In Umbria l’Ordine di Betlemme è presente con due realtà monastiche: l’Eremo dell’Assunta Incoronata a Monte Corona, presso Umbertide, affidato ai monaci, e il Monastero di Betlemme «Madonna del Deserto», nella località Pisciano di Mocaiana, presso Gubbio, abitato dalle monache.
Entrambe le comunità vivono una spiritualità fondata sulla solitudine, sul silenzio, sulla preghiera liturgica e del cuore, sul lavoro manuale e sulla comunione fraterna. L’accesso agli edifici monastici e la partecipazione alle celebrazioni sono regolati secondo le esigenze della clausura e possono variare in base al calendario liturgico e alla disponibilità dei sacerdoti.
Le due comunità dell’Ordine di Betlemme in Umbria
| Comunità | Località | Presenza monastica | Caratteristiche principali |
|---|---|---|---|
| Eremo dell’Assunta Incoronata | Monte Corona, 06019 Umbertide | Monaci | Vita claustrale, celle solitarie, preghiera, lavoro artigianale e accoglienza spirituale per uomini singoli |
| Monastero di Betlemme «Madonna del Deserto» | Località Pisciano, frazione Mocaiana, 06024 Gubbio | Monache | Liturgia di ispirazione bizantina, ospitalità in solitudine, prodotti artigianali e vita comunitaria femminile |
La Famiglia monastica di Betlemme è nata come Ordine femminile, in Francia, nel 1950, e successivamente riconosciuta dalla Santa Sede. Oggi è presente in diversi Paesi con circa trenta monasteri.
Il ramo maschile, costituito nel 1976, anima alcuni monasteri in Francia, Israele e Italia, tra cui quello Montecorona. Il ramo maschile, nato nel 1976, possiede per ora tre monasteri: in Italia (Monte Corona), in Francia ed in Israele.
L’ordine è stato ufficialmente riconosciuto di diritto pontificio dalla Santa Sede nel 1998. La Regola di vita di questi religiosi si inserisce nell’alveo della tradizione spirituale che fa capo a san Bruno, patriarca dei monaci solitari d’Occidente.
Eremo dell’Assunta Incoronata a Monte Corona
L’Eremo dell’Assunta Incoronata si trova in località Monte Corona, nel territorio di Umbertide, in provincia di Perugia. È posto a circa 700 m su di un poggio che domina la zona attorno ad Umbertide, isolato in mezzo a una natura di straordinaria bellezza.
Sulla sommità del monte, all’altezza di 705 metri sul livello del mare, vicino all’oratorio di San Savino, fu costruito l’eremo di Monte Corona, simile a quello dei Camaldoli in Toscana per la sua vicinanza sia con l’Oratorio di San Savino che con l’Abbazia di San Salvatore.

Vi si arriva fra secolari boschi di rovere, faggi e castagni, oltre una strada camionabile. Attualmente vi si arriva, fra secolari boschi di rovere, faggi e castagni fino a raggiungere la cima del monte da dove si ha una vista mozzafiato.
Il rapporto tra l’eremo e l’abbazia
Ai piedi della collina si trova la preesistente Badia di Frana che aveva il compito di accogliere i Monaci malati dell’Eremo. La sua costruzione risale al 1530 e diede il nome alla Congregazione degli Eremi Camaldolesi di Monte Corona.
Dal 1530 l’Abbazia di San Salvatore di Monte Corona fu strettamente congiunta con l’Eremo, e successivamente nel XVI secolo l’Abbazia, San Savino e l’Eremo vennero uniti dalla strada chiamata “la mattonata” larga quasi due metri e costruita a secco con blocchi di pietra arenaria.
La costruzione risale al XVI secolo (1528), e negli anni successivi la vita nell’Abbazia di San Salvatore fu intensamente legata a quella che si svolgeva all’Eremo. Erano due centri che tra loro si integravano, l’Eremo era il fulcro della vita spirituale e l’Abbazia la sede più importante delle attività economiche.
Il romitorio era il centro della vita spirituale, mentre l’Abbazia era la sede più importante delle attività economiche legate alla vasta azienda agricola. Alla Badia erano concentrati i magazzini, gli uffici amministrativi, essendo di facile accesso per tutti; vi erano, inoltre, le abitazioni per quegli eremiti che, o per vecchiaia o per infermità, non potevano osservare le rigorose regole di vita praticate dai confratelli che vivevano all’Eremo.
