Suor Paola, nata Rita D’Auria, è morta a Roma dopo una lunga malattia all’età di 77 anni. Originaria di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, si era trasferita nella Capitale quando aveva 20 anni ed era diventata una figura conosciuta in tutta Italia per la sua fede religiosa, il suo amore per la Lazio e il suo impegno accanto alle persone più fragili.
Il grande pubblico l’aveva conosciuta soprattutto grazie alle partecipazioni a «Quelli che il calcio», dove era stata ospite fissa dal 1993 al 2005. Ma al di là della televisione, Suor Paola aveva dedicato la propria vita all’assistenza dei giovani in difficoltà, delle ragazze madri, dei detenuti, delle vittime della violenza, dei poveri e delle persone emarginate attraverso la sua associazione So.Spe, acronimo di Solidarietà e Speranza.

Chi era Suor Paola
Rita D’Auria, per tutti Suor Paola, era originaria di Roccella Jonica, in provincia di Reggio Calabria, ma si era trasferita a Roma a vent’anni. Apparteneva alla congregazione delle Suore Scolastiche francescane di Cristo Re e si è spenta nel convento appartenente alla congregazione, dove era malata da tempo.
Il nome Suor Paola era legato alla vocazione avuta il 25 gennaio, giorno della conversione di San Paolo sulla via di Damasco. Era molto devota alla Madonna di Lourdes e per decenni aveva lavorato come maestra presso l’Istituto Sacro Cuore di Gesù in via dei Colli della Farnesina.
Vulcanica, allegra, dolce, tenace, è stata per tanti anni un’iconica figura della tifoseria biancoceleste. La domenica, quando la sua squadra del cuore giocava allo stadio Olimpico di Roma, lei era lì, seduta in tribuna, sempre sorridente, con la sciarpa al collo e la tonaca, a tifare per la “sua” Lazio.
La popolarità televisiva con «Quelli che il calcio»
Prima di lei raramente si era vista una suora in un programma televisivo, mai in uno che parlasse di calcio. In quel divertente e innovativo teatro delle maschere che è stato «Quelli che il calcio», ideato nel 1993 in Rai e condotto negli anni migliori da Fabio Fazio, la figura di Suor Paola spiccava per l’umanità e la semplicità con cui tifava per la sua squadra del cuore, la Lazio.
Pur risultando almeno all’inizio incongrua, perché non si era mai vista una suora in un programma sportivo, alla fine consegnava ai telespettatori un personaggio inedito e proprio per questo ancor più apprezzato e destinato ad avere, anche oggi, più di trent’anni dopo, diritto di cittadinanza nell’immaginario degli italiani.
Nota al grande pubblico anche grazie alla partecipazione alla trasmissione «Quelli che il calcio», condotta da Fabio Fazio prima e Simona Ventura poi, Suor Paola era stata ospite fissa del salotto calcistico dal 1993 al 2005. Nella seconda metà degli anni Novanta era una sorta di superstar televisiva.
Insieme ad altri personaggi, come Idris, tifosissimo della Juventus, e Teo Teocoli con le sue imitazioni, Suor Paola era riuscita a trovare nella mescolanza tra la passione per il calcio e il varietà televisivo un equilibrio perfetto. I personaggi di «Quelli che il calcio» presidiavano il pomeriggio della domenica, accompagnando milioni di italiani, con punte di 7 milioni alla fine degli anni Novanta, nel variegato racconto delle partite.
Le partite non si vedevano, ma “si leggevano” negli sguardi, nelle smorfie e negli istanti in cui Suor Paola e gli altri gioivano per un gol segnato oppure si rabbuiavano perché la propria squadra era passata in svantaggio. Lo facevano guardando con attenzione un monitor minuscolo, custodendo una verità che poi sarebbe stata offerta con le parole pacate e mai banali di Suor Paola, con i suoi modi affabili e con quella posa gentile che la distingueva.
La verità, a ripensarci oggi, è che Suor Paola, rispetto magari ad altri colleghi che spingevano sull’acceleratore per compiacere i telespettatori, non recitava. Si limitava a portare in scena sé stessa. Questo l’ha resa speciale.
Il legame con la Lazio
Suor Paola era biancoceleste nel cuore. La religiosa ha legato da sempre il suo nome alla Lazio, di cui era tifosissima, ed è stata una figura iconica non solo per i colori biancocelesti, ma anche per tutte quelle comunità che da sempre hanno avuto e sentito il suo appoggio.
In un’intervista a «Famiglia Cristiana», Suor Paola aveva raccontato il motivo per cui era tifosa della Lazio: «L’ho sempre considerata la squadra povera di questa città. Quando bussai alle porte di Roma e Lazio per chiedere un aiuto ai ragazzi che allenavo, alla Roma trovai porte chiuse, invece alla Lazio trovai braccia aperte e mi diedero anche il permesso di usare il loro campo di allenamento».
