Alla fine dello scalone che conduce alla cripta della Basilica di Superga si trova la statua in marmo bianco di Carrara dell’Arcangelo Michele, ritratto nell’atto di sconfiggere il demonio. L’opera accoglie il visitatore prima dell’ingresso alle Tombe Reali di Casa Savoia e rappresenta simbolicamente la difesa del mausoleo dinastico.
La statua è opera dello scultore Carlo Finelli, allievo di Antonio Canova, e si distingue per lo stile neoclassico, per la lavorazione del marmo e per la forte tensione narrativa della scena. San Michele Arcangelo è raffigurato mentre sottomette un demone antropomorfo, in una composizione che unisce il tema della vittoria del bene sul male alla funzione di custode delle sepolture reali.

Dove si trova la statua dell’Arcangelo
La statua si trova nel percorso sotterraneo che dalla Sala dei Papi conduce alle Tombe Reali. Dalla Sala dei Papi, tramite una scalinata, si può accedere alla Cripta dove sono conservate le Tombe Reali. Alla fine dello scalone, si viene accolti dalla statua in marmo di Carrara dell’Arcangelo Michele, ritratto nell’atto di sconfiggere il demonio e, percorrendo un breve corridoio, si accede alla Cripta.
Prima di entrare nella cripta un altro capolavoro ci si porge davanti, una statua in marmo bianco di Carrara eretta da un allievo del Canova, Carlo Finelli, che rappresenta l’arcangelo Michele che sconfigge il demonio. L’opera è qui posta a simbolica difesa delle Tombe Reali.
Nella nicchia, un’enorme conchiglia accompagna la scultura. La conchiglia è indicata come simbolo di conoscenza e contribuisce a dare alla composizione un significato ulteriore rispetto alla semplice decorazione dell’ambiente.
Il percorso verso la cripta
La cripta, contenente le Tombe Reali di Casa Savoia, si trova nei sotterranei della Basilica. Prezioso mausoleo custode di memorie ed opere d’arte scultoree, di artisti presenti alla corte sabauda tra la metà del ‘700 e la fine dell’800.
La visita alla cripta comprende anche un breve sguardo sul chiostro e la Sala dei Papi. Dopo aver transitato per un lungo corridoio al piano terra del complesso, rigorosamente al seguito di una guida specializzata che illustra man mano la storia della famiglia Savoia, si giunge al bel chiostro, in cui spicca centralmente un curioso pozzo con copertura “a pagoda”.
Il Chiostro, progettato da Filippo Juvarra, è costituito da un doppio ordine di archi, che circondano un giardino all’italiana, con un labirinto di siepi di bosso. Al centro del giardino si trova il pozzo, sormontato da un tettuccio, che ricorda una pagoda cinese.
Dal Chiostro si accede alla Sala dei Papi, originariamente utilizzata come refettorio estivo dai convittori e trasformata in pinacoteca nel 1876. I 265 dipinti raffiguranti i Papi sono disposti a mosaico, in modo simile alla collezione presente nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, e sulla parete principale si può ammirare il ritratto di Papa Francesco.
La Sala dei Papi ospita i ritratti dei pontefici riconosciuti dalla Chiesa, da Pietro all’attuale pontefice. La raccolta è seconda solo a quella presente nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura a Roma.
Carlo Finelli, autore della scultura
La statua dell’Arcangelo Michele è attribuita a Carlo Finelli, scultore e allievo di Canova. L’appartenenza alla scuola canoviana si riconosce nello stile abbastanza simile a quello del maestro, nella ricerca di equilibrio formale e nella resa idealizzata delle figure.
L’opera è dello scultore Carlo Finelli, allievo del Canova, ed è qui posta a simbolica difesa delle Tombe Reali. Il marmo bianco di Carrara accentua la nitidezza dei volumi e la luminosità della scena, creando un contrasto con l’atmosfera raccolta della cripta.
La posizione della statua è particolarmente significativa: non si trova in una sala marginale, ma alla fine dello scalone, nel punto di passaggio tra gli spazi di servizio e il mausoleo sabaudo. Il visitatore incontra quindi l’Arcangelo prima di raggiungere i sarcofagi e le cappelle funerarie.
Il significato di San Michele Arcangelo
San Michele Arcangelo è raffigurato nell’atto di sconfiggere il demonio. La scena esprime la vittoria del bene sul male e assume, nel contesto della cripta, il valore di una protezione simbolica dei defunti e del luogo che ne conserva le spoglie.
