Veronica Panarello è stata condannata in primo grado a 30 anni di carcere con l'accusa di avere ucciso, il 29 novembre 2014, il figlio Loris, di 8 anni, nella loro abitazione di Santa Croce Camerina, e di averne poi occultato il cadavere. L'accusa contestata era quella di omicidio volontario, aggravato dal legame di parentela, e occultamento di cadavere.
Secondo magistrati e investigatori di polizia e carabinieri, sarebbe stata lei a uccidere con una fascetta da elettricista il figlio la mattina di sabato 29 novembre e a gettare il corpicino nel canalone in contrada Mulino Vecchio, a meno di due chilometri dal centro di Santa Croce Camerina. La ricostruzione accusatoria escludeva la presenza di complici o di altre persone coinvolte.
L’interrogatorio e il provvedimento di fermo
Nella notte tra l'8 e il 9 dicembre, dopo quasi otto ore di interrogatorio, la procura di Ragusa ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti di Veronica Panarello, 26 anni, la mamma del piccolo Loris. La donna, che ha passato la notte in Questura, nella tarda mattinata è tornata davanti ai pm per un nuovo interrogatorio, questa volta in presenza del suo legale.
Ieri sera, portata in Questura alle 17 per un interrogatorio trasformatosi poi in provvedimento di fermo, Veronica Panarello ha invece esplicitamente negato qualsiasi coinvolgimento nell'omicidio. “Non l'ho ucciso io, lui era il mio bambino” ha ripetuto davanti ai magistrati della Procura di Ragusa.
Al suo fianco, fin dall'inizio, il marito: “Se è stata davvero lei mi cade il mondo addosso” avrebbe detto. Aggiungendo, poi, parole che chiariscono il suo attuale stato d'animo: “Se è stata lei mi deve dire perché, poi può pure morire”.
Le versioni fornite da Veronica Panarello
Veronica Panarello aveva sempre giurato la sua innocenza, sostenendo di avere accompagnato Loris a scuola il giorno dell’omicidio. Ma secondo Procura, gip, tribunale del riesame e Cassazione, quella non era nient’altro che una bugia: quel 29 novembre le telecamere del paese non immortalano mai la sua auto nei pressi dell’istituto.
Anzi. Dalle immagini raccolte dagli investigatori sembra che Veronica quella mattina compia il tragitto che porta al canale di scolo dove un cacciatore ha poi trovato il cadavere del bimbo. La donna ha ammesso di non aver accompagnato il figlio a scuola il giorno dell’omicidio, ma ribadisce di non aver ucciso lei il bambino.
La donna, accusata dell’omicidio di Loris Stival, ucciso a Santa Croce di Camerina, provincia di Ragusa, il 29 novembre 2014, è stata interrogata nel carcere di Agrigento, dove è detenuta da quasi un anno. “Loris non l’ho ucciso io” ha detto al il sostituto procuratore di Ragusa, Marco Rota e ha aggiunto che quel giorno il bambino “è salito a casa con le chiavi” che gli aveva dato lei.
La donna ha concluso l’interrogatorio affermando di “avere un buco e di non ricordare” il resto. Era stata la stessa madre del bambino di 8 anni, strangolato e gettato in un canalone, a chiedere di essere ascoltata. Ad interrogarla, il pm Marco Rota, alla presenta del legale della donna, l’avvocato Francesco Villardita.
Il tragitto verso la scuola e i dubbi degli investigatori
Sono tante, infatti, le domande senza risposta. Perché, ad esempio, ha detto che quella mattina Loris è andato a scuola quando invece una telecamera riprende il piccolo tornare a casa? Perché ha detto di essere arrivata con l'auto nei pressi della Falcone e Borsellino quando invece ben 4 telecamere non 'vedono' la Polo nera passare nell'orario indicato?
