Gesù di Nazareth è uno sceneggiato televisivo del 1977 diretto da Franco Zeffirelli, dedicato alla vita di Gesù Cristo e interpretato da Robert Powell. La produzione, realizzata con la collaborazione della Rai e della britannica ITC-Incorporated Television Company, racconta il percorso di Gesù dalla nascita alla predicazione, dalla passione e morte fino alla risurrezione.
Dal 27 marzo al 24 aprile 1977 la Rai, nel suo primo anno di trasmissioni a colori, mandò in prima serata i cinque episodi del Gesù di Nazareth: “La natività”, “L’avvento del figlio dell’uomo”, “La scelta degli Apostoli”, “La predicazione”, “La passione e la morte”. Gesù di Nazareth è uno sceneggiato televisivo del 1977 diretto da Franco Zeffirelli. Trasmesso su Rai Uno in 8 puntate, di un’ora circa ciascuna, mandate in onda dal 27 marzo al 24 aprile, ottenne un grande successo di pubblico tanto da essere più volte replicato, specialmente in occasione del Natale o della Pasqua, ma in quattro puntate.
Il successo della serie valicò i confini nazionali dell’Italia tanto da avere - anche in virtù della coproduzione britannica - risonanza internazionale. Negli Stati Uniti TV Guide la definì "la miglior miniserie televisiva di tutti i tempi".

La trasmissione televisiva e il successo internazionale
“Con la domenica delle Palme arrivò la tanto attesa trasmissione televisiva del Gesù di Nazareth e, inevitabilmente, fui preso nel vortice d’eccitazione e di entusiasmo che esplose dovunque. Il Gesù fu trasmesso in America, Inghilterra e Italia, in momenti diversi nel periodo di Pasqua. Seguirono poi altri Paesi e altre date, ma ovunque gli indici di ascolto furono astronomici. In Italia, quasi l’ottanta per cento della popolazione seguì le puntate. E per la prima volta il Papa accennò a un programma televisivo nel messaggio inviato al mondo quella stessa domenica, dalla finestra del suo studio: Stasera vedrete un esempio del buon uso che si può fare dei nuovi mezzi di comunicazione che Dio offre all’uomo, annunciò Paolo VI.” FZ
La serie divenne così un evento televisivo internazionale, seguito contemporaneamente in quasi tutto il mondo. La sua diffusione raggiunse milioni di spettatori di diverso orientamento religioso e di diversa formazione culturale proprio nelle loro case.
La vita di Gesù, tratta dal Vangelo e da alcuni racconti apocrifi. Questo film è stato realizzato per la televisione italiana ed è stato un avvenimento d’eccezione, seguito contemporaneamente in quasi tutto il mondo.
Una produzione internazionale con il consenso del Vaticano
Nonostante inizialmente si fosse optato per Ingmar Bergman, alla fine i produttori Lew Grade per la ITC-Incorporated Television Company e Vincenzo Labella per la Rai - Radiotelevisione italiana scelsero Zeffirelli per la colossale produzione televisiva del Gesù di Nazareth.
Non certo priva di rischi, sarebbe stata però in grado di offrire una narrazione più dettagliata e una fruizione assai più vasta, raggiungendo milioni di telespettatori di diverso orientamento religioso e diversa formazione culturale proprio nelle loro case.
La produzione ottenne l’approvazione del Vaticano che vide nell’operazione la possibilità di divulgare vita di Cristo, alla luce delle linee tracciate dal Concilio Vaticano II. Quest’ultimo, tra le tante aperture, aveva infatti stabilito che, a livello di dottrina, la parola di Dio dovesse essere storicizzata, aprendo alla possibilità di interpretare i testi sacri, collegandoli ai tempi moderni.
