Andrea Bisacchi, sacerdote del SERMIG tra Barriera di Milano e Aurora

Don Andrea Bisacchi è sacerdote della Fraternità del SERMIG, parroco della Fraternità del Sermig e della chiesa di Maria Regina della Pace, nonché co-parroco di San Gioacchino e, da settembre 2025, anche di Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime. Il suo impegno pastorale si sviluppa nei quartieri torinesi di Barriera di Milano e Aurora, dove la comunità cristiana cerca di essere presenza educativa, luogo di ascolto e mediatrice nelle tensioni sociali.

«Non abbiamo ricette magiche e neppure soluzioni pronte, abbiamo però la nostra esperienza da condividere». Per don Andrea, la risposta alle difficoltà del territorio passa dalla collaborazione tra istituzioni, parrocchie, scuole, associazioni, forze dell’ordine e cittadini, con particolare attenzione ai bambini, ai giovani, alle famiglie fragili e alle persone che vivono ai margini.

Il ruolo nell’Osservatorio regionale sulle periferie

Mercoledì mattina don Andrea Bisacchi, parroco della Fraternità del Sermig e della chiesa di Maria Regina della Pace, ha partecipato alla riunione di insediamento dell’Osservatorio regionale sulle periferie. Anche le parrocchie di Aurora e Barriera faranno «la loro parte» all’interno del nuovo organo creato dalla prefettura di Torino con lo scopo di «individuare i fattori di criticità» e promuovere iniziative per contrastare il degrado e favorire l’inclusione sociale.

«Sì, ma ora è fondamentale che tutti gli enti e le associazioni coinvolte si muovano nella stessa direzione e secondo un piano unico, nella speranza che si possa davvero arrivare a risultati concreti. E a questo appello la comunità cristiana di Aurora e Barriera ha risposto “presente”».

Secondo il prefetto di Torino Giovanni Donato Cafagna, l’invito dei parroci consiste nel riconoscere «in quelle realtà sociali e urbane le tante esperienze presenti piene di valori positivi». È quello che l’Osservatorio sulle periferie sta promuovendo: Comune, Regione, scuole, agenzie ed enti, parti sociali, insieme alla prefettura ed alle forze dell’ordine, per un programma che punta prima di tutto sui ragazzi, per scelta e per necessità.

«Le scuole devono restare aperte oltre l’orario per progetti culturali e di integrazione - continua Cafagna - le aree dismesse, causa di degrado e insicurezza, devono essere recuperate per finalità ludico ricreative e sportive. Serve un confronto continuo tra i comitati dei cittadini nei tavoli prefettizi di circoscrizione, con nuove risorse assegnate per la videosorveglianza e il controllo di un territorio che ha bisogno di sicurezza ma anche di maggiori e concrete opportunità».

La prima risposta: riconoscere i problemi e partire dai giovani

«Per prima cosa non negare che i problemi esistano e, del resto, farlo sarebbe difficile. Nella zona Nord di Torino ci sono lunghe “ombre”, ma anche tantissime potenzialità. Noi partiamo dalla formazione, dai bambini e dai giovani».

Con l’Estate Ragazzi ogni giorno 30 o 40 ragazzi varcano il portone dell’oratorio. E poi c’è Uda, la mediatrice culturale che abbiamo assunto per darci una mano con la parte educativa, l’insegnamento della lingua italiana e tutti gli aspetti legati a legalità e sanità. Vogliamo che la nostra parrocchia sia sempre più “casa”.

«Intorno a noi ci sono tante storie di fragilità. Bambini che hanno situazioni difficili a casa, donne e uomini in gravi difficoltà. Tutte queste persone devono sapere che possono trovare in noi un sostegno».

La parrocchia aiuta circa 70 anziani soli o che vivono ai margini e forma le mamme e i papà dell’oratorio. Per i volontari è stata creata Casa Giovani, con 20 posti letto, cucina, refettorio, salotto e cappella. Da qui vengono i ragazzi di Barriera, ma anche da fuori Torino.

Una comunità cristiana aperta al territorio

«Comunità cristiane mediatrici nelle tensioni sociali dei quartieri Barriera e Aurora, in grado di portare un segno di speranza e di cambiamento, che è possibile». Così i parroci don Andrea Bisacchi, della Fraternità del Sermig, e padre Nicholas Muthoka, missionario della Consolata, sintetizzano la mission della presenza della Chiesa sul territorio nella riorganizzazione delle parrocchie in atto.

