Ossa trovate nella Nunziatura: gli esami indicano resti di epoca romana

Le ossa ritrovate in una dependance della Nunziatura Apostolica di via Po, a Roma, appartengono a due antichi romani vissuti tra il 90 e il 230 dopo Cristo. Gli esiti degli esami hanno escluso definitivamente che i resti possano essere quelli di Emanuela Orlandi o Mirella Gregori, le due ragazze scomparse nel 1983.

I reperti comprendono costole, denti, frammenti della calotta cranica, femore e mascella. La datazione è stata eseguita dalla Polizia Scientifica in laboratori specializzati di Caserta e ha confermato l’ipotesi che i resti facciano parte di un’antica necropoli romana.

Il ritrovamento nella Nunziatura Apostolica

Nel pomeriggio del 26 ottobre 2018 al Comando della Gendarmeria vaticana arrivava una richiesta di intervento presso la Nunziatura apostolica in Italia. A richiedere l’intervento dei gendarmi era l’ingegner Mauro Villarini, capo ufficio dell’APSA, su sollecitazione del sottosegretario, monsignor Giuseppe Russo.

In un locale del seminterrato dell’abitazione del portiere, facente parte del complesso di Villa Giorgina, durante i lavori di ristrutturazione per il rifacimento della pavimentazione, alcuni operai avevano ritrovato uno scheletro e altri frammenti di ossa murati. Il comandante dei gendarmi, Domenico Giani aveva inviato subito i suoi uomini.

Erano presenti il nunzio apostolico Paul Tscherrig, i due consiglieri di nunziatura e l’architetto Annalisa Zilli, dipendente dell’APSA, che supervisionava i lavori affidati a una ditta. I locali interessati venivano posti sotto sequestro e l’intero appartamento sigillato.

Villa Giorgina e Nunziatura Apostolica via Po Roma

Dove sono state trovate le ossa

Il complesso si trova in via Po 27 a Roma e occupa uno spazio racchiuso tra via Po, via Salaria, via Iacopo Peri e via Giulio Caccini. L’edificio della portineria di Villa Giorgina, separato dal corpo centrale sede della residenza del nunzio apostolico e degli uffici, è composto da un appartamento che si sviluppa al piano terra e nel piano seminterrato.

Nel primo di due locali di servizio del seminterrato, gli operai hanno ritrovato i resti umani, incassati nel muro in corrispondenza della finestra che si affaccia su via Po. Le ossa erano state individuate a pochi centimetri sotto il pavimento, durante gli interventi di ristrutturazione.

Villa Giorgina venne costruita nel 1920, il primo proprietario era l’industriale torinese e senatore del Regno Isaia Levi, il quale aveva voluto intitolare la villa alla figlia. Isaia Levi, convertitosi al cattolicesimo, nel 1949 aveva voluto lasciare in eredità la sua residenza romana a Papa Pio XII, in segno di riconoscenza per l’aiuto ricevuto negli anni delle persecuzioni razziali e dell’occupazione nazista della capitale.

Dieci anni dopo, nel 1959, il nuovo Papa Giovanni XXIII decideva di spostare in questo luogo gli uffici della Nunziatura della Santa Sede in Italia, che dal 1929 fino a quel momento aveva avuto sede in una villa di via Nomentana.

Gli accertamenti iniziali

In accordo con i superiori della Segreteria di Stato, il comandante dei gendarmi quello stesso pomeriggio faceva intervenire il professor Giovanni Arcudi, uno dei maggiori esperti di antropologia forense, professore di Medicina legale all’Università Tor Vergata, già collaboratore del Corpo della Gendarmeria vaticana.

Arcudi da una prima analisi morfologica riteneva impossibile stabilire il sesso dei resti ritrovati sotto il pavimento, e specificava la necessità di usare tecniche specialistiche di dissepoltura per lo scheletro incassato nel muro.

