Il tabernacolo del Galluzzo al quale si riferiscono le opere di Mariotto di Nardo era un complesso a sportelli, oggi smembrato e conservato in sedi diverse. Della struttura facevano parte l’Incoronazione della Vergine, pervenuta dalla Certosa del Galluzzo alla Galleria dell’Accademia di Firenze, e due sportelli con l’Angelo annunziante e la Vergine Annunziata, datati intorno al 1420.
La tavola con l’Incoronazione della Vergine era originariamente elemento centrale di un polittico o di un tabernacolo a sportelli. L’opera è pervenuta di recente dalla Certosa del Galluzzo a Firenze ed è attualmente esposta alla mostra “Nuove acquisizioni 2016-2018”.
La provenienza dalla Certosa del Galluzzo
La Certosa del Galluzzo, a Firenze, è legata alla storia di diverse opere del primo Quattrocento fiorentino, alcune delle quali furono conservate a lungo nei suoi ambienti prima di entrare in collezioni museali. Fino al 2016, presso la Certosa di Firenze era conservata l’Incoronazione della Vergine di Mariotto di Nardo assieme ad altre due opere esposte nella stessa mostra: la SS. Trinità del Maestro del 1419 e la Madonna con Bambino e santi di Bicci di Lorenzo.
La Galleria dell’Accademia ha presentato queste opere nell’ambito di “Nuove Acquisizioni 2016-2018”, una mostra dedicata ai lavori confluiti negli ultimissimi anni nelle sue collezioni permanenti. Si tratta di opere «acquistate, restaurate, salvate da sicura dispersione e restituite al patrimonio statale», come afferma la direttrice Cecilie Hollberg.
Le opere hanno spesso una storia travagliata, perché furono smembrate, disperse, esportate illegalmente all’estero e confiscate solo dopo l’accurato lavoro investigativo del Reparto Operativo del Comando Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Alcune di queste sono una vera e propria scoperta: mai esposte, sono visibili al pubblico per la prima volta.

Mariotto di Nardo e il linguaggio del tabernacolo
Mariotto di Nardo è un pittore fiorentino documentato dal 1388 al 1424. La raffigurazione esprime il gusto neo-trecentesco che caratterizza tutta la lunga carriera del pittore fiorentino; al tempo stesso, i colori accesi, impreziositi in alcune parti da una stesura cangiante, indicano il riflesso esercitato su Mariotto della cultura tardogotica.
L’intervento di restauro ha restituito un’opera di grande qualità di questo prolifico artista fiorentino, che fino alla morte avvenuta nel 1424 incontrò grande apprezzamento da parte dei committenti, a Firenze e in Toscana. La combinazione tra il fondo prezioso, la brillantezza cromatica e la raffinatezza della superficie dipinta colloca l’opera nel passaggio tra la tradizione trecentesca e le novità del Gotico internazionale.
Le opere che ricostruiscono il complesso originario
Tra le opere presentate dalla Galleria dell’Accademia figuravano due frammenti di una pala d’altare di Mariotto di Nardo, pittore del Trecento fiorentino. Raffigurano rispettivamente i santi Giovanni Battista e san Nicola da Bari e sant’Antonio Abate e Giuliano.
Rintracciati nel 2017 durante la XXX Biennale Nazionale di Firenze, i due frammenti furono esposti per la prima volta assieme a due semilunette, anch’esse recentemente acquistate, appartenenti alla stessa opera e raffiguranti l’Angelo annunciante e la Vergine annunciata.
| Elemento | Attribuzione | Tecnica e datazione | Provenienza o collocazione indicata |
|---|---|---|---|
| Incoronazione della Vergine | Mariotto di Nardo | Tempera su tavola, 1420-1424 | Pervenuta nel 2016 dalla Certosa del Galluzzo |
| Angelo annunziante | Mariotto di Nardo | Tempera su tavola, circa 1420 | Semilunetta appartenente alla stessa opera |
| Vergine Annunziata | Mariotto di Nardo | Tempera su tavola, circa 1420 | Semilunetta appartenente alla stessa opera |
| San Giovanni Battista e san Nicola da Bari | Mariotto di Nardo | Frammento di pala d’altare | Rintracciato nel 2017 |
| Sant’Antonio Abate e Giuliano | Mariotto di Nardo | Frammento di pala d’altare | Rintracciato nel 2017 |
L’Incoronazione della Vergine
L’Incoronazione della Vergine di Mariotto di Nardo è una tempera su tavola datata tra il 1420 e il 1424. La tavola era originariamente elemento centrale di un polittico o di un tabernacolo a sportelli.
