Veronica: personaggio biblico, storia, significato e fonti

Veronica è una figura della tradizione cristiana associata alla donna che, durante la salita di Gesù al Calvario, gli avrebbe asciugato il volto con un panno di lino, sul quale sarebbe rimasta impressa l’immagine del Cristo. L’episodio è ricordato nella sesta stazione della Via Crucis, ma non è narrato nei Vangeli canonici.

Il nome Veronica non compare nei Vangeli, dove invece si racconta l’episodio della donna anonima emorroissa, guarita da Gesù dopo aver toccato il lembo del suo mantello. La figura di Veronica è documentata dalla tradizione posteriore e dagli scritti apocrifi, soprattutto dagli Atti di Pilato, conosciuti anche come Vangelo di Nicodemo.

Chi è Veronica nella tradizione cristiana

Santa Veronica († I secolo) è un personaggio del Nuovo Testamento, evangelizzatrice ebrea. È la “Pia donna” che, assistendo alla Passione di Cristo, impietosita dalle sofferenze di Gesù che trasportava la croce e vedendo il suo volto madido di sudore e sangue, per soccorrerlo lo deterse con un panno di lino, sul quale sarebbe rimasta l’impronta del viso di Gesù, il cosiddetto “velo della Veronica”.

Secondo la tradizione cristiana, mentre Gesù saliva il Calvario con la croce sulle spalle, una donna mossa da compassione gli si avvicinò e gli asciugò il volto con un panno. Questo gesto di pietà avrebbe portato alla formazione dell’immagine di Cristo impressa miracolosamente sul tessuto.

La tradizione racconta che una giovane pia di Gerusalemme, spinta dalla compassione, sfidò la folla asciugando il volto di Cristo mentre saliva sul Golgota, raccogliendo sul suo velo l’immagine del “Santo Volto”. Dal Medioevo nasce la storia della Veronica così come la conosciamo oggi: colei che ha asciugato il volto di Gesù lungo la Sua salita al Calvario.

Santa Veronica con velo di Cristo

Veronica e la donna emorroissa

Il nome Veronica non compare nei Vangeli, dove invece si racconta l’episodio della donna anonima emorroissa, dal greco “che perde sangue”, la quale, toccando il mantello di Gesù, fu miracolosamente guarita.

Una donna che soffriva di emorragia da dodici anni, e che nessuno era riuscito a guarire, gli si avvicinò alle spalle e gli toccò il lembo del mantello e subito il flusso di sangue si arrestò. Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Mentre tutti negavano, Pietro disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me». Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, si fece avanti tremando e, gettatasi ai suoi piedi, dichiarò davanti a tutto il popolo il motivo per cui l’aveva toccato, e come era stata subito guarita. Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata, va' in pace!».

La figura stessa di Veronica non sarebbe tanto da associare alla Passione di Gesù ma piuttosto da collegare alla figura dell’emorroissa, la donna che soffriva da vari anni per perdite di sangue e, toccando il lembo del mantello di Gesù, fu guarita all’istante.

Secondo una leggenda medievale, Veronica potrebbe essere identificata con l’emorroissa, termine che indica una donna affetta da emorragia cronica, guarita da Gesù nel Vangelo di Luca (8,43-48). Nei Vangeli apocrifi si narra che questa donna, riconoscente per la guarigione ricevuta, avrebbe conservato il velo con l’immagine del Redentore e lo avrebbe portato a Roma, dove divenne una delle più importanti reliquie cristiane.

È citata per la prima volta nei Vangeli apocrifi, negli Atti di Pilato (cap. 7) in relazione alla donna che implora Gesù per la guarigione da una emorragia e, riuscendo a toccargli il mantello, guarisce all’istante. L’episodio è narrato anche nel Vangelo di Luca, ma senza riportare il nome della donna.

Il nome Veronica: origine e significato

Il nome Veronica deriva da vera eicon e significa immagine vera. Il nome Veronica non compare nei Vangeli canonici, ma il suo significato è strettamente legato all’iconografia cristiana.

L’etimologia del nome deriva dall’unione delle parole “vera”, dal latino, e “icona”, dal greco, ovvero “vera immagine”. Questa definizione ha portato a una connessione tra la figura di Veronica e il velo che porta impressa l’immagine del volto di Cristo.

Veronica è la traduzione latina del nome greco Berenice, Berenike, dal macedone classico fere nice, e cioè che porta vittoria. L’ipotesi linguistica è quindi una traslitterazione latina con vere ice, vera icon, Veronica, che in latino vuol dire immagine vera, adattandosi quindi perfettamente alla tradizione medioevale cristiana in merito al volto di Gesù.

