«Carissimi fratelli e sorelle, oggi la Chiesa vive una gioia particolare. Celebriamo l’Ascensione del Signore e, dentro questa luce pasquale, accompagniamo Sara nella sua consacrazione perpetua. Due eventi che si illuminano a vicenda, perché entrambi ci parlano della presenza di Cristo nel mondo.
A prima vista, l’Ascensione potrebbe sembrare un distacco. Gesù sale al cielo, si sottrae allo sguardo dei discepoli, sembra andarsene. E invece il Vangelo ci consegna un messaggio sorprendente: l’Ascensione non è l’assenza di Gesù, ma il cambiamento della sua presenza.
Infatti, Gesù stesso dice: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Non dice: “Sarò lontano”. Non dice: “Ricordatevi di me”. Dice: “Io sono con voi”.

Il significato dell’Ascensione del Signore
“Ascensione” è una parola che deriva dal latino e vuol dire “salita”. Solitamente è un termine usato quando si parla di ascensione alpinistica, o di ascensione al trono, o di ascensione degli aerostati, ma per noi cristiani l’Ascensione, solennità di oggi, è la salita al cielo del nostro Maestro.
Durante l’incarnazione, Gesù era presente con il suo corpo fisico: una presenza vera, concreta, bellissima, ma limitata a un luogo e a un tempo. Poteva essere a Cafarnao oppure a Gerusalemme, con alcuni e non con altri.
I discepoli potevano incontrarlo lungo le strade della Galilea, ma non tutti gli uomini e le donne della storia potevano toccarlo, ascoltarlo, guardarlo negli occhi. Con la risurrezione tutto cambia.
Il corpo di Cristo diventa corpo glorioso, risorto, libero dai limiti dello spazio e del tempo. E con l’Ascensione questa novità raggiunge il suo compimento: Gesù entra definitivamente nella vita di Dio non per abbandonare il mondo, ma per essere presente in modo nuovo, più profondo, più universale.
Ecco perché subito dopo l’Ascensione verrà il dono dello Spirito Santo a completare questo mistero centrale della nostra fede. Lo Spirito rende presente Cristo nel cuore dei credenti, nella Chiesa, nei sacramenti, nella fraternità, nei poveri, nella storia.
Cristo continua a vivere e ad amare dentro il suo corpo mistico, che siamo noi. San Paolo lo dice con parole immense: la Chiesa è il corpo di Cristo e Lui è il capo.
La presenza di Cristo nella Chiesa
Questo significa che Gesù oggi vuole ancora guardare attraverso occhi umani, parlare attraverso labbra umane, toccare attraverso mani umane, amare attraverso cuori umani. Vuole continuare la sua presenza nel mondo attraverso di noi.
Per questo il Signore può dire: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Non dice soltanto: “Io vi aiuterò”. Dice: “Io sono in mezzo a voi”.
L’Ascensione ci dice che dopo la salita al cielo di Gesù la sua presenza tra noi, garantita dal dono dello Spirito santo è rimasta, come presenza spirituale, ma pienamente reale, nel suo corpo eucaristico e nella sua voce che risuona nella Parola di Dio.
Allora possiamo ripetere la nostra domanda: attorno a chi si raduna la comunità dei credenti, la parrocchia? A questo punto la risposta più giusta diventa: attorno a Gesù realmente presente nella celebrazione dell’Eucarestia ed attorno alla Sua voce che risuona nella parola di Dio proclamata e spiegata dalla Chiesa.
Quando Gesù era sulla terra credere in lui sembrava facilitato dalla possibilità di vederlo e toccarlo. Attorno a Gesù fisicamente presente, attorno a Lui che parlava si radunava la prima Chiesa, e questo radunarsi costruiva la comunità ecclesiale.
Noi siamo carnali, la nostra affettività e la nostra psiche hanno bisogno di vedere con gli occhi una persona e udire con gli orecchi la sua voce, per essere aiutati a radunarci tra noi e costruire una comunità.
Per questo se chiedessi di rispondere d’impulso a questa domanda: attorno a chi si raduna la comunità dei credenti, la parrocchia? Ritengo che molti, anche tra i preti, risponderebbero: attorno alla persona del loro sacerdote, attorno al loro parroco.
Ma mi domando: è questo un modo di pensare carnale o spirituale? La comunità che così si crea, direbbe il grande teologo Bonhoeffer, morto per la fede nel campo di concentramento Buchenwald: è una comunità solo umana, solo psichica, o è una vera comunità radunata dallo Spirito Santo, una comunità spirituale, pneumatica?