Dal prossimo settembre, come annunciato, sarà infatti affidata ai sacerdoti della Fraternità del Sermig anche la parrocchia Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime, nel quartiere Aurora, che si aggiunge a San Gioacchino e a Maria Regina della Pace - due co-parroci e un viceparroco con cui collaborerà anche don Tonino Borio; mentre padre Muthoka, insieme ai suoi confratelli, guiderà, oltre alla parrocchia Maria Speranza Nostra, anche quella di Gesù Operaio.

Don Andrea Bisacchi della Fraternità del Sermig è co-parroco di San Gioacchino e Maria Regina della Pace. Da settembre 2025 sarà co-parroco anche di Gesù Crocifisso e Madonna delle Lacrime. Padre Nicholas Muthoka, missionario della Consolata, è alla guida della parrocchia Maria Speranza Nostra in Barriera di Milano e dal prossimo settembre guiderà anche la parrocchia Gesù Operaio.

ParrocchiaResponsabilità indicata
San GioacchinoCo-parroco don Andrea Bisacchi
Maria Regina della PaceCo-parroco don Andrea Bisacchi
Gesù Crocifisso e Madonna delle LacrimeDal settembre 2025 co-parroco don Andrea Bisacchi
Maria Speranza NostraParroco padre Nicholas Muthoka
Gesù OperaioDal settembre 2025 guidata da padre Nicholas Muthoka

Per don Andrea Bisacchi, co-parroco della Pace, di San Gioacchino e da settembre di Gesù Crocifisso, «la comunità cristiana vuole essere per il territorio sale della terra e diventare una delle possibilità di speranza in quartieri che portano ferite e sofferenze, ma che hanno numerose ricchezze e potenzialità».

«Ci sentiamo responsabili di zone», prosegue, «che certamente vivono delle difficoltà; vogliamo dunque fare la nostra parte per innescare un cambiamento».

Preghiera e vicinanza dopo le violenze

In queste ultime settimane, però, nonostante le tantissime iniziative già partite, la tensione a Barriera e non solo si è comunque alzata. «Ci sono crescenti pressioni sociali, la gente è più arrabbiata o impaurita. E la morte di un ragazzo di 19 anni, assassinato brutalmente in strada, ha rappresentato un grandissimo dolore».

I sacerdoti di fronte agli episodi di violenza e di criminalità che si susseguono nel quartiere sentono, come comunità, la necessità di tornare a pregare. La parrocchia della Pace ha recentemente organizzato una veglia di preghiera di piazza Foroni, dopo l’omicidio di un ragazzo diciannovenne ivoriano, accoltellato in via Monte Rosa a inizio maggio.

Il momento di preghiera per Mamoud in piazza Foroni, partecipato da oltre 300 persone, ha fatto capire che può esserci «una luce in fondo al tunnel». «Abbiamo condiviso la sofferenza insieme, cristiani e musulmani. Senza vedere la differenza. E ci siamo rivolti a Dio, perché noi uomini, da soli, non sappiamo costruire la pace».

La parrocchia della Speranza, chiesa giubilare fino a Pentecoste (8 giugno), nel tempo di Quaresima e Pasqua ha proposto un apposito percorso giubilare in chiesa, a cui prendono parte diversi gruppi fra cui persone nel disagio sociale, chi ha avuto problemi di dipendenze, chi svolge lavori socialmente utili.

Le veglie come risposta alla paura

«Negli ultimi mesi la morte violenta ha segnato le strade di Barriera e Aurora. Il 2 maggio ha perso la vita Mahmood, 19 anni, a un centinaio di metri dalla parrocchia Maria Regina della Pace. Il 30 luglio a fianco alla parrocchia San Gioacchino è morto Courage di 30 anni, padre di una bambina di 3 anni - evidenziano i sacerdoti -. Ci siamo accorti subito che queste vicende riguardano vite “invisibili”».

Dopo questi fatti i tre sacerdoti hanno deciso di scendere in strada per incontrare e ascoltare i residenti. Qualcuno ha risposto “affari loro se la sono cercata”. Altri hanno accusato le istituzioni: “vero ci sono i pattugliamenti ma non bastano”.

