Il Santuario di Nostra Signora di Montallegro è uno dei principali santuari mariani della Liguria e il più importante luogo di devozione della città di Rapallo. Sorge a circa 612 metri sul livello del mare, sul crinale del monte Montallegro, in una posizione panoramica sul Golfo del Tigullio, Rapallo, Santa Margherita Ligure e il promontorio di Portofino.
Il santuario fu costruito dopo l’apparizione della Vergine Maria al contadino Giovanni Chichizola, avvenuta il 2 luglio 1557, e conserva l’icona bizantina della Dormitio Mariae, secondo la tradizione lasciata dalla Madonna come segno della sua presenza. La costruzione iniziò nel 1558 e il complesso venne progressivamente ampliato e modificato fino ad assumere l’aspetto attuale.

Dove si trova il Santuario di Montallegro
Il Santuario di Nostra Signora di Montallegro si trova sulle alture di Rapallo, in provincia di Genova, nella Regione Liguria e nella diocesi di Chiavari. È considerato tra i principali santuari mariani del territorio metropolitano genovese e della Liguria.
Il santuario sorge sul crinale del monte denominato Montallegro, a circa 600-612 metri sul livello del mare, al centro di una fitta lecceta. Dal piazzale antistante si gode una veduta straordinaria della costa occidentale del Golfo Tigullio, con le cittadine di Rapallo e Santa Margherita, le insenature di San Michele e Paraggi e l’inconfondibile sagoma del promontorio di Portofino.
| Informazione | Dato |
|---|---|
| Nome | Santuario di Nostra Signora di Montallegro |
| Comune | Rapallo |
| Regione | Liguria |
| Diocesi | Chiavari |
| Religione | Cattolica |
| Dedicazione | Maria Vergine |
| Altitudine | Circa 612 metri sul livello del mare |
| Coordinate | 44°22′12″N 9°15′20″E; 44.370064, 9.255636 |
| Inizio della costruzione | 1558 |
L’apparizione della Madonna a Giovanni Chichizola
La devozione alla Madonna di Montallegro nasce da un evento che la tradizione popolare colloca al 2 luglio 1557. In quel giorno, un contadino della Val Fontanabuona, Giovanni Chichizola, mentre percorreva il sentiero che da Rapallo conduceva a Canevale, fu testimone di un fatto straordinario.
Secondo la tradizione locale, Giovanni Chichizola era originario della frazione Canevale nel comune di Coreglia Ligure e stava tornando dal mercato ortofrutticolo di Rapallo. Giunto all’altezza del Monte Letho, detto anche Monte della Morte a causa delle numerose scorribande dei briganti, l’uomo, affaticato dal viaggio e stremato dal caldo, si addormentò su uno sperone di roccia.
All’improvviso fu destato da un bagliore improvviso: al contadino apparve una dama vestita d’azzurro e bianco e dall’aspetto grazioso e gentile. La donna pronunziò solo poche parole, che per i cristiani di Rapallo risuonano ancora vive: «Va' e di' ai Rapallesi che io voglio essere onorata qui».
La Vergine Maria gli apparve sul Monte Leto, dove oggi sorge il santuario, e gli affidò il compito di annunciare ai Rapallesi la sua volontà di essere venerata in quel luogo. Come segno tangibile della sua presenza, la Madonna lasciò al contadino una piccola tavola bizantina raffigurante la Dormitio Virginis.
Per dare prova della miracolosa apparizione, lasciò in dono al contadino un quadretto bizantino raffigurante la Dormitio Mariae, da donare alla comunità rapallese. Dopo la scomparsa improvvisa della Bella Signora, sulla stessa roccia in cui era avvenuta l’apparizione cominciò a sgorgare acqua fresca e pura.
A conferma dell’evento miracoloso, nello stesso punto sgorgò improvvisamente una sorgente d’acqua limpida, considerata anch’essa un dono della Vergine: ancora oggi la fonte è custodita all’interno del santuario.