Veniva inoltre chiesto l’intervento della Polizia scientifica e della Squadra Mobile della Questura di Roma, che eseguivano un primo sopralluogo tecnico. Subito informato anche il Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, che delegava le indagini al Sostituto procuratore Francesco Dall’Olio.

Il Pm disponeva che tutto il materiale rinvenuto - lo scheletro e i frammenti ossei) venissero repertati e custoditi nella Direzione Anticrimine della Polizia di Stato.

Le ulteriori ossa recuperate durante gli scavi

Stamattina d'intesa con la procura e con le autorità vaticane è stato condotto un un nuovo sopralluogo a villa Giorgina per scavare ancora e verificare se ci fossero altri frammenti di ossa, oltre a quelli ritrovati la settimana scorsa, perché con i frammenti già ritrovati non era possibile identificare se i resti appartenessero a un uomo o a una donna.

I nuovi scavi hanno portato alla luce altri frammenti di ossa, di un cranio e di una mandibola, che saranno così esaminati dagli esperti della polizia scientifica per arrivare a dare le prime risposte. Ancora da ricostruire anche le strutture ossee per accertare se i resti appartengano a due o più scheletri.

La scientifica assieme agli uomini della Squadra Mobile erano intervenuti al momento della segnalazione del ritrovamento. Anche stamattina la Nunziatura è presidiata, come tutti i giorni, da due militari e all’interno proseguono i lavori di ristrutturazione, gli stessi che hanno portato al ritrovamento della ossa.

Gli investigatori stanno sentendo anche gli operai. A quanto si è appreso, oltre ai lavori di ristrutturazione e a quelli straordinari di giardinaggio, sono anche in corso operazioni di restauro di alcuni dipinti.

Le ipotesi sulle persone a cui appartenevano i resti

Secondo le prime informazioni le ossa, ritrovate durante i lavori di rifacimento del pavimento, potrebbero appartenere a due persone differenti. Sarebbero di una donna, secondo un primo esame, alcune delle ossa trovate nella sede della Nunziatura apostolica di via Po a Roma, su cui si stava indagando.

L’evidenza emergerebbe dall’esame delle ossa del bacino. Tuttavia, il lavoro di pulizia, catalogazione e ricomposizione dello scheletro non aveva ancora consentito di stabilire con certezza né il sesso né il numero delle persone rappresentate dai frammenti.

Quello che invece sembrerebbe più chiaro, dopo un primo trattamento delle ossa, è che i frammenti trovati sotto il pavimento della Nunziatura apparterebbero ad almeno due distinte persone: il mucchietto di ossa recuperate in un altro punto rispetto a dove si trovava lo scheletro “quasi integro”, sembrerebbero più vecchie.

Solo gli esami per la datazione delle ossa potranno sciogliere i dubbi, ed anche indicare anche se appartengono a una o più persone.

Il collegamento iniziale con Emanuela Orlandi e Mirella Gregori

In un primo momento era ventilata l’idea di essersi imbattuti nei resti delle due ragazze scomparse nel 1983 in Vaticano. Le ossa trovate in una dependance della Nunziatura Apostolica a Roma hanno una datazione antecedente al 1964 mentre le due quindicenni, Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, sparirono a Roma nel 1983.

La scoperta delle ossa nella sede della Nunziatura del Vaticano di via Po a Roma risale alla fine di ottobre. La conferma del ritrovamento fu data la sera del 30 ottobre da una nota della sala stampa della Santa Sede.

Le indagini, affidate dal Vaticano all’Italia, e in particolare alla procura di Roma e alla polizia Scientifica, si sono concentrate fin dall’inizio a comparare le ossa con il dna di Emanuela Orlandi, la figlia quindicenne di un dipendente vaticano scomparsa il 22 giugno 1983 e di Mirella Gregori, anche lei quindicenne, scomparsa nello stesso anno.

Appare molto labile collegare le ossa ritrovate nella Nunziatora Apostolica di Roma con la scomparsa in circostanze misteriose negli anni Ottanta di Emanuela Orlandi, la figlia quindicenne di un messo pontificio e di un'altra ragazza romana, Mirella Gregori.

