La IV Domenica di Quaresima, denominata Laetare, invita alla gioia perché la Pasqua è vicina e perché Cristo, Luce del mondo, conduce l’uomo dalle tenebre alla luce della fede. Il centro della celebrazione è il racconto della guarigione del cieco nato, nel quale l’incontro con Gesù diventa immagine del cammino battesimale e della progressiva apertura degli occhi alla fede.
L’animazione liturgica deve quindi mettere in risalto tre elementi: la gioia sobria della Domenica Laetare, il passaggio dalle tenebre alla luce e la professione di fede del cieco: «Credo, Signore!». La celebrazione può essere accompagnata da canti essenziali, dall’uso moderato dell’organo, da un sobrio addobbo floreale e da un segno luminoso disposto presso il battistero.
Il significato della Domenica Laetare
La Quarta Domenica di Quaresima segna - grosso modo - il centro del cammino penitenziale in preparazione alla Pasqua; la tradizione della Chiesa l’ha denominata “Laetare”, dalla prima parola latina dell’antifona d’ingresso, che è un invito alla gioia.
Si possono adoperare oggi i paramenti rosacei e porre presso l’altare un sobrio addobbo floreale. Nella Domenica Laetare, nelle solennità e le feste è possibile il suono dell’organo da solo, naturalmente utilizzato con moderazione, rispettando la spiritualità di questo tempo liturgico, evitando di anticipare la gioia della Pasqua (OGMR 313).
Per incoraggiare il cammino quaresimale come conversione a Cristo nella memoria del Battesimo, la Liturgia in queste tre Domeniche centrali collega la fede con tre segni fondamentali: Domenica scorsa, fede e acqua; oggi, fede e luce; Domenica prossima, fede e vita.
Si è fatto guida del genere umano che camminava nelle tenebre per condurlo alla luce della fede. La Quarta Domenica di Quaresima segna - grosso modo - il centro del cammino penitenziale in preparazione alla Pasqua; la tradizione della Chiesa l’ha denominata “Laetare”, dalla prima parola latina dell’antifona d’ingresso, che è un invito alla gioia.

Il tema biblico: Cristo, luce del mondo
In questa Quarta Domenica di Quaresima la scena è dominata dal racconto della guarigione del cieco nato, un racconto per certi aspetti “anomalo” dal momento che Gesù interviene all’inizio e alla fine, mentre la maggior parte della narrazione è consacrata alle reazioni che provoca il gesto da lui compiuto.
Come per la pericope della samaritana, anche qui la vicenda del cieco nato rinvia alla nostra esperienza di discepoli, al percorso che ci ha condotto alla fede, ai contrasti, alle scoperte, ai doni che l’hanno contraddistinto.
Domenica scorsa Gesù appariva come l’acqua viva, in grado di spegnere la nostra sete più profonda. Ora egli si rivela come la Luce del mondo, davanti alla quale ognuno di noi deve necessariamente prendere posizione.
Ancora una volta, dunque, l’elemento simbolico (luce) e quello narrativo (storia della guarigione del cieco nato) concorrono a farci ripercorrere il nostro itinerario battesimale.
La guarigione di un uomo cieco dalla nascita è metafora del nostro cammino di fede. Il buio, invece, il peccato: rimane in noi finché non riconosciamo il bisogno di perdono, e si fa ancor più intenso quando pensiamo di vedere e di conoscere già tutto, per cui presumiamo di fare a meno di Dio.
È la nostra incredulità, la non disponibilità ad accogliere la luce di Dio, che ci fissa nell’oscurità e nel non senso. Il cieco dalla nascita sa riconoscere in Gesù non solo un guaritore, ma colui che ha operato in lui una nuova creazione.
Quando nasce un bambino, con felice espressione si dice che “è venuto alla luce”. Solo questo passaggio permette la continuità della vita. Quando un uomo muore si dice che “si è spento”. E’ significativo che il linguaggio comune identifichi la vita con la luce e la morte con la tenebra.
Luce e tenebre esprimono simbolicamente la condizione umana nelle sue contraddizioni: non solo vita-morte, ma anche verità-menzogna, giustizia-ingiustizia.
