Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e obesità infantile: diagnosi, cura e progetto RESILIENT

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù l’obesità infantile viene affrontata con un percorso multidisciplinare che integra educazione alimentare, attività fisica, supporto psicologico, valutazione metabolica e coinvolgimento della famiglia.

Il progetto di ricerca RESILIENT aggiunge a questi interventi un’azione mirata sulle funzioni cognitive e sui meccanismi cerebrali che regolano fame, sazietà e consumo energetico, con l’obiettivo di rendere più stabili le nuove abitudini e correggere in modo duraturo la disfunzione metabolica.

Obesità infantile in Italia: dimensioni del problema

In Italia l’eccesso di peso in età pediatrica continua a rappresentare una delle principali emergenze di salute pubblica. Secondo i dati più recenti del sistema di sorveglianza OKkio alla Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, il 29,7% dei bambini presenta un eccesso ponderale: il 19% è in sovrappeso, il 10,7% obeso e il 2,1% con obesità grave. Percentuali che, pur in lieve diminuzione negli ultimi anni, restano tra le più alte in Europa.

In Italia, un bambino su tre è obeso o in sovrappeso, una condizione che rappresenta una delle principali emergenze sanitarie, sia nei Paesi industrializzati, sia in quelli in via di sviluppo. Anche nei casi meno gravi, il sovrappeso può provocare complicanze metaboliche già in età pediatrica, compromettendo la qualità di vita e aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e ipertensione.

All’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in particolare, si registrano ogni anno circa 1.700 accessi ambulatoriali e 1.000 day hospital dedicati a bambini e adolescenti con eccesso di peso e obesità, inclusi circa 200 casi di forme secondarie o genetiche. Nel 2024 al Bambino Gesù sono stati seguiti quasi 1.400 bambini sovrappeso e obesi, 6.400 tra il 2019 e il 2024. I ricoveri, ordinari e diurni, sono stati più di 1.600 nell’ultimo anno, più di 10.000 tra il 2019 e il 2024.

Come si distinguono sovrappeso e obesità nei bambini

Il sovrappeso e l’obesità indicano entrambi un eccesso di grasso corporeo ma si distinguono per grado. Nei bambini e negli adolescenti la classificazione si basa sull’indice di massa corporea (BMI) riportato sulle curve di crescita: il sovrappeso è definito da un BMI sopra l’85° percentile e l’obesità oltre il 97° percentile.

Negli adulti, il sovrappeso viene definito da un Indice di Massa Corporea (IMC) superiore a 25, mentre l’obesità corrisponde a un IMC superiore a 30. Nei bambini e negli adolescenti, invece, la valutazione è più complessa perché il rapporto tra peso, altezza e massa grassa cambia con l’età e tra i due sessi.

Per valutare in modo adeguato l'eccesso di grasso vengono usati, in centri specialistici, il plicometro (strumento che misura lo spessore del grasso sottocutaneo) e/o l'impedenzometria (determina l'acqua corporea e per differenza si valuta la massa grassa corporea). Un aumento di una o due curve di centili del peso nel processo di crescita del bambino deve far porre l'attenzione del pediatra e dei genitori su una possibile evoluzione verso l'obesità.

Il monitoraggio costante della crescita con strumenti standardizzati è fondamentale per distinguere un normale aumento ponderale da un reale stato di sovrappeso o obesità. Il pediatra ha un ruolo chiave nell’individuare precocemente queste condizioni e indirizzare il bambino verso percorsi specializzati di educazione alimentare e attività motoria.

Quando si parla di obesità grave

Per obesità si intende l'accumulo abnorme di grasso nell'organismo sotto forma di tessuto adiposo. È una condizione clinica caratterizzata da eccesso di tessuto adiposo (grasso) uniformemente o variamente distribuito nel corpo.

In età pediatrica adolescenziale l'obesità grave è definita da un BMI superiore al 99°centile quando il peso corporeo supera del 60% o più il peso ideale. La grande obesità, anche in età pediatrica, è una malattia cronica a tutti gli effetti responsabile di malattie concomitanti e fragilità emozionale e richiede un approccio intensivo e continuato nel tempo secondo le procedure e i tempi della medicina riabilitativa.

