«Tutta la testa è malata»: il messaggio di Isaia a Giuda, Gerusalemme e al cuore umano

La frase «Tutta la testa è malata, tutto il cuore langue» si trova nel primo capitolo del libro del profeta Isaia e descrive la condizione spirituale di Giuda: il popolo ha abbandonato il Signore, ha disprezzato il Santo d’Israele e vive in una ribellione che lo corrompe dalla testa ai piedi.

Il messaggio di Isaia non si limita però alla denuncia della colpa: dopo aver mostrato il peccato, il vuoto di una religiosità esteriore e le conseguenze del giudizio, il profeta annuncia il pentimento, la purificazione, la redenzione di Sion e la speranza della salvezza.

Il significato di «tutta la testa è malata»

«Perché volete essere ulteriormente colpiti? Vi ribellereste ancor di più. Tutto il capo è malato, tutto il cuore langue». «Dalla pianta del piede fino alla testa non vi è nulla di sano: solo ferite, lividure e piaghe aperte, che non sono state pulite né fasciate né lenite con olio».

La metafora presenta il popolo come un corpo gravemente ferito. La malattia non riguarda una parte isolata della persona o della società: dalla testa ai piedi, tutto è compromesso. Il cuore, nella prospettiva biblica, rappresenta il centro della volontà, dei pensieri e delle decisioni; la sua malattia mostra che la ribellione a Dio ha raggiunto la radice dell’esistenza.

La ribellione del popolo ha portato il giudizio e gravi conseguenze. Erano feriti. Sono malconci. Non vengono curati. Sono malati terminali!

Non si tratta di una piccola ferita. Non è solo un piccolo livido, o una frattura capillare, ma un colpo mortale. La loro colpa, il loro peccato, fu un cancro aggressivo e devastante.

Isaia: il profeta della salvezza

Isaia significa “il SIGNORE è la salvezza” ed è simile ai nomi Giosuè, Eliseo e Gesù. Isaia è citato direttamente nel N.T. oltre 65 volte, molto più di qualsiasi altro profeta dell’A.T., e menzionato per nome oltre 20 volte.

Sant’Isaia nasce in una nobile tribù d’Israele nel 770 a. C. circa, mandato da Dio per rivelare al popolo infedele e peccatore la fedeltà e la salvezza del Signore a compimento della promessa fatta da Dio a Davide.

Isaia, figlio di Amots, esercitò il ministero profetico, rivolto a Giuda, a Gerusalemme e nelle zone circostanti durante i regni di quattro sovrani: Uzzia, Iotam, Acaz ed Ezechia, dal 739 al 686 a.C. ca.

Isaia proveniva certamente da una famiglia di ceto elevato, dal momento che aveva facile accesso al re. Era sposato e aveva due figli, i cui nomi avevano un alto valore simbolico: “Sear-Iasub” (“un residuo tornerà”) e “Maher-Shalal-Hash-Baz” (“affrettate il saccheggio, presto al bottino”).

Allevato a Gerusalemme, Isaia era la persona adatta per essere il consigliere politico e religioso della nazione. Isaia fu contemporaneo di Osea e di Michea.

Il suo stile compositivo non ha rivali per espressività, inventiva e ricchezza lessicale. Il padre della chiesa primitiva Girolamo lo paragonò a Demostene, il leggendario oratore greco.

La chiamata di Isaia

Le vie del Signore sono infinite, così come i modi in cui Lui ci chiama a servirlo: nel caso di Sant’Isaia, Dio viene in sogno ad affidargli la sua missione.

Il futuro profeta vede il Signore seduto su un grande trono nel Tempio, circondato da cherubini, uno dei quali prende dall’altare un carbone ardente e con questo tocca la bocca di Isaia, “lavandola” così dal peccato.

Ora Dio stesso prende la parola e invita Isaia a predicare la verità al popolo eletto.

Quando Dio lo chiamò a profetizzare, nell’anno della morte del re Uzzia, egli rispose con gioiosa prontezza, pur sapendo che il suo ministero di ammonimento e di esortazione non avrebbe prodotto frutto.

Il contesto storico: Giuda tra prosperità e corruzione

Durante i cinquantadue anni di prosperoso regno del re Uzzia, Giuda ebbe un notevole sviluppo commerciale e militare, come dimostrano il possesso di un porto commerciale sul mar Rosso e la costruzione di mura, torri e fortificazioni.