Lo stesso avvicendarsi cosmico del giorno e della notte sta ad indicare la fondamentale importanza del rapporto luce-tenebra: avvolto nella tenebra il mondo perde la sua consistenza, le cose non hanno contorno né colore, l’uomo è cieco, inerte, afferrato da un senso acuto di solitudine, di smarrimento, di paura.
Il primo bagliore risveglia la vita, la gioia e la speranza. Luce e tenebre sono poste di fronte nel brano evangelico.
Il cammino battesimale
Un uomo colpito da irrimediabile cecità, ai margini della considerazione sociale e religiosa, è la personificazione simbolica della condizione di peccato in cui si trova l’uomo non ancora “illuminato” da Cristo.
Solo l’incontro con Cristo - Luce del mondo, Luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1,9) - toglie il velo dagli occhi, riabilita l’uomo, lo restituisce alla sua piena dignità, gli permette di cogliere lo splendore delle cose e il sapore nuovo della vita.
Il racconto evangelico del “cieco nato” è stato sempre interpretato in prospettiva battesimale, come anticipato sopra. Il Battesimo è la nostra piscina di Siloe, il passaggio dalle tenebre alla luce, il momento dell’illuminazione.
Fin dai tempi apostolici il battezzato era chiamato “illuminato” (cfr. Eb 6,4; 10,32), appellativo che esprimeva la sua nuova condizione.
Aderire a Cristo-Luce è acquisire la capacità di vedere la realtà di Dio, il mistero dell’uomo e della storia con occhi nuovi; è acquisire una mentalità di fede, assumendo come criterio di valutazione e di scelta la logica del Vangelo.
Il battezzato è entrato nella zona luminosa di Cristo-Luce che lo porta «a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo» (RdC, 38; cfr. Catechesi tradendae, 20).
Questo obiettivo, però, non è mai totalmente compiuto. Permangono sempre zone d’ombra, di impermeabilità alla luce.
Lo spessore opaco della storia, gli avvenimenti drammatici in cui il cristiano è coinvolto, i miraggi del benessere possono ridurre la luce a lucignolo fumigante. Tanto più che la fede porta allo scontro con lo spirito e la logica del mondo.
La storia del cieco nato è eloquente in proposito: i genitori temono l’impatto con i detentori del potere, sono paralizzati dalla paura dei Giudei e delle loro sanzioni; il figlio, invece, diventa audace e provocatorio nei confronti dei suoi ottusi interlocutori che, nella loro presunzione, diventano i veri ciechi.

La Parola di Dio della IV Domenica di Quaresima
Prima lettura: l’unzione di Davide
Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele. Dal primo libro di Samuele 1Sam 16,1b.4.6-7.10-13.
In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d'olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re».
Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato. Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!».
Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l'ho scartato, perché non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore».
Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi».
Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge».
Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui».
Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!».
Samuele prese il corno dell'olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.
La prima lettura orienta lo sguardo oltre le apparenze: l’uomo vede l’apparenza, mentre il Signore vede il cuore. L’unzione di Davide richiama la consacrazione battesimale e prepara il tema dell’illuminazione operata dallo Spirito.
Salmo responsoriale
Rit. Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla. Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l'anima mia.
Mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome. Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici. Ungi di olio il mio capo; il mio calice trabocca.
Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni.
Il salmo responsoriale accompagna il passaggio dalla valle oscura alla fiducia nella presenza del Signore. Il riferimento all’unzione dell’olio si collega alla prima lettura e al cammino di consacrazione e di guarigione.
Seconda lettura: vivere come figli della luce
Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà. Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni Ef 5,8-14.
Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente.
Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce.
Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».
Il passaggio di condizione implica il dovere di rendere visibile nella vita la novità operata dal Battesimo.
Essere luce nel Signore significa anche essere fonte di luce, produrre quei frutti che Paolo identifica «in ogni bontà, giustizia e verità» (Seconda Lettura).
La bontà è vita di amore, accoglienza, disponibilità, perdono; la giustizia è onestà, rettitudine, apertura alla volontà del Signore; la verità è adesione al Vangelo e ai suoi criteri, possibilità di essere liberi dalla menzogna del peccato e dalla sua schiavitù.
