In Via Santa Maria in Gradi 4, appena fuori dalle mura medievali di Viterbo, sorge il Complesso di Santa Maria in Gradi, oggi sede del Rettorato e di alcuni Dipartimenti dell’Università degli Studi della Tuscia. Il complesso è stato per diversi secoli un convento domenicano e conserva ancora numerose testimonianze storiche e artistiche.
Il Complesso è stato eretto nel 1244 per volere del viterbese Raniero Capocci, notaio pontificio e potente cardinale, e ha attraversato quasi otto secoli di trasformazioni. La sua storia comprende la fondazione religiosa medievale, la ricostruzione settecentesca della chiesa, la conversione in carcere dopo l’Unità d’Italia e la successiva rinascita come sede universitaria.

Dove si trova Santa Maria in Gradi
Il complesso si trova a Viterbo, in Via Santa Maria in Gradi 4, appena fuori dalle mura medievali della città. L’indirizzo corrisponde oggi a una sede dell’Università degli Studi della Tuscia, dove si trovano il Rettorato e alcuni Dipartimenti universitari.
La posizione colloca Santa Maria in Gradi in un’area urbana strettamente legata alla storia medievale di Viterbo. Pochi luoghi raccontano la città come questo, perché le sue architetture documentano il passaggio da uno spazio conventuale a un penitenziario e, infine, a un luogo dedicato alla formazione e alla ricerca.
La fondazione del complesso domenicano
Il complesso di Santa Maria in Gradi a Viterbo è stato per diversi secoli un convento domenicano. Il Complesso è stato eretto nel 1244 per volere del viterbese Raniero Capocci, notaio pontificio e si presenta ancora imponente e ricco di testimonianze storiche e artistiche.
L’intero complesso ha il suo fulcro in ciò che resta dell’imponente Chiesa di Santa Maria in Gradi, fondata nella seconda metà del Duecento. Nato come luogo della vita religiosa domenicana, il convento si sviluppò attraverso spazi destinati alla preghiera, alla comunità e alle attività quotidiane dei religiosi.
Il toponimo del luogo suggerisce che la chiesa fu caratterizzata sin dall’origine da una scalinata di ingresso (“ad gradus”). Questa caratteristica contribuì a definire l’identità architettonica dell’edificio e il nome stesso del complesso.
I chiostri e gli spazi architettonici
Entrando, l’impatto è con il magnifico chiostro medievale, uno dei più grandi della regione, con al centro un pozzo del tardo Cinquecento. Il chiostro rappresenta uno degli elementi più significativi del complesso e conserva l’impronta della sua originaria funzione conventuale.
E c’è anche un secondo chiostro, successivo, in stile rinascimentale. La presenza dei due chiostri testimonia le diverse fasi di sviluppo dell’insediamento e la lunga continuità della sua vita religiosa prima delle trasformazioni ottocentesche.
| Elemento | Caratteristiche |
|---|---|
| Chiostro medievale | Uno dei più grandi della regione |
| Pozzo | Del tardo Cinquecento |
| Secondo chiostro | Successivo, in stile rinascimentale |
| Chiesa | Fondata nella seconda metà del Duecento |
La chiesa di Santa Maria in Gradi
La chiesa, invece, porta i segni di una storia tormentata. L’intero complesso ha il suo fulcro in ciò che resta dell’imponente Chiesa di Santa Maria in Gradi, fondata nella seconda metà del Duecento.
La chiesa fu rimaneggiata alla fine del Quattrocento e poi radicalmente ricostruita alla metà del Settecento, ad opera dell’architetto romano Nicola Salvi, autore anche della Fontana di Trevi. La ricostruzione iniziò a partire dal 1737.
La Chiesa ha subìto evidenti danneggiamenti imputabili ai bombardamenti, al crollo del tetto in seguito alle abbondanti nevicate dell’inverno del 1956 e allo stato di abbandono durante il periodo in cui l’intero complesso fu convertito in carcere.

I danni del Novecento
I bombardamenti del 1944 e un crollo del tetto nel 1956 l’hanno lasciata gravemente danneggiata. Il crollo del tetto seguì le abbondanti nevicate dell’inverno del 1956 e aggravò le condizioni della chiesa.
Le ferite dell’edificio non sono quindi riconducibili a un solo evento, ma a una successione di episodi che hanno inciso sulla struttura e sull’aspetto della chiesa. A questi danni si aggiunse lo stato di abbandono durante il periodo carcerario, quando gli spazi originariamente religiosi furono sottoposti a nuove funzioni.
Da convento a penitenziario
La trasformazione più radicale arriva dopo l’Unità d’Italia. Dal 1873 al 1993 l’intero complesso è stato convertito in un carcere.