L’Arcangelo Michele è una figura tradizionalmente associata alla lotta contro le forze del male e alla difesa della fede. La sua presenza all’ingresso delle Tombe Reali sottolinea il carattere solenne e spirituale del percorso, che non è soltanto una visita a un complesso funerario, ma anche un itinerario attraverso la memoria religiosa e dinastica dei Savoia.
La statua può essere letta come una soglia simbolica. Da una parte si trova il mondo della Sala dei Papi, legato alla storia della Chiesa; dall’altra si apre la cripta, destinata alla memoria dei sovrani, delle regine, dei principi e delle principesse sabaudi.
La cripta-mausoleo dei Savoia
La storia delle Tombe Reali di Superga è strettamente legata alla volontà di Vittorio Amedeo II di Savoia, il primo Re di Sardegna. Fu lui a volere la costruzione della Basilica nei primi decenni del Settecento, come voto alla Madonna dopo la vittoria contro i francesi durante l’assedio di Torino del 1706.
La basilica fu destinata anche a diventare il mausoleo ufficiale della famiglia reale. La cripta, situata sotto l’altare maggiore, venne progettata anni dopo, tra il 1774 e il 1778, su volere di Vittorio Amedeo III.
Pensata come luogo di eterno riposo per i membri della Casa Savoia, rappresenta una scelta precisa: collocare la dinastia in un luogo che domina visivamente il loro regno, a simboleggiare la protezione e la continuità del potere.
La Cripta, dove sono conservate le Tombe Reali, venne realizzata su richiesta del Re Vittorio Amedeo III, il quale volle realizzare il sogno del nonno, Vittorio Amedeo II, il quale desiderava un mausoleo dove potessero riposare i defunti della Famiglia Reale. Il progetto venne affidato all’architetto Francesco Martinez, nipote di Filippo Juvarra, il quale lo concretizzò tra il 1774 e il 1778.
Architettura e disposizione della cripta
Accedendo alla cripta, il visitatore si trova in un ambiente sobrio e solenne. L’architettura è di gusto neoclassico, con colonne in marmo, linee essenziali e un’atmosfera raccolta.
La cripta è a croce latina e, al centro, ospita il Sarcofago del Re in onice di Busca e marmo bianco, dove sono conservate le spoglie di Carlo Alberto, ultimo re di Sardegna, famoso per aver concesso lo “Statuto Albertino” e aver trasformato il Regno di Sardegna in una Monarchia Costituzionale.
La cripta vera e propria assume le sembianze di una regale dimora: spiccano pavimenti e rivestimenti di marmo intarsiati, dai colori vivaci, in maggioranza nero, bianco e rosso, e dai disegni geometrici. In alabastro di Busca sono le lesene, e poi ancora marmi verdi di Susa, cornici di marmo di Valdieri e per finire oro nelle volte stuccate.
L’ambiente ha subìto il degrado dell’umidità e ha richiesto un serio intervento di risanamento, tuttavia se ne vedono i danni in alcune zone. L’insieme conserva comunque un carattere monumentale, nel quale l’architettura, la scultura e i materiali preziosi trasformano la cripta in un mausoleo di grande imponenza.
La posizione centrale del sarcofago di Carlo Alberto
La pianta della cripta ricalca una croce latina e il sarcofago più grande e in vista è esattamente al centro dell’incrocio dei due bracci. È quello del re di Sardegna Carlo Alberto, padre del primo re d’Italia Vittorio Emanuele II.
La tradizione famigliare voleva che alla morte di ogni regnante, il sarcofago venisse collocato qui per poi, alla morte del successivo, essere spostato nei loculi a parete, per lasciargli il posto. Carlo Alberto è ancora qui, però, poiché i suoi successori, divenendo re dell’Italia, vennero seppelliti nel Pantheon di Roma.
All’estremità del braccio verticale è l’altare, che accoglie un gruppo marmoreo della Deposizione. All’estremità sinistra del braccio orizzontale, che corrisponde alla Cappella del Voto nella Basilica soprastante, vi è il notevole monumento funebre dedicato al primo re di Sardegna Vittorio Amedeo II, colui che fece il voto, e dalla parte opposta, in corrispondenza della sacrestia della Basilica soprastante, quello altrettanto maestoso di suo figlio e successore Carlo Emanuele III.
Le sale degli Infanti e delle Regine
Adiacente al braccio della croce sinistro si apre la cripta degli Infanti, che ospita i fanciulli, i principi e le principesse reali che non regnarono mai. Specularmente, a destra si apre la cripta delle Regine.
