Il Cantico dei Cantici nella Bibbia: significato, struttura e messaggio

Il Cantico dei Cantici è un poema biblico composto da dialoghi d’amore tra l’amata e l’amato, intervallati dagli interventi del coro delle figlie di Gerusalemme. Il libro celebra la ricerca appassionata, il desiderio reciproco, la bellezza dei corpi, la fedeltà e la gioia dell’amore coniugale.

Il titolo significa letteralmente “il Cantico dei Cantici”, cioè “il canto per eccellenza” o “il canto più bello”. La lettura più immediata presenta l’opera come una raccolta poetica sull’amore umano; nella tradizione ebraica e cristiana essa è stata anche interpretata come immagine dell’amore di Dio per il suo popolo e dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Che cos’è il Cantico dei Cantici

Il Cantico dei Cantici è un poema, anzi un gruppo di poemi d’amore, che si snodano secondo gli appassionati dialoghi fra l’amata e l’amato, intervallati dal coro, presentati con una lirica attraente ove l’amore umano, per esprimersi, si serve di ricche metafore, prese in prestito specialmente dal paesaggio naturale.

I corpi degli amati sono essi stessi parte di questo paesaggio: la loro descrizione si serve dei profumi della natura, della bellezza del territorio e degli animali, segue i profili dei monti e delle valli.

Il Cantico celebra l’amore come ricerca appassionata, quasi senza fine, disposta a ogni sacrificio pur di riposare sul cuore della persona amata.

Poiché include un canto composto da un solo autore, questa parte della Scrittura è in genere considerata come un unico testo di letteratura sapienziale e poetica, anziché una raccolta di canti lirici privi di filo conduttore o di autore comune.

Il significato del titolo

Il superlativo “Cantico dei Cantici” sta a indicare che questo cantico è il migliore tra i 1.005 componimenti musicali di Salomone.

La Septuaginta greca e la Vulgata latina seguono il testo ebraico, fornendo la traduzione letterale delle prime parole di 1,1 “Cantico dei Cantici”. Alcune versioni riportano: “Cantico di Salomone”, rendendo in tal modo più completo il senso di 1,1.

Il termine tradotto con “cantico” è spesso utilizzato per indicare musica in onore del Signore.

Autore e data di composizione

Il nome di Salomone compare sette volte in questo libro. Secondo 1,1 egli ne è l’autore, poiché la preposizione ebraica rinvia infatti all’origine e non a una dedica.

La sua riconosciuta abilità di scrittore e di musicista lo confermano. Il Cantico potrebbe essere stato composto in qualsiasi periodo del regno di Salomone.

Salomone, figlio di Davide e uno dei grandi re dell’antico Israele, compose circa 1.005 canti, e questo era il più grande tra loro.

Il Cantico potrebbe essere stato composto in qualsiasi periodo del regno di Salomone. Negli scritti e nelle cronache dei viaggi di Salomone si fa cenno ad alcune città a settentrione e a mezzogiorno; il periodo trattato nella narrazione e quello dell’effettiva stesura del Cantico ci rimandano così a un regno ancora indiviso.

Il Cantico dei Cantici si presenta come un resoconto dei primi tempi di corteggiamento, degli inizi del primo matrimonio e della crescita in maturità della coppia reale attraverso le fasi alterne della vita.

I personaggi principali

I personaggi che dominano la scena di questo canto d’amore così vivido e realistico sono due: “l’amico” e la Sulamita.

Il primo viene solitamente identificato con Salomone, al cui regno è fatta menzione più volte nel corpo dell’opera.

La giovane Sulamita, la cui identità rimane oscura, era probabilmente un’abitante di Sunem, città situata a circa 5 km a nord di Izreel, nella bassa Galilea.

Benché nel Cantico non vi siano indicazioni che confermino tale ipotesi, alcuni commentatori ravviserebbero nella Sulamita la figlia del faraone; altri sono invece più propensi a identificarla in Abisag, la Sulamita che assisteva il re Davide.

