Il Santuario della Beata Vergine del Santo Rosario di Fontanellato è uno dei più importanti luoghi di culto mariano del Parmense e una meta di pellegrinaggi provenienti dall’Emilia-Romagna, dall’Italia e anche dall’estero. Qui i fedeli si recano per ringraziare, affidare le proprie vite e chiedere grazie e benedizioni alla Beata Vergine del Rosario di Fontanellato.
La storia del santuario è legata alla presenza dei domenicani, alla statua lignea della Madonna del Rosario realizzata nel 1615, al primo miracolo attribuito alla Vergine nell’ottobre del 1628 e alla successiva costruzione di una chiesa più ampia, consacrata il 18 agosto 1660. L’edificio conserva la memoria di secoli di devozione popolare, attraverso la statua venerata, gli ex voto, i dipinti, le cappelle e le opere realizzate grazie alle offerte dei fedeli.
Le origini del culto e l’arrivo dei domenicani
Nel 1512 Veronica da Correggio, vedova di Giacomo Antonio Sanvitale, fondò nel paese, che deteneva in feudo con il titolo comitale, un convento di domenicani. La chiesa del convento venne edificata sopra il trecentesco oratorio di San Giuseppe, presso il castello.
Per la salvezza delle anime, dei suoi sudditi, la contessa di Fontanellato, Veronica da Correggio vedova di Giacomo Antonio Sanvitale († 1511), nel 1512 faceva venire a Fontanellato i frati domenicani. Provenivano questi dal convento osservante di S. Maria delle Grazie di Zibello, fondato nel 1496 dal marchese Pallavicino presso la riva del Po, e appartenevano all’area riformata dell’Ordine.
Sotto l’ispirazione di S. Caterina da Siena (1347-1380) i figli di San Domenico nel secolo XV si erano impegnati a osservare integralmente la regola primitiva, formando comunità di santi religiosi e di insigni predicatori, che, città e castelli, cercavano a gara di avere dentro o vicino alle loro mura.
Per tale motivo la contessa Veronica si rivolse al priore dei frati osservanti di Zibello, padre Alberto da Milano, e per suo tramite al Vicario generale della Congregazione riformata di Lombardia e al Maestro dell’Ordine, padre Tommaso de Vio detto il Gaetano, ottenendo alla fine quanto aveva desiderato.
I domenicani, come si legge nei documenti di fondazione, vennero a Fontanellato per pregare, celebrare le S. Messe, ascoltare le confessioni, evangelizzare il popolo, assistere spiritualmente gli ammalati che si trovavano nelle case sparse nelle campagne: in tal modo avrebbero procurato la “salus animarum”, la salvezza delle anime, intesa dal Santo Fondatore.
Appena giunti a Fontanellato (1512) i domenicani ebbero in dono dai marchesi Galeotti di Soragna un antico oratorio (del 1397) dedicato a San Giuseppe, distante 300 metri dalle mura del castello; dalla contessa Veronica ebbero il terreno su cui fabbricare il convento, dalla popolazione aiuti d’ogni genere.
Il convento e la nuova chiesa, edificata questa al posto del troppo piccolo oratorio, erano già agibili nel 1514. Tra i primi religiosi ivi assegnati troviamo il celebre teologo p. Isidoro Isolani da Milano, che nel mese di marzo di quell’anno “in oppido Fontanellatae in loco Sancti Joseph” (nel paese fortificato di Fontanellato in località S. Giuseppe) iniziava a scrivere la “Summa de donis Sancti Joseph”, capolavoro di dottrina teologica.
Guerre, distruzioni e ricostruzioni
Il convento subì saccheggi nel 1521 da parte delle truppe del Sacro Romano Impero che avevano occupato il ducato di Parma, e fu restaurato nel 1531. Nuovamente demolito per costruire nuove fortificazioni contro il ducato di Milano nel 1543, fu ancora ricostruito nel 1552, insieme alla chiesa, ancora dedicata a San Giuseppe.
