Antiche basiliche milanesi: itinerario tra le testimonianze paleocristiane

Milano conserva tracce consistenti riconducibili all’età tardoantica, soprattutto per quanto riguarda l’edilizia paleocristiana. Le principali testimonianze comprendono la basilica di San Lorenzo Maggiore, la basilica di Sant’Ambrogio, la basilica di San Nazaro in Brolo, la basilica di San Simpliciano, la basilica di Sant’Eustorgio, San Vincenzo in Prato, San Giovanni in Conca e il complesso episcopale oggi inglobato nell’area del Duomo.

Si chiamano “basiliche paleocristiane” i primi edifici religiosi costruiti dopo l’editto di Costantino, nel 313. Originariamente erano strutture pagane, trasformate in chiese cristiane dopo la libertà di culto in tutto l’impero romano. A partire dalla seconda metà del quarto secolo, Milano è stata la culla della cultura cristiana occidentale che ha dato il via alla costruzione di edifici religiosi presenti ancora oggi.

Le caratteristiche delle prime basiliche cristiane

Le prime chiese avevano la struttura rettangolare che terminava con l’abside dalla forma semi-sferica, creato per guidare l’attenzione sull’altare maggiore. Sono basiliche grandi, necessarie a soddisfare le esigenze delle nuove comunità religiose.

Le antiche basiliche milanesi non hanno però conservato tutte lo stesso grado di autenticità: alcune mantengono importanti parti dell’impianto originario, altre sono state ricostruite in epoca romanica o trasformate da interventi successivi, mentre di altre rimangono soltanto cripte, absidi, fondazioni o frammenti archeologici.

Il complesso episcopale sotto il Duomo

Sotto l’attuale piazza del Duomo c’erano due cattedrali: Santa Tecla e Santa Maria Maggiore, anticamente: “Basilica vetus” e “Basilica nova”. Oltre alle chiese, gli scavi archeologici hanno portato alla luce anche due battisteri: San Giovanni alle fonti e Santo Stefano.

All’interno del Duomo, scendendo sotto il sagrato tramite una scala, si accede ad un’area archeologica che conserva la zona absidale di Santa Tecla e il battistero di San Giovanni alle Fonti. Quest’ultimo di forma ottagonale, è identificato con il luogo nel quale Ambrogio battezzò Agostino la vigilia di Pasqua del 387 d.C.

I resti della Basilica di Sana Maria Maggiore si conservano nei sotterranei di servizio della Veneranda Fabbrica del Duomo, ma non sono accessibili al Pubblico. Sotto la sacrestia settentrionale del Duomo, raggiungibile mediante l’ascensore nord, si conservano i resti di un altro battistero, quello di Santo Stefano, che fu costruito prima dell’episcopato di Ambrogio, come confermano le recenti analisi archeometriche.

Questi edifici religiosi sono stati demoliti per costruire il Duomo di Milano. Parte delle rovine sono visitabili scendendo nell’area archeologica sotto la diocesi milanese. L’area Archeologica è raggiungibili entrando nel Duomo, mentre il battistero di Santo Stefano è raggiungibili dall’ascensore nord, all’esterno del Duomo.

Area archeologica sotto il Duomo di Milano

Le basiliche ambrosiane

In contemporanea alle Basiliche paleocristiane, iniziò la costruzione di quelle “ambrosiane”, cioè le chiese volute da Ambrogio, vescovo di Milano. Aurelius Ambrosius, conosciuto come Sant'Ambrogio è il patrono di Milano.

Annoverato tra i quattro massimi dottori della chiesa, ha contribuito allo sviluppo della città sotto il profilo religioso, politico ed architettonico; con Ambrogio iniziò infatti una programma di costruzione di basiliche dedicate alle varie categorie di santi: per i profeti, per gli apostoli, per i martiri e per le vergini.

BasilicaNome originarioCategoria
Basilica di San Nazaro in Brolo“Basilica apostolorum”Apostoli
Basilica di Sant’Ambrogio“Basilica martyrum”Martiri
Basilica di San Dionigi“Basilica prophetarum”Profeti
Basilica di San Simpliciano“Basilica virginum”Vergini

La costruzione di queste nuove basiliche avvenne ai quattro lati della città, corrispondenti alle attuali San Nazaro, San Simpliciano, Sant’Ambrogio e alla scomparsa San Dionigi.