Durante il ventennio della presidenza di Claudio Lotito, a cui è sempre stata molto vicina, aveva organizzato numerosi eventi di beneficenza, spesso coinvolgendo la società biancoceleste. Lotito e i giocatori erano legatissimi a lei e alle sue iniziative.
Suor Paola aveva avvicinato a gesti di solidarietà tanti calciatori nel corso degli anni. Da Giuseppe Signori a Tommaso Rocchi, sono tanti i giocatori con i quali aveva avuto un rapporto molto stretto.
La Lazio, negli ultimi anni, aveva spesso fatto visita alla casa famiglia fondata da Suor Paola negli anni Novanta. Innumerevoli erano state le iniziative organizzate non soltanto con la società biancoceleste, ma anche con i tifosi.
Non un caso che in più di una circostanza la Lazio, priva di uno sponsor, abbia indossato sulla maglia la scritta So.Spe., cioè “Solidarietà e speranza”, che rappresentava il nome e l’impegno dell’associazione.

Il rapporto con Claudio Lotito e i calciatori
Suor Paola era anche molto vicina all’attuale presidente Claudio Lotito, anch’egli molto religioso. Durante il ventennio di gestione Lotito, aveva organizzato numerosi eventi di beneficenza, spesso coinvolgendo la società biancoceleste.
I calciatori della Lazio, a turno, avevano preso parte in qualità di camerieri a cene riservate alle categorie di persone meno fortunate. Nel corso degli anni, la società biancoceleste aveva sostenuto le attività della casa famiglia e aveva partecipato a numerose iniziative destinate alle persone più fragili.
Meno di un anno prima della sua morte, prima degli Europei, Suor Paola aveva scritto una lettera aperta a Mattia Zaccagni, unico biancoceleste in Nazionale: «Quest’anno sarai l’unico laziale a rappresentare i nostri colori in una manifestazione così importante per l’Italia. Da tifosa ti auguro ogni bene, ma anche sotto il punto di vista privato e personale, avendo tu una meravigliosa famiglia».
Fu proprio Zaccagni a segnare il gol decisivo che consentì all’Italia di superare la fase a gironi.
So.Spe., Solidarietà e Speranza
Nel 1998 Suor Paola aveva fondato la ONLUS So.Spe, acronimo di Solidarietà e Speranza, nel quartiere Bravetta. Per iniziativa di Suor Paola, e grazie anche alla generosità di benefattori e volontari, dal 1998 la So.Spe cerca di donare assistenza sociale e sanitaria a persone bisognose, tentando di favorirne le condizioni sociali e ambientali con il fine di raggiungere una loro rieducazione e il reinserimento nella società.
Con la sua comunità So.Spe è diventata un’istituzione per il suo impegno al fianco delle donne vittime di violenza, dei poveri, degli emarginati, dei detenuti e dei bambini sottratti al peggior disagio. La sua casa famiglia ha accolto ragazze madri e i loro bambini, giovani in difficoltà e persone ferite da problemi sociali.
Suor Paola è stata la “nonna” di tutti i piccoli ospiti dell’associazione che aveva fondato e gestito con tenacia, forza, fiducia e sacrifici. Al di là delle apparizioni televisive, ha organizzato numerosi eventi di beneficenza ma non ha mai smesso di trascorrere le sue intense giornate fra le mamme e i bambini delle case-famiglia, i poveri della periferia, i carcerati di Regina Coeli e soprattutto i bambini che frequentavano l’Istituto Sacro Cuore di Gesù in via dei Colli della Farnesina, dove insegnava.
È stata anche allenatrice di calcio dei più piccoli e ha curato in prima persona una fervente attività di volontariato presso il carcere di Regina Coeli di Roma. Per decenni ha servito alle mense per non abbienti, occupandosi di svariate case-famiglia per donne, adolescenti e anziani.
La sua attività sociale si è rivolta anche ai terremotati, ai tossicodipendenti e a chi chiedeva un appoggio morale. «Quando si è con i bambini, con le ragazze madri, con i detenuti, i terremotati, i tossicodipendenti o semplicemente con chi ci chiede un appoggio morale - scriveva Suor Paola - dobbiamo usare per tutti lo stesso metro della disponibilità, della positività, perché loro, sentendosi amati, possano crescere migliori».
Le persone sostenute da So.Spe
| Ambito | Persone coinvolte |
|---|---|
| Assistenza sociale e sanitaria | Persone bisognose |
| Accoglienza | Ragazze madri e bambini |
| Inclusione sociale | Giovani in difficoltà, poveri ed emarginati |
| Supporto | Detenuti e carcerati di Regina Coeli |
| Protezione | Donne vittime di violenza |
| Educazione | Bambini e adolescenti |
Il riconoscimento dello Stato
Suor Paola è stata Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. Nel 2021 le è stato consegnato il diploma con il grado onorifico di Ufficiale al merito concesso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Il riconