La facciata dell’abbazia di Fontenay

La facciata della chiesa abbaziale di Fontenay è semplice, a capanna spezzata, e riflette con grande coerenza l’ideale di sobrietà dell’architettura cistercense delle origini. La larghezza della navata centrale è sottolineata da due contrafforti, tra i quali si apre il portale centrale.

Edificata in stile romanico e consacrata nel 1147, la chiesa rappresenta il tipo più puro e più perfetto della forma canonica imposta da san Bernardo alle chiese legate alla casa madre di Clairvaux. La facciata non punta sulla ricchezza decorativa, ma sulla chiarezza delle proporzioni, sulla solidità della muratura e sulla leggibilità dell’impianto interno.

Facciata romanica dell’abbazia di Fontenay

La facciata nel contesto dell’abbazia

L’abbazia cistercense di Fontenay fu fondata nel 1118 da san Bernardo di Chiaravalle, in una piccola e boscosa valle della Borgogna, a pochi chilometri da Montbard. È una delle abbazie cistercensi più antiche e complete d’Europa.

Inizialmente la comunità si insediò in un luogo di romitaggio situato a nord dell’abitato di Montbard, all’estremità della foresta di Petit-Jailly, di proprietà della famiglia di Bernardo. L’accresciuto numero di vocazioni rese necessaria intorno al 1130 la costruzione di un secondo insediamento di maggiori dimensioni; i monaci si spostarono quindi a valle di circa un chilometro, occupando un’area donata dal vescovo di Autun e da Rainardo di Montbard, zio materno di Bernardo.

Prima di rifondare l’abbazia venne realizzato un sistema di canalizzazione delle acque, tuttora funzionante; in quel momento fu costruita anche una piccola cappella, dedicata a san Paolo, rimasta in uso fino al XVI secolo. Nel 1139 il vescovo Everardo di Norwich, del potente casato degli Arundel, accolse la comunità, e la generosità di questo ricco e potente prelato inglese permise la costruzione del nuovo monastero.

L’inizio della costruzione della chiesa abbaziale risale al 1139. La chiesa venne costruita fra il 1139 e il 1147, anno in cui fu consacrata da papa Eugenio III.

La forma a capanna spezzata

La facciata è molto semplice, a capanna spezzata, la larghezza della navata centrale è sottolineata da due contrafforti in mezzo ai quali si apre il portale centrale.

La forma a capanna spezzata deriva dal profilo delle due falde del tetto e rende immediatamente riconoscibile l’organizzazione basilicale dell’edificio. Il disegno esterno non è concepito come una superficie autonoma, ma come la manifestazione diretta della struttura della chiesa.

La semplicità della facciata non significa povertà costruttiva. La massa muraria, i contrafforti e l’ordine essenziale delle aperture esprimono la solidità tipica del romanico e l’atteggiamento cistercense contrario all’eccesso ornamentale.

L’abbazia è stata costruita principalmente utilizzando pietre provenienti da aree locali. La scelta di materiali locali contribuisce all’aspetto uniforme e severo della facciata, che appare strettamente legata al paesaggio della Borgogna.

Il portale e i contrafforti

Il portale centrale si apre nello spazio compreso tra i due contrafforti che evidenziano la larghezza della navata maggiore. La sua posizione assiale organizza la facciata secondo un principio di rigorosa simmetria.

I contrafforti non svolgono soltanto una funzione visiva: sottolineano la presenza della navata centrale e partecipano alla logica statica dell’edificio. La facciata comunica così all’esterno la scansione dello spazio interno, senza ricorrere a un apparato scultoreo complesso.

Le chiese dei monasteri sono costituite da importanti caratteristiche dell’architettura romanica, tra cui pianta simmetrica, qualità massiccia, muri spessi, pilastri robusti, volte a crociera, archi a tutto sesto e alta navata centrale.

La facciata e la pianta della chiesa

La chiesa abbaziale è l’archetipo romanico dell’architettura cistercense che ebbe inizio con l’abbazia di Cîteaux. La pianta è a croce latina, con una navata centrale separata da due navate laterali mediante pilastri.

La tipologia a croce latina definisce l’impianto interno con geometrie esclusivamente ad angolo retto e lo spazio è ritmato dalle teorie di pilastri che dividono la navata centrale e le due laterali in otto campate.

La chiesa ha una navata centrale lunga 66 metri e larga 8, due navate laterali e un transetto lungo 19 metri. Il corpo longitudinale, voltato a botte acuta, è scandito in otto campate da archi trasversi che si impostano su semicolonne in corrispondenza dei pilastri.

