Riesi, l’antica città di Altariva tra storia, miniere e tradizioni

Riesi è un comune del libero consorzio comunale di Caltanissetta, nel cuore della Sicilia centro-meridionale. La storia ufficiale dell’abitato risale al 13 agosto 1647, quando iniziò il processo di formazione del paese, che in seguito fu chiamato anche Altariva prima di tornare definitivamente al nome Riesi.

Il territorio conserva una forte identità legata all’attività agricola e, soprattutto, alla tradizione estrattiva dello zolfo. Riesi offre quindi un itinerario che unisce storia urbana, patrimonio minerario e cultura del territorio siciliano.

Panorama storico di Riesi in Sicilia

Perché Riesi fu chiamata Altariva

Il paese fu fondato nel 1647 dal Barone Pietro Altariva anche se ha origini greche. Inizialmente si chiamava Altariva proprio dal nome del Barone che lo fondò e solo nel Settecente venne denominato Riesi.

La storia ufficiale dell’abitato risale al 13 agosto 1647, quando iniziò il processo di formazione del paese, che in seguito fu chiamato anche Altariva prima di tornare definitivamente al nome Riesi. Dal 13 agosto 1647, inizia la storia ufficiale del paese che si chiamo RIESI e che, dopo la morte del fondatore, in suo onore si chiamò ALTARIVA, per tornare col tempo a chiamarsi definitivamente RIESI.

La rinascita di Riesi maturò in età moderna. Nel 1513 Ferdinando II d’Aragona concesse a Giovanni Rojs de Calcina la facoltà di popolare la baronia di Riesi e Cipolla, ma il progetto rimase a lungo incompiuto.

La fondazione ufficiale dell’abitato risale al 13 agosto 1647, quando, grazie all’iniziativa di Cristoforo Benenati, il feudo cominciò a trasformarsi in una comunità organizzata. Dopo la morte del fondatore, il paese fu chiamato per un periodo Altariva, prima di recuperare definitivamente il nome Riesi.

Le origini più antiche del territorio

La storia di Riesi affonda le radici in un territorio abitato fin dall’antichità, tra le colline e le contrade dell’altopiano nisseno. Necropoli, villaggi e reperti rinvenuti nelle aree di Costa di Mandorle, Porco Spino, Birrigiolo e Spampanato documentano la presenza di comunità risalenti all’età del rame, seguite dagli insediamenti dei Sicani e dei Siculi.

Prima che Omero cantasse la triste sorte di Troia, prima della fondazione di Siracusa e di Roma, che avvenne rispettivamente nel 733 e nel 750 a.C., tra lecontrade di Costa di Mandorle, Porco Spino, Birrigiolo, Pantano e Sanguisuga e le colline di Monte Stornello, alcuni uomini si erano insediati nella zona e nel territorio che, con l'arternarsi dei secoli, prenderà nomi diversida Reiz a Rahalmet, da Ries a Riesum, ad Altarriva ed ancora, in modo definitivo Riesi.

Durante l'età del rame, ai tempi dei Siculi (abitanti della Sicilia orientale) e dei Sicani (abitanti della Sicilia occidentale) vennero create delle necropoli nelle contradeCosta di Mandorle, Porco Spino, Birrigiolo e Strazzo ed un villaggio in c.da Spampanato, così come è stato dimostrato da molti reperti ritrovati dal 1820 al 1971.

Durante l'età greca, sotto l'influenza di Gela, vennero costruite delle fattorie nelle contrade Spampinato, Canale e Montagna Veronica. In epoca greca il territorio entrò nell’orbita di Gela, mentre durante la dominazione romana si svilupparono fattorie e possedimenti agricoli collegati agli itinerari della Sicilia interna.

Durante l'età romana, una delle fattorie sopra indicata divenne un "praedium" dell'itinerario Catania-Agrigentum ed agliagglomerati venne dato il nome di "Resa" o "Riesa" (Terre abbandonate).

Rahal-Met, Riez e i nomi del territorio

Durante l'età araba le varie fattorie formarono un casale di nome "Rahal-Met" (Casale abbandonato). Nel Medioevo, il paesaggio rurale fu indicato con nomi diversi, tra cui Rahal-Met e Riez, fino alla scomparsa del casale alla fine del Duecento.

Nell'età normanna (1076-1266) il nome del casale "Rahal-Met" scompare davanti a quello che indica la terra ed il feudo in genere: RIESES, terre abbandonate, incluse nel territorio di ANAOR (Piazza), aggregatealla Chiesa di BUTERA.

