Padre Pio e il Concilio Vaticano II: la verità sulla Messa in latino e sulle riforme conciliari

Padre Pio non rifiutò il Concilio Vaticano II né si oppose ideologicamente alle riforme liturgiche. La documentazione disponibile mostra che chiese una dispensa dall’uso dei nuovi testi in italiano per una ragione concreta: la vista indebolita gli impediva di leggerli, mentre conosceva a memoria quelli latini.

La voce secondo cui avrebbe scritto a Paolo VI per respingere il nuovo messale e avrebbe chiesto al cardinale Bacci di porre rapidamente fine al Concilio non trova riscontro nelle fonti esaminate. Padre Pio continuò a celebrare in latino per motivi pratici e di salute, ma osservò altre norme liturgiche introdotte nel periodo conciliare, celebrando anche rivolto al popolo e con letture in italiano.

La leggenda di Padre Pio come oppositore del Concilio

Continua a girare nella Rete - che è la prateria di tutte le bufale - la leggenda di Padre Pio che rifiuta il nuovo messale e continua a celebrare in latino perché “acerrimo oppositore del Concilio”.

Questa bufala è venuta a scornare più volte nel mio blog e dunque ho deciso di prenderla per le corna e ora do conto del risultato della “verifica” condotta con l’aiuto di Stefano Campanella portavoce del santuario di San Giovanni Rotondo e di fr. Luciano Lotti, custode dell’Archivio di Padre Pio.

All’obiezione che Padre Pio non poteva rifiutare il nuovo messale, perché promulgato sei mesi dopo la sua morte, i guardiani della bufala rispondono affermando che in previsione del nuovo rito il Padre scrisse a Paolo VI per chiedergli di esserne dispensato e di poter continuare a celebrare con il vecchio messale e aggiungono che la “dispensa” gli fu portata dal cardinale Bacci, con il quale il Padre avrebbe sfogato la sua contrarietà al Vaticano II con le parole «Per pietà, mettete fine rapidamente al Concilio».

Nulla di ciò è nelle fonti. Il cardinale Bacci va a San Giovanni Rotondo ma non è latore della “dispensa” che il Padre chiederà dieci mesi dopo quella visita.

La richiesta è motivata non dalla contrarietà alle innovazioni ma dalla debolezza della vista che gli impedisce di leggere i nuovi testi mentre i vecchi li conosce a memoria.

La visita del cardinale Bacci e la richiesta di dispensa

Il cardinale Bacci fa visita a Padre Pio il primo aprile 1964.

A seguito dell’introduzione nella “messa con il popolo” di alcune parti da leggere in italiano, su sollecitazione del Padre il 17 febbraio 1965 il guardiano del Convento, padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, scrive al cardinale Ottaviani facendo presente che “Padre Pio ha 78 anni, ha la vista indebolita ed è sofferente per la vita di lavoro che conduce e per le altre sofferenze a tutti note”.

Per queste ragioni chiede “che la Santa Messa da lui celebrata tutte le mattine ad orario inconsueto - 4,30 circa - e cioè due ore prima delle messe ad orario solite a celebrarsi nel nostro Santuario, venga considerata come messa privata e come tale esente dalle norme concernenti la messa con partecipazione di popolo; fermo restando l’aggiornamento a l’uniformità per le altre cerimonie da osservarsi nelle messe private”.

Così è documentato nella Positio della causa, vol. III/1, p. 753.

La lettera di risposta positiva del cardinale Ottaviani porta la data del 20 febbraio 1965 (Ivi, p. 754).

DataAvvenimento
1 aprile 1964Il cardinale Bacci fa visita a Padre Pio.
17 febbraio 1965Il guardiano del convento scrive al cardinale Ottaviani per chiedere la dispensa.
20 febbraio 1965Il cardinale Ottaviani risponde positivamente alla richiesta.
22 settembre 1968Padre Pio celebra la sua ultima Messa, il giorno prima della morte.

Il motivo della dispensa: la vista indebolita

La dispensa riguardava solo la lingua, a causa della “vista indebolita” che impediva a Padre Pio di leggere i nuovi testi, mentre quelli in latino li conosceva a memoria.

La richiesta era quindi motivata unicamente da ragioni pratiche e di salute, non da opposizioni di tipo ideologico.

La stessa ragione aveva indotto già nel 1961 il Padre a chiedere la dispensa dalla recita del breviario, sostituito con quella del rosario.