Le celle presero il posto degli spazi monastici e ancora oggi, passeggiando tra le aule, si possono notare le grate in ferro rimaste sul rosone della facciata. Le tracce della funzione penitenziaria sono così ancora leggibili nella struttura, anche se il complesso è oggi inserito nella vita universitaria.
| Periodo | Funzione prevalente |
|---|---|
| Dal 1244 | Complesso religioso domenicano |
| Seconda metà del Duecento | Fondazione della Chiesa di Santa Maria in Gradi |
| Dal 1737 | Ricostruzione della chiesa ad opera di Nicola Salvi |
| Dal 1873 al 1993 | Carcere |
| Dal 1996 | Restauri e recupero della chiesa |
| Dal 1996 | Sede della vita universitaria |
È un forte contrasto con la vita universitaria che dal 1996 anima il luogo. Le aule, i dipartimenti e gli uffici del Rettorato occupano oggi ambienti che in epoche diverse hanno avuto funzioni conventuali e penitenziarie.
Il recupero e i restauri
La Chiesa è stata in parte recuperata grazie ai restauri condotti dalla Soprintendenza competente sotto la direzione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT) a partire dal 1996, ma ancora necessita di importanti interventi per essere restituita pienamente agli studenti e ai tutti i cittadini di Viterbo.
Il recupero ha avuto l’obiettivo di conservare le testimonianze storiche dell’edificio e di rendere nuovamente utilizzabili gli spazi ancora segnati dai danni e dalle trasformazioni del passato. La chiesa rimane la parte più delicata e significativa del complesso, perché riunisce le tracce della fondazione medievale, della ricostruzione settecentesca e delle vicende novecentesche.
Il progetto per lo spazio polifunzionale
“Lo spazio polifunzionale della chiesa di Santa Maria in Gradi sarà accessibile già dal 2026, con l’obiettivo di renderlo pienamente fruibile entro la fine del 2027”.
“Grazie al finanziamento di 7,2 milioni di euro stanziato dal governo Meloni, e alla sinergia con la Soprintendenza per l’etruria meridionale - spiega Rotelli - sarà possibile consolidare, restaurare e valorizzare l’ultima parte ancora da recuperare dell’ex carcere, oggi sede del rettorato e dei dipartimenti universitari”.
“Con un’impostazione chiara e di lungo respiro - aggiunge la rettrice Laureti - abbiamo avviato i lavori di recupero della chiesa di Santa Maria in Gradi con l’intento di restituire alla Tuscia un luogo culturale di primo piano.
L’obiettivo è valorizzare un patrimonio straordinario e trasformarlo in uno spazio polifunzionale, capace di ospitare grandi eventi, convegni, iniziative di divulgazione scientifica e, in prospettiva, anche nuove forme di fruizione culturale come rassegne e proiezioni”.
CHIESA S MARIA NASCENTE RESTAURO 1 PARTE
Santa Maria in Gradi come sede universitaria
Attualmente è la sede del Rettorato e di alcuni Dipartimenti dell'Università degli Studi della Tuscia. È un forte contrasto con la vita universitaria che dal 1996 anima il luogo.
La presenza dell’Università della Tuscia ha dato al complesso una funzione contemporanea senza cancellare le tracce delle fasi precedenti. Il risultato è uno spazio in cui l’attività accademica convive con chiostri, resti della chiesa, elementi della struttura carceraria e testimonianze della storia urbana di Viterbo.
Informazioni per la visita
Trattandosi di una sede universitaria, l'accesso al complesso potrebbe essere limitato. Verificare sul sito dell’ateneo la possibilità di visita.
Le limitazioni di accesso possono riguardare in particolare gli spazi destinati agli uffici, alle aule e alle attività istituzionali dell’università. La possibilità di visitare il complesso e la chiesa deve quindi essere verificata prima di recarsi in Via Santa Maria in Gradi 4.
Perché Santa Maria in Gradi è importante
Santa Maria in Gradi è uno dei luoghi di Viterbo in cui la storia architettonica e quella sociale risultano più chiaramente sovrapposte. Il convento domenicano medievale, la chiesa ricostruita da Nicola Salvi, il carcere attivo dal 1873 al 1993 e la sede universitaria dal 1996 appartengono a fasi diverse, ma sono ancora leggibili nello stesso complesso.
I chiostri, il pozzo del tardo Cinquecento, la chiesa danneggiata, le grate sul rosone della facciata e gli spazi oggi occupati dall’università permettono di seguire concretamente questa lunga trasformazione. Il complesso non conserva soltanto singoli monumenti, ma una stratificazione di vite e funzioni che attraversa quasi otto secoli della storia di Viterbo.