Acclamazione al Vangelo
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me, avrà la luce della vita.
Gloria a te, o Cristo, Verbo di Dio!
Vangelo: la guarigione del cieco nato
Andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 9,1-41.
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa Inviato.
Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?».
Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».
Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: Va' a Sìloe e làvati!. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista».
Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so».
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.
Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo».
Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro.
Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista.
E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».
I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l'età, parlerà lui di sé».
Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga.
Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l'età: chiedetelo a lui!».
Allora chiamarono di nuovo l'uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da' gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore».
Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».
Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?».
Rispose loro: «Ve l'ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?».
Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
Rispose loro quell'uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi.
Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta.
Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».
Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l'avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell'uomo?».
Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?».
Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te».
Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».
Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?».
Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».
Il percorso di fede del cieco nato
L’evangelista Giovanni, attraverso un uso stupendo di scene, immagini e parole, mette in evidenza, dunque, il significato del segno della luce. Il cieco del Vangelo diventa così paradigma, esempio, modello dell’itinerario di fede di un uomo che cerca Cristo.
Sulla scena ci sono i farisei fermi alla loro cornice rituale; al posto dell’incontro scelgono lo scontro con Cristo perché non è secondo gli schemi della loro “idea di Dio”. Per questo non vedono Dio; il cieco, sì.
Il Vangelo al riguardo diventa un crescendo: il cieco conosce, anzitutto, Gesù come uomo che fa il bene: i frutti della bontà, della giustizia indicano Cristo come via alla verità.
Il cieco, poi, riconosce Gesù come profeta che sa indicare e scegliere automaticamente il popolo di Dio: è la verità che illumina le scelte anche difficili della vita.
Il cieco, infine, conosce Gesù come Signore e Salvatore: «Io credo, Signore!», e così si incontra con la vera vita.
Questo percorso sollecita da parte nostra l’impegno rigoroso dell’autenticità, mai dimenticando che l’uomo guarda l’apparenza mentre il Signore guarda il cuore.
La fede è uno sguardo nuovo gettato sulla realtà che ci circonda e, innanzitutto, su noi stessi. Siamo tutti dei ciechi nati, nella misura in cui nessuno di noi può raggiungere da solo la “luce” della fede.
Se all’inizio c’è l’intervento di Dio, che ci raggiunge attraverso Gesù, è altrettanto vero che poi c’è un itinerario da compiere, e non privo di difficoltà.
L’incontro con Gesù, quello che apre gli occhi della fede, avviene proprio a questo punto. È un isolato, un emarginato, quello che si imbatte nel suo guaritore.
Ed è proprio da questa posizione di grande fragilità che egli è invitato a prendere posizione. Non è più il momento di raccontare, ma di professare la propria fede.
Oggi, come duemila anni fa’, coloro che vengono alla fede si trovano davanti a tappe analoghe. Non è una luce “comoda” quella che li raggiunge: scandaglia le profondità del loro essere e nello stesso tempo entra in conflitto con le “tenebre”.
La Luce è venuta nel mondo, ma le tenebre hanno rifiutato la Luce. C’è una lotta, dunque, che attende il discepolo.
Egli non può rimanere neutrale: deve esporsi, e proprio per questo diventa fragile, vulnerabile. Lo salva la fiducia che egli ripone in Cristo, riconosciuto come il Signore e il Salvatore della sua vita.
Lo salva lo sguardo limpido e nuovo, che gli fa conoscere una nuova esistenza, l’esistenza dei figli di Dio.
Proposte per l’animazione della celebrazione
Accoglienza dell’assemblea
La celebrazione può essere introdotta ricordando che la IV Domenica di Quaresima è la Domenica Laetare, una pausa di gioia nel cammino penitenziale verso la Pasqua.
L’assemblea viene invitata a riconoscere in Cristo la luce che illumina la vita, guarisce la cecità del cuore e rende possibile una professione di fede autentica.
La scena evangelica del cieco nato rinvia alla nostra esperienza di discepoli, al percorso che ci ha condotto alla fede, ai contrasti, alle scoperte, ai doni che l’hanno contraddistinto.
La Liturgia di oggi, però, ci ricorda come questi problemi sono antichi quanto l’uomo stesso, il quale è propenso all’apparenza piuttosto che al cuore delle cose, dei fatti e delle persone.
