Archivi parrocchiali di Bellante: documenti, registri e modalità di consultazione

Gli archivi parrocchiali sono l’istituto che conserva la documentazione prodotta nell’ambito delle attività proprie della parrocchia e delle sue funzioni di culto, pastorali e amministrative. Per Bellante, la ricerca può riguardare soprattutto i libri parrocchiali, la documentazione amministrativa, gli atti relativi alla vita religiosa della comunità e le eventuali copie digitali o riproduzioni conservate presso l’archivio diocesano competente.

La documentazione conservata negli archivi parrocchiali è una fonte pressoché unica ed esclusiva per la storia della Chiesa stessa, ma anche per la storia di tutti quei piccoli agglomerati urbani e rurali diffusi sul territorio nazionale. È infatti testimonianza dell’attività di una chiesa amministrata dai parroci nel tempo, ma anche delle vicende di un territorio con la sua popolazione: per questo motivo l’archivio parrocchiale può essere ben definito come “archivio dei luoghi e degli uomini che in quei luoghi hanno vissuto”, perché vi è riflessa, oltre alla vita religiosa, anche la realtà culturale, socio-economica, civile e politica.

Che cosa conserva un archivio parrocchiale

Negli archivi parrocchiali si custodiscono in primo luogo i libri parrocchiali, cioè dei battezzati, dei matrimoni, dei defunti ed eventualmente altri libri secondo le disposizioni date dalla conferenza dei Vescovi o dal Vescovo diocesano (Codice di diritto canonico, can. 535 § 1). La Conferenza Episcopale Italiana ha ampliato la lista dei libri parrocchiali obbligatori e ne ha consigliato la tenuta di altri, che oggi arricchiscono gli archivi parrocchiali.

TipologiaDocumentazione
Registri obbligatoriLibri dei catecumeni, dei battezzati, registro delle cresime, libro dei matrimoni, dei defunti, registro delle Messe, dei legati, delle entrate e delle uscite, dell’amministrazione dei beni
Registri raccomandatiRegistro dello status animarum, delle prime comunioni, della cronaca parrocchiale

A un archivio parrocchiale, tuttavia, si possono aggregare nel tempo, e per i più svariati motivi, anche fondi di altri soggetti ecclesiastici o civili, pubblici o privati. Per questa ragione l’archivio parrocchiale può anche essere definito come un insieme di fondi o un complesso documentario.

Gli archivi delle parrocchie possono essere molto antichi. Alcuni conservano documenti a partire dal tardo medioevo, ma è solo a partire dal secolo XVI che i parroci sono stati obbligati a tenere un archivio parrocchiale. In genere sono conservati presso la chiesa parrocchiale, ma non mancano casi in cui, per i più vari motivi, il complesso archivistico è stato trasferito altrove, presso un’altra parrocchia o nell’Archivio diocesano.

Gli archivi parrocchiali presentano tratti comuni tra di loro, dovuti all’osservanza di una comune normativa canonica, ma posseggono anche proprie specificità legate alla storia locale e alle caratteristiche distintive di ciascun territorio. Il Codice di diritto canonico (can. 535 § 4) prescrive infatti che nell’archivio parrocchiale siano «custoditi i libri parrocchiali, insieme con le lettere dei Vescovi e gli altri documenti che si devono conservare per la loro necessità o utilità».

La formazione storica dei registri parrocchiali

La nascita degli archivi parrocchiali non è databile con certezza. In alcuni le prime serie documentarie risalgono anche alla fine del Trecento, ma la pratica da parte dei parroci di conservare i documenti parrocchiali è attestata generalmente dalla metà del XV secolo.

Il Concilio di Trento ha segnato una svolta importante, introducendo nel 1563 l’obbligo dei libri cosiddetti “parrocchiali” o “canonici” (libri baptizatorum, confirmatorum, matrimoniorum, mortuorum), a cui si sono aggiunti dal 1614 gli stati delle anime (status animarum). Nel corso del XVII secolo, poi, sono state emanate disposizioni sulla loro corretta compilazione e conservazione, mentre norme sinodali e decreti episcopali sollecitavano una buona organizzazione degli archivi parrocchiali.