Durante il proprio episcopato nell’antica Mediolanum (374 - 397), il vescovo sant’Ambrogio nei suoi scritti ci attesta di aver edificato extra moenia (cioè al di fuori della mura della città) due basiliche: la Basilica Martyrum, fuori di Porta Vercellina, nella quale depose le reliquie dei santi Gervasio e Protasio e dopo morte fu egli stesso deposto e che per questo da lui prese il nome (ora basilica di sant’Ambrogio) e la Basilica Apostolorum, fuori di Porta Romana, nelle quale depose le reliquie degli Apostoli e del martire san Nazaro (ora basilica di san Nazaro in Brolo e santi Apostoli).

Negli ultimi anni del IV secolo risale la fondazione di una terza basilica, fuori di Porta Comacina: con ogni probabilità Ambrogio ne vide l’avvio dei lavori, ma fu portata a termine durante l’episcopato del successore, san Simpliciano, il quale vi depose le reliquie dei tre Martiri Anauniesi (cioè della Val di Non) Sisinio, Martirio e Alessandro.

Sempre la tradizione medioevale attribuisce ad Ambrogio anche l’edificazione di una quarta basilica, al di fuori di Porta Orientale, dedicata ai Profeti e ai Patriarchi e che prenderà poi il nome di Basilica di san Dionigi. Sorse dove ora ci sono i Giardini di Corso Venezia e il Museo di Scienze Naturali, fu distrutta nell’Ottocento e sono in corso scavi archeologici che possano certificare se davvero la sua fondazione risale all’epoca di Ambrogio oppure è successiva.

Basilica di Sant’Ambrogio

La basilica di Sant’Ambrogio è una delle più importanti testimonianze della Milano paleocristiana. La basilica, fondata dal vescovo Ambrogio alla fine del IV secolo e attualmente in forme romaniche, conserva l’impronta originaria e testimonianze scultoree ed epigrafiche tardoromane e paleocristiane; all’interno, nel sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, splendidi mosaici del V secolo.

Fondata sui resti della più antica basilica milanese, la Fausta, nel 379 si chiamava originariamente Basilica Martyrium; consacrata nel 386, è stata completamente riedificata in epoca romanica. Dell'epoca paleocristiana resta un mosaico nel sacello di San Vittore in Ciel d'oro, risalente al V secolo.

Sant’Ambrogio è fra le più belle e ricche chiese del mondo: al suo interno è possibile ammirare un gran numero di opere d’arte di ogni epoca, dall’era romana fino ai giorni nostri. E non è solo una chiesa, ma un luogo nel quale si condensano la spiritualità e la religione, la cultura e l’arte di due millenni.

Interno della basilica di Sant’Ambrogio

Basilica di San Nazaro in Brolo

La Basilica di San Nazaro in Brolo, Basilica Apostolorum, venne fatta edificare probabilmente nel 382. Nel 396 il vescovo Ambrogio vi conservò i resti di San Nazaro.

Sorta lungo l’attuale corso di Porta Romana, fu costruita tra 382 e 386 d.C., anno in cui fu consacrata dal vescovo Ambrogio con la deposizione delle reliquie dei Santi Apostoli e per questo fu detta basilica Apostolorum. L’edificio fu eretto fuori dalle mura, lungo la strada che conduceva a Roma e la cui importanza era stata enfatizzata mediante la costruzione di un magnifico portico durante il IV secolo d.C.

Nell’area circostante e nella basilica restano sepolture ed epigrafi paleocristiane. La chiesa ha pianta a croce, simbolo della vittoria di Cristo sulla morte e di quella della Chiesa di Ambrogio sull’eresia ariana e sul paganesimo.

Sotto l’attuale sacrestia vi è una piccola area archeologica in cui sono raccolti vari materiali provenienti dagli scavi nella zona e dove si conservano le fondazioni della più tarda cappella di San Lino (IX secolo), eretta sulla probabile sacrestia di V-VI secolo d.C.

Nel 1075 gran parte della chiesa andò distrutta in seguito ad un grande incendio. Ricostruita cercando di mantenere gli antichi schemi, nel 1500 subì ulteriori modifiche, così come nel 1830: in questa occasione i restauri introdussero elementi neoclassici che “rovinarono” le antiche strutture. A questi errori rimediò a inizio ‘900 un nuovo intervento che riportò la chiesa all’antica veste.

Fondata nel IV secolo da Sant’Ambrogio, la Basilica di San Nazaro Maggiore è il primo edificio religioso a forma di croce realizzato nell'occidente cattolico. Ospita alcune reliquie degli Apostoli e il corpo di San Nazaro.

Basilica di San Simpliciano

Dove oggi possiamo ammirare la basilica di San Simpliciano, nel III secolo avremmo trovato un cimitero pagano: tale presenza è documentata da resti di marmi scoperti in questa zona. Il vescovo Ambrogio volle qui costruire la Basilica Virginum: terminata dal suo successore San Simpliciano.