Più verosimilmente si tratta di una giovane sconosciuta di Sunem, la cui famiglia aveva forse lavorato alle dipendenze di Salomone.

La giovane fanciulla è spesso chiamata la Sulamita. La ragazza è solitamente identificata come una ragazza di campagna di Sunem, un piccolo villaggio agricolo nella Bassa Galilea.

Il giovane uomo è spesso chiamato l’Amato ed è generalmente identificato con Salomone.

Oltre ai due protagonisti, intervengono nella narrazione le figlie di Gerusalemme, gli amici di Salomone e i fratelli della Sulamita.

Le “figlie di Gerusalemme” intervengono con frequenti commenti e sembrano svolgere il ruolo di coro poetico.

Contesto e ambiente

Le vicende si svolgono su un duplice sfondo: rurale e cittadino.

Alcuni eventi sono parzialmente ambientati nella zona collinare a nord di Gerusalemme, dove vive la Sulamita. Salomone vi compare come figura di spicco, in qualità di viticoltore e di pastore.

L’ambiente cittadino è teatro delle nozze e, in seguito, sede della dimora di Salomone a Gerusalemme.

Supponendo che la cronologia del Cantico sia lineare e priva di lacune, si è in grado di collocare le vicende nell’arco temporale di un anno e, comunque, non più di due; si ha infatti un primo accenno alla primavera in 2,11-13 e un secondo in 7,1.

AmbienteElementi presenti nel poema
RuraleVigne, greggi, campi, giardini, fiori, frutti e montagne
CittadinoGerusalemme, le strade, le guardie, il palazzo e le nozze
Esotico e regaleFaraone, Salomone, lettiga, oro, argento, porpora e profumi

Struttura del libro

Il libro non offre una storia cronologica fluida, che inizi con la presentazione della coppia e termini con la vita matrimoniale insieme. È piuttosto una raccolta di “istantanee” del corteggiamento e della vita matrimoniale, con le immagini non necessariamente in ordine.

SezionePassiTema
Prologo1,1-4Presentazione dei protagonisti e dei temi dell’amore
Primo poema1,5-2,7La sposa si presenta e nasce il colloquio d’amore
Secondo poema2,8-3,5L’arrivo dell’amato e la ricerca dell’amore
Terzo poema3,6-11Lo sposo regale e le nozze
Quarto poema5,2-6,3Il primo screzio e la ricerca dell’amato
Quinto poema6,4-8,4La riconciliazione e la lode della sposa
Epilogo8,5-14La forza invincibile dell’amore

Il percorso narrativo dell’amore

Il prologo: il desiderio dell’amata

Il Cantico si apre con la presentazione dei protagonisti e con l’enunciazione dei temi dominanti: i sentimenti, le effusioni, i desideri e i gesti dell’amore.

“Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, migliore del vino è il tuo amore.”

“Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, aroma che si spande è il tuo nome: per questo le ragazze di te si innamorano.”

“Trascinami con te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo di te, ricorderemo il tuo amore più del vino. A ragione di te ci si innamora!”

La sposa si presenta

“Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone.”

La sposa ha le fattezze della donna della campagna palestinese, che il sole e il lavoro dei campi hanno abbronzato.

Le ragazze di Gerusalemme, invece, vedono nel candore del volto la bellezza ideale.

“Non state a guardare se sono bruna, perché il sole mi ha abbronzato. I figli di mia madre si sono sdegnati con me: mi hanno messo a guardia delle vigne; la mia vigna, la mia, non l’ho custodita.”

Kedar designa una tribù di nomadi, discendenti da Ismaele. Le tende di Kedar erano intessute con pelo di capra scuro, mentre i padiglioni di Salomone richiamavano probabilmente i sontuosi tendaggi del suo palazzo.

La ricerca del pastore

“Dimmi, o amore dell’anima mia, dove vai a pascolare le greggi, dove le fai riposare al meriggio, perché io non debba vagare dietro le greggi dei tuoi compagni?”

