Il Tabernacolo dei Seniori è il trono di Dio raffigurato nella parte più alta della cupola di Santa Maria del Fiore, all’interno del vasto Giudizio universale dipinto da Giorgio Vasari e Federico Zuccari. Intorno al tabernacolo sono ritratti i ventiquattro Seniori dell’Apocalisse, disposti a gruppi di tre e rappresentati in dimensioni gigantesche.
La scena richiama la visione dell’Apocalisse: «Attorno al trono c'erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d'oro sul capo. I ventiquattro anziani si prostrarono davanti all'Agnello, avendo ciascuno una cetra e coppe d'oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi, e cantavano un canto nuovo » (4,4; 5,8). Sono altresì raffigurati i simboli degli evangelisti e degli apostoli.

Il significato del Tabernacolo dei Seniori
Il Tabernacolo dei Seniori occupa il punto culminante del programma iconografico della cupola, dedicato al Giudizio finale. La sua posizione intorno al trono divino mette in rapporto diretto la visione fiorentina con il testo dell’Apocalisse e con l’immagine della corte celeste raccolta intorno all’Agnello.
Ogni settore comprende tre Seniori dell’Apocalisse con cetre, gigli e corone; un coro angelico con gli strumenti della Passione di Gesù; una categoria di santi e di eletti; una triade personificante un dono dello Spirito santo, una virtù, una beatitudine, tra due angeli tubicini; una regione infernale con la punizione di un peccato capitale.
I Seniori sono quindi parte di una struttura teologica complessa, nella quale si collegano il trono di Dio, il giudizio di Cristo, la salvezza dei beati, la dannazione dei peccatori e la preghiera della Chiesa. La loro presenza stabilisce il fulcro celeste dal quale si sviluppano gli otto settori della decorazione.
La cupola di Santa Maria del Fiore
La cupola di Santa Maria del Fiore fu eretta dal fiorentino Filippo Brunelleschi e si presenta ancora oggi come un saggio esemplare d’ingegneria innovativa. Per il visitatore essa è semplicemente immensa.
L’interno della cupola, che originariamente doveva essere rivestito di mosaici, fu - per volere dei Medici - affidato all’aretino Giorgio Vasari perché vi dipingesse il più vasto Giudizio universale della cristianità. Vasari iniziò l’affresco nel 1572, completò la fascia più alta, ma morì nel 1574, lasciando l’opera incompiuta. Fu il marchigiano Federico Zuccari a terminare l’opera alcuni anni dopo.
Il risultato suscitò entusiasmi ma anche feroci critiche per aver deturpato con le pitture la purezza rinascimentale dell’architettura brunelleschiana. L’interesse dell’opera sta anche nelle relazioni tra l’iconografia e la teologia controriformista.
Quest’opera è un esempio da manuale di come il programma d’immagini sia stato interamente impostato e articolato da un teologo (il dotto benedettino Vincenzo Borghini), eseguito da due artisti (Vasari e Zuccari) e finanziato da un principe (Cosimo I de’ Medici): una sorta di triangolo “trono-altare-pennello”.
La struttura degli otto settori
I 3600 metri quadrati di superficie del dipinto sono distribuiti negli otto spicchi verticali della cupola. Ciascuno di questi è individuato da un numero, dall’orientamento verso i punti cardinali e verso i diversi ambienti del Duomo.
Così, ad esempio, lo spicchio principale dedicato al Cristo giudice è il numero cinque, con orientamento a est e alla tribuna del Corpus Domini. Scrive Borghini nella sua “Invenzione per la pittura della cupola”: «et perché gli spicchi sono otto, et così ne avanza uno: quello del mezzo, et principale, io l’atribuirei specialmente al Tribunale di Iesu Christo; et così tornerebbe bene che la Maiestà Divina fusse separata et distinta, et non venissi insieme compresa fra le sue creature».
La soluzione individuata da Borghini risolve brillantemente il problema degli otto spicchi, attribuendo le serie di sette (Doni dello Spirito, Virtù, Beatitudini, Vizi capitali) ai sette settori e riservando l’ottavo spicchio a Gesù Cristo e alla corte celeste.