Nel 1521 il ducato di Parma veniva occupato dalle milizie francesi, ma subito ricacciate dalle truppe imperiali: in poco tempo fu rovina dovunque. I frati di Fontanellato, insieme con la gente di campagna, si salvarono rifugiandosi nella rocca dei Sanvitale.
Il convento di San Giuseppe patì saccheggi. Dieci anni dopo (1531), assicurata la pace tra i belligeranti, i frati restaurarono l’edificio monastico.
Ma nel 1543, invaso il ducato dall’esercito milanese, i signori di Fontanellato demolirono il convento per ricavare pietre da usare in fortificazioni. Questa volta la comunità trovò rifugio nel priorato di San Benedetto a Cannetolo, concesso loro da papa Giulio III il 6 giugno 1550.
Terminata la guerra, nel 1552 i frati tornarono a Fontanellato tra le rovine della loro casa. Sorretti da inesauribile fiducia costruirono ancora una volta tempio e monastero, dedicandoli come prima a San Giuseppe.
La seconda metà del secolo XVI non registrò nello stato di Parma grandi rumori di guerre e i domenicani poterono attendere alla loro missione di “salvezza delle anime” con una pastorale rinnovata dalla moderna devozione alla Madonna del Rosario.
La confraternita del Rosario e la statua del 1615
Una confraternita dedicata alla Madonna del Rosario, con propria cappella, venne istituita nella chiesa conventuale nella seconda metà del XVI secolo. In questo periodo, all’interno della chiesa conventuale, fu istituita una confraternita dedicata alla Madonna del Rosario, la quale ottenne una propria cappella.
Solo dopo il Concilio di Trento viene promosso il culto della Madonna con il titolo di “Regina del Santo Rosario” che richiama tutt’ora numerosi pellegrini.
Nel 1615 fu realizzata la statua in legno da porre sopra l’altare della cappella, che ottenne negli anni successivi fama di essere miracolosa. L’altare di questa cappella, nel 1615, venne abbellito con una statua lignea della Vergine, realizzata da un artista parmigiano di cui non si conosce il nome.
Questa rappresentazione della Madonna, vestita con abiti riccamente decorati, divenne un simbolo di devozione per i fedeli. La statua inizialmente andava collocata sopra l’altare della cappella, ma poi venne riconosciuta come miracolosa.
Il primo miracolo del 1628
Il primo miracolo si verificò nell’ottobre del 1628 quando un certo Gian Pietro Ugolotti di Borgo San Donnino (oggi Fidenza), di anni 65, colpito da febbre continua maligna, raccomandatosi alla Santissima Vergine di Fontanellato ottenne immediata guarigione.
Il prodigio - rappresentato anche in un quadro votivo - venne approvato dalla Curia di Parma e poi dato alle stampe, insieme con altre grazie che i padri cominciarono a scrivere in appositi libri su testimonianza del devoti “graziati”. La notizia del prodigi si diffuse in tutta l’Emilia e nelle diocesi limitrofe.
Il prodigio - rappresentato anche in un quadro votivo - fu approvato dalla Curia di Parma e poi dato alle stampe, insieme con altre grazie che i padri cominciarono a scrivere in appositi libri su testimonianza del devoti “graziati”. La notizia del prodigio si diffuse in tutta l’Emilia e nelle diocesi limitrofe.
Nel 1628, si registrò il primo miracolo associato alla Madonna di Fontanellato, un evento che contribuì ad accrescere la venerazione nei suoi confronti. A quel primo miracolo ne sono seguiti altri; le numerose grazie ricevute infatti, oltre ad essere documentate e conservate presso gli archivi del Santuario, sono esposte all’interno della otto cappelle, luogo ove si possono ammirare oltre sedici “Miracolo Ovati” così denominati per la particolare conformazione.
