Paolo Mendico a Santi Cosma e Damiano: memoria, bullismo e impegno civile

Il caso di Paolo Mendico ha segnato profondamente Santi Cosma e Damiano e ha acceso un confronto nazionale sul bullismo, sulle responsabilità della scuola e sulla tutela della salute mentale degli adolescenti. La famiglia del ragazzo, morto a 14 anni l’11 settembre, chiede verità e giustizia e vuole trasformare il dolore in iniziative concrete capaci di mantenere viva la memoria di Paolo.

L’iniziativa più recente è la nascita dell’associazione Paolo Mendico, presentata a Santi Cosma e Damiano durante una serata dedicata alla musica, all’impegno civile e alla lotta al bullismo. Il progetto è nato dal legame tra la famiglia Mendico e i Nomadi, consolidato durante il “Nomadincontro 2026”, e ha ricevuto la solidarietà di Beppe Carletti, fondatore dello storico gruppo.

La nascita dell’associazione Paolo Mendico

L’iniziativa nata durante il “Nomadincontro 2026” con la solidarietà offerta alla famiglia dal fondatore dello storico gruppo, Beppe Carletti.

Musica, impegno civile e lotta al bullismo. Valori che si sono incrociati nella serata di ieri a Santi Cosma e Damiano, con l’apertura dell’associazione Paolo Mendico e la visita ai genitori del ragazzo suicida dopo essere stato vittima di bullismo da parte del fondatore dei Nomadi, Beppe Carletti.

Un progetto che vuole trasformare il dolore in azioni concrete, parlando soprattutto ai più giovani e mantenendo viva la memoria di Paolo, tanto appassionato di musica e in particolare proprio del repertorio dei Nomadi.

L’invito della famiglia è a raccontare sempre gli episodi spiacevoli e non tenerli per se.

L’iniziativa è parte del legame che è nato tra i Nomadi e la famiglia Mendico durante il Nomadincontro 2026.

Tra i momenti più significativi dell’edizione c’è stata infatti la consegna del Premio “Uno come noi” a Simonetta e Giuseppe, i genitori del ragazzo.

La storia di Paolo Mendico

Paolo Mendico era uno studente dell’Istituto Tecnico Informatico Pacinotti di Fondi, in provincia di Latina. Era un ragazzo sensibile e appassionato: suonava il basso e la batteria, amava pescare col padre, andava bene a scuola e si faceva amare da chi lo conosceva davvero.

Il caso ha avuto origine dalla morte del 14enne, che si è tolto la vita l’11 settembre nella sua casa di Santi Cosma e Damiano, poche ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.

La comunità del comune di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina è sconvolta per la morte del 14enne che si è tolto la vita l’11 settembre scorso, impiccandosi nella sua cameretta con la cordicella di una trottola, poche ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico.

Dietro il suo gesto estremo resta infatti l’ombra del bullismo e di una situazione di emarginazione rispetto alla quale Paolo non ha trovato da solo strumenti per reagire.

La sera prima della tragedia, Paolo aveva inviato un messaggio ai compagni: “Conservatemi un posto in prima fila a scuola”, un presagio straziante che oggi assume un significato devastante.

Il padre di Paolo, Giuseppe Mendico, ha raccontato che il ragazzo “era considerato tra i più bravi, aveva tutti 7 e 8, ma era stato rimandato in matematica per un 5”.

“Negli ultimi tempi, però, ripeteva: ‘Scuola di m. ’. Noi gli siamo stati sempre vicini, i professori e la vicepreside sapevano degli atti di bullismo, ma non hanno fatto niente”.

Le persecuzioni denunciate dalla famiglia

Secondo quanto denunciato dal fratello maggiore Ivan Roberto Mendico, le persecuzioni sarebbero iniziate fin dalle scuole elementari. Paolo sarebbe stato bersaglio di appellativi come “Paoletta”, “femminuccia” o “Nino D’Angelo” per i suoi capelli biondi lunghi.