Il ritrovamento dell’icona e la scelta del luogo
Chichizola, come promesso, si recò subito a Rapallo, portando con sé il messaggio della Vergine e il quadretto miracoloso. Il piccolo borgo venne in poco tempo a conoscenza dell’accaduto, ma alla sorpresa e all’entusiasmo di alcuni si contrapposero la diffidenza e l’incredulità di altri.
Il parroco, accompagnato da un gruppo di fedeli, decise di salire sul monte per verificare che cosa fosse veramente accaduto. Trovò effettivamente la misteriosa tavoletta adagiata sui cespugli vicino alla sorgente d’acqua fresca.
Le autorità religiose e civili decisero di trasferire l’icona a Rapallo, collocandola nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio. Ma al mattino seguente si verificò un fatto ancor più sorprendente: il quadretto era misteriosamente ricomparso sul monte, esattamente nel punto dell’apparizione.
Pensando di non aver usato il dovuto rispetto nella traslazione, il parroco, seguito dal clero, dai reggenti della città e dal popolo, riportò solennemente l’immagine nella chiesa parrocchiale. Ma il segno diventò chiaro quando il quadretto, dopo essere stato rinchiuso in un armadio, venne ritrovato nuovamente sulla sommità del monte dove Maria voleva essere onorata.
Questo segno fu interpretato come la volontà della Madonna di restare a Montallegro e portò alla decisione di edificare il santuario. Clero e popolo presero coscienza che la Vergine voleva essere venerata lassù.
L’evento è documentato anche dal primo editto di monsignor Egidio Falceta, vicario dell’Arcidiocesi di Genova, datato 6 agosto 1558: «È noto, e noi stessi abbiamo visto e, presenti agli avvenimenti, abbiamo potuto conoscere i tanti e stupendi miracoli che la gloriosa e immacolata Vergine ha fatto nel luogo volgarmente detto “monte” nella diocesi di Genova, a circa tre miglia da Rapallo».
La costruzione del santuario
I lavori di edificazione del santuario iniziarono nell’agosto del 1558, un anno dopo l’apparizione della Madonna al contadino Chichizola. Il santuario venne costruito assieme all’annesso ricovero per pellegrini, grazie al contributo dei fedeli.
L’opera di edificazione e della sua direzione fu affidata al maestro Tommasino Lagomaggiore, il quale progettò una chiesa a un’unica navata, con facciata in marmo molto diversa dall’attuale.
Secondo un’altra tradizione descrittiva, il santuario venne edificato nel 1559, appena due anni dopo l’apparizione mariana. Le due date indicano le diverse fasi iniziali dell’opera: l’avvio dei lavori è riferito al 1558, mentre il 1559 è associato alla prima edificazione del tempio.
Nel corso di una visita compiuta nel 1582 dal vescovo di Novara, monsignor Francesco Bossi, furono prescritte alcune modifiche alla chiesa. L’altare venne ampliato, vi fu collocata una pietra sacra più grande e venne realizzata una maggiore copertura a protezione dalla polvere.
Altri ampliamenti strutturali all’interno del tempio vennero attuati nel 1640, realizzando i nuovi altari laterali che poterono accogliere preziosi dipinti e tele. La costruzione del santuario venne quindi ampliata progressivamente fino a raggiungere le dimensioni attuali.
Architettura e trasformazioni dell’edificio
Il santuario presenta una bianca facciata marmorea realizzata alla fine dell’Ottocento dall’architetto milanese Luigi Rovelli. La facciata attuale fu inaugurata con una solenne cerimonia il 21 giugno 1896.
Rovelli ridisegnò completamente l’esterno del tempio con marmi, guglie, fregi e archetti, richiamando lo stile gotico lombardo. La bianca facciata della chiesa è preceduta da un viale pedonale e da un’alta scalinata, che ne aumentano il senso di pace e monumentalità.
