L’altare maggiore attribuito alla progettazione di Giorgio Vasari e al disegno di Francesco da Sangallo detto Margotta appartiene alla riorganizzazione cinquecentesca della chiesa di Santa Croce a Firenze, promossa da Cosimo I de’ Medici e realizzata nell’ambito della bottega fiorentina intorno al 1571.
L’opera è un altare in pietra serena, arricchito da elementi scolpiti e dorati, caratterizzato da una pedana a due gradini, colonne e lesene con capitelli corinzi, intradosso decorato, trabeazione, frontone centinato e mensa con colonnine a balaustrino.
Dati essenziali dell’opera
| Voce | Descrizione |
|---|---|
| Oggetto | Altare |
| Attribuzione | Vasari Giorgio: progettazione; Francesco da Sangallo detto Margotta: disegnatore |
| Ambito culturale | Bottega fiorentina |
| Datazione | CA 1571 - CA 1571 |
| Materia e tecnica | Pietra serena, scultura, doratura |
| Luogo di conservazione | Chiesa di S. Croce |
| Indirizzo | Piazza di Santa Croce, Firenze (FI) |
| Condizione giuridica | Proprietà Stato |
| Codice di catalogo nazionale | 0900283028 |

Struttura e caratteristiche architettoniche
L’altare presenta una pedana a due gradini; colonne: base, corpo liscio, capitelli corinzi; lesene: base, corpo liscio, capitelli corinzi; intradosso decorato, trabeazione, frontone centinato, mensa con colonnine a balaustrino, cornici.
La materia principale è la pietra serena, impiegata insieme alla scultura e alla doratura per definire l’ordine architettonico e il valore ornamentale dell’opera.
La composizione riunisce elementi propri del linguaggio classico: il sistema di colonne e lesene, la trabeazione, il frontone centinato e la mensa sostenuta da colonnine a balaustrino.
Vasari e Francesco da Sangallo
L’altare è attribuito a Giorgio Vasari per la progettazione e a Francesco da Sangallo detto Margotta per il disegno, nell’ambito della bottega fiorentina del XVI secolo.
Giorgio Vasari (1511/1574) fu scrittore, architetto e pittore tra i più importanti del Rinascimento.
Artista ufficiale di Cosimo I, ha ideato tra l’altro la sistemazione degli Uffizi e la ristrutturazione e decorazione di Palazzo Vecchio.
Quanto al progetto per gli altari, che Vasari si attribuisce nelle “Vite”, alcuni documenti recentemente pubblicati dalla Hall, allargano a Francesco da Sangallo, direttore dei lavori in chiesa, la sua esecuzione e applicazione.
La studiosa ha inoltre identificato, fra i disegni della collezione di Giorgio Vasari il Giovane, il progetto di mano del Sangallo per uno degli altari della basilica, quello della famiglia Biffoli, a conferma della attendibilità dei documenti trovati.
La ristrutturazione di Santa Croce
In seguito alle disposizioni dettate dal Concilio di Trento, su commissione del duca Cosimo I de’ Medici, che ambiva al titolo granducale, il cui conferimento è papale, fu elaborato da Giorgio Vasari un progetto di ristrutturazione delle due maggiori chiese conventuali fiorentine, S. Maria Novella e S. Croce.
Quest’ultima si presentava allora, nel 1566, nella sua struttura originaria: a metà chiesa sorgeva un tramezzo, costituito da muro e cancellate, che separava la parte accessibile ai laici da quella riservata ai frati.
Il tramezzo, oltre a svolgere questa funzione, serviva da appoggio alle diverse cappelle che via via erano state costruite dalle maggiori famiglie del Quartiere, generalmente insieme alla sepoltura del committente capostipite e della sua famiglia.
All’interno della zona riservata ai frati sorgeva il coro ligneo, rettangolare, nel quale trovavano posto i frati per assistere alle funzioni religiose.
Alle pareti delle navate si appoggiavano altri altari privati, decorati con affreschi che seguivano, come tema di raffigurazione, i Misteri della Passione di Cristo.
Il nuovo ordine interno della basilica
Vasari, per prima cosa, fece rimuovere tramezzo e coro, rendendo unitario lo spazio interno della chiesa, in seguito rimosse gli altari delle navate, ne coprì la decorazione ad affresco -nel caso di opere di alta qualità staccò la pittura e il muro di sostegno- infine riedificò una serie di altari, molto più esigua della precedente, secondo un progetto unitario che desse alla chiesa un aspetto ordinato.
La riorganizzazione modificò quindi la struttura tradizionale della basilica e sostituì la precedente successione di altari con un numero più limitato di opere, concepite secondo un disegno complessivo.
L’intervento mirava a rendere unitario lo spazio interno della chiesa e a conferire agli altari una disposizione ordinata.