ParametroIndicazione
BMI sopra l’85° percentileSovrappeso
BMI oltre il 97° percentileObesità
BMI superiore al 99° percentileObesità grave quando il peso supera del 60% o più il peso ideale

Cause e fattori di rischio

L'obesità infantile ha cause multifattoriali, tra cui familiarità, sedentarietà e cattive abitudini alimentari. L'obesità infantile è legata ad altri fattori:

  • Costituzione (familiarità: un bambino con entrambi i genitori obesi ha l'80% di probabilità maggiore di andare incontro al sovrappeso con possibili evoluzioni verso l'obesità);
  • Abitudini alimentari incongrue, con ritmo dei pasti alterati o selettività per certi alimenti;
  • Sedentarietà.

La restante percentuale (2 - 3%) è legata a cause di altra natura:

  • Genetiche (sindromi in cui frequentemente si associano obesità - bassa statura - ritardo mentale);
  • Ormonali (è assai raro che in età pediatrica l'obesità dipenda da un cattivo funzionamento della tiroide);
  • Terapie farmacologiche prolungate (ad esempio cortisone assunto a grandi dosi per anni).

Studi effettuati sulle abitudini alimentari di bambini in sovrappeso hanno evidenziato:

  • Eccessi di proteine (in particolare di derivazione animale) e grassi;
  • Carenze di carboidrati complessi e di fibre (frutta, verdura e legumi);
  • Ritmi di alimentazione incongrui (colazione spesso assente, spuntini o merende molto ricche, spizzicare continuo, doppi secondi piatti ai pasti principali).

Le conseguenze sulla salute

Il sovrappeso e l’obesità in età pediatrica non sono solo una questione estetica ma condizioni che aumentano il rischio di disturbi fisici e psicologici che possono poi diventare cronici.

Tra le conseguenze più comuni ci sono:

  • Ipertensione;
  • Accumulo di grasso a livello del fegato (steatosi con o senza rialzo delle transaminasi);
  • Incremento dell'insulina, con possibile evoluzione verso un diabete di tipo 2;
  • Aumento del colesterolo, e/ o dei trigliceridi e dell'acido urico;
  • Disturbi motori e ortopedici;
  • A lungo termine, possono predisporre a malattie cardiovascolari, problemi respiratori e alterazioni del sonno.

Le principali complicanze sono rappresentate da:

  • Sindrome metabolica (obesità, diabete tipo 2, dislipidemia e ipertensione arteriosa);
  • Steatosi epatica;
  • Malattie osteoarticolari (epifisiolisi della testa del femore, piede piatto, ginocchio valgo, scoliosi, alterazioni nella dinamica dell'andatura);
  • Malattia respiratoria (apnee ostruttive notturne, narcolessia diurna, asma);
  • Sindrome dell'ovaio policistico;
  • Malattie psicologico-psichiatriche (depressione, bulimia nervosa).

La crescita dei bambini con eccesso ponderale può apparire nella prima fase più rapida rispetto ai coetanei, ma nel tempo tende a stabilizzarsi o a rallentare. L’accumulo di grasso può influenzare la maturazione ossea e puberale, portando in alcuni casi anche ad un anticipo della pubertà, soprattutto nelle ragazze.

Da un punto di vista psicologico, i bambini affetti da obesità possono sperimentano bassa autostima, isolamento sociale e discriminazione, con effetti negativi sul benessere psicologico e sul rendimento scolastico.

Le età critiche e il ruolo della plasticità cerebrale

Il progetto ha coinvolto bambini di età compresa tra i 6 e gli 11 anni (con una prevalenza femminile del 58%) perché in questa fase della vita il cervello - organo che controlla appetito, sazietà, spesa energetica e numerosi processi chiave del metabolismo intermedio - è ancora estremamente plastico.

