davanti a chi oggi è la mia ex moglie. Il mondo è rotolato giù. Tutto è tornato nella mia mente, ho rivisto tutto quello che di male le ho fatto, l’averla lasciata sola con due bimbe a lottare e combattere perché ero finito in carcere.

Ho chiesto il suo perdono per tutto il male che le ho fatto. Alla fine, il peso che sentivo in me è scomparso.

Ma non era finita, c’era ancora da fare. Nella foschia ho visto questa piccola donna dai capelli bianchi, mi sono avvicinato e l’ho abbracciata e ho detto: “Mamma perdonami, perdonami perché non ti ho mai capito, perché non ti ho mai voluto bene, perché non ti parlavo”.

Poi la parte più difficile: “Mamma ti perdono per tutto il male che mi hai fatto. Per non avermi dato affetto, perché non mi hai mai coccolato, perché dicevi che avresti voluto una femmina, perché mio fratello era migliore di me, perché lui era stato capace di convertire la fidanzata, che non andava in chiesa e non credeva.

Perché mi hai fatto sentire un debole, incapace, inutile. Mamma ti perdono per tutto questo. Mamma TI VOGLIO BENE”.

In quel momento, attraverso questa donna, ho sentito il suo calore il suo amore. Un’altro peso cadeva e finalmente mi sono sentito libero, vivo.

La scomparsa del dolore al ginocchio

Altri avvenimenti ci sono stati in quei giorni, ma voglio raccontare di un miracolo che è accaduto quando sono tornato alla mia casa. l miracolo era già iniziato lì, il giorno della Croce, il giorno della guarigione fisica.

Circa 20 anni fa ho avuto un incidente che ha causato dei danni alla gamba sinistra. Operato, per quasi un anno ho avuto i ferri interni alla gamba.

Il ginocchio ne ha subito le conseguenze. Non potevo più correre o saltare. E se sforzavo il ginocchio mi faceva male.

Anche nei giorni che sono stato a Medjugorje ho avuto problemi con il ginocchio. Tornando, lunedì pomeriggio stavo andando a Messa e mi sono accorto che ero in ritardo, istintivamente ho iniziato a correre.

Correvo ma io non potevo correre! Tornato a casa ho raccontato la mia esperienza alla mia ex moglie, compreso il correre; poi mi sono messo a saltare: il ginocchio non mi faceva più male.

Il Signore mi ha tolto dolore, mi ha fatto tornare a correre a saltare a camminare senza fatica. Il Signore attraverso lo Spirito Santo mi ha richiamato di beni e grazie.

Mi ha guarito dal male interiore, mi ha donato il suo Spirito, mi ha guarito fisicamente. Sia Lode al Signore perché immensa è la Sua Misericordia.

La testimonianza di Alessandra: la gioia dopo la liberazione

Testimonio brevemente sull’esperienza vissuta, sullo stato di gioia e forza che dona lo Spirito Santo. Questo è avvenuto non appena mi sono alleggerita dei pesi e delle sofferenze che stanno nel mio cuore.

Durante questo Seminario ho realizzato che tutto ciò che mi crea sofferenza è nel mio cuore, non al di fuori di me. Questa consapevolezza ho maturato.

Liberandomi, ho assaporato la gioia di sapermi amare e quindi di sentirmi amata da Dio. Grazie Salvatore per questa preziosa e indimenticabile iniziativa.

La testimonianza di Alessandro: fede, comunione e battaglia spirituale

Caro Salvatore, Ti ringrazio perché è stato un bellissimo Seminario. La qualità delle catechesi era ottima, incentrate sulla guarigione e la liberazione, molto ricche della sapienza che ti ha donato Dio, del tuo frequentare importanti teologi e delle tante esperienze di vita carismatica che hai vissuto, molto utili per prepararci a combattere la battaglia spirituale.

Per me Medjugorje è un luogo speciale e sono contento che il Seminario sia stato proprio lì. Sono convinto che Maria, che ha preparato i primi apostoli alla Pentecoste, ci ha chiamati e ha un grande progetto per noi.

Speriamo che questo Seminario sia il primo di una lunga serie! Non mi preoccupano gli scettici, perché se vuole Dio può fare come ha fatto con p. Cantalamessa e papa Francesco, che inizialmente non vedevano con simpatia il Rinnovamento, e poi invece ne sono diventati grandi sostenitori.