La Sala degli Infanti era destinata a ospitare le salme dei principi sabaudi morti in tenera età e attualmente conserva i resti di 14 bambini e 9 adulti, tra cui la principessa Maria Clotilde di Savoia, la “Santa di Moncalieri”, moglie di Gerolamo Bonaparte, il cui corpo è sepolto accanto a lei.
La Sala delle Regine accoglie invece le salme delle Regine sabaude. Di particolare pregio è il monumento funebre di Maria Teresa di Toscana-Asburgo, moglie di Carlo Alberto, realizzato da Sante Varni e raffigurante la Carità.
Non lontano si trova il monumento funebre della Regina Maria Adelaide d’Asburgo, prima moglie di Re Vittorio Emanuele II, la quale morì a soli 33 anni di tifo e indebolita dalle numerose gravidanze.
È inoltre presente il monumento funebre di Maria Vittoria dal Pozzo, moglie del primo Duca d’Aosta, Amedeo Ferdinando, sovrano di Spagna. Alla sua morte, per riconoscenza, le donne inviarono corone di fiori di seta realizzate artigianalmente, ancora oggi conservate nella teca posta accanto al monumento.
Le decorazioni del sarcofago di Carlo Alberto
Avvicinandoci al fastoso sarcofago di Carlo Alberto, siamo rimasti colpiti dai vari elementi scultorei apposti su ogni lato: dai simboli della regalità del personaggio, come corona, scettro, armi e corazze, a quattro meravigliosi bambini in marmo bianco.
I bambini sono in gruppi di due, posti ai due opposti lati più lunghi. Sembrano animati da uno spirito vivo, palpitante, come le foto permettono di apprezzare.
Uno ha il gomito destro appoggiato su un teschio, la manina destra appoggiata alla testolina ricciuta e la sinistra tiene un bastone. Questo bimbo è ben sveglio e guarda verso il suo compagno con espressione meditativa, mentre questi è tranquillo e addormentato sul drappo funebre.
Dall’altro lato del sarcofago, due bimbi altrettanto meravigliosi e pasciuti sembrano scambiarsi segreti sussurri, il cui contenuto potrebbe ravvisarsi nei simboli che tengono rispettivamente in mano: quello di destra una clessidra e quello di sinistra un uroboros.
Intorno al sarcofago del re, in cerchio, sono disposte alle pareti quattro nicchie, in cui sono poste quattro raffinate e bellissime statue in marmo candido, su fondo nero, impersonificanti la Fede, la Carità, la Speranza e il Genio delle Belle Arti.
Il rapporto tra la statua dell’Arcangelo e il simbolismo funerario
La statua dell’Arcangelo Michele non è isolata dal resto dell’apparato decorativo della cripta. La sua collocazione introduce il visitatore a un ambiente nel quale gli elementi scultorei, i materiali e la disposizione delle tombe concorrono a costruire un linguaggio simbolico.
La statua di San Michele, il gruppo della Deposizione, le figure allegoriche della Fede, della Carità e della Speranza e gli elementi decorativi dei sarcofagi compongono un percorso che mette in relazione la morte, la fede, la memoria e la speranza di una continuità oltre la vita terrena.
La figura dell’Arcangelo che sconfigge il demonio può quindi essere interpretata come un’immagine di protezione e di ordine. Il gesto vittorioso di Michele stabilisce un passaggio simbolico verso lo spazio funerario e afferma la superiorità della dimensione spirituale sulle forze del male.
Gli elementi dell’apparato sepolcrale sono accostati con precise valenze simboliche, significato escatologico e allusioni politiche. Il messaggio dominante non è tanto quello, pur costantemente presente, che sottintende l’inevitabilità del destino umano, ma quello della rinascita, della continuità e della volontà di sopravvivere attraverso i sepolcri nel ricordo degli uomini.
La Basilica di Superga e il voto del 1706
La Basilica di Superga fu fatta costruire da Vittorio Amedeo II come ringraziamento alla Vergine Maria per la sconfitta dei francesi che nel 1706 assediavano Torino.
Il 2 settembre del 1706 Vittorio Amedeo salì sul colle di Superga per esaminare il campo di battaglia da quell’altura, quindi entrò nella chiesetta che sorgeva sul colle e davanti alla statua della Madonna fece un voto: se avesse ottenuto la vittoria sui francesi, avrebbe fatto innalzare in quel luogo una grande basilica in suo onore.