Nei documenti non c’è traccia del presunto atteggiamento di contrarietà al Concilio, vi sono anzi elementi di accoglienza, comprese le novità liturgiche.

Padre Pio osservò le altre norme liturgiche

Anzi, dalla lettera del guardiano si apprende che la dispensa riguardava solo la lingua (a causa della “vista indebolita” che impediva a Padre Pio di leggere i nuovi testi, mentre quelli in latino li conosceva a memoria), ma Padre Pio osservò le altre norme liturgiche venute con il Concilio, come si può vedere dalle immagini delle Messe celebrate sulla mensa rivolta al popolo.

Il filmato della cosiddetta “ultima messa di Padre Pio”, celebrata il giorno precedente la morte, lo mostra rivolto al popolo e propongono immagini e audio del diacono e del suddiacono che leggono il Vangelo e l’epistola in italiano.

Ultima Messa di Padre Pio altare rivolto al popolo

Per i più scettici al fatto che il santo di Pietrelcina accogliesse le innovazioni conciliari, è sufficiente guardare video e fotografie in cui Padre Pio celebra rivolto al popolo e ascoltare le letture in italiano durante la liturgia da lui presieduta.

Tra le altre, lo documenta chiaramente l’ultima Messa da lui officiata il giorno prima della morte.

Padre Pio - Ultima Messa

La lettera a Paolo VI e il riferimento al Concilio

Inoltre nella lettera famosa di Padre Pio a Paolo VI a sostegno dell’Humanae vitae si legge: “L’Ordine dei cappuccini è stato sempre in prima linea nell’amore, fedeltà, obbedienza e devozione alla sede apostolica; prego il Signore che tale rimanga e continui nella sua tradizione di serietà e austerità religiosa, povertà evangelica, osservanza fedele della regola e delle costituzioni, pur rinnovandosi nella vitalità e nello spirito interiore, secondo le direttive del Concilio Vaticano II” (Epistolario IV, p. 12 e 13).

Molto significativo il fatto che nell’ultima lettera inviata da Padre Pio a Paolo VI, a sostegno dell’enciclica Humanae vitae, il frate ribadì l’amore, la fedeltà e l’obbedienza alla Sede Apostolica, auspicando che l’Ordine cappuccino continuasse nella sua tradizione «secondo le direttive del Concilio Vaticano II».

La testimonianza di Fra Donato Ramolo sulla Messa in italiano

A questo si aggiunge una testimonianza di Fr. Donato Ramolo, frate minore cappuccino della Provincia di Sant’Angelo e molto vicino al santo di Pietrelcina.

Gli capitò casualmente di assistere alla confessione dei peccati di Padre Pio a un uomo molto sordo, il quale parlò male ad alta voce del Papa e dei cambiamenti avvenuti dopo il Concilio, della messa in italiano, dell’altare rivolto al popolo ecc.

«Purtroppo, era un po’ sordo, perciò confessò i suoi peccati ad alta voce, tanto che noi sentimmo tutto: aveva parlato male del papa, dei vescovi e dei sacerdoti, a causa dei tanti cambiamenti che c’erano stati subito dopo il Concilio: messa in italiano, altare verso il popolo ecc… Io mi sono detto: “Adesso chi sa dove lo fa arrivare!”.

Invece, con mia grande sorpresa, dopo la confessione dei propri peccati, sento Padre Pio, con una voce suadente e affettuosa, dirgli: “Zi’ zi’, se tu fossi papa che facissi neh? Tu conosci il latino?”.

“No, padre?”.

“E, allora, quando andavi a Messa, non capendo niente, che pensavi alle pecore? Adesso senti bene la Parola di Dio e la capisci! Prima, con il prete che celebrava con la faccia al muro, non vedevi cosa stesse facendo. Adesso vedi e capisci. Figlio mio, ricorda che tutto ciò che avviene sull’altare è avvenuto sul calvario”».

Latino e riforme conciliari non erano, per Padre Pio, una contrapposizione assoluta

Padre Pio celebrava all’alba.

Le sue funzioni erano d’intensità eccezionale e potevano durare perfino tre ore.

Il frate di Pietrelcina non rigettò le riforme del Concilio Vaticano II, né si fece promotore di battaglie contro di esse: le accolse ma, allo stesso tempo, celebrò anche tramite vetus ordo e chiese legittimamente la dispensa per la Messa in latino per motivi di salute.