“Se non lo sai tu, bellissima tra le donne, segui le orme del gregge e pascola le tue caprette presso gli accampamenti dei pastori.”

La domanda dell’amata esprime desiderio, ma anche il timore di perdere la presenza dell’amato e di vagare senza meta.

La lode reciproca

“Alla puledra del cocchio del faraone io ti assomiglio, amica mia.”

“Belle sono le tue guance fra gli orecchini, il tuo collo tra i fili di perle.”

“Faremo per te orecchini d’oro, con grani d’argento.”

“Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo effonde il suo profumo.”

“L’amato mio è per me un sacchetto di mirra, passa la notte tra i miei seni.”

“L’amato mio è per me un grappolo di cipro nelle vigne di Engàddi.”

Nardo, mirra e cipro sono profumi caratteristici dei paesi orientali. Spesso venivano conservati in sacchetti, da cui effondevano il loro aroma.

Engàddi, o En-Ghedi, è un’oasi lussureggiante a nord del Mar Morto.

“Quanto sei bella, amata mia, quanto sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe.”

“Come sei bello, amato mio, quanto grazioso! Erba verde è il nostro letto, di cedro sono le travi della nostra casa, di cipresso il nostro soffitto.”

La primavera e l’invito dell’amato

“Una voce! L’amato mio! Eccolo, viene saltando per i monti, balzando per le colline.”

“L’amato mio somiglia a una gazzella o ad un cerbiatto. Eccolo, egli sta dietro il nostro muro; guarda dalla finestra, spia dalle inferriate.”

“Alzati, amica mia, mia bella, e vieni! Perché, ecco, l’inverno è passato, è cessata la pioggia, se n’è andata.”

“I fiori sono apparsi nei campi, il tempo del canto è tornato e la voce della tortora ancora si fa sentire nella nostra campagna.”

“Il fico ha messo fuori i primi frutti e le viti fiorite spandono fragranza. Alzati, amica mia, mia bella, e vieni!”

La primavera diventa il simbolo della rinascita, dell’incontro e della possibilità di vivere pienamente l’amore.

“Prendeteci le volpi, le volpi piccoline che guastano le vigne, perché le nostre vigne sono in fiore.”

Le piccole volpi rappresentano ciò che può danneggiare una relazione proprio quando essa è in crescita e porta frutto.

La lontananza e la ricerca

“Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato.”

“Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze; voglio cercare l’amato del mio cuore.”

“Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda: ‘Avete visto l’amato del mio cuore?’.”

“Da poco le avevo oltrepassate, quando trovai l’amato del mio cuore. Lo strinsi fortemente e non lo lascerò finché non l’abbia condotto in casa di mia madre, nella stanza della mia genitrice.”

La ricerca notturna mostra che l’amore non è soltanto possesso e tranquillità, ma anche desiderio, assenza, attesa e perseveranza.

Le nozze e lo sposo regale

“Che cos’è che sale dal deserto come una colonna di fumo, esalando profumo di mirra e d’incenso e d’ogni polvere aromatica?”

“Ecco, la lettiga di Salomone: sessanta prodi le stanno intorno, tra i più valorosi d’Israele.”

“Tutti sanno maneggiare la spada, sono esperti nella guerra; ognuno porta la spada al fianco contro i pericoli della notte.”

“Un baldacchino s’è fatto il re Salomone, con legno del Libano.”

“Uscite figlie di Sion, guardate il re Salomone con la corona che gli pose sua madre, nel giorno delle sue nozze, nel giorno della gioia del suo cuore.”

La lettiga è la portantina che trasporta il re e la sua sposa. Il Libano è una splendida regione costiera a nord d’Israele, ricca di risorse naturali.

La celebrazione della bellezza

“Come sei bella, amica mia, come sei bella! Gli occhi tuoi sono colombe, dietro il tuo velo.”

“Le tue chiome sono un gregge di capre, che scendono dalle pendici del Gàlaad.”

“I tuoi denti come un gregge di pecore tosate, che risalgono dal bagno; tutte procedono appaiate, e nessuna è senza compagna.”