«La prima impressione è stata di vuoto - ricordano i sacerdoti - Nei luoghi della morte ci ha colpito il silenzio, negozi e bar chiusi, passanti che abbassavano la voce e passavano oltre con rispetto….».

Allora hanno organizzato veglie di preghiera “per cercare di dare una risposta diversa alla paura che tutti sentiamo crescere in noi e attorno a noi”. Contro ogni aspettativa sono stati incontri molto partecipati, con centinaia di persone diverse tra loro: cristiani e musulmani, credenti e non, parrocchiani, comitati di quartiere, associazioni, italiani e stranieri, amici e parenti dei giovani che hanno perso la vita e gente che non li conosceva.

«Ci è sembrato un segnale importante. La preghiera è diventata occasione per respirare questa accoglienza e per piangere insieme, condividere la paura e non sentirsi soli. Guardavamo la folla, uomini e donne che camminavano su una strada di luce, fatta di solidarietà e condivisione. Ed è proprio questa luce che ogni giorno ci spinge a vivere e ad amare questo territorio».

Barriera e Aurora: quartieri difficili, ma ricchi di potenzialità

«Non potrei non essere fiducioso. Mi basta ricordare che cosa c’era a Porta Palazzo 25 anni fa, qui davanti al Sermig. All’epoca quando si attraversava il ponte sulla Dora si rischiava di essere rapinati da disperati armati di siringa».

«Mentre adesso mi sento di dire che le cose sono cambiate e bisognerebbe cambiare anche la narrazione dei quartieri. Sicuramente sono “difficili”, ma hanno tante realtà positive».

Don Andrea indica le associazioni che lavorano quotidianamente sul territorio, i commercianti che hanno scelto di restare perché credono nelle potenzialità della zona e le famiglie, italiane e straniere, che pur avendo la possibilità di trasferirsi hanno deciso di rimanere.

«Va sempre peggio» è una delle percezioni raccolte dai sacerdoti nei quartieri, dove la violenza dei fatti di cronaca spaventa la gente. «Eppure noi siamo convinti che, anche attraverso l’informazione, Torino possa trovare il modo di ragionare su questi quartieri non solo in termini di paura, ma di percorsi possibili e concreti per una convivenza pacifica».

Sport, oratorio e presenza negli spazi abbandonati

Un cambio di rotta parte da segni concreti, come la grande pulizia del quartiere realizzata la scorsa estate in collaborazione con Amiat. «Un’azione», sottolinea il parroco, «che continua, anche se in silenzio, tutte le settimane grazie a diversi gruppi di giovani».

Proseguono anche le attività dell’oratorio sulla strada, nella «piazzetta dello spaccio» in corso Palermo. «Un modo», evidenzia don Bisacchi, «per abitare spazi che per troppo tempo sono stati abbandonati e dimenticati portando dunque un segno di speranza».

In collaborazione con la Polizia, recentemente la parrocchia della Pace ha organizzato corsi di pallavolo, calcio e arti marziali proprio in corso Palermo davanti all’oratorio, rivolti ai ragazzi e giovani. «Si è puntato sul gioco di squadra e sulla disciplina per insegnare attraverso lo sport a canalizzare i propri sentimenti, ad aprirsi all’altro».

Il sogno è quello di far confluire oratorio e Arsenale della piazza: quest’ultima è una proposta attiva dal 2007 di sostegno nel doposcuola e attività di sport, danza, teatro, attualmente frequentata da 250 ragazzi del quartiere tra i 6 e i 18 anni, al 70 per cento musulmani.

Una gamma di iniziative ha tratto nuovo impulso dall’inaugurazione del PalaSermig, lo scorso 12 novembre con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel confinante quartiere Aurora: un palazzetto dello sport da 400 posti aperto a tutti, realizzato dall’Arsenale della pace su terreni del Comune concessi al Sermig per la riqualificazione attraverso lo sport, con sei squadre di calcio a 5 e due di volley dell’Asd Sermig, società nata nel 2011.