L’Abbazia era provvista anche di una farmacia e di una foresteria per ospitare pellegrini e viandanti. Nella sottostante abbazia vengono frequentemente celebrati riti e cerimonie religiose.
L’Abbazia di San Salvatore
L’Abbazia di San Salvatore, situata nella valle del Tevere ai piedi del monte Acuto, è stata fondata nel 1008 da san Romualdo, che vi realizzò all’inizio un semplice eremo poi divenuto un complesso abbaziale.
Della chiesa abbaziale, dedicata al Salvatore, s’impone alla vista il massiccio campanile, con fusto ottagonale su basamento circolare, appartenuto forse a un’antica torre di difesa.
Entriamo da una porticina laterale e ci troviamo immersi in una foresta di colonnine e archi. Siamo nella cripta, un vasto ambiente con cinque navate e tre absidi, sovrastate da volte a crociera.
Le colonne sono di origine romana e altomedioevale e sono tutte diverse l’una dall’altra. Una scalinata ci conduce alla chiesa superiore, romanica, a tre navate di cui quella centrale con copertura a padiglione.
Sull’arco si conservano resti della decorazione a fresco di scuola umbra del Trecento, con un’Annunciazione, l’apostolo Pietro e i simboli degli evangelisti. Nel presbiterio è un ciborio dell’ottavo secolo.
Alle pareti sono appesi quadri cinquecenteschi e seicenteschi, tra cui, nell’abside, una Trasfigurazione con Cristo in gloria tra Mosè, Elia e gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Accanto alla chiesa, nei locali dell’antica abbazia, sono oggi gli edifici della Tenuta di Monte Corona, un’azienda agricola di vaste dimensioni, erede delle proprietà dei monaci camaldolesi.
La storia dell’eremo
L’eremo fu destinato ad ospitare quel ramo dei Camaldolesi, gli Eremiti di S. Romualdo, che volevano appunto riavvicinarsi allo spirito eremitico. L’Eremo è formato da un complesso di edifici, con 16 cellette, in cui i camaldolesi abitavano e pregavano, e da una chiesa baroccheggiante consacrata nel 1755.
Espulsi nel 1810, al momento della soppressione napoleonica, gli Eremiti vi tornarono fino al 1861, anno della soppressione degli enti ecclesiastici, quando l’eremo venne abbandonato.
Passato indenne attraverso le soppressioni napoleoniche, fu abbandonato a seguito dell’applicazione delle leggi postunitarie e la conseguente confisca dei suoi beni. Nel 1863, in seguito alla proclamazione del Regno d’Italia e alla conseguente confisca dei beni ecclesiastici, l’eremo e l’abbazia di San Salvatore vennero abbandonati e quindi acquistati dal marchese Filippo Marignoli, senatore del Regno d’Italia, nel 1871.
La famiglia Marignoli tenne le proprietà di Monte Corona per più di cinquant’anni, realizzando presso l’eremo una lussuosa abitazione, oltre a importanti lavori di canalizzazione. Nel 1938, l’antica costruzione e le sue pertinenze vennero acquistate dal famoso tenore Beniamino Gigli.
Successivamente, si alternarono a Monte Corona diversi proprietari, tra cui alcuni gruppi finanziari della famiglia Agnelli, e questi luoghi attraversarono numerose vicissitudini: l’occupazione delle truppe anglo americane nel 1944, l’accoglienza agli sfollati in fuga dai bombardamenti e dalle rappresaglie, l’abbandono degli anni Sessanta e la conseguente occupazione da parte di un guru indiano nel 1977, che vi istituì un luogo di ritiro spirituale, funzionante fino al 1980.
Divenuto una proprietà laica, costituì un sicuro rifugio nei periodi di guerra. Poi attraversò un periodo di totale abbandono intorno agli anni ’70, quando porte, finestre, affreschi, opere in legno furono oggetto di danneggiamento e di razzia.
Nel 1981 quattro monache della Famiglia monastica di Betlemme, dell’Assunzione della Vergine Maria e di S. Bruno giunsero in questo luogo, fortemente provato dal tempo e dall’abbandono, e con energia, gioia e preghiere, cominciarono l’opera di ristrutturazione.
Nel 1990 le monache fondarono un nuovo monastero nei pressi di Mocaiana, frazione di Gubbio, lasciando l’eremo e qui si stabilirono i monaci del ramo maschile dello stesso Ordine. A partire dal 1990 vi risiedono i monaci di Betlemme che applicano la regola stretta della clausura e forse la loro vita non è così diversa da quella degli antichi eremiti.