Questo significa che, attraverso un intervento mirato sugli stili di vita e sulle funzioni cognitive, è possibile reindirizzare le vie neurali che regolano il metabolismo, correggendo in modo duraturo la condizione dismetabolica.

«Intervenire tra i 6 e gli 11 anni significa agire in una fase di grande plasticità cerebrale, quando è ancora possibile ripristinare i meccanismi centrali che regolano appetito e spesa energetica. Non basta prescrivere una dieta: serve un intervento multidisciplinare, precoce e radicato nella famiglia; occorre agire in una finestra temporale in cui la biologia consente di ripristinare il fisiologico controllo del metabolismo», afferma la dott.ssa Melania Manco.

Il progetto RESILIENT dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù

Contro sovrappeso e obesità non solo dieta e movimento, ma azioni mirate su cervello, abitudini e funzioni cognitive per riportare in equilibrio i meccanismi che regolano fame, sazietà e consumo energetico. È la nuova strategia indicata dal progetto RESILIENT dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

Intervenire tra i 6 e gli 11 anni - nella fase di massima plasticità cerebrale - consente di “rimettere in carreggiata” le vie neurali del metabolismo e correggere la disfunzione metabolica in modo duraturo, in alcuni casi potenzialmente definitivo.

Uno studio su 120 bambini dimostra che un percorso multidisciplinare di 5 mesi migliora peso, metabolismo, sonno e capacità cognitive, aprendo nuove prospettive nella lotta a una condizione che in Italia riguarda quasi un bambino su tre.

Il progetto di ricerca RESILIENT coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è stato finanziato dall’Unione Europea con fondi PNRR (PNRR-MAD-2022-12376459) e realizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa e con l’Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona di Salerno.

Lo studio ha coinvolto un team multidisciplinare composto da endocrinologi, nutrizionisti, psicologi, neuropsicologi, chinesiologi, infermieri, biologi e biostatistici.

Schema progetto RESILIENT obesità infantile

Come funziona il percorso RESILIENT

Tutti i bambini inclusi nello studio coordinato dalla dott.ssa Melania Manco dell’unità di ricerca di Medicina predittiva e preventiva e dalla dott.ssa Deny Menghini responsabile di Psicologia del Bambino Gesù, presentavano obesità o sovrappeso, condizioni che in età pediatrica non riguardano solo il peso corporeo ma si associano frequentemente a disturbi del sonno, difficoltà nella regolazione emotiva e comportamentale, riduzione della qualità di vita e fragilità cognitive, come alterazioni della memoria e dell’autoregolazione.

Già in età precoce, inoltre, possono emergere alterazioni della composizione e della forza muscolare, con il rischio di obesità sarcopenica, caratterizzata dalla coesistenza di eccesso di massa grassa e riduzione della massa o funzionalità muscolare.

«L’obesità infantile è una condizione multidimensionale che coinvolge metabolismo, emozioni e funzioni cognitive. I nostri dati mostrano che potenziare memoria e autoregolazione aiuta i bambini a mantenere le nuove abitudini e migliora il loro funzionamento quotidiano» sottolinea la dott.ssa Deny Menghini.

L’approccio terapeutico del progetto RESILIENT, della durata complessiva di 5 mesi, ha integrato educazione alimentare, attività fisica strutturata, promozione di corretti stili di vita e coinvolgimento attivo dei genitori.

Nelle prime 8 settimane i bambini hanno partecipato a due o tre incontri settimanali online con nutrizionista, psicologo e chinesiologo (professionista dell’attività fisica), seguiti da una fase di consolidamento meno intensiva.

Un gruppo di bambini ha partecipato anche a un training cognitivo computerizzato, con esercizi adattivi per potenziare attenzione e memoria. Proprio questo elemento ha mostrato un beneficio aggiuntivo, in particolare sul sonno e sulle capacità di autoregolazione.

Il risultato di questo percorso, per l’intera popolazione pediatrica inclusa nel progetto, è stato un miglioramento generalizzato di tutte le variabili considerate nello studio: composizione corporea, peso, forza muscolare, metabolismo, controllo della fame, qualità del sonno, aspetti comportamentali e abilità cognitive.

