Affrettati, non tardare, Signore Gesù: la preghiera dell’attesa e della speranza

«Affrettati, non tardare, Signore Gesù: la tua venuta dia conforto e speranza a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso». La liturgia del 24 dicembre, feria di Avvento, raccoglie in questa invocazione il desiderio della Chiesa: attendere il Signore con fiducia, perché la sua venuta porti consolazione, salvezza e pace.

«Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace». L’espressione del Vangelo secondo Luca illumina il significato dell’attesa: Cristo viene come luce capace di rischiarare il cammino e di orientare l’umanità verso la pace.

La colletta: una supplica rivolta al Signore che viene

Affrettati, non tardare, Signore Gesù: la tua venuta dia conforto e speranza a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso. Tu sei Dio.

La preghiera non chiede soltanto che il Signore venga, ma invoca che la sua venuta trasformi concretamente la vita di chi confida in lui. Il conforto e la speranza sono presentati come frutti dell’amore misericordioso di Dio.

La promessa fatta a Davide

Il desiderio di Davide e il progetto di Dio

Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda».

Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te». Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’, e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?

Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra».

Una casa stabile per il popolo e per il re

«Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele.

Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno».

«Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te, il tuo trono sarà reso stabile per sempre».

La promessa rivolta a Davide diventa una delle grandi attese della storia biblica. Il Signore annuncia una discendenza, un regno stabile e una casa destinata a durare per sempre.

Il Salmo: cantare per sempre l’amore del Signore

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Canterò in eterno l’amore del Signore, di generazione in generazione farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà, perché ho detto: «È un amore edificato per sempre; nel cielo rendi stabile la tua fedeltà».

«Ho stretto un’alleanza con il mio eletto, ho giurato a Davide, mio servo. Stabilirò per sempre la tua discendenza, di generazione in generazione edificherò il tuo trono».

«Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza”. Gli conserverò sempre il mio amore, la mia alleanza gli sarà fedele».

Il salmo interpreta la promessa come alleanza fondata sulla fedeltà divina. La risposta dell’uomo è il canto: l’amore del Signore viene proclamato «per sempre» e trasmesso «di generazione in generazione».

Il Vangelo: il Benedictus di Zaccaria

In quel tempo, Zaccarìa, padre di Giovanni, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo, e ha suscitato per noi un Salvatore potente nella casa di Davide, suo servo, come aveva detto per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo».

La prima parola di Zaccaria è una benedizione. Egli riconosce che Dio ha visitato il suo popolo, lo ha redento e ha suscitato un Salvatore nella casa di Davide. La promessa antica viene così riconosciuta come vicina al suo compimento.

La misericordia e l’alleanza

«Salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano. Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri e si è ricordato della sua santa alleanza, del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, di concederci, liberati dalle mani dei nemici, di servirlo senza timore, in santità e giustizia al suo cospetto, per tutti i nostri giorni».

Zaccaria collega la salvezza alla misericordia e al ricordo dell’alleanza. Essere liberati significa poter servire Dio «senza timore», in santità e giustizia, per tutti i giorni della propria vita.

La missione di Giovanni

«E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati».

Giovanni riceve la missione di precedere il Signore e preparargli le strade. La preparazione riguarda soprattutto il cuore: il popolo deve conoscere la salvezza nella remissione dei peccati.

Il sole che sorge dall’alto

«Grazie alla tenerezza e misericordia del nostro Dio, ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte, e dirigere i nostri passi sulla via della pace».

Il sole che sorge dall’alto è immagine della visita di Dio. La luce non è destinata soltanto a chi già vede, ma risplende su quanti stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte.

La venuta del Signore dirige i passi sulla via della pace. La pace, nella prospettiva del Vangelo, è un cammino da intraprendere sotto la guida della luce divina.

«Affrettati, non tardare, Signore Gesù»

Buongiorno amici e buona giornata nella gioia del Signore Gesù. Oggi saprete che il Signore viene: col nuovo giorno vedrete la sua gloria.

