Addobbi per l’altare in occasione della visita pastorale del vescovo Zenti a Verona

Gli addobbi per l’altare in occasione della visita pastorale del vescovo Zenti a Verona devono sostenere la celebrazione senza trasformare il presbiterio in uno spazio semplicemente decorativo. Il principio da cui non si deve mai derogare è che i fiori siano per la gloria di Dio e non per la gratificazione di chi li mette: sobrietà e attenzione alla liturgia sono le due stelle polari.

Daniela, sempre attenta alla sobrietà, ricorda l’accortezza di liberare il luogo del battesimo da eventuali altri fiori e vasi, di colori e stili non coerenti con la celebrazione tenendo sempre presente che non si tratta di decorare la chiesa, ma di fiorire un’azione liturgica, il che richiede discrezione e sobria eleganza: bastano pochi fiori, pur che siano disposti in maniera che partecipino alla festa e la rendano indimenticabile.

Il significato degli addobbi durante una visita pastorale

Nel suo prezioso servizio alla Chiesa, Daniela non ha certamente omesso di istruire le sue allieve nel non sottovalutare mai l’importanza dell’arte floreale in tali occasioni. Ogni volta che una comunità si raduna in una chiesa tutto il creato è convocato e nulla, più dei fiori, può dire simbolicamente questa chiamata.

L’arte floreale offre un insostituibile linguaggio per celebrare al meglio i misteri liturgici. I fiori, la tenue luce dei 4 ceri, i colori, le forme, la poesia, la Parola di Dio: tutto ciò che Daniela ci propone, tutto concorre a camminare verso la luce!

La cura dell’altare e del presbiterio deve quindi esprimere l’accoglienza della comunità, la dignità dell’Eucaristia e il carattere ecclesiale della visita del vescovo. La celebrazione eucaristica, svoltasi in Cattedrale proprio nella Festa della Madonna del Popolo, è stata l’occasione per ringraziare il Signore per il dono del ministero di mons. Zenti, per la sua guida paterna e per il bene che ha compiuto nel corso di questi anni di instancabile servizio alla Chiesa di San Zeno.

Principi di sobrietà per l’altare

La prima attenzione che chi si occupa delle composizioni floreali deve avere è quella di non cedere a sdolcinature, a sovrabbondanze, ad addobbi sfarzosi: luccichii, nastri e luci meglio lasciarli ai centri commerciali e ricordiamoci che il colore liturgico è il bianco e non il rosso, che “fa tanto Natale”, ma che nella liturgia è simbolo dello Spirito Santo e del sangue dei martiri, a partire proprio dal sangue dell’Agnello di Dio.

La composizione deve mantenere libero e riconoscibile l’altare, evitando di coprirne la mensa o di ostacolare la vista dei ministri e dell’assemblea. I fiori devono essere disposti in maniera che partecipino alla festa e la rendano indimenticabile.

Molto dipende dallo stile architettonico della chiesa; dall’eventuale balaustra e altare monumentale con tabernacolo; dalla presenza o meno di un sagrato che consenta un festone di accoglienza e da molte altre situazioni contingenti.

Il principio da cui non si deve mai derogare è che i fiori siano per la gloria di Dio e non per la gratificazione di chi li mette: sobrietà e attenzione alla liturgia sono le due stelle polari.

altare fiorito visita pastorale vescovo

Coordinare altare, ambone e sede

Un addobbo efficace non riguarda soltanto la mensa dell’altare, ma considera l’insieme del presbiterio. Insieme all’altare, realizzato in marmo di Fatima, sono stati sostituiti anche la sede e l’ambone, che si presentano in armonia con lo stile della nuova opera.

Naturalmente, se la celebrazione del sacramento avviene sul presbiterio i fiori che ornano l’ambone devono essere coordinati nello stile e nel colore con la composizione del catino. Lo stesso criterio di armonia può guidare la preparazione della celebrazione presieduta dal vescovo: altare, ambone e sede devono parlare un linguaggio comune, senza moltiplicare composizioni indipendenti.