Il mandato missionario
Il Vangelo odierno fin da subito è un invito: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura”. Due impegni Gesù affida ai discepoli in quel giorno, andare e proclamare; sono il punto nodale della festa di questa Domenica dell’Ascensione e che oggi Egli ripete anche a noi.
In questo giorno ha inizio quello che a noi piace definire come la creatività cristiana, l’inizio del tempo del nostro impegno. La Parola ascoltata, ci ricorda che non siamo in questo mondo per salvarci ma per farci strumenti di salvezza.
“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro…”. Il Signore parla anche con noi in ogni istante delle nostre frenetiche, faticose ma anche gioiose giornate attraverso gli altri che ci stanno vicino in famiglia, nei luoghi del nostro lavoro, quando incontriamo gli amici o, come questa domenica, nella celebrazione.
Dobbiamo chiederci se riusciamo davvero ad ascoltarlo e poi parlare anche noi una lingua nuova che è quella di chi ha nel cuore Dio, di chi parla d’Amore e con Amore? Riusciamo a rendere le nostre azioni davvero pazienti e misericordiose?
“…fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio”. Ascende e siede, è un Gesù pellegrino venuto dal Padre che ha vissuto la sua esistenza come un’avventura straordinaria, per poi tornare al Padre.
Questo movimento verso Dio Padre, significa seguire il Signore negli atti quotidiani delle nostre vite. “Allora essi partirono e predicarono dappertutto”.
Partire e annunciare, ecco che come battezzati e cresciuti da veri figli di Dio ci è consegnata questa missione: contrapporsi al male, farsi capire, creare comunione, aver cura e prendersi cura, con atteggiamenti di ascolto e di tenerezza.
La Parola di Dio, Dal Vangelo secondo Marco (Mc 16,15-20), consegna ai discepoli il mandato: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Ascensione del Signore - Commento al Vangelo di Don Fabio Rosini
La consacrazione come presenza di Cristo
E qui comprendiamo la profondità della consacrazione che Sara oggi pronuncia per sempre. La vita consacrata non è anzitutto una rinuncia. Non è semplicemente scegliere uno stile di vita più generoso.
È lasciare che Cristo prenda sempre più spazio dentro di sé, fino a poter dire con verità la parola del carisma: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”.
Questa parola non è una bella frase spirituale. È un cammino reale, concreto, esigente. Significa che poco alla volta il proprio io lascia il centro, perché Cristo diventi il centro di tutto: dei pensieri, degli affetti, delle scelte, del modo di guardare gli altri, del modo di servire, di soffrire, di amare.
Oggi Sara non consegna al Signore solo alcune attività o alcuni anni della sua vita. Con la consacrazione perpetua consegna tutta sé stessa.
E lo fa dentro una famiglia spirituale concreta, quella dei Figli del Sacro Cuore di Gesù, dove questa appartenenza a Cristo prende il volto della fraternità, della comunione, della vicinanza agli ultimi.
Perché Cristo non ci unisce mai soltanto a sé stesso: ci unisce sempre anche ai fratelli. Quanto più una persona vive unita a Gesù, tanto più il suo cuore si allarga.
Quanto più Cristo vive in noi, tanto più diventiamo vicini agli uomini e alle donne del nostro tempo, specialmente ai poveri, ai feriti, agli scartati, a chi aspetta qualcuno che gli faccia sentire che Dio non lo ha dimenticato.
La Chiesa come corpo vivo di Cristo
Ed è bellissimo pensare che l’Ascensione ci rivela proprio questo: Gesù continua a raggiungere l’umanità attraverso coloro che gli appartengono.
Ci saranno giorni luminosi e giorni faticosi. Ci saranno momenti di entusiasmo e momenti di povertà. Ma la fecondità della tua vita non dipenderà prima di tutto dalle tue capacità.
Dipenderà da quanto spazio lascerai a Cristo. Quanto più sarà vero in te: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”, tanto più attraverso di te Gesù continuerà a mantenere la sua promessa: “Io sono con voi tutti i giorni”.
Attraverso il tuo sorriso, la tua fedeltà quotidiana, la tua preghiera nascosta, la tua vita fraterna, il tuo servizio agli ultimi, qualcuno potrà fare esperienza non semplicemente di una persona buona, ma della vicinanza stessa di Cristo.
