La parola reliquia si divide in sillabe così: re-lì-quia. È un trisillabo piano, con l’accento sulla penultima sillaba.
La divisione sillabica corretta conserva il gruppo vocalico finale quia, che costituisce un’unica sillaba; la forma non corretta è quindi qualunque scansione che separi le vocali di questo gruppo.
Come si divide “reliquia”
La parola reliquia è formata da otto lettere, cinque vocali e tre consonanti. Divisione in sillabe: re-lì-quia. È un trisillabo piano (accento sulla penultima sillaba).
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Parola | reliquia |
| Divisione in sillabe | re-lì-quia |
| Numero di sillabe | tre |
| Tipo di parola | trisillabo piano |
| Accento | sulla penultima sillaba |
| Lettere | otto |
| Vocali e consonanti | cinque vocali e tre consonanti |
Perché la divisione è “re-lì-quia”
La sillaba è costituita da una vocale o da una successione di consonanti e di vocali. Quando ascoltiamo una parola o un discorso, quello che il nostro orecchio normalmente percepisce non è la sequenza dei singoli suoni corrispondenti ad altrettanti segni alfabetici, ma piuttosto una serie di sillabe intese come unità fonetiche non ulteriormente divisibili.
Per esempio la parola casa non è sentita come somma di c + a + s + a, ma come accostamento di ca + sa. Anche per l’italiano, che ha una struttura sillabica relativamente semplice, non sempre l’applicazione delle regole risulta immediata e lineare.
Nel caso di reliquia, la prima consonante viene assegnata alla sillaba successiva secondo la regola generale della consonante semplice: re-li-. Il gruppo finale quia non si divide, perché le vocali formano un dittongo all’interno della stessa sillaba.
Il dittongo nella parte finale “quia”
Il dittongo è un gruppo costituito da una vocale preceduta da una semiconsonante (i, u, quindi le sequenze ia, ie, io, iu, ua, ue, uo, ui) o seguita da una semivocale (i, u, quindi le sequenze ai, ei, oi, ui, au, eu).
La i e la u infatti nel sistema fonologico dell'italiano possono rappresentare anche due suoni che prevedono una durata molto più breve e un'articolazione leggermente diversa rispetto alle corrispondenti vocali, intermedia tra la vocale e la consonante.
Nelle regole di divisione in sillabe i dittonghi non possono essere spezzati per cui sono corrette scansioni sillabiche come: au-gu-ri; au-to; vio-la; in-dia-no; pio-lo; lin-gua; que-sto; zai-no; piac-que; pie-no; se-die; rau-co; oc-chia-li; ma-te-ria-le; pin-gui-no; buo-no; eu-ro-pa; piu-ma; foi-ba.
La sequenza finale di reliquia segue lo stesso principio: quia rimane unita e costituisce la terza sillaba. Per questo la scansione è re-lì-quia, non una forma che separi qui da a.
La sillabazione ortografica e la pronuncia
La divisione delle parole è un'esigenza della lingua scritta imposta dai confini determinati dalle dimensioni della pagina. Per secoli la pratica di dividere le parole non è stata regolata e le soluzioni sono state pertanto diverse e prive di qualsiasi uniformità.
È stato l'avvento della stampa a caratteri mobili che, insieme a una normalizzazione grafica, ha portato anche a una progressiva sistematizzazione dei criteri di divisione delle parole. Bisogna però arrivare al Novecento per avere un sistema convenzionale di regole di sillabazione.
Per stabilire dei criteri di suddivisione delle parole si è ricorsi al concetto di sillaba che però è un'unità prosodica (relativa quindi ai suoni), tra l'altro di difficile e controversa definizione, tanto che molti studiosi di fonetica e di fonologia hanno persino proposto di farne a meno.
Alla base quindi delle norme convenzionali che ciascuna lingua si è data per poter spezzare le parole nei testi scritti, c'è una mancanza di omogeneità degli oggetti trattati: il taglio delle parole quando si va a capo avviene sul piano della grafia, ma questa divisione si fonda su criteri che sono applicati a unità sonore di una natura non universalmente riconosciuta e definita.