Una solenne cerimonia, il 21 giugno 1896, pose fine ai lavori di rifacimento della facciata, del nuovo campanile cuspidato, alto 30 metri, e della nuova scalinata in pietra.
Alla fine del XIX secolo il santuario venne dotato di un nuovo altare maggiore, donato nel 1882 da Giambattista Morello, abitante di Zoagli, e furono compiute modifiche importanti alla facciata marmorea affidate all’architetto milanese Luigi Rovelli.
Nel 1867 furono rinnovati gli interni con l’aggiunta di nuovi capitelli, lesene e stucchi, ad opera dello scultore Pietro Delucchi. La realizzazione dei quattro affreschi della volta venne affidata al pittore Francesco Boero.
L’abside fu invece affrescato da Nicolò Barabino, che riprodusse la scena dell’apparizione mariana. Il tempio assunse così le sue attuali dimensioni: 25 metri di lunghezza, 11 di larghezza e 12 di altezza.
Altri lavori di rilevanza architettonica furono portati a termine nel corso del XX secolo: le vetrate policrome vennero realizzate tra il 1937 e il 1938, le porte in bronzo nel 1957 e la nuova pavimentazione in ardesia del piazzale nel 1982.

Gli interni e le opere d’arte
La chiesa è a tre navate con cappelle laterali, decorate prevalentemente in stile barocco durante gli interventi seicenteschi e settecenteschi. L’ampiezza e la luminosità degli spazi interni mettono in risalto l’icona bizantina sull’altare maggiore, vero fulcro spirituale del santuario.
Le volte interne sono affrescate dal pittore genovese Nicolò Barabino e gli altari sono di marmi policromi e decorati. Tra le opere d’arte conservate vi sono affreschi e tele di importanti pittori liguri, mentre gli altari marmorei laterali sono arricchiti da stucchi e decorazioni tipiche del barocco genovese.
Nel primo altare della parte destra è presente la tela della Visitazione di Giovanni Battista Carlone; al secondo altare si trova il crocifisso in marmo bianco di Francesco Schiaffino.
Nel catino absidale è affrescata l’Apparizione di Montallegro del pittore Nicolò Barabino. Nel secondo altare della parte sinistra è conservato il dipinto dell’Annunciazione della scuola di Giovanni Battista Carlone e al primo altare la Pietà di Luca Cambiaso.
Il dipinto dell’apparizione nel catino dell’abside documenta e rimarca la scena della Madonna che appare al Chichizola. La pietra indicata dalla tradizione è ancora oggi visibile alla sinistra dell’altare, in posizione leggermente arretrata.
L’icona bizantina della Dormitio Mariae
Il cuore della devozione è l’icona bizantina della Dormitio Mariae, o Dormitio Virginis, custodita sull’altare maggiore. L’immagine raffigura la “dormizione” di Maria prima della sua assunzione in cielo.
L’icona bizantina conservata nel santuario raffigura la Dormitio Mariae ed è ritenuta anteriore all’XI secolo. È dipinta su una tavoletta in legno di pioppo delle dimensioni di 18 × 15 centimetri.
Il quadretto bizantino donato dalla Vergine Maria venne collocato sull’altare dentro una cassa d’argento, donata nel 1743 dal nobile Tomaso Noce. Secondo la tradizione, l’immagine sacra sarebbe stata lasciata dalla Madonna come pegno d’amore alla comunità di Rapallo.
Attorno a questa icona si sono moltiplicate nel tempo diverse leggende popolari riguardanti misteriose sparizioni e riapparizioni della stessa. Nel 1557, quando venne portata a Rapallo da Giovanni Chichizola, l’icona fu messa in sicurezza nella canonica della Basilica dei Santi Gervasio e Protasio.
Il giorno seguente, tuttavia, non fu ritrovata nella temporanea collocazione, bensì, miracolosamente, ai piedi della roccia, proprio sul luogo dell’apparizione a Montallegro.