Al Santo Volto offre alcuni elementi che, sottolineati con bouquet garbati e sobri, aiutino la preghiera e la meditazione, anche al di fuori della celebrazione eucaristica: la croce, il tabernacolo, la statua della Madonna.

La scelta dei colori

Il colore deve essere scelto in rapporto al tempo liturgico e al carattere della celebrazione. La Quaresima è un cammino, è il tempo che ci è dato per verificare quanto abbiamo preso sul serio la Parola di Gesù, «convertitevi e credete al vangelo», che ci viene rivolta il Mercoledì delle ceneri, ed è il tempo che la liturgia offre per ripercorrere la storia della salvezza, annunciata nelle letture di ogni domenica.

Il Natale di Gesù ricorda che il colore liturgico è il bianco e non il rosso, che “fa tanto Natale”, ma che nella liturgia è simbolo dello Spirito Santo e del sangue dei martiri, a partire proprio dal sangue dell’Agnello di Dio.

Nel tempo pasquale sono quindi da preferire i fiori primaverili nei colori del bianco e del giallo, colori della luce e della gioia. La solennità di Pentecoste conclude il Tempo di Pasqua, un periodo lungo cinquanta giorni che la liturgia ci chiede di vivere come “un solo giorno di festa”, un’unica grande domenica che prolunga la gioia della Risurrezione.

Daniela pone molta attenzione alle forme, oltre che al colore rosso in tutte le sue sfumature: composizioni che “esplodono” e si espandono: la Buona Novella esce dal chiuso delle mura per non conoscere mai più frontiere, portata dallo Spirito.

La croce e il tabernacolo

La croce da strumento di tortura e morte si è mutata in simbolo di salvezza per tutti gli uomini, per questo la liturgia, in alcune celebrazioni la onora con l’incenso, ma è bene pensare a una composizione specifica in occasione, per esempio, dell’Esaltazione della Santa Croce, del Venerdì Santo e, ricordando che il trono di Cristo è proprio la croce, nella solennità di Cristo Re, che chiude l’Anno liturgico.

Daniela offre diversi spunti, ripercorrendo tutto l’anno liturgico e per le diverse situazioni in cui la croce è arredo dell’altare: appesa sul muro del presbiterio, sospesa sull’altare stesso o posta di lato.

La composizione dedicata alla croce deve essere proporzionata e leggibile, senza confondere il segno cristologico con un semplice elemento ornamentale. Anche il tabernacolo può essere sottolineato con bouquet garbati e sobri, aiutando la preghiera e la meditazione, anche al di fuori della celebrazione eucaristica.

Fiori e forme secondo il tempo liturgico

Avvento

Il Natale contiene l’inizio del mistero della salvezza: un dono incommensurabile, che esige un tempo idoneo per prenderne coscienza, di un periodo di preparazione ascetica. Oggi, tempo in cui tutto corre velocemente e impera la legge del tutto e subito, l’Avvento ci riconduce in noi stessi per riscoprire che l’attesa è già motivo di letizia.

Le ghirlande, i festoni e le corone possono risultare utili per sottolineare alcuni luoghi, tra cui la porta e la soglia. Quella che tutti conosciamo è quella con i quattro ceri che si accendono via via che si susseguono le quattro domeniche d’Avvento.

Natale

L’attesa gioiosa della nascita di Gesù e di speranza orientata verso il ritorno glorioso del Signore alla fine dei tempi è conclusa: la comunità cristiana si raduna per celebrare l’irrompere di Gesù nella storia.

La composizione natalizia deve evitare ogni sovrabbondanza e ogni effetto spettacolare. Luccichii, nastri e luci meglio lasciarli ai centri commerciali.

Quaresima

Il lavoro di Daniela suggerisce come esprimere con i fiori, e con tutto ciò che la natura ci offre, i specifici temi sviluppati nel ciclo festivo degli Anni A-B-C. L’Anno A è una grande catechesi battesimale, proposta dal Vangelo di Giovanni.

Nell’Anno B il tema è quello dell’alleanza tra il Dio di Israele e il suo popolo, che Cristo renderà perfetta con la sua Pasqua. Infine, nell’Anno C, la Parola verte sul tema della riconciliazione.