Allo stesso tempo, però, in questo periodo si assistette al declino spirituale del popolo. La caduta di Uzzia fu provocata dal suo tentativo di attribuire a se stesso i privilegi sacerdotali, bruciando l’incenso sull’altare.

Egli fu per questo colpito dalla lebbra, da cui non guarì mai. Suo figlio Iotam dovette raccogliere il fardello regale prima della morte del padre.

Iotam fu un costruttore e un combattente come il padre, ma lasciò che la corruzione spirituale si diffondesse nel paese.

L’Assiria cominciò a emergere come nuova potenza internazionale sotto Tiglat-Pileser, nel tempo in cui Iotam era re. Durante il suo regno Giuda iniziò altresì a scontrarsi con Israele e con la Siria a nord.

Acaz e l’alleanza con l’Assiria

Acaz aveva “vent’anni” quando iniziò a regnare in Giuda e regnò per sedici anni. Israele e la Siria strinsero alleanza per combattere la crescente minaccia assira da est, ma Acaz rifiutò di far entrare Giuda nell’accordo.

Per questa ragione i vicini del nord minacciarono di detronizzarlo, generando un conflitto. Colto dal panico, Acaz chiese aiuto al re assiro e questi venne prontamente in suo soccorso, saccheggiando Gaza, conducendo la Galilea e Galaad in cattività e occupando infine Damasco.

L’alleanza con l’Assiria portò Acaz a introdurre un altare pagano nel tempio di Salomone. Durante il suo regno l’Assiria conquistò Samaria, capitale regno del nord, e condusse molti fra i più eccellenti uomini di Israele in cattività.

Ezechia e la minaccia di Sennacherib

Il regno di Ezechia su Giuda ebbe inizio nel 715 a.C. e continuò per ventinove anni, fino al 686 a.C. ca. La necessità di una riforma si impose subito.

La minaccia di un’invasione assira costrinse Giuda a promettere un pesante tributo a quella potenza orientale.

Allorché l’Assiria cominciò a indebolirsi per le lotte intestine, Ezechia rifiutò il pagamento di ulteriori tributi a quella potenza.

Così, nel 701 a.C., il re assiro Sennacherib invase le regioni costiere di Israele, marciando verso l’Egitto lungo il fianco meridionale. Così facendo egli sopraffece molte città giudee, depredandole e conducendo molti in cattività in Assiria.

Mentre stava assediando Lachis, Sennacherib mandò un contingente a cingere d’assedio Gerusalemme. Questa spedizione collaterale però fallì e costrinse il re assiro a un secondo tentativo, inviando messaggeri a Gerusalemme per chiedere la resa immediata della città.

Incoraggiato da Isaia, Ezechia rifiutò di arrendersi, mentre Sennacherib, di fronte a un’improvvisa disfatta del suo esercito, fece ritorno a Ninive e non minacciò più Giuda.

Assedio assiro di Gerusalemme

La colpa: una malattia che si diffonde

Isaia profetizzò durante il periodo di divisione del regno, rivolgendo la parte preponderante del suo messaggio al regno di Giuda. Egli condannò il vuoto ritualismo dei suoi giorni e l’idolatria in cui tanti erano caduti.

Il Signore disse nel versetto 3 che anche gli animali conoscono il loro padrone, ma Giuda si rifiuta di riconoscere il proprio, e ora viene descritto con gli stessi termini usati per le nazioni pagane che lo circondano: una nazione peccatrice.

Un popolo carico dall’iniquità, razza di malvagi, figli corrotti! Figli che hanno disprezzato l’amore del Padre, voltando le spalle a Colui che li aveva salvati e amati.

Davanti al Giudice Divino, erano colpevoli fino in fondo.

Paolo usa un linguaggio simile per parlare di tutti noi. In Romani 3,10-12 scrisse: «Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c’è nessuno che pratichi la bontà, neppure uno».

Dal momento in cui veniamo concepiti nel grembo di nostra madre, la malattia inizia a divorarci e il senso di colpa per il nostro peccato inizia a consumarci.

Ma va oltre noi. È come l'influenza, si diffonde. Questo è ciò che fa il peccato. Ci rovina, infetta le nostre relazioni, distrugge le nostre case, si infiltra nelle nostre città, e lascia le persone disperatamente alla ricerca di speranza, ma cieche di fronte alla causa del caos, dell’ingiustizia e della morte.