Nell’odierno Vangelo, l’esultanza di Zaccaria è sconvolgente. Benedice e loda il suo Signore per le meraviglie che ha compiuto nella sua vita.

Oggi anche noi ripensando alla nostra, dovremmo prorompente in esultanza e gioia, facendo come Zaccaria. Allora invochiamo la misericordia di Dio invitandolo a far parte della nostra storia.

Affrettati, non tardare Signore Gesù, la tua venuta ci dà conforto e speranza. Ci dà la possibilità di accettare il tuo amore ricco di misericordia, che tutto perdona, che tutto risparmia, che indulge per mille e mille generazioni.

Affrettati e non tardare, Signore Gesù, perché ormai non è più il tempo della tristezza: ora è il tempo della gioia, ora è il tempo della salvezza, ora è il tempo delle strade costruite nel deserto, dei monti e delle valli appianate.

Affrettati, non tardare, Signore Gesù, perché sei tu l’atteso di sempre, l’Emmanuele, il liberatore.

Affrettati, non tardare, Signore Gesù, e metti in fuga le tenebre della nostra colpa, l’oscurità del nostro peccato.

Affrettati, non tardare, Signore Gesù, perché tu sei la lampada che rischiara la nostra strada, la luce che illumina il nostro cammino, spesso impervio e irto di difficoltà.

Affrettati, non tardare, Signore Gesù, che con la tua presenza unisci chi è diviso, rinfranchi i cuori disperati.

Affrettati, non tardare, Signore Gesù, a piantare la tua tenda in mezzo a noi che siamo il tuo popolo, perché abbiamo sempre bisogno della tua presenza, e non sappiamo vivere senza di te.

Alba luminosa simbolo dell’Avvento

Il grido del povero: «O Dio, affrettati a liberarmi»

La richiesta «Affrettati, Signore Gesù» risuona anche nella preghiera del salmo di supplica. È il grido di chi si riconosce povero e bisognoso e attende da Dio aiuto, liberazione e protezione.

O DIO, affrettati a liberarmi. O Eterno, affrettati in mio aiuto.

Siano svergognati e confusi quelli che cercano la mia vita, voltino le spalle e siano coperti di vergogna quelli che desiderano il mio male.

Voltino le spalle a motivo della loro vergogna quelli che dicono: «Ah, ah!».

Si rallegrino e gioiscano in te tutti quelli che ti cercano, e quelli che amano la tua salvezza dicano del continuo: «Sia magnificato DIO!».

Ma io sono povero e bisognoso, o DIO, affrettati a venire in mio aiuto, tu sei il mio aiuto e il mio liberatore o Eterno, non tardare.

Una preghiera che nasce nella fragilità

Affrettati, o Dio, a liberarmi! O Eterno, affrettati in mio aiuto!

Siano confusi e svergognati quelli che cercano l’anima mia! Voltino le spalle e siano coperti d’onta quelli che prendono piacere nel mio male!

Indietreggino, in premio della loro onta, quelli che dicono: “Ah! Ah!”.

Gioiscano e si rallegrino in te, tutti quelli che ti cercano; e quelli che amano la tua salvezza dicano continuamente: “Sia magnificato Dio!”.

Quanto a me son misero e bisognoso; o Dio, affrettati a venire a me; tu sei il mio aiuto e il mio liberatore, o Eterno, non tardare!

Il grido del salmista non è separato dalla lode. Anche nella necessità, chi cerca Dio è invitato a rallegrarsi e a proclamare la grandezza della salvezza.

La fiducia nelle prove

In te mi rifugio, Signore, ch’io non resti confuso in eterno. Liberami, difendimi per la tua giustizia, porgimi ascolto e salvami.

Sii per me rupe di difesa, baluardo inaccessibile, poiché tu sei mio rifugio e mia fortezza. Mio Dio, salvami dalle mani dell’empio, dalle mani dell’iniquo e dell’oppressore.

Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza. Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno; a te la mia lode senza fine.