Monizione introduttiva
Fratelli e sorelle, celebriamo la IV Domenica di Quaresima, la Domenica Laetare, che ci invita alla gioia perché la Pasqua è vicina.
La Parola di Dio ci conduce oggi dall’oscurità alla luce attraverso la guarigione del cieco nato. Gesù è la Luce del mondo e ci chiede di lasciarci illuminare da lui.
La celebrazione rinnovi in noi la grazia del Battesimo e ci aiuti a vedere la realtà con gli occhi della fede, riconoscendo il Signore nella nostra vita e professando con il cieco del Vangelo: «Credo, Signore!».
Atto penitenziale o aspersione
Il segno dell’acqua che lava è certamente riproponibile anche in questa Domenica sostituendo opportunamente l’atto penitenziale con la benedizione dell’acqua lustrale e l’aspersione lenta e solenne lungo tutta la navata della chiesa, mentre si esegue un canto appropriato.
Il Battesimo in antico, come già detto sopra, era chiamato “illuminazione”. Forse è opportuno mettere in risalto il battistero, con un sapiente uso delle luci, e benedire l’acqua lustrale in prossimità di esso.
Per l’atto penitenziale si può utilizzare il Formulario II - Melodia A e B del nuovo Messale Romano, oppure un canto penitenziale sobrio e facilmente partecipabile dall’assemblea.
Tra le proposte indicate si trovano:
- PIETÀ DI NOI SIGNORE (D. Menichetti) - CdP 204;
- KYRIE ELEISON (L. Girardi) dalla “Messa breve” pubblicata su “Psallite” di sett. 2021;
- KYRIE ELEISON (Gregoriano) - CDP 215-217;
- KYIE ELEISON 13 (J. Berthier);
- KYIE ELEISON 10 (J. Berthier);
- KYIE ELEISON 6 (J. Berthier).
È opportuno valorizzare il canto dell’Atto penitenziale, vista l’assenza del canto del Gloria, ricorrendo alla seconda formula del Messale Romano, la prima parte del quale riprende il v. 1 del Salmo 50, salmo penitenziale per eccellenza, oppure utilizzando la III formula con i tropi per il Tempo di Quaresima.
Liturgia della Parola
La proclamazione delle letture deve lasciare emergere il filo conduttore della celebrazione: Dio guarda il cuore, Cristo illumina il mondo, il credente è chiamato a vivere come figlio della luce.
Il Vangelo può essere proclamato nella forma lunga, Gv 9,1-41, oppure nella forma breve, Gv 9,1.6-9.13-17.34-38, secondo le esigenze pastorali della celebrazione.
Se si utilizza la forma breve, il nucleo narrativo conserva il gesto di Gesù, la guarigione, la testimonianza del cieco, il conflitto con i farisei e la professione finale: «Credo, Signore!».
Il Vangelo dialogato può aiutare l’assemblea a seguire il lungo sviluppo del racconto e a riconoscere i diversi atteggiamenti davanti alla luce di Cristo.
Preghiera dei fedeli
La preghiera dei fedeli può essere introdotta con queste parole:
Fratelli e sorelle, Cristo è la luce del mondo e ci conduce alla verità. Con fiducia presentiamo al Padre le nostre invocazioni.
- Per la Chiesa, perché sia testimone della luce di Cristo e accompagni ogni uomo nel cammino della fede, preghiamo.
- Per coloro che vivono nella tristezza, nella solitudine o nello smarrimento, perché incontrino persone capaci di accoglierli e sostenerli, preghiamo.
- Per quanti sono vittime dell’emarginazione e del giudizio, perché ritrovino dignità e speranza, preghiamo.
- Per le nostre comunità, perché sappiano riconoscere il bene oltre le apparenze e vivere nella bontà, nella giustizia e nella verità, preghiamo.
- Per noi qui riuniti, perché il Signore apra i nostri occhi alla sua presenza e rafforzi la nostra fede, preghiamo.
La preghiera può concludersi con una richiesta di rinnovata illuminazione battesimale e con l’invocazione della capacità di vivere come figli della luce.