La mattonata e il percorso nel bosco
Iniziamo ora l’ascesa verso l’Eremo, guidati dalla segnaletica del sentiero 171 e poi 172 del Cai, con paline e bandierine bianco-rosse.
Superato un ponticello di legno su un canale derivato dal Tevere, ci lasciamo alle spalle la bella veduta del complesso abbaziale, seguendo il sentiero che taglia le curve della strada asfaltata ed è affiancato da una fitta serie di pannelli descrittivi della fauna e delle piante.
Siamo sull’antico percorso noto con il nome di “Mattonata”, che ha la peculiarità di essere lastricato con blocchi di pietra arenaria. Fu realizzato direttamente dai monaci, con una larghezza di circa due metri e si dice che finanziatore dell’opera sia stato il monaco eremita polacco Niccolò Walski, già nobile maresciallo, con la somma di seimila scudi.
Si prosegue lungo la salita che incrocia la strada asfaltata accanto a un’edicola dedicata alla Madonna. Camminiamo nel bosco che alterna le querce ai castagni e alle piante di corbezzolo.
A un incrocio panoramico seguiamo il sentiero alto che in pochi minuti ci porta all’ingresso dell’Eremo, introdotto da una croce e dal vialetto fiancheggiato da siepi.
Una bella passeggiata è la famosa mattonata realizzata dai frati che dall’Abbazia conduce all’Eremo attraverso ai boschi sono circa 4 Km. La lunghezza complessiva del percorso escursionistico è di 9,50 km, con un dislivello di 450 metri e una durata stimata di circa tre ore e mezza, escluse le soste.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Altitudine dell’eremo | 705 m s.l.m. |
| Dislivello dalla Badia | circa 450 metri |
| Lunghezza della mattonata | circa 4 km |
| Lunghezza del percorso escursionistico | 9,50 km |
| Durata stimata | circa 3 ore e mezza, escluse le soste |
Architettura e spazi dell’eremo
Varcata la soglia, vi è un ampio piazzale in leggera salita. Sulla destra sorge l’edificio che un tempo era la sede del noviziato e della foresteria.
Dal lato opposto si eleva la Chiesa a unica navata con decori barocchi. Le celle, in pietra, si dispongono su tre file con una stanza, una cappelletta, una legnaia, un laboratorio.
L’Eremo si compone di 18 celle solitarie, distribuite su tre piani, di una chiesa e di vari edifici per la vita in comune. Altre descrizioni ricordano un complesso con 16 cellette, riferito alla configurazione storica dell’eremo camaldolese.
Parte di questa ampia struttura è stata restaurata, grazie all’impegno sia delle Sorelle che dei Fratelli di Betlemme. È in corso di progettazione presso la Soprintendenza, la ristrutturazione della chiesa settecentesca, ora in stato di grave abbandono, e che i Fratelli hanno in animo di lasciare aperta durante il giorno, per inserirla nel percorso che già prevede spazi disponibili per i visitatori.
L’eremo in gran parte è chiuso al pubblico e di difficile accesso. I visitatori possono seguire un percorso esterno guidato che consente di apprezzare le diverse forme della vita monastica.
Il percorso comprende una saletta con la mostra fotografica sui momenti che ritmano la giornata monastica e un’esposizione dei prodotti artigianali del monastero. Suggestivo è l’Oratorio della Consolata, luogo silenzioso di preghiera, arredato con le icone ‘scritte’ dai monaci.
Aperta invece a tutti è l’ala del monastero dove si trovano una chiesina completamente ristrutturata, in cui si celebrano liturgie aperte al pubblico e i visitatori possono pregare, una mostra fotografica, che documenta lo stile di vita della comunità, e una mostra degli oggetti d’artigianato prodotti dai monaci.
La vita dei monaci di Betlemme a Monte Corona
I monaci della Famiglia monastica di Betlemme, dell’Assunzione della Vergine Maria e di San Bruno vivono nell’eremo in clausura. La loro famiglia monastica è nata come Ordine femminile, in Francia, nel 1950, e successivamente riconosciuta dalla Santa Sede.
“I monaci si dedicano all’assiduo ascolto della Parola di Dio e alla preghiera del cuore in una vita di solitudine, di silenzio, di comunione liturgica e fraterna, d’obbedienza e d’umile lavoro”.
