Anno di edificazione della Parrocchia Santa Maria delle Mole

La nuova parrocchia di Santa Maria delle Mole, consacrata alla Natività della Beata Vergine Maria, fu eretta giuridicamente il 27 luglio 1956 con un decreto canonico del Vescovo di Albano. L’edificio della chiesa fu terminato nei primissimi anni Sessanta, come mostra una fotografia relativa a una celebrazione del 1963.

La storia della comunità parrocchiale affonda però le sue radici in un periodo precedente: il primo nucleo religioso del quartiere sorse all’inizio del Novecento, mentre la costruzione della chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio ebbe inizio nel 1913 e l’edificio sacro fu aperto al culto il 9 aprile 1916.

La fondazione della nuova parrocchia di Santa Maria delle Mole

Intorno agli anni ’50 Santa Maria delle Mole non è più un agglomerato di casupole, ma una comunità con un numero di abitanti consistente, tanto che la comunità sentì presto l’esigenza di poter disporre di una chiesa più grande. Proprio il 27 luglio 1956, il Vescovo di Albano pubblica il Decreto Canonico con cui si erige a personalità giuridica la Nuova Parrocchia in S. Maria delle Mole consacrandola alla Natività della Beata Vergine Maria.

Nei primissimi anni ‘60 la chiesa è terminata, come mostra una foto con una celebrazione nel 1963. L’edificio della chiesa è uno fra i primi costruito secondo i canoni dell’edilizia contemporanea, la forma dell’aula principale è costituita da un poligono svolto su otto lati.

AvvenimentoData o periodo
Erezione giuridica della nuova parrocchia27 luglio 1956
Completamento della chiesaPrimissimi anni ‘60
Fotografia di una celebrazione nella chiesa terminata1963
Collocazione del portale d’ingresso con tettoia1979

Il primo nucleo religioso all’inizio del Novecento

Ai primi del ‘900 esisteva, infatti, una cappella in via dei Lentuli, all’angolo con via dei Pisoni, dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, presso la villa dei signori Cenci, all’epoca proprietari nel quartiere di due cinema. Il 23 gennaio 1911 mons. Francesco Faberi, segretario del Vicariato, alla presenza di un centinaio di fedeli, benediceva la cappella dedicata alla Madonna del Buon Consiglio.

Nel 1910 viene mandata in missione, a Porta Furba, la compagnia delle Suore di Sant’Orsola del Belgio, con lo scopo di aprire una scuola professionale e ad insegnare catechismo proprio dove sorgerà poi la Chiesa. La scuola, istituita nel 1911, rappresenterà un vero e proprio centro di raccolta per la gente povera ed emarginata del quartiere, sopratutto per i giovani che avranno così modo di essere iniziati ad una professione.

Con il passare degli anni la costruzione di una Chiesa diviene un’esigenza pressante, poiché la cappella in via dei Lentuli è chiaramente insufficiente. Così, nell’aprile del 1912, Papa San Pio X dà il permesso per la costruzione di una chiesa dedicata alla Madonna del Buon Consiglio e di una annessa casa canonica su via Tuscolana, accanto alla scuola già esistente.

La costruzione della chiesa della Madonna del Buon Consiglio

Nel 1913 viene benedetta la prima pietra dell’edificio sacro, che verrà costruito su progetto dell’architetto-ingegnere Costantino Sneider. Alla morte di San Pio X tra le sue carte viene ritrovata una busta contenente la somma necessaria al completamento dei lavori della chiesa.

Questi saranno terminati sotto Papa Benedetto XV, e l’edificio sacro verrà aperto al culto esattamente il 9 aprile 1916, con grandi festeggiamenti di tutto il quartiere. Il suo primo cappellano è il sacerdote Domenico Tardini, che diverrà, poi, Cardinale Segretario di Stato.

Il 26 luglio 1919, con la Costituzione Apostolica Inter officia Ecclesiae, Papa Benedetto XV erigeva giuridicamente la nuova parrocchia di S. Maria del Buon Consiglio. Il primo parroco fu don Paolo Viti, che guidò la comunità per dieci anni.

La crescita della comunità parrocchiale

Don Paolo ebbe l’arduo compito di accudire sul nascere una comunità in rapida espansione. Se all’inizio del suo mandato i suoi parrocchiani erano solo 2500 l’anno successivo erano già 3400; nel 1923 la popolazione era salita a 8000 anime, mentre nel 1928 sarà di quasi 15000 abitanti.