Perché Franco Zeffirelli accettò il progetto
Lew Grade, impresario e produttore inglese, aveva conosciuto e apprezzato Zeffirelli dagli anni dell’Old Vic in particolare in occasione dell’allestimento di Sabato Domenica e Lunedì . Quando si trattò di decidere a chi affidare il difficile compito, Lew Grade, di religione ebraica, non ebbe dubbi indicando l’italiano cattolico Zeffirelli, regista tanto amato dal pubblico inglese.
Ma non fu facile convincerlo: “Fu mentre lavoravo alla Scala [Ballo in maschera, 1972] che il mio agente, Dennis van Thal, mi chiamò da Londra, per dirmi che il mio nome era il primo nella lista dei possibili registi per un grandioso film sulla vita di Cristo, destinato alle televisioni di tutto il mondo… Si aspettava che io saltassi di gioia; invece, accolsi la proposta con mille dubbi e difficoltà. […] Ora volevo occuparmi di altri progetti, uno in particolare sull’Inferno di Dante, che mi stava molto a cuore. Portare sullo schermo la vita di Gesù, poi, mi spaventava soltanto a pensarci.” FZ
Zeffirelli accetta di realizzare il film con il chiaro intento di farne una colossale operazione didattica, il racconto storicamente e teologicamente dettagliato della vita di Cristo.
La sceneggiatura e i consulenti teologici
Per questo la sua prima e indiscutibile richiesta fu di avere come consiglieri durante il film i più alti esperti in teologia (cristiani ed ebrei). La prima stesura della sceneggiatura fu affidata allo scrittore inglese cattolico Anthony Burgess, già autore di Arancia meccanica e nel 1976 di L’uomo di Nazareth.
Fu lui a tracciare in una corsa contro il tempo la scansione in episodi. Subentreranno, per la messa a punto della sceneggiatura el Gesù di Nazareth, Suso Cecchi D’Amico e Masolino D’Amico, con l’apporto dello stesso Franco Zeffirelli e la consulenza di Pier Emilio Gennarini, vicinissimo a Ettore Bernabei, all’epoca direttore generale della RAI.
La sceneggiatura - che traccia la vita di Gesù Cristo (interpretato da Robert Powell) attraverso il racconto dei Vangeli - fu realizzata da Anthony Burgess, Suso Cecchi D’Amico, Masolino D’Amico e David Butler, con l’apporto dello stesso Franco Zeffirelli e la consulenza di Pier Emilio Gennarini.
Gesù come uomo ebreo del suo tempo
Alla base della lettura di Zeffirelli c’è la constatazione che Gesù era un ebreo: convinto dal fervore di Lew Grade e dall’enciclica di Paolo VI Nostra Aetate: “Lew non smise mai di sorprendermi per la sua appassionata devozione al progetto. Un progetto, come mi permisi di dirgli una volta, che, trattando della figura di Gesù, non era esattamente pane di tutti i giorni per un ebreo. “Non è vero!” mi aveva risposto vivacemente. “Gesù è nostro quanto è vostro, la sua storia è la nostra storia: l’abbiamo creato noi!”
Il Gesù di Zeffirelli è dunque per prima cosa un uomo del suo tempo, un ebreo nato in una terra occupata e dilaniata dai conflitti interni.
L’opera di Zeffirelli intendeva offrire secondo la produzione un affresco teso a distruggere "la mitologia del Cristo per fare di Gesù un vero uomo, non un personaggio di favola".
Le riprese e la ricerca delle ambientazioni
Le riprese per il Gesù di Nazarteh, che dureranno oltre nove mesi, saranno precedute da oltre un anno di sopralluoghi tra Israele e il Nord Africa. Ma fu in Marocco e in Tunisia che Zeffirelli riesce a individuare i luoghi del Vangelo.
Così è stato per Betlemme, ricreata a Tinghir in Marocco e, scovata quasi per caso, per Nazareth a Fertassa. Monastir poi offrì la sua torre di guardia alla Torre Antonia sede della guarnigione romana, il Golgota di fronte e l’imponente scenografia del tempio di Gerusalemme fu appoggiata sulle sue mura.