| Settore | Orientamento | Elementi principali |
|---|---|---|
| Primo | Est | Gesù Cristo, Dio Padre, Spirito Santo, Maria, Giovanni Battista, santi fiorentini, fede, speranza e carità |
| Secondo | Nord-est | Sapienza, pacifici, dilezione, invidia |
| Terzo | Sud-ovest | Consiglio, misericordia, giustizia, avarizia |
| Quarto | Nord | Intelletto, miti, prudenza, accidia |
| Quinto | Ovest | Timor di Dio, poveri in spirito, umiltà, superbia |
| Sesto | Nord-ovest | Pietà, puri di cuore, temperanza, lussuria |
| Settimo | Sud | Scienza, fame e sete di giustizia, sobrietà, gola |
| Ottavo | Sud-est | Fortezza, perseguitati, pazienza, ira |
Il primo settore
Il primo settore è orientato a est, sopra la cappella del Corpo di Cristo. Vi sono raffigurati i Seniori dell’Apocalisse, gli angeli con l’Ecce Homo, i cherubini e i serafini, Gesù Cristo con Dio Padre e lo Spirito Santo, gli intercessori Maria e Giovanni Battista, i progenitori Adamo ed Eva, i libri aperti e chiusi, i santi fiorentini (Zanobi, Miniato, Reparata, Giovanni Gualberto, Antonino, Cosma e Damiano).
Vi sono inoltre i cieli stellato, primo mobile ed empireo; le virtù della fede, della speranza e della carità; la chiesa trionfante; il tempo e le stagioni; la sconfitta del dolore e della morte.
Il secondo settore
Il secondo settore è orientato a nord-est, sopra la sacrestia nuova. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli che mostrano la croce, i troni, i patriarchi, gli apostoli; il dono dello Spirito santo è la sapienza, la beatitudine dei pacifici, la virtù della dilezione.
Sotto il cielo di Saturno gli angeli aiutano i pacifici a salire in cielo e mandano gli invidiosi all’inferno; il peccato capitale è l’invidia e l’animale è l’idra.
Il terzo settore
Il terzo settore è orientato a sud-ovest, sopra la cappella della Croce. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli con la corona di spine e la tenaglia, i principati con corona e scettro, i re, i principi e le potestà secolari.
Il dono dello spirito è il consiglio; la beatitudine è ‘beati i misericordiosi’; la virtù è la giustizia. Sotto il cielo di Mercurio gli angeli tirano al cielo i misericordiosi e mandano all’inferno gli avari; il peccato capitale è l’avarizia e l’animale è il rospo.
Il quarto settore
Il quarto settore è orientato al nord, sopra la navata verso la Nunziata. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli con la colonna della flagellazione, le potestà con le vesti bianche, i pontefici, i vescovi e i sacerdoti.
Il dono dello spirito è l’intelletto; la beatitudine è ‘beati i miti’; la virtù è la prudenza. Sotto il cielo di Giove gli angeli tirano al cielo i beati e cacciano all’inferno gli accidiosi; il vizio capitale è l’accidia e l’animale è l’asino.
Il quinto settore
Il quinto settore è orientato a ovest, sopra la nave di mezzo. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli che mostrano la veste di Gesù, le donne maritate e le vedove, il popolo cristiano con i ricchi e i poveri.
Il dono dello spirito è il timor di Dio; la beatititudine è ‘beati i poveri in spirito’; la virtù è l’umiltà. Sotto il cielo della Luna vediamo la caduta degli angeli ribelli e Lucifero; il vizio capitale è la superbia.
Il sesto settore
Il sesto settore è orientato a nord-ovest, sopra la navata della Canonica. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli con le sferze della flagellazione, gli arcangeli coronati di fiori, le religiose e le sante vergini.
Il dono dello spirito è la pietà; la beatitudine è ‘beati i puri di cuore’; la virtù è la temperanza. Sotto il cielo di Venere gli angeli tirano su al cielo i casti e cacciano all’inferno i lussuriosi; il vizio capitale è la lussuria e l’animale è il porco selvatico.
Il settimo settore
Il settimo settore è orientato a sud, sopra la cappella di Sant’Antonio. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli che mostrano la spugna, le dominazioni con raggere e libri, i profeti, i dottori della chiesa.
Il dono dello spirito è la scienza; la beatitudine è ‘beati quelli che hanno fame e sete di giustizia’; la virtù è la sobrietà. Sotto il cielo del Sole gli angeli tirano su in cielo gli astinenti e mandano all’inferno i golosi; il vizio capitale è la gola e l’animale è Cerbero.
L’ottavo settore
L’ottavo settore è orientato a sud-est, sopra la Sacrestia vecchia. Vi sono raffigurati i Seniori, gli angeli con la lancia, le virtù con elmo e croce rossa, i patriarchi, i martiri, gli apostoli.