Ad oggi sono 150 gli atleti che in questo modo hanno la possibilità di fare sport, perché gratuito, con iscrizione in base al reddito. «Se è vero che con molti di questi ragazzi non condividiamo la fede - chiosa don Andrea - possiamo però attraverso lo sport condividere i valori fondamentali dell’amicizia, del servizio, dello stare insieme, della costruzione della pace».

«L’intento è quello di camminare insieme come fratelli, diventare buoni cittadini di Torino, pensare al bisogno dell’altro prima del mio: questa rimane la chiave fondamentale per ogni sfida di pace, che sia nel nostro quartiere o nel mondo».

L’attenzione ai giovani e alle famiglie

Non è certo solo per la vicinanza fisica all’Arsenale della pace che alcuni anni fa l’arcidiocesi ha affidato alla Fraternità questa parrocchia di 14mila abitanti, il 40 per cento stranieri, a ridosso di Porta Palazzo, il mercato all’aperto più grande d’Europa, in quello che è probabilmente il quartiere più multietnico di Torino, dove la pandemia ha acuito il disagio sociale e le povertà educative.

«Nel nostro territorio - sorride don Andrea - abbiamo quattro moschee e 30 nazionalità diverse: metterci al servizio di questa comunità voleva dire prima di tutto metterci in ascolto dei suoi bisogni, stare in mezzo alla gente, imparare ad amare Dio e gli altri insieme, come comunità».

«E i più bisognosi erano i più piccoli, i bambini e i ragazzi. Per questo siamo ripartiti dall’oratorio e dal catechismo: l’idea era quella di offrire uno spazio e un tempo in cui giocare, imparare a volersi bene, camminare nella fede».

Così, con l’aiuto di un gruppo di giovani catechisti e genitori under 40, è nata la proposta dei sabati pomeriggio in oratorio dalle 15 alle 19, Messa prefestiva inclusa, per i 40 bambini in cammino verso la prima Comunione e la Cresima: fra loro non solo italiani ma anche nigeriani, venezuelani, dominicani.

«Abbiamo pensato che per portare Gesù ai bambini - spiega Maria Laura Corda, coordinatrice delle catechiste - ci fosse bisogno del gioco, di un momento di convivialità come la merenda, di attività laboratoriali sul Vangelo e di vivere insieme l’Eucarestia».

«Si tratta di una proposta esigente anche per i catechisti, visto che ogni pomeriggio è diverso e viene preparato con cura e con tanta formazione il sabato mattina, ma abbiamo grandi soddisfazioni nel vedere come i bambini interiorizzano e vivono quel che gli andiamo trasmettendo».

Il Sermig e la vocazione di don Andrea Bisacchi

Parroco di San Gioacchino a Torino, don Andrea Bisacchi è uno dei sei sacerdoti della “Fraternità della speranza” del Sermig, fondato nel 1964 da Ernesto Olivero. «In questo quartiere - afferma - abbiamo 4 moschee e 30 nazionalità diverse: priorità a bambini e ragazzi perché crescano come buoni cittadini che cerchino pace, amicizia, servizio».

Samaritani a tempo pieno. Rivoluzionari innanzitutto dentro se stessi, con il lavoro e la preghiera. Protagonisti di un monastero metropolitano aperto 24 ore su 24.

C’è tutto questo nella vocazione di don Andrea Bisacchi, uno dei primi tre sacerdoti diocesani ordinati nel 2015 della Fraternità del Servizio missionario giovani (Sermig), oggi parroco di San Gioacchino, nel cuore del quartiere Borgo Dora.

Romagnolo, 44 anni, entrato nella Fraternità nel 1998 e da molti anni responsabile del ramo maschile che conta 15 membri consacrati, don Andrea è uno dei sei sacerdoti frutto dei “rami nuovi” nati dall’esperienza di servizio alle missioni e ai più bisognosi fondato nel 1964 da Ernesto Olivero e dalla moglie Maria.

«Conobbi il Sermig a 16 anni con la mia parrocchia, ma solo qualche anno dopo - racconta con un sorriso - mi decisi a venire qui per un discernimento vocazionale».

«Ricordo quanto mi scaldassero il cuore le parole di Ernesto quando, nel 1999, cominciò a parlarci della possibilità, se qualcuno di noi sentisse questa chiamata e se il Signore avesse aperto questo cammino, di diventare prete. Dopo poco tempo Lorenzo ed io parlammo con Ernesto e lui ci raccomandò di nutrire questo seme in un lungo periodo di preghiera, di silenzio, di discernimento».