In piazza San Simpliciano sorge l’omonima basilica, da identificare secondo gli studiosi con una delle basiliche fondate dal vescovo Ambrogio, durante il suo episcopato (374-397), dedicata originariamente a Maria e alle sante vergini (basilica Virginum citata dalle fonti).

La datazione al fine IV - inizio V secolo d.C. sembra in ogni caso confermata dalla tecnica muraria, della medesima tipologia adottata nella basilica ambrosiana di San Nazaro. Originariamente costituita da una pianta a croce latina a navata unica, chiusa da un’abside, la basilica fu interessata da rifacimenti architettonici dapprima nel VII secolo e poi in età romanica (tra XI-XII secolo), che ne modificarono l’assetto originario.

La basilica più grande voluta da Sant'Ambrogio, costruita nel IV secolo e dedicata alle vergini su un'area che inizialmente apparteneva ad un cimitero pagano. All'interno testimonianze paleocristiane e romaniche.

Alcuni recenti restauri hanno riportato alla luce parte delle strutture paleocristiane e hanno reso alla chiesa i caratteri romanici. La basilica fu la seconda sede milanese dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, che fu ospitato presso l’annesso cenobio, dove i monaci benedettini si erano stabiliti già dal IX secolo, forse dall’881, poi soppresso nel 1798.

Con pianta a croce latina, ampio transetto e la piccola abside, che in origine era certamente maggiore, la basilica - a seguito degli studi effettuati intorno alla metà del secolo scorso - si è rivelata coincidere, nell’attuale forma romanica, con quella paleocristiana.

Studi compiuti nella seconda metà del secolo scorso hanno permesso di identificare il portico perimetrale medievale che circondava l’edificio, a uso di penitenti e pellegrini che visitavano il luogo sacro o in procinto di intraprendere il viaggio verso la Terra Santa.

Oltre a cavalieri e pellegrini diretti ai Luoghi Santi, in san Simpliciano trovò sede, già dall’XI secolo, una struttura ospedaliera e per l’ospitalità di cittadini indigenti alla quale, nel 1448, furono uniti gli ospedali cittadini di san Bernardo e della Maddalena alla Vepra, tutti poi confluiti, nel 1476, nell’Ospedale Maggiore.

Basilica di San Lorenzo Maggiore

Una delle chiese più antiche d’Italia è la basilica di San Lorenzo Maggiore, conosciuta in passato come “Basilica palatina”. È uno dei capolavori dell’arte paleocristiana, ma nei secoli fu ricostruita e modificata più volte anche se conserva quasi completamente la primitiva pianta di fine 300.

La magnifica basilica paleocristiana di fine IV - inizio V secolo conserva ancora oggi tutta la sua monumentalità, sebbene sia stata più volte restaurata nel corso dei secoli. Alle origini aveva anche un quadri portico di cui sono rimaste solo 16 colonne.

Di notevole interesse è il sacello di Sant’Aquilino con il magnifico mosaico raffigurante il Cristo che affida le leggi a Pietro.

Colonne romane di San Lorenzo Maggiore

Basilica di Sant’Eustorgio

Era l’anno 344 quando fu posata la prima pietra della “Basilica trium magorum” conosciuta oggi come basilica di Sant’Eustorgio. Del periodo paleocristiano oggi si conservano i resti di una chiesa, visibili sotto l’abside, e di un cimitero posto nell’interrato, con tombe e lapidi con la famosa lastra dell’Orante.

Nel transetto destro si trova una grande sarcofago romano che, secondo la tradizione, conteneva le spoglie dei tre Re Magi. Nella zona di Porta Ticinese, storicamente nodo di comunicazione e di traffico commerciale per la vicinanza del laghetto di Sant’Eustorgio, attuale Darsena, sorge la Basilica di Sant’Eustorgio.

È una delle più antiche chiese di Milano sorta sul luogo dove furono battezzati i primi cristiani per mano di San Barnaba e famosa per la leggenda delle spoglie dei Re Magi un tempo qui conservate.

San Vincenzo in Prato

L’unica chiesa milanese costruita dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente è San Vincenzo in prato, all’epoca “Basilica virginum”. È la sola chiesa di Milano che conserva ancor oggi un autentico stile paleocristiano.

La mancanza di ristrutturazioni, la semplicità dello stile, le proporzioni delle differenti parti dell’edificio ti fan capire come fossero le prime chiese cristiane.

San Giovanni in Conca

In Piazza Missori, in pieno centro città, trovi i resti dell’antica cattedrale di San Giovanni in conca, il cui nome originario paleocristiano era “Basilica evangeliorum”. Per esigenze di una più scorrevole viabilità, la chiesa fu quasi totalmente demolita intorno alla metà degli anni ’50.