In questo modo mostrò che le due forme liturgiche possono coesistere senza contraddizione, a patto di essere vissute rispettando la forma “ordinaria” e “straordinaria” con spirito di fede e obbedienza alla Chiesa.

Un simile episodio, unito alla documentazione storica, restituisce l’immagine di un Padre Pio lontano dalle contrapposizioni liturgiche che ancora oggi dividono -almeno sui social- il mondo cattolico.

Pensiamo che la testimonianza di Padre Pio sia un invito a superare gli steccati, riscoprendo che l’unità ecclesiale si fonda non su preferenze di rito, ma sull’amore per Cristo e sulla fedeltà al suo Vangelo.

La spiritualità di Padre Pio nel periodo postconciliare

Esistono - raccolte da numerosi figli spirituali - importanti testimonianze di san Pio da Pietrelcina († 1968) che potremmo, a ragione, definire profetiche e che gettano tanta luce sul nostro momento presente nonché sul prossimo futuro.

Queste affermazioni del Santo di Pietrelcina sono particolarmente efficaci e utili sia perché ci riguardano di persona - in quanto sono relative al nostro tempo e non a quello finale in cui Cristo tornerà sulla terra per la seconda e ultima volta nella carne, avvenimento temporalmente lontano - sia per l’autorità di colui che le ha proferite, vale a dire uno dei più grandi santi e mistici della Chiesa Cattolica.

Il documento che vorrei condividere è una preziosa perla di padre Pio, il cui contesto storico è l’immediato post-Concilio Vaticano II.

Si riferisce a qualcosa che diceva soprattutto negli ultimi anni della sua vita (intorno, quindi, agli anni 1965-’68).

Si tratta di un avvertimento che padre Pio aveva indirizzato ad una sua figlia spirituale, inginocchiata presso il suo confessionale per ricevere la sua benedizione a seguito della Confessione.

«Ricordati. quando verranno quei tempi: i Comandamenti di Dio, preghiere del mattino e della sera, Santo Rosario, Sacramenti, catechismo, i santi e fate tutto nella fede dei nostri padri, nella fede dei nostri padri!. nella fede dei nostri padri!!. e non ascoltate più nessuno».

Comandamenti, preghiera e Rosario

Richiamando i Comandamenti, il Santo intese ribadire la necessità dell’osservanza della Legge di Dio e la sua obbligatorietà morale in ogni tempo con un riferimento particolare, chiaramente, al nostro.

Legge che, già iscritta nel cuore dell’uomo, è stata confermata con la Rivelazione positiva, dove ne vengono precisate le esigenze alla luce dell’Alleanza.

Obbedirvi è la vera “formula della felicità” in questa vita, è un pegno di beatitudine che si compirà pienamente nel Regno dei cieli.

Nei tempi previsti e predetti da padre Pio, per poter sostenere le grandi prove che verranno, sarà necessario anzitutto obbedire a Dio osservando le esigenze morali da Lui stabilite.

Preghiere del mattino e della sera significa prendere coscienza della necessità di cominciare e chiudere la giornata all’insegna di Dio.

Padre Pio ricorda che non esiste nessuna vera bontà, verità, giustizia nella vita dell’uomo se questa non è indirizzata tutta - dall’inizio alla fine - alla lode e gloria di Dio, ricordandosi di Lui, ringraziandolo, pregandolo e mettendosi a suo servizio.

Il santo Cappuccino parla di preghiera del mattino e della sera, i momenti cruciali della giornata, perché definiscono il minimo indispensabile dell’impegno giornaliero di preghiera di un cristiano; implicitamente, questa indicazione, vorrebbe anche ribadire l’importanza della preghiera durante la giornata, la quale dovrebbe essere interamente vivificata da un’orazione continua.

Non poteva mancare, poi, il Santo Rosario.

Fu la preghiera prediletta da padre Pio, lo testimoniano tutti.

Basti ricordare il fatto mistico, straordinario ed ineguagliato nella storia, per cui il “frate con le stimmate” pregava più di cento corone (tra le cento e le centoventi) ogni giorno!

Stava, letteralmente, sempre con la corona in mano e i suoi figli nello spirito hanno imparato - dal suo esempio ancora più che dalle sue parole - a pregare il Rosario con fede, pietà e perseveranza.