ElementoCaratteristica
StileRomanico cistercense
PiantaCroce latina
Navata centrale66 metri di lunghezza e 8 metri di larghezza
Transetto19 metri
CampateOtto nella navata centrale e nelle navate laterali
AbsidePianta quadrangolare e terminazione piatta

L’abside è piatta e quadrangolare, con quattro cappelle che si affacciano sul transetto, anch’esse a pianta quadrata. Contrariamente alle chiese precedenti, la chiesa dell’abbazia ha un’abside appiattita e due cappelle rettangolari, anziché semicircolari, su ciascun lato del transetto.

Il transetto è composto da un coro ad abside quadrangolare, a due campate, sopraelevato di due gradini, e da quattro cappelle, anch’esse a pianta quadrata, aperte, due per lato, sui bracci del transetto.

Il tutto è coperto da volte a botte a sezione ogivale, longitudinali nel “vaisseau” centrale, trasversali nei bracci del transetto e nelle navate laterali. Identico è il sistema di copertura adottato nelle campate delle navate minori, ma con l’asse disposto perpendicolarmente rispetto allo sviluppo della navata centrale.

Una facciata priva di ostentazione

La facciata di Fontenay deve essere interpretata alla luce della riforma cistercense e delle disposizioni di san Bernardo. La chiesa rappresenta il tipo più puro e più perfetto di quella forma canonica che san Bernardo impose alle chiese legate alla casa madre di Clairvaux.

I capitelli sono poco decorati, seguendo la regola di san Bernardo. Anche il colore è appena accennato, come del resto la modellazione plastica dei capitelli a foglie stilizzate o a semplici figure geometriche.

Da qualunque parte si muova lo sguardo, mentre ci si aggira e ci si sposta sul pavimento in terra battuta, originariamente coperto da lastre di pietra o da piastrelle nude, non si percepisce che il ritmo, la geometria delle forme, la nudità e la semplicità alla luce dei materiali e dello spazio.

Questa severità controllata riguarda l’intero edificio e trova nella facciata la sua espressione più immediata: la superficie esterna non è sovraccarica di sculture, statue o motivi ornamentali, ma mantiene leggibile il rapporto tra la forma del tetto, l’ampiezza della navata e la posizione dell’ingresso.

Le aperture e l’illuminazione

L’alzato della chiesa è privo di cleristorio, cosicché l’illuminazione interna avviene indirettamente dalle finestre delle navatelle e direttamente dalle aperture in facciata e dalle cinque monofore disposte sulla parete orientale del vano d’incrocio.

La facciata partecipa quindi al sistema luminoso della chiesa attraverso le proprie aperture, mentre le navate laterali e il transetto contribuiscono a distribuire la luce all’interno. L’effetto complessivo non è quello di uno spazio luminoso e spettacolare, ma di un ambiente raccolto, regolato dalla misura delle aperture e dalla profondità delle volte.

La chiesa abbaziale non ha conservato le vetrate originali. All’interno dell’abbaziale si conservano tuttavia centinaia di piastrelle smaltate medievali, reimpiegate nel pavimento del capocroce e nei sedilia del capitolo.

La percezione del romanico

L’architettura romanica dà una notevole omogeneità agli edifici del XII secolo. I muri spessi, i pilastri robusti e gli archi a tutto sesto conferiscono alla chiesa un carattere compatto e stabile.

I monasteri cistercensi, tra cui l’abbazia di Fontenay, sono identificati come una propaggine dell’arte romanica e una germinazione dell’arte gotica. L’abbazia costituisce quindi un anello di congiunzione tra l’architettura romanica e quella gotica.

La facciata appartiene ancora pienamente al linguaggio romanico, ma la chiarezza della struttura, la regolarità geometrica e la razionalità dell’impianto anticipano alcuni principi che saranno sviluppati dall’architettura gotica.

La facciata vista dal complesso monastico

La chiesa e il chiostro, centro della vita dei monaci, furono costruiti in spazi logicamente distribuiti. In previsione della futura espansione del monastero, invece di creare una struttura chiusa, la chiesa e il chiostro furono creati paralleli o perpendicolari tra loro.

In questo modo, durante l’ampliamento, il chiostro e la chiesa esistenti non sarebbero stati influenzati. La facciata non deve quindi essere considerata isolatamente, ma come il fronte principale di un organismo disposto secondo rapporti geometrici coerenti.