Il 1° dicembre 1921 alle Orsoline subentrarono le Figlie della Divina Provvidenza, che aprirono l’asilo infantile, la scuola elementare, il laboratorio, l’orfanotrofio e l’ambulatorio gratuito. In seguito fu loro affidata dal Circolo di S. Pietro una cucina economica per gli operai poveri e disoccupati.

Da don Paolo Viti seguì nel 1929 don Gioacchino Rey, che resse la parrocchia fino al giorno della sua morte, avvenuta nel dicembre del 1944. Nei suoi quindici anni alla guida della comunità parrocchiale don Gioacchino si distinse per la sua totale dedizione per le anime affidategli.

Le opere educative e assistenziali

Sin dall’inizio, nella piccola casa esistente all’acquisto del terreno, si avviarono la scuola Materna, il laboratorio per le giovani e un piccolo gruppo di bambini poveri assistiti durante il giorno. L’attività educativa ebbe forte sviluppo e si rese necessario l’ampliamento dell’edificio per l’apertura della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia.

Man mano che venivano completati i vari ambienti, si accolsero numerosi bambini. Col passar del tempo, dato l’incremento delle attività scolastiche ed assistenziali, si pensò di realizzare un secondo edificio, trasferendovi la Casa Generalizia e il Noviziato, a cui seguì la costruzione della Chiesa.

Attualmente in questo complesso oltre alla sede della Casa Generalizia, funzionano tre sezioni di Scuola dell’Infanzia e le cinque classi di Scuola Primaria. Da un po’ di anni, i due piani, dove vi erano i minori, sono stati restaurati ed è stata realizzata un’accogliente Casa di Riposo per signore anziane, autosufficienti, sempre nello stile di accoglienza che è proprio dello spirito francescano.

La pastorale giovanile e l’assistenza ai poveri

Rifiutò la nomina a Vescovo per non lasciare i suoi parrocchiani ai quali si dedicò in ogni modo, raccogliendo i ragazzi nell’oratorio ed organizzando raccolte di viveri e vestiario per beneficenza. Oltre ad occuparsi dei giovani don Gioacchino aveva particolare cura dei poveri e si prodigava in ogni modo per portare viveri alle famiglie più bisognose, sopratutto negli anni della guerra.

Nell’opera di apostolato giovanile don Gioacchino fu aiutato dal beato Arnaldo Canepa, la cui presenza in parrocchia era iniziata già con don Paolo Viti. Come membro del Terz’Ordine francescano, infatti, Arnaldo visitava tutte le settimane i bisognosi del Quadraro.

Si interessò, presto, all’attività di un gruppo di studenti e giovani professionisti che il venerdì santo del 1927 avevano fatto, con Mons. Nobels, la promessa a Gesù di dedicare il loro tempo libero a radunare i giovani e a istruire i ragazzi della periferia di Roma. Con il consenso e l’incoraggiamento di don Paolo era stato aperto un circolo giovanile e un oratorio.

Da questa esperienza parrocchiale nascerà, nel 1944, il Centro Oratori Romani. La sua figura brillerà in modo particolare nell’episodio del rastrellamento del Quadraro del 17 aprile 1944, per il quale è stato chiesto il conferimento della medaglia d’oro al merito civile.

La guida di don Alberto Tedeschi

A prendere il posto di don Gioacchino fu chiamato alla fine del 1944 don Alberto Tedeschi, uomo imponente dal fisico prestante. La sua azione pastorale, invece, sarà all’apparenza poco appariscente.

Il suo impegno si rivolge piuttosto all’intimo di chiunque lo avvicina: mira alla formazione delle coscienze, sopratutto attraverso la predicazione della Parola di Dio, della Confessione e della direzione spirituale. Non è certo un caso che molte vocazioni alla vita religiosa cominciano a sbocciare durante la sua presenza nella nostra comunità.

Se don Gioacchino è passato alla storia come il “parroco delle trincee”, don Alberto fu presto chiamato “il parroco del Ramazzini”, l’ospedale che per tanti anni ha ospitato malati di TBC, dai quali si recava ad ogni ora del giorno e della notte, incurante del tempo, a cavallo della sua bicicletta nera, con l’abito talare mai dismesso, spesso inzaccherato, per portare la luce della speranza cristiana e il conforto della Parola di Dio.

L’ampliamento della chiesa negli anni Cinquanta

Gli anni passano e il quartiere è in rapida espansione, tanto da rendere necessario, nel 1955, l’inizio di lavori di ampliamento della Chiesa, che sotto la direzione dell’ingegnere Paolo Stefani vede la realizzazione del transetto e delle navate laterali e l’arretramento dell’abside.