Durante l'etàdegli Angioini e del vespro Siciliano (1282) il nome dei feudi di RIESES cambia in RIEZ (vecchio francese), quindi in RIEZI, RIESIUM. Dopo aver seguito il villaggio durante l'epoca arcaica, sicula-sicana, greco-romana ed araba, le notizie sulla sua esistenza si perdono alla fine del 1200.

Nel 1296 si rileva che il casale non esiste più; le uniche indicazioni riscontrabili nel Ruolo di Muscia evidenziano la presenza dei feudi, incolti o no, di una terra RIEZ-RIESIS che significava appunto terra inculta. Dunque si trattava di un feudo disabitato, scomparso, distrutto il villaggio, non vi era forma diabitazione alcuna.

Il feudo prima della fondazione del paese

Per lungo tempo rimase un’area di feudi e terre coltivate, priva di un centro abitato stabile. Alcuni storiografi riportano che dal 1296 al 1500 rimase un piccolo borgo di agricoltori, per lo più stagionali e che passò di mano in mano, dagli Aragona alle famiglie Moac e Ventimiglia.

Quando i coloni se ne andarono, lasciarono il villaggio disabitato e alla mercè dei briganti. Nel 1500 la Baronia di Riesi e Cipolla contava nove feudi: Cipolla Soprana, Cipolla Sottana, Calamuxini, Ficuzza, Solfara Soprana, Solfara Sottana, Spampanato, Castellazzo,Fagotto.

L'11 settembre 1513 il Re Ferdinando II d'Aragona, detto il Cattolico, concesse a Giovanni Rojs de Calcina suo segretario e consigliere, edalla moglie Giovanna, il "mero e misto imperio" e la licenza difar abitaree popolare la baronia di Riesi e Cipolla.

Sino al 1647 la baronia di Riesi non ebbe popolazione anche se i feudi non furono chiusi da una muraglia impenetrabile, la gente, infatti, vi accedeva per la coltivazione delle terre, la baronia veniva gabellata, i gabellati la coltivavano, la cedevano in affitto, davano le terre a terraggio e a borgesato, vendevano l'erba.

Tutto ciò portava necessariamente la presenza di un certo numero din persone nella baronia, non ai fini di prendervi stabile dimora, ma solo per un pò di tempo, saltuariamente, per lavorarvi e sorvegliare i lavori pertinenti alla coltura.

La fondazione del 1647

Sin dal 1634 Pietro Altarriva aveva manifestato il proposito di fabbricare una nuova Terra vicino la chiesa già esistente ma, sia perché abitava in Spagna, sia perché non aveva trovato la persona adatta, ne aveva postergato la realizzazione.

Nel 1636 viene nominato Amministratore della Baronia Pietro Gil de Savalzache prende dimora a caltanissetta e in diverse occasioni si serve, nella stipula degli atti, di un sostituto D.Cristoforo Benenati, Barone della cannamela, nobile mercante genovese, attivo intraprendente, che fu il vero artefice della nascita di Riesi.

Egli deve ritenersi come l'ispiratore e l'esecutore vero dell'attuazione del privilegio di popolare i feudi di Riesi. Pietro Gilò rimase solo due anni a Caltanissetta, quindi il Benenati nel 1638 viene nominato Procuratore Generale della Baronia.

Finché arrivò Altariva che, avendo ottenuto la licentia, tentò di ripopolarla nel 1647 nell’attuale quartiere Spatazza, dove uno sparuto gruppo di Rijesini misero su alcuni pagliara, ai piedi del monte Veronica.

Ma il tentativo fallì e il paese si spopolò di nuovo. La sua storia ufficiale iniziò comunque il 13 agosto del 1647 con l’attuale toponimo, che cambiò in Altariva dopo la morte del suo fondatore e che mantenne fino al 1700, anno in cui una volta e per tutte tornò a chiamarsi Riesi.

Riesi e la tradizione dello zolfo

Il territorio conserva una forte identità legata all’attività agricola e, soprattutto, alla tradizione estrattiva dello zolfo. Tra Ottocento e Novecento, il destino della comunità fu segnato soprattutto dall’estrazione dello zolfo.

Il paese cominciò a rialzarsi però solo un secolo dopo, intorno al 1730, con la prima rudimentale attività estrattiva delle solfatare Trabia Tallarita. Quasi un secolo dopo, nel 1823, si estraevano già, ogni giorno, tonnellate di roccia zolfiera.

La miniera Trabia-Tallarita, estesa tra Riesi e Sommatino lungo il fiume Salso, divenne uno dei principali poli minerari dell’isola: richiamò manodopera, favorì innovazioni tecniche e lasciò una forte impronta sociale e paesaggistica, ma fu anche teatro di tragici incidenti.