Presentazione dei doni
La presentazione dei doni può essere accompagnata dal silenzio, così da mantenere il carattere sobrio e penitenziale del tempo quaresimale.
Preparando opportunamente l’assemblea, potrebbe rivelarsi efficace omettere il canto per la presentazione dei doni, in modo particolare nella V Domenica di Quaresima, proprio per immergere i fedeli, tramite il silenzio, nel clima penitenziale e di digiuno di questo tempo liturgico.
Se si ritiene opportuno eseguire un canto, possono essere scelti testi legati all’offerta della vita, alla luce e alla disponibilità ad accogliere l’azione di Dio.
- SE VOI AVETE FAME (V. Donella) - CDP 310;
- SE TU MI ACCOGLI (G. Stefani - G. Neumark) - RN 96;
- SE DUNQUE TU PRESENTI (G. Durighello);
- TI OFFRIAMO (Gen Verde);
- NELLE TUE MANI (De Luca - Conte);
- SULL’ALTARE DEL MONDO (A. Parisi);
- TI DONO LA MIA VITA (Fr. Ephfraim);
- COME INCENSO (A. Parisi);
- OFFERTA (Stella).
Preghiera eucaristica
Per i canti alla preghiera eucaristica e la litania alla frazione del pane, potrebbe rivelarsi utile scegliere la medesima melodia per un certo numero di anni, riservandola a questo tempo liturgico, in modo che la ciclica ricomparsa possa rappresentare una certa memoria sonora del Tempo di Quaresima per i fedeli.
Per il Santo sono indicate diverse possibilità:
- SANCTUS (gregoriano - Missa Primitiva) - RN 22;
- SANTO (Picchi) - RN 25;
- SANTO (L. Cansani) - CdP 314;
- SANTO (Palmitessa);
- SANTO (Stefani) - CdP 315;
- SANTO (Parisi) - CdP 323;
- SANTO (L. Girardi) dalla “Messa breve” pubblicata su “Psallite” di sett. 2021.
Per l’anamnesi si possono utilizzare:
- TU CI HAI REDENTI CON LA TUA CROCE (B. Cerino) - RN 30;
- TU CI HAI REDENTI (Vitone).
Per la frazione del pane sono indicate le seguenti litanie:
- AGNUS DEI (gregoriano - Missa Primitiva) - RN 40;
- AGNELLO DI DIO (D. Machetta) - CdP 385;
- AGNUS DEI (C. Willcock) in MeA 2004 n.16;
- AGNELLO DI DIO (E. Costa) - CdP 385;
- AGNELLO DI DIO (Gen verde) - in “E’ bello lodarti”;
- AGNELLO DI DIO (Deflorian) in MeA n. 127 1/2004;
- AGNELLO DI DIO (L. Girardi) dalla “Messa breve” pubblicata su “Psallite” di sett. 2021.
Comunione
Per il canto di Comunione è bene fare riferimento alle Antifone di Comunione proprie del Messale Romano per l’anno A, mettendo in luce come la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica costituiscano un unico atto di culto.
L’antifona alla comunione richiama direttamente il Vangelo:
Il Signore ha spalmato un po' di fango sui miei occhi: sono andato, mi sono lavato, ho acquistato la vista, ho creduto in Dio. (cf. Gv 9,11)
Tra i canti proposti:
- IO TI CERCO SIGNORE (P. Sequeri) - IV strofa CdP 495;
- BENEDICI IL SIGNORE (M. Frisina);
- ALZERÒ I MIEI OCCHI (Frisina);
- O DIO TU SEI LA LUCE (F. Rainoldi) - CdP 691;
- TU SEI SIGNORE (Fallorni);
- DOMINE NON SUM DIGNUS (P. Sequeri) - RN 351;
- PERCHÉ TU SEI CON ME (T. Henderson) - RD 190;
- QUANTA SETE NEL MIO CUORE (SG) - CdP 705;
- SOCCORRI I TUOI FIGLI (Rainoldi) - RN 98;
- SIGNORE NON SON DEGNO (T. Rainoldi - M. Decius, 1541) - RN 97;
- IL TUO CORPO, IL TUO SANGUE (Martinez - RnS).