  • Quando dici una bugia, presto nessuno si fida più di te.
  • Quando gli amici diventano gelosi, l'amicizia si rompe.
  • Quando le famiglie litigano, tutta la casa si sente male.
  • Vediamo dipendenze che consumano una vita.
  • Vediamo matrimoni che crollano sotto il peso dell'amarezza.
  • Vediamo chiese divise dall'orgoglio o dai pettegolezzi.
  • Intere città soffrono di povertà e corruzione.

Il peccato si diffonde verso l'esterno: dal cuore, alla casa, alla città. Il peccato ci fa stare male dentro, distrugge le nostre relazioni e la nostra comunità.

Il giudizio su Gerusalemme e Giuda

«Il vostro paese è desolato, le vostre città arse dal fuoco, il vostro suolo lo divorano gli stranieri sotto i vostri occhi; è una desolazione come se fosse distrutto da stranieri».

«Così la figlia di Sion è rimasta come un capanno in una vigna, come una capanna in un campo di cocomeri, come una città assediata».

«Se l'Eterno degli eserciti non ci avesse lasciato un piccolo residuo, saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra».

Gerusalemme infatti barcolla e Giuda cade, perché la loro lingua e le loro opere sono contro l'Eterno, per provocare ad ira lo sguardo della sua maestà.

La loro parzialità con le persone testimonia contro di essi; mettono in mostra il loro peccato come Sodoma e non lo nascondono. Guai a loro, perché fanno del male a se stessi.

L’Eterno entra in giudizio con gli anziani del suo popolo e con i suoi principi: «Siete voi che avete divorato la vigna; le spoglie del povero si trovano nelle vostre case. Quale diritto avete di calpestare il mio popolo e di pestare la faccia dei poveri?»

Il vuoto di una religiosità esteriore

Il peccato non solo ci consuma, ma ci inganna e ci illude con false medicine, ci lascia sempre più vuoti.

Nei versetti 10-15 vediamo che il loro peccato ha contagiato anche il loro culto. Adoravano come i pagani, compiendo i riti religiosi per placare Dio, senza pentirsi.

Pensavano che essere discendenti di Abramo e partecipare ai sacrifici e alle cerimonie fosse “sufficiente”. Ma il Signore dice che il loro culto era un peso per Lui che Lo stancava.

Il popolo pensava che, se avesse rispettato i precetti religiosi, avrebbe potuto continuare nella malvagità e nell'idolatria.

I loro sacrifici, le loro offerte, le loro preghiere, le loro feste erano ipocrisia. Perché? Poiché allo stesso tempo cercavano altri piaceri, commettevano ingiustizie e ignoravano i bisognosi.

Invece di essere una nazione santa che mostrava la giustizia, la santità e la misericordia di Dio, erano diventati pagani come le nazioni che li circondavano.

Nessun rituale religioso poteva guarire i loro cuori spezzati. Come potevano le loro parole e le loro mani essere accettate nell'adorazione, quando provenivano da cuori malvagi?

Invece di fidarsi di Dio, il popolo di Giuda si fidava di sé stesso. Stavano cercando di curare da soli la loro malattia invece di ascoltare il Medico Divino.

Una città può sembrare molto religiosa fuori, ma essere davvero malata dentro. Chiesa, anche noi siamo a rischio.

Ogni volta che pensiamo che la lettura della Bibbia, la frequenza in chiesa, o il servizio cristiano possano giustificare il rifiuto di pentirsi dei peccati, siamo ingannati.

La vera lode scaturisce solo da un cuore guarito attraverso il pentimento e la fede. L'automedicazione con funzioni religiose ci lascia vuoti, duri, e dispiace a Dio.

Secoli dopo Isaia, Gesù descrisse il popolo di Dio allo stesso modo. In Matteo 15,8 ha detto: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me…».

L'apostolo Paolo ha descritto lo stesso inganno in Romani 10,2-3: «…hanno zelo per Dio, ma zelo senza conoscenza. Perché, ignorando la giustizia di Dio e cercando di stabilire la propria giustizia, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio».

Il richiamo al pentimento

«Lavatevi, purificatevi, togliete dalla mia presenza la malvagità delle vostre azioni, cessate di fare il male. Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova».