La tradizione narra che Amedeo II e il Principe Eugenio di Savoia-Soisson salirono sul colle di Superga per osservare dall’alto il campo di battaglia. In una piccola chiesa, il Duca si inginocchiò davanti alla statua della Madonna per chiedere la grazia e fece un voto: in caso di vittoria avrebbe fatto costruire in quello stesso posto una grande chiesa in onore della Vergine.
Dopo un sanguinoso scontro, l’esercito piemontese ebbe la meglio e quello francese fu definitivamente sconfitto: Torino era libera e il Piemonte manteneva la sua libertà.
La costruzione della Basilica
L’esercito nemico fu sconfitto, la città liberata e Vittorio Amedeo II tenne fede al suo impegno affidando la costruzione del Santuario all’architetto di Casa Savoia, il messinese Filippo Juvarra.
Per realizzare la Basilica fu demolita la chiesa già esistente e abbassato il colle di quaranta metri. Nel 1717 fu posta la prima pietra. L’inaugurazione avvenne nel 1731, la consacrazione nel 1749.
La prima pietra della Basilica, disegnata da Filippo Juvarra, venne posta il 20 luglio 1717. La costruzione fu ultimata nel 1731 e l’edificio venne aperto al pubblico il 1° novembre dello stesso anno.
L’edificio religioso fu eretto per volontà del duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, a seguito di un voto fatto proprio alla Madonna delle Grazie nel 1706, durante l’assedio dei Franco-Spagnoli in Piemonte.
Juvarra aveva elaborato un grandioso progetto di costruzione, ma il colle di Superga come era geograficamente costituito non dava la possibilità di realizzarlo. Bisognò quindi scavare il colle, abbassandone la cima.
L’abbassamento del colle fu compiuto con molta celerità. Con i mezzi a disposizione, picconi, pale e carriole, è sorprendente constatare che nell’arco di un anno si sia riusciti ad abbassare il monte di 40 metri.
La Basilica, il panorama e il contesto monumentale
Uno dei luoghi più attraenti di Torino che unisce storia, arte e culto è senza dubbio la Basilica di Superga che sorge sull’omonimo colle a 672 metri d’altitudine.
La Basilica, uno dei monumenti simbolo di Torino, domina la città dall’alto ed è visibile da quasi tutte le zone del capoluogo piemontese. Da Superga si ha una vista panoramica mozzafiato su Torino e sulle Alpi.
Il complesso barocco è alto 75 metri, lungo 51 e si trova a 672 metri sul livello del mare. L’interno è arricchito da sei cappelle e da quattro altari, oltre all’Altare Maggiore.
Accanto alle statue e ai monumenti in marmo di Carrara, di particolare interesse sono le tele d’altare e la cupola, ispirata alle opere romane di Francesco Borromini.
Una scala a chiocciola di 131 gradini permette di salire alla Cupola della Basilica, dove si può ammirare il meraviglioso panorama su Torino e le montagne circostanti, tra cui il Monviso, il Gruppo dell’Orsiera, il Rocciamelone, il Gran Paradiso, il Gruppo degli Apostoli, la Torre di Lavina e la Punta Dufour del Monte Rosa.
La Cappella del Voto e la Madonna di Superga
La Basilica è dedicata alla Madonna delle Grazie, la cui statua in legno del Seicento è conservata nella Cappella del Voto.
La statua si trova ancora oggi all’interno della Basilica e viene venerata nella famosa Cappella del Voto. Questa stessa statua venne salvata e oggi si trova nella Cappella del Voto, interamente rivestita di rosso con i simboli dei Savoia, situata a sinistra dell’altare maggiore nell’attuale Basilica.
La statua è nota come Madonna di Superga ed è meta di pellegrinaggi anche al giorno d’oggi. La sua presenza collega direttamente la cripta, la Basilica e la tradizione del voto pronunciato da Vittorio Amedeo II.
Le Tombe Reali e la memoria della dinastia
Ospita complessivamente 68 membri della Casa Savoia, tra re, principi, duchesse e principesse. Tra i più noti troviamo Vittorio Amedeo II, l’artefice della Basilica e primo Re di Sardegna, Carlo Alberto di Savoia, figura centrale nel Risorgimento italiano e promotore dello Statuto Albertino, e Vittorio Emanuele I, re del Regno di Sardegna.