E poi Ouarzarate per il palazzo di Erode.
La scelta del cast
La difficile ricerca delle location si sommava alla difficile scelta del cast: “Nei Vangeli non c’è mai la descrizione ‘fisica’ dei personaggi”.
“All’inizio pensavamo di realizzare il programma con attori poco conosciuti, secondo il ragionevole timore che facce troppo note avrebbero portato con sé memorie di altri ruoli, magari non in linea col film su Gesù.[…] Ma finii col respingere anche questa tesi, non perché volessi riempire il mio film di divi, ma perché occorreva il meglio della professione. Volevo che ogni parte fosse affidata a un maestro riconosciuto del teatro e del cinema.”
Fu Laurence Olivier il primo a chiedere di partecipare alla grande produzione di Zeffirelli. A lui, vera autorità del mondo del teatro e del cinema, seguirono le più grandi star del momento, tutte ingaggiate con un cachet simbolico, uguale a quello del grande attore britannico, che con grande passione aveva accettato di interpretare il ruolo di Nicodemo.
| Attore | Personaggio |
|---|---|
| Robert Powell | Gesù |
| Laurence Olivier | Nicodemo |
| Anthony Quinn | Caifa |
| Peter Ustinov | Erode |
| Christopher Plummer | Erode Antipa |
| James Mason | Giuseppe di Arimatea |
| Michael York | Giovanni Battista |
| Ian Holm | Zerah |
| Cyril Cusack | Yehuda |
| Ernest Borgnine | Il centurione |
| Stacy Keach | Barabba |
| Anne Bankroft | Maddalena |
| Rod Steiger | Pilato |
| Ian McShane | Giuda |
| Claudia Cardinale | L’adultera |
| Valentina Cortese | Erodiade |
| Regina Bianchi | Anna |
| Marina Berti | Elisabetta |
| Maria Carta | Marta |
| Renato Rascel | Il cieco nato |
Olivia Hussey nel ruolo di Maria
Anche affidare il difficile ruolo di Maria non fu cosa facile. L’aiuto regista, oggi presidente della Fondazione Zeffirelli Pippo Zeffirelli, ebbe l’incarico di cercare quel volto classico e intenso che il Maestro voleva per il suo film sul Gesù di Nazareth.
Dopo tanti provini senza un esito soddisfacente, la scelta ricadde sulla giovanissima Olivia Hussey, la meravigliosa Giulietta di 10 anni prima. Agli straordinari truccatori italiani Franco Zeffirelli si affidò per invecchiarne il volto durante le scene finali del film.
La scelta di Robert Powell
Dopo aver scartato la candidatura di Al Pacino, Franco Zeffirelli sceglie Robert Powell che si era presentato per la parte di Giuda.
“Tra i molti provini che facevo quasi quotidianamente, chiamai a Roma per la difficile parte di Giuda un attore molto bravo che avevo visto in teatro a Londra, Robert Powell. Un tipetto abbastanza comune, ma con due occhi azzurri che mozzavano il fiato.
Pensai subito che sarebbe stato un Giuda interessante, ma il mio operatore, anche lui affascinato da quegli occhi, osservò: “Se Giuda ha questi occhi, che occhi dovrà avere Gesù?”… Lavorammo moltissimo per prepararlo: capelli lunghi, trucco, vesti, luci.
Quando era tutto pronto, e Powell ci stava già affascinando, chiamai una sarta per gli ultimi ritocchi al costume. La donna, che non aveva ancora visto Powell, se lo trovò davanti improvvisamente e, presa dalla commozione, cadde in ginocchio esclamando: “Signore!”. E si fece il segno della croce. Capimmo che avevamo trovato il “nostro Gesù”. FZ
La squadra artistica
A partire dai costumisti Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini e dallo scenografo Gianni Quaranta, Franco Zeffirelli è consapevole della fortunata combinazione di talenti che compone la sua équip:e
“Disponevamo di una magnifica équipe. Con molti lavoravo da anni, alcuni li avevo aiutati a farsi avanti quando erano giovani, e avevano fatto il loro tirocinio con me, ciascuno nel proprio campo.