Perché la famiglia è parte della cura

L’aspetto innovativo del progetto è il coinvolgimento attivo delle famiglie finalizzato a rendere parte integrante della vita quotidiana le nuove abitudini alimentari e comportamentali.

«Per contrastare il fenomeno del sovrappeso e dell’obesità - spiega il dottor Danilo Fintini - è necessario affrontare il problema il più precocemente possibile. Per favorire una crescita sana non servono diete, ma stimoli a cambiare lo stile alimentare e di vita in generale. L’attività fisica è importante quanto la nutrizione: i bambini e gli adolescenti dovrebbero dedicare almeno 30-60 minuti al giorno al movimento, ridurre la sedentarietà a meno di tre ore al giorno e svolgere attività sportiva almeno due volte a settimana. Ma l’indicazione più importante che mi sento di dare ai genitori è che quando un bambino deve cambiare regime alimentare, lo deve fare tutta la famiglia».

Il percorso di cura ideale deve essere multidisciplinare e coinvolgere famiglia, pediatra, dietista, psicologo e, se necessario, lo specialista in endocrinologia pediatrica. L’obiettivo non è una perdita di peso rapida, ma la modifica graduale e duratura dello stile di vita, con il sostegno dell’intero nucleo familiare.

Educazione alimentare: principi e abitudini quotidiane

Un’alimentazione equilibrata non deve essere restrittiva, ma mirare allo sviluppo di abitudini sane e autonome, senza eccessi di grassi e zuccheri che potrebbero compromettere l’equilibrio nutrizionale.

La prevenzione e il trattamento dell’obesità infantile si basano innanzitutto su abitudini sane e sostenibili. Un’alimentazione equilibrata deve includere frutta, verdura, legumi, cereali integrali e ridurre zuccheri, bevande dolci e cibi ultraprocessati. L’acqua deve essere la bevanda principale.

La varietà nella dieta è essenziale, senza demonizzare alcun alimento, ma con un’attenzione particolare a quelli più calorici. La colazione è un pasto fondamentale: saltarla può portare a una fame eccessiva nei pasti successivi.

Gli spuntini devono essere bilanciati per non compromettere l’equilibrio calorico giornaliero, privilegiando frutta, frutta secca o carboidrati complessi come cracker, che favoriscono un senso di sazietà prolungato.

Frutta e verdura devono essere sempre presenti per garantire il giusto apporto di fibre e vitamine, mentre i cereali complessi forniscono energia e facilitano la digestione, soprattutto per chi pratica attività fisica.

Per ridurre l’apporto calorico è consigliabile evitare zuccheri aggiunti nelle bevande, limitare il consumo di bibite gassate e dolci troppo calorici, prediligendo l’acqua. Anche i grassi vanno moderati, misurando l’olio con il cucchiaio, preferendo metodi di cottura senza grassi aggiunti e riducendo il consumo di insaccati, formaggi e uova.

È importante seguire alcune regole di buona condotta:

  • Iniziare la mattina con una buona colazione;
  • Prevedere due spuntini, uno a metà mattina e uno il pomeriggio - preferibilmente a base di frutta;
  • Mangiare verdura a pranzo e cena;
  • Scegliere di comporre il pasto in modo equilibrato (carboidrati complessi, fibre, grassi vegetali, proteine e frutta fresca).

Se un bambino è in sovrappeso, spesso basta una riduzione di zuccheri e grassi, mentre nei casi di obesità può essere necessaria un’alimentazione ipocalorica associata a un maggiore livello di attività fisica.

Movimento, sedentarietà e sonno

L’attività fisica quotidiana è essenziale: almeno 60 minuti al giorno di movimento moderato o intenso, alternando giochi all’aperto, sport e camminate. Anche il sonno adeguato e la limitazione del tempo davanti agli schermi sono fattori chiave per il benessere complessivo del bambino.

Mangiare in compagnia, in un contesto sereno, aiuta a rafforzare gli aspetti sociali dell’alimentazione, mentre dedicarsi a un’attività fisica o a un hobby riduce il rischio di sedentarietà e, di conseguenza, di sovrappeso e obesità.