Dio li sta chiamando a cambiare strada. Li sta invitando a tornare fedeli all'alleanza.

Il pentimento biblico non consiste in un sentimento passeggero di colpa, ma in un cambiamento concreto della condotta: cessare di fare il male, imparare a fare il bene, cercare la giustizia e difendere chi è oppresso.

La religiosità esteriore non può sostituire l’obbedienza. Il culto autentico deve essere accompagnato dalla giustizia, dalla misericordia e dalla fedeltà.

La promessa del perdono

«Venite quindi e discutiamo assieme, dice l'Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana».

La parola di Dio attraverso Isaia non finisce con una diagnosi fatale. Non si ferma al vuoto. Ci mostra la speranza, la vera speranza.

Il Giudice che li ha convocati in tribunale è anche il Redentore che offre loro la purificazione. Il Medico che diagnostica la loro malattia terminale è anche il Guaritore che promette una cura.

Ciò che loro non potrebbero mai realizzare con sacrifici, cerimonie o buone intenzioni, Dio stesso promette di farlo. Li laverà e li renderà puri. Prenderà i peccati scarlatti e li renderà bianchi.

Dio non espone la malattia che divora il suo popolo senza offrire loro anche la cura. L'obbedienza non scaturisce dall'automedicazione, ma dalla grazia purificatrice di Dio.

«Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese; ma se rifiutate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada», perché la bocca dell'Eterno ha parlato.

La redenzione di Sion

«Metterò nuovamente la mia mano su di te, ti purificherò delle tue scorie come con la soda e rimuoverò tutto il tuo piombo. Ristabilirò i tuoi giudici come erano all’inizio, e i tuoi consiglieri come erano al principio. Dopo questo, sarai chiamata “la città della giustizia”, “la città fedele”.»

Sion sarà redenta mediante la rettitudine, e i suoi convertiti mediante la giustizia. Ma i ribelli e i peccatori saranno distrutti assieme, e quelli che abbandonano l'Eterno saranno sterminati.

La restaurazione comprende sia la purificazione morale sia il ristabilimento della giustizia pubblica. La città fedele, diventata corrotta, può tornare a essere chiamata “la città della giustizia”.

In quel giorno il germoglio dell'Eterno sarà tutto splendore e gloria, e il frutto della terra sarà l'orgoglio e l'ornamento per gli scampati d'Israele.

Ed avverrà che chi sarà rimasto in Sion e chi sarà superstite in Gerusalemme sarà chiamato santo, cioè chiunque in Gerusalemme sarà iscritto tra i vivi.

Quando il Signore avrà lavato le brutture delle figlie di Sion e avrà eliminato il sangue dal mezzo di Gerusalemme col soffio di giudizio e col soffio di sterminio, allora l'Eterno creerà su ogni dimora del monte Sion e sulle sue assemblee una nuvola di fumo durante il giorno, e uno splendore di fuoco fiammeggiante durante la notte, perché su tutta la gloria vi sarà una protezione.

La vigna dell’Eterno

«Voglio cantare per il mio diletto un cantico del mio amico circa la sua vigna. Il mio diletto aveva una vigna su una collina molto fertile».

«La circondò con una siepe, ne tolse via le pietre, vi piantò viti di ottima qualità, vi costruì in mezzo una torre e vi scavò un torchio. Egli si aspettava che producesse uva buona, invece fece uva selvatica».

La vigna rappresenta il popolo che Dio ha curato, protetto e coltivato. La sua sterilità non è dovuta alla mancanza di attenzione da parte del proprietario: Dio ha fatto tutto ciò che era necessario, ma la vigna ha prodotto frutti cattivi.

«Che cosa si sarebbe potuto ancora fare alla mia vigna che io non vi abbia già fatto? Perché, mentre io mi aspettavo che producesse uva buona, essa ha fatto uva selvatica?»

«Or la vigna dell'Eterno degli eserciti è la casa d'Israele, e gli uomini di Giuda sono la piantagione della sua delizia. Egli si aspettava rettitudine ed ecco spargimento di sangue, giustizia ed ecco grida di angoscia».

La denuncia riguarda anche l’ingiustizia economica e sociale: «Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra».

Isaia condanna inoltre l’ubriachezza, la ricerca sfrenata del piacere, la confusione morale e la corruzione giudiziaria.