Oggi rimangono pochi ruderi esterni in mattoni e l’intera cripta sotterranea. Dopo aver percorso circa 550 m, si giunge in piazza Missori, dove si conservano i resti dell’abside e la cripta della basilica ricostruita in età romanica, XI e XIII secolo, sorta in un avvallamento del terreno da cui deriverebbe l’appellativo “in conca”.

L'impianto originario risale al V -VI secolo, del quale si conserva un frammento di pavimento in opus sectile a esagoni neri e triangoli bianchi. Prima ancora della basilica l’area era occupata da una domus, del III secolo d.C., alla quale appartiene una porzione di mosaico policromo pavimentale, ora conservato presso il Civico Museo Archeologico.

San Vittore al Corpo

La parrocchia di San Vittore al Corpo o “Basilica portiana”, nome originario paleocristiano sorge in Via San Vittore, 25. Nel IV secolo era una diocesi molto importante per Milano, nominata anche da Sant’Ambrogio.

Ambrogio, nei suoi scritti, parla anche di una basilica che egli definisce Portiana e che sorgeva al di fuori delle mura di Mediolanum: la sua fondazione doveva dunque essere precedente ad Ambrogio stesso e gli studi più recenti confermano la tradizione che la identifica con l’attuale basilica di San Vittore.

Lavori di ampliamento e ristrutturazione tra il XVI e il XVII secolo hanno cancellato ogni traccia dell’impianto originale.

Basilica di San Calimero

La basilica di San Calimero, nome paleocristiano “Basilica sancti Calimerii” risalente alla fine del 400. Nel XVII secolo ha subito le prime modifiche e successivamente alla fine del 1800 ulteriori lavori le hanno dato l’aspetto attuale.

La scomparsa basilica di San Dionigi

Nella Basilica di San Dionigi, Basilica Prophetarum, il vescovo Ambrogio fece portare la salma di un suo predecessore, San Dionigi perché potesse essere meglio onorata dai milanesi. Leggenda racconta che nella stessa cappella venne posta anche la salma del vescovo armeno Aurelio.

A partire dal 1433 iniziò la decadenza della chiesa: nel 1528 i lanzichenecchi devastarono la chiesa ed il monastero. Nel 1535 il governatore di Milano decise di abbattere l'antica e ormai cadente chiesa per far spazio alla costruzione dei nuovi bastioni.

Il progetto di costruzione della nuova chiesa venne affidato a Pellegrino Tibaldi. Nel 1770 il governo austriaco soppresse dal prima il monastero nel 1782 e poi anche la chiesa venne abbattuta. Alcune opere d'arte oltre alle reliquie ed al sarcofago del vescovo Ariberto d'Intimiano vennero trasferite nel Duomo.

Itinerario tra le basiliche paleocristiane

Milano, considerata una delle “tre capitali cristiane” dell’antichità, conserva tracce consistenti riconducibili all’età tardoantica, soprattutto per quanto riguarda l’edilizia paleocristiana. Questo itinerario condurrà il visitatore in un viaggio alla riscoperta delle antiche memorie di Mediolanum.

Percorso 1: dalla Basilica di San Simpliciano alla Basilica di San Nazaro. Tempo di percorrenza 2 ore e 30 minuti circa.

  1. Basilica di San Simpliciano, piazza San Simpliciano.
  2. Complesso episcopale, piazza Duomo.
  3. Basilica di San Giovanni in Conca, piazza Missori.
  4. Basilica di San Nazaro, piazza San Nazaro in Brolo.

Il percorso inizia in piazza San Simpliciano, prosegue verso piazza Duomo e l’area archeologica del complesso episcopale, continua fino a piazza Missori con la cripta di San Giovanni in Conca e termina presso la Basilica di San Nazaro.

Le basiliche da osservare durante la visita

  • San Simpliciano: pianta a croce latina, strutture paleocristiane e caratteri romanici.
  • Area archeologica del Duomo: zona absidale di Santa Tecla e battistero ottagonale di San Giovanni alle Fonti.
  • San Giovanni in Conca: abside, cripta sotterranea e frammento di pavimento in opus sectile.
  • San Nazaro: pianta a croce, sepolture ed epigrafi paleocristiane.
  • San Lorenzo Maggiore: pianta di fine IV secolo, colonne superstiti e sacello di Sant’Aquilino.
  • Sant’Eustorgio: resti della chiesa paleocristiana, cimitero interrato e sarcofago romano.
  • San Vincenzo in Prato: autentico stile paleocristiano e semplicità delle proporzioni.
  • Sant’Ambrogio: testimonianze tardoromane e paleocristiane e mosaici del V secolo.

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