Sono parso a molti quasi un prodigio: eri tu il mio rifugio sicuro. Della tua lode è piena la mia bocca, della tua gloria, tutto il giorno.

O Dio, non stare lontano: Dio mio, vieni presto ad aiutarmi.

Io, invece, non cesso di sperare, moltiplicherò le tue lodi. La mia bocca annunzierà la tua giustizia, proclamerà sempre la tua salvezza, che non so misurare.

Dirò le meraviglie del Signore, ricorderò che tu solo sei giusto. Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi.

E ora, nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi, finché io annunzi la tua potenza, a tutte le generazioni le tue meraviglie.

La speranza attraversa ogni età e ogni prova. Il credente chiede che Dio non si allontani, ma nello stesso tempo continua a raccontare le sue meraviglie e a proclamare la sua giustizia.

La promessa della consolazione e della vita

La tua giustizia, Dio, è alta come il cielo, tu hai fatto cose grandi: chi è come te, o Dio?

Mi hai fatto provare molte angosce e sventure: mi darai ancora vita, mi farai risalire dagli abissi della terra, accrescerai la mia grandezza e tornerai a consolarmi.

Allora ti renderò grazie sull’arpa, per la tua fedeltà, o mio Dio; ti canterò sulla cetra, o santo d’Israele.

Cantando le tue lodi, esulteranno le mie labbra e la mia vita, che tu hai riscattato.

Anche la mia lingua tutto il giorno proclamerà la tua giustizia, quando saranno confusi e umiliati quelli che cercano la mia rovina.

Il salmo unisce la memoria delle angosce alla fiducia nella vita restituita. La consolazione attesa non è soltanto un sollievo interiore, ma diventa canto, testimonianza e lode.

Il re giusto e la pace per i poveri

Dio, da’ al re il tuo giudizio, al figlio del re la tua giustizia; regga con giustizia il tuo popolo e i tuoi poveri con rettitudine.

Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l’oppressore.

Il suo regno durerà quanto il sole, quanto la luna, per tutti i secoli. Scenderà come pioggia sull’erba, come acqua che irrora la terra.

Nei suoi giorni fiorirà la giustizia e abbonderà la pace, finché non si spenga la luna.

E dominerà da mare a mare, dal fiume sino ai confini della terra. A lui si piegheranno gli abitanti del deserto, lambiranno la polvere i suoi nemici.

A lui tutti i re si prostreranno, lo serviranno tutte le nazioni. Egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto.

Avrà pietà del debole e del povero e salverà la vita dei suoi miseri. Li riscatterà dalla violenza e dal sopruso, sarà prezioso ai suoi occhi il loro sangue.

In lui saranno benedette tutte le stirpi della terra e tutti i popoli lo diranno beato.

Benedetto il Signore, Dio di Israele, egli solo compie prodigi. E benedetto il suo nome glorioso per sempre, della sua gloria sia piena tutta la terra. Amen, amen.

Il Salmo presenta il regno atteso come un regno di giustizia, pace e attenzione ai poveri. Il re promesso libera chi grida, ha pietà del debole e salva il misero che non trova aiuto.

La storia di un bambino che chiede di essere visto

Fernando Silva dirigeva l’ospedale pediatrico di Managua. Una vigilia di Natale rimase a lavorare fino a tardi.

Si sentivano già gli scoppi dei razzi, e i lampi dei fuochi d’artificio illuminavano il cielo, quando Fernando si decise ad andarsene a casa, dove lo aspettavano per la festa.

Mentre stava facendo un ultimo giro attraverso le corsie per vedere se tutto era in ordine, sentì d’un tratto un lieve rumore di passi alle spalle. Passettini di bambagia.

Si volse, e vide uno dei piccoli pazienti che lo seguiva. Nella penombra, lo riconobbe, era un bambino che non aveva nessuno.

Fernando riconobbe quel viso già segnato dalla morte e gli occhi che chiedevano scusa, o forse chiedevano permesso.

Fernando gli andò vicino e il bimbo lo sfiorò con la mano: “Diglielo…” sussurrò. “Di’ a qualcuno che io sono qui”.