Il fratello ha denunciato anche aggressioni in bagno, scherni da parte di maestre che arrivarono a incitare “rissa, rissa” e vessazioni online che lo isolavano completamente.

Eppure, il bullismo lo perseguitava da anni, spingendolo a cambiare scuola alle medie per sfuggire alle angherie, solo per ritrovarsi vittima di nuovi insulti al liceo.

“Quante volte l’ho visto piangere”, ha raccontato la madre, sottolineando come le denunce presentate alla scuola, inclusi apprezzamenti negativi da parte di professori, siano rimaste inascoltate.

“Per tanti anni abbiamo segnalato quello che non andava. Già alle elementari - spiega - avevamo presentato una denuncia ai carabinieri perché era bullizzato dalle maestre: addirittura un bambino si presentò con un coltello di plastica in classe dicendo che voleva ammazzarlo, mentre una maestra li incitava alla rissa. È tutto nero su bianco quello che dico”.

Fin dai primi giorni, i genitori avevano denunciato episodi di bullismo, fra prese in giro e comportamenti ostili nei confronti del figlio.

Il papà di Paolo ha sostenuto che le segnalazioni sarebbero state rivolte ai professori e alla vicepreside, senza che fosse attivato un intervento capace di proteggerlo.

Le indagini sulla morte di Paolo

Come fa sapere il procuratore di Cassino, Carlo Fucci, in una nota: la procura “sta procedendo alle indagini necessarie per individuare le cause della dinamica del decesso ed eventuali profili di responsabilità penali”.

È stato quindi iscritto un fascicolo contro ignoti “per istigazione o aiuto al suicidio”.

È stata disposta inoltre l’autopsia e il sequestro dei telefoni cellulari del giovane, dei suoi computer e di quelli di alcuni coetanei, mentre i carabinieri indagano su possibili episodi di cyberbullismo emersi dalle chat e dai social.

Sono state sequestrate “apparecchiature utili” e prosegue l’ascolto di “persone informate sui fatti” nell’ambito delle indagini sulla morte di Paolo Mendico.

Questa mattina i familiari del ragazzo sono stati convocati dai carabinieri per fornire ulteriori dettagli che possano aiutare le indagini a far luce su quanto accaduto.

“Verranno ascoltati mio padre e la mamma di Paolo per capire più nel dettaglio cosa sta succedendo, oltre alla sua tragica decisione e all’evento scatenante, legato ad episodi di bullismo, rispetto ai quali non è mai partito l’iter per proteggerlo”, ha spiegato il fratello.

Le indagini proseguono, con atti trasmessi alla Procura dei Minori per valutare il ruolo dei coetanei e l’atteggiamento della scuola: se le segnalazioni fossero protocollate, se attivati protocolli anti-bullismo e supporto psicologico.

Le chat e gli episodi di bullismo

Il fratello di Paolo ha riferito che “ci sono decine di chat e infinite discussioni in gruppi scolastici che dimostrano tutto, oltre a quaderni con note messe e firmate da insegnanti rispetto a chiare vessazioni”.

Per la famiglia, i messaggi tra studenti, già acquisiti agli atti nelle indagini, rappresentano la prova che le tensioni fossero note ai docenti.

“Come facevano a non sapere niente? Nelle chat si parla proprio dell’ultimo episodio in cui Paolo è stato sbattuto al muro. Quelle chat inchioderanno le insegnanti”.

Uno dei punti che Giuseppe Mendico contesta riguarda la definizione della classe. Per il Ministero, era un ambiente “quasi aggressivo”.

Per il padre, però, quella è una minimizzazione inaccettabile: “La classe di Paolo non era ‘quasi aggressiva’: era aggressiva. Mio figlio è stato sbattuto al muro. Questo cos’è, se non aggressività?”, dice a Repubblica.

Gli ispettori, pur criticando la scuola, non avrebbero rilevato per ora una “ripetitività sistematica” degli episodi, elemento essenziale per configurare il bullismo.