La sillabazione ortografica non riflette sempre in modo perfetto la realtà fonetica. C'è da dire che non è del tutto avulsa dalla fonetica, in buona parte le due visioni coincidono.
Regole generali della divisione in sillabe italiana
Vocale iniziale e consonante semplice
Una vocale iniziale seguita da una sola consonante costituisce una sillaba: e-la-bo-ra-re; a-lian-te; u-mi-do; i-do-lo; o-do-re, u-no. Una consonante semplice forma una sillaba con la vocale seguente: da-do; pe-ra.
Questa regola permette di riconoscere la prima parte di reliquia: la consonante semplice l forma una sillaba con la vocale seguente, dando re-li-.
Gruppi consonantici inseparabili
Non si divide mai un gruppo di consonanti formato da b, c, d, f, g, p, t, v + l oppure r: a-tle-ti-ca; bi-bli-co; bro-do; in-cli-to; cre-de-re; dro-me-da-rio; fle-bi-le; a-fri-ca-no; gla-di-o-lo; gre-co; pe-plo; pre-go; tre-no; a-vrà.
Non si divide mai un gruppo formato da s + consonante/i: o-stra-ci-smo; te-schio; co-sto-la; sco-iat-to-lo; co-stru-i-re; ca-spi-ta, stri-scio-ne.
Gruppi consonantici separabili
Si dividono i gruppi costituiti da due consonanti uguali (tt, dd, ecc. e anche cq) e i gruppi consonantici che non sono ammessi ad inizio di parola (del tipo cn, lm, rc, bd, mb, mn, ld, ng, nd, tm): tet-to; ac-qua; ri-sciac-quo; cal-ma; ri-cer-ca; rab-do-man-te; im-bu-to; cal-do; in-ge-gne-re; quan-do; am-ni-sti-a; Gian-mar-co; tec-ni-co, a-rit-me-ti-ca.
Nei gruppi consonantici formati da tre o più consonanti (rst, ntr, ltr, rtr, btr) si divide prima della seconda consonante, anche in presenza di prefissi come inter-, trans-, iper-, sub-, super-: con-trol-lo, ven-tri-co-lo, al-tro, scal-tro, in-ter-sti-zio, tran-stel-la-re, i-per-tro-fi-co, sub-tro-pi-ca-le, su-per-cri-ti-ci-tà.
La differenza tra dittongo e iato
Ma è l'incontro di vocali che fa sorgere i dubbi maggiori; in particolare bisogna sapere distinguere i casi in cui due vocali danno luogo a un dittongo dai casi invece in cui formano uno iato.
Infatti quando siamo in presenza di un dittongo non possiamo dividere le due vocali, procedimento invece possibile in presenza di iato. Nel termine reliquia, il gruppo vocalico finale viene trattato come dittongo e resta all’interno della stessa sillaba.
Si possono dividere invece i gruppi vocalici che formano uno iato, che si realizza di massima in tre casi: se nessuna delle due vocali è i o u; se una delle due vocali è i tonica o u tonica e l'altra è a, e, o; nelle composizioni, purché sia ancora ben definito il rapporto tra prefisso e base.
Le sequenze vocaliche possono tuttavia presentare pronunce oscillanti. Ci sono però alcuni casi in cui la pronuncia può essere oscillante ed è quindi opportuno verificare di volta in volta (i dizionari riportano sempre la scansione sillabiche delle parole) se le sequenze vocaliche diano luogo a dittonghi o a iati.
Gruppi di tre vocali e trittonghi
Ultimo punto critico della scansione sillabica sono i gruppi formati da tre vocali che vanno distinti in due casi: quando formano un trittongo, in cui si può avere l'incontro di una semiconsonante, una vocale e una semivocale (es. iai, iei, uoi, uai, uei), oppure di due semiconsonanti e una vocale (solo iuo che nell'italiano contemporaneo tende a passare a io: barcaiuolo>barcaiolo; aiuola>aiola).