Ed è questa la grande speranza della Chiesa. Il Signore non ha abbandonato il mondo. Non è assente. Non è lontano. È vivo.
Ed è presente nel suo corpo che è la Chiesa. È presente nei santi nascosti. È presente nei poveri amati. È presente nelle comunità che vivono il Vangelo. È presente in ogni battezzato che lascia spazio allo Spirito.
Di san Francesco, il grande modello dei consacrati, i contemporanei dissero una cosa che sintetizza questa vocazione: per la gente del suo tempo Francesco fu “un alter Christus”.
Oggi, attraverso il “sì” definitivo di Sara, questa presenza di Cristo si rende ancora una volta visibile in mezzo a noi.
Vivere l’Ascensione nella quotidianità
La Parola ascoltata ci ricorda che il cristiano è chiamato a trasformare la fede in vita. Un cristiano dovrebbe essere un costante miracolo, perché capace di vivere nel mondo senza lasciare mai al mondo l’ultima parola.
Il Signore parla anche con noi in ogni istante delle nostre frenetiche, faticose ma anche gioiose giornate attraverso gli altri che ci stanno vicino in famiglia, nei luoghi del nostro lavoro, quando incontriamo gli amici o, come questa domenica, nella celebrazione.
La vita vale solo se è eucaristica cioè se è donata, se è fatta dono per gli altri. Come quella di Gesù, la vita va vissuta per far vivere gli altri, che per noi sono tutti fratelli in Cristo.
Vivere una vita eucaristica, secondo l’insegnamento dell’eucarestia, va contro l’individualismo e l’egoismo che dominano la nostra cultura contemporanea.
La celebrazione del Giovedì Santo insegna che fare della propria vita un dono significa mettersi a servizio degli altri, in particolare disposti ad un servizio umile, generoso, gratuito.
In questo mondo, dove tutto si fa per soldi, abbiamo bisogno di tanti che vadano contro corrente, annunciando la gratuità, il vangelo dell’amore che si fa servizio.
Una Chiesa radunata dallo Spirito
Questo ci dice quanto è importante il prete: infatti è lui che presiede l’Eucarestia e lui che proclama e spiega la Parola, ma come ha detto papa Leone, tutta l’azione del prete deve essere spirituale e non materiale e carnale.
Non deve portare le persone a lui, a legarsi a lui, ma deve: “Sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato, spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo”.
Per questo è normale e buono che per meglio servire Cristo ed i fratelli di tutta la Chiesa, ogni prete sia sempre pronto a mettersi in stato di missione, a lasciare ad altri che continuino il suo servizio, per rispondere con un sì generoso ai bisogni della Chiesa intera.
In una Diocesi missionaria come la nostra questo avviene ogni anno, con una lunga valutazione e confronto, ma anche fidandosi della missione del vescovo a cui per ultimo spetta il compito di indicare la strada che ritiene più giusta da percorrere.
In una visione sempre più chiara del fatto che: tutti siamo collaboratori e nessuno padrone, né dittatore, anche questi cambiamenti saranno sempre meno traumatici sia per i parroci anziani che per i fedeli.
La speranza cristiana
La celebrazione pasquale che stiamo vivendo ci insegna infine come sperare da cristiani. Anche questo messaggio mi sembra oggi particolarmente prezioso.
Non sappiamo più sperare. Non sappiamo più guardare al futuro attendendo da Dio che maturino i frutti di bene seminati nei solchi del mondo.
Oggi ricerchiamo sempre il tutto e subito, costretti ad accontentarci della mediocrità, perché le cose davvero buone si costruiscono solo con il tempo ed il lavoro paziente.
Dobbiamo imparare di nuovo a sperare, la nostra società però potrà farlo solo se impara di nuovo a vivere e morire guidata dalle parole della fede e dall’esempio dei veri credenti.
Ci attende un lungo cammino, ma lo faremo insieme nella fede che il Signore risorto è con noi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
La presenza di Cristo nel mondo
E allora non guardiamo l’Ascensione con tristezza, come se Gesù se ne fosse andato. Guardiamola con fede: Cristo è più vicino oggi di quanto lo fosse lungo le strade della Galilea, perché ora può abitare il cuore di ogni uomo.
E chiediamo per Sara, e per tutti noi, la grazia più grande: diventare trasparenza di Cristo. Che chi ci incontra possa intuire, almeno un poco, la Sua presenza.
Che attraverso la nostra vita il Signore continui a dire al mondo: “Io sono con voi tutti i giorni”.