E cosa è successo davvero in quei 36 minuti in cui è rimasta sola con Loris in casa? Ed infine, cosa ha fatto nei 6 minuti che ha 'perso' nei pressi della strada che porta al Mulino Vecchio?
| Elemento ricostruito | Dettaglio |
|---|---|
| Tempo trascorso da sola con Loris | 36 minuti |
| Tempo non chiarito nei pressi della strada per Mulino Vecchio | 6 minuti |
| Telecamere che non avrebbero ripreso la Polo nera | 4 telecamere |
| Distanza del canalone dal centro di Santa Croce Camerina | meno di due chilometri |
La donna ha poi spiegato al marito perché sarebbe tornata nella loro abitazione: “Dovevo prendere un passeggino da regalare a un’amica”. Ma cosa ha fatto dentro casa dice di “non ricordarlo, di avere un buco” nella memoria.
“Sono confusa - ripete - ho tante cose che mi girano per la testa”. E alla domanda del marito se è stata lei a uccidere Loris risponde: “No, non sono stata io. Non avevo nessun motivo per farlo”. Poi si chiude di nuovo a riccio: “Mi ricordo solo quello che ti ho detto, non ti basta? Ora stammi vicino…”.
Il “buco” nella memoria e il cambiamento della ricostruzione
Il 6 novembre scorso la mamma cambia in parte la sua versione e al marito, Davide Stival, al quale ha chiesto telefonicamente di andarla a trovare in carcere, rettifica la sua ricostruzione: non ha portato Loris a scuola, ma ribadisce che non l’ha ucciso lei.
“Quella mattina - dice al marito - il bambino io non l’ho accompagnato a scuola, è salito a casa da solo, usando il portachiavi con l’orsacchiotto”. Poi spiega così perché è tornata nella loro abitazione: “Dovevo prendere un passeggino da regalare a un’amica”.
Un primo cedimento Veronica Panarello era sembrato averlo il 6 gennaio scorso durante un altro incontro in carcere col marito, intercettato dalla polizia di Stato e dai carabinieri e inserito negli atti depositati alla Procura di Ragusa: “Può essere che hai ragione tu - affermò in quel caso la donna - può essere che io mi ricordi di averlo lasciato a scuola, ma che invece lui sia rientrato a casa. Ma quando sono tornata non c’era più”.
Per fare però subito un passo indietro: “E se mi ricordassi la scena del giorno prima?”. Oggi la donna ha invece confermato al pm le confessioni fatte al marito.
Le fascette da elettricista
Tra le questioni ancora aperte c'è poi quella delle fascette, aspetto che molti non escludono possa essere una sorta di messaggio che la donna abbia voluto mandare. Quando le due maestre di Loris si sono presentate a casa della famiglia per fare le condoglianze, lunedì scorso, Veronica ha infatti dato loro un mazzo di fascette di plastica, di quelle da elettricista, dicendo che il piccolo le aveva detto che sarebbero servite per dei lavoretti a scuola.
Sorprese, entrambe le maestre hanno spiegato di non aver mai chiesto ai bambini di portare oggetti così pericolosi in classe. Ma le fascette che Veronica ha consegnato sono compatibili con quelle con cui è stato ucciso e legato il piccolo Loris.
Secondo la Procura, Loris è morto tra le 9 e le 10.30, un orario compatibile con quei 36 minuti in cui i due sarebbero rimasti soli in casa. Per la Procura è la mezz'ora in cui Loris viene ucciso.
Il ritrovamento del corpo e il sopralluogo nel canalone
Sarebbe stata sempre lei a gettare il corpicino nel canalone in contrada Mulino Vecchio, a meno di due chilometri di distanza dal centro di Santa Croce Camerina. Poi Veronica lo avrebbe caricato in auto, passando dal garage, e lo avrebbe portato nel canalone a Mulino Vecchio.
Un video inedito, realizzato da “Quarto Grado” pochi istanti dopo il ritrovamento del corpo del piccolo Loris Stival e mandato in onda stamattina da Mattino 5, mostra la disperazione di Veronica Panarello nella zona del ritrovamento del cadavere del piccolo Loris.
