Cappella Musicale Pontificia Sistina: Quaresima e Settimana Santa in Sala Petrassi

La Cappella Musicale Pontificia “Sistina” accompagna la Quaresima e la Settimana Santa attraverso un repertorio che unisce canto gregoriano, polifonia rinascimentale e ricerca musicologica, con musiche di Palestrina, Festa, Anerio, Victoria e altri autori.

Il programma “Quaresima e Settimana Santa nella Cappella Sistina” è stato proposto lunedì 15 aprile 2019 alle ore 20:30 in Sala Petrassi, come concerto fuori abbonamento. La proposta mette in relazione il principale impegno liturgico della Cappella con un’attività concertistica capace di far conoscere una tradizione musicale secolare anche al di fuori dell’ambito strettamente liturgico.

La Cappella Sistina e il suo ruolo nella Chiesa

La Cappella Musicale Pontificia, detta anche Sistina, oltre ad essere tra le istituzioni corali più antiche del mondo, ha la caratteristica unica di essere il coro del Papa. Presente fin dai primi secoli della storia della Chiesa, dopo varie vicissitudini fu riorganizzata da papa Sisto IV nel 1471 e da allora, in omaggio al pontefice e poiché solitamente il coro cantava nell’omonima cappella, è comunemente nota come “Cappella Sistina”.

La Cappella Musicale Pontificia “Sistina” è la più antica formazione corale del mondo con i suoi 1500 anni di storia. Oltre al suo principale impegno liturgico, la Cappella Sistina svolge regolarmente un’intensa attività concertistica allo scopo di promuovere la conoscenza della parola di Dio, l’evangelizzazione ed il dialogo ecumenico attraverso l’arte e la cultura per ricercare dei percorsi di unità del mondo cristiano.

Recenti esibizioni con Cori luterani, anglicani ed ortodossi hanno costituito l’occasione di un proficuo confronto artistico e hanno felicemente e significativamente posto l’accento anche per ascoltatori non esperti sul fatto che siano molti di più gli aspetti che uniscono che non quelli che dividono la cristianità.

Quaresima e Settimana Santa: il momento più impegnativo dell’anno

Il Natale e la Pasqua sono i “momenti più impegnativi dell’anno liturgico per il nostro coro” racconta il M° Massimo Palombella, al termine della prova generale nella Basilica Vaticana gremita di fedeli. La “particolarità della Pasqua però” - aggiunge - “è che tutto è molto concentrato”, dunque lo sforzo è maggiore vista la mole del repertorio e la rilevanza delle celebrazioni.

Il lavoro coinvolge insieme bambini e adulti, chiamati ad affrontare il repertorio con grande professionalità. “Far parte del nostro Coro li abitua alla partecipazione ad eventi storici, alla vita di veri e propri musicisti, con più di due ore di studio al giorno, insegna loro cosa significa incidere per una prestigiosa etichetta come la Deutsche Grammophon e soprattutto li educa ad un metodo di lavoro serrato e vincente”.

Un metodo di lavoro “serrato e vincente” che unisce disciplina e grandi orizzonti. Lo imparano i giovani cantori della Cappella musicale Pontificia.

Il repertorio della Settimana Santa

Nelle parole di mons Palombella il racconto in musica delle celebrazioni della Settimana Santa prende forma attraverso un repertorio legato alla tradizione rinascimentale e al patrimonio conservato negli archivi della Chiesa.

“C’è un suono” - spiega - “che caratterizza la musica rinascimentale da cui è tratta buona parte del repertorio che eseguiamo in questi giorni conservato nel fondo ‘Cappella Sistina’ presente nella Biblioteca apostolica vaticana”.

La proposta musicale per il Triduo santo cerca di integrare il patrimonio storico-culturale della Chiesa con la necessaria novità che rappresenta l’imprescindibile dialogo con la cultura contemporanea.