La Regola di vita dei monaci di Betlemme si inserisce nell’alveo della tradizione spirituale che fa capo a S. Bruno, patriarca dei monaci solitari d’Occidente. Essa perciò prevede, all’interno di una vita di clausura, una forte dimensione di solitudine e di silenzio, unita alla presenza di un intenso vincolo comunitario.
Ogni monaco vive nella propria celletta; la sua vita, durante la settimana, è scandita da un ritmo solitario, che non vuol dire però eremitico, poiché vi sono sempre momenti comunitari.
Chiamati a seguire Cristo nel “deserto” con dei fratelli, la nostra vita è ritmata da tempi in cella e tempi di vita comunitaria. La nostra giornata comprende, oltre ai tempi propri di preghiera, un tempo per lo studio e un tempo dedicato al lavoro manuale.
Il ritmo quotidiano
I monaci danno inizio alla propria giornata alle 3.00 del mattino e, fino alle 6.00, pregano e meditano nel silenzio della propria cella. Alle 6.45 si ritrovano insieme in chiesa per la celebrazione dell’Ufficio Liturgico e della Santa Messa.
Alle 9.30 in solitudine all’interno della cella consumano il proprio pasto e si dedicano, poi, al lavoro manuale e allo studio. Alle 16.15 viene consumata la cena, sempre nella solitudine della celletta, e alle 17.00 si recitano, insieme, i Vespri, cui segue un altro momento di preghiera solitaria.
Alle 19.00 i monaci si coricano. Il sabato e la domenica vivono, invece, un numero maggiore di momenti di fratellanza, giacché sono previsti un pasto comune in refettorio, una camminata di circa tre ore nei boschi circostanti il monastero e un incontro di condivisione.
Preghiera, studio e lavoro manuale
Alcuni monaci si occupano dell’Eremo - esiste un cantiere per provvedere alla ristrutturazione delle numerose parti del complesso ancora in stato precario, altri lavano, cucinano, coltivano l’orto, altri ancora creano manufatti di ceramica che poi vengono venduti nella piccola bottega aperta al pubblico, insieme alle icone dipinte da uno dei fratelli e ai lavori al tornio eseguiti da un altro.
Oltre ai vari servizi della comunità, come cucina, lavanderia e manutenzione ordinaria del monastero, produciamo artigianalmente incenso, ceramica, rosari e riproduzione di icone, cercando di esprimere, per quanto possibile, un riflesso della Bellezza e della Bontà di Dio.
I monaci si dedicano alla preghiera, allo studio e al lavoro manuale. Vengono prodotti e venduti oggetti di ceramica, icone, rosari e altri manufatti artigianali.
Accoglienza e visita dell’Eremo di Monte Corona
L’Eremo in gran parte è chiuso al pubblico e di difficile accesso. L’accoglienza e l’ospitalità sono riservate a soli uomini e non in gruppo.
Gli ospiti possono alloggiare o nella foresteria o in una piccola cella. Qui, in silenzio e solitudine, consumano i loro pasti, poiché non esiste un refettorio per gli ospiti, e possono partecipare ai momenti di liturgia della comunità che si svolgono nella chiesa del monastero.
Durante la giornata, l’ospite può chiedere di essere confessato, di parlare e confrontarsi con uno dei fratelli a questo compito preposti e, se vuole, può chiedere di lavorare. L’accoglienza è dunque rivolta a chi vuole vivere momenti di riflessione spirituale profonda.
Nel monastero ci sono otto cellette riservate agli ospiti, che possono fermarsi all’eremo per un tempo variabile da due o tre giorni a due settimane circa. Obbligo loro imposto è il rispetto del silenzio.
I nostri monasteri accolgono visitatori, amici, gruppi, parrocchie, scouts, volontari che vengono a darci una mano. Inoltre ospitiamo uomini singoli, sacerdoti, religiosi e laici, desiderosi di vivere un tempo di ritiro in solitudine e silenzio con la possibilità di partecipare alla nostra vita, liturgia, preghiera e lavoro, e di confrontarsi con un membro della comunità.
Le donne interessate possono rivolgersi al Monastero Madonna del Deserto, nei pressi di Mocaiana, Gubbio, del ramo femminile della Famiglia di Betlemme. L’accoglienza è solo di tipo spirituale.