L’abbazia conserva quasi tutti i suoi edifici originali: la chiesa, il dormitorio, il chiostro, la sala capitolare, il calidarium o “stanza del riscaldamento”, la colombaia e la fucina, tutti costruiti in stile romanico. Gli alloggi e l’infermeria dell’abate furono costruiti in un secondo momento.

Vista della facciata tra i giardini abbaziali

Il chiostro e il rapporto con la facciata

Il chiostro del XII secolo è un po’ meno austero della chiesa. Nel chiostro, le gallerie sono coperte da volte a botte in pietra, con lunette corrispondenti all’apertura delle arcate; solo la galleria occidentale è voltata a crociera.

Ogni lato è suddiviso da otto arcate a tutto sesto che ricadono su forti pilastri, rinforzati all’esterno da grossi contrafforti; ogni arcata è a sua volta divisa in due piccoli archi a tutto sesto, sostenuti da colonne binate.

Il chiostro di Fontenay costituisce un esempio delle esigenze di semplicità cistercense che l’Ordine perseguiva; presenta colonne binate e capitelli decorati da motivi fogliati impostati su ritmi geometrici.

La decorazione dei capitelli, sobria ma più ricca rispetto alla chiesa, e la disposizione ricercata delle colonne, rendono il suo aspetto meno severo. Il contrasto tra la facciata della chiesa e la maggiore articolazione del chiostro permette di cogliere la gerarchia degli spazi monastici.

Gli ambienti dell’ala dei monaci

Un’ala del complesso contiene al primo piano il dormitorio, dove dormivano tutti i monaci, e al piano terreno la sala del capitolo e, dopo l’accesso al giardino dei semplici, la sala degli scrivani.

Una scala addossata alla parete conduce dal transetto meridionale al dormitorio dei monaci, che occupa l’intera ala orientale. Oggi vi si può accedere solamente attraverso una scala situata nel braccio sud del transetto della chiesa.

Il dormitorio è una lunga navata di quasi 60 metri, oggi coperta da una grande carena capovolta: un altro esempio della forza delle carpenterie della Borgogna. Il grande dormitorio ha un soffitto del XV secolo costruito in legno di castagno.

In corrispondenza degli archi laterali, due bassi muretti separavano i posti-letto, e uno strato di paglia sul pavimento costituiva l’arredamento. In fondo, uno spazio più ampio ospitava il sonno dell’abate.

Sul lato verso la chiesa, una finestra permetteva ai monaci troppo vecchi per deambulare di seguire i riti liturgici. Gli unici elementi risalenti alla costruzione primitiva sono le strette finestre a tutto sesto che danno sul chiostro.

La sala capitolare e la sala dei monaci

La sala capitolare, comunicante con il chiostro, ha volte a crociera ogivali con quattro pilastri centrali formati da otto colonne, che dividono l’ambiente in due navate.

La sala del Capitolo, vasta e ben illuminata, è aperta sulla galleria orientale del chiostro tramite una grande arcata a tutto sesto e altre quattro aperture poste ai lati di questa.

All’interno, le ogive poggiano su quattro pilastri centrali che dividono la sala in due navate; questi pilastri sono formati da otto colonne che ricevono il ritorno di volta. I capitelli, come nel chiostro, sono ornati da semplici foglie stilizzate.

In fondo all’ala orientale del chiostro si trova la sala dei monaci, risalente alla seconda metà del XII secolo. La sala dei monaci era l’ambiente dove i monaci copisti lavoravano.

Più sobria della sala capitolare, è divisa in due navate di sei campate ciascuna, da una fila di quattro colonne e un pilastro ottagonale al centro. Essa è coperta da volte a crociera ogivali che ricadono lungo i muri su mensole a piramide rovesciata.

Il calefactorium e il refettorio

Nell’angolo del chiostro presso la sala dei monaci si trova la sala del riscaldamento, o calefactorium. Si tratta di una piccola stanza bassa coperta da volte ogivali che ricadono su pilastri quadrati.

Era un locale basso vicino alla cucina, con pilastri quadrati, munito di due camini. Le due grandi celle all’estremo nord-est del refettorio costituivano la cucina, ed erano dotate degli unici due camini del complesso.

Il refettorio è l’unico edificio importante ad essere stato completamente distrutto. In origine era parallelo al chiostro: solo nel XIII secolo fu collocato perpendicolarmente.

Era una grande sala con volte a crociera ogivali, divisa in due navate da una fila di cinque colonne. Ricostruito nel corso del Duecento, il refettorio fu distrutto nel XVIII secolo.

La fucina e l’autosufficienza del monastero

Da sempre i monasteri avevano assunto come principio quello di badare a se stessi, senza dover ricercare al di fuori i prodotti che potevano essere loro necessari. La regola prevedeva che tutto il necessario, l’acqua, il mulino e l’orto, fosse nel monastero e che vi si potessero esercitare i diversi mestieri, così che i monaci non fossero obbligati a rivolgersi all’esterno.

Fontenay è situata a poca distanza da un giacimento di ferro, dal quale i monaci estraevano il minerale che lavoravano nella forgia. L’abbazia è famosa per la sua fucina, una vera “fabbrica” che utilizzava il minerale della collina vicina ed è la più importante che ci è pervenuta.

Costruita alla fine del XII secolo sul bordo di un canale che forniva la forza motrice, la fucina è divisa in quattro sale. La prima, partendo da ovest, ha volte a crociera ogivali e comunica attraverso due arcate con la sala vicina, l’officina vera e propria, senza più volte.

La terza sala è divisa in due navate, di tre campate ciascuna, da due colonne centrali ed è coperta da volte ogivali. La costruzione, il cui primo piano era adibito a magazzino, è provvista di robusti contrafforti ed è rischiarata da alte finestre a tutto sesto.

La forgia è un edificio imponente, le cui pareti esterne rivelano ancora tracce del ferro e del fuoco che lo abitavano. Possenti pilastri reggono le volte dell’edificio.

Restano gli attrezzi del lavoro degli operai metallurgici e gli ingegnosi sistemi che adoperavano per sollevare il ferro e portarlo sul maglio dove veniva battuto. Lungo la parete rivolta a sud-est corre il canale che alimentava il sistema energetico.

Abbazia di Fontenay (Francia)

La parete esterna della forgia è ancora fiancheggiata dall’intelligente canalizzazione del corso d’acqua che percorre la valle; essa alimentava il sistema di ruote che dava energia alla forgia.

Il sistema rimase funzionante fino al XIX secolo, quando nuovi proprietari passarono dalla lavorazione del ferro a quella della cellulosa. Lungo il torrente, a monte, numerosi bacini consentivano una ricca itticoltura.

Conservazione e trasformazioni storiche

Fontenay raggiunse un alto stato di prosperità nel corso del XII e del XIII secolo. Essa godette della protezione dei re di Francia, ma venne saccheggiata durante la guerra dei Cent’anni e durante le guerre di religione del XVI secolo.

Nel 1269 Luigi IX di Francia prese Fontenay sotto la sua protezione e la proclamò abbazia regia. Nel 1359 fu saccheggiata dalle truppe di Edoardo III d’Inghilterra, che due anni dopo donò quarantamila pezzi d’oro per il restauro delle fabbriche monastiche.

Soltanto al principio del XV secolo fu realizzato il muro di cinta con il fossato. L’istituto della commenda, introdotto a Fontenay nel 1557, segnò l’inizio del declino e delle difficoltà finanziarie del monastero.

Dopo la Rivoluzione francese, l’abbazia venne chiusa, messa in vendita e trasformata in una cartiera. L’attività produttiva si interruppe definitivamente nel 1906, quando fu intrapreso il restauro del monumento.

Nel 1905 l’abbazia venne acquistata e successivamente restaurata da Édouard Aynard. Tranne che per il refettorio, demolito nel corso del XVIII secolo, essa mantiene gran parte del suo aspetto originario, tra cui la chiesa, il dormitorio, il chiostro e la sala capitolare.

Il valore storico e architettonico della facciata

L’abbazia di Fontenay rappresenta uno dei più belli e più completi insiemi di costruzioni monastiche dei primi decenni dell’ordine di Cîteaux, il più intatto che ci sia pervenuto poiché esistono ancora pressoché tutti gli edifici e la maggior parte di essi risale al XII secolo.

L’abbazia di Fontenay è una delle più antiche abbazie cistercensi d’Europa, oltre ad essere una delle meglio conservate; per questa ragione nel 1981 è stata inserita nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Il riconoscimento comprende un complesso nel quale la facciata della chiesa, il chiostro, il dormitorio, la sala capitolare e la fucina conservano il rapporto originario tra preghiera, vita comunitaria e lavoro.

La facciata dell’abbaziale condensa questi caratteri in una forma essenziale: una capanna spezzata, due contrafforti, un portale centrale e una muratura priva di ostentazione. La sua forza deriva dalla proporzione e dalla coerenza con l’intero organismo cistercense.

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