Altre proposte legate al tema della luce e della guarigione sono:
- Il cieco di Siloe (EDC 413);
- Oculi nostri ad Dominum (C. Paniccià);
- Beato l’uomo a cui il Signore perdona (M. Frisina);
- Ti cerco, Signore, mia speranza (F. Massimillo);
- La vera luce (F. Buttazzo);
- Risplendi come luce (A. Parisi);
- Luce in noi (F. Buttazzo);
- Tu sei il Cristo (M. Frisina);
- Sorgente di salvezza (RnS);
- Tu via al mio cammino (F. Massimillo);
- Tu sei la mia vita (P. Sequeri - RN 383);
- Dio ha tanto amato il mondo (M. Frisina);
- Dio ha tanto amato il mondo (F. Buttazzo).
Riti di conclusione
Dopo la comunione, la preghiera liturgica chiede che la luce del volto di Dio risplenda sulla comunità:
O Dio, che illumini ogni uomo che viene in questo mondo, fa' risplendere su di noi la luce del tuo volto, perché i nostri pensieri siano sempre conformi alla tua sapienza e possiamo amarti con cuore sincero. Per Cristo nostro Signore.
Il congedo può essere accompagnato dal silenzio oppure da un canto che inviti a portare nel mondo la luce ricevuta.
- Luce dei miei passi (P. Sequeri - EDC 725);
- Ti seguirò (M. Frisina);
- Eterno Signor (RnS);
- Ave regina caelorum (gregoriano - RN 214);
- Sub tuum praesidium (gregoriano - RN 221);
- Sotto il tuo manto (M. Frisina).
Scelta dei canti
I canti per il Tempo di Quaresima devono esprimere le caratteristiche proprie di questo tempo liturgico, che precede e dispone alla celebrazione della Pasqua.
La Quaresima è tempo di ascolto della Parola di Dio e di conversione, di preparazione e di memoria del Battesimo, di riconciliazione con Dio e con i fratelli, di ricorso più frequente alle «armi della penitenza cristiana», cioè, la preghiera, il digiuno, l’elemosina (cfr. Direttorio su pietà popolare e liturgia 124).
Alla luce di ciò è necessaria una particolare cura nella scelta dei testi intonati, pertinenti teologicamente e degni da un punto di vista letterario, e allo stesso tempo comprensibili da parte delle assemblee a cui sono destinati.
È opportuno che le melodie siano semplici ed essenziali rispetto agli altri tempi liturgici, proprio per aiutare i fedeli a immergersi nel “digiuno” quaresimale, espresso anche dalla essenzialità della liturgia di questo tempo.
Non viene cantato l’Inno di Gloria, tranne che nelle solennità e nelle feste (cfr. OGMR 53); al posto dell’Alleluia si canta il versetto posto nel Lezionario prima del Vangelo.
È possibile anche cantare un altro salmo o tratto, come riportato nel Graduale (cfr. OGMR 62 b); il suono dell’organo e di altri strumenti musicali è permesso solamente per sostenere e accompagnare il canto.
Canti d’ingresso
- IL SIGNORE È MIA LUCE E SALVEZZA (M. Frisina);
- SORGI SOLE DI GIUSTIZIA (Rep. Fratelli Boemi) - CdP 731;
- SOLE TU SEI DI GIUSTIZIA (A. Zorzi) - RN 99;
- CRISTO GESÙ SALVATORE (Trad. occitana) - RN 273;
- ESULTATE E GIOITE (A. Martorell) - RN 236;
- RALLEGRATI GERUSALEMME (D. Stefani) - CDP 132;
- Rallegrati, Gerusalemme (P. Panzetti/M. Suzzani);
- Rallegrati Gerusalemme (M. Frisina);
- Rallegrati Gerusalemme (NCdP 132);
- Rallegrati, o Sion (G. Liberto);
- Rallegrati, o città santa (V. Miserachs);
- Svegliati, o Sion (RnS);
- Quale gioia è star con te (RnS);
- Attende Domine (gregoriano - RN 78);
- Padre perdona (NCdP 499);
- Chi mi seguirà (A. Parisi - RN 79);
- Un tempo di grazia (A. Parisi);
- Il Signore è la mia salvezza (EDC 10);
- Padre di misericordia (M. Frisina);
- Un cuore nuovo (F. Buttazzo).