Sacramenti, catechismo e vita dei santi

I sacramenti, poi, non possono né devono mancare in ogni tempo e particolarmente nei momenti più difficili e delicati perché sono la via ordinaria attraverso la quale Dio ci dona la sua grazia e, finché sono accessibili, ad essi è necessario accostarsi per ricevere il soccorso spirituale attraverso la mediazione della Madre Chiesa.

Il catechismo, interpretazione autentica della Sacra Scrittura e della Tradizione della Chiesa, è compendio della Dottrina cristiana e sintesi di tutta la Fede cattolica.

La Sacra Scrittura letta senza sussidi e spiegazioni e senza il catechismo può portare fuori strada.

Il cattolico si riconosce tale per l’adesione alla vera Fede che viene codificata nei catechismi della Chiesa.

Oltre al Catechismo della Chiesa Cattolica, ultimo catechismo ufficiale della Chiesa universale, è sempre possibile servirsi con frutto del catechismo di san Pio X e dei suoi commenti che presentano in maniera più estesa l’esposizione chiara e concisa del catechismo di papa Sarto.

Padre Pio raccomanda, inoltre, di leggere la vita dei santi.

Indicazione preziosa e fondamentale.

Ve ne sono così tanti e di tutte le categorie: vescovi, sacerdoti, religiosi, laici, sposi, padri e madri di famiglia, missionari.

Li possiamo definire vere e proprie verità di fede incarnate, visibili a tutti, immediate nel linguaggio dei fatti che raggiunge in modo immediato la mente ed il cuore.

I santi ci dicono che ciò che parrebbe impossibile è, invece, possibile; dobbiamo semplicemente metterci sulla via aurea da loro battuta.

Il significato della “fede dei nostri padri”

Quando padre Pio dice “quando verranno quei tempi” si riferisce ai nostri tempi, al nostro momento storico: egli si preoccupava precipuamente di sostenere, nella buona battaglia della fede, i suoi figli spirituali che sarebbero vissuti più a lungo di lui.

Esistono, per giunta, non pochi messaggi che hanno predetto - in primo luogo ai figli spirituali - il dramma che si sarebbe consumato nei decenni dopo la sua morte, come pure hanno indicato la necessità di combattere spiritualmente per non crollare e non finire preda del demonio e delle sue arti malefiche.

Che padre Pio vedesse molto lontano è cosa certa e ben documentata da chi lo ha conosciuto.

Di certo conosceva, per dono di Dio, il momento che stiamo vivendo oggi e ci ricorda che in questi momenti bui nei quali è sempre più difficile trovare guide sicure - eccetto rari casi - persino tra coloro che sono costituiti in autorità da Cristo, è la Tradizione ad essere la nostra guida e ad illuminarci il cammino.

Infatti, nel medesimo tempo aggiunge: «Fate tutto nella fede dei nostri padri!», scandendo le dense parole per ben tre volte.

È d’obbligo, se non vogliamo andare fuori strada, ancorarci alla sacra Tradizione: se così faremo conserveremo la fede di sempre, “la fede dei nostri padri” e non avremo più il problema di capire cosa sia giusto e cosa sbagliato.

Il problema è che noi non conosciamo l’insegnamento della Tradizione (rinvenibile nei cosiddetti “luoghi” attraverso cui può essere conosciuta e studiata: il Magistero della Chiesa, i Padri della Chiesa, la Liturgia e il sensus fidei - o consensus fidelium) perché abbiamo vissuto troppo spesso la fede in modo superficiale.

Se le fondamenta non sono ben disposte, quando sopraggiunge il terremoto tutto crolla.

Le critiche all’aggiornamento degli ordini religiosi

Padre Pio era un modello di rispetto e di sottomissione verso i suoi superiori religiosi ed ecclesiastici, specialmente quando era perseguitato.

Malgrado ciò, non poté restare silenzioso davanti alle deviazioni che erano funeste alla Chiesa.

Altre scene della vita del Padre sono molto significative; ad esempio, la sua reazione all’aggiornamento degli ordini religiosi voluta dal Vaticano II.

Le seguenti citazioni provengono da un libro che ha avuto l’imprimatur: «Nel 1966, il Padre Generale dei Francescani venne a Roma un po’ prima del capitolo speciale che doveva trattare delle costituzioni, al fine di chiedere preghiere e benedizioni a Padre Pio.