Anche su questo Mendico si oppone: “Non c’è? E quindi le continue prese in giro e l’aggressione in classe cosa sono?”.

La relazione ispettiva sull’Istituto Pacinotti

A tre mesi dalla morte di Paolo Mendico, è stata pubblicata la relazione ispettiva del Ministero dell’Istruzione e del Merito sull’Itis Pacinotti, l’istituto frequentato dal ragazzo.

Nel documento, gli ispettori segnalano omissioni e incongruenze e chiedono tre procedimenti disciplinari nei confronti della dirigente scolastica, della vicepreside e della responsabile di plesso.

La relazione parla di condotte omissive della dirigente, della sua vice e della responsabile della succursale d’istituto di Santi Cosma e Damiano, e anche dell’atteggiamento difensivo della scuola durante le ispezioni.

Dai verbali di classe scaturirebbe una situazione che è invece è stata edulcorata nei colloqui effettuati durante i controlli.

Oggi, Giuseppe Mendico, il padre di Paolo, nella relazione legge una conferma alle proprie accuse.

“Quanto esce dalla relazione degli ispettori fa capire che noi dicevamo la verità, da sempre. E se lo hanno accertato gli ispettori del ministero che non lo hanno vissuto, vuol dire che è successo anche di peggio”, spiega al Corriere.

E ancora: “Si capisce che la scuola non ha fatto il possibile per difendere Paolo. Lui ci diceva quello che succedeva, e noi lo riportavamo ai docenti. Ma da quando è morto, da loro mai un cenno, se non una lettera aperta in cui addirittura sembravano eroi che avevano svolto il loro dovere. E intanto nella stessa classe, dopo il caso di Paolo, c’è stato un altro atto di bullismo”.

Le contestazioni alla scuola

Il padre di Paolo Mendico racconta a Repubblica anche la reticenza incontrata nell’istituto: “La dirigente scolastica doveva dire che ha sbagliato e ammettere le sue colpe, invece continua a negare”.

L’uomo spiega inoltre: “Ho sempre parlato solo con la vicepreside”, ma proprio lei, secondo quanto riportato nella relazione, “ha dichiarato agli ispettori che non sapeva nulla delle vessazioni”.

Un’affermazione che il padre respinge, ricordando telefonate e segnalazioni fatte: “Proprio con la vicepreside ho avuto telefonate in cui la informavo di quello che subiva mio figlio. D’altronde hanno sequestrato i telefoni pure alle docenti”.

La famiglia sostiene che la scuola fosse a conoscenza delle difficoltà di Paolo e che non siano state adottate misure sufficienti per interrompere le vessazioni e tutelare il ragazzo.

La posizione della dirigente scolastica

La preside dell’Istituto Pacinotti di Fondi, Gina Antonetti, respinge le accuse dei familiari di Paolo, negando segnalazioni di bullismo da parte dei genitori.

Sostiene che Paolo frequentava lo sportello di ascolto psicologico senza che emergessero criticità tali da attivare protocolli di emergenza.

La scuola, definita inclusiva, non avrebbe ricevuto denunce né richieste di colloqui.

Antonetti smentisce illazioni su docenti indifferenti, sottolineando la presenza di tre insegnanti di sostegno e incontri con psicologi.

Paolo, integrato nella chat di classe, partecipava a iniziative contro il bullismo.

Al funerale, l’intera classe e la scuola erano presenti, contrariamente a quanto affermato.

La preside assicura che la documentazione sarà fornita alle autorità per chiarire la vicenda.

Le ispezioni disposte dal ministro Valditara

Il ministro Valditara, che ha telefonato personalmente al padre Giuseppe per esprimere solidarietà, ha disposto ispezioni immediate nelle due scuole frequentate dal ragazzo - il Pacinotti e l’istituto medio di Santi Cosma - per verificare se siano state rispettate le norme della legge 70/2024 sul bullismo.