Secondo i dati di Okkio alla Salute, il 10,9% dei bambini non fa colazione, il 36,5% la consuma in modo inadeguato e il 66,9% mangia merende troppo abbondanti. Inoltre, 1 bambino su 4 non assume quotidianamente frutta e verdura.

Il supporto psicologico

L'obesità è una malattia subdola, chi ne soffre molto spesso non realizza di avere a che fare con una patologia e questo rende difficile l’adesione a percorsi di cambiamento. Spesso, inoltre, il problema ha radici nel contesto familiare e sociale.

«Il supporto psicologico è fondamentale - afferma la dottoressa Chiara Carducci, dell’unità operativa di Psicologia del Bambino Gesù - Interveniamo fin dall’inizio per comprendere il vissuto del bambino rispetto al proprio corpo e individuare le dinamiche emotive che lo portano a mangiare in modo errato. Inoltre, lavoriamo con la famiglia per aiutarla a organizzarsi meglio e a supportare il bambino nel percorso di cambiamento».

La motivazione del paziente e della famiglia è un elemento chiave: senza una reale volontà di modificare le abitudini quotidiane, il rischio di abbandonare il trattamento è elevato. Per questo, il percorso di cura prevede un lavoro congiunto tra medici, nutrizionisti e psicologi.

Nei casi in cui si renda necessaria la chirurgia bariatrica, la valutazione psicologica è indispensabile sia prima che dopo l’intervento. «Il cambiamento corporeo può essere difficile da accettare - aggiunge la dottoressa Carducci - Alcuni pazienti, abituati a vedersi obesi, faticano a riconoscersi dopo la perdita di peso. Il supporto psicologico è essenziale per accompagnarli in questo processo di trasformazione».

Accertamenti per individuare le complicanze

Il monitoraggio clinico consente di individuare eventuali complicanze come steatosi epatica, alti livelli di glicemia o di colesterolo, problemi ortopedici, cardiaci o respiratori.

Anche un lieve eccesso di peso può provocare problemi come steatosi epatica (fegato grasso), alti livelli di insulina, trigliceridi e colesterolo, ipertensione e sindrome metabolica.

Centri di II e III livello come l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù possono fornire le risposte atte ad evidenziare e studiare le complicanze, motivare i ragazzi e le famiglie al cambiamento, prevedere percorsi di intervento più intensivi e/o di tipo riabilitativo, comprendenti la chirurgia bariatrica in alcuni casi adolescenziali estremamente gravi.

Farmaci: quando possono essere considerati

I farmaci non rappresentano la prima scelta nel trattamento dell’obesità in età pediatrica. Il loro impiego è riservato a casi selezionati di obesità grave, quando le modifiche dello stile di vita non sono sufficienti e sussistono complicanze metaboliche importanti.

Negli ultimi anni sono stati studiati alcuni farmaci che agiscono sul senso di fame e sulla regolazione del metabolismo, ma devono essere prescritti solo in centri specialistici e sempre in associazione a un programma di educazione alimentare e attività fisica.

«Esistono trattamenti farmacologici, come la semaglutide, che riducono l’appetito e aiutano a controllare il peso - spiega il dottor Fintini - Ma questi farmaci devono essere prescritti con attenzione e usati solo nei casi più complessi».

La terapia farmacologica non sostituisce mai l’intervento comportamentale: rappresenta un supporto aggiuntivo in situazioni specifiche, sotto stretto controllo medico.

Palloncino intragastrico e procedure per i casi più complessi

Fino a poco tempo fa, infatti, questi palloncini venivano inseriti per via endoscopica, ma oggi è disponibile una procedura alternativa che permette al paziente di inghiottire semplicemente una “pillola”, del peso di appena 6 grammi, che verrà poi gonfiata all’interno dello stomaco attraverso un sottile tubicino (dal diametro inferiore al millimetro).