Viene anche ampliata la casa canonica, fino ad allora solo ad un piano, e risistemata la scuola professionale, creando un angolo vitale della via Tuscolana. Don Alberto, però, poté vedere solo l’ampliamento strutturale dell’edificio: destinato ad altra parrocchia nel 1960, l’opera fu completata dal suo successore, don Guglielmo Cerquitella.

La crescita demografica e sociale del quartiere contribuì quindi alla necessità di nuovi spazi religiosi e comunitari. In questo contesto maturò anche la costruzione della nuova chiesa di Santa Maria delle Mole, eretta come parrocchia nel 1956 e completata nei primi anni Sessanta.

Chiesa Santa Maria delle Mole esterno

Le caratteristiche architettoniche della chiesa

L’edificio della chiesa è uno fra i primi costruito secondo i canoni dell’edilizia contemporanea, la forma dell’aula principale è costituita da un poligono svolto su otto lati. La scansione interna è definita da un telaio strutturale in cemento armato, costituito da piloni a vista su cui poggiano travi di sostegno della copertura che convergono verso il centro del soffitto su cui si apre un cupolino, per far entrare la luce, su cordolo ettagono.

La centralità dell’aula è rafforzata dalla preminenza del telaio strutturale portante, dalla camera di luce del cupolino in alto, e dalla grande parete di fondo dove è collocato il grande dipinto con il soggetto della Natività di Maria.

All’esterno il volume è articolato attraverso una tessitura di pannelli in laterizio compresi tra il telaio della struttura. L’attuale volume sporgente del portale d’ingresso con tettoia è stato collocato successivamente, nel 1979, su progetto degli architetti Filippucci e Rossi.

Accanto all’edificio, leggermente staccato, è il volume a sezione poligona del campanile con superfici murarie in laterizio, che termina con la cella campanaria, costituita da una gabbia in cemento armato.

La decorazione interna e la Natività di Maria

La parte di fondo, dietro l’altare, ospita per tutta la sua ampiezza, una tela di Goffredo Razzicchia del 1969 che rappresenta nei tre riquadri della fascia bassa i genitori di Maria, Gioacchino e Anna, la sua nascita e la presentazione al Tempio di Maria.

In alto la Madre della Chiesa accolta nella gloria celeste che schiaccia la testa del serpente, la SS. Trinità è rappresentata nella parte culminante. La dedicazione della chiesa alla Natività della Beata Vergine Maria richiama quindi il tema centrale della grande opera collocata nella zona absidale.

La festa patronale e la dedicazione della chiesa

Ogni abitante di S. Maria delle Mole sa che l’appuntamento fisso per la festa patronale è per il secondo fine settimana di settembre. Ma forse pochi sanno che la celebrazione effettiva della Natività della Beata Vergine Maria, nel calendario delle celebrazioni cattoliche è una festività fissata per l’8 settembre.

L’8 settembre, dedicato a festeggiare la Natività di Maria, è una convenzione, tale data in realtà celebrava la dedicazione alla Beata Vergine di quella che era precedentemente la Basilica di Sant’Anna a Gerusalemme, del IV secolo d.C., edificata su strutture termali e un tempio pagano ormai in disuso, fatto erigere dall’imperatore Adriano.

La basilica era posizionata sul luogo dove secondo la tradizione risiedevano i genitori di Maria, Anna e Gioacchino, e dove avvenne il concepimento. La festività della Natività della Beata Vergine Maria nasce quindi in Oriente: fu Papa Sergio I, 687-701, di origine siriana, a introdurla nella chiesa d’Occidente alla fine del VII secolo.

La devozione verso la Natività di Maria si sviluppò in modo particolare nella diocesi ambrosiana, come testimonia il Duomo di Milano dedicato a Santa Maria Nascente.

La vita della comunità dopo la costruzione della chiesa

I primi tempi sono quelli del boom economico. La maggior parte delle famiglie del quartiere, però, è ancora composta prevalentemente da operai o impiegati, che non sempre arrivano con facilità a fine mese.

L’arrivo degli anni ’70 vede l’affacciarsi di alcune emergenze sociali come la tossicodipendenza. La comunità parrocchiale risponde con la creazione dei gruppi giovanili, una risposta di crescita umana e spirituale che raccoglie negli anni centinaia e centinaia di ragazzi.

Gli anni settanta vedono anche un grande dono per la nostra comunità: la visita di Madre Teresa di Calcutta. Era la Quaresima del 1979, e furono invitate ad una S. Messa anche le Missionarie della Carità di Tor Fiscale.