“Come un nastro di porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia; come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo.”

“Come la torre di Davide il tuo collo, costruita a guisa di fortezza. Mille scudi vi sono appesi, tutte armature di prodi.”

“I tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella, che pascolano fra i gigli.”

La descrizione non separa il corpo umano dalla natura: capelli, occhi, denti, labbra, collo e seni vengono accostati ad animali, frutti, fiori, torri e paesaggi.

“Tutta bella tu sei, amica mia, in te nessuna macchia.”

“Tu mi hai rapito il cuore, sorella mia, sposa, tu mi hai rapito il cuore con un solo tuo sguardo, con una perla sola della tua collana!”

“Quanto sono soavi le tue carezze, sorella mia, sposa, quanto più deliziose del vino le tue carezze.”

Il giardino chiuso

“Giardino chiuso tu sei, sorella mia, sposa, giardino chiuso, fontana sigillata.”

“I tuoi germogli sono un giardino di melagrane, con i frutti più squisiti, alberi di cipro con nardo, nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo con ogni specie d’alberi da incenso; mirra e aloe con tutti i migliori aromi.”

“Fontana che irrora i giardini, pozzo d’acque vive e ruscelli sgorganti dal Libano.”

Le immagini del giardino, della fontana e degli aromi esprimono insieme bellezza, fecondità, intimità e appartenenza reciproca.

“Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni, soffia nel mio giardino si effondano i suoi aromi. Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti.”

Il primo screzio

“Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! E’ il mio diletto che bussa.”

“Mi sono tolta la veste; come indossarla ancora? Mi sono lavata i piedi; come ancora sporcarli?”

“Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio e un fremito mi ha sconvolta.”

“Ho aperto allora al mio diletto, ma il mio diletto già se n’era andato, era scomparso. Io venni meno, per la sua scomparsa.”

“L’ho cercato, ma non l’ho trovato, l’ho chiamato, ma non m’ha risposto.”

Il racconto introduce una distanza improvvisa nella relazione. L’amata esita, l’amato scompare e la ricerca ricomincia.

La descrizione dell’amato

“Che ha il tuo diletto di diverso da un altro, o tu, la più bella fra le donne?”

“Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille.”

“Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli grappoli di palma, neri come il corvo.”

“I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua; i suoi denti bagnati nel latte, posti in un castone.”

“Le sue guance, come aiuole di balsamo, aiuole di erbe profumate; le sue labbra sono gigli, che stillano fluida mirra.”

“Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis. Il suo petto è tutto d’avorio, tempestato di zaffiri.”

“Le sue gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri.”

“Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.”

L’unicità dell’amata

“Tu sei bella, amica mia, come Tirza, leggiadra come Gerusalemme, terribile come schiere a vessilli spiegati.”

Tirza era una località sita a 12 km a nord-est di Sichem, in Samaria, nota per le sue bellezze naturali e per i suoi giardini.

“Distogli da me i tuoi occhi: il loro sguardo mi turba.”

“Sessanta sono le regine, ottanta le altre spose, le fanciulle senza numero. Ma unica è la mia colomba la mia perfetta, ella è l’unica di sua madre, la preferita della sua genitrice.”

“Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?”

L’amata non è presentata come una persona tra molte altre, ma come unica e insostituibile.

La Sulamita e la danza

“Volgiti, volgiti, Sulammita, volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti.”

“Come son belli i tuoi piedi nei sandali, figlia di principe! Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, opera di mani d’artista.”

“Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino drogato. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli.”

“Il tuo collo come una torre d’avorio; i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn, presso la porta di Bat-Rabbìm; il tuo naso come la torre del Libano che fa la guardia verso Damasco.”

“Quanto sei bella e quanto sei graziosa, o amore, figlia di delizie!”

La descrizione della Sulamita è una celebrazione poetica della corporeità, sottratta alla logica del possesso e restituita alla contemplazione amorosa.

Il desiderio reciproco

“Io sono per il mio diletto e la sua brama è verso di me.”