Il canto d’ingresso può riprendere l’antifona “Rallegrati, Gerusalemme”, oppure sottolineare direttamente il tema della luce con “Il Signore è mia luce e salvezza”.
Canti per il canto al Vangelo
- LODE A TE, O CRISTO (Gen verde) in “E’ bello lodarti”;
- LODE A TE O CRISTO (M. Frisina) in “O Croce nostra speranza”;
- GLORIA A TE PAROLA VIVENTE (Semprini) in “Parla Signore”;
- LODE A TE O CRISTO (Meneghello) in MeA N. 136 1/2007;
- ACCLAMAZIONI IN QUARESIMA - NCP da n. 273 a n. 288;
- GLORIA E LODE A TE (G. Liberto) - RN 16.
Una possibile sequenza musicale
| Momento liturgico | Proposta |
|---|---|
| Ingresso | Rallegrati Gerusalemme (D. Stefani) - CDP 132 |
| Atto penitenziale | Formulario II del Messale Romano oppure Kyrie eleison gregoriano |
| Salmo responsoriale | Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla |
| Acclamazione al Vangelo | Lode a te, o Cristo |
| Presentazione dei doni | Silenzio oppure Come incenso |
| Santo | Sanctus gregoriano - Missa Primitiva |
| Anamnesi | Tu ci hai redenti con la tua croce |
| Frazione del pane | Agnus Dei gregoriano - Missa Primitiva |
| Comunione | Il cieco di Siloe oppure O Dio tu sei la luce |
| Congedo | Luce dei miei passi oppure Ti seguirò |
Segni liturgici della luce
Il segno della luce può essere espresso in modo sobrio, senza trasformare la celebrazione in una rappresentazione. L’illuminazione del battistero, un cero acceso o un piccolo segno luminoso possono aiutare l’assemblea a collegare il Vangelo al Battesimo.
Forse è opportuno mettere in risalto il battistero, con un sapiente uso delle luci, e benedire l’acqua lustrale in prossimità di esso.
Se vi è l’uso di consegnare degli oggetti-segno a quanti camminano verso la Pasqua come catecumeni (la chiesa in questa Domenica celebra il secondo scrutinio) o a gruppi di catechesi, si può allora prevedere il segno della luce, mediante un lumino da portare a casa e da accendere durante la preghiera fatta insieme con i familiari, magari a tavola.
Il segno deve rimandare alla vita quotidiana: ricevere la luce di Cristo significa imparare a vedere, scegliere, amare e agire secondo il Vangelo.
Figli della luce per vocazione battesimale e per scelta personale, dobbiamo vivere nella coerenza della fede che ci distoglie dal leggere la storia con le lenti della nostra miopia per leggerle, secondo la logica di Dio, con le lenti dell’altruismo.
Animazione per bambini, ragazzi e giovani
La Quaresima sarà la nostra corsa verso la Risurrezione e il dono di una vita nuova. Il Signore Gesù ha già corso per le strade del mondo e si è fatto accanto a tantissime persone che si sono ritrovate trasformate.
Molti non correvano più o non avevano mai corso. L’incontro con Gesù li ha risollevati e ha dato loro nuova vita e nuova speranza.
Fra questi ci sono la Samaritana, i discepoli che lo hanno seguito, il Cieco nato, Marta, Maria e Lazzaro, chi è rimasto con Lui sotto la Croce e ha gioito della sua Risurrezione.
Quaresima, sguardi verso Gesù e come Lui. Volgeremo lo sguardo verso il Signore per imparare a vivere come Lui, a pensare, sentire e agire come farebbe Lui, nelle “situazioni” di ogni giorno.
Inviteremo i ragazzi a chiedersi: «che cosa farebbe Gesù in questa “situazione” che sto vivendo “ora”? Che cosa mi direbbe di fare, pensare, dire?».
È un esercizio che potremmo ricordare costantemente durante la Quaresima. L’altro sguardo che chiederemo di educare è quello verso il prossimo, colui che mi sta ACCANTO.