Fu quella l’occasione per Madre Teresa di rivolgersi ai fedeli e sopratutto ai giovani: parlò dell’importanza della preghiera nella sua vita, descrivendola come le fondamenta su cui reggeva tutta la sua azione caritativa.

Alla fine dell’incontro invitò tutta la comunità a dedicare maggior tempo alla preghiera, sopratutto nell’Adorazione Eucaristica. Da questo invito nacque l’appuntamento del Sabato pomeriggio, che da quasi quarant’anni vede la comunità riunirsi in preghiera davanti a Gesù Eucarestia.

La comunità negli anni Ottanta e Novanta

Gli anni ’80 vedono una società che comincia ad essere multirazziale, con tanti stranieri venuti in Italia a “cercare fortuna” ai quali si accompagnano problemi di integrazione e povertà.

L’azione caritativa della parrocchia comincia a rivolgersi anche all’esterno dei confini parrocchiali, con la mensa itinerante che, sempre il sabato, porterà generi alimentari e conforto ai senza fissa dimora della città.

Nel 1988 a don Guglielmo succede don Raffaele Ruocco. L’anno successivo la nostra comunità avrà la gioia di accogliere le spoglie mortali di Arnaldo Canepa.

Giovedì 23 novembre Sua Em.za il Cardinale Jaques Martin presiede una veglia di preghiera, durante la quale il feretro del fondatore del COR viene deposto nell’apposito sarcofago, fatto costruire nel braccio sinistro del transetto. Il giorno successivo sarà il Cardinale Vicario Ugo Poletti a presiedere una solenne S. Messa nella nostra parrocchia.

La visita di Giovanni Paolo II

Durante gli anni di don Raffaele la nostra comunità avrà anche la gioia di accogliere il Santo Padre Giovanni Paolo II: è il 6 dicembre 1992. Per prepararsi all’incontro la comunità invitò don Paolo Selvadagi, allora Rettore del Pontificio Seminario Minore e docente alla Pontificia Università Lateranense, a tenere una catechesi sulla specificità della Chiesa di Roma.

A questo momento di formazione seguì il pellegrinaggio alla Cattedra di San Pietro, che vide più di mille persone recarsi alla tomba dell’Apostolo per affidare alla sua protezione l’intera comunità parrocchiale. Infine venne celebrata una solenne S. Messa presieduta da sua Eccellenza Mons. Vincenzo Fagiolo, che da giovane sacerdote prestò servizio nella nostra parrocchia.

Arriva infine il 6 dicembre. Alle 9,10 uno scrosciante applauso saluta l’ingresso del Santo Padre in chiesa. Il papa benedicente passa tra la folla, mentre il coro intona il “Tu es Petrus”.

Attraversata tutta la chiesa il papa si ferma poi in preghiera, davanti alla tomba di Arnaldo Canepa. Inizia poi la Celebrazione Eucaristica durante la quale tutti, in chiesa, sul sagrato e nell’oratorio, seguono con attenzione le parole che il papa rivolge ai fedeli nella sua omelia.

Terminata la S. Messa il papa incontra il consiglio pastorale, per spostarsi poco dopo nell’oratorio, dove si rivolgerà ai giovani e dove benedirà una bellissima riproduzione dell’immagine della Madonna del Buon Consiglio, realizzata dallo scultore Mario Vinci su ceramica.

Incontrerà, infine, i sacerdoti e le Suore dei tre istituti presenti nel quartiere, le Figlie della Divina Provvidenza, le Suore dell’Oratorio e le Suore Orsoline, e alle 11,54 lascerà la nostra comunità parrocchiale salutato da una festosa e riconoscente folla.

Il riconoscimento a don Gioacchino Rey

Il 12 ottobre 2017 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato nelle mani di Mons. Don Angelo De Donatis, Vicario di papa Francesco per la Diocesi di Roma, la medaglia d’oro al merito civile a don Gioacchino Rey, già parroco della nostra parrocchia.

Interno chiesa Natività Maria

La chiesa di Santa Maria delle Mole appartiene quindi a una storia più ampia, iniziata con la cappella della Madonna del Buon Consiglio e sviluppatasi attraverso la crescita demografica, educativa e assistenziale del quartiere. La nuova parrocchia fu istituita nel 1956 e la chiesa venne completata nei primissimi anni Sessanta, diventando il principale riferimento religioso della comunità dedicata alla Natività della Beata Vergine Maria.

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