La matita di Madre Teresa è il simbolo di una persona che si affida a Dio e si rende disponibile a essere utilizzata per compiere il bene. L’immagine PNG può rappresentare una piccola matita tra le mani di Dio, una matita accanto a una frase spirituale oppure un ritratto di Madre Teresa accompagnato dal simbolo della matita.
“Sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro. È Lui che pensa. È Lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. La matita deve solo poter essere usata”. Così parlava di sé Madre Teresa di Calcutta. Conosciuta in tutto il globo, premio Nobel per la Pace del 1979, si definiva solo un piccolo strumento nelle mani del Creatore.

Il significato della matita nelle mani di Dio
Un forte segno di umiltà e fiducia in Dio, un monito e uno schiaffo ai potenti e ai prepotenti di questa Terra. Una matita deve solo poter essere usata. Così Madre Teresa si rende disponibile al disegno di Dio.
Madre Teresa di Calcutta diceva che la matita è piccola e non può fare nulla da sola, ha bisogno di essere usata. Così anche noi catechisti, ispirandoci a questa frase ci lasciamo guidare da Dio, in modo che sia Lui a scrivere nelle nostre parrocchie, ma soprattutto nella vita dei ragazzi che ci sono affidati.
È una frase che noi doniamo a tutti i catechisti, vuole essere un invito ad affidarsi a Dio sempre e soprattutto nei momenti di difficoltà, ma anche per combattere la rassegnazione, quel senso di fallimento che di fronte alle difficoltà talvolta affiora; per ricordarci che è Dio, in primis, ad agire. È un invito quindi anche alla preghiera, una raccomandazione a non dimenticare il Signore della vita.
Madre Teresa, la “matita di Dio”
Anjezë Gonxhe Bojaxhiu - è questo il suo vero nome - oggi viene canonizzata in Piazza San Pietro da Papa Francesco che sabato ha incontrato i partecipanti al Giubileo del volontariato e degli operatori di misericordia. Una moltitudine che quasi contrasta con la corporatura esile della suora che ha speso la sua esistenza in India con gli emarginati.
Nata il 26 agosto 1910, proveniva da una famiglia albanese di Skopje, oggi capitale della Macedonia. “Di conformazione minuta, ma di fede salda quanto la roccia”, ha detto Papa Giovanni Paolo II, le “fu affidata la missione di proclamare l’amore assetato di Gesù per l’umanità”.
Le prime scelte importanti di questa donna sono cominciate a 18 anni, quando ha lasciato la sua casa entrando nell’Istituto della Beata Vergine Maria, conosciuto come “le Suore di Loreto”, in Irlanda, dove nel 1937 ha fatto la professione dei voti perpetui.
È stata insegnante e direttrice della scuola St. Mary prima della fatidica data del 10 settembre 1946. Quel giorno, in viaggio sul treno da Calcutta a Darjeeling, ha ricevuto l’“ispirazione”, la “chiamata nella chiamata”, il desiderio insopprimibile di servire Dio attraverso il servizio agli ultimi.
Ed è così che ha fondato le Missionarie della Carità, dedite ad assistere i più poveri tra i poveri. Dal 1948, anno in cui ha indossato per la prima volta il famoso sari bianco bordato d’azzurro - i colori della casta degli intoccabili - ha dovuto attendere il 1950 prima che l’arcidiocesi di Calcutta riconoscesse ufficialmente la sua Congregazione.
Questa, poi, ha ottenuto il Diritto Pontificio grazie a Paolo VI nel febbraio 1965. Da allora è iniziata l’espansione in tutti i continenti con centinaia di strutture di accoglienza e migliaia di missionari e missionarie al seguito, dediti ad accogliere lebbrosi, moribondi e tutti coloro che vivono ai margini.

La matita come simbolo di umiltà e servizio
L’opera di Madre Teresa di Calcutta è la prova evidente di come l’amore possa generare miracoli inimmaginabili e straordinari. La sua testimonianza, come affermato dal Santo Padre, “si aggiunge all’innumerevole schiera di uomini e donne che hanno reso visibile con la loro santità l’amore di Cristo.
Imitiamo anche noi il loro esempio e chiediamo di essere umili strumenti nelle mani di Dio per alleviare la sofferenza del mondo e donare la gioia e la speranza della risurrezione”. La storia del cristianesimo annovera un’enorme schiera di persone speciali che hanno fornito dei modelli concreti da seguire e imitare.
La figura di Madre Teresa, allo stesso tempo, fa vedere che i santi non sono irraggiungibili “supereroi”, ma uomini come noi che, dopo un cammino di conversione, hanno mostrato la vittoria dell’amore e della speranza sull’egoismo e la morte.