Questo nome ci ricorda l’episodio del velo, visto che Veronica, nome originariamente greco, “portatrice di vittoria” da “Bερενίκη”, in latino fa assonanza con “vera icona”. La figura di Veronica ha quindi preso forma anche attraverso un gioco linguistico che ha collegato il nome della donna all’immagine miracolosa del volto di Cristo.

Le fonti della storia di Veronica

I Vangeli canonici

L’episodio della Veronica non è contenuto nei Vangeli. Il nome Veronica non compare nei Vangeli canonici e nessuno dei quattro Vangeli racconta di una donna che asciuga il volto di Gesù durante il cammino verso il Calvario.

I Vangeli canonici raccontano invece la guarigione della donna emorroissa, ma senza indicarne il nome. Nel Vangelo di Luca (8,43-48), come negli altri racconti evangelici paralleli, la donna si avvicina a Gesù e tocca il suo mantello, ottenendo la guarigione.

Gli scritti apocrifi

È la tradizione posteriore a raccontarci questa storia. A parlarcene è un testo apocrifo, gli “Atti di Pilato”.

Il racconto appare nei Vangeli apocrifi, non in quelli canonici. In particolare nel Vangelo di Nicodemo, che narra l’incontro di Veronica con Gesù durante la sua via verso il Golgota.

La donna è chiamata Berenice nell’apocrifo Vangelo di Nicodemo, risalente al IV-V secolo, e successivamente, in latino, Beronica o Veronica. Negli Atti di Pilato la sua vicenda è collegata alla donna guarita da Gesù da un flusso di sangue.

La testimonianza di Eusebio di Cesarea

Lo storico Eusebio di Cesarea (265-340) racconta che Berenike era originaria di Cesarea di Filippo, l’antica Paneas, e che davanti alla sua casa si trovava una statua raffigurante una donna in ginocchio con le mani tese, di fronte un uomo avvolto in un mantello che le tende la mano, vicino a una pianta associata a proprietà terapeutiche.

Lo storico Eusebio di Cesarea (265-340) racconta che Berenice è originaria di Cesarea di Filippo, in Siria, e che davanti alla sua casa c’è una statua che la raffigura mentre deterge il volto di Cristo.

La tradizione medievale

Alla fine del Medioevo il culto di Veronica, venerata come santa, divenne popolare e, nel XV secolo, anche per influsso delle sacre rappresentazioni e della diffusione della Via Crucis, la sua leggenda fu associata alla Passione.

La figura di Veronica è apparsa nel VII secolo nei racconti collegati al Nuovo Testamento e al periodo ad esso relativo. Dal XV secolo, Veronica è venerata come una delle pie donne che seguirono la crocifissione di Gesù.

Solo nel XII-XIII secolo l’episodio del Velo viene localizzato lungo la Via crucis, quando la pia Veronica avrebbe asciugato il volto di Gesù, ritrovandolo poi impresso sul panno, “vera icon” da cui la impersonificazione femminile della pia donna.

La Veronica nella Passione e nella Via Crucis

Dal Medioevo la storia di Veronica si è progressivamente legata al cammino di Gesù verso il Calvario. La tradizione posteriore aggiunge che lei stessa volle farsi ritrarre il volto di Gesù su una tela per venerarlo.

Nel corso del tempo, questa storia si è diffusa ampiamente, entrando nella tradizione della Via Crucis, dove l’atto di Veronica è rappresentato nella sesta stazione del percorso che ricorda la Passione di Cristo.

A Santa Veronica è dedicata la sesta stazione della Via Crucis. Secondo la tradizione questa donna è la stessa che asciugò il volto di Cristo.

Lungo la Via Dolorosa Gesù è seguito da varie donne. La tradizione ne individua una, Veronica, colei che avrebbe asciugato con un panno il volto sofferente di Cristo. E il volto di Cristo si sarebbe impresso per sempre su quel telo. La sesta stazione della Via Crucis ricorda questo episodio.

Sesta stazione della Via Crucis Veronica

In realtà questo luogo non sarebbe quello in cui Veronica ha asciugato il volto sofferente di Gesù ma la sua stessa abitazione qui a Gerusalemme. È un pellegrino del XV secolo, di nome Fabri, a individuare questo luogo per la prima volta e a dare avvio a questa devozione.

La localizzazione dell’episodio lungo la Via Dolorosa appartiene dunque a una fase relativamente tarda della tradizione. La tradizione del gesto pietoso si è consolidata attraverso la devozione popolare, le rappresentazioni sacre e la pratica della Via Crucis.

Il velo della Veronica

Secondo i Vangeli, la reliquia è un panno che reca impressa la vera immagine del volto di Gesù. A serbarla è una donna, chiamata Berenice nell’apocrifo Vangelo di Nicodemo (IV-V d.C.) e successivamente, in latino, Beronica o Veronica.