La legge impone ai dirigenti scolastici di convocare i genitori dei bulli, attivare percorsi educativi e, nei casi gravi, denunciare alle autorità.

“Il tema del bullismo mi rattrista parecchio, è un fenomeno in aumento in tutta Europa, legato all’abuso dei social. Dobbiamo verificare se la legge è stata rispettata”, ha dichiarato Valditara, annunciando una stretta sulle valutazioni del comportamento in classe per il rientro a settembre.

Il padre di Paolo ha raccontato anche delle rassicurazioni ricevute dal ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara: “È stato gentilissimo, all’inizio non avevo risposto perché non conoscevo il numero, poi mi ha mandato un messaggio. Ho apprezzato molto il gesto e le sue parole. Ci ha voluto rassicurare su quanto si sta facendo per fare chiarezza sulla vicenda di Paolo e sul bullismo in generale”.

“Sono iniziate le verifiche nelle scuole frequentate da mio figlio e sono già stato chiamato da un’ispettrice per un colloquio nei prossimi giorni”.

La richiesta di verità e giustizia

Mentre procedono le indagini giudiziarie e quelle interne al sistema scolastico, la famiglia Mendico ha un obiettivo chiaro: ottenere verità e giustizia per Paolo.

“Noi quereleremo tutti quelli che non dicono la verità, se è il caso anche il rappresentante della classe di Paolo. Il 26 dicembre era il suo compleanno, avrebbe compiuto quindici anni. Non c’è bisogno di spiegare come abbiamo trascorso quella giornata”.

La famiglia ha chiesto che ogni responsabilità venga accertata sulla base delle segnalazioni, dei documenti, delle chat e delle testimonianze raccolte dagli investigatori.

Il ricordo di Paolo a un anno dalla morte

È passato un anno da quella tragedia consumata nel silenzio a Santi Cosma e Damiano. E oggi quel dolore è ancora acuto e difficile da elaborare.

Restano tante domande senza risposta e una battaglia che i genitori stanno portando avanti per accertare responsabilità ed eventuali omissioni nell’ambiente scolastico che il ragazzo frequentava.

Oggi dunque, a distanza di un anno dalla sua morte, Giuseppe e Simonetta, i suoi genitori, vogliono ricordare il figlio con la celebrazione di una messa di suffragio, al Santuario dei Santi Cosma e Damiano, l’11 settembre alle 18.

“È passato un anno da quel giorno che ha cambiato per sempre le nostre vite - spiegano - ma il tempo non ha spento il tuo ricordo. Al contrario, ogni giorno ci accompagna la tua presenza, nei piccoli gesti, nei ricordi, nei momenti che avremmo voluto ancora condividere con te. Sei stato e resterai per sempre luce nei nostri cuori. Il tuo sorriso, la tua musica, la tua dolcezza e tutto ciò che eri continuano a vivere dentro di noi. Noi, papà Giuseppe e mamma Simonetta, ti ricordiamo con un amore che non conosce fine”.

I familiari vogliono però che il nome di Paolo Mendico sia ricordato anche per la sua vita e le sue passioni, i sogni che aveva e la sua sensibilità.

“Vogliamo che Paolo venga ricordato per quello che era, non soltanto per il modo in cui è morto”.

La fiaccolata a Santi Cosma e Damiano

In mille stasera a Santi Cosma e Damiano, a Latina, per la fiaccolata dedicata a Paolo Mendico, il 14enne che si è tolto la vita dopo aver denunciato episodi di bullismo nei suoi confronti.

Il silenzio, rotto solo dal rumore di qualche fiaccola di plastica caduta a terra, ha accompagnato la camminata.

In testa al corteo uno striscione con la scritta “Buon viaggio Paolo”.

Circa un migliaio di persone hanno percorso le vie del paese al confine con la Campania, fermandosi anche sotto l’abitazione del ragazzo, dove sul balcone era stato posizionato uno striscione con la scritta “Stop bullismo”.