“Costituito da una membrana sottilissima - spiega il dott. Francesco De Peppo, Responsabile della Chirurgia Pediatrica Generale del Bambino Gesù di Palidoro - il palloncino è studiato per resistere agli acidi dello stomaco ed è praticamente indistruttibile. Gonfiandolo con un gas più leggero dell’aria - l’azoto - facciamo sì che vada a posizionarsi nella parte alta dello stomaco, nel fondo gastrico, interagendo con i recettori dell’appetito ed inducendo un senso di sazietà precoce”.

La nuova procedura era stata finora applicata solo agli adulti, ma l’Unità di Chirurgia del Bambino Gesù di Palidoro l’ha di recente utilizzata - per la prima volta - su un bambino di 11 anni, con Indice di Massa Corporea (IMC o Body Mass Index, BMI, è il rapporto tra peso e altezza del paziente) pari a 33 e un eccesso ponderale di oltre 30 chili rispetto al peso forma per altezza ed età.

«Il bambino sul quale è stata utilizzata per la prima volta questa procedura - continua il dottor De Peppo - è riuscito a deglutire il palloncino al primo tentativo e, nel momento in cui lo abbiamo gonfiato con l’azoto, ci ha assicurato di non aver provato alcun dolore ma, al più, una “sensazione di bolle che si muovono”. Dopo circa un mese dal primo palloncino, ne abbiamo inserito un secondo (se possono inserire fino a tre) per aiutare il bambino a seguire lo schema dietetico fissato dal medico».

In questo modo il paziente può sentirsi sazio senza la fastidiosa sensazione di ingombro e peso allo stomaco provocata dal palloncino di vecchia generazione.

Finora il nuovo palloncino è stato utilizzato in altri dieci pazienti, di età variabile tra 10 e 17 anni, e con Indice di Massa Corporea compresi tra 33 e 43 (si tratta di bambini e adolescenti che arrivano a pesare anche 130 chili).

Chirurgia bariatrica in età pediatrica e adolescenziale

Quando i percorsi di educazione alimentare e supporto psicologico non portano ai risultati sperati o quando l’obesità è già molto grave, si può ricorrere ai farmaci.

Se anche la terapia farmacologica non è sufficiente o se il paziente ha un IMC superiore a 40 con comorbidità (o oltre 50 senza altre patologie), l’ultima opzione è la chirurgia bariatrica.

Il trattamento chirurgico dell'obesità in età pediatrica o adolescenziale deve essere preso in considerazione solo dopo il fallimento del trattamento dietetico-conservativo e si basa su interventi di:

  • Riduzione della capacità gastrica che provoca un precoce senso di sazietà;
  • Tipo malassorbitivo (raramente praticati e praticabili in età pediatrica);
  • Tipo misto (riduttivo-malassorbitivo).

Indicazioni: BMI superiore a 40 kg/mq e fallimento di un trattamento medico riabilitativo intensivo e interdisciplinare della durata di almeno 6-12 mesi.

Controindicazioni: obesità secondaria ad altra causa, scarsa aderenza alle indicazioni fornite nel protocollo di monitoraggio preoperatorio, presenza di disturbi psichici (psicosi, depressione grave, disturbi della personalità e del comportamento alimentare), dipendenza da alcool e droga, presenza di malattie che riducono l'aspettativa di vita, mancanza di un adeguato supporto familiare e sociale e rischio anestesiologico molto elevato.

La tecnica più utilizzata è la sleeve gastrectomy, che prevede una riduzione del 70% dello stomaco, limitando la quantità di cibo ingeribile e favorendo la perdita di peso.

Sleeve gastrectomy: consiste nella asportazione di un tratto verticale di stomaco in modo da rimpicciolire il contenitore gastrico e ridurre l'interesse per il cibo. L'intervento riduce l'apporto alimentare del 50-70%.

Le principali complicanze legate a tale intervento, peraltro molto rare, sono la formazione di fistola lungo la sutura o una stenosi del tubulo gastrico. Nei pazienti che già soffrivano di reflusso gastrico è possibile un'accentuazione di tale sintomo e, in casi molto particolari in cui l'intervento non si associ a modificazioni dello stile di vita, potrebbero non aversi risultati attesi nel tempo e necessità di ulteriori interventi.