ElementoCaratteristica
RepertorioMusica rinascimentale, canto gregoriano e polifonia sacra
Autori citatiPalestrina, Costanzo Festa, Anerio, Victoria e altri
FontiFondo “Cappella Sistina” della Biblioteca apostolica vaticana e manoscritto conservato nell’Archivio musicale Lateranense
OccasioneQuaresima, Triduo santo e Settimana Santa

Le nuove proposte musicali

Ci sono ogni anno brani e scelte nuove: quest’anno in particolare il Maestro cita l’inedito Miserere di Costanzo Festa composto nel 1517 e il Popule meus di Giovanni Pierluigi da Palestrina ricompreso nella sua concreta interpretazione dallo studio attento del manoscritto dello stesso autore conservato nell’Archivio musicale Lateranense.

Il programma della Sala Petrassi comprendeva musiche di Palestrina, Festa, Anerio, Victoria e altri. La scelta degli autori riflette la continuità tra il patrimonio storico della Cappella e una lettura musicale fondata sullo studio delle fonti.

La ricostruzione del suono antico

Non avendo fonti sonore tutto il lavoro di studio e ricerca mira ad una “ricostruzione per analogia” con l’ausilio delle fonti, della semiologia e della semiografia che permette di trasformare la grafia in suono.

“È un processo in divenire e difficile” - rimarca il M° Palombella - “per il quale oggi possiamo parlare di suoni credibili o non credibili, a garanzia dei quali ci sono solo studio e ricerca”.

La ricerca non consiste quindi nella semplice riproposizione di una pagina musicale, ma nella trasformazione della notazione antica in un’esecuzione capace di restituire il rapporto tra testo, frase musicale, contrappunto e intensità espressiva.

Passione e Resurrezione: il filo musicale del Triduo

C’è un “filo rosso” che unisce musicalmente parlando Passione e Resurrezione, tanto che il modo gregoriano con cui è scritto l’Introitus della Pasqua è lo stesso dell’antifona d’inizio del Triduo, col suo tono mesto e introverso.

“Come a dire” - spiega mons Palombella - “che lo stesso Cristo che risorge è quello che ha sofferto è morto ed è stato sepolto”. Il legame tra i diversi momenti liturgici si manifesta così anche nella continuità del linguaggio musicale.

La tradizione polifonica e la comprensione del testo

Nel XVI secolo le Celebrazioni del Papa non si svolgevano nella basilica di San Pietro ma usualmente in Cappella Sistina perché l’attuale Basilica Vaticana era ancora in costruzione. Il cantare in Cappella Sistina obbligava necessariamente alla ricerca di una sonorità di più intima percezione.

La grande emotività di una massa sonora che canta in voce per riempire di suono le volte di una Basilica era sostituita dalla raffinata percezione del testo, dalla resa espressiva ed emotiva della parola attraverso il suono, dalle relazioni dialettiche emergenti dal linguaggio contrappuntistico inteso come componente intellettuale mossa dagli affetti.

A questo si aggiunsero le indicazioni emerse dal Concilio di Trento che, in riposta alle istanze presentate dalla riforma luterana in tema di un maggior avvicinamento del popolo alla liturgia, volle espressamente sottolineare la necessità di attenersi a due aspetti fondamentali della musica sacra: la soppressione dei temi derivanti dalle canzoni profane che alteravano la dimensione mistica e spirituale della religiosità del culto e, soprattutto, l’importanza della chiarezza del testo la cui comprensione era resa difficile dalle eccesive fioriture della scrittura contrappuntistica.

La Missa Papae Marcelli

La Missa Papae Marcelli infatti oltre ad essere la messa polifonica più conosciuta di Giovanni Pierluigi da Palestrina, composta durante la lunga pausa di riflessione dei lavori del Concilio di Trento, avrebbe infatti secondo la tradizione contribuito a convincere il Concilio del fatto che fosse possibile trovare una via di espressione artistica la quale, pur nell’ambito della polifonia, salvaguardasse e anzi privilegiasse la comprensione del testo in risposta al disappunto espresso in proposito da Papa Marcello II dopo le celebrazioni del venerdì santo del 1555.