Nessuno di loro all’epoca pensava di dover aspettare 16 anni per dare vita a questa nuova esperienza nella Chiesa e del mondo del XXI secolo: non un nuovo ordine religioso, la Fraternità ha ottenuto nel corso degli anni il riconoscimento della Chiesa come associazione laicale, ma qualcosa di simile.

Dall’ordinazione all’incarico nella parrocchia

Il 15 febbraio 2015 Simone Bernardi, Andrea Bisacchi e Lorenzo Nacheli ricevettero il ministero del diaconato dalle mani del vescovo Cesare Nosiglia nella chiesa del Santo Volto, a Torino, primo passo per l’ordinazione sacerdotale.

Andrea Bisacchi fu ordinato sacerdote il 3 ottobre 2015 assieme a Lorenzo Nacheli e Simone Bernardi. L’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia affidò quindi alla Fraternità fondata da Ernesto Olivero la cura della parrocchia di San Gioacchino, poco distante dall’Arsenale della Pace.

Don Andrea Bisacchi, della Fraternità, fu nominato amministratore di San Gioacchino. L’ingresso avvenne sabato 11 febbraio 2017, festa della Madonna di Lourdes, durante la celebrazione eucaristica delle ore 18, presieduta dal vicario episcopale territoriale don Marco Prastaro.

Questo atto di fiducia, affermarono al Sermig, «aumenta il nostro desiderio di essere nella Chiesa, semplicemente cristiani e il nostro senso di responsabilità verso tutte le persone che incontriamo».

Il servizio del Sermig e l’Arsenale della pace

Il Sermig, Servizio missionario giovani, è nato nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero e da un sogno condiviso con molti: sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo, vivere la solidarietà verso i più poveri e dare una speciale attenzione ai giovani cercando insieme a loro le vie della pace.

Dai “sì” di giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache è nata la Fraternità della Speranza, per essere vicini all’uomo del nostro tempo e aiutarlo a incontrare Dio.

A due passi dall’Arsenale della pace, dal 24 febbraio è il centro, per la città intera, degli aiuti all’Ucraina: 300mila torinesi sono venuti qui a portare cibo e vestiti e molti hanno voluto fermarsi per dare una mano, oltre mille tonnellate di viveri raccolti in meno di un mese, più di 50 tir partiti per l’Europa orientale.

La presenza accanto alle persone in strada

Sono da poco passate le cinque di pomeriggio quando fra Luca Minuto arriva davanti al Sermig in sella alla sua bicicletta. Ha fatto il “giro dei disperati”.

«Ai Giardini Madre Teresa, lungo Dora, al parco Sempione, insieme ad altri volontari cerchiamo di tessere delle relazioni con chi sta in strada - dice -. Chi spaccia, chi vorrebbe un lavoro, chi il permesso di soggiorno. Chi ti parla e chi no. Ci sono disagio, sofferenza, paura, ma anche speranza».

Don Andrea Bisacchi, parroco a Maria Regina della Pace, esce dal Sermig e gli dà una pacca sulla spalla: «Quello di fra Luigi è un lavoro prezioso».

C’è poi l’attenzione verso i giovani disperati che bivaccano nelle tendopoli al parco Sempione, un tempo occupavano l’ex fabbrica Gondrand in via Cigna, e che trovano una «famiglia» nella parrocchia.

Il lavoro comune per la pace

Alla domanda sui consigli da portare nell’Osservatorio, don Andrea risponde: «Nessun consiglio. Dobbiamo lavorare tutti insieme. I risultati non saranno immediati, ma sono convinto che arriveranno».

Da settembre l’impegno si amplia con una nuova comunità: «vogliamo camminare in comunione per essere comunità cristiane che diventano voce di speranza e di pace grazie ad un ruolo di mediazione nelle tensioni sociali».

La prospettiva di don Andrea Bisacchi unisce preghiera, formazione, sport, ascolto e presenza quotidiana nei luoghi più fragili, con l’obiettivo di costruire relazioni tra persone di diverse nazionalità, culture e religioni.

Don Andrea Bisacchi al Sermig Torino

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