La durezza del cammino di conversione è stato evidenziato dalla sobrietà negli arredi, dal limitato uso di fiori freschi, dall’utilizzo di pietre, legni, anfore screpolate.

Settimana Santa e Triduo pasquale

La Grande Settimana giunge, nello scorrere dell’anno liturgico, al termine di quel periodo, che dal punto di vista dell’arte floreale per la liturgia, si può sintetizzare con il verso di un poeta: “Assenza, più acuta presenza”.

Ora tutto cambia e in soli sette giorni si attraversano atmosfere addirittura opposte: dall’ingresso trionfale del Figlio di Davide in Gerusalemme alla sua passione e morte.

Durante il Triduo, da vivere come un’unica celebrazione, l’aspetto estetico cambia piano piano che la liturgia ci fa entrare nei vari misteri che celebra e l’arte floreale offre un insostituibile linguaggio per celebrarli al meglio.

Pasqua

Nel silenzio del Sabato Santo abbiamo respirato la trepida attesa dell’alba del terzo giorno, pregando e preparando l’aula liturgica per la solenne esplosione della notte di resurrezione in cui la chiesa risplende di luce, di profumi, di colori e di fiori che costituiscono uno dei linguaggi della liturgia capace di far fare l’esperienza dell’incontro con la vita nuova donata a ciascuno: quella vita nuova che la stagione in cui cade la Pasqua rinnova ogni anno.

Presso l’ambone, giardino della resurrezione da cui si canta l’Exultet, trova posto il cero pasquale, simbolo di Cristo risorto: qui i fiori possono abbondare per dire la sovrabbondanza di vita che ci viene donata.

Pentecoste

Comincia il tempo della Chiesa generata dallo Spirito, inizia il tempo dell’evangelizzazione per tutti i popoli, in tutte le lingue. Le composizioni che “esplodono” e si espandono possono esprimere la diffusione della Buona Novella.

La disposizione dei fiori nello spazio sacro

Ghirlande, festoni e corone possono risultare utili per sottolineare alcuni luoghi - la porta e la soglia, il catino battesimale - alcune situazioni - un incontro di preghiera davanti a una icona - alcune presenze - la comunità radunata in assemblea presenza di Cristo.

La presenza o meno di un sagrato che consenta un festone di accoglienza può incidere sulla preparazione degli spazi esterni. All’interno, invece, è necessario che ogni elemento rimanga subordinato alla celebrazione e non ne ostacoli lo svolgimento.

La croce può essere appesa sul muro del presbiterio, sospesa sull’altare stesso o posta di lato. Il luogo scelto deve essere considerato insieme alla composizione floreale, alla visibilità dell’altare e alla configurazione architettonica della chiesa.

La croce nella Domenica delle Palme

Inoltre la processione di ingresso la Domenica delle Palme è aperta dalla croce (non dal crocifisso!) e occorre che sia ornata da un bouquet: palmette, rami di ulivo e alcuni fiori rossi uniranno l’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme e il suo martirio.

La composizione della croce può quindi collegare il gesto processionale con l’addobbo del presbiterio, mantenendo una continuità di forme e di colori senza introdurre elementi estranei alla celebrazione.

Il rapporto con la comunità e con la visita del vescovo

Un rito intenso, partecipato e denso di gesti significativi ha scandito i tempi della celebrazione eucaristica per la dedicazione del nuovo altare, la benedizione dell’ambone, della sede del celebrante e dei lavori di restauro della canonica della parrocchia di Refrontolo.

Come ribadito a più riprese durante la celebrazione, già ai tempi di monsignor Varnier si era pensato a un nuovo altare: poi nel 2015, con la visita pastorale del vescovo, si era reso necessario l’intervento e ieri, a sette anni dalle prime valutazioni, e dopo gli ultimi sei mesi di intenso lavoro, il progetto è giunto a compimento.

Nella sua omelia, Pizziolo ha evidenziato la “bella coincidenza dell’occasione di preghiera per le vocazioni di speciale consacrazione”, per cui è solito recarsi a celebrare la messa in una parrocchia diocesana nel primo giovedì del mese, “e della cerimonia di dedicazione dell’altare e di benedizione delle altre opere parrocchiali”, nel segno di una comunità cristiana che ha saputo operare con spirito autentico di fede e di coralità.