La vicenda di Veronica è strettamente connessa con l’immagine acheropita di Cristo, oggetto di grande venerazione. Il termine “acheropita” indica un’immagine “non dipinta da mano umana”.

Secondo la leggenda, Veronica desiderava ritrarre il volto di Gesù e questi le lasciò l’impronta del proprio volto su un velo. La tradizione posteriore aggiunge che il volto di Cristo si sarebbe impresso per sempre su quel telo.

Il velo di Veronica ha avuto una grande influenza nella storia dell’arte cristiana. È stato spesso raffigurato in dipinti e sculture devozionali, portato dalla santa stessa o sostenuto da angeli.

Il velo a Roma e la guarigione dell’imperatore

L’icona, sempre secondo tradizione, viene portata a Roma su desiderio dell’imperatore, Tiberio o Vespasiano, che, colpito da un male incurabile, spera nel miracolo ed ordina che Gesù sia portato al suo cospetto.

Quando il messo imperiale giunge a Gerusalemme, il re dei Giudei è già stato crocifisso. C’è però una donna che possiede un telo con l’immagine del suo volto. Il messo la conduce a Roma e l’icona prodigiosa guarisce l’imperatore.

Lungo i secoli la tradizione si è arricchita di altri particolari: ad esempio racconta che questo telo fu portato a Roma e guarì l’imperatore Tiberio, gravemente malato.

Alcune versioni della storia raccontano anche che Veronica abbia consegnato il velo all’imperatore Tiberio, che, guardando l’immagine di Cristo, sarebbe guarito istantaneamente da una grave malattia.

Secondo un’altra leggenda, Veronica, chiamata anche Berenice, in possesso di un velo dove si vede il volto di Gesù, si reca dall’imperatore Tiberio che, gravemente malato, alla vista del panno guarisce immediatamente.

Dove si trova il velo della Veronica

Il velo della Veronica è considerato una delle più importanti reliquie cristiane. La sua presenza tra le reliquie della basilica di San Pietro in Vaticano a Roma è attestata dalla fine del X secolo o dagli inizi dell’XI.

Quella ritenuta più autentica è conservata nella basilica di San Pietro a Roma, menzionata da papa Sergio IV nel 1011 e nuovamente nel 1200 da papa Innocenzo III.

Oggi il velo della Veronica è custodito nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dove è esposto in occasioni particolari. Nei secoli, diverse città hanno rivendicato il possesso del vero velo.

Seguendo le coordinate della geografia adriatica di Dante nella Commedia, ci ritroviamo nella Basilica di San Pietro in Roma. Infatti il poeta in un celebre passo del Paradiso paragona se stesso ad uno dei tanti pellegrini venuto “forse di Croazia” a venerare l’icona del volto di Cristo nell’anno 1300, durante il primo Giubileo.

«colui che forse di Croazia viene a veder la Veronica nostra, che per l’antica fame non sen sazia, ma dice nel pensier, fin che si mostra: ‘Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace, or fu sì fatta la sembianza vostra?’» (Paradiso XXXI, 103-108).

Anche nella Vita Nuova Alighieri fa cenno all’«immagine benedetta la quale Iesu Cristo lasciò a noi per esempio della sua bellissima figura».

Quella dantesca è la prima menzione letteraria in volgare del Velo, la cui presenza nella basilica vaticana è attestata dagli inizi dell’VIII secolo.

Il Volto Santo di Manoppello

Tra i luoghi che hanno rivendicato il possesso del vero velo figura Manoppello, in Abruzzo, dove si conserva un’antica immagine su tela trasparente chiamata il Volto Santo.

Questa reliquia è considerata da alcuni studiosi una possibile versione autentica del velo di Veronica, per via della sua trasparenza e della sua particolare immagine acheropita, ovvero “non dipinta da mano umana”.

Alcuni storici vedono invece nel velo di Manoppello, in provincia di Pescara, il vero velo della Veronica, che sarebbe giunto a Manoppello nel 1506 portato da un pellegrino che lo avrebbe consegnato a un tale Leonelli prima di sparire.

Rimase poi un secolo nelle mani dei discendenti di questi, venendo in seguito venduto a un notaio prima di essere ceduto nel 1638 al monastero dei Cappuccini, dove si trova ancora oggi.

LuogoTradizione collegata
Basilica di San Pietro, RomaVelo della Veronica venerato come reliquia cristiana
Manoppello, AbruzzoVolto Santo su tela trasparente, considerato da alcuni una possibile versione autentica

Veronica nell’arte cristiana

L’iconografia cristiana legata alla santa ha avuto una profonda influenza sulla pietà popolare, offrendo ai pellegrini un luogo di meditazione sulla sofferenza di Cristo e sulla sua immagine miracolosa impressa sul velo.