La peste, la guerra e il trasferimento della statua a Parma
Il continuo e crescente afflusso di fedeli e pellegrini richiese, per conseguenza, la costruzione di un edificio sacro più vasto e più degno. Ma il progetto del nuovo santuario fu bloccato da due tristi avvenimenti quasi contemporanei: la peste scoppiata nel 1630, che raggiunse sia pure in forma meno virulenta anche Fontanellato, e la guerra scatenata dal governatore di Milano contro il ducato di Parma.
La peste che colpì la regione nel 1630, pur interessando solo marginalmente il borgo di Fontanellato, aumentò ulteriormente la fama taumaturgica della Madonna del Rosario, consolidando la sua importanza nella vita spirituale della comunità.
Per salvare l’immagine miracolosa della Madonna del Rosario da temuti sacrilegi da parte delle soldatesche, i padri di Fontanellato la trasferirono nottetempo a Parma per esporla nella chiesa del loro confratelli, detta di San Pietro Martire, che a quei tempi si trovava all’interno dell’attuale piazza della Pace (Pilotta), dove si vede il monumento a Giuseppe Verdi.
Durante una nuova guerra tra i ducati di Parma e di Milano la statua fu trasferita nel convento di San Pietro martire a Parma, da dove venne poi riportata a Fontanellato nel 1637.
Le grazie attribuite alla Madonna di Fontanellato
Senza numero le grazie fatte, particolarmente ai bambini. Si direbbe che la Madonna di Fontanellato abbia preso sotto la sua tutela speciale i piccoli innocenti, esposti a pericoli di ogni sorta.
La Madonna di Fontanellato è la «Madonna dei bambini». Senza numero le grazie fatte, particolarmente ai bambini.
Il miracolo più conosciuto della Madonna di Fontanellato durante la sua permanenza in Parma, e del quale esiste una relazione autentica nella Curia Vescovile, è quello operato a beneficio delle Madri Agostiniane di S. Cristoforo.
Quelle pie religiose vivevano in povertà estrema. Tante volte loro unico sostentamento era un pezzo di pane intinto nel vino. Ma ecco che tutto il loro vino va a male così da non essere più bevibile.
La Madre Priora mette tutte le sue speranze nella Madonna di Fontanellato. Propone alle consorelle di recitare cento Ave Maria ad onore della Vergine e ad implorazione del suo soccorso.
La mattina dopo, spillato un po’ di vino da ogni botte, fu trovato, dice la relazione, “tutto sanissimo, chiaro e bello come un rubino”.
La Madonna del Rosario ottenne per la città e per il ducato di Parma il dono sublime della pace e per la provatissima popolazione nuove grazie e prodigi materiali e spirituali.
La costruzione del nuovo santuario
La forte devozione popolare, alimentata da numerosi miracoli attribuiti alla Vergine del Rosario, portò i frati domenicani a intraprendere, a partire dal 1641, la costruzione di una nuova chiesa, situata all’esterno del paese. Questa nuova struttura, progettata per essere più ampia e ricca, avrebbe dovuto accogliere i tanti fedeli che si recavano in pellegrinaggio.
Nel 1641 fu avviata la costruzione di una nuova chiesa più ampia, inaugurata il 18 agosto del 1660, con l’incoronazione della statua ad opera di mons. Alessandro Pallavicini, vescovo di Fidenza.
La chiesa barocca, completata grazie ai fondi principalmente provenienti dalla famiglia Sanvitale, fu consacrata solennemente il 18 agosto 1660, alla presenza del vescovo di Fidenza, Alessandro Pallavicino.
La consacrazione e l’incoronazione della statua segnarono una fase decisiva nella storia del santuario, che divenne sempre più il centro della devozione mariana del territorio.
Architettura e opere d’arte del santuario
La struttura architettonica s’innalza sopra una pianta a croce latina con bracci e coro poco profondi; la vasta aula è ad unica navata, fiancheggiata da quattro cappelle per parte, il presbiterio è coperto da un’alta cupola che sovrasta l’altare maggiore dietro il quale si innalza l’edicola che accoglie la statua della Madonna del Rosario.