Un documento importante per la storia degli archivi parrocchiali è rappresentato dalla costituzione apostolica di Benedetto XIII Maxima vigilantia del 14 giugno 1727. Con essa, infatti, si ampliava la documentazione che i parroci erano tenuti a conservare negli archivi parrocchiali, estesa da allora anche a carte di natura amministrativa, come privilegi, indulti e concessioni delle supreme autorità ecclesiastiche e civili, platee di tutti i beni e delle rendite, autentiche e note di indulgenze, copie di sentenze e atti giudiziali.

Il Codice di diritto canonico del 1917 confermò sostanzialmente quanto stabilito nei secoli precedenti, ponendo un’attenzione particolare sui libri canonici. Prevedeva, inoltre, la conservazione delle lettere episcopali e dei registri che si riferivano alle proprietà dei beni parrocchiali, come quelli riguardanti entrate e uscite della chiesa, compagnie, confraternite, associazioni, luoghi pii.

L’attuale Codice di diritto canonico, in vigore dal 1983, ha ribadito l’obbligo dei parroci dell’accurata redazione degli atti documentari e della diligente conservazione dei libri parrocchiali. La sua custodia grava sul parroco, che deve prendersi cura della diligente conservazione dei libri, facendo attenzione che non cadano in mani estranee.

Al fine di garantire lo scrupoloso adempimento di tali doveri è sottoposto a specifici controlli, esercitati dal vescovo diocesano o da persona da lui delegata, nonché dal vicario foraneo, che ha il diritto-dovere di verificare che i libri parrocchiali siano debitamente custoditi e non vengano perduti o asportati.

Antico registro parrocchiale con scritture manoscritte

Registri utili per la ricerca genealogica su Bellante

I registri dei battezzati, dei matrimoni e dei defunti costituiscono normalmente il nucleo principale per ricostruire la storia delle famiglie di Bellante. Gli stati delle anime, quando presenti, possono fornire una visione più ampia della composizione dei nuclei familiari e della popolazione appartenente alla parrocchia in determinati periodi.

La ricerca genealogica deve tenere conto della distinzione tra registri parrocchiali e registri di stato civile. I primi furono redatti nell’ambito dell’attività pastorale e sacramentale della parrocchia; i secondi appartengono invece alla documentazione civile e possono essere conservati in istituti diversi.

La presenza, la completezza e l’intervallo cronologico dei registri possono variare da una parrocchia all’altra. Gravi eventi come incendi o guerre (più raramente l’incuria dei parroci) hanno avuto conseguenze disastrose per gli archivi parrocchiali, portando purtroppo alla perdita di alcuni registri.

Consultazione e tutela della riservatezza

Nel 1999 la Conferenza Episcopale Italiana, con articolate disposizioni per la tutela della riservatezza, ha rivendicato il diritto proprio della Chiesa cattolica di acquisire, conservare e utilizzare per suoi fini istituzionali i dati relativi alle persone dei fedeli, agli enti ecclesiastici e alle aggregazioni ecclesiali, e ha ribadito il diritto del fedele alla buona fama e alla riservatezza.

Perciò, gli archivi parrocchiali non sono di norma aperti alla consultazione degli studiosi, ma solo riservati alle funzioni proprie delle parrocchie, esercitate dai parroci. La consultazione può quindi dipendere dalla disponibilità della parrocchia, dall’autorizzazione del parroco, dalle condizioni di conservazione dei documenti e dalla presenza di strumenti di descrizione archivistica.

In genere sono conservati presso la chiesa parrocchiale, ma non mancano casi in cui, per i più vari motivi, il complesso archivistico è stato trasferito altrove, presso un’altra parrocchia o nell’Archivio diocesano. Prima di avviare una ricerca su Bellante è quindi necessario individuare il soggetto che conserva effettivamente i registri e verificare le modalità di accesso.