“Vieni, mio diletto, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi.”

“Di buon mattino andremo alle vigne; vedremo se mette gemme la vite, se sbocciano i fiori, se fioriscono i melograni: là ti darò le mie carezze!”

“Le mandragore mandano profumo; alle nostre porte c’è ogni specie di frutti squisiti, freschi e secchi; mio diletto, li ho serbati per te.”

Le mandragole sono una pianta erbacea dal profumo penetrante, ritenuta afrodisiaca.

Il messaggio sull’amore umano

Il significato del Cantico dei Cantici non si esaurisce solo in una lettura allegorica, volta ad impiegare l’amore umano per esprimere e descrivere l’amore divino.

Il testo biblico e la sua collocazione nell’esperienza spirituale e religiosa del popolo di Israele vogliono far comprendere che l’amore umano, la ricerca e l’incontro fra l’amata e l’amato, hanno un ruolo preciso nel piano creatore di Dio.

L’amore fra l’uomo e la donna è un bene in sé, voluto così da Dio, quando si esprime, come in questi versi, con il carattere di una fedeltà appassionata, come ricerca capace di affrontare ogni difficoltà, come consapevole percezione della dignità e della preziosità della persona amata.

È un bene il desiderio dell’altro, come preludio a un incontro fecondo. Ed è un bene in sé anche la “scoperta” reciproca dei corpi dell’amata e dell’amato, che trova la sua collocazione solo all’interno di una relazione di amore esclusivo, donato e consapevole.

Il Cantico esalta la purezza del rapporto e dell’amore coniugale. Esso mette a confronto e completa altri brani della Scrittura che descrivono il piano di Dio per il matrimonio, compresa la bellezza e la santità dell’intesa sessuale fra marito e moglie.

Il Cantico si affianca ad altri brani scritturali che sviluppano questo tema, quali Genesi 2,24, Salmo 45, Proverbi 5,15-23, 1 Corinzi 7,1-5, 1 Corinzi 13,1-8, Efesini 5,22-33, Colossesi 3,18-19 e 1 Pietro 3,1-7.

Il rapporto tra amore umano e amore divino

La tradizione teologica, prima ebraica e poi cristiana, ha letto a ragione in questo libro una profonda allegoria della relazione d’amore che lega Dio creatore al suo popolo e alla sua creatura.

La Sacra Scrittura non è nuova nel ricorrere al linguaggio dell’amore umano per esprimere l’amore di Dio per il suo popolo.

I profeti dell’Antico Testamento paragonano l’infedeltà e l’idolatria all’adulterio, parlando paradossalmente di una “gelosia divina”, quella di Dio che desidera solo per Sé l’amore della creatura plasmata a Sua immagine.

Nel Nuovo Testamento, Paolo di Tarso paragona l’amore di Cristo per la sua Chiesa all’amore sponsale fra marito e moglie, applicandone interamente le esigenze di fedeltà e di dedizione, fino al sacrificio della propria vita.

Il testo del Cantico dei Cantici aiuta a tornare alla vera sorgente della bellezza sessuale, all’emozione della scoperta che fa sussultare il cuore, preparando all’unione fra l’amato e l’amata.

La descrizione dei corpi degli amanti riscatta la bellezza dei corpi dalla logica del possesso egoista, del dominio e della banalizzazione, per restituirla alla contemplazione che immerge nel creato e ne svela i significati nel progetto di Dio.

Le principali interpretazioni

L’interpretazione letterale

L’approccio più convincente al Cantico dei Cantici consiste nell’apprezzarne il valore intrinseco, ricavandone un’interpretazione nel senso storico reale.

Il modo migliore di vedere questo libro è come una descrizione letterale e potente dell’amore romantico e sensuale tra un uomo e una donna, osservando sia il loro corteggiamento che il loro matrimonio.

Il libro non afferma mai di essere un’allegoria. Il Cantico dei Cantici si presenta, invece, come un resoconto letterale dell’amore di un uomo e di una donna.