La leggenda della nave ragusea
Un altro episodio curioso si verificò nel 1574. Una nave proveniente da Ragusa, in Croazia, guidata dal capitano Nicola de Allegretis, venne colta da una tempesta lungo le coste delle Cinque Terre.
Il capitano fece voto di recarsi al più vicino santuario se fosse scampato all’imminente tragedia. La nave riuscì ad approdare alle coste di Rapallo con l’intero equipaggio sano e salvo e, secondo la promessa fatta, tutto il gruppo si recò al Santuario di Montallegro per ringraziare la Madonna.
Arrivati al tempio, i membri dell’equipaggio riconobbero sull’altare il quadretto bizantino scomparso dalla loro chiesa anni prima e, accusando di furto i Rapallesi, ne pretesero la restituzione.
Il tribunale della Repubblica di Genova diede ragione ai Ragusei, obbligando all’immediata restituzione del quadretto nelle mani del capitano. La nave ripartì dal golfo con l’orgoglio del capitano per aver ritrovato l’antica reliquia, ma a poche miglia da Rapallo avvenne la tremenda scoperta: il quadretto era scomparso dalla cabina e sulla nave non vi era traccia del reperto.
L’imbarcazione fece allora ritorno nel golfo rapallese. Saliti nuovamente a Montallegro, i marinai poterono ammirare con stupore che il quadretto era al suo posto sull’altare, così come era accaduto durante la prima visita.
Si tratta di una leggenda di sapore religioso tramandata nei secoli; tuttavia, al santuario è conservato un ex voto deposto da Nicola de Allegretis, lasciando un certo alone di mistero sulla vicenda.
Da quella data il quadretto non ha lasciato più il luogo sacro, così come richiesto dalla Bella Signora, fatta eccezione per le processioni in occasione delle feste patronali. In occasione del 450º anniversario dell’apparizione mariana, l’icona bizantina ha lasciato il santuario per recarsi per la prima volta nella storia del santuario nelle parrocchie della diocesi di Chiavari facenti parte dell’antico Capitaneato di Rapallo del 1608.
La cassa argentea processionale
La prima cassa argentea venne costruita da un orefice genovese su commissione dei massari della Chiesa Parrocchiale dei Santi Gervasio e Protasio nel 1698. Era costituita da una fedele riproduzione del quadretto bizantino su un piedistallo, circondata dalle immagini di Nostra Signora del Rosario, dei Santi Gervasio e Protasio, San Biagio e Sant’Erasmo.
Per l’opera vennero impiegate più di 350 once d’argento, per una spesa complessiva di 1.750 lire. Il 22 marzo 1779 si aggiunse alla cassa l’icona, circondata da angeli sorreggenti la corona soprastante la riproduzione della rupe miracolosa.
Nel 1782 prese posto sull’arca anche lo stemma comunale, sempre in argento. Durante l’occupazione austriaca di Rapallo nel 1799, l’arca argentea venne prelevata dal santuario con l’intento di fondere l’oro e l’argento in forza all’Impero austro-ungarico.
I Rapallesi riuscirono però a riscattare l’intera arca con una spesa di 4.126 lire. Lo stemma comunale venne cancellato per regio decreto austriaco.
La cassa fu restaurata ulteriormente nel 1838 con la ricopertura in argento dei nuovi componenti, salvaguardando con grande cura gli elementi realizzati in precedenza. Il costo fu di 20.097 lire, ma grazie all’impegno dei sestieri cittadini furono reperiti facilmente e velocemente i soldi necessari.
La corona d’oro indossata dalla Vergine è del 1844 e fu donata dalle maestre del pizzo e del tombolo rapallese; il valore dell’oggetto era stimato in 1.400 lire.
La cappella di San Giuseppe e la sorgente
La fontana sgorgante dalla roccia è conservata nella sua posizione originale presso la cappella di San Giuseppe. Questo tempio è stato ricavato sul lato sinistro del santuario e venne inaugurato il 19 marzo 1966 con una solenne cerimonia.