Le dichiarazioni dei familiari

“C'è una attività istruttoria in corso e contiamo di avere notizie più dettagliate nei prossimi giorni”. È quanto riferito dall'avvocato Laura Sgrò che ha accompagnato questa mattina Pietro Orlandi in Procura dopo l'apertura di un fascicolo legato al ritrovamento di alcune ossa nella Nunziatura Apostolica di via Po.

Veloce e puntuale, il commento di Pietro Orlandi, fratello di Emanuela sulle scoperte della Scientifica: «Da quanto mi risulta questi sono i primi esiti degli esami col metodo del carbonio 14: io vorrei aspettare la fine e poi vorrei avere il risultato dell’esame genetico con il Dna, che può dare la certezza sulla datazione».

E Pietro Orlandi aggiunge: «Vorrei anche capire da cosa dipende questo spartiacque così netto del 1964. In ogni caso andrà chiarito perché c’erano quelle ossa a pochi centimetri sotto il pavimento».

Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, preferisce non sbilanciarsi, ma solo sperare: “Al momento non mi sento di pensare nulla. Resto con i piedi per terra. E aspetto il dna”, perché le ossa rinvenute “potrebbero essere di chiunque. Nessuno può darci la certezza che siano ossa di Mirella o di Emanuela”.

Come per Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, anche Maria Antonietta Gregori pensa che “finché non si trova un corpo può essere viva. Io l'ho sperata sempre viva”, anche se arrivate ad un certo punto “le certezze vengono meno: “Ad un certo punto pensi che vuoi sapere dove piangerla. Anche perché finirà questa storia di tirar fuori qualcosa ogni volta. È un dolore continuo”.

Il primo esame genetico e la determinazione del sesso

Dagli esami della polizia Scientifica, che hanno isolato un Dna inutilizzabile per la comparazione, perché deteriorato, si evidenzia però che presenta il cromosoma Y che caratterizza il sesso maschile.

Condotti, però, i primi esami dai genetisti si è iniziato a parlare di ossa appartenenti a un uomo morto prima del 1964. Il lavoro della squadra mobile e della scientifica comunque proseguirà. L'obbiettivo è quello di dare una spiegazione e di individuare di chi sono i reperti ossei.

Se si riuscirà ad estrarre il Dna dai resti basteranno 7-10 giorni per capire se sono effettivamente quelli di Emanuela Orlandi. Non sempre però si riesce a ricavare del materiale genetico utilizzabile, dipende sempre da come sono conservati i resti, e anche da che tipo di ossa abbiamo.

I denti e le vertebre ad esempio sono migliori per l'estrazione, anche se in teoria anche le altre ossa potrebbero essere utilizzate. Una volta ottenuto un Dna analizzabile si può sapere il sesso con sicurezza, e se si ha un “sospetto” su chi possa essere la persona si può fare il confronto diretto, mentre se non si ha un'idea si può provare con le banche dati del Dna, che però al momento sono abbastanza limitate in Italia.

Come vengono analizzati i resti umani

“Sulle ossa si fa la diagnosi dell'età, analizzando l'usura dei denti o la conformazione del cranio, se sono disponibili e ben conservati, o dalle cartilagini degli arti. Per determinare il sesso usiamo alcune misure del bacino o del cranio, mentre per l'altezza del soggetto in vita servono le cosiddette ossa lunghe, come il femore”.

“La quantità di informazioni ottenibili dipende da quali reperti abbiamo e da come sono conservati, ovviamente con un intero scheletro si può sapere molto di più. Anche eventuali lesioni delle ossa o dei denti possono essere molto d'aiuto, confrontate magari con la storia clinica della persona a cui si sospetta appartengano i resti”.