Madre Teresa è l’esempio di quell’amore che produce altruismo, affronta le prove della vita e non bada alla logica, alla sensatezza. “La gente è affamata d’amore, perché siamo tutti troppo indaffarati”, diceva la piccola grande suora albanese.
Attenta osservatrice della società denunciava apertamente le ingiustizie presenti nel mondo, senza lasciarsi impressionare da nessuno e ribadendo sempre il rispetto per la dignità della persona umana dal concepimento fino alla morte naturale.
La frase della matita e la fiducia in Dio
“Sono come una piccola matita nelle Sue mani, nient’altro. E’ Lui che pensa. E’ Lui che scrive. La matita non ha nulla a che fare con tutto questo. Una matita deve solo poter essere usata. Così Madre Teresa si rende disponibile al disegno di Dio.
Un disegno che ha reso questa piccola donna un dono prezioso non solo per chi l’ha incontrata personalmente, ma per l’intera umanità. Fondamentalmente ci ha insegnato l’umiltà, l’essere al servizio.
Nonostante le difficoltà, in Madre Teresa mai si è spento l’entusiasmo e la costante ricerca di quel Cristo che è stato il “grande Assente” ma anche Colui grazie al quale ha sentito una “gioia profonda”. Per lei era questa la felicità: “che Gesù non possa soffrire più oltre la sua agonia, ma che voglia soffrirla attraverso di me”.
La matita nelle attività di catechesi
Il tema guida del prossimo anno (che dà anche il titolo alla giornata del 22 settembre) è una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Una matita nelle mani di Dio”…
Il libretto non è tanto una novità quanto piuttosto un’esigenza nata dagli incontri di ascolto sinodale che abbiamo vissuto. Raccoglie il frutto del lavoro svolto sino ad oggi; frutto di tutti questi incontri, ma anche degli scambi che abbiamo avuto col Vescovo, con i parroci e tra noi come equipe.
Si tratta di spunti e suggerimenti che abbiamo cercato di mettere insieme. Vuole essere uno strumento di consultazione che aiuti a programmare gli incontri della catechesi dei ragazzi.
Raccoglie anche le buone pratiche che abbiamo individuato in tutta la diocesi. Riteniamo infatti che una buona prassi consolidata in una parrocchia, possa diventare la soluzione a una necessità di un’altra parrocchia.
Mettendo in comune le esperienze, il libretto può dunque aiutare a trovare nuove idee per l’attività catechistica. È insomma un aiuto a servizio dei catechisti e del loro impegno in parrocchia.
La matita come immagine per bambini e ragazzi
Il cammino è accompagnato dalla storia di Maty, una piccola e consumata matita. Nel tempo della tecnologia lei e i suoi amici (i simpatici personaggi di un astuccio) vengono gettati nell’immondizia; quella che sembra la fine è semplicemente l’inizio di un’avventura fantastica, che li porterà sulla scrivania di un uomo straordinario.
Dove impareranno che Dio è amore, che cos’è la Misericordia, come si combatte il peccato, che cosa significa essere Chiesa e ancora il fatto che Dio ci chiede di essere strumenti nelle Sue mani, per poter scrivere anche oggi cose grandi nel cuore dell’uomo.
- la storia;
- il Vangelo della domenica;
- una preghiera;
- un piccolo impegno concreto da fare;
- un gioco.
Il tutto arricchito dalla rubrica “Le cose grandi spiegate ai piccoli”, nella quale alcuni giovani professori di teologia approfondiscono per loro il tema della settimana. In formato pdf.
Elementi da rappresentare in un’immagine PNG
Un’immagine PNG dedicata alla matita di Madre Teresa può unire il ritratto della santa, una matita semplice e la frase “Una matita nelle mani di Dio”. Il soggetto può essere utilizzato per la catechesi, per un incontro di preghiera, per una veglia o come immagine guida di un percorso rivolto a bambini, ragazzi e giovani.
| Elemento visivo | Significato |
|---|---|
| Matita | Disponibilità a essere usati per il bene |
| Mani di Dio | Affidamento e fiducia |
| Madre Teresa | Umiltà, carità e servizio |
| Foglio scritto | La storia d’amore e di speranza che può essere costruita |
| Colori bianco e azzurro | Richiamo al famoso sari di Madre Teresa |
Se l’immagine è destinata ai bambini, la matita può essere colorata e accompagnata da elementi semplici, come un foglio, un cuore, una luce o alcune mani. Per un contesto liturgico o di preghiera è possibile privilegiare una composizione più sobria, con il volto di Madre Teresa, una matita e la frase spirituale in evidenza.