Ma una persona, soprattutto, contribuì più di ogni altro per lasciare la sua impronta nel film: David Watkin, operatore e creatore delle luci. Perduto il mio operatore precedente, Armando Nannuzzi, che era andato a fare il regista, ebbi la fortuna di trovare David.
Fu lui a creare quell’atmosfera evocatrice dei dipinti degli antichi maestri, un’atmosfera di intensi e caldi colori colpiti da una luce improvvisa. Ogni scena diventava così un quadro d’autore, che accompagnava lo scandire della recitazione e del dramma.”
Le scenografie erano opera di Gianni Quaranta mentre i costumi sono dovuti a Marcel Escoffier e Enrico Sabbatini. Autore della musica è stato Maurice Jarre mentre la fotografia è firmata da Armando Nannuzzi e David Watkin.
La scena del Sinedrio
“I risultati migliori David li ottenne indubbiamente con le scene nel Tempio, quando il sinedrio si riunisce sotto Caifa per interrogare Cristo. Tra i tanti momenti memorabili del film, quello era per tutti il momento chiave dei nostri due anni di lavoro, per la statura dei divi che vi partecipavano: Anthony Quinn nei panni di Caifa, Olivier e James Mason tra i farisei.
Doveva essere anche una specie di prova del fuoco per Robert Powell, come se alla sbarra, di fronte a quella giuria di grandi attori, l’imputato fosse lui.”

La trama: dalla nascita alla fuga in Egitto
La nascita di Gesù
Il film apre con una panoramica su Nazareth, piccolo paese della Galilea ove inizia l'avventura umana di Gesù, Dalla sinagoga si passa all'umile casa di Maria, la fanciulla scelta da Dio per diventare la Madre di Gesù.
Tra la casa di Maria e l'incontro con Elisabetta, si frappone, come contrasto, uno stacco sulla reggia di Erode, segno del potere politico. Giuseppe, che dopo l'iniziale sgomento, ha accettato la volontà di Dio, accompagna Maria a Betlemme per eseguire l'ordine imperiale del censimento.
Qui il regista alterna con alcune sequenze la carovana dei Magi con quella in cui sono Giuseppe e Maria. La fede di Giuseppe emerge anche a Betlemme, là ove per loro non c'è posto.
La scena realistica e umanissima del parto alla grotta è arricchita dal dialogo di fede dei pastori e dai loro gesto di adorazione. Mentre Erode vede nel neonato un contendente e una minaccia, Gesù è portato al tempio per la circoncisione e l'imposizione del nome.
Un nome che ne definisce la missione, resa pubblica e solenne dall'incontro con il vecchio Simeone che riconosce nel bambino il Messia atteso dal popolo di Israele. Guidati dalla stella, arrivano i Magi, mentre Erode ordina la strage dei bambini di Betlemme.
Maria e Giuseppe, per difendere Gesù, fuggono in Egitto.
L’infanzia e il ritorno a Nazareth
Pochi mesi prima della nascita di Cristo in Giudea il re Erode il Grande ha un colloquio con i suoi cortigiani e ministri sul fatto che a Nazareth, secondo alcune voci, sarebbe imminente la nascita di un predicatore (Giovanni Battista) e di un Salvatore del Mondo (Gesù).
Il re non fa molto caso a queste false profezie, dato che il vero re del mondo è Augusto, imperatore di Roma e continua a banchettare. Ma in realtà a Nazareth il Signore aveva veramente manifestato a tutti la nascita di un vero Redentore dell'umanità e come segno manda l'Arcangelo Gabriele da una giovane popolana di nome Maria preannunciandole che partorirà presto un figlio sebbene non ingravidata da persona umana, mentre la parente Elisabetta genererà assieme al vecchio sacerdote Zaccaria, Giovanni.