La donna ammette davanti agli inquirenti di aver abbandonato suo figlio. “Quando l'ho gettato non credevo che ci fosse il vuoto perché non ho nemmeno guardato”: parla così Veronica Panarello, mentre si trova al canalone con gli inquirenti.
E continua, in lacrime: “Volevo solo nasconderlo dietro al muretto. Credevo non ci fosse il canalone ma che continuasse la strada. Non so davvero perché l'ho fatto”.

“Non merito di vivere, ho buttato la cosa più cara che avevo. Fatemi dare l'ergastolo, glielo dirò io stessa al giudice perché sono un mostro”.
11 min “Non merito di vivere, è stata la cosa più cara che avevo. Fatemi dare l'ergastolo. Glielo chiedo io al giudice: 'mi dia l'ergastolo' perche sono un mostro, non una persona, un mostro. ”.
E' quanto disse Veronica Panarello durante il sopralluogo compiuto circa un anno dopo il delitto del figlio Loris nel canalone di contrada Grotte di Santa Croce. La mamma del piccolo Loris Stival è stata condannata a trenta anni di reclusione al termine del processo di primo grado.
La ricostruzione dell’accusa
Secondo la Procura non ci sono dubbi: è stata lei a strangolare il figlio con una fascetta di plastica la mattina del 29 novembre 2014 mentre si trovavano all’interno della loro abitazione di Santa Croce Camerina.
L’accusa ha chiesto 30 anni partendo da una richiesta di condanna all’ergastolo ma tenendo in considerazione lo sconto di pena previsto per l’imputato che sceglie, come in questo caso, il rito abbreviato.
Per l’uccisione di Loris la Procura di Ragusa ha chiesto il rinvio a giudizio di Veronica Panarello. L’udienza preliminare davanti al Gup è fissata per il 19 novembre.
Il processo si è celebrato davanti al GUP perché la difesa della donna ha scelto il rito abbreviato, circostanza che le garantisce un sostanzioso sconto di pena di un terzo rispetto a quella prevista se avesse optato per il rito ordinario.
La mamma del piccolo Loris Stival è stata condannata a trenta anni di reclusione al termine del processo di primo grado. Recentemente le sono stati negati gli arresti domiciliari perche secondo il Gip del Tribunale di Ragusa, esiste il pericolo concreto che possa ancora commettere gravi delitti oltre al pericolo di fuga.
Le ipotesi sul movente
“Veronica Panarello ha ucciso suo figlio Loris, poi si è liberata del cadavere gettandolo in un canalone. L’accusa chiede trent’anni di carcere per omicidio premeditato. Veronica è egocentrica bugiarda e manipolatrice.
Il rapporto con Loris era distorto: trattava il bimbo più da amico che da figlio. È plausibile che la relazione tra Veronica e Andrea Stival sia il movente del delitto: lo dimostrano le telefonate e gli SMS che si scambiavano. Loris è stato ucciso perché lo aveva scoperto”.
È con queste parole che si è conclusa la durissima requisitoria del Procuratore Capo di Ragusa, Carmelo Petralia, e del sostituto Procuratore, Marco Rota. Sono i due magistrati che hanno indagato sulla tragica morte del piccolo Loris sin dai primi istanti, quando ancora si cercava un bimbo misteriosamente scomparso mentre si trovava a pochi passi dall’entrata della scuola elementare del paesino in cui viveva con la mamma, il papà ed il fratellino.
Secondo l’accusa è plausibile ipotizzare che tra Veronica e Andrea Stival ci fosse una relazione e che Loris sia stato ucciso perché lo aveva scoperto. Alla base del delitto, quindi, vi sarebbe un segreto inconfessabile.
Il ruolo attribuito al suocero, Andrea Stival, non trova alcun riscontro sotto profilo probatorio. La difesa ha tentato di accreditare l’ultima versione resa dalla donna, quella secondo cui il bambino sarebbe stato brutalmente assassinato dal nonno con un cavo perché aveva scoperto la relazione tra la madre ed il nonno paterno, affermando di voler raccontare tutto al padre.