Il valore dell’addobbo non consiste dunque nella quantità dei fiori, ma nella capacità di accompagnare la comunità radunata e di rendere visibile la dignità dell’incontro ecclesiale. Una composizione ben calibrata può esprimere accoglienza, gratitudine, preghiera e comunione.

Gesti rituali e linguaggio floreale

Suggestivi e profondi i momenti della dedicazione dell’altare, a partire dalla deposizione della reliquie del patrono diocesano San Tiziano, della patrona parrocchiale Santa Margherita e del Beato Giuseppe Toniolo, le cui spoglie mortali riposano nel Duomo della vicina Pieve di Soligo.

A seguire, la preghiera di dedicazione e il rito di unzione e incensazione dell’altare, fino alla sua copertura e avvio della nuova sfavillante illuminazione, che fa risaltare al meglio la nuova sede liturgica.

La celebrazione è stata scandita dal rito di dedicazione che si celebra una sola volta nella storia di ciascuna chiesa, e che affonda le radici nelle narrazioni dell’Antico Testamento, tramandate dalla testimonianza dei primi cristiani.

E ha visto l’unzione dell’altare e delle croci all’ingresso della chiesa, con il sacro crisma, l’olio profumato e conservato in un’ampolla che viene utilizzato anche nei sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’ordine; a questo momento è seguita l’incensazione, metafora dello spirito e delle preghiere che si innalzano al cielo.

Illuminazione e atmosfera della celebrazione

A rendere ancora più intenso ed emozionante il rito ha contribuito anche il buio in chiesa, luogo sacro e di raccoglimento che vede, poi, l’arrivo della luce piena a illuminare il tempio e i fedeli.

La luce deve essere utilizzata con misura, così da valorizzare l’altare senza produrre effetti teatrali o distrarre dall’azione liturgica. I fiori, la tenue luce dei 4 ceri, i colori, le forme, la poesia, la Parola di Dio: tutto ciò che Daniela ci propone, tutto concorre a camminare verso la luce!

Elementi da ornare con particolare attenzione

Altare

L’altare è il centro della celebrazione e deve rimanere visibile, libero e dignitoso. La composizione floreale deve accompagnarlo senza sostituirlo, rispettandone le proporzioni, la materia e la collocazione nel presbiterio.

Ambone

Presso l’ambone, giardino della resurrezione da cui si canta l’Exultet, trova posto il cero pasquale, simbolo di Cristo risorto: qui i fiori possono abbondare per dire la sovrabbondanza di vita che ci viene donata.

In tutte le altre celebrazioni, l’addobbo dell’ambone deve essere coordinato nello stile e nel colore con la composizione dell’altare, senza trasformare il luogo della proclamazione della Parola in un punto decorativo autonomo.

Sede del celebrante

La sede può essere valorizzata attraverso la coerenza generale del presbiterio, ma senza una sovrapposizione di fiori che alteri la gerarchia degli elementi liturgici. Insieme all’altare, la sede e l’ambone devono presentarsi in armonia con lo stile della nuova opera.

Tabernacolo e croce

La croce, il tabernacolo e la statua della Madonna possono essere sottolineati con bouquet garbati e sobri, aiutando la preghiera e la meditazione, anche al di fuori della celebrazione eucaristica.

Verifica dell’armonia con l’edificio

Le prime notizie inerenti l’edificio provengono dalla visita pastorale del vescovo Barbaro del 1456. Allora la chiesa di S. Zeno era cappella soggetta alla Pieve di S. Maria in Colognola.

La chiesa originaria venne demolita nel 1765 e riedificata nelle forme attuali nel 1770. L’erezione in parrocchia risale al 12 aprile del 1920.

La neoclassica facciata a capanna è tripartita da quattro paraste ioniche, sorreggenti il frontone triangolare sormontato da tre pinnacoletti, e presenta al centro, rialzato di alcuni gradini, il portale d'ingresso sormontato da una finestra quadrata.