  • «Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene».
  • «Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti».
  • «Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino».
  • «Guai a coloro che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l’innocente».

Il dono della profezia

Le profezie di Isaia iniziano nel 740 a.C. circa, sotto il regno di Ozia: il profeta vede la caduta di Israele in un periodo storico che coincide con l’avanzata dell’impero assiro verso ovest.

Queste visioni vanno avanti per circa 44 anni, e cioè durante i regni di Giatan, Acaz, Ezechia e, infine, Manasse.

Quando Ezechia, ad esempio, si allea con gli Egiziani contro il potere crescente degli Assiri, Isaia è contrario e profetizza la distruzione del regno, esortando gli uomini a non cercare alleanze tra loro, ma a rivolgersi soltanto a Dio.

Sono esemplari la bellezza e la chiarezza delle sue parole, tanto che più che predizioni di eventi futuri, le sue sembrano narrazioni di storie passate.

Il suo libro di profezie è diviso in 66 capitoli in cui parla anche della venuta del Liberatore descrivendone la nascita e le opere, fino alla Passione e alla morte.

Il libro di Isaia: struttura e temi principali

Isaia presenta una grande unità tematica: il giudizio contro il peccato conduce alla promessa della salvezza, della restaurazione di Israele e del regno futuro.

SezioneCapitoliContenuto
Giudizio1:1-35:10Profezie concernenti Giuda e Gerusalemme, oracoli contro le nazioni, redenzione d’Israele e giudizio mondiale
Interludio storico36:1-39:8Sennacherib, malattia e guarigione di Ezechia, ambasciata babilonese
Salvezza40:1-66:24Liberazione dalla cattività, sofferenze del Servo del Signore e gloria futura del popolo di Dio

Giudizio: capitoli 1-35

  • Profezie concernenti Giuda e Gerusalemme.
  • I peccati sociali di Giuda.
  • Gli intrighi politici di Giuda.
  • Oracoli di giudizio e di salvezza.
  • Redenzione di Israele e giudizio mondiale.
  • Moniti contro un’alleanza con l’Egitto.

Interludio storico: capitoli 36-39

  • Sennacherib tenta di impossessarsi di Gerusalemme.
  • Malattia e guarigione di Ezechia.
  • Ambasciata babilonese a Gerusalemme.

Salvezza: capitoli 40-66

  • Liberazione dalla cattività.
  • Consolazione degli esuli a Babilonia.
  • Fine della miseria di Israele.
  • Sofferenze del “servo del SIGNORE”.
  • La redenzione compiuta dal “servo” sofferente.
  • I risultati della redenzione compiuta dal “servo” sofferente.
  • Gloria futura del popolo di Dio.

Isaia e la venuta del Liberatore

Altresì noto come “il profeta evangelico”, Isaia parla molto della grazia di Dio verso Israele, in particolare negli ultimi 27 capp.

Il testo centrale del libro di Isaia è l’impareggiabile cap. 53, che ritrae Cristo come l’Agnello immolato di Dio.

Le profezie relative alla prima venuta di Cristo sono presentate come compiute nel Nuovo Testamento.

Riferimento in IsaiaAdempimento indicato
7:14Nascita di Cristo da una vergine
8:14-15Gesù, sasso d’inciampo e pietra di scandalo
9:1-2Arrivo di Gesù nella regione di Zabulon e Neftali
40:3-5Predicazione di Giovanni il Battista
42:1-3Battesimo di Cristo, trasfigurazione e sua condotta alla prima venuta
50:6Gesù riceve percosse e sputi
53:7-8Filippo riconosce in Gesù colui del quale il profeta aveva scritto
53:7Gesù rimane in silenzio durante il processo ed è l’Agnello di Dio
53:9Gesù è completamente innocente rispetto alle accuse mosse contro di lui
61:1-2aIl ministero di Gesù alla sua prima venuta

Ciò che Mosè aveva predetto, ciò che Isaia aveva proclamato, Cristo ha realizzato. Egli è colui che ci purifica dal peccato.

Il suo sangue lava le macchie scarlatte rendendole bianche come la neve. Il suo Spirito ci dà il cuore nuovo che Mosè aveva promesso.

La speranza che Dio offre attraverso il libro di Isaia si realizza in Cristo.