All’interno sono presenti quadri, fotografie ed ex voto donati dalle persone che si dichiarano miracolosamente guarite per intercessione della Vergine. La sorgente, associata all’apparizione, è quindi ancora visibile all’interno del complesso religioso.
La penitenzieria e le visite illustri
La penitenzieria venne eretta nel 1788, ricavata dall’ala destra del santuario, e intitolata a Sant’Olcese Ursicino e ai Santi Gervasio e Protasio.
Le pareti del locale sono tappezzate dagli ex voto e dalle lapidi poste dopo le frequenti visite cardinalizie. Il primo cardinale a salire sul colle di Montallegro fu il cardinale Stefano Durazzo, il 26 maggio 1638.
Un’altra targa in marmo ricorda la visita al santuario di monsignor Angelo Roncalli, avvenuta il 2 ottobre 1922. Il 1º e 2 luglio 2007, in occasione del 450º anniversario dell’apparizione mariana a Montallegro, il santuario ha ricevuto la visita del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e dell’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco.
Gli ex voto e la devozione popolare
All’interno del santuario si possono subito notare gli ex voto donati per presunte grazie ricevute dalla Vergine. La Sala degli ex voto raccoglie centinaia di tavolette dipinte, oggetti personali, modellini di navi e doni lasciati dai fedeli in segno di gratitudine.
Questa sala non è solo una collezione devozionale, ma anche un prezioso archivio di storia sociale e religiosa, che documenta episodi di vita quotidiana, naufragi scampati e guarigioni miracolose.
Il primo ex voto fu donato nel 1571 dal capitano rapallese Agostino Canevale per essersi salvato nella battaglia di Lepanto contro i Turchi. Il voto venne successivamente rubato dall’esercito francese durante la calata napoleonica in Liguria.
Il secondo voto arrivò dalla comunità rapallese nel 1657 per aver salvato la città dalla furia della peste. Il terzo fu donato dalla Repubblica di Genova e dalla comunità rapallese nel 1747, dopo la liberazione dagli Austro-Ungarici il 2 luglio.
Tra i voti conservati vi è anche quello della regina Margherita di Savoia, donato al santuario il 30 gennaio 1905 per commemorare il marito defunto, re Umberto I di Savoia, ucciso a Monza nel 1900 da un anarchico.
Tavolette, dipinti rustici, cuori argentati, grucce, vecchi fucili, proiettili, bombe a mano, attrezzi marinareschi, pezzi di salvagente, cimette e bozzelli sono testimonianze che, assumendo valore religioso, esprimono la fede, la speranza di salvezza e di protezione e la gratitudine dei fedeli.

Montallegro e la gente di mare
Il Santuario di Nostra Signora di Montallegro è particolarmente legato alla devozione della gente di mare. Da quel giorno ormai lontano il tempio, tanto caro alla gente del Tigullio, emana, proprio come un faro marittimo, una forte luce per migliaia di naviganti che prima o poi salgono in pellegrinaggio per pregare e lasciare una testimonianza di fede alla Madonna.
Gli ex voto marinari raccolti a Montallegro costituiscono un’espressione culturale riferita ai tempi cui appartengono. Alcuni riflettono il talento dell’esecutore e la civiltà dell’ambiente in cui sono nati, mentre altri, nella loro semplicità, trasmettono il palpito di una vita vissuta tra pericoli, viaggi e tempeste.
Per i marinai dell’Occidente, Maria è la “Stella del Mare”, la figura alla quale affidare i carichi, i corpi e le anime. Quando il cielo era limpido e la notte serena, le stelle erano fondamentali per la sicurezza della navigazione e costituivano un richiamo rassicurante verso la meta.