La scena rende concreta la domanda di chi vive nelle tenebre e nell’abbandono. «Di’ a qualcuno che io sono qui» è il grido di chi chiede di essere riconosciuto, ascoltato e accolto.

La venuta del Signore può essere attesa anche in questo modo: riconoscendo chi soffre, chi è solo, chi non ha nessuno e chi teme di non essere visto.

Bambino solo in ospedale durante Natale

Il Natale come riconoscimento di Cristo nei sofferenti

Vieni, signore Gesù, affrettati a venire, il mondo intero non resiste più!

Una notte cupa è scesa quaggiù. La stella cometa è scomparsa dal cielo blu.

Chi ci guiderà ora a Betlemme per incontrare il Principe della pace? Chi ci aiuterà a riaccendere nei cuori le fiamme di un amore che arde e si fa arte?

È Natale. Torna, torna Signore Gesù. Vogliamo accoglierti come non abbiamo fatto mai.

Più di ieri vogliamo riconoscerti in chi soffre: nel povero, nel solo, nel disperato, nell’ammalato, nell’abbandonato.

Donaci di sentire il grido di chi non spera, di chi non crede più!

Donaci di essere persone di pace. Donaci coraggio, donaci audacia per fare eco agli angeli e come loro annunciare: gioia, speranza, serenità, fraternità.

Riconoscere Cristo in chi soffre significa dare un volto concreto all’attesa. La preghiera «Vieni, Signore Gesù» diventa così disponibilità a farsi vicini al povero, al solo, al malato e all’abbandonato.

La liturgia dell’attesa gioiosa

Accetta, o Dio, i doni per il sacrificio e trasformali nel corpo e sangue del tuo Figlio, perché noi tuoi fedeli, liberi da ogni colpa, possiamo accogliere con cuore puro la gloria del Cristo che viene. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

La celebrazione chiede un cuore puro, capace di accogliere la gloria del Cristo che viene. La preparazione al Natale comprende quindi la liberazione dalla colpa e l’apertura interiore alla presenza del Signore.

Il Prefazio dell’Avvento

È veramente cosa buona e giusta renderti grazie e innalzare a te l’inno di benedizione e di lode, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo nostro Signore.

Egli fu annunziato da tutti i profeti, la Vergine Madre l’attese e lo portò in grembo con ineffabile amore, Giovanni proclamò la sua venuta e lo indicò presente nel mondo.

Lo stesso Signore, che ci invita a preparare il suo Natale, ci trovi vigilanti nella preghiera, esultanti nella lode.

Per questo dono della tua benevolenza, uniti agli angeli e ai santi, con voce unanime cantiamo l’inno della tua lode: Santo, Santo, Santo.

L’attesa cristiana è descritta come vigilanza nella preghiera ed esultanza nella lode. I profeti, la Vergine Madre e Giovanni indicano un’unica storia di preparazione e di riconoscimento della venuta di Cristo.

L’Eucaristia e la venuta del Signore

Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo.

Il canto della Comunione riprende la benedizione di Zaccaria. La visita di Dio non è un’idea astratta: è la visita del Redentore al suo popolo.

Rinnovàti dal tuo sacramento, o Padre, anticipiamo nella fede l’adorabile natività del tuo Figlio: ci riempia di gioia il mistero della sua venuta e ci renda partecipi della vita immortale.

L’Eucaristia permette di anticipare nella fede la natività del Figlio. La gioia del mistero conduce alla partecipazione alla vita immortale.

Una preghiera per il 24 dicembre

Affrettati, non tardare, Signore Gesù: la tua venuta dia conforto e speranza a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso.

Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen.

La preghiera raccoglie l’attesa di Davide, il canto di Zaccaria, il grido del povero e la speranza di quanti cercano la luce. «Affrettati, non tardare, Signore Gesù»: vieni nelle tenebre, consola chi è disperato, libera chi è oppresso e guida i nostri passi sulla via della pace.

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