Nel vero senso della parola, a scuola, a casa, in oratorio, nello sport, nel tempo libero, ma anche colui a cui io sono chiamato ad “avvicinarmi” per stargli ACCANTO, l’anziano, il povero, lo straniero, il malato e il sofferente.
Esercizi di prossimità sono necessari per accogliere la corsa che ci attende e correrla con la stessa mentalità del Signore Gesù, quella che impariamo dalla sua vita, dalla sua missione e dal suo vangelo.
La spinta della carità potrebbe essere il motore che ci fa correre alla stessa andatura del Signore Gesù.
La scoperta dell’Amore più grande che si realizza con il sacrificio della Croce è quel tesoro prezioso che siamo chiamati a trasmettere perché la corsa di ciascuno non sia solitaria, ma dentro una comunità spinta dall’amore verso Dio e verso il prossimo.
Attività sul Vangelo
Il Vangelo del cieco nato può essere presentato attraverso immagini successive: la cecità, l’incontro con Gesù, il lavarsi nella piscina di Sìloe, la testimonianza davanti agli altri, il rifiuto, l’incontro finale con il Signore.
Il cieco del Vangelo diventa così paradigma, esempio, modello dell’itinerario di fede di un uomo che cerca Cristo.
Le attività possono aiutare i ragazzi a riconoscere le “tenebre” che impediscono di vedere il bene, la verità e le persone, e a individuare gesti concreti di luce nella famiglia, nella scuola, nell’oratorio e nelle relazioni.
Conoscere i sentimenti di Gesù significa anche imparare a conoscere se stessi in relazione alla verità che il Signore è venuto a donarci.
La sua misericordia non può non scuoterci. Ogni domenica siamo scossi da Gesù perché scoprendoci ACCANTO ai fratelli ci rimettiamo a correre verso la meta, con ancora più coraggio.
Opere di misericordia
L’animazione della Quaresima in oratorio ma anche del tempo pasquale che seguirà possono prevedere di trovare i modi per far sì che in oratorio si possa imparare a mettere in pratica le opere di misericordia.
L’Arcivescovo ci ha chiesto di «essere in oratorio come gente che ha passione per uscire dall’oratorio a cercare coloro che hanno bisogno di compagnia, per dare conforto ai poveri, a quelli che sono soli, per radunare tutti, da qualunque paese del mondo vengano: tutti si devono sentire cercati.
Opere di misericordia per accogliere, per sfamare, per fare compagnia, per dare amicizia».
Indicazioni pastorali per la celebrazione
Il senso critico e, in ottica di fede, il discernimento sono forse le due facoltà che oggi ci viene più che mai chiesto di sviluppare.
La capacità di andare oltre le apparenze e le illusioni, la responsabilità di compiere delle scelte evangeliche senza avere dei precetti rigidi, l’intelligenza per distinguere la verità dalla propaganda e il vero bene dal falso bene, tutto questo ci è necessario in un mondo fatto di informazioni rapidissime e non filtrate.
La soluzione parte da noi stessi e dalla nostra capacità di ammettere la realtà di quello che viviamo, l’unico luogo in cui si dispiega la forza benefica di Cristo.
La famiglia e la Comunità cristiana sono davvero luoghi in cui si manifesta la luce, in cui si educa alla fede e ai suoi valori?
Se la Parola del Signore ci accusa, essa ci aiuta anche a riprendere consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che dovremmo essere.
In un mondo in cui violenza, conflitto, rivalità e menzogna sembrano avere il sopravvento, la presenza dei cristiani pone una forza di segno contrario che diventa accusa di queste opere di morte.
El Greco - Guarigione del cieco nato. Commento iconografico spirituale a cura di Alessio Fucile.
La stessa Celebrazione Eucaristica è sempre nuova “illuminazione” perché comunione vitale con Colui che è la Luce: «… sono andato, mi sono lavato, ho acquistato la vista…» (ant. di comunione).
Il passaggio di condizione implica il dovere di rendere visibile nella vita la novità operata dal Battesimo.
Come il cieco ha ripreso la vista a motivo della totale fiducia nel Figlio dell’Uomo, così noi recuperando quotidianamente la virtù teologale della speranza possiamo ritrovare il senso compiuto della dimensione umana e cristiana della vita.