Il ruolo dell’Archivio diocesano

Una delle priorità dell’Archivio Diocesano è il servizio al pubblico: annualmente si contano quasi 3000 presenze. Presso la sala studio dell’Archivio è possibile consultare i documenti originali conservati nei depositi, le immagini digitali dei registri anagrafici parrocchiali e delle pergamene parrocchiali, le immagini su microfilm di archivi parrocchiali e di fondi non depositati presso l’Archivio.

Per utilizzare la sala studio e usufruire dei servizi dell’Archivio è necessario compilare apposita domanda di accesso. La consultazione dei documenti è gratuita.

Gli utenti possono liberamente consultare i documenti originali dei fondi presenti in Archivio, dietro richiesta scritta presentata al personale, che provvede a portare i documenti richiesti nell’ampia sala studio, fornita anche di una biblioteca specializzata in storia locale e materie archivistiche.

La fotoriproduzione dei documenti consultati è permessa, su compilazione di apposito modulo. Le immagini digitali e le riproduzioni possono essere particolarmente utili quando i documenti originali non sono conservati direttamente presso la parrocchia oppure quando la consultazione deve avvenire nel rispetto delle esigenze di tutela.

Immagini digitali e microfilm

L’Archivio offre a tutti la possibilità di ricostruire l’albero genealogico della propria famiglia o di effettuare ricerche di vario tipo, visionando le fotografie digitali dei libri anagrafici (nati, morti, matrimoni) anteriori all’anno 1924, appartenenti alle parrocchie dell’Arcidiocesi di Trento; i registri originali sono custoditi normalmente presso le canoniche con parroco residente e possono risalire anche al XVI secolo.

Dato l’alto numero di richieste, è vivamente consigliata la prenotazione della postazione telefonando al n. 0461-891177 o scrivendo una e-mail ad .

Oltre ai registri anagrafici, presso l’Archivio Diocesano attualmente sono consultabili su microfilm, previo appuntamento, anche tutti i altri documenti anteriori al 1817 appartenenti agli archivi parrocchiali di Borgo Valsugana, Arsio-Brez, Calavino, Calceranica, Cavedine, Civezzano, Cles, Fiera di Primiero, Lizzana, Malé, Nago, Ossana, Pieve di Bono, Trento - S. Maria Maggiore, S. Croce del Bleggio, Sanzeno, Tavodo, Torra, Vigo di Fassa, Villa Lagarina.

Le modalità indicate per l’Arcidiocesi di Trento non identificano necessariamente il soggetto conservatore dei documenti di Bellante, ma descrivono i principali strumenti attraverso i quali un archivio diocesano può rendere consultabili registri parrocchiali, immagini digitali e microfilm.

Le pergamene parrocchiali

Grazie al progetto “Pergamene on line” il patrimonio pergamenaceo degli archivi trentini è stato schedato e digitalizzato dalla Soprintendenza per i beni librari archivistici e archeologici - Settore beni librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e sono disponibili online al pubblico.

Le immagini delle pergamene parrocchiali, consultabili a bassa risoluzione on-line) sono disponibili ad alta risoluzione presso l’Archivio Diocesano. Le pergamene possono documentare proprietà, lasciti, privilegi, concessioni, rapporti tra istituzioni ecclesiastiche e comunità locali, oltre a fornire informazioni sulla storia degli edifici religiosi e del territorio.

Diploma pergamenaceo medievale in archivio

Come impostare una ricerca sugli archivi parrocchiali di Bellante

  1. Definire il tipo di ricerca: genealogica, demografica, storica, religiosa, amministrativa o relativa a edifici e beni ecclesiastici.
  2. Individuare la parrocchia e il periodo cronologico interessato.
  3. Verificare quali serie documentarie siano disponibili: battesimi, matrimoni, morti, cresime, stati delle anime, cronache, registri amministrativi e corrispondenza.
  4. Accertare dove siano conservati oggi i documenti: presso la parrocchia, presso un’altra parrocchia, in un archivio diocesano o in formato digitale o microfilmato.
  5. Richiedere preventivamente le modalità di accesso e le eventuali autorizzazioni.
  6. Consultare i registri procedendo dalla documentazione più recente verso quella più antica, confrontando quando possibile più serie documentarie.
  7. Annotare con precisione segnatura, numero del registro, pagina, data, luogo e nominativi presenti nei documenti.