Giorgio Vasari, Ultima Cena, Santa Croce
Il programma iconografico degli altari
Per le pale degli altari, Vasari seguì lo stesso programma iconografico del ciclo precedente, i Misteri della Passione di Cristo, destinando all’esecuzione dei dipinti i pittori dell’Accademia del Disegno, attivi con lui in molte altre opere di commissione medicea, quali la decorazione di Palazzo Vecchio e l’esecuzione dei pannelli dello Studiolo di Francesco I.
Il mantenimento del tema dei Misteri della Passione di Cristo collegava la nuova sistemazione alla tradizione figurativa precedente della chiesa.
Il patronato degli altari fu, nella maggior parte dei casi, assegnato alle famiglie che avevano già avuto un altare nelle navate o sul tramezzo, le quali davanti all’altare a loro allogato posero la sepoltura di famiglia.
Gli altari partecipavano così alla duplice funzione di luoghi di culto e di spazi legati alla memoria familiare e alla sepoltura dei committenti.
La cappella e i ritardi nella costruzione
La cappella in oggetto a causa dei molti rinvii di pagamento dei committenti ebbe dei ritardi nell’edificazione.
Infatti, fin dal 1565 Alessandro Zati, che doveva finanziare la costruzione già da qualche tempo, fu chiamato dalla autorità ecclesiastica per giustificare la mancata esecuzione dei voleri testamentari paterni.
Nel 1569 (stile comune) Alessandro Zati non aveva ancora dato inizio ai lavori, tanto che gli Operai furono costretti a rivolgersi addirittura al granduca Cosimo per convincere lo Zati a mantenere i suoi impegni.
Nel 1571 finalmente la cappella era stata costruita in quanto lo Zati versava un acconto per la celebrazione delle messe.
Dei 400 fiorini destinati all’Opera per il mantenimento della cappella, Alessandro Zati ne versò solo 300, come risulta da un documento relativo alla cappella e reso noto dalla Hall.
La pala d’altare vi fu posta solo nel 1576.
L’iscrizione sull’architrave
Sull’architrave è presente l’iscrizione “FACTUS P(RO) NOBIS MALEDICTUM”.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Posizione | Sull’architrave |
| Testo | FACTUS P(RO) NOBIS MALEDICTUM |
| Scrittura | Lettere capitali |
| Tecnica | A solchi |
| Lingua | Latino |
Inquadramento storico e culturale
L’altare appartiene alla fase di rinnovamento delle grandi chiese conventuali fiorentine promossa durante il governo di Cosimo I de’ Medici.
Il progetto di Vasari per Santa Croce non riguardò soltanto singoli elementi decorativi, ma coinvolse la configurazione complessiva dello spazio liturgico, la rimozione delle strutture divisorie, la sostituzione degli altari e la definizione di un nuovo ordine architettonico.
La collaborazione con Francesco da Sangallo riguarda l’esecuzione e l’applicazione del progetto degli altari, mentre l’attribuzione a Vasari conserva il riferimento alla progettazione generale.
La presenza di disegni attribuiti a Francesco da Sangallo nella collezione di Giorgio Vasari il Giovane costituisce un elemento significativo per comprendere la concreta realizzazione dei progetti vasariani nella basilica.
Conservazione e tutela
L’opera è conservata nella chiesa di S. Croce, in Piazza di Santa Croce a Firenze.
La condizione giuridica indicata è proprietà Stato.
L’ente competente per la tutela è la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e la provincia di Prato.
La scheda appartiene alla tipologia “Opere/oggetti d’arte”.
- Codice di catalogo nazionale: 0900283028
- Data di compilazione: 1988
- Data di aggiornamento: 1999, 2006
- Licenza metadati: CC-BY 4.0
Santa Croce nel contesto dell’opera vasariana
Giorgio Vasari ha vissuto e lavorato soprattutto a Firenze e Roma, ma anche in altre città italiane, tra cui Napoli.
L’artista, infatti, giunse nella città partenopea nell’autunno del 1544, invitato dall’ordine degli Olivetani e fu subito condotto da Gianmatteo d’Aversa, generale dell’ordine, con lo scopo di affrescare il refettorio del convento di Santa Maria di Monteoliveto.
La sua attività comprende quindi architettura, pittura, progettazione decorativa e organizzazione di grandi programmi figurativi e architettonici.
L’altare di Santa Croce si inserisce in questo più ampio profilo di artista capace di coordinare interventi complessi e di tradurre le esigenze liturgiche, dinastiche e rappresentative in una forma architettonica unitaria.
Altre opere dello stesso autore: Vasari Giorgio (1511/1574).Altre opere dello stesso autore: Francesco Da Sangallo Detto Margotta (1494/1576).