Il progetto architettonico della chiesa prevede una pianta a croce latina, con una navata unica affiancata da quattro cappelle su ciascun lato, a cui si aggiungono un transetto e un coro di dimensioni contenute.
L’arco di trionfo che separa il presbiterio dalla navata, venne ornato, dalla parte verso i fedeli, con quindici quadri che rappresentano i misteri del Rosario.
Perciò, quando i fedeli entrano in chiesa vedono immediatamente l’immagine della Madonna con il Bambino sorretto dal braccio sinistro e il Rosario offerto dalla mano destra, incorniciata dai quindici quadri che riproducono i misteri da meditare durante la recita delle decine di Ave Maria intercalate dal Padre Nostro.
L’interno, ad aula, si articola in quattro cappelle per lato, separate da lesene con capitelli corinzi in stucco. Interessanti le opere d’arte, fra le quali una collezione di bellissimi paliotti lignei e una serie di scagliole.
La facciata, di grande impatto visivo, è di stile neobarocco e realizzata interamente in marmo bianco. Essa è caratterizzata da un ampio porticato sostenuto da quattro pilastri, arricchiti da lesene, oltre a colonne con capitelli ionici in bronzo e semicolonne tuscaniche.
L’elegante balaustra superiore, adornata da colonnine, sostiene quattro statue di santi. Le sculture più esterne, raffiguranti San Ludovico Bertrando e Santa Rosa da Lima, provengono dalla facciata originaria, così come le statue di San Domenico e San Giuseppe, collocate nelle nicchie laterali.
La facciata si distingue per la sua altezza e per le decorazioni intricate, con quattro semicolonne corinzie che sostengono un elaborato architrave. Tre nicchie, ornate con cornici e timpani, ospitano statue, tra cui quella centrale dedicata alla Madonna del Rosario.
Infine, il frontone circolare centrale, riccamente decorato, è sormontato dalle statue che rappresentano la Speranza, la Carità e, al centro, la Fede, conferendo al santuario un aspetto maestoso e solenne.

Gli interventi dal Seicento all’Ottocento
Nel 1663 vengono ordinati sette quadri per gli altari di altrettante cappelle; per l’ottavo altare venne fatto scolpire un Crocifisso in legno.
Nel 1672, per i religiosi addetti al servizio del santuario, ha inizio la costruzione del nuovo convento, che si protrarrà per trent’anni.
Nel 1680 viene inaugurata la facciata della chiesa, che non è l’attuale, ornata con quattro statue di marmo raffiguranti: S.Giuseppe e S. Domenico nelle nicchie superiori e i due Santi domenicani S. Rosa da Lima (1586-1617) e S. Ludovico Bertrando (1526-1581) in quelle inferiori.
L’anno 1684 il conte Alessandro Sanvitale con la sposa Paola Simonetta fa pavimentare di marmo il presbiterio e lo circonda con una nobile balaustrata, contrassegnata dallo stemma di famiglia.
Nel 1690 il nuovo organo monumentale viene sistemato in fondo alla chiesa sopra le porte di ingresso. Nel 1701 l’artista “Marcus Mazellus” firma gli otto paliotti in scagliola policroma posti davanti agli altari laterali.
Nel 1706 alcuni quadri delle cappelle vengono incorniciati da ricche “ancone” in legno intagliato e dorato. A una data posteriore risalgono i “16 ovali” con i miracoli compiuti dalla Madonna di Fontanellato, collocati nelle brevi pareti laterali delle otto cappelle e gli altri in vari luoghi della chiesa, autore P. Rubini.