L’interpretazione allegorica

Nel corso dei secoli, il Cantico ha subito diverse interpretazioni improbabili da parte di quanti, a causa della pretesa assenza di effettive basi storiche, sostengono il metodo d’interpretazione allegorico.

Per questi commentatori il Cantico costituirebbe la raffigurazione dell’amore di Dio per Israele e dell’amore di Cristo per la Chiesa.

Il concetto che ravvisa in Cristo il “giglio delle valli” e la “rosa di Saron” è figlio di tale approccio.

L’approccio puramente allegorico al Cantico dei Cantici è sbagliato; tuttavia non si può negare che, poiché presenta l’altezza, la gloria e la passione dell’amore nel matrimonio, il libro illustri potentemente la relazione d’amore che esiste tra Dio e il Suo popolo, tra Gesù Cristo e la Sua Chiesa.

L’interpretazione tipologica

Alcune varianti interpretative di natura tipologica ammettono una certa realtà storica, arrivando tuttavia a presentare la medesima conclusione: il Cantico, fondamentalmente, rappresenta l’amore di Cristo, lo sposo, per la Chiesa, la sposa.

La tradizione teologica cristiana ha sviluppato questa lettura soprattutto attraverso la riflessione sull’amato perso e ritrovato, metafora dell’anima in ricerca di Dio.

Il Cantico nella tradizione ebraica e cristiana

Tutti i 117 versetti del Cantico dei Cantici sono stati accolti dagli Ebrei come parte delle Sacre Scritture.

Con Rut, Ester, Ecclesiaste e Lamentazioni, il Cantico dei Cantici fa parte dei libri veterotestamentari che compongono i “cinque rotoli” o Megilloth.

Gli Ebrei sono soliti leggere questo cantico in occasione della Pasqua ebraica e vi si riferiscono come al “santo dei santi”.

È sorprendente l’assenza di espliciti riferimenti a Dio, a eccezione forse di 8,6. Dal Cantico non emerge alcun argomento teologico formale.

Nel Nuovo Testamento esso non è mai citato direttamente, ma neppure lo sono Ester, Abdia e Naum.

Il testo dei Cantico dei Cantici, la cui lettura integrale il popolo ebreo riservava alla celebrazione delle feste pasquali, ha conosciuto diversi strati redazionali.

Vi si frammezzano versi che ricordano le nozze del re Salomone con la figlia del Faraone, portata dall’Egitto a Gerusalemme, appendici e aggiunte.

Le sue pagine sono state commentate da molteplici autori, credenti e non credenti.

Sono noti i commenti scritti dai mistici cristiani, Bernardo di Chiaravalle, Guglielmo di san Thierry, Jan van Ruysbroeck e Giovanni della Croce, autori specialmente attenti alla dinamica del nascondimento, all’amato perso che viene ritrovato, metafora dell’anima in ricerca di Dio.

Il capitolo conclusivo: la forza dell’amore

“Come vorrei che tu fossi mio fratello, allattato al seno di mia madre! Incontrandoti per strada ti potrei baciare senza che altri mi disprezzi.”

“Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre; tu mi inizieresti all’arte dell’amore. Ti farei bere vino aromatico e succo del mio melograno.”

“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è la passione: le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!”

“Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.”

L’immagine del sigillo indica appartenenza, fedeltà e permanenza. L’amore è più forte delle acque, non può essere comprato e non può essere sostituito dalle ricchezze.

Il libro termina con l’invocazione dell’amato: “Fuggi, mio diletto, simile a gazzella o ad un cerbiatto sopra i monti dei balsami!”.

Immagine poeticaSignificato nel Cantico
VignaAmore da custodire e relazione che porta frutto
Giardino chiusoIntimità, esclusività e dono reciproco
ProfumiPresenza, attrazione e memoria dell’amato
PrimaveraRinascita, incontro e rinnovamento
SigilloFedeltà e appartenenza durevole
Acque e fiumiForze incapaci di spegnere l’amore
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