Liturgie e aperture speciali
A Monte Corona non si festeggiano ricorrenze particolari, ma in occasione di festività quali il Natale e la Pasqua, presso l’eremo, la Messa viene celebrata nella cappella aperta al pubblico.
Cerimonie pubbliche si hanno anche in occasione delle ordinazioni sacerdotali o delle professioni monastiche dei Fratelli ed in tali momenti l’eremo è aperto alla partecipazione dei fedeli.
Solo un giorno all’anno, l’ultima domenica o l’ultimo sabato di giugno, le porte dell’Eremo sono aperte a tutti coloro che lo desiderino per condividere insieme ai Monaci la Messa concelebrata con l’Arcivescovo.
Le giornate di apertura possono comprendere una visita guidata dell’Eremo con momenti di scambio con i monaci sulla Parola di Dio, le icone, la preghiera, la mostra e la promozione dei prodotti artigianali, oltre alla possibilità di partecipare alla Messa o ai Vespri.
Orari liturgici dell’Eremo di Monte Corona
Gli orari abituali delle funzioni liturgiche a cui si può partecipare sono: domenica alle 10:00 Santa Messa; lunedì, giornata dedicata alla preghiera solitaria, alle 17.30 Santa Messa non cantata; dal martedì al sabato alle 07.30 Santa Messa e alle 17.30 Ufficio dei Vespri.
Per motivi di calendario liturgico oppure eventi comunitari, gli orari potrebbero cambiare. Per cui conviene chiamare almeno un giorno prima per avere la conferma dell’orario.
| Giorno | Orario | Celebrazione |
|---|---|---|
| Domenica | 10:00 | Santa Messa |
| Lunedì | 17.30 | Santa Messa non cantata |
| Dal martedì al sabato | 07.30 | Santa Messa |
| Dal martedì al sabato | 17.30 | Ufficio dei Vespri |
Come arrivare all’Eremo di Monte Corona
Con l’autostrada A1 si esce al casello di Arezzo, si prosegue con la statale n. 73 fino a Sansepolcro, 38 km, e con la superstrada n. 3b fino a Umbertide, 40 km, passando per Città di Castello. Da qui si seguono i cartelli per Monte Corona, 8 km.
In treno si scende alla stazione di Perugia-Ponte San Giovanni dove si prende un locale per Umbertide e si continua in taxi. Volendo salire a piedi, 9 km, all’Eremo, ci si deve fermare alla stazioncina di Monte Corona, fermata a richiesta.
Con il treno la destinazione è Perugia Ponte San Giovanni, poi Umbertide. Da Umbertide si può proseguire a piedi, poiché l’eremo dista circa 12 chilometri dalla stazione di Umbertide, oppure con il taxi.
Con la macchina si può segnare sul navigatore “Badia di Monte Corona”. Arrivati alla Badia, è opportuno spegnere il navigatore, che potrebbe portare su una strada sconnessa, seguire le indicazioni e percorrere circa otto chilometri di strada, quattro chilometri di strada asfaltata e quattro di strada bianca.
Si può anche salire a piedi per l’antica “mattonata” che parte dalla Badia di Monte Corona, sentiero di circa 4 chilometri costruito con pietra arenaria che risale al periodo della costruzione dell’eremo.
Badia di Monte Corona
Monastero di Betlemme «Madonna del Deserto» a Gubbio
Il Monastero di Betlemme «Madonna del Deserto» si trova in località Pisciano, frazione Mocaiana, nel territorio di Gubbio, in provincia di Perugia, nella diocesi di Gubbio.
Sulle dolci colline del «cuore verde dell’Umbria», dove San Francesco si meravigliava dei doni di Dio e cantava il suo “Laudato sii, mi Signore”, sorge il monastero di “Madonna del Deserto”.

Nel 1990 è iniziata la costruzione del monastero attorno ad una chiesetta molto antica, abbandonata e in rovina. Ai piedi della collina si trova la città di Gubbio, famosa per il suo leggendario lupo, che san Francesco rese mansueto come un agnello.
Gubbio è famosa anche per Sant’Ubaldo, vescovo pacificatore dell’XI secolo, ancor oggi molto venerato, e per la tradizionale festa dei Ceri che ci celebra in suo onore il 16 maggio.
La comunità, situata nel cuore verde dell’Italia, si considera anche nel cuore della Chiesa, Roma è a sole 3 ore di distanza, e, in particolare, ha il compito di accogliere gli insegnamenti del Santo Padre e di pregare per tutte le sue intenzioni.