Il dono è la fortezza; la beatitudine è ‘beati i perseguitati’; la virtù è la pazienza. Sotto il cielo di Marte gli angeli tirano i pazienti al cielo e mandano gl’iracondi all’inferno; il vizio capitale è l’ira e l’animale è l’orso.
Il Giudice e il tribunale celeste
Gesù è il protagonista del giudizio finale; è assiso sulle nuvole, con le stimmate, sullo sfondo sfolgorante della gloria del paradiso. La mano destra è sollevata nel gesto dell’accoglienza per i beati; la mano sinistra, abbassata, respinge i dannati.
Lo affiancano l’arcangelo Gabriele, con il giglio della misericordia, e l’arcangelo Michele, con lo scudo e la spada della giustizia pronta a eseguire la sentenza divina. La presenza di Adamo ed Eva, i due progenitori rivestiti di foglie di fico, richiama il peccato originale, la storia della salvezza e la redenzione portata da Gesù.
A intercedere per l’umanità risorta sono i due avvocati difensori: Maria, la madre di Gesù, e Giovanni Battista, con l’abito eremitico del deserto. La fine del mondo è simbolizzata dall’angioletto che inchioda il cielo e blocca il flusso dei giorni e delle stagioni.
Sono poi raffigurate le tre virtù teologali, con la carità in evidenza (mostra il cuore ed è attorniata da bambini), la speranza in preghiera e la fede con la croce. La fine del tempo è simbolizzata da un vecchio Saturno che spezza la clessidra; lo affiancano l’anziano Passato e il giovinetto Futuro mentre ai lati vediamo l’addormentarsi della Natura e delle Stagioni sue figlie.
La Chiesa militante e terrena si spoglia delle armi e si muta nella chiesa trionfante. La Morte, definitivamente sconfitta, spezza la falce; cessano per sempre affanni e malattie.
Il Paradiso nella decorazione della cupola
Il gruppo degli Apostoli comprende San Pietro (con le chiavi), San Giovanni (con il vangelo) e San Paolo (con la spada). Al loro fianco siedono gli evangelisti Luca (con il bue) e Giovanni (con l’aquila).
Tra i Martiri si riconoscono San Sebastiano (con la freccia), San Lorenzo (con la graticola) e Santo Stefano (con le pietre della lapidazione). Ci sono poi i Dottori della Chiesa (tra i quali compare l’immagine di Dante Alighieri) e le gerarchie ecclesiastiche (papi, cardinali, vescovi).
Nel gruppo dei religiosi sono compresi San Francesco d’Assisi (con le stimmate), San Romualdo (con l’abito bianco, il pastorale, la corona del rosario e il modellino dell’eremo) e Sant’Antonio da Padova (con il libro e il giglio).
Nel gruppo dei sovrani sono ritratti Cosimo e Francesco de’ Medici e Francesco I di Francia. Nel gruppo delle donne sante vediamo la Maddalena (con il vasetto del profumo), Santa Lucia (privata della vista) e Santa Caterina da Siena (con il libro della dottrina e il giglio della purezza).
Tra il Popolo di Dio figurano molti amici e parenti di Federico Zuccari: accanto al suo autoritratto (con la tavolozza dei colori in mano), compaiono i genitori, il fratello Taddeo, il Vasari, il banchiere Simone Corsi, il teologo Vincenzo Borghini, le maestranze del cantiere; numerosi sono i bambini, a causa della particolare predilezione per loro da parte di Gesù.
Virtù, Doni e Beatitudini
La griglia dottrinaria di Vincenzo Borghini prevedeva la raffigurazione delle triadi, ovvero la personificazione delle Beatitudini, dei Doni dello Spirito santo e delle Virtù.
Le sette Beatitudini
Le sette Beatitudini sono inserite nel vangelo di Matteo e sono citate da Borghini nel latino della Vulgata: “Beati pauperes spiritu” (con la terra ai piedi e accolti in cielo); “Beati qui lugent” (una donna in pianto che si copre il volto); “Beati mites”; “Beati, qui esuriunt et sitiunt iustitiam”; “Beati misericordes” (una donna che allarga il mantello); “Beati pacifici” (una donna che depone le armi e alza il ramoscello d’ulivo); “Beati, qui persecutionem patiuntur propter iustitiam”.
I sette Doni dello Spirito Santo
I sette doni dello Spirito Santo sono, nell’ordine, la Sapienza (che guarda a Dio), l’Intelletto (che distribuisce fiori), il Consiglio (un anziano che riceve il suggerimento di un angelo), la Fortezza (con l’armatura), la Scienza (con un libro, distribuisce tesori), la Pietà (col cuore in mano) e il Timor di Dio.