Arrivarono lavoratori da tutta l’isola e fu costruito un villaggio, per 300 dipendenti e le loro famiglie, e tutto quello che serviva: la stazione dei carabinieri, l’ufficio postale, una cappella e uno spaccio.

Miniera Trabia Tallarita archeologia industriale

La tragedia della miniera e la chiusura del 1975

Ma nel 1957 accadde una tragedia, un’esplosione di grisou fece franare un pozzo e molti solfatari persero la vita. La crisi dell’industria solfifera e la chiusura definitiva del complesso nel 1975 aprirono una fase difficile, accompagnata dall’emigrazione e dalla ricerca di nuove opportunità.

La miniera chiuse i battenti nel 1975 assieme a tutti gli altri giacimenti siciliani e Riesi tornò ad essere un paese fantasma. Noto anche come il “paese degli zolfatari”, per via dell’antica attività di estrazione mineraria dello zolfo, Riesi commemora questo faticoso mestiere col Monumento allo Zolfataro.

Il monumento è opera dello scultore riesino Onofrio La Leggia che raffigura i minatori intenti a spingere vagoni carichi di pesante minerale solfifero. In Viale Luigi Einaudi, l’opera in bronzo di Onofrio La Leggia ricorda la fatica dei lavoratori delle solfare attraverso la rappresentazione di minatori e vagoni carichi di zolfo.

Il Complesso minerario Trabia-Tallarita

Questa memoria è raccontata dal Complesso minerario di Trabia-Tallarita, situato tra Riesi e Sommatino lungo il fiume Salso: l’area, oggi valorizzata come sito di archeologia industriale, comprende l’ex centrale elettrica Palladio e spazi museali dedicati alla vita dei minatori.

Quel che resta degli impianti e delle Miniere Trabia-Tallarita lo si può visitare nei dintorni del paese, in direzione di Sommatino (il Comune vicino), mentre l’interessante Museo delle Solfare, che ricostruisce la filiera e gli aspetti socio-economici dell’attività, trova posto nell’ex centrale elettrica Palladio.

Una nuova vita per Riesi, suggellata nel 2000 con un’intervento di recupero della memoria nei seimila metri quadrati della miniera Trabia Tallarita. Acquistata dalla Regione, tutta l’area si è trasformata in un grande parco di archeologia industriale, capace di far rivivere un passato che ha avuto un ruolo centrale non solo nella vita di tanti solfatari e nella rinascita di Riesi, ma anche nella letteratura siciliana, da Pirandello a Sciascia.

Particolarmente suggestivi sono i resti delle infrastrutture di lavorazione, la lunga catena dei forni Gill e i macchinari originali ancora ben conservati. Ma anche, l’esposizione di iconografie, il museo multimediale e le istallazioni di artisti contemporanei, che raccontano la vita degli uomini e dei tanti carusi (ragazzi) che lavorarono semi nudi per le alte temperature a decine di metri di profondità.

Le Grotte di Riesi e le testimonianze preistoriche

Il giro nei dintorni di Riesi offre altre sorprendenti scoperte, a partire dal suggestivo sito rupestre noto come “Grotte di Riesi”: si tratta di una tipica necropoli a grotticelle sicule, importante testimonianza della frequentazione preistorica del territorio.

Le aree di Costa di Mandorle, Porco Spino, Birrigiolo e Spampanato documentano una presenza umana molto antica e collegano il paesaggio di Riesi alle diverse fasi della preistoria e della storia siciliana.

Grotte di Riesi necropoli sicula

Le chiese e il centro storico

Da vedere la Chiesa Madre, la Chiesa del SS Crocifisso, la Chiesa di Maria SS del Rosario, la Chiesa di San Giuseppe e il Monumento allo zolfataio.

Nel centro abitato, tra i principali luoghi di interesse figura la Chiesa Madre Maria Santissima della Catena, importante punto di riferimento religioso e storico per la comunità locale.

Chiesa Maria Santissima della Catena

Chiesa Maria Ss. Della Catena (Chiesa Madre): situata in Piazza Garibaldi, è la chiesa madre di Riesi e custodisce l’immagine sacra della Madonna della Catena, venerata dalla comunità locale.

Passeggiando, invece, per le vie del centro storico, ammiriamo una serie di scorci ed edifici simbolo, come la scenografica scalinata in pietra che conduce alla Chiesa di San Giuseppe, la Chiesa della Madonna della Catena (XVII secolo), dedicata alla patrona, e Piazza D’Antona, col monumento all’omonimo senatore.