Ma non esiste alcun elemento a supporto della presenza del nonno sulla scena del crimine e della sua partecipazione attiva nel delitto. L’autopsia del Dottor Giuseppe Iuvara ha stabilito infatti che Loris non è stato ucciso con un cavetto elettrico, come dice lei accusando il suocero, ma con una fascetta di plastica.
Il tentativo di depistaggio secondo l’accusa
Una volta ritrovato il corpo del bimbo nel canalone alla periferia di Santa Croce Camerina, proprio sulla base delle condizioni del ritrovamento, il bimbo non indossava le mutandine e aveva i pantaloni slacciati, si pensò immediatamente all’opera di un predatore di bambini.
Ma si trattava solo dell’ennesimo inganno, dell’ennesima manipolazione. Si trattava di uno sconcertante tentativo di allontanare da sé i sospetti da parte dell’unica imputata per questo feroce delitto.
E si tratta, come ormai ben sappiamo tutti, proprio della madre della piccola vittima, Veronica Panarello, che deve rispondere dinnanzi al GUP Andrea Reale dell’accusa di omicidio premeditato e pluriaggravato.
In tale prospettiva vanno letti anche i cambi di versione “ad orologeria”, ben evidenziati anche durante la requisitoria finale da parte della Procura.
La valutazione della capacità mentale
A nulla è servito il tentativo da parte della difesa di giocare la carta della infermità mentale. Veronica, secondo gli psichiatri nominati dal GUP, avrebbe una “personalità non armonica” ma resta comunque pienamente “capace di intendere e di partecipare al processo”.
E i periti chiariscono che “l’attenzione, sia spontanea sia provocata, non subisce momenti di cedimento nel corso dei vari colloqui, partecipati sempre con presenza attiva e contrattuale. Non sono emersi, infatti, disturbi dell’attenzione, mantenutasi efficiente anche dopo ore di colloquio, come pure assenti sono appari disturbi della memoria, il cui esercizio le consente ricostruzioni del suo percorso di vita coerenti e dettagliate”.
Secondo gli esperti «Il complesso di elementi clinici e psicodiagnostici raccolti non consente di mettere in luce disturbi mentali clinicamente rilevanti».
In conclusione quindi i periti sostengono che «Non risulta compromessa per Veronica Panarello la capacità di autodeterminarsi rispetto a obiettivi dati, nonché di potere riferire in modo e con modalità tali da preservare i suoi interessi nella vicenda giudiziaria».
In altre parole, Veronica Panarello sapeva quello che faceva al momento del fatto ed è lucida anche ora. Ma, soprattutto, è un soggetto in grado di riferire, e anche di mentire, con piena consapevolezza, come parrebbero dimostrare le varie versioni rese durante la fase delle indagini preliminari.
La visita alla tomba di Loris
Nel pomeriggio di oggi, scortata dalla polizia penitenziaria, è giunta presso il piccolo cimitero di Santa Croce Camerina Veronica Panarello, madre del piccolo Loris Stival rinvenuto senza vita il 29 novembre 2014.
La Panarello, accusata dell'omicidio del proprio figlio ed in atto detenuta presso una struttura carceraria di Agrigento, ha ottenuto il permesso per poter pregare sulla tomba di Loris.
Il Tribunale di Ragusa ha concesso il permesso, vietando alla detenuta la possibilità di incontrare i familiari o altre persone diverse dal difensore ed escludendo la presenza di persone riconducibili a mezzi di informazione di qualsiasi genere.
I discreti ed oculati servizi attivati dalla Polizia di Stato hanno permesso che la breve visita al cimitero della Panarello si svolgesse senza criticità alcuna, garantendo la dovuta riservatezza che la situazione ha richiesto.
LUCIDA ASSASSINA O VITTIMA DI MALA GIUSTIZIA? IL caso di Veronica Panarello:
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