Le Virtù
Le virtù - escluse le tre virtù teologali di Fede, Speranza e Carità, collocate nello spicchio di Gesù giudice - sono la Generosità (con i bambini), la Pazienza (col giogo), la Prudenza (con lo specchio e il serpente), la Vigilanza, la Giustizia (con la spada), la Temperanza, l’Umiltà (con l’agnello).
L’Inferno e la punizione dei vizi capitali
Le scene infernali - dovute al pennello dello Zuccari - sono inquadrate, in alto, dai libri delle coscienze macchiate sorretti da diavoletti mostruosi e, negli spigoli, da quattro candelieri (simboleggianti la salvezza dell’anima) e da quattro macabri cadaveri scarnificati (che alludono alla dannazione).
L’Inferno è reso nella forma di caverne fiammeggianti, presidiate da diavoli atletici e teratologici che scaricano anime di dannati e usano i forconi per precipitarle nel fondo. Nel punto più remoto della cupola, alla massima distanza da Gesù, Lucifero è conficcato sul fondo e con le sue tre bocche divora altrettanti superbi.
Ogni settore è destinato alla punizione di un vizio capitale: i peccatori, insidiati da animali simbolici, subiscono la pena del contrappasso.
- I lussuriosi sono inseguiti da un porco selvatico e subiscono la bruciatura degli organi genitali.
- Gli accidiosi subiscono l’assalto di un asino.
- Un rospo percuote e strangola gli avari con le scarselle di monete che pendono loro dal collo.
- Gli iracondi sono associati all’orso.
- Gli invidiosi sono assediati da serpentelli e spaventati da un’idra dalle sette teste.
- I golosi sono inseguiti dal cane Cerbero dalle tre teste.
I tabernacoli di Firenze e la tradizione urbana
Soprattutto nel centro storico di Firenze tante sono le tracce, a volte inosservate, che ci riportano indietro nel tempo, permettendoci di conoscere più a fondo la nostra città. È il caso, ad esempio, dei Tabernacoli.
Presso alcuni Canti (incroci di strade), facciate di palazzi, chiese, edifici pubblici è facile imbattersi in alcune immagini sacre, entro cornici architettoniche o tempietti. Questo particolare tipologia di “arredo urbano” si diffuse dal XIII secolo, in un periodo di lotte contro gli eretici, ed ebbe un forte impulso a seguito della peste del 1348, quando i tabernacoli vennero arricchiti, in alcuni casi, di una mensa per poter garantire la celebrazione delle funzioni liturgiche all’aperto.
I tabernacoli rappresentano una connotazione specifica del nostro territorio la quale affonda le sue radici e trova precise motivazioni nel periodo della nascita della civiltà comunale. Dietro ognuno di questi tabernacoli c’è una storia, un miracolo, una leggenda, che li rende diversi l’uno dall’altro.
In altri casi il tabernacolo veniva edificato sul luogo di un presunto miracolo, come sorta di ex voto, o come invocazione di protezione. In altri occasioni, ancora, li troviamo lungo importanti direttrici, a protezione del viaggio di viandanti e pellegrini.
Il Tabernacolo dei condannati
Il tabernacolo dei condannati, realizzato nel 1714, rappresenta Cristo, che discende dalla croce per le preghiere della Madonna, che intercede per i condannati. Il soggetto è appropriato e commovente dato che si tratta dell’ultima tappa del cammino che conduceva i condannati al supplizio.
Sono numerosi ad esempio i tabernacoli lungo il percorso dei condannati a morte, quasi stazioni di una via crucis tra il carcere (Bargello o Le Stinche) e il luogo dell’esecuzione: Porta alla Croce, l’attuale piazza Beccaria, alla quale si arrivava passando originariamente, non a caso, da via de’ Malcontenti.
Il restauro del 1995
Nel 1995 l’antiquario fiorentino Alberto Bruschi è intervenuto per salvare il tabernacolo, provvedendo al restauro della cornice e del dipinto, che ha ritrovato, con il consolidamento, la pulitura e l’integrazione della superficie pittorica, la grazia e la suggestione settecentesca di un’immagine di grande venerazione e pietà popolare.
Nel tabernacolo dei condannati, l’artista mise in atto un efficace artificio: dipingendo su di una superficie curva, anziché piana, accentuò l’effetto di profondità prospettica della scena, dando così volume e scioltezza alla figura della Vergine inginocchiata ma soprattutto al Cristo che, staccatosi dalla Croce, protende le braccia verso il basso, con gesto naturale, per un amoroso abbraccio ai supplici.