L’ impianto planimetrico è ad unica aula rettangolare con quattro semi-cappelle laterali, presbiterio quadrangolare rialzato di due gradini concluso con abside semicircolare.

L'interno dell'edificio si compone di un'unica navata a pianta rettangolare, sulla quale si aprono le quattro cappelle laterali, con gli altari minori di Sant'Antonio da Padova, della Madonna Ausiliatrice, del Sacro Cuore e di San Giuseppe, e le cui pareti sono scandite da lesene d'ordine ionico sorreggenti la cornice modanata sopra cui s'imposta la volta, abbellita dal dipinto con soggetto l'Assunzione della Madonna, eseguito dai pittori Miolato e Rigodanzo tra il 1915 e il 1916; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio, voltato a crociera e chiuso dall'abside.

Lo stile dell’edificio deve orientare la scelta delle forme, dei contenitori e della quantità di materiale vegetale. Un addobbo adatto a una chiesa moderna non è automaticamente adatto a un’aula neoclassica, a un presbiterio monumentale o a una chiesa con opere d’arte già molto presenti.

La preparazione dell’area battesimale

Con particolare gioia si prepara la chiesa quando si tratta di accompagnare l’ingresso alla vita di fede celebrata nel battesimo, per cui si devono ornare quegli elementi che segnano tale passaggio: il fonte battesimale o, in sua assenza, il catino battesimale, perché il segno imprescindibile del battesimo è l’acqua, e il cero pasquale, segno della Pasqua di Cristo in cui ogni nuovo cristiano è immerso.

Ghirlande, festoni e corone possono risultare utili per sottolineare il catino battesimale. Daniela ricorda l’accortezza di liberare il luogo del battesimo da eventuali altri fiori e vasi, di colori e stili non coerenti con la celebrazione.

La stessa attenzione alla coerenza è utile anche durante una visita pastorale, soprattutto quando la celebrazione comprende momenti diversi, processioni, benedizioni o soste presso luoghi significativi della chiesa.

La differenza tra Tutti i Santi e la commemorazione dei defunti

Nella solennità dell’Epifania, ogni anno, un ministro legge l’Annunzio del giorno di Pasqua, che non omette di ricordare che: «Anche nelle feste della Santa Madre di Dio, degli Apostoli, dei Santi e nella commemorazione dei fedeli defunti, la Chiesa pellegrina sulla terra proclama la Pasqua del suo Signore».

Una cura particolare va riservata alla solennità di Tutti i Santi, che nel sentire comune, è legata alla commemorazione dei defunti: è bene che anche solo per pochi e piccoli particolari le composizioni siano diverse.

Le luci di alti ceri bianchi il primo di novembre, potrebbero essere sostituiti da rossi lumini nel ricordo dei defunti della comunità radunata nel ricordo.

Indicazioni operative per l’allestimento

  1. Considerare lo stile architettonico della chiesa e la configurazione del presbiterio.
  2. Stabilire il colore in rapporto al tempo liturgico e alla celebrazione.
  3. Coordinare altare, ambone, sede, croce e tabernacolo senza moltiplicare gli elementi.
  4. Lasciare libera e visibile la mensa dell’altare.
  5. Utilizzare pochi fiori, disposti in maniera che partecipino alla festa e la rendano indimenticabile.
  6. Evitare luccichii, nastri, luci decorative e addobbi sfarzosi.
  7. Verificare che i fiori non ostacolino i gesti rituali, le processioni o la proclamazione della Parola.
  8. Rimuovere eventuali vasi e composizioni non coerenti con lo stile e il colore della celebrazione.
  9. Considerare la croce come un elemento teologico e liturgico, non come un semplice supporto decorativo.
  10. Prediligere sobrietà, proporzione e attenzione alla liturgia.

Il lavoro di Daniela suggerisce come esprimere con i fiori, e con tutto ciò che la natura ci offre, i specifici temi sviluppati nel ciclo festivo degli Anni A-B-C. Daniela offre diversi spunti, ripercorrendo tutto l’anno liturgico e per le diverse situazioni in cui la croce è arredo dell’altare.

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