La matita come disponibilità concreta
Un giorno prese una matita lunga cinque centimetri e, tenendola in mano fra il pollice e l’indice, disse: “Guardi quel che sono, una matita nelle mani di Dio. Un mozzicone di matita con cui Egli scrive quel che vuole”. Signore, io sono un piccolo strumento.
Molto spesso ho l’impressione di essere il mozzicone di una matita fra le Tue mani. Sei Tu che pensi, che scrivi e agisci. Fa’ che io non sia nient’altro che quella matita”.
La seconda parola è questa: Amen. Amen è una parola che vuol dire: sì, ci sto, Amen vuol dire eccomi, Amen vuol dire sono d’accordo, Amen vuol dire così sia.
Io sono solo una matita che serve per scrivere una Bella storia, si lascia guidare da Dio. Voi siete incaricati di ricordarvi Amen, quando c’è da fare un servizio, c’è bisogno un animatore in oratorio, un aiuto al bar, uno che entri in una squadra… io dico Amen, sì, ci sto.
È la risposta alla propria vocazione quando uno deve fare una scelta di vita, dico Amen, sì Signore, eccomi, si compia in me quello che hai detto. Amen è la risposta a colui che ci chiama, è la disponibilità al povero che bussa alla porta, è l’entusiasmo per dire ci sono, là dove c’è un servizio da rendere.
La matita, la comunità e la speranza
La terza parola che voglio raccomandarvi è questa: insieme. Insieme vuol dire che nessuno è capace di essere cristiano da solo.
Da solo ciascuno è troppo fragile, si scoraggia, gli si spalanca il sospetto di aver sbagliato strada. Insieme: ecco ciò che fa la forza dell’oratorio, il gusto di stare insieme.
La comunità cristiana dà un segno al mondo se è unita, insieme. Ecco le tre parole con cui voglio rispondere alle vostre tre domande.
Madre Teresa, l’emblema della carità verso gli ultimi degli ultimi, artista-santa che ha fatto della propria vita un’opera d’arte, un autentico capolavoro, ci accompagna in questa prima settimana dedicata, nell’accademia delle belle arti, alla scultura.
Teresa capisce presto che la sua vita è un dono di Dio ma ancora non sa che forma darne. Consacrandosi come suora missionaria, giunta in India, comprende che la sua vocazione deve rivolgersi agli ultimi.
Dedicandosi ai più poveri dei poveri, totalmente, canta il dono della vita con l’Alleluia. Ogni giorno dice il suo Amen al Signore, nella totale disponibilità a qualunque mansione… con umiltà risponde ci sono e accoglie e sorride.
Insieme, non da sola: ha saputo coinvolgere altre consorelle, per andare incontro a tutti. Così, sul suo esempio, mettiamo in gioco il talento che siamo, in questo inizio di Oratorio estivo, e nei giorni che verranno.
Nella fiducia che Lui sarà con noi, ci disponiamo come matite nelle sue mani, pronti per scrivere la Bella storia che già stiamo realizzando nei nostri Oratori estivi, e nella vita di ciascuno.
Lezioni di vita Madre Teresa di Calcutta sull'amore e la compassione (1 parte)
La dimensione umana della santità
Una raccolta di lettere pubblicata qualche anno fa ha rafforzato quanto da lei realizzato, soprattutto di fronte a coloro che per tanto tempo hanno dubitato e osteggiato il suo operato.
Parole come “notti oscure”, “aridità spirituale” e “torture della solitudine” hanno restituito ai cristiani - e non solo - l’immagine di una donna che ha vissuto sulla propria pelle i problemi e i limiti di ogni individuo con dubbi, domande, combattimenti anche duri e traumatici, sia nell’ambito della fede che in quello umano.
La Missionaria della Carità, per problemi di salute, a un certo punto del suo cammino ha rassegnato addirittura le dimissioni dal ruolo di superiora, ma al capitolo generale è stata rieletta e così ha accettato nuovamente l’incarico.
Prima della riconferma, con una chiarezza e una semplicità disarmanti, ha confidato: “No, non sono in pensione. I poveri non vanno in pensione!”. E ancora: “Non ho dato le dimissioni da Madre Teresa!”.
Il 5 settembre 1997, a causa di gravi problemi di salute, Madre Teresa ha lasciato la vita terrena per ricongiungersi col Padre Celeste. A Calcutta la sua tomba è diventata subito luogo di pellegrinaggi e di preghiera per gente di ogni religione e condizione sociale.