Il Crocifisso sul colle è il fulcro del Sacro Monte Calvario di Domodossola, complesso devozionale sorto sul colle Mattarella a partire dal 1656 per rappresentare le stazioni della Via Crucis e gli episodi della Passione di Cristo.
In cima al colle è posto il santuario ottagonale della Santa Croce, la cui costruzione iniziò nel 1657. Il complesso conserva dodici cappelle con statue e affreschi, oltre a tre cappelle dedicate alla Deposizione dalla Croce, al santo Sepolcro e alla Resurrezione.

Il colle Mattarella e la nascita del Sacro Monte
Il colle Mattarella, lungo le cui pendici si inerpica la suggestiva strada ciottolata che porta ad incontrare i diversi edifici sacri che compongono il Sacro Monte di Domodossola, è ricco di memorie storiche. Ancora oggi, all’interno del parco del Calvario, sono visibili i poderosi resti del castello Mattarella, distrutto nel 1415 dai soldati svizzeri scesi per conquistare la valle dell’Ossola, strappandola al Ducato di Milano.
L’origine del castello risale almeno al X secolo, prima che l’imperatore Enrico di Sassonia lo donasse alla diocesi di Novara (1014). Dopo la distruzione il colle fu abbandonato per oltre due secoli, pur rimanendo vive le suggestioni derivanti dai suoi antichi ruderi.
Nel 1656 due frati cappuccini del convento di Domodossola, padre Gioacchino da Cassano e padre Andrea da Rho, concepirono il progetto di creare una “Via Processionale” lungo le sue pendici, con una serie di croci che segnassero le “stazioni” della Via Crucis e con un Santuario, dedicato al SS. Crocifisso, che accogliesse i fedeli al termine del percorso devozionale.
Era previsto che le croci dovessero progressivamente essere sostituite da cappelle con la rappresentazione plastica e pittorica dei vari episodi della “Passione di Cristo”. Il progetto incontrò subito l’entusiasmo ed il generoso sostegno della comunità locale, nonché l’approvazione della diocesi di Novara.
Fu il vescovo Guido Maria Odescalchi ad incaricare il giureconsulto Giovanni Matteo Capis del coordinamento del progetto, e a decretare il nuovo nome da dare all’altura, che da allora si chiamò “Monte Calvario”, dando in tal modo forza alla identificazione del Sacro Monte ossolano con i luoghi della salita sul Golgota che i pellegrini visitavano in Terra Santa.
La stesura tecnica del progetto e la direzione dei lavori di edificazione furono affidati all’architetto intelvese Tomaso Lazzaro. La realizzazione del nucleo principale del Sacro Monte Calvario fu assai rapida, anche in virtù del già menzionato sostegno finanziario offerto dalla comunità dei fedeli.
La costruzione del santuario e del percorso devozionale
Il giorno 8 luglio 1657 fu celebrata la posa della prima pietra del santuario e già nel marzo del 1662 si celebrava messa sull’altare nel quale era appena stato collocato lo splendido grande Crocifisso realizzato da Dionigi Bussola.
La consacrazione ufficiale, tuttavia, avvenne il 27 settembre 1690 da parte del vescovo di Novara Giovanni Battista Visconti. Grande benefattore e finanziatore del progetto fu Kaspar Stockalper, commerciante, notaio nonché governatore del Vallese, in ultimo costretto all’esilio a Domodossola, proprio al Monte Calvario, dove le sue fattezze erano immortalate nella XV cappella del sacro monte nella statua del re mago Gaspare, di cui lui stesso portava il nome.
Il completamento del progetto di costruzione delle cappelle avvenne per lo più nel corso del XVIII secolo; il completamento, il restauro o il rinnovamento delle cappelle e degli arredi sacri è continuato da allora pressoché ininterrottamente. Le statue più recenti (1957) sono scolpite in legno.