Incontrò Padre Pio nel chiostro. “Padre, sono venuto per raccomandare alle vostre preghiere il capitolo speciale per le nuove costituzioni….”.

Aveva appena pronunciato le parole “capitolo speciale” e “nuovi costituzioni”, che Padre Pio fece un gesto violento ed esclamò: “Tutto ciò è solamente un non-senso distruttore”.

“Ma, Padre, dopo tutto, bisogna tenere conto delle giovani generazioni… i giovani si evolvono secondo le loro mode… ci sono dei bisogni, delle nuove richieste….”.

“La sola cosa che manca, disse il Padre, sono l’anima e il cuore, sono tutto, intelligenza e amore”.

E partì per la sua cella, si rigirò e disse, puntando il suo dito: “Non dobbiamo snaturarci, non dobbiamo snaturarci! Al giudizio del Signore, San Francesco non ci riceverà come suoi figli”».

Un anno dopo, la stessa scena si ripeté all’epoca dell’aggiornamento dei cappuccini.

Un giorno, alcuni colleghi discutevano col definitore generale, il consigliere vicino al provinciale o al generale di un ordine religioso, quando Padre Pio, assumendo un atteggiamento scandalizzato, esclamò, con un sguardo severo nei suoi occhi: «Che cosa volete a Roma? Che cosa intrallazzate? Volete cambiare anche la regola di San Francesco»?

Il definitore replicò: «Padre, si vorrebbero proporre dei cambiamenti perché i giovani non vogliono più saperne della tonsura, dell’abito, dei piedi scalzi…».

«Cacciateli! Cacciateli! Che cosa bisogna dire? Forse che fanno un favore a San Francesco prendendo l’abito e seguendo la sua regola di vita, o non è piuttosto San Francesco che offre loro questo grande dono?».

La necessità di distinguere tra critica e rifiuto della Chiesa

Queste testimonianze possono essere lette come espressione della preoccupazione di Padre Pio per il rischio che l’aggiornamento diventasse perdita dell’identità religiosa, della disciplina e dello spirito interiore.

Esse non cancellano, però, i documenti che mostrano la sua obbedienza alla Santa Sede, né la richiesta di dispensa motivata dalla vista, né l’osservanza di altre norme liturgiche introdotte nel periodo conciliare.

Padre Pio, infine, e' stato un santo scomodo, a lungo perseguitato dalla Chiesa e poi clamorosamente riabilitato dagli ultimi tre papi: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio.

Per due volte, infatti, prima sotto i pontificati di Benedetto XV e Pio XI e poi sotto quello di San Giovanni XXIII, il frate del Gargano fu perseguitato dall’ex Sant’Uffizio.

Sospeso e successivamente riammesso in entrambi i casi, padre Pio non si oppose mai alle decisioni della Santa Sede e non incontrò mai nessun Papa, né mise mai piede in Vaticano.

Padre Pio e il rapporto con la Santa Sede

L’opposizione del Vaticano a padre Pio fu feroce sia in vita che in morte.

“Due volte nella polvere, due volte sull’altare”, si può affermare rubando ad Alessandro Manzoni ciò che scrive di Napoleone Bonaparte.

In vita incontrò, però, un giovane sacerdote polacco, don Karol Wojtyla, arrivato apposta a San Giovanni Rotondo, nel 1948, per conoscere quel frate divenuto famoso in tutto il mondo.

E al quale successivamente scrisse chiedendogli di pregare per la guarigione della sua storica amica Wanda Poltawska, che poi ricevette il miracolo tanto desiderato.

Fu proprio San Giovanni Paolo II a beatificare prima, nel 1999, e a canonizzare poi, nel 2002, il cappuccino.

Nel 2016, durante il Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco ha voluto che il corpo di San Pio fosse esposto per un breve periodo nella Basilica Vaticana.

L’epilogo trionfante di una storia, quella tra il frate e la Curia romana, segnata da numerosi scontri e incomprensioni.

Il diario di monsignor Vailati e gli anni del Concilio

Una pagina finora inedita di queste vicende viene offerta dal Diario spirituale (Edizioni Padre Pio da Pietrelcina) di monsignor Valentino Vailati, per venti anni, dal 1970 al 1990, arcivescovo di Manfredonia-Vieste.

Il testo è stato curato da monsignor Domenico D’Ambrosio, arcivescovo emerito di Lecce, che fu arciprete di San Giovanni Rotondo negli anni di episcopato di Vailati e da lui accompagnato a Roma quando, il 6 gennaio 1990, venne ordinato vescovo da Wojtyla nella Basilica Vaticana.