Il duca Ferdinando I nel 1769 tolse il santuario ai domenicani, ai quali fu poi riaffidato nel 1775. Con la soppressione degli ordini religiosi, voluta da Napoleone I nel 1805, il convento divenne sede della scuola delle suore Figlie della Carità, femminile, e della scuola maschile di Santo Stefano che aveva preso il nome di “Corpo dell’industria”.
Nel 1816 la duchessa di Parma Maria Luisa d’Asburgo-Lorena concesse il convento alle monache di clausura domenicane del convento di Colorno. Il convento venne restaurato nel 1822 e la chiesa nel 1858-1860.
Con la soppressione degli ordini religiosi nel 1866 l’edificio del convento passò al comune, dal quale venne riacquistato dai domenicani nel 1879.
La basilica minore e la facciata neobarocca
Nell’agosto del 1903 papa Pio X elevò la chiesa alla dignità di basilica minore. L’elevazione a basilica minore da parte di Pio X avvenne nell’agosto del 1903.
Nel 1913-1920 una nuova monumentale facciata in stile neobarocco sostituì, su disegno dell’architetto Lamberto Cusani, quella più antica, affiancata da un nuovo orfanotrofio, inaugurato nel 1925.
La facciata del Santuario della Beata Vergine del Rosario, neobarocca, si deve al progetto di Lamberto Cusani, del 1912-13, e all’opera dello scultore Ettore Ximenes, che recuperò anche le statue della facciata del XVIII secolo.
Nel 1925 venne sistemata davanti alla facciata una statua bronzea del beato cardinale Andrea Ferrari, opera dello scultore Amleto Cataldi.
Il cardinale Andrea Ferrari e il pellegrinaggio
La vita del cardinale beato Andrea Ferrari è un esempio: sua madre lo porta infante, gravemente malato, ai piedi della Madonna ottenendo piena guarigione.
Don Andrea Ferrari celebra la sua prima Messa (21 - XII - 1873) sull’altare del santuario che lo vide ricuperare la salute; il cardinal Ferrari, arcivescovo di Milano, solennizza il giubileo sacerdotale (21 dicembre 1898) ancora sull’altare della Madonna di Fontanellato.
Come pegno del suo amore e della pia gratitudine a Maria lascia un bellissimo calice sbalzato con policromie incastonate.
La sua devozione, manifestata ancora nelle immancabili visite annuali a ricordo del suo battesimo, meritò d’essere immortalata nel monumento bronzeo, innalzato davanti alla facciata del santuario (1925), che lo vede inginocchiato in atto di intensa preghiera.
È l’immagine del “pellegrino”.
Padre Giacinto Mazzetti e le opere di carità
Invece l’immagine del religioso che promuove la devozione alla Madonna del Rosario è impersonata da p. Giacinto Mazzetti (1869-1951), uno dei cinque chierici usciti dal seminario di Parma per farsi domenicani.
A lui si devono le seguenti opere: la costruzione della monumentale facciata del santuario su magistrale disegno dell’architetto Lamberto Cusani di Parma; la solennissima incoronazione della Madonna del Rosario avvenuta nella cattedrale di Parma il 21 maggio 1925; la creazione del monumento bronzeo del cardinal Ferrari inaugurato il giorno dopo la suddetta incoronazione; la fondazione dell’orfanotrofio nazionale Madonna di Fontanellato.
Padre Mazzetti da giovane fu brillante predicatore itinerante. Calcando i pulpiti d’Italia ebbe modo di conoscere e ammirare il santuario di Pompei e le opere sociali che il terziario domenicano Beato Bartolo Longo (1841-1926) vi aveva annesso a soccorso di tanta innocenza forzatamente abbandonata.
La devozione alla Madonna deve tradursi in opere di misericordia. Sull’esempio del vulcanico avvocato napoletano Bartolo Longo il sanguigno frate emiliano fece sorgere a fianco del santuario della Madonna di Fontanellato l’orfanotrofio, grazie alle offerte ovunque questuate con il foglio “Fiorita Mariana” proponendo l’offerta di 50 centesimi per un mattone!