Struttura del Sacro Monte Calvario
Il complesso di edifici che compongono il Sacro Monte Calvario è costituito dal citato Santuario del SS. Crocifisso- in stile barocco, a pianta ottagonale e ad aula unica - e da 12 cappelle, ognuna di forma diversa, che fungono da stazioni della Via Crucis.
Due le stazioni XII, XIII, XIV sono dentro il santuario, una posta sull’altare e due in altrettante cappelle interne. Sempre all’interno del santuario troviamo un’altra cappella che ha per soggetto la Visione della Croce, premonizione all’imperatore Costantino della vittoria contro Massenzio.
All’esterno troviamo la cosiddetta Cappella del Paradiso con la scena della Resurrezione; un’ulteriore cappella che non appartiene al percorso della Via Crucis, fu eretta nel 1694 con la riproduzione - come troviamo anche a Graglia - della Santa Casa di Loreto.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Santuario | Edificio barocco a pianta ottagonale e ad aula unica |
| Cappelle della Via Crucis | 12 cappelle, ognuna di forma diversa |
| Stazioni XII, XIII e XIV | Inserite nel santuario, sull’altare e nelle cappelle interne |
| Cappella del Paradiso | Scena della Resurrezione |
| Cappella del 1694 | Riproduzione della Santa Casa di Loreto |
Il grande Crocifisso di Dionigi Bussola
L’impronta di maggior rilievo nella realizzazione della statuaria del Monte Calvario si deve indubbiamente al plasticatore milanese Dionigi Bussola (1615 - 1686). Dopo una significativa permanenza a Roma ove poté studiare i modelli scultorei del Bernini e dell’Algardi, e dopo la sua affermazione a Milano come “protostatuario” nella Veneranda Fabbrica del Duomo, Bussola fu autorizzato nel 1660 a prestare la sua arte alla basilica dell’Assunta al Sacro Monte di Varallo ed al cantiere appena sorto a Domodossola.
Alla sua mano è dovuta la maggior parte delle sculture plastiche che si trovano nel santuario: la stazione XII, con Gesù che spira sulla Croce; la XIII (Deposizione dalla Croce), la XIV (Il Sepolcro), nonché le statue dei Profeti poste intorno all’aula. Sue sono anche le statue di alcune cappelle esterne (stazioni II, IV e XV) eseguite con il contributo di suoi allievi.
Il grande Crocifisso collocato sull’altare del santuario costituisce quindi il centro visivo e spirituale del percorso. La scena della Crocifissione posta sopra l’altare è di particolare intensità emotiva, con il corpo di Cristo miseramente straziato nella carne e con una stravolta Maddalena, il cui urlo di dolore sembra non poter prorompere dalla bocca.
Dionigi esprime in queste opere, assieme al gusto scenografico proprio del barocco, il realismo e la forza drammatica tipici della tradizione lombardo-piemontese, che egli dimostra di conoscere proprio in virtù di quanto tale tradizione ha lasciato nei Sacri Monti.

Le statue e gli affreschi delle cappelle
Poco distanti dalla scena - a reclamare continuità tra Antico e Nuovo Testamento - sono poste le bianche statue dei “Profeti”; solenni nei loro atteggiamenti, esse richiamano più da vicino i modelli barocchi che il Bussola ha appreso a Roma.
Da menzionare tra gli altri artisti, il gallaratese Giuseppe Rusnati (circa 1650 - 1713) allievo e felice continuatore del Bussola. Completò l’opera del suo maestro realizzando le ultime statue della XV stazione, la teatrale rappresentazione della Resurrezione nella cosiddetta Cappella del Paradiso.
Fu capace di intenso realismo nella rappresentazione dei volti, come testimoniano le statue delle X stazione, Gesù spogliato nelle vesti. Tra i pittori meritano di essere menzionati almeno il milanese Giovanni Sanpietro (attivo all’inizio del Settecento) di Milano e il valsesiano Lorenzo Peracino (attivo verso la metà del Settecento).