Dall’esecuzione diretta dal maestro mons Massimo Palombella è emersa infatti con estrema chiarezza la raffinatezza della scrittura contrappuntistica unita ad una facile intelligibilità del testo tale praticamente da non richiederne la lettura nel programma di sala.

La resa sonora dell’esecuzione

Magnifici l’uso delle messe di voce e la tavolozza dei colori trovati per le varie parti dell’Ordinario della Messa. Di particolare presa emotiva e tale da restare impresso della memoria il suono aereo, trasfigurato e metafisico dell’Agnus Dei.

L’acustica della sala Sinopoli nella quale si è svolto il concerto forse un po’ più asciutta di quella nelle quali questo repertorio viene usualmente eseguito, ha viceversa posto in evidenza l’intonazione adamantina del coro e l’espressione del testo liturgico resa con sobria e misurata intensità per tutto l’arco dell’esecuzione.

All’inizio del concerto il maestro ha invitato a non applaudire fra le varie parti per non interrompere il percorso di concentrazione artistica e spirituale nel quale il pubblico è stato condotto in maniera amichevole e scevra da accademismi.

Giusta anche la lunghezza del programma al cui termine gli spettatori hanno calorosamente applaudito. In tempi di relativismo culturale un plauso va senza dubbio tributato a questa proposta artistica che oltre ad essere oggettivamente godibile e piacevole, permette di far conoscere meglio una illustre tradizione di secoli anche al di fuori dell’ambito strettamente liturgico, in linea con le indicazioni in tema date dal Concilio Vaticano II.

La Schola Puerorum e i Pueri Cantores

I Pueri Cantores della Cappella Musicale Pontificia “Sistina” rappresentano una delle più prestigiose realtà musicali a livello internazionale nel campo della coralità infantile.

Introdotti nel coro della Cappella Sistina, precedentemente composto da soli adulti, nei primi del Novecento su iniziativa del M° Lorenzo Perosi, sono stati ufficialmente istituiti dal suo successore M° Domenico Bartolucci nel 1956.

Lo stesso Bartolucci promosse la creazione della Schola Puerorum, un’istituzione tuttora attiva nella quale i Pueri ricevono l’istruzione scolastica dalla IV elementare alla III media, unitamente a una formazione musicale di alto livello.

Sotto la direzione dell’attuale direttore, il M° Marcos Pavan, i Pueri Cantores vengono preparati dal M° Michele Marinelli ed effettuano un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero, oltre ad animare le celebrazioni liturgiche officiate dal Santo Padre.

Selezione e formazione

Ogni anno i Maestri dei Pueri Cantores selezionano nelle scuole elementari e nelle parrocchie del territorio romano le voci adatte a costituire quella che sarà la classe preparatoria.

Conclusa questa fase i Pueri Cantores idonei entrano a titolo definitivo nel Coro della Cappella Musicale Pontificia “Sistina”.

La formazione unisce dunque istruzione scolastica, preparazione vocale, studio quotidiano e partecipazione alle celebrazioni liturgiche e all’attività concertistica.

La Cappella Sistina tra liturgia, cultura e dialogo

In quest’ottica nascono questo primo concerto della Cappella Musicale Pontificia per la stagione da camera dell’Accademia di Santa Cecilia e probabilmente la scelta del programma.

La proposta artistica permette di far conoscere meglio una illustre tradizione di secoli anche al di fuori dell’ambito strettamente liturgico, mantenendo al tempo stesso il legame con la parola di Dio, con la liturgia e con la storia della Chiesa.

Per concludere vogliamo ricordare la citazione di Mahler usata dal Santo Padre al termine degli esercizi spirituali con la Curia Romana: “la tradizione è la conservazione del fuoco, non l’adorazione delle ceneri”.

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