Progettista del grandioso edificio fu ancora l’architetto Cusani. Mentre il fabbricato prendeva corpo, padre Mazzetti apriva a Casalbarbato vicino a Fontanellato un piccolo orfanotrofio affidandolo alle suore domenicane della Beata Imelda, fondate a Venezia da padre Giocondo Lorgna O.P. (1870-1928) che agli inizi del secolo fu per quattro anni Superiore del convento di Fontanellato e zelantissimo apostolo della Madonna del Rosario.
L’orfanotrofio durante la guerra e nel dopoguerra
Quando la costruzione dell’orfanatrofio era quasi finita scoppiò la II guerra mondiale (1940). Requisito dal governo l’orfanotrofio fu successivamente prigione di ufficiali inglesi, messo a sacco durante il governo Badoglio, trasformato in scuola per allievi ufficiali della Repubblica di Salò, perciò bombardato dagli alleati.
Padre Mazzetti, che per cinque anni assistette impotente allo scatenarsi della furia bellica contro quest’opera di misericordia, al termine della vita († 1951) ebbe il conforto di vedere grosse nidiate di orfanelli, d’ambo i sessi, raccolte nella “Casa del Fanciullo Madonna di Fontanellato”, perfettamente rimessa a nuovo dal dinamico sacerdote domenicano padre Domenico Acerbi (1900-1984) e diretta con tanto amore dalle suore domenicane della Beata Imelda.
L’orfanotrofio di Fontanellato, modello di organizzazione e di metodo educativo, fu aperto nel 1948, conobbe il massimo splendore nei decenni 1950-1970 raggiungendo il numero di 250 assistiti e di 23 suore, e fu chiuso nel 1982 a seguito delle leggi regionali sull’assistenza dei minori.
Venne sostenuto in parte da Enti pubblici (Enaoli) e in parte dalla popolazione, tanto devota alla Madonna quanto generosa a favore dell’innocenza.
Gli sviluppi più recenti del complesso
Nel 1965 è stato aperto un viale d’accesso al santuario, affiancato da un portico, e nel 1978 il convento è stato dotato di un chiostro interno.
Quelle opere che abbiamo sopra ricordato sono un riflesso della fede cristiana, favorita dalla devozione verso la Madonna del Rosario promossa dalla comunità dei frati domenicani, custodi del santuario, e da quanti altri sacerdoti, religiosi e laici, collaborano nei tempi forti dei concorsi e dei pellegrinaggi, che non conoscono diminuzioni.
In un clima di vivaci manifestazioni religiose, di profondi movimenti sociali e anche di spavaldo anticlericalismo i “concorsi” estivi e i pellegrinaggi riprendono sempre più numerosi. La devozione verso la Madonna del Rosario di Fontanellato è un faro di fede e di pietà popolare.
La galleria delle grazie ricevute e gli ex voto
A tutti questi ornati, patrocinati quasi sempre dai padri, si aggiungano le centinaia e migliaia di ex-voto, di cuori d’argento, di quadretti e memorie che ben presto cominciarono a coprire i pilastri e le pareti del santuario e degli ambienti sacri adiacenti.
Di tanto in tanto i cuori d’argento venivano fusi e trasformati in suppellettile liturgica e anche a sostegno del poveri.
La devozione verso la Madonna del Rosario veniva tenuta viva anche con la pubblicazione delle grazie e dei miracoli ottenuti, come si affermava, per sua intercessione.
Abbiamo notizia della raccolta curata da padre L. Malaspina nel 1630, da padre T. Pallavicino nel 1660, da un anonimo domenicano nel 1741; in seguito da altri ancora, fino ai nostri giorni, anche mediante il bollettino del santuario.
Molte grazie, dunque, vennero pubblicate. Molte altre sono ancora inedite, consegnate a manoscritti custoditi negli archivi; la maggior parte però sono note soltanto ai fedeli che le hanno ricevute e a Dio che le ha elargite, tramite la Vergine Santissima.