Vanno ricordati anche i fratelli Giovanni Antonio e Giuseppe Antonio Maria Torricelli di Lugano, autori degli affreschi della VIII e XI cappella, e tra gli scultori, Stefano Salterio di Laglio, creatore delle plastiche statue di terracotta di Gesù che incontra le donne di Gerusalemme nella VIII cappella.
Il percorso unisce dunque architettura, pittura e scultura in una narrazione continua della Passione. Le cappelle trasformano la salita sul colle in un cammino meditativo, nel quale gli episodi evangelici vengono presentati attraverso ambienti, figure e scene di forte partecipazione emotiva.
La presenza dei padri rosminiani
L’arrivo del sacerdote e filosofo Antonio Rosmini, nel 1828, diede nuovo impulso alle opere ed alla spiritualità del Sacro Monte Calvario. Egli fece erigere, sul piazzale in cima al colle, la Casa Madre dell’Istituto della Carità.
Il Sacro Monte è ancor oggi di rilevata importanza per i padri rosminiani: è infatti sede del Postulato e Noviziato internazionale, oltre ad essere un centro di Spiritualità. Molti padri rosminiani sono qui sepolti: tra essi anche il filosofo Michele Federico Sciacca.
Visitando il Sacro Monte, è possibile entrare nella piccola cella dove Rosmini si ritirava per pregare e riposare. Nell’umile cella sono conservati alcuni oggetti appartenuti al filosofo roveretano; dal 2007 è stata collocata una delle quattro reliquie del suo corpo.
Coloro che visitano la cella del fondatore dell’Istituto della Carità possono lasciare un breve messaggio nei Libro che vi è posto all’interno; molti non ne riportano solo un pensiero ma una vera e propria preghiera.
Riconoscimenti e tutela
Dal 1990 il Sacro Monte Calvario fa parte del complesso dei siti considerati “Riserva Naturale Speciale” dalla Regione Piemonte. L’UNESCO, nel 2003, ha inserito quello di Domodossola nel gruppo dei nove Sacri Monti prealpini in Piemonte e Lombardia considerati patrimoni dell’umanità.
Il Sacro Monte di Domodossola fa parte del gruppo dei sacri monti alpini inseriti nel 2003 nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. L’inserimento riconosce il valore storico, artistico, paesaggistico e religioso di un complesso nel quale il percorso fisico sul colle è inseparabile dalla rappresentazione della Passione.
La musica nel santuario
Occorre ricordare anche che il Sacro Monte è l’unico, tra quelli tutelati dall’UNESCO, ad avere una propria istituzione musicale, la Cappella Musicale del Sacro Monte Calvario, preposta all’attività musicale, sia liturgica sia concertistica, nel santuario del SS. Crocifisso al S. Monte e nella Parrocchia di Calice.
Istituita nel 1995 riunisce l’attività della Schola Gregoriana del S. Monte Calvario (1995), della Corale di Calice (1974), della Camerata Strumentale di S. Quirico (1989), del Convivio Rinascimentale (1997) e dell’Orchestra da camera della Cappella Musicale del S. Monte Calvario di Domodossola (2003).
Il significato del Crocifisso sul colle
Il Crocifisso del Sacro Monte Calvario non è un’opera isolata, ma il punto culminante di un itinerario che accompagna il visitatore attraverso le stazioni della Via Crucis. La salita, la successione delle cappelle e l’arrivo al santuario costruiscono una sequenza nella quale la sofferenza della Passione conduce alla contemplazione della Croce.
La scena della Crocifissione posta sopra l’altare del santuario concentra il linguaggio teatrale del barocco, il realismo delle figure e la dimensione della devozione popolare. Il corpo di Cristo, la Maddalena e i Profeti stabiliscono un rapporto visivo tra il dolore umano, la profezia e il mistero della redenzione.
La collocazione del santuario in cima al colle rafforza il valore simbolico dell’intero complesso: il percorso parte dal paesaggio e dalla memoria del castello Mattarella, attraversa le cappelle della Passione e termina davanti al Crocifisso, in uno spazio destinato alla preghiera e alla liturgia.
Sacro Monte Calvario di Domodossola
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