La documentazione conservata negli archivi parrocchiali è una fonte pressoché unica ed esclusiva per la storia della Chiesa stessa, ma anche per la storia di tutti quei piccoli agglomerati urbani e rurali diffusi sul territorio nazionale. La ricerca su Bellante può quindi contribuire non soltanto alla ricostruzione delle genealogie, ma anche allo studio della popolazione, delle famiglie, delle istituzioni religiose, delle trasformazioni sociali e della storia locale.

Conservazione, riordino e valorizzazione

La salvaguardia e la promozione degli archivi parrocchiali della Valle è un'attività in corso, e ha radici lontane. Dagli appelli alla tutela dei primi anni Ottanta del Novecento, si è passati ai primi interventi coordinati di salvaguardia, realizzati in collaborazione con l’Archivio Storico Diocesano alla metà degli anni Novanta.

Finalità tecniche e culturali - tutela e valorizzazione degli archivi parrocchiali del territorio della Val Trompia; - consultabilità e fruizione del patrimonio a scopo di ricerca, studio e formazione.

La finalità principale dell'esperienza è stata di natura sociale, ma vista la particolarità dei patrimoni su cui si è intervenuti agli obiettivi sociali se ne affiancati anche altri di natura tecnica, culturale e civile.

La consultabilità dipende anche dal livello di riordino e descrizione raggiunto dal fondo. Un archivio privo di inventario può risultare difficile da utilizzare, anche quando conserva serie documentarie rilevanti; al contrario, un inventario consente di individuare più rapidamente registri, buste, pergamene e altri nuclei documentari.

Strumenti di ricerca e documentazione collegata

Tra le riviste locali, vanno menzionate la Rivista Diocesana Tridentina, Vita Trentina, i Cataloghi del Clero, Studi Trentini di Scienze Storiche, Judicaria, Il Sommolago, Civis, La Giurisdizione di Castel Pènede, I Quattro Vicariati, Archivio Trentino, Annali ISIG ecc.

Tra le riviste specializzate in archivistica si trovano Archivi, Archivi & Computer, Popolazione e storia, Le carte e la storia e altri.

La documentazione degli archivi parrocchiali può essere affiancata da fondi civili, catastali, notarili e amministrativi. Gli archivi parrocchiali presentano tratti comuni tra di loro, dovuti all’osservanza di una comune normativa canonica, ma posseggono anche proprie specificità legate alla storia locale e alle caratteristiche distintive di ciascun territorio.

Bibliografia essenziale sugli archivi parrocchiali

  • Ottavio Pasquinelli, Lineamenti della disciplina canonica sugli archivi ecclesiastici, in «Quaderni di Diritto Ecclesiale» 7 (1904) n. 3, pp. 367-379.
  • Gli archivi parrocchiali: organizzazione, gestione, fruizione e ricerca storica. Atti dei Convegni di Fiorano Modenese (4 settembre 1996) e di Ravenna (5 ottobre 1996), a cura di Enrico Angiolini, Modena, Poligrafico Mucchi, 1997.
  • La carte della Chiesa. Archivi e biblioteche nella normativa pattizia, a cura di Antonio G. Chizzoniti, Bologna, Il Mulino, 2003.
  • Consegnare la memoria. Manuale di archivistica ecclesiastica, a cura di Emanuele Boaga, Salvatore Palese, Gaetano Zito, Firenze, Giunti, 2003.
  • Gino Badini, Archivi e Chiesa. Lineamenti di archivistica ecclesiastica e religiosa, Bologna, Pàtron, 2005.
  • Angelo Turchini, Archivi della Chiesa e archivistica, Brescia, La Scuola, 2011.
  • «Archiva Ecclesiae». Bollettino dell’Associazione Archivistica Ecclesiastica. Indice dei volumi editi dal 1958 al 1992, a cura di Emanuele Boaga, Città del Vaticano 1993.

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