La morte di Isaia come martire

Quando il regno di Giuda passa nelle mani di Manasse, Isaia si preoccupa: il nuovo re, infatti, è empio e crudele, perché caduto nell’idolatria.

Il Signore, allora, manda il profeta a richiamarlo al culto dell’unico vero Dio e al pentimento dei propri peccati.

Siamo nel 681 a. C. Manasse, però, non ascolta Isaia e lo condanna a una morte atroce: per questo il Santo profeta è da più parti venerato anche come un martire.

La tradizione vuole che abbia incontrato la morte sotto il re Manasse, che lo fece segare in due con una sega di legno.

La malattia e la guarigione di Ezechia

In quei giorni Ezechia si ammalò gravemente. Il profeta Isaia figlio di Amoz si recò da lui e gli parlò: «Dice il Signore: Disponi riguardo alle cose della tua casa, perché morirai e non guarirai».

Ezechia allora voltò la faccia verso la parete e pregò il Signore. Egli disse: «Signore, ricordati che ho passato la vita dinanzi a te con fedeltà e con cuore sincero e ho compiuto ciò che era gradito ai tuoi occhi».

Ezechia pianse molto. Allora la parola del Signore fu rivolta a Isaia: «Và e riferisci a Ezechia: Dice il Signore Dio di Davide tuo padre: Ho ascoltato la tua preghiera e ho visto le tue lacrime; ecco io aggiungerò alla tua vita quindici anni».

«Libererò te e questa città dalla mano del re di Assiria; proteggerò questa città».

Il Signore diede a Ezechia un segno: «Ecco, io faccio tornare indietro di dieci gradi l'ombra sulla meridiana, che è gia scesa con il sole sull'orologio di Acaz».

Isaia disse: «Si prenda un impiastro di fichi e si applichi sulla ferita, così guarirà».

La preghiera di Ezechia esprime la paura di morire, l’amarezza della malattia e la fiducia nell’intervento di Dio.

«Signore, in te spera il mio cuore; si ravvivi il mio spirito. Guariscimi e rendimi la vita».

«Ecco, la mia infermità si è cambiata in salute! Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati».

La guarigione diventa motivo di lode: «Il vivente, il vivente ti rende grazie come io oggi faccio. Il padre farà conoscere ai figli la tua fedeltà».

«Il Signore si è degnato di aiutarmi; per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, canteremo nel tempio del Signore».

La malattia spirituale e la promessa di guarigione

La nazione di Israele malata spiritualmente si può paragonare a un popolo che ha bisogno di severa disciplina da parte di Geova Dio.

L’Assiria serve da “verga” di Geova per impartire questa disciplina. Prima cade in mano agli assiri il regno settentrionale delle dieci tribù di Israele. Pochi anni dopo Sennacherib re d’Assiria sferra un attacco a oltranza contro il regno meridionale di Giuda.

Mentre la macchina bellica assira avanza nel paese, il completo annientamento di Giuda sembra inevitabile.

Ma l’Assiria, andando oltre il mandato di disciplinare il popolo di Dio, a questo punto insegue la sua avida ambizione di conquistare il mondo.

Isaia annuncia il rovesciamento della situazione: «Guai a te che spogli, senza essere tu stesso spogliato, e a te che agisci slealmente, senza che altri agiscano slealmente verso di te! Appena avrai finito come spogliatore, sarai spogliato».

Appropriatamente Isaia prega che Geova liberi il Suo popolo come ha fatto tante volte in passato.

«O Geova, mostraci favore. In te abbiamo sperato. Divieni il nostro braccio di forza e sostegno ogni mattina, sì, la nostra salvezza nel tempo dell’angustia».

La profezia dichiara che i nemici di Giuda saranno a loro volta spogliati e che il popolo fedele troverà protezione.

«Nessun residente dirà: sono malato»

Nonostante i progressi della scienza medica, malattie e morte continuano a piagare la razza umana. Com’è meravigliosa, quindi, la promessa con cui si conclude questa parte delle profezie di Isaia! Immaginate il tempo in cui «nessun residente dirà: “Sono malato”».

La promessa riguarda la guarigione completa della condizione umana e, nel contesto profetico, la restaurazione del popolo di Dio sotto il governo del Re promesso.

Geova dice: «C’è uno che cammina nella continua giustizia e proferisce ciò che è retto, che rigetta il guadagno ingiusto derivante dalle frodi, che scuote le mani dal prendere un regalo, che chiude l’orecchio per non ascoltare lo spargimento di sangue, e che chiude gli occhi per non vedere ciò che è male».