Celebrato il matrimonio con il falegname Giuseppe, Maria si mette presto in viaggio per Betlemme dove partorirà in una grotta Cristo e lo venererà assieme a dei pastori, ai re Magi Baldassarre, Gasparre e Melchiorre e a un bue e a un asino.
Tuttavia la nascita non passa inosservata e re Erode viene a sapere della venuta al mondo del nuovo Messia. Così egli ordina che tutti i neonati del posto vengano uccisi; mentre si compie la carneficina la famiglia di Gesù fugge in Egitto.
Quando re Erode muore dopo pochi anni la fuga di Maria e Giuseppe, Gesù ritorna nella sua patria e impara le Sacre Scritture, dando grande capacità di conoscenza di fronte ai vecchi sacerdoti e scribi di Nazareth.
Giovanni Battista e l’inizio della missione
Ad un popolo che attende la liberazione dall'oppressione di Roma, Giovanni, il battezzatore, rivolge l'invito alla conversione e all'accoglienza del Messia, inviato da Dio.
Passati una ventina d'anni Gesù, sotto il regno di Erode, figlio del precedente morto per mano di Dio, incontra sulle rive del Giordano il cugino Giovanni Battista e gli chiede di essere battezzato come tutti gli altri peccatori, essendo su questa terra un normale uomo.
Il Battista viene arrestato, la sua missione è compiuta. Ora è Gesù che deve "crescere": nella sinagoga di Nazareth Gesù da inizio alla sua missione.
Accompagnato dai primi discepoli, egli compie i primi segni di liberazione: la guarigione dellindemoniato ne è un esempio, la chiamata di Giovanni e di Pietro, e la scena della pesca miracolosa presentano Gesù come colui che annuncia il Regno dei celi come vera scelta di libertà.
La predicazione, i miracoli e la chiamata dei discepoli
L'incontro con Matteo in casa di Pietro, la guarigione del paralitico, l'ospitalità presso la casa di Matteo il pubblicano, offrono al regista significative occasioni per presentare Gesù come il vero liberatore.
In un clima di comunione conviviale, attorniato da "peccatori", il Maestro racconta il capolavoro delle parabole, la parabola del figlio prodigo. Il racconto dell'amore del Padre tocca il cuore di Pietro e di Matteo.
Da lì in poi Gesù di Nazareth compirà molti miracoli, affiancato dai discepoli Simon Pietro, Andrea, Simone lo Zelota, Filippo, Giacomo, Matteo, Giacomo di Alfeo, Giuda di Giacomo, Bartolomeo, Tommaso e Giovanni.
I più ricordati sono la tramutazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, guarigioni e risanamenti di vari malati e moribondi, la peregrinazione di Gesù nel deserto tentato dal diavolo e la risurrezione di Lazzaro di Betania.
Il maestro chiama
Mentre Gesù sta predicando alla gente, Giairo si fa avanti per chiedere la guarigione della sua bambina. Il miracolo mette in subbuglio la mente e i ragionamenti di Tommaso che discute con gli amici sull'opportunità di seguire il Maestro.
La gioia della casa di Giairo per la guarigione della figlia è messa in contrapposizione con la festa ben diversa della reggia di Erode ove si decide la decapitazione del Battista. Sulla sua tomba nasce in Giuda il desiderio di essere accolto da Gesù come suo discepolo.
Gesù è sempre più circondato da poveri, malati, quelli che contano meno. Fra loro è presente anche la Maddalena, una peccatrice disprezzata ed emarginata.
La guarigione di un cieco e il miracolo della moltiplicazione dei pani suscitano nei presenti reazioni diverse. Il film si ferma in particolare sulla Maddalena, ormai toccata nel suo intimo e trasformata dall'amore.