Alla fiaccolata erano presenti in prima fila i genitori del giovane, Simonetta e Giuseppe, accolti dal sindaco e da tutta la comunità.

La madre, con gli occhi lucidi, ha pianto per quasi tutta la durata del corteo.

“Non si può morire a 14 anni. La famiglia era molto conosciuta, sono persone umili”, ha detto uno dei partecipanti.

Al termine del percorso l’arcivescovo di Gaeta, Luigi Vari, ha sottolineato: “Leggevo da qualche parte che quando un ragazzo se ne va, perché pensa che la vita non abbia niente da dargli, anche le stelle piangono. Queste fiaccole sono le lacrime per Paolo, che però non possono significare disperazione”.

Il disagio sociale e la salute mentale degli adolescenti

Il caso ha riacceso un dibattito nazionale sul bullismo e la salute mentale degli adolescenti, un’emergenza silenziosa in Italia.

L’Osservatorio Indifesa 2024 di Terre des Hommes rivela che il 65% dei giovani ha subito violenze, con il 63% vittima di bullismo, il 68% dei maschi e il 60% delle femmine, e il 19% di cyberbullismo, che colpisce di più le ragazze, il 21% contro il 16% dei maschi.

Uno studio HBSC Italia 2022 indica che tra gli 11-13enni, il 19% circa subisce bullismo, con rischi triplicati di depressione, autolesionismo e pensieri suicidari per le vittime.

Dal lockdown, i tentati suicidi minorenni sono aumentati del 75% in alcuni ospedali, come il Bambin Gesù di Roma, con un +40% complessivo.

FenomenoDato riportato
Giovani che hanno subito violenze65%
Giovani vittime di bullismo63%
Maschi vittime di bullismo68%
Femmine vittime di bullismo60%
Giovani vittime di cyberbullismo19%
11-13enni che subiscono bullismo19% circa

La senatrice Mariastella Gelmini ha invocato un piano nazionale di prevenzione, potenziando neuropsichiatria infantile, Telefono Amico e coinvolgimento dei social.

Il sottosegretario Tullio Ferrante ha espresso sgomento, ricordando la legge 2024 e il “bonus psicologo” come risposte prioritarie per non lasciare soli i giovani.

La deputata Michela Di Biase ha chiesto investimenti su inclusione, ascolto e reti scuola-famiglia, definendo la tragedia “un dolore che interroga le coscienze”.

Anche Antonella Clerici ha lanciato un appello: “Molto dipende da noi genitori e insegnanti”.

Le parole delle istituzioni locali

Il sindaco Franco Taddeo ha descritto Paolo come “cristallino, educato, legato ai genitori”, ricordando segnalazioni primaverili di risse tra studenti del Pacinotti e l’intervento dei vigili per presidiare i pullman.

Sul peso del disagio sociale ha parlato anche Giuseppe Ambroselli, presidente dell’associazione Castelforte Produce: “È un problema molto serio, secondo me dobbiamo andare a vedere le cause. Non penso sia una cosa normale che in un paese di 7mila abitanti ci siano stati 5 suicidi in un anno. Vogliamo organizzare incontri in cui si parli di questi problemi, cercando di intervenire per prevenirli”.

Un’analisi condivisa anche dal presidente della Provincia di Latina, Gerardo Stefanelli: “In Italia ci sono tantissimi ragazzi con la sindrome di Hikikomori, giovani chiusi in una stanza di cui nessuno parla e per cui nessuno fa cose clamorose. Questo è un indice di un disagio generale che poi porta tanta fragilità”.

Una memoria trasformata in responsabilità

La vicenda di Paolo non è solo un dramma personale, ma un monito per rafforzare la lotta al bullismo, integrando leggi esistenti con azioni più incisive.

Il progetto dell’associazione Paolo Mendico intende parlare soprattutto ai più giovani e incoraggiare la condivisione degli episodi di violenza, emarginazione e sopraffazione.

Come ha scritto il fratello Ivan: “È il fallimento della nostra società”.

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