Il voto del Raguseo
L’ex voto su lamina d’argento raffigura la caracca ragusea, simbolo di destrezza e perfezione tecnica. Si tratta di una lamina d’argento offerta dal capitano di mare Nicola Allegretti di Ragusa, l’odierna Dubrovnik, dopo essere scampato al naufragio del suo veliero su Punta Mesco a causa di una terribile burrasca da libeccio.
Il capitano trovò rifugio nel Golfo del Tigullio e si recò pellegrino al santuario il 26 dicembre 1574. Gli storici locali tramandano che la visita del Raguseo al Santuario di Montallegro si trasformò nel tentativo di recupero della sacra icona della Dormizione di Maria, reclamata dalla comunità dalmata.
Il Senato genovese sentenziò la restituzione del quadretto dell’apparizione al termine di una vertenza legale, ma la restituzione non si realizzò a causa del misterioso rientro dell’icona sul monte.
Gli ex voto dei velieri
Un ex voto del veliero Narcissus, realizzato dall’artista G. Roberto, rappresenta la nave in grave difficoltà durante il passaggio del terribile Capo Horn, nel quale l’equipaggio e la nave si salvarono per intercessione della Vergine Santissima di Montallegro il 22 e 23 settembre 1903.
La didascalia del quadro riporta la posizione geografica dell’avvenimento e i dodici nomi dell’equipaggio, che offrirono in ringraziamento questo ricordo alla Madonna di Montallegro a Rapallo.
Un altro ex voto è riferito al brigantino a palo Confidenza, costruito nel 1872 per l’armatore Dall’Orso di Chiavari. Lo scampato naufragio si riferisce al ciclone incontrato al largo di Filadelfia il 9 settembre 1889.
La nave a palo Francisca, costruita a Chiavari nel 1873, è ricordata da una lamina d’argento sbalzata e da un dipinto che rappresenta il veliero in balia della tempesta, con vele stracciate e una trinchettina di fortuna per mantenersi alla cappa.
In alto a sinistra è finemente stilizzata l’icona venerata della Dormizione della Vergine. Le cerimonie religiose che ancora oggi si praticano in tanti porti del Mediterraneo sono incantesimi perennemente reiterati contro il capriccio delle bufere e delle tempeste.
La Madonna di Montallegro patrona di Rapallo
La Madonna di Montallegro è la patrona della città di Rapallo dal 1739, anno in cui venne eletta santa protettrice della comunità rapallese, del suo capitaneato e della parrocchia di Santa Margherita Ligure.
Assieme alla Madonna dell’Orto è compatrona della diocesi di Chiavari. Il riconoscimento è riprodotto nello stemma comunale di Rapallo, che dal 28 novembre 1948 riporta una lettera M posta al centro dei due grifoni sorreggenti la corona reale.
Il monte, chiamato in precedenza Mons Leti, cioè Monte della Morte, avrebbe cambiato nome dopo l’apparizione: da Mons Leti sarebbe diventato Mons Laetus, con significato opposto, fino all’attuale Montallegro.
I presunti miracoli legati alla città
La credenza locale tramandata oralmente vuole che numerosi fatti storici accaduti a Rapallo siano legati agli interventi miracolosi della Madonna di Montallegro. Tra i miracoli citati più frequentemente vi è la liberazione del borgo dalla peste e dal colera.
La peste invase il Tigullio e tutta la Liguria; nell’intera regione le vittime accertate furono 100.000, gran parte delle quali a Genova. Secondo fonti locali, a Rapallo non si registrò nessun decesso a causa della peste e questa circostanza venne attribuita dagli abitanti a un miracolo della Vergine Maria.
È vero anche che il podestà dell’epoca isolò il borgo, evitando così lo scatenarsi dell’epidemia. La tradizione religiosa e la ricostruzione storica presentano quindi due interpretazioni diverse dello stesso episodio.