Chiesa del Santissimo Crocifisso

Chiesa del Santissimo Crocifisso: è una delle più antiche chiese del centro storico di Riesi, costruita nel 1744 e legata alle celebrazioni della Settimana Santa e alle processioni dell’Ecce Homo e di San Giovanni.

Chiesa di San Giuseppe

Chiesa di San Giuseppe: situata in Via Salita San Giuseppe, fu costruita tra il 1836 e il 1837 grazie alla confraternita intitolata al santo e a un finanziamento privato.

Chiesa di Maria Santissima del Rosario

Chiesa Maria Ss. Del Rosario: edificata nel 1775 in Via Roma, presenta un prospetto barocco, un campanile arabeggiante e una navata unica con volta a cassettoni.

Chiesa di San Giovanni Bosco

Chiesa San Giovanni Bosco: si trova in Viale Don Bosco ed è un moderno luogo di culto dedicato al santo fondatore dei Salesiani, con funzioni religiose, attività educative e iniziative rivolte ai giovani.

Chiesa evangelico-valdese

Chiesa evangelico-valdese: il tempio valdese di Riesi, fondato nel 1898, testimonia la presenza storica della comunità evangelica nella città e la sua particolare identità religiosa.

Il Villaggio Monte degli Ulivi

Un altro luogo da visitare è il complesso del Monte degli Ulivi, di proprietà della Chiesa Valdese: progettato negli anni Sessanta dall’architetto Leonardo Ricci, questo complesso edilizio rappresenta ancora oggi uno degli interventi più originali di architettura contemporanea in Sicilia.

Villaggio Monte degli Ulivi: complesso architettonico del Servizio Cristiano progettato da Leonardo Ricci tra il 1962 e il 1968, realizzato su una collina di Riesi integrando gli edifici nel paesaggio e nell’uliveto preesistente.

Continuando con il villaggio Monte degli Ulivi, uno degli esempi più interessanti e articolati dell’architettura italiana contemporanea, realizzato negli anni Sessanta dalla comunità valdese per volere del pastore Tullio Vinay, che decise di dare concretezza al messaggio cristiano in uno dei paesi più depressi d’Italia.

Dalle sue ricerche dell’epoca risultò Riesi. Così acquistò un terreno collinare immerso negli ulivi, a pochi passi dalla borgata, vi fece costruire un villaggio dall’architetto Leonardo Ricci e vi fondò una comunità per accompagnare gli abitanti del luogo verso un cambiamento reale.

Il villaggio, che oggi conta di un asilo, una scuola elementare, una casa comunitaria, una scuola-officina, oltre alle residenze e la direzione, è stato definito, nella dichiarazione di interesse culturale, un’opera basata su una “singolarità del linguaggio figurativo di ispirazione informale” che realizza un sapiente rapporto con la natura e il paesaggio”.

Il complesso, che ha avuto un peso significativo nello sviluppo delle condizioni sociali ed economiche del territorio, si autofinanzia grazie alle donazioni e all’attività di volontariato di giovani che arrivano da tutta Europa per insegnare o collaborare alle attività di manutenzione.

Altri luoghi di interesse

Museo delle Solfare: collocato sulla Strada Statale 190 nell’area mineraria di Trabia-Tallarita, documenta la storia dell’estrazione dello zolfo attraverso allestimenti multimediali, motori minerari, mostre fotografiche e materiali didattici.

Monumento ai Minatori: in Viale Luigi Einaudi, l’opera in bronzo di Onofrio La Leggia ricorda la fatica dei lavoratori delle solfare attraverso la rappresentazione di minatori e vagoni carichi di zolfo.

Centro Polivalente “Gaetano Butera”: struttura di Viale Don Bosco intitolata al partigiano riesino Gaetano Butera, ospita l’auditorium “Filippo Scroppo” e spazi per incontri, mostre, assemblee e attività culturali.

L’agricoltura e il vino di Riesi

Il territorio, ristretto (kmq. 66,71) ma assai produttivo, dà principalmente grano, olio, vino, pistacchi. Il territorio conserva una forte identità legata all’attività agricola.

Tra i prodotti tipici, frumento, mandorle, agrumi, ortaggi, olive e uva. Le bontà gastronomiche del territorio sono caratterizzate dai sapori dei campi, dove si producono frumento, ortaggi, olio e, soprattutto, il rinomato vino di Riesi DOC, apprezzato in tutto il mondo.

