Santuario di Santa Maria del Taburno: storia, arte e pellegrinaggi a Bucciano

Il Santuario di Santa Maria a Monte Taburno è un'architettura religiosa del XV secolo che sorge sulle pendici del monte Taburno, a una quota di 544 m s.l.m., nel comune di Bucciano. Il santuario nacque come cappella votiva per ospitare una statua ritenuta miracolosa della Vergine Maria, e vi fu poi impiantato un convento di frati domenicani.

Il Santuario Mariano è situato in posizione panoramica a mezza costa (570 m. s.l.m.) sul versante meridionale del Monte Taburno, nell'Ente Parco Regionale Taburno Camposauro. È una meta di pellegrinaggi: in particolare, è usanza tradizionale per la popolazione di Bucciano recarvisi la domenica successiva alla Pasqua.

Vista panoramica del Santuario del Taburno

Origini e leggenda della fondazione

Un’antichissima tradizione narra che il 7 febbraio 1401 una fanciulla di Moiano, Agnese Pepe, sordomuta dalla nascita, miracolosamente, sentì una voce e rinvenne in una grotta murata sulle alture del Taburno, una statua della Madonna. La sacra immagine della Vergine era rappresentata a figura intera, seduta, con il Bambino poggiato sulle gambe. Vestiva un manto azzurro adorno di stelle dorate.

Era, infatti, il 7 febbraio 1401 quando la pastorella Agnese Pepe, sordomuta dalla nascita, mentre si trovava con il gregge al pascolo sul monte Taburno, udì la voce della Madonna proveniente da una grotta ove successivamente fu rinvenuta una icona della vergine. A devozione di ciò, il popolo innalzò una chiesa che divenne meta di pellegrinaggio per storpi, ciechi, muti e sordi che vi si recavano per implorare una guarigione miracolosa.

Dopo questo ritrovamento nei prerssi della grotta fu costruito prima una cappella (1408) e successivamente nel 1498 l'attuale struttura, chiesa e santuario voluta e finanziata da don Carlo Carafa, duca di Airola, di cui Bucciano era casale. Carlo Carafa, originario di Napoli, duca di Airola, di Montesarchio e Cervinara, ordinò la costruzione di una chiesa in cui collocare e venerare la statua della Madonna, dove rimase fino al 1494.

La costruzione del santuario e il convento domenicano

A quella primitiva costruzione, dove oggi si possono ammirare solo i ruderi, ne seguì un’altra struttura voluta e finanziata nel 1498 da Carlo Carafa, nipote di don Carlo, conte di Airola. Egli volle effigiata nell’immagine sacra, che si trova nella lunetta sulla porta del Santuario, la figura del suo omonimo zio.

Annesso al santuario e per il suo costante mantenimento venne edificato un monastero affidato ai padri domenicani che vi rimasero fino al 1753. Qualche anno dopo, fu edificato il convento, abitato fino al 1753 dai frati Domenicani.

Il Duca Carlo Caracciolo, feudatario di Airola, fece costruire l’attuale santuario ed un convento, affidato dapprima ai Frati Domenicani, che ivi rimasero fino al 1743, e successivamente al clero secolare.

Architettura e opere d’arte

Il santuario è un complesso di architettura del XV e XVI secolo, comprendente la chiesa e l’antico convento domenicano. È costituito da un imponente campanile in un luogo di magica sacralità che invita al silenzio e al raccoglimento.

All’interno della chiesa, oltre all’altare maggiore, si trova una statuetta lignea della Madonna. Tra le opere di interesse sono ricordate la “Pietà tra i santi”, della metà del Cinquecento, e la “Madonna del Rosario con santi domenicani”.

Di particolare rilievo è il pavimento in cotto bicromo della fine del XV secolo, considerato un assoluto capolavoro. Resti di un’antica immagine affrescata della Madonna sono ancora visibili nella grotta dell’apparizione.

Interno della chiesa e pavimento in cotto

Abbandono, restauri e riapertura

Il Santuario ebbe un lungo periodo di abbandono, solo nel 1890 fu ripresa l’antica devozione verso la Vergine del monte Taburno grazie a don Domenico Napolitano, parroco di Bucciano. Il 6 settembre 1891 fu organizzato il primo e solenne pellegrinaggio al Santuario.

Nel 1892 con il patrocino dell’arcivescovo di Benevento, card. Camillo Siciliano di Rende e di mons. Pasquale Iaderosa, vescovo ausiliare di Sant’Agata de' Goti, si intraprese un restauro più sostanzioso del tempio e del convento: venne fortificato il campanile, rifatta la facciata del Santuario e ripristinate alcune stanze del convento.

Sulla scia di don Domenico Napolitano altri parroci di Bucciano si adoperarono per il recupero dell’antico complesso conventuale. Purtroppo il parroco Don Nicola De Simone, anche come rettore del luogo sacro, nel 1925, di fronte all’evidente precarietà della strutta, fu costretto ad affermare che il Santuario del Taburno aveva ormai perso buona parte del suo splendore.

Poi, sotto il servizio episcopale di mons. Costantino Caminada (1953-1960) e di mons. Ilario Roatta (1960-1982), il luogo sacro ebbe una nuova vitalità. Il Santuario divenne luogo di incontro per il seminario diocesano, per i sacerdoti, per gli studenti, per l’Azione Cattolica, per le colonie estive dei fanciulli e dei ragazzi; fu preferito per ritiri spirituali, per incontri culturali e conferenze.

I danni del terremoto del 1980

Il 23 novembre del 1980, la chiesa ed il convento vennero seriamente danneggiati dal forte sisma che colpì la Campania e la Basilicata. Furono lesionati i muri perimetrali e le volte della chiesa; si ebbero lesioni longitudinali con depressione delle volte nei corridoi del convento.

Iniziava così un ventennio di lento abbandono, dando la possibilità ad ignoti sacrileghi di asportare marmi e suppellettili, finanche la statua di Gesù Bambino tra le braccia della Madonna.

Il recupero e la riapertura del 2007

Mons. Michele De Rosa, vescovo della diocesi di Cerreto Sannita - Telese - Sant'Agata de' Goti (1998-2016), trovò il complesso sacro del Taburno in condizioni pietose e subito cercò avviare un lavoro sinergico tra diocesi, parrocchia e comune di Bucciano.

Si ottennero fondi dalla Regione Campania, dalla Soprintendenza di Caserta e Benevento e da altri enti pubblici. Generosissimi furono i fedeli di Bucciano, gli emigrati all'estero e tanti devoti della Valle Caudina.

Sotto la solerte guida e la forte passione del parroco don Claudio Carofano fu sostituito il pavimento del presbiterio, ricostruito l'antico altare maggiore e realizzata la nuova mensa per la celebrazione eucaristica con l’ambone; fu recuperato parte dell’intonaco, fu tinteggiata la chiesa, vennero consolidati e restaurati alcuni affreschi scoperti durante i lavori e quello che si trova nell’arco trionfale, di particolare interesse storico e artistico; fu acquistato tutto l’arredo liturgico: banchi per i fedeli e suppellettili varie per le celebrazione.

Il solenne rito di apertura si tenne, tra la gioia e l'esultanza di tutti, il 18 novembre 2007. Attualmente è stato restaurato ed è visitabile(nei soli giorni festivi) ma ancora molti sono gli interventi necessari per riportarlo al suo antico splendore.

Il pellegrinaggio e la devozione popolare

È una meta di pellegrinaggi: in particolare, è usanza tradizionale per la popolazione di Bucciano recarvisi la domenica successiva alla Pasqua. In questa data il santuario può accogliere un numero maggiore di pellegrini.

Il 6 settembre 1891 fu organizzato il primo e solenne pellegrinaggio al Santuario. La tradizione della visita al luogo sacro si lega alla leggenda dell’apparizione, al ritrovamento della statua della Vergine e alla fama delle guarigioni miracolose attribuite alla Madonna del Taburno.

Pellegrinaggio a tappe al Santuario Madonna dell'Ambro

La Grotta di San Simeone

La Grotta di San Simeone è situata in una crepa tra le rocce del Monte Taburno (a circa 3 Km dal paese), a cui si accede percorrendo un sentiero. Estesa per oltre 13 m e alta quasi 15 m, al proprio interno custodisce numerose stalattiti, epigrafi e affreschi rupestri, risalenti al Medioevo e tuttora in buono stato di conservazione.

La grotta di S. Simeone la più importante delle grotte del Monte Taburno, sia dal punto di vista storico che artistico. Utilizzata come luogo di culto nel medioevo.

La grotta è stata dedicata a San Simeone Vescovo protettore dei viandanti contro le avversità atmosferiche ed oggi è meta di pellegrinaggio. Di notevole interesse è il quadro centrale che ritrae il Vescovo in primo piano.

Grotta di San Simeone sul Monte Taburno

Sentieri e paesaggio del Monte Taburno

Il santuario è un ottimo punto di partenza per diversi sentieri escursionistici nel massiccio del Taburno Camposauro. Si trovano percorsi che vanno dalle ascensioni impegnative alle passeggiate più adatte alle famiglie.