Oltre a custodire le spoglie dei Re Vittorio Emanuele I di Savoia, Vittorio Amedeo III di Savoia e Carlo Alberto di Savoia, si possono trovare le reliquie delle Regine consorti, di vari Duchi della casata, dei figli deceduti prematuramente e la tomba di Amedeo Ferdinando Maria di Savoia, Re di Spagna dal 1870 al 1873, figlio del primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele II, capostipite del ramo dei Savoia-Aosta.
Non tutti i sovrani sabaudi riposano a Superga. Vittorio Emanuele II, il primo Re d’Italia, è sepolto al Pantheon insieme al figlio Umberto I; nello stesso monumento si trova anche la regina Margherita.
Vittorio Emanuele III è sepolto presso il Santuario di Vicoforte, mentre Umberto II riposa nell’Abbazia di Altacomba. A Superga non ci sono le spoglie degli ultimi sovrani d’Italia, perché la trasformazione del Regno di Sardegna nel Regno d’Italia modificò la destinazione delle sepolture dinastiche.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Statua dell’Arcangelo Michele | Opera in marmo bianco di Carrara di Carlo Finelli, allievo del Canova |
| Posizione | Alla fine dello scalone che conduce alla cripta |
| Soggetto | San Michele nell’atto di sconfiggere il demonio |
| Funzione simbolica | Difesa delle Tombe Reali e vittoria del bene sul male |
| Cripta | Mausoleo dinastico di Casa Savoia |
| Sarcofago centrale | Carlo Alberto, in onice di Busca e marmo bianco |
La tragedia del Grande Torino
La Basilica di Superga è legata anche a uno degli eventi più tragici per il calcio italiano, avvenuto il 4 maggio 1949: l’incidente aereo su cui viaggiava la squadra del Grande Torino. Nella sciagura morirono 31 persone.
L’aereo si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, completamente avvolta dalla nebbia. Le vittime furono 31: l’intera squadra del Torino, i cui calciatori erano quasi tutti anche elementi della Nazionale italiana, lo staff tecnico, massaggiatori e dirigenti, l’equipaggio e i tre giornalisti sportivi Renato Casalbore, Renato Tosatti e Luigi Cavallero.
Capitan Valentino Mazzola e compagni stavano tornando da una trasferta a Lisbona dove il 3 maggio avevano disputato un’amichevole contro il Benfica.
Il tragico evento è da allora ricordato con una lapide posta nel punto esatto dove avvenne lo schianto e, durante tutto l’anno, è meta di pellegrinaggi da parte di sportivi e appassionati di calcio.
Ogni anno il 4 maggio viene celebrata in Basilica una messa solenne in ricordo delle 31 vittime con la partecipazione della società Torino al completo. Al termine della messa, davanti alla lapide, il capitano della prima squadra legge i nomi degli Invincibili e di tutti coloro che persero la vita nel disastro aereo.
Come raggiungere la Basilica di Superga
La Basilica si può raggiungere in auto da Corso Casale, a Torino, attraverso la strada comunale di Superga. È inoltre possibile utilizzare la tranvia Sassi-Superga, meglio nota come Dentiera.
La Tranvia a Dentiera è una linea tranviaria collinare a cremagliera di Torino che collega il quartiere precollinare di Sassi con la collina di Superga. Il percorso si sviluppa lungo 3.100 metri tra la stazione di Sassi, sita a Torino in piazza Modena 6, e la stazione di Superga.
La storica Tramvia a Cremagliera permette un insolito e affascinante percorso della durata di una ventina di minuti. Arrivati alla stazione di Superga, un suggestivo punto panoramico, la Vedetta panoramica, permette di godere dall’alto un paesaggio mozzafiato e in cinque minuti a piedi, immersi nel verde collinare, di raggiungere la Basilica.
Per accedere agli appartamenti reali, alla terrazza della cupola e alle Tombe Reali è previsto un percorso di visita dedicato. La cripta è visitabile con visite guidate che permettono di scoprire non solo le tombe, ma anche interessanti dettagli architettonici e aneddoti storici.
Basilica e Parco di Superga, 8 ottobre 2021 - by Giovanni Rosin - John
La statua dell’Arcangelo Michele costituisce il primo grande elemento scultoreo del percorso verso il mausoleo sabaudo. Con il gesto di sottomettere il demonio e con la sua collocazione all’ingresso della cripta, l’opera di Carlo Finelli introduce alla dimensione religiosa, dinastica e simbolica delle Tombe Reali di Casa Savoia.