In casa di Simone il fariseo, mentre si discute sulla legge e ci si interroga su chi è il prossimo, l'atteggiamento di Gesù verso la Maddalena rivela l'amore preferenziale di Dio per i peccatori.
Le Beatitudini e la risurrezione di Lazzaro
Circondato dai suoi discepoli, Gesù li ammaestra prima di inviarli in missione. Un incontro con la Madre, mentre nella reggia di Erode si sta tramando l'uccisione del Messia, diventa un chiaro preludio al dramma della croce.
Dall'annuncio della passione si passa all'annuncio delle Beatitudini, seguito dalla risurrezione di Lazzaro, segno evidente che le Beatitudini sono già in atto.
La solenne processione al tempio apre l'ultima settimana di Gesù, la celebrazione della Pasqua ebraica. L'incontro con Barabba mette in piena luce che Gesù non è il Messia politico e potente, come sogna Giuda, ma il Messia proclamato nel canto dell'Osanna dei bimbi innocenti.
Nel tempio avviene l'ultimo e decisivo confronto di Gesù con il giudaismo: la novità del suo insegnamento, l'amore per i nemici, il perdono gratuito diventano i segni distintivi di novità.
La guarigione del cieco si contrappone con la cecità e l'incredulità dei capi religiosi del popolo.
Il complotto, l’Ultima Cena e il processo
I capi religiosi del popolo decidono la morte di Gesù. Il film inserisce le figure di Giuseppe d'Arimatea e di Nicodemo i quali ne prendono le difese.
Per Calia il cuore della questione è di ordine teologico: Gesù merita la condanna perché si è proclamato Figlio di Dio, mentre per Zerah il problema è soprattutto politico.
Dal Sinedrio la scena si sposta nel Cenacolo: là Gesù sta celebrando la Pasqua con gli Apostoli. Mentre Gesù prega nell'orto del Getsemani, viene arrestato e processato dal tribunale religioso.
Pietro rinnega Gesù, ma l'amore per il Maestro e la fiducia in lui lo conducono al pentimento, mentre la disperazione porta Giuda al suicidio.
Verso i suoi 33 anni, Gesù comincia a essere malvisto dai sacerdoti ebrei, dato che lui dichiara di essere il figlio di Dio, cosa inaccettabile per le loro leggi; inoltre i pretori e i governatori romani cominciano a perdere il controllo della situazione in Giudea.
Così, dopo aver celebrato l'Ultima Cena, Gesù viene catturato dai messi del Gran Sacerdote, mandati sul posto dal traditore Giuda Iscariota, e successivamente condotto dal governatore Ponzio Pilato per essere condannato.
La condanna, la crocifissione e la risurrezione
Davanti a Pilato stanno Barabba e Gesù: le accuse politiche, avanzate soprattutto da Zerah, si concludono con la condanna del Nazareno ai terribili colpi di flagello e alla corona di spine.
Tuttavia egli, non conoscendo le religioni del posto, non trova in Gesù alcun peccato e lo affida alla giustizia del popolo e dei sacerdoti che lo condannano a essere crocifisso, dopo averlo fatto frustare, al posto dell'assassino Barabba.
Gesù, rivestito di un manto rosso e coronato di spine, viene presentato alla folla, in ballottaggio con Barabba. La manipolazione dei capi fa cadere la scelta di libertà su Barabba.
Gesù, caricato della croce, si avvia al Calvario, mentre una donna gli asciuga il volto insanguinato. Gesù assieme a due ladroni viene crocifisso dopo aver sopportato un lungo percorso a piedi, dal tribunale alla collina scelta per la crocifissione, il Golgota, portando sulle spalle la sua croce e sopportando il dolore atroce delle frustate dei soldati, degli scherni della folla e della corona di spine sul capo.
Il film. fissa le scene della crocifissione, del pianto di Maria, delle ultime parole di Gesù e della sua sepoltura. Gesù muore dopo una lunga agonia, ma resusciterà tre giorni dopo, apparendo prima a Maria Maddalena e poi agli Apostoli ai quali affida l'annuncio del Vangelo, per poi salire definitivamente in Cielo, alla destra del Padre.