«Egli è colui che risiederà sulle altezze stesse; la sua sicura altezza saranno luoghi rupestri di difficile accesso. Il suo proprio pane gli sarà certamente dato; la sua provvista d’acqua sarà inesauribile».

I cristiani oggi devono similmente ‘camminare nella continua giustizia’, osservando ogni giorno le norme di Geova.

Devono ‘proferire ciò che è retto’ ed evitare menzogna e falsità. Forse frode e corruzione potrebbero essere comuni in molti paesi, ma ripugnano a chi “cammina nella continua giustizia”.

I cristiani devono inoltre mantenere “un’onesta coscienza” nei rapporti di affari, stando attenti a evitare operazioni fraudolente o dubbie.

Durante il giorno del giudizio Geova proteggerà e sosterrà i suoi adoratori, che vivono secondo queste norme.

La consolazione e la forza del Signore

«Consolate, consolate il mio popolo, dice il vostro Dio. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che è finita la sua schiavitù, è stata scontata la sua iniquità».

«Una voce grida: “Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio”».

«Allora si rivelerà la gloria del Signore e ogni uomo la vedrà, poiché la bocca del Signore ha parlato».

La consolazione si fonda sulla stabilità della parola divina: «Secca l'erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura sempre».

Il Signore viene presentato come un pastore: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul seno e conduce pian piano le pecore madri».

La grandezza di Dio supera quella delle nazioni, dei re e degli idoli. «Ecco, le nazioni son come una goccia da un secchio, contano come il pulviscolo sulla bilancia».

«Tutte le nazioni sono come un nulla davanti a lui, come niente e vanità sono da lui ritenute».

Per questo il popolo scoraggiato non deve pensare di essere dimenticato: «Dio eterno è il Signore, creatore di tutta la terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile».

«Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato».

«Ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi».

Le sfide interpretative

Le sfide interpretative in un libro lungo e importante come Isaia sono numerose. La più difficile è quella che si interroga sull’adempimento letterale o meno delle profezie di Isaia e sull’abbandono da parte del Signore della nazione di Israele, per sostituirla con la chiesa.

Per quel che riguarda quest’ultima questione, numerosi brani di Isaia dimostrano che Dio non ha sostituito la storica nazione di Israele con una presunta “nuova Israele”.

Isaia si sofferma a lungo sulla fedeltà di Dio verso Israele e sull’impossibilità che egli respinga il popolo che ha creato e scelto.

La nazione di Israele è scolpita “sulle palme” delle sue mani e le sue mura sono sempre davanti ai suoi occhi.

Egli è obbligato dalle sue stesse parole ad adempiere le promesse fatte, cioè a ricondurre il popolo a sé e a benedirlo in quel giorno futuro.

Per quel che concerne la prima questione, si è già verificato l’adempimento letterale di molte profezie di Isaia.

L’affermazione secondo cui le profezie ancora incompiute non avranno un adempimento letterale non poggia su fondamenti biblici.

Il regno promesso a Davide non appartiene alla chiesa, bensì a Israele. La futura esaltazione di Gerusalemme non sarà celeste, ma terrena.

Cristo regnerà personalmente su questa terra come anche nei nuovi cieli e nella nuova terra.

Isaia e la speranza

Le parole del profeta Isaia non furono scritte tutte in una volta, ma pronunciate lungo decenni di ministero. Erano rivolte prima di tutto al popolo di Giuda, ma si allargavano a Israele, alle nazioni vicine e, alla fine, al mondo intero.

Anche se legate al suo tempo, rimangono attuali oggi: parole dure di giudizio, ma soprattutto parole di vera speranza per chi ha il cuore spezzato.

Il problema più profondo era spirituale. Per questo Isaia parla ancora oggi, per aprire i nostri occhi sul nostro bisogno disperato di speranza.

La storia annunciata dal profeta comprende due percorsi: uno che porta alla disperazione, ai cuori spezzati e al giudizio, l'altro che porta al pentimento, alla guarigione, al ripristino della fiducia e alla speranza eterna.

La parola di Isaia richiama il lettore a riconoscere la colpa, a smascherare il vuoto della religiosità senza pentimento e ad accogliere la speranza della salvezza.

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