Anche i trittonghi, in questi casi, formano un'unica sillaba e non andrebbero spezzati, quindi quei, miei, puoi, suoi, buoi, guai sono monosillabi. Quando invece si tratta di una vocale seguita da un dittongo (es. aia, aio, aiu), si può andare a capo dopo la vocale, quindi ma-ia-le, cen-ti-na-io, a-iu-ta-re, pa-io-lo.
Il gruppo finale di reliquia non è un trittongo: la parola presenta tre sillabe complessive e si divide re-lì-quia.
Accento e classificazione della parola
L’accento tonico cade sulla sillaba lì: re-LÌ-quia. Poiché l’accento cade sulla penultima sillaba, reliquia è una parola piana.
La parola è quindi un trisillabo piano: trisillabo perché contiene tre sillabe, piano perché l’accento tonico si trova sulla penultima sillaba.
Significato di “reliquia”
Reliquia, e meglio al plurale Reliquie, ha il noto senso religioso. Una reliquia, Le reliquie, detto assolutamente, sono ossa di Santi, messe o no nelle loro custodie o reliquiarii.
Ha perciò sempre senso più nobile che non Avanzi; questi sono informi e ignobili resti da gettar via per lo più; le Reliquie, invece, si tengono in venerazione e si conservano sempre con più o meno religioso rispetto.
Reliquia - e † RELIQUA. S. f. Quello che resta, o rimane di qualunque cosa si sia. Aureo lat. Vedi anche ORLIQUA e ORLIQUIA.
Reliquie chiamasi oggi più comunemente Tutto ciò che resta di un santo dopo la sua morte, cioè le ossa, le ceneri, il sangue, le vestimenta, ecc. e che rispettosamente si conserva per onorare la sua memoria.
Così diconsi anche gli strumenti del martirio, quelli della passione di G. C. Reliquia della Croce. Reliquie che conservansi nella Chiesa. Commemorazione delle sacre reliquie.
Esempi d’uso
La reliquia di san Nicola fu portata a Bari da sessantadue marinai, che sbarcarono alla baia di San Giorgio. Quel CD autografato per me è come la reliquia di un Santo.
In quella scatola sono custodite tutte le foto di mio padre ed è per questo che la mamma la conserva come una reliquia.
La folla, che s'era inginocchiata scoprendosi il capo al passaggio del baldacchino di broccato, sotto cui il parroco portava solennemente la reliquia della croce, si levava subito in piedi, agitata dalla curiosità, con vasto mormorio.
Raccolsi ogni reliquia che potei trovare, e ne empii due sacche da viaggio, abbandonando cose che mi erano utili pur di salvare quel misero tesoro.
Parole collegate
Iniziano con "reliquia": reliquiari, reliquiario. Parole contenute in "reliquia": qui. Contenute all'inverso: ile.
Cambiando una lettera sola si può ottenere: reliquie. Scarti di lettere con resto non consecutivo: elia, equi, equa.
Nel vocabolario inverso, tra le parole in rima o con una terminazione simile, compaiono buia, gattabuia, rabbuia, semibuia, gianduia, alleluia, ossequia, colloquia, sproloquia, tuia, via, cavia, cavalcavia, moldavia.
Indicazioni pratiche
A conclusione di questa disamina delle molte possibilità, ci pare opportuno dare poche indicazioni di massima: intervenire nella divisione delle parole solo quando strettamente indispensabile, evitare di lasciare in fondo o all'inizio del rigo parti di parola troppo brevi (un'unica sillaba o addirittura un'unica vocale) e, comunque, di fronte a un dubbio "insolubile" consultare un buon dizionario.
Dato l'utilizzo di programmi di videoscrittura in grado di formattare automaticamente i testi, meno importante di un tempo risulta attualmente l'esigenza di una corretta divisione in sillabe in vista della tradizionale collocazione del trattino separatore a fine riga.
La forma da ricordare è dunque: re-lì-quia.