L’ex voto è la tradizionale forma di riconoscenza e devozione popolare. Ex voto è una locuzione latina, ellissi di ex voto suscepto, che si potrebbe tradurre “secondo promessa fatta” o semplicemente “da promessa fatta”.
È formula apposta ad un oggetto offerto in dono in età cristiana, a Dio, alla Madonna, ai santi, in particolare al santo protettore, per grazia ricevuta (P.G.R.), o in adempimento di una promessa fatta, indipendentemente dal risultato sperato.
All’interno del santuario inoltre, posti all’interno della galleria delle grazie ricevute, si possono ammirare i numerosi ex voto. Offerti dai fedeli fin dal diciassettesimo secolo e ben conservati nel Santuario in cui ancora oggi tanti fedeli si recano per chiedere Grazie e benedizioni alla Vergine.

Il significato del culto mariano
Dunque i domenicani hanno costruito un santuario appositamente per la Regina del Santo Rosario, la cui devozione porta alla conoscenza dei misteri della redenzione rivelati dalla Parola di Dio, alla frequenza del Sacramento Pasquale del Sacrificio eucaristico, preparato dal sacramento della penitenza.
Il significato più comune che si dà alla parola “religiosità” è l’atteggiamento umano che si riconosce e realizza il rapporto con Dio, e popolare in quanto la trasmissione del messaggio religioso avviene in modi e dimensioni recepibili al minimo livello culturale.
Ma la promessa fatta nel voto non ha il carattere delle promesse umane che vengono fatte per l’utilità dell’altro, perché nella promessa che viene elevata a Dio l’utilità ricade su di noi nel senso che “facendo il voto fissiamo immutabilmente la nostra volontà in ciò che ci occorre fare” (s. Tommaso d’Aquino).
Il voto più che catturare Dio viene a sostenere la volontà dell’uomo rendendola ferma nella pratica del bene. L’offerta non è più oggettuale e neppure canonica, ma di un cuore sequestrato nella dedizione a Dio e agli altri.
È sempre supposto che il voto venga emesso prudentemente e non, come si dice, a cuor leggero, un voto che esce dal cuore, perché se alcuno fosse moralmente conscio che l’ammissione del voto divenisse per lui occasione certa e continua di peccato, allora il voto, per lui, sarebbe più un male che un bene.
Perciò la bontà dell’atto votivo viene ascritta alla virtù della religione. Difatti il “far voto” e l’adempierlo può, espressamente, essere posto tra i modi di onorare Dio; e questo appartiene appunto alla virtù della religione.
Fede, miracoli e discernimento
L’esistenza di Dio e’ una verita’ essenzialmente di ragione piu’ che di fede, sempre che la ragione sia utilizzata bene. Invece la rivelazione di Dio, va oltre la ragione, cioe’ indica delle verita’ superiori alla ragione.
Un esempio su tutti la dottrina della santissima Trinità. Sia il Concilio Vaticano I° che il Concilio Vaticano II° affermano in sostanza che Dio può essere conosciuto con certezza attraverso la contemplazione e lo studio delle cose create.
Una prova dell’esistenza di Dio sono i miracoli riconosciuti dalla Chiesa e storicamente provati. Il miracolo per definizione è un fatto sensibile operato da Dio al di fuori di tutte le forze e leggi di natura ma che tendono al ripristino dell’ordine naturale.
La Chiesa prima di pronunciarsi per ogni miracolo, pone sette criteri di analisi e verifica degli eventi portati all’attenzione degli istituti ecclesiastici deputati a vagliare testimonianze e riscontri oggettivi.
La Chiesa in ogni caso non obbliga a credere ai miracoli, anche se sarebbe gravemente imprudente secondo alcuni sacerdoti, non credere almeno ai miracoli riconosciuti dalla Chiesa.