Molti sentieri offrono splendide vedute panoramiche sulla Valle Caudina. La salita al santuario è generalmente considerata di difficoltà intermedia, ma sono disponibili percorsi meno faticosi e itinerari ad anello adatti a diversi livelli di preparazione.

L’area offre passeggiate adatte alle famiglie nei pressi del santuario. I percorsi meno impegnativi permettono di apprezzare la bellezza naturale e l’atmosfera silenziosa del luogo, mentre gli aspetti storici e spirituali possono coinvolgere anche i bambini più grandi.

Il massiccio del Taburno Camposauro è ricco di biodiversità. Durante le escursioni si possono incontrare diverse specie di uccelli, piccoli mammiferi come volpi o cinghiali, generalmente schivi, oltre a numerosi insetti e rettili.

Indicazioni per le escursioni

In inverno è importante vestirsi a strati. Alle quote più elevate possono verificarsi temperature più basse e condizioni di neve o ghiaccio.

È consigliabile utilizzare scarponi da trekking impermeabili e isolati, con buona aderenza, calze calde, strati termici a contatto con la pelle, una giacca esterna impermeabile e antivento, oltre a berretto e guanti.

È opportuno controllare le condizioni meteorologiche prima della partenza, perché sul Monte Taburno il tempo può cambiare rapidamente.

In generale, i cani sono ammessi sulla maggior parte dei sentieri all’aperto dell’area del Taburno Camposauro, ma è consigliabile tenerli al guinzaglio, soprattutto nei parchi naturali o vicino ai luoghi religiosi. All’interno del santuario occorre verificare la segnaletica relativa all’accesso degli animali.

Panorama e posizione

Il Santuario Maria Santissima del Taburno è situato a un’altitudine compresa tra circa 544 e 576 metri sul livello del mare. Dalla sua posizione elevata offre ampie vedute panoramiche sulla Valle Caudina e sui paesaggi della provincia di Benevento.

La posizione panoramica rende il santuario un punto privilegiato per la fotografia e per osservare il paesaggio dell’Italia meridionale.

Bucciano e il contesto storico

Situato ai piedi del versante meridionale del Monte Taburno, Bucciano è noto per essere il luogo d’origine delle sorgenti del Fizzo, acque abbondanti e corpose che alimentavano l’imponente opera di ingegneria idraulica realizzata dal Vanvitelli: l’acquedotto Carolino.

Ritrovamenti archeologici attesterebbero la presenza di un primo insediamento abitativo sin dall’età preromanica, mentre i primi documenti che parlano di “Bucianus” risalgono a partire dal 1326.

Durante il periodo feudale appartenne alla nobile famiglia Della Leonessa, poi passò ai Carafa e, successivamente, il Re Carlo V lo cedette al Marchese Alfonso D’Avalos D’Aquino. Nel 1575 fu di proprietà della famiglia Caracciolo, poi nel 1732 fu possesso della famiglia De Capua, venendo successivamente incamerato dalla Corte Regia.

Antico casale della vicina Airola ne seguì le sorti fino alla fine del feudalesimo; divenne comune autonomo successivamente all’Unità d’Italia entrando a far parte della Provincia di Benevento.

Altri luoghi da visitare a Bucciano

La Chiesa di San Giovanni Battista fu costruita tra il XVIII e il XIX secolo ed è il luogo di culto più importante di Bucciano. Internamente si presenta ad una sola navata nella sua struttura semplice ed accogliente; è dotata di una facciata con portale in pietra, architravato con lunetta, al cui interno è inserito un pannello maiolicato.

Annessa alla chiesa vi è una torre campanaria. (Indirizzo: Via Via Parrocchia)

Nei dintorni si trovano anche le sorgenti del Fizzo e il ponte Carlo III, appartenente all’Acquedotto Carolino, oltre all’itinerario storico-paesaggistico “Scenari del Taburno” e ai “Cammini di Luzzano”.

Informazioni utili per la visita

Il santuario è visitabile nei soli giorni festivi. Per informazioni aggiornate sugli orari di apertura, sulle celebrazioni e sulle visite è spesso opportuno rivolgersi agli uffici turistici locali di Bucciano o di Benevento oppure alla diocesi competente.

Il santuario è un luogo religioso e non dispone normalmente di caffè permanenti direttamente sul posto. Durante i principali pellegrinaggi possono essere presenti venditori occasionali; è consigliabile portare con sé acqua e snack.

È possibile trovare bar e ristoranti nel vicino centro di Bucciano o negli altri comuni circostanti.

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