La comunità delle monache
La comunità, attualmente è costituita da 17 monache di 8 nazionalità diverse. La vita della comunità si fonda sulla preghiera, sulla liturgia, sul lavoro e sull’accoglienza di persone desiderose di vivere un tempo di raccoglimento.
La comunità si guadagna da vivere soprattutto con la produzione di biscotti e marmellate come pure di rosari, icone, candele, ecc.
L’ospitalità del monastero, caratterizzata dalla solitudine del deserto, offre a chi cerca Dio la possibilità di un momento di preghiera più solitario in un eremo o in celle individuali.
La foresteria offre anche a famiglie, gruppi o volontari che vengono a pregare con noi e ad aiutarci, una casa ove è possibile essere autosufficienti.
La liturgia di ispirazione bizantina e l’Eucaristia quotidiana sono aperte ai nostri ospiti e a chiunque desideri venire a pregare con noi.
Orari liturgici del Monastero Madonna del Deserto
Gli orari abituali degli Uffici Liturgici sono: lunedì alle 18.00 Santa Messa; dal martedì al venerdì alle 08.00 Mattutino e Lodi, alle 17.30 Ufficio dei Vespri e verso le 18.00 Santa Messa; sabato alle 07.15 Mattutino e Lodi, verso le 08:15 Santa Messa e alle 18.00 Vigilia; domenica alle 09.00 Lodi, verso le 09:15 Santa Messa e alle 15.00 II Vespri della domenica.
È sempre consigliabile chiedere conferma degli orari telefonando in anticipo, poiché a volte dipendono dalla disponibilità dei sacerdoti.
Abitualmente il Santissimo Sacramento è esposto in chiesa dal martedì al venerdì, dalle 13.00 alle 16.00.
| Giorno | Orario | Celebrazione |
|---|---|---|
| Lunedì | 18.00 | Santa Messa |
| Dal martedì al venerdì | 08.00 | Mattutino e Lodi |
| Dal martedì al venerdì | 17.30 | Ufficio dei Vespri |
| Dal martedì al venerdì | verso le 18.00 | Santa Messa |
| Sabato | 07.15 | Mattutino e Lodi |
| Sabato | verso le 08:15 | Santa Messa |
| Sabato | 18.00 | Vigilia |
| Domenica | 09.00 | Lodi |
| Domenica | verso le 09:15 | Santa Messa |
| Domenica | 15.00 | II Vespri della domenica |
Ospitalità e artigianato a Mocaiana
L’ospitalità del monastero è caratterizzata dalla solitudine del deserto e offre a chi cerca Dio la possibilità di un momento di preghiera più solitario in un eremo o in celle individuali.
La foresteria offre anche a famiglie, gruppi o volontari che vengono a pregare con noi e ad aiutarci, una casa ove è possibile essere autosufficienti.
La liturgia di ispirazione bizantina e l’Eucaristia quotidiana sono aperte ai nostri ospiti e a chiunque desideri venire a pregare con noi.
La mostra dell’artigianato è aperta dal martedì al sabato, su richiesta, basta suonare alla porta del monastero.
La produzione artigianale comprende biscotti, marmellate, rosari, icone e candele. Queste attività permettono alla comunità di sostenere la vita quotidiana del monastero attraverso un lavoro coerente con la tradizione monastica.
Il significato spirituale dei due eremi
Gli eremi umbri dell’Ordine di Betlemme uniscono la tradizione dei monaci solitari d’Occidente alla vita comunitaria e alla liturgia. La solitudine non è intesa come isolamento assoluto, ma come spazio destinato all’ascolto della Parola di Dio, alla preghiera del cuore, allo studio e al lavoro.
La Regola prevede, all’interno di una vita di clausura, una forte dimensione di solitudine e di silenzio, unita alla presenza di un intenso vincolo comunitario. I momenti celebrativi, i pasti comunitari in determinati giorni, il lavoro e l’accoglienza costituiscono il legame visibile tra le celle individuali e la comunità.
A Monte Corona questa esperienza si sviluppa nell’antico eremo camaldolese, tra celle in pietra, boschi, oratori e sentieri storici. A Madonna del Deserto si esprime invece nella fondazione monastica femminile sorta attorno a una chiesetta antica, con liturgia di ispirazione bizantina, ospitalità e lavoro artigianale.