La crocifissione nei ricordi di Zeffirelli
Spesso Franco Zeffirelli si ispira ai propri giovanili ricordi per costruire le scene dei suoi film. Così, come Gesù viene giustiziato dall’occupatore crudele e carnefice, così tantissimi amici e compagni partigiani furono ingiustamente uccisi durante l’occupazione nazista che Zeffirelli visse da partigiano a partire dal 1943.
“Quando girai la scena della crocifissione nel mio Gesù, mi ritornò nel cuore l’orrore di quella mattina [dopo una rappresaglia nazista]: una madre prostrata al suolo che piangeva il figlio morto, appeso come un Cristo al legno di un albero, con i soldati tedeschi che marciavano implacabili come centurioni romani.”
Il sepolcro vuoto e il pane spezzato
Le parole di Nicodemo, che proclama la profezia di Isaia, interpretano la morte di Cristo come salvezza di tutti gli uomini. A Maria Maddalena, che con le sorelle di Lazzaro corre al sepolcro al mattino presto, un giovane annuncia la risurrezione.
L'obiettivo ritorna nel Cenacolo: fede e incredulità tra gli Apostoli impauriti all'annuncio della Maddalena. Mentre Zerah. va al sepolcro per verificare l'accaduto, Gesù spezza il pane con gli Apostoli, segno della presenza viva del Risorto e della presenza Eucaristica.
Gesù di Nazareth - Resurrezione
Stile, realismo e dimensione kolossal
L'acclamata opera del grande Franco Zeffirelli, che ritrae la vita di Cristo, ha riscosso consensi in tutto il mondo confondendo i critici con la sua impressionante maestosità, il suo realismo e l'accuratezza sia storica che religiosa.
Un'epica produzione che si avvale di un cast di prestigio internazionale tra cui: Robert Powell (nei panni di Gesù), Anne Brancoft, Ernest Borgnine, Claudia Cardinale, Valentina Cortese, James Mason, Laurence Olivier, Donald Pleasance, Christopher Plummer, Anthony Quinn, Rod Steiger, Peter Ustinov e Michael York.
Un ritratto irresistibile che parte dalla nascita, attraversa la gioventù, il battesimo, i miracoli, per culminare con la morte e resurrezione della figura chiave del Cristianesimo.
Una lavorazione durata quattro anni per realizzare quello che a pieno titolo può essere considerato un vero kolossal, riconosciuto tale dalla critica internazionale ed acclamato persino dai leader religiosi di tutto il mondo per la sua sensibilità, la sua passione e la sua religiosità.
Sebbene sia rubricato dalla critica televisiva e dalla stessa Enciclopedia della televisione come sceneggiato, l'opera televisiva di Zeffirelli fa da spartiacque fra il tradizionale format televisivo fino ad allora adottato dalla televisione pubblica italiana e le successive megaproduzioni in stile kolossal che avrebbero contraddistinto la produzione del genere nei decenni successivi.
Nello sceneggiato viene fatto ampio ricorso a scene di massa con un numero notevole di comparse ed un equilibrio di genere più cinematografico che televisivo in termini di riprese in interni ed in esterni.
La co-produzione con la britannica ITC consentì l'impiego di un cast internazionale di alto livello che prevedeva l'impiego di attori molto conosciuti tanto in ambito cinematografico che televisivo.
Le differenze rispetto al testo evangelico
La vita di Gesù, tratta dal Vangelo e da alcuni racconti apocrifi.
Nella scena del Magnificat, si è scelto di non far pronunciare a Maria le parole più forti del testo, rivolte contro i potenti e i ricchi:
« ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. »
Pino Colizzi oltre a doppiare il protagonista Powell, interpreta anche il personaggio di Jobab, doppiato da Cesare Barbetti