Fu Vailati ad aprire e a chiudere la fase diocesana della causa di beatificazione e di canonizzazione di padre Pio, iniziata nel 1983 e terminata nel 1990.

Ma purtroppo senza vederne l’esito perché morì nel 1998, un anno prima della sua proclamazione agli onori degli altari.

Nel suo diario, però, ci sono molti dati interessanti in merito al rapporto tra il frate e la Santa Sede.

Il 20 marzo 1983 monsignor Vailati scrive: “In San Giovanni Rotondo, presenti otto vescovi, molti sacerdoti e religiosi, apro con rito solenne, il processo cognizionale su la vita e le virtù del servo di Dio, padre Pio da Pietrelcina, cappuccino.

Nel 1961 (gennaio), trovandomi a Roma, prima dell’ordinazione episcopale, in Segreteria di Stato fui consigliato di non recarmi da San Severo a San Giovanni Rotondo per incontrare padre Pio, perché ogni visita di un vescovo veniva strumentalizzata dai giornalisti”.

“Io non conoscevo affatto - annota il presule - la situazione, né sapevo che l’anno precedente vi era stata una visita apostolica.

Rispettai la disposizione della autorità superiore e quindi non ebbi nessuna conoscenza personale di padre Pio.

Vedevo però che, durante gli anni del Concilio Vaticano II, sul treno rapido che periodicamente mi conduceva a Foggia, vi erano sempre alcuni vescovi, specialmente latino-americani che si recavano da padre Pio.

Ora, Dei providentia, mi tocca essere responsabile e in prima linea, nell’investigare sopra la santità di quel frate.

Mi confondo pensando alla mia miseria e mediocrità spirituale.

Una gallina da cortile deve giudicare un’aquila!”

La visita di Wojtyla a San Giovanni Rotondo

Nel suo diario, monsignor Vailati ricorda anche la genesi della storica visita di Wojtyla sul Gargano il 23 e il 24 maggio 1987.

“Nell’udienza privata del 6 dicembre 1986, - scrive il presule - il Santo Padre mi espresse il suo desiderio di venire a pregare presso la tomba di padre Pio e nel santuario di San Michele in Monte.

Mi chiese quali motivi si potevano addurre per giustificare il viaggio.

Rispondo: a) il centenario della nascita di padre Pio; b) il prossimo 1500esimo anniversario delle apparizioni di San Michele sul Gargano.

Risposta del Papa: va bene, preghiamo… Sarebbe una buona occasione”.

Quella visita fu il sigillo papale sulla santità della vita del frate.

Il 13 febbraio 1990 si conclude il processo diocesano.

“Consegno - scrive monsignor Vailati - alla Congregazione per le cause dei santi i numerosi volumi del processo cognizionale su padre Pio da Pietrelcina.

Mi è costato sette anni di lavoro, per cui ho avuto una eccezionale conoscenza degli uomini (alti e bassi) della Chiesa.

In mezzo a tante vicende rifulge il ‘santo’ ridotto all’essenziale sequela di Cristo: amore e passione.

Penso che in paradiso padre Pio (e con lui gli altri canonizzati) riderà sul nostro gran lavoro per provare la sua santità, se io e gli altri del Tribunale ci fermiamo al ruolo di investigatori, di giudici.

Tempo sprecato”.

Padre Pio, la preghiera e il dialogo con Bergoglio

Un’abitudine piccola piccola unisce Papa Francesco e san Pio, che mai si sono potuti conoscere: le 4,45 come orario della sveglia.

Ma non è certo l’ora del risveglio che ha “segnato” le mattine del santo cappuccino di Pietrelcina e quelle del Papa.

È piuttosto l’opportunità che così si sono “garantiti” di poter pregare più a lungo, anche in ispirata solitudine, e celebrare al più presto la prima messa del giorno.

Padre Pio celebrava all’alba.

Confessore e “perdonatore” eccezionale, padre Pio non riusciva proprio a lasciar passare il fatto che un fedele saltasse la messa, tanto da aver negato, talvolta, l’assoluzione per questo peccato.

Queste cose le racconta padre Marciano Morra, cappuccino, per 25 anni segretario generale dei gruppi di preghiera di padre Pio.