Nel soggetto dell’Incoronazione, la Vergine è celebrata nel momento della sua esaltazione celeste, mentre la presenza degli angeli contribuisce alla dimensione solenne e liturgica della composizione. Il particolare degli angeli mostra la cura dedicata dall’artista alla resa dei dettagli e alla preziosità della superficie pittorica.
Mariotto di Nardo mantiene un linguaggio legato al gusto neo-trecentesco, riconoscibile nella costruzione della scena sacra e nella persistenza di formule elaborate nel secolo precedente. Al tempo stesso, i colori accesi e la stesura cangiante rivelano il riflesso della cultura tardogotica, che arricchisce la composizione con effetti di eleganza e luminosità.

Gli sportelli con l’Annunciazione
I due sportelli del tabernacolo raffigurano l’Angelo annunziante e la Vergine Annunziata. Le due figure appartengono alla stessa opera dell’Incoronazione della Vergine e contribuivano a definire l’assetto visivo e devozionale del complesso.
La presenza degli sportelli chiarisce la funzione originaria dell’opera: non si trattava soltanto di una tavola isolata, ma di una struttura destinata a racchiudere e valorizzare un’immagine sacra centrale. L’Annunciazione, disposta ai lati dell’elemento principale, introduceva il tema dell’incarnazione e stabiliva un rapporto diretto con la celebrazione della Vergine.
Le due semilunette furono recentemente acquistate e presentate insieme ai frammenti della pala. La loro riunione espositiva permette di riconoscere i rapporti iconografici e stilistici tra le diverse parti, anche se il complesso non conserva più integralmente la configurazione originaria.
Il restauro e la valorizzazione museale
La Galleria dell’Accademia di Firenze ha dedicato all’Incoronazione della Vergine un incontro del ciclo di conferenze “Recenti restauri”, pensato per raccontare al pubblico i recenti interventi di restauro sulle opere in collezione del museo.
Il primo incontro, lunedì 20 maggio, è stato dedicato alla presentazione dell’intervento conservativo sulla tavola raffigurante l’Incoronazione della Vergine di Mariotto di Nardo. La presentazione è stata affidata ad Angelo Tartuferi, Curatore del Dipartimento scientifico della Galleria dell’Accademia di Firenze, e ai restauratori Elisabetta Codognato e Ottaviano Caruso.
Il restauro ha restituito un’opera di grande qualità e ha permesso di valorizzare la brillantezza dei colori, la ricchezza degli effetti di superficie e la qualità della pittura. La presentazione pubblica dell’intervento ha inoltre contribuito a chiarire il rapporto tra la tavola proveniente dal Galluzzo e le altre parti riconducibili allo stesso complesso.
La mostra “Nuove Acquisizioni 2016-2018”
“Nuove Acquisizioni 2016-2018” è stata un’originale proposta della Galleria dell’Accademia, che ha deciso di esporre alcuni dei lavori confluiti negli ultimissimi anni nelle sue collezioni permanenti. La mostra si è svolta dal 22 gennaio al 5 maggio 2019 ed è stata prorogata fino al 9 giugno 2019.
La rassegna ha riunito opere acquistate, recuperate o provenienti da istituzioni e luoghi diversi. Accanto alla tavola di Mariotto di Nardo erano esposte la SS. Trinità del Maestro del 1419, pervenuta nel 2016 dalla Certosa del Galluzzo, e la Madonna con Bambino e santi di Bicci di Lorenzo.
Appartengono al Trecento fiorentino anche i Due santi di Niccolò di Pietro Gerini, recuperati in Svizzera assieme alla Madonna dell’Umiltà celeste del Maestro della cappella Bracciolini. Era inoltre presente il busto del drammaturgo Giovan Battista Niccolini, preziosa scultura di Lorenzo Bartolini.
Il contesto della Certosa e le opere del Quattrocento fiorentino
La Certosa del Galluzzo costituisce un importante punto di riferimento per la storia della pittura fiorentina tra Trecento e Quattrocento. Il deposito presso la certosa di opere poi entrate nelle collezioni museali ha inciso sulla loro fortuna critica e, in alcuni casi, ha favorito l’attribuzione impropria di un complesso o di una singola opera al luogo di conservazione.