L'esame dei resti ritrovati potrebbe essere confrontato con referti dentistici: radiografie o calchi come quelli per gli apparecchi odontoiatrici, se conservati, potrebbero essere utili. Ma i denti sono anche una ottima fonte per il recupero del Dna.

Lo stato di conservazione delle ossa permette anche di risalire al periodo in cui è morta la persona.

Datazione dei resti

“Dall'analisi chimica delle ossa si può capire da quanto tempo è morta la persona, valutandone il degrado. A seconda del luogo di conservazione, asciutto o umido, la degradazione delle ossa cambia, ci sono delle tabelle specifiche a seconda del terreno dove sono conservati i resti”.

Il risultato in un periodo approssimativo, con una forbice di 10-20 anni. Non si può usare invece la datazione al Carbonio, che serve per resti più antichi, di almeno 100-200 anni.

Le prime informazioni sulla datazione delle ossa sono il risultato degli esami sui resti della calotta cranica e del radio, un osso dell’avambraccio. Gli esami col metodo del carbonio 14 sono stati eseguiti in laboratori specializzati a Caserta.

La necropoli romana nell’area di Villa Giorgina

La Gendarmeria vaticana chiedeva nel frattempo il parere del professor Giandomenico Spinola, responsabile del Reparto di Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, che in passato aveva già eseguito dei rilievi nell’area di Villa Giorgina.

Spinola, sulla base di un’abbondante documentazione, evidenziava come Villa Giorgina sorgesse nell’area di una necropoli della fine dell’era repubblicana e della prima età imperiale romana. Già negli anni Venti, durante i lavori di scavo per le fondamenta e per la realizzazione del muro di cinta del complesso, era stato rinvenuto materiale relativo a sepolture antiche.

In età romana le sepolture avvenivano spesso lungo le vie d’accesso della città. Il luogo dove le ossa sono state ritrovate si trova in via Po, all’angolo con via Salaria, importante strada di collegamento tra Roma e lo sbocco al mare Adriatico, tramite il porto di Ascoli.

Necropoli romana lungo strade antiche

La datazione tra il 90 e il 230 dopo Cristo

Gli accertamenti, condotti dalla Polizia Scientifica con la datazione al carbonio, facevano risalire i reperti ossei a un arco temporale compreso tra il 90 e il 230 dell’era cristiana.

Le ossa ritrovate lo scorso ottobre in una dependance della Nunziatura Apostolica a Roma risalgono a un periodo compreso tra il 90 e il 230 dopo Cristo. Questo il risultato degli esami condotti da un istituto di Caserta specializzato in indagini sui frammenti ossei.

ElementoRisultato
Luogo del ritrovamentoVilla Giorgina, via Po 27, Roma
Periodo dei restiTra il 90 e il 230 dopo Cristo
Numero probabile di individuiDue persone
Identificazione inizialeResti di sesso maschile
Persone escluse dal confrontoEmanuela Orlandi e Mirella Gregori
Area storicaAntica necropoli romana

L’esito dell’inchiesta

Un esito che chiude definitivamente l’ipotesi che gli scheletri rinvenuti possano essere quelli di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Due antichi romani dell’età imperiale: ecco a chi appartengono le costole, i denti, i framenti di testa cranica, femore e mascella ritrovati durante dei lavori di ristrutturazione a villa Giorgina, sede della nunziatura del Vaticano di via Po a Roma.

Roma, (askanews) - Non sono nè di Emanuela Orlandi, nè di Mirella Gregori, le ossa ritrovate a Villa Giorgina, sede della Nunziatura apostolica di via Po, a Roma. I risultati degli esami sui reperti ossei hanno fornito un quadro chiaro: sono di prima del 1964 e di un uomo.

Vista l’attribuzione dei reperti ossei all’età imperiale, alla Procura di Roma, che aveva aperto un’indagine per omicidio contro ignoti, non resterà che archiviare il caso.

Il Pubblico Ministero formulava richiesta di archiviazione per il procedimento aperto contro ignoti con l’ipotesi di omicidio.

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