Nell’iconografia cristiana, Santa Veronica viene in genere rappresentata mentre sostiene il velo su cui era rimasto impresso il volto di Cristo. Molte reliquie di questo velo sono state rivendicate in tutto il mondo.

A restare invariati nella pittura sacra del XV secolo sono i tratti del volto effigiato nella reliquia custodita in San Pietro: viso allungato, capelli divisi a metà sul capo e discendenti lungo il viso, barba appuntita sul mento, occhi aperti.

Li ritroviamo, identici, nel Velo della Veronica dipinto a fresco da Vincenzo da Castua nel 1476 sull’architrave dell’ingresso alla chiesa di Santa Maria delle Lastre a Vermo, Sv. Marija na Škrilinah, Beram, in Croazia.

L’artefice della scuola pittorica istriana di fine Quattrocento, che sposa i modelli della pittura tardo gotica internazionale, fedeli alle fonti iconografiche e letterarie, con la quotidianità popolare, dipinge le fattezze del volto di Cristo su una comune tovaglia d’altare “alla perugina”, in lino bianco e decoro geometrico blu.

Alla Gerusalemme di San Vivaldo, il culto di Veronica è rappresentato da una cappella dedicata a questo episodio della Passione. Il piccolo edificio si trova lungo il percorso della Via Dolorosa, ai piedi della zona del Monte Calvario.

All’interno della cappella si trova una pala rinascimentale che raffigura l’immagine della Veronica, incorniciata da una cornice monocroma a ovuli. L’opera si distingue per la raffigurazione giovanile del volto della santa, sebbene il paesaggio di sfondo risulti piuttosto semplice.

Nella predella, elemento architettonico e artistico che racconta episodi legati al tema principale dell’opera, aggiunta in epoca successiva, è presente una rappresentazione dello stesso episodio, ma con uno stile meno dettagliato e meno espressivo.

L’esistenza di questa cappella nella Gerusalemme di San Vivaldo testimonia quanto il culto di Veronica fosse diffuso e sentito nella tradizione cristiana.

Velo della Veronica nell’arte cristiana

La storia successiva di Veronica

Secondo la tradizione, Veronica va in sposa a Zaccheo, si reca a Roma, dove lascia il panno di lino col volto di Gesù, e poi raggiunge la Francia per evangelizzare la popolazione; muore nell’eremitaggio di Soulac.

Secondo un’altra tradizione, Veronica votò la propria vita alla diffusione della parola di Gesù e viaggiò per l’Europa, lasciando a Roma il panno di lino, e proseguì in Francia, dove iniziò a prodigarsi per la conversione dei Galli al Cristianesimo.

Queste narrazioni appartengono alla tradizione agiografica e ampliano il racconto originario con episodi relativi alla vita, ai viaggi e alla morte della santa.

Il significato spirituale di Veronica

Che sia l’emorroissa di cui narrano i Vangeli o la donna che durante la Passione asciugò il volto sofferente del Cristo, la bellezza di questa figura risiede nei suoi sentimenti: rimane come testimonianza lungo i secoli di una donna che ha sofferto, che ha osato, ha avuto coraggio e ha amato fino alla fine.

Anche se l’esistenza di Santa Veronica non è stata dimostrata, la sua figura, celebrata ogni anno il 4 febbraio, ha un messaggio altamente simbolico. È colei che si avvicinò a Cristo nei momenti peggiori della sua esistenza, e i cristiani sono invitati a vedere in lei un modello per avvicinarsi ogni giorno di più ai deboli e agli sfortunati.

Come dice il Vangelo: «ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi» (Matteo 25, 35-36).

Il gesto di pietà attribuito a Veronica è diventato uno dei momenti simbolici della Via Crucis, raffigurato in molte opere d’arte e venerato da generazioni di fedeli.

Patronati e attributi

Santa Veronica è venerata come santa dalla Chiesa cattolica. È una delle patrone della Francia, dei fotografi, dei mercanti di lino e delle lavandaie.

Tra gli attributi tradizionalmente associati alla santa figura il velo con l’immagine di Gesù Cristo. È invocata contro la morte violenta e la sterilità.

La sua memoria liturgica è indicata in diverse tradizioni al 4 febbraio e al 12 luglio. La venerazione di Veronica è attestata nella Chiesa cattolica e nella Chiesa ortodossa.

ElementoTradizione associata
AttributoVelo con l’immagine di Gesù Cristo
PatronatiFrancia, fotografi, mercanti di lino, lavandaie
Ricorrenza indicata4 febbraio; 12 luglio
Via CrucisSesta stazione

La figura di Veronica non è quindi presentata dai Vangeli canonici come un personaggio identificabile con certezza, ma è il risultato dell’intreccio tra la donna emorroissa, i racconti apocrifi, la devozione al velo e la tradizione medievale della Via Crucis.

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