Un caso analogo riguarda i pannelli laterali del trittico francescano di Beato Angelico, lasciati a lungo in deposito presso la certosa del Galluzzo, facendo guadagnare all’opera il nome improprio di Trittico della certosa. Questo dato mostra come la permanenza di un’opera in un determinato luogo possa influenzarne la denominazione, anche quando il luogo non coincide con la sede originaria della commissione.
La storia della tavola di Mariotto di Nardo si inserisce quindi in una vicenda più ampia di trasferimenti, conservazione, dispersione e ricomposizione delle opere d’arte fiorentine. La provenienza dal Galluzzo è essenziale per ricostruire la storia moderna dell’opera, mentre l’analisi degli sportelli e dei frammenti permette di avvicinarsi alla struttura originaria del tabernacolo.
La chiesa di Santa Lucia al Galluzzo
Nel territorio del Galluzzo è censita la chiesa di Santa Lucia al Galluzzo. La chiesa appartiene alla Regione Ecclesiastica Toscana, alla Diocesi di Firenze e alla Parrocchia dei Santi Giuseppe e Lucia al Galluzzo.
La chiesa si trova a Galluzzo, Firenze. La sua presenza contribuisce a definire il contesto ecclesiastico del territorio nel quale si trova la Certosa del Galluzzo e nel quale furono conservate opere di arte sacra fiorentina.
Il rapporto con i tabernacoli fiorentini
Già gli antichi romani collocavano lungo le strade tempietti con immagini sacre protettrici della casa e dei viandanti. Con l’avvento del Cristianesimo, a partire dal Duecento, la città di Firenze cominciò a riempirsi di immagini sacre, poste agli angoli delle strade, sulle case, sulle botteghe e sugli edifici pubblici.
Queste immagini erano un segno tangibile della propria adesione alla lotta dei frati domenicani contro gli eretici patarini. Il tabernacolo di Mariotto di Nardo appartiene però a una diversa tipologia: non è un’immagine stradale, ma un complesso dipinto destinato a uno spazio ecclesiastico e organizzato intorno a una tavola centrale con sportelli laterali.
Il confronto con la tradizione dei tabernacoli fiorentini aiuta comunque a comprendere la continuità della devozione per le immagini sacre nella città e nel territorio. La forma del tabernacolo, nelle sue diverse destinazioni, stabilisce un rapporto tra protezione, preghiera, memoria e presentazione visiva dell’immagine religiosa.
Dati essenziali dell’opera
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Artista | Mariotto di Nardo |
| Attività documentata | 1388-1424 |
| Titolo | Incoronazione della Vergine |
| Tecnica | Tempera su tavola |
| Datazione | 1420-1424 |
| Funzione originaria | Elemento centrale di un polittico o di un tabernacolo a sportelli |
| Provenienza | Certosa del Galluzzo a Firenze |
| Sportelli collegati | Angelo annunziante e Vergine Annunziata |
| Sede di valorizzazione | Galleria dell’Accademia di Firenze |
| Mostra di riferimento | Nuove acquisizioni 2016-2018 |
Perché il tabernacolo del Galluzzo è importante
Il tabernacolo di Mariotto di Nardo è importante perché conserva la traccia di un complesso figurativo più ampio, oggi ricostruibile attraverso la tavola centrale, gli sportelli dell’Annunciazione e i frammenti della pala. La provenienza dalla Certosa del Galluzzo documenta una fase significativa della storia conservativa dell’opera.
L’Incoronazione della Vergine permette inoltre di osservare il carattere originale della pittura di Mariotto di Nardo, fondata sul gusto neo-trecentesco e arricchita dagli effetti della cultura tardogotica. La luminosità dei colori, la stesura cangiante e la qualità degli angeli sono elementi decisivi per comprendere il valore dell’opera.
La presentazione nella Galleria dell’Accademia e il restauro hanno reso possibile una nuova lettura del dipinto, non soltanto come tavola isolata, ma come parte di una struttura destinata alla devozione e alla liturgia. La storia del tabernacolo collega così la Certosa del Galluzzo, la tutela del patrimonio e la ricostruzione museale della pittura fiorentina tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento.
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