Racconta il Cappuccino che Bergoglio, allora cardinale di Buenos Aires, volle conoscere meglio la storia del santo di Pietrelcina dopo due fatti accaduti nel 2002: la cerimonia di canonizzazione di san Pio, il 16 giugno di quell’anno, e la scoperta, in tale occasione, della diffusione si può dire quasi capillare dei gruppi di preghiera di padre Pio nella capitale argentina.

Bergoglio invia a Roma due persone di fiducia per approfondire questo fenomeno: il suo portavoce, padre Guillermo Marcó, e una sua amica, Ana Cristina Cernusco, segretaria personale dell’ex-presidente argentino Fernando de la Rúa.

«Padre Marcó e la signora Cernusco - prosegue Morra - giunti in Italia, incontrarono monsignor Riccardo Ruotolo, presidente della Casa Sollievo della sofferenza e dei gruppi di preghiera di padre Pio».

C’era anche padre Morra «a quel colloquio.

I due “inviati” di Bergoglio fecero molte domande, soprattutto sui gruppi di preghiera: quanti erano, come erano organizzati, chi li seguiva.

Al termine dell’incontro ci proposero di recarci in Argentina per avere un colloquio personale con il cardinale Bergoglio».

Parola di Dio, opere di carità e confessione

«I gruppi si nutrono del confronto con la Bibbia e con la Parola di Dio - rispose padre Morra - E questo, al tempo di Pio XII, rappresentò un’altra importante novità ben prima del Concilio Vaticano II.

Padre Pio, infatti, ha sempre cercato di aiutare i fedeli a pregare con l’aiuto della Sacra Scrittura».

Morra si accorse che «questo aspetto colpì molto Bergoglio che ancora oggi, divenuto papa, raccomanda continuamente ai fedeli di leggere il Vangelo e farsi accompagnare dalle parole di Gesù».

Un altro aspetto che l’Arcivescovo della Capitale argentina desiderò approfondire in quell’incontro fu il tema delle «opere di carità.

Infatti i gruppi di preghiera non sono solo un movimento di orazione ma sono anche molto attivi.

Si propongono di portare aiuto ai bisognosi.

Testimonianza vivente di questa attività è la Casa Sollievo della sofferenza, l’ospedale di San Giovanni Rotondo voluto personalmente da padre Pio».

Poi, fu esposto al futuro Papa Francesco, il tema della Confessione: Padre Pio fu un vero ”apostolo del confessionale”.

E' noto che Padre Pio trascorreva molte ore della sua giornata in confessionale e che accoglieva semplici fedeli e personaggi famosi, spesso con storie complicate di divorzi, tradimenti, difficoltà esistenziali.

Ed anche padre Jorge Mario Bergoglio fu assegnato al semplice ministero di confessore a Cordoba quando termino' il suo servizio da provinciale dei gesuiti d'Argentina.

Da quell’incontro a Buenos Aires, secondo Morra, è nato un legame profondo e intaccabile Bergoglio-padre Pio.

Una lettura equilibrata del rapporto tra Padre Pio e il Concilio

La documentazione storica da loro raccolta smentisce una voce infondata e circolata sul web, secondo la quale Padre Pio avrebbe rifiutato il nuovo messale, continuando a celebrare solo in rito latino.

Si dice, infatti, che il frate avrebbe scritto a Paolo VI chiedendo di essere dispensato dalle nuove norme liturgiche, esprimendo al card. Antonio Bacci la sua contrarietà.

Ma le carte mostrano un’altra verità: Padre Pio chiese una dispensa solo nel febbraio 1965, ben dopo l’introduzione di alcune parti della Messa in italiano.

Il motivo, come emerge dalla lettera allegata alla Positio della causa, vol. III/1, p. 753 scritta dal guardiano del convento, padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, al card. Ottaviani, fu la debole vista del frate 78enne e la sua fatica nel leggere i nuovi testi.

Al contrario, si legge, Padre Pio conosceva perfettamente a memoria il latino.

La lettera di risposta di approvazione del card. Ottaviani arrivò il 20 febbraio 1965 allegata alla Positio della causa, vol. III/1, p. 754.

La richiesta era quindi motivata unicamente da ragioni pratiche e di salute, non da opposizioni di tipo ideologico.

La sua posizione può essere descritta come una fedeltà simultanea alla tradizione liturgica, alla disciplina ecclesiale e alle legittime disposizioni della Chiesa.

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