E i miracoli non riconosciuti? Per essi si può parlare di grazie fisiche o spirituali ricevute, avendo in mente che quando si parla, l’interlocutore possa suggestionarsi.
Occorre dunque discernimento, nel raccontare situazioni ed episodi mistici vissuti in prima persona poiché, se da una parte per alcuni tali testimonianze possono essere di stimolo per una ricerca di Dio, per altri possono essere un elemento di confusione.
La Chiesa raccomanda quindi di valutare i contesti interpersonali, ambientali e temporali nei quali viene data testimonianza di eventi soprannaturali, che a dire il vero fanno parte della vita della Chiesa sin dalle sue origini.
La Rocca Sanvitale e il contesto storico di Fontanellato
Fontanellato è conosciuto per la Rocca Sanvitale, sede del Circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza, e per la devozione alla Madonna del Rosario che richiama molti pellegrini al Santuario.
Il complesso religioso si eleva a pochi passi dal centro storico. Il castello è situato al centro del paese e ne determina l’assetto urbanistico.
Il mastio, le torri angolari, la corte quadrata, sono elementi di architettura difensiva che si sono ben inseriti nei successivi adattamenti a corte nobiliare.
Dal giardino pensile si accede alla torre in cui si trova la camera ottica che consentiva - grazie ad un apposito meccanismo - di controllare la piazza e l’ingresso al castello senza essere visti.
Al primo piano è conservato l’appartamento nobiliare dei Sanvitale arredato con mobili e suppellettili dal XVI al XVIII secolo ed oggi trasformato in affascinante museo.
Ma il vero gioiello della rocca è la Sala di Diana e Atteone, affrescata nel 1524 da Francesco Mazzola detto il Parmigianino (1503-1540), per Paola Gonzaga e Galeazzo Sanvitale, al piano terreno.
Il racconto mitologico affrescato da Parmigianino, tratto dal III libro delle Metamorfosi di Ovidio, si snoda nella parte superiore delle quattro pareti in tredici lunette e narra la vicenda di Atteone trasformato in cervo da Diana sorpresa al bagno con le ninfe e sbranato dai suoi stessi cani.
Nella volta in un pergolato di verzura, amorini e putti sostengono festoni di frutta. Sulla parete in cui è aperta l’unica finestra della stanza, il ritratto di Paola Gonzaga.
Un itinerario di fede nel borgo
A 500 metri si trova la Rocca Sanvitale di Fontanellato che custodisce lo Stendardo della Beata Vergine del Rosario e l’Oratorio di San Carlo Borromeo.
In centro storico merita la visita la Chiesa di Santa Croce che conserva pregevoli dipinti del '700 e una cappella collegata al corpo della chiesa, nonché numerose le opere che riportano lo stemma della casata Sanvitale.
In centro storico merita la tappa l'Oratorio dell'Assunta detto anche di San Gaetano: capolavoro del Barocchetto è la splendida sagrestia lignea del 1720 opera di Giulio Seletti. Completò la decorazione il pittore Sebastiano Galeotti.
A pochi chilometri dal paese sorge il nucleo di Priorato con la Chiesa dedicata a San Benedetto.
La terza domenica di ogni mese, escluso gennaio, si tiene nella piazza circostante il maniero uno dei più ricchi e suggestivi mercati d’antiquariato del Nord Italia.
Informazioni essenziali per la visita
- Il Santuario della Beata Vergine del Rosario si trova a Fontanellato, in provincia di Parma.
- Il complesso religioso sorge al di fuori del centro storico, a pochi passi dalla Rocca Sanvitale.
- L’interno conserva la statua lignea della Madonna del Rosario del 1615, le cappelle laterali, i paliotti, le scagliole, i dipinti e la galleria degli ex voto.
- Il santuario è una meta di pellegrinaggi e di preghiera per fedeli provenienti dall’Emilia-Romagna, dall’Italia e da altri Paesi.
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