Durante l’epidemia di colera del 1835, il consiglio comunale si riunì il 22 agosto chiedendo alla protettrice celeste la liberazione dalla malattia. In cambio, l’amministrazione rapallese si impegnò a rifare la facciata del santuario mariano.
Il 14 maggio 1836, terminata l’ondata epidemica, l’intera comunità si riunì in una solenne processione verso il santuario, donando alla Madonna una targa votiva.
Le feste patronali di luglio
La festa patronale della Madonna di Montallegro si celebra ogni anno dall’1 al 3 luglio ed è una delle ricorrenze religiose e popolari più importanti della Liguria. L’anniversario dell’apparizione è celebrato con feste patronali che si svolgono per tre giorni, con celebrazioni religiose in basilica e al santuario e con spettacoli pirotecnici sul mare.
Le feste di luglio e i riti che le riguardano non sono soltanto momenti di devozione, ma fili che tengono insieme memoria, identità locale e partecipazione collettiva. La Madonna di Montallegro incarna lo spirito della tradizione di Rapallo e di molti dei suoi abitanti.
Dopo le nove notti di pellegrinaggio, durante le quali i fedeli camminano per arrivare al Santuario di Montallegro e vegliare fino all’alba, la mattina del 1º luglio segna l’inizio degli spettacoli pirotecnici.
Alle 8 del mattino il silenzio viene interrotto dal suono delle detonazioni dei mascoli, piccoli mortai, seguite da una prima sparata di fuochi. È il modo dei Rapallini e dei Rapallesi per salutare la Madonna e segnare l’inizio delle festività.
Il 2 luglio, a partire da mezzogiorno, si svolge il Panegirico, una sparata diurna caratterizzata dallo scoppio di migliaia di mortaletti, detta ramadam. La manifestazione viene organizzata dai sestieri, con un sestiere diverso a rotazione ogni anno.
Nelle successive tre sere di festa si svolgono spettacolari sfide pirotecniche tra i sestieri rapallesi: Borzoli, Cappelletta, Cerisola, Costaguta, Seglio e San Michele. Gli spettacoli vengono realizzati con fuochi d’artificio sparati sia da terra sia dal mare.
Le celebrazioni culminano la sera del 3 luglio con l’incendio del castello di Rapallo. Al termine della processione religiosa, il castello viene simbolicamente dato alle fiamme e viene proclamato l’inizio della terza serata di giochi pirotecnici.
Durante le tre giornate di festa, la città viene addobbata con le bandiere dei sestieri, bancarelle e stand gastronomici. Tra il silenzio dei pellegrinaggi notturni e il fragore dei fuochi d’artificio, la comunità rinnova il proprio legame con la Vergine e con la storia cittadina.
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Come raggiungere il santuario
Il santuario è collegato al centro di Rapallo da una strada percorribile, dal servizio di autobus e dalla funivia. La strada carrabile arriva fino al parcheggio sotto al Santuario di Montallegro, dove è possibile arrivare anche in autobus tramite le tortuose vie della strada per San Maurizio dei Monti.
Per chi viaggia in auto o in pullman, sull’autostrada A12 l’uscita è quella di Rapallo. La distanza da Genova in auto è di circa 40 minuti.
La funivia Rapallo-Montallegro
La funivia parte dal centro di Rapallo e raggiunge Montallegro in pochi minuti, offrendo una vista spettacolare dell’intero golfo da una posizione privilegiata. Il percorso ha una lunghezza di 2.350 metri e un dislivello di 600 metri.
La funivia, inaugurata nel 1934, conduce poco sotto il viale di accesso al santuario in circa sette o otto minuti. Un’altra indicazione descrive il collegamento come un viaggio di sei minuti e mezzo.
La stazione di partenza si trova in Piazza Silvio Solari, a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria di Rapallo. Per chi viaggia in treno, è sufficiente scendere alla stazione e raggiungere la funivia, situata subito dietro la stazione.