Via Borgo la Croce
Il nome “borgo” è indice che la strada era una direttrice che usciva da una porta cittadina dell’antica cerchia muraria medievale. Niente nella vecchia nomenclatura riporta al fatto che, al di là della cinta muraria, ci fosse il luogo del patibolo, eretto per giustiziare in pubblico i condannati a morte.
Si tramandava che in quel punto il primo a subire il supplizio fosse stato il martire Miniato e che in ricordo dell’atroce evento fosse stata eretta una Croce, la Croce al Gorgo, che ne mantenne col nome la memoria nei secoli.
Giuseppe Moriani
Il pittore Giuseppe Moriani, allievo di Antonio Giusti e Camillo Sacrestani, fu attivo a Firenze nei primi tre decenni del Settecento, realizzando affreschi in Palazzo Capponi e a Santa Verdiana di Castelfiorentino.
Il lavoro fu forse commissionato dalle monache Teresiane, dette anche Carmelitane Scalze, il cui convento si trovava sul lato opposto della strada: il loro stemma, la S e la T intrecciate, è ancora visibile al di sopra di due case contigue al tabernacolo.
Conservazione e tutela dei tabernacoli
Costituitosi ormai da più di venticinque anni, il Comitato per il Decoro ed il Restauro dei Tabernacoli, ha promosso e realizzato, seguendone tutte le fasi normative e di intervento, il ripristino di circa duecento tabernacoli nel Comune di Firenze e nei Comuni limitrofi.
Di esso fanno parte gli Organi preposti alla conservazione e alla tutela del patrimonio storico-artistico-religioso: Sovrintendenze, Comuni, Curia, Opificio delle Pietre Dure, Ufficio Unesco Firenze, così da consentire un regolare e tempistico sistema operativo nel settore delle proprie competenze.
Malgrado i non facili tempi queste testimonianze, compendiarie di tanti valori, riescono a sensibilizzare la coscienza collettiva promovendo interventi di restauro anche da parte di privati italiani e stranieri.
La sede del Comitato custodisce una raccolta esauriente di materiale documentario e una biblioteca tematica, aperta agli studiosi e agli interessati.
I tabernacoli risentono, in gran parte, dell’incuria del tempo e necessitano di urgenti interventi di manutenzione e restauro conservativo. Alcune delle opere individuate devono essere perlopiù solo ripulite mentre altre hanno bisogno di interventi più consistenti.
Nessun limite alla fruizione essendo bene sito in pubblica strada.
Altri tabernacoli e luoghi di devozione
Il Tabernacolo di “Canapone” a Bellosguardo
Se viaggi lungo la strada che porta a Bellosguardo, non potrai fare a meno di notare il Tabernacolo di “Canapone”, un monumento che racchiude una storia affascinante e carica di significato.
Questo luogo è intriso di storia e mistero, e la sua origine risale addirittura al lontano 1848, quando il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena vi fu coinvolto in un grave incidente in carrozza. Si narra che, in quell’anno cruciale, i cavalli impazziti fecero ribaltare la carrozza lungo la discesa, mettendo a rischio la vita del Granduca e delle sue due figlie.
Per fortuna, il destino volle che tutti uscissero indenni da quell’incidente spaventoso, ma che avrebbe potuto avere esiti ben più tragici. Come segno di gratitudine per essere scampato a tale pericolo insieme alle sue amate figlie, il Granduca decise di far erigere un tabernacolo esattamente nel punto in cui l’incidente aveva avuto luogo.
Oggi, questo tabernacolo si trova inserito nel muro di cinta della strada, a metà salendo, e custodisce una terracotta invetriata della Madonna con il bambino. Sotto questa rappresentazione sacra, si legge l’incisione: “Per grazie ricevuta da un padre con due figlie”.
Tabernacoli inaugurati e restauri previsti
Tra i tabernacoli inaugurati nel 2025 figura la Lapide dell’alluvione 1333.
Sono indicati per la prossima inaugurazione i tabernacoli di Via della Stufa ang. Piazza San Lorenzo, Via dei Cimatori ang. Via de’ Cerchi e Via Reginaldo Giuliani, 489/491.
È previsto il restauro dei tabernacoli di Via dell’Agnolo, 32; Via dell’Orto, 31; Via Ricasoli ang. Via de’ Pucci; Via del Canto de’ Nelli, 10; Via del Chiesino, 1; Via Martelli, 5; Via dell’Arcolaio ang. Via del Malcantone; Piazza del Carmine ang. Borgo San Frediano; Via Vecchia Fiesolana, 1/A.
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