«La chirurgia bariatrica è estremamente efficace - spiega il dottor Francesco De Peppo, responsabile della Chirurgia pediatrica di Palidoro - I pazienti perdono fino a 60 chili in un anno e nel 75-80% dei casi il risultato si mantiene nel tempo. Tuttavia, non si tratta di una soluzione definitiva: è essenziale un percorso multidisciplinare per garantire il successo dell’intervento nel lungo periodo. Quella bariatrica è l’unica chirurgia che incide su un organo, lo stomaco o l’intestino, che non è realmente responsabile del problema che si vuole risolvere».

L'obiettivo principale del trattamento chirurgico è ottenere un miglioramento dello stato di salute dei pazienti attraverso una modificazione permanente dello stile di vita.

Il Bambino Gesù è l’unico centro in Italia a eseguire interventi di questo tipo in età pediatrica. Nel 2024 sono stati effettuati 63 interventi, circa 450 tra il 2019 e il 2024.

Grazie a questa nuova metodica, il Bambino Gesù è ora in grado di trattare a 360° i problemi legati all’obesità patologica in età pediatrica e adolescenziale: infatti oltre alla grandissima attività svolta dai nutrizionisti, epatologi ed endocrinologi sui programmi di educazione alimentare, il nuovo palloncino endo-gastrico deglutibile si va ad aggiungere al palloncino tradizionale (preferibile nei pazienti con BMI molto elevato) e agli interventi chirurgici laparoscopici di tipo restrittivo (riduzione della capacità gastrica) come la sleeve gastrectomy o di tipo malassorbitivo (come il By-pass o in casi estremi la diversione bilio-pancreatica).

I casi da proporre per la chirurgia dell’obesità vengono selezionati in maniera collegiale e multidisciplinare da dietisti, epatologi, endocrinologi, esperti del metabolismo e psicologi.

Un percorso di cura precoce e continuativo

La complessità dei fattori che intervengono nello sviluppo dell'obesità in età pediatrica, associata alle complicanze già presenti in questa fase della vita, pone la necessità di occuparsi del problema il più precocemente possibile.

«È importante tenere sotto controllo i bambini obesi o in sovrappeso, perché hanno un rischio maggiore di sviluppare malattie croniche da adulti - spiega il dottor Danilo Fintini, dell’unità operativa di Endocrinologia e diabetologia dell’Ospedale - Affrontare il problema precocemente permette di prevenire complicanze e di favorire una crescita sana».

Per una cura efficace dell'obesità del bambino e dell'adolescente in generale e ancora di più nelle forme gravi è necessaria una rete pediatrica che offra continuità di assistenza dalla nascita alla tarda adolescenza.

Deve essere pianificato e coordinato da un centro specializzato nello studio delle complicanze correlate all'obesità che collabori con un centro specializzato nella chirurgia dell'obesità pediatrica.

Il pediatra di famiglia sarà sempre il riferimento più indicato nell'evidenziare i problemi e nell'indirizzare la famiglia quando non si abbia una risposta adeguata o si sospetti la possibilità di forme complicate.

Diario Alimentare e Incontri di Gruppo per combattere l'Obesità in età pediatrica

All’interno dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia guidata dal prof. Stefano Cianfarani, è attivo un apposito servizio di Educazione Alimentare (referente dott. Danilo Fintini) dedicato alla gestione clinica dei pazienti con problemi ponderali e al coinvolgimento delle famiglie nel percorso di cura.

Le ricadute cliniche del progetto sono immediate: i risultati dello studio RESILIENT dimostrano l’efficacia di percorsi pediatrici completi e personalizzati che integrano nutrizione, movimento, mente e partecipazione attiva della famiglia per incidere in modo duraturo su una condizione complessa come l’obesità.

L’utilizzo di strumenti digitali e sessioni da remoto, inoltre, rende il modello più accessibile e potenzialmente replicabile su larga scala.

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