Una volta arrivati in cima si possono ammirare il Golfo del Tigullio, l’imponenza della basilica e la natura circostante. Nelle prossimità del santuario vi sono anche ristoranti con vista panoramica.
Il percorso a piedi da Rapallo
Un modo molto pittoresco per raggiungere il santuario è percorrere l’antica mulattiera che parte poco oltre il centro di Rapallo. Nei pressi della piccola chiesa di San Francesco, in piazza San Francesco d’Assisi, non lontano dal castello di Rapallo, si trova il primo cartello da seguire.
Il segnavia è formato da due croci rosse. Si tratta di una passeggiata adatta anche ai meno allenati, lunga poco meno di 4 chilometri e con un dislivello di 617 metri.
Il percorso sale dolcemente e regala di tanto in tanto scorci sul mare e sul monte di Portofino. Lungo la mulattiera si trovano cartelli illustrativi che raccontano la storia del percorso, del santuario e dei punti di interesse storico, culturale e naturalistico.
Durante la salita si incontrano un antico frantoio, la suppressa di Castrusso, una neviera, cioè una costruzione in pietra nella quale in passato si raccoglieva la neve per produrre il ghiaccio, e la lecceta di Montallegro, che comprende numerosi lecci secolari catalogati come alberi monumentali.
Dal centro di Rapallo il percorso richiede circa un’ora e mezza, o due ore se si procede con maggiore calma. Il tracciato è semplice e ben tenuto.
Dal piazzale del santuario partono inoltre antiche mulattiere dirette verso Uscio, Cicagna e Chiavari, oltre a percorsi per il trekking e la mountain-bike, tra cui il Sentiero Chighizola, che conduce al Passo della Crocetta.
Il ritorno e gli altri itinerari
Al ritorno, in alternativa alla funivia, è possibile percorrere un sentiero che parte in prossimità del piazzale di arrivo della funivia e porta nuovamente nel centro di Rapallo in circa 40 minuti.
È possibile anche proseguire fino alla cima del Monte Rosa, a 694 metri sul livello del mare, percorrendo la Via Crucis composta da cappelle immerse nel bosco di lecci. Dal santuario occorrono circa 10-15 minuti.
Dalla vetta del Monte Rosa il sentiero prosegue prima verso il Monte Castello e poi verso il Monte Zuccarello. Una volta raggiunto il santuario si aprono quindi diversi itinerari nell’entroterra ligure.
Accessibilità e interventi recenti
La bianca facciata della chiesa è preceduta da una scalinata che in passato rendeva difficoltoso l’accesso alle persone con disabilità motorie. Dal 20 dicembre 2009 un ascensore a cremagliera collega la sede stradale con il soprastante piazzale del santuario.
Dal 2010 è in funzione un ascensore per chi ha difficoltà di deambulazione, che porta direttamente sul piazzale antistante il santuario. L’intervento ha eliminato, di fatto, le barriere architettoniche che rendevano difficoltoso il raggiungimento dell’edificio religioso.
Il santuario tra fede, storia e paesaggio
Il Santuario di Montallegro non è soltanto un luogo di culto, ma anche un punto di riferimento culturale e paesaggistico per l’intero territorio. Pellegrini, escursionisti e turisti vi trovano un ambiente capace di unire spiritualità e natura.
La sua collocazione, sospesa tra mare e monti, lo rende una delle mete più suggestive della Liguria. Dal piazzale lo sguardo si apre sulle colline liguri, sui borghi costieri e sul mare del Tigullio.
Il santuario, con la sua posizione sospesa tra cielo e mare, continua a essere luogo di preghiera, simbolo di accoglienza e punto d’incontro. Pellegrini, turisti, famiglie e intere generazioni vi riconoscono un punto fermo nel paesaggio e nell’anima della città.
La devozione alla Madonna di Montallegro, radicata in oltre quattro secoli di storia, rappresenta più di una semplice tradizione religiosa: è un elemento identitario che unisce fede, memoria e senso di comunità.
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