Un grande regalo di Dio è stato incontrare tante belle persone da Gruppi e Comunità diverse dell’Italia, l’accoglienza gioiosa che ho ricevuto da subito e il clima di comunione che ho sperimentato tra noi.

È stato edificante e sono nate nuove amicizie. Ora ho tanti fratelli e sorelle che mi aspettano in diverse città.

La testimonianza di Anna: la forza della Croce e il perdono

Infinitamente grata al Signore per i giorni trascorsi al Seminario a Medjugorje. In un luogo dove la pace accarezza sempre, portando combattimenti che pur viviamo, in noi, e, intorno a noi, e, guerre varie tra popoli, con profonde meditazioni e instancabili lodi al Signore siamo stati introdotti alla contemplazione della Croce innalzata, con la potente intercessione della Madonna.

Quindi del Dolore e delle lacrime di Maria. Abbiamo sperimentato la Potenza della Croce. Sì, sotto la Croce si impara ad Amare.

La preghiera di guarigione, quindi di richiesta, sotto la Croce, è divenuta puro Amore. Il nome dolcissimo di Gesù che non volevamo smettere di invocare è stato Amore per Gesù, vero, puro, sano.

Ed è così che Gesù ci fa Grazia, Lui che è Amore puro, si intenerisce quando lo amiamo anche noi con Amore vero corale e uniti.

L’esperienza spirituale sul perdono è stata guarigione e, per me, anche un mettermi alla prova. La guarigione fisica e spirituale è avvenuta guardando Gesù, la Croce che è potenza che salva.

Altro non dobbiamo fare, le vendette uccidono chi le fa e chi le riceve. I frutti subito ricevuti hanno portato: gioia, gratitudine e amicizia, aiuto vero e fraterno.

Siamo stati liberati e graziati. Forza Luce e Gioia per procedere ora a vita nuova.

La testimonianza di Claudio: guarire le ferite affettive

Verso la conclusione del Pellegrinaggio in Israele e Palestina (agosto 2023), condotto da Salvatore Martinez, durante la raccolta delle testimonianze del vissuto appena trascorso, raccontai di come quell’esperienza avesse significato per me una tappa significativa in un percorso di liberazione e guarigione, in particolare riguardo la sfera affettiva correlata al rapporto con la figura paterna/maschile e materna /femminile.

Subito dopo gli interventi, lo stesso Salvatore colse l’occasione per anticiparci la prossima organizzazione di un Seminario di Guarigione a Medjugorje. Capii subito che avrei dovuto continuare il mio percorso proprio lì.

Sapevo che questo Seminario sarebbe stato decisivo, anche se - ma questa è una modalità tipica dell’azione dello Spirito - non sapevo cosa e come sarebbe successo.

Così, durante l’esercizio del “perdono”, scelsi di mettere ogni risentimento, ambivalenza, rivendicazione nel crogiuolo di una richiesta di perdono. Scelsi un’amica presente al Seminario.

Interrogato da lei sul significato di tale scelta, dissi che - attraverso di lei - intendevo chiedere perdono a mia madre, nonne, zie, maestre e tutte le donne della mia vita che in qualche modo potevano avermi trascurato, frainteso, abbandonato, umiliato.

Lei accolse la mia richiesta, comprendendo la natura profonda delle mie irrequietezze, ferite ed ambivalenze; allo stesso tempo mi diede il perdono per tutte le sofferenze che potevo aver inflitto alle donne incontrate nella mia vita, originate dai meccanismi affettivi ambivalenti intrisi di risentimento.

Pensai che fosse tutto finito lì, ed indubbiamente mi sembrava che finalmente mi fosse stato concesso ciò che mi era necessario affinché il mio cuore potesse aprirsi all’amore incondizionato.

Ma alcuni piccoli segni mi avrebbero dato ulteriori conferme. Così, quando ci muovemmo in preghiera sul Podgbro dapprima e durante la discesa dal Krizevac poi, trovandomi in coda al gruppo, ebbi l’occasione - nel camminare sulle pietre aguzze di quelle colline - di sostenere altre due compagne di quel Seminario, porgendo loro il mio braccio.

Mi resi conto che, quel modo di sostenere col mio braccio era identico a quello con cui accompagno regolarmente mia madre negli spostamenti necessari per le sue visite mediche e le varie commissioni.