Finita la stagione zolfara restano “i segreti” dell’ultima rinascita della Riesi di oggi, rifiorita ancora una volta grazie alla caparbietà e alla laboriosità della sua gente che, sui tormenti legati alla miniera, alla povertà e sull’antica vocazione delle sue terre alla viticoltura, ha saputo costruire il suo presente e il suo futuro.

A partire dalla “Piana” del paese, impiantata a filari “rosso ciliegio”, che produce vini Nero d’Avola tra i più eleganti dell’isola.

Dolci e prodotti tradizionali

Tra i dolci i mastazzola, i vurciddata con i fichi secchi e i cuddureddi a Santa Lucia. Ma anche i guasteddri con zucchero e il muffuletto con olio, sale e pepe.

Queste ultime sono l’occasione migliore per gustare i dolci tradizionali della festa (mastazzòla, vurciddràta, cuddirèddri e guastèddri) e le bontà gastronomiche del territorio, caratterizzate dai sapori dei campi.

Feste, riti e sagre di Riesi

Feste e Sagre a Riesi: da non perdere la festa di San Giovanni Bosco a gennaio, il Carnevale, la festa di San Giuseppe a marzo, i riti della Settimana Santa e della Pasqua e la festa della Madonna della Catena, patrona del paese, a settembre.

L’atmosfera tranquilla, tipica della “gita fuori porta”, invita a prendere posto ai tavolini dei bar e scambiare quattro chiacchiere con la gente del posto, che ci svela l’anima più genuina della Sicilia interna, invitandoci a tornare nei periodi di festa, quando è possibile assistere agli eventi più sentiti dalla comunità: il Carnevale, la Settimana Santa e, ovviamente, le sagre di prodotti tipici.

La Pasqua

La Pasqua a Riesi è una delle feste più suggestive, ricca di tradizioni secolari vissute ancora oggi con molta intensità da tutta la comunità. Le celebrazioni della Domenica delle Palme, la processione del Giovedì Santo, l’incontro dell’Addolorata con il Cristo.

La festa di San Giuseppe

La festa di San Giuseppe di Riesi è molto sentita da tutta la comunità che al patriarca dedica solenni festeggiamenti due volte l’anno. La festa del 19 marzo a Riesi con la preparazione e la benedizione della tavola di San.

La Sagra dei prodotti tipici

Riesi rinnova il suo appuntamento con la Sagra dei prodotti tipici e dei sapori delle tradizioni riesine, un evento che si svolge tra il Parco Urbano Celestri e la suggestiva Villa La Liniia. Una manifestazione che non è solo festa.

La festa della patrona

La Festa di Maria SS. della Catena di Riesi si celebra la seconda domenica di Settembre. La festa del miracolo del 23 agosto e la Solennità della Patrona di Riesi con la processione serale, l’Affidamento della Città a Maria.

Riesi e le rivolte sociali

La Riesi di oggi è il ritratto del travaglio di ieri e delle sue tante vite. Tra leggende, uomini e realtà, il rimando continua ad essere alla sua storia meno conosciuta, ai luoghi silenti di secoli fa, quando viveva come nascosta in mezzo ai monti Erei.

Lo stesso mondo che ancora sale e scende tra le colline isolate della valle del Salso dell’entroterra siciliano, usato e abbandonato più di una volta, ma risorto sempre grazie alla tenacia della sua gente, dall’anima silente e riottosa.

Già, perché i Rijesini non si sono mai arresi all’incuria o alle prepotenze. Stoicamente ribelli si fecero trovare sempre pronti a tutte le rivolte: dai moti rivoluzionari del 1820 e del 1848, per inseguire gli ideali del risorgimento, all’insurrezione dei Fasci del 1893 per ottenere migliori condizioni di lavoro.

Dalla ribellione del 1914, quando un gruppo di fanatici Rijesini per un paio di giorni riuscì a proclamare la “Repubblica di Riesi”, alla vicenda più triste del 1919, quando morirono dodici contadini nel tentativo di occupare le terre dei latifondi.

Informazioni essenziali su Riesi

InformazioneDato
ProvinciaCaltanissetta
Altitudine330 m slm
Popolazione11626
Santo PatronoMaria SS della Catena
Festa patronaleseconda domenica di settembre

Riesi si stende, a 369 m. s. m., in posizione ridente, sopra un rilievo che declina a occidente verso il Salso (Imera meridionale), presso il luogo in cui si trovava una volta un piccolo abitato in rovina.

Si stende, a 369 m. s. m., in posizione ridente, sopra un rilievo che declina a occidente verso il Salso (Imera meridionale), presso il luogo in cui si trovava una volta un piccolo abitato in rovina.

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