Intuivo dunque l’emergere in me di una delicatezza, pazienza, chiarezza di pensiero di cui dubitavo poter essere capace.

Nei giorni successivi, nel mio ritorno alla quotidianità, si è manifestato ancora più l’emergere di questi doni di discernimento, gioia intima, pazienza, amorevolezza.

Nel mio lavoro (educativo) con i carcerati ho notato quanto sia migliorata sensibilmente la capacità di ascolto e avvicinamento, a persone portatrici di turbamenti e conflitti interiori.

Dopo anni di fallimenti e disordini sentimentali, il mio cuore è improvvisamente fiorito, e ho potuto riconoscere ciò che vi era di bello, profondo e amorevole nello sguardo di una donna da cui mi ero tenuto a distanza per un anno, oscillando in modo scostante tra il mio sentire affinità/attrazione e il turbamento provocato dalle mie paure e pregiudizi.

Sono passati quasi quarant’anni, da quando - allora diciassettenne - mi allontanai dalla fede e dai sacramenti, e altresì 12 anni dalla mia conversione.

Eppure per alcuni il percorso può essere tanto lungo (penso a quello che racconta S.Teresa d’Avila, al riguardo), prima che riesca a lasciarsi pervadere dallo spirito di Gesù e nutrirsi della Grazia.

Il mio cuore guarisce, la gratitudine che sorge in me è difficile da raccontare, perché non dipende tanto e solo dalle esperienze che vivo in questo momento, ma perché dentro di me sento nascere quell’uomo interiore di cui parla san Paolo (Ef 3, 16-19), radicato nella fede e nell’amore.

La testimonianza di una partecipante: affidarsi alla preghiera

Carissimo Salvatore, sento nel cuore di lasciare testimonianza della grazia di Dio ricevuta per mezzo dello Spirito Santo che ci ha accompagnato in questo Seminario a Medjugorje.

Non è immediato lasciare testimonianza perché anche se molto espansiva e parlante dell’opera di Dio, molto spesso custodisco nel silenzio del mio cuore la grazia ricevuta, la medito e lascio tempo allo Spirito affinché agisca e renda ancora più visibili i doni ricevuti.

Questa vuole essere una lettera a te rivolta, per renderti partecipe di ciò che il Signore ha compiuto e compirà e per ringraziarti di essere prezioso strumento nelle sue mani.

La mia decisione insieme a quella di Claudio è nata così: la sera prima vedo il post su Facebook del Seminario, riconosco la bellezza di questa occasione che subito però liquido con un “non è possibile”, troppi giorni di ferie, soldi che sempre mancano per poter fare proprio tutto e altre difficoltà che nel proseguo potrai capire.

Aggiungo, peraltro, che avevo bisogno di preghiera essendo in un periodo di difficoltà per la stanchezza di un combattimento con attacco multilaterale, che richiedeva immersione completa nello Spirito, in un luogo privilegiato per le grazie di Maria.

Claudio, comunque, tra qualche sospetto, essendo un po’ scettico su Medjugorje, mi chiede di verificare la disponibilità dei posti, mi rassicura che avrebbe provveduto lui a coprire la mia quota, dicendo il suo Si!

Dentro di me subito la convinzione che se era volere di Dio il viaggio si sarebbe fatto. E così è stato!

Il ritorno a Medjugorje in un tempo difficile

Arrivare fin qui non é stato facile. La pandemia, i controlli, i pochi trasporti. Ma quando si viene chiamati da Maria, si risponde. Troverà lei il modo di rendere tutto possibile.

Per chi non la conosce ancora, Maria è la donna più potente del mondo. Le strade sono deserte o quasi.

Per chi è abituato a vedere Medjugorje in un qualsiasi momento diverso da questo, sembra di trovarsi altrove. In un luogo probabilmente più simile a come era prima che divenisse il centro di pellegrinaggio più grande al mondo: un piccolo paese tra i monti bosniaci, dove cade la neve, ma crescono l’ulivo e il melograno, dove c’è silenzio e pace tutt’intorno, e le pietre sono dure e grigie.

Mi sento enormemente grata ad essere qui, in questo tempo soprattutto, una privilegiata. Lontano dal rumore e dalla confusione consueti, mi sembra di vedere le cose stagliate nella loro essenza: chiare, per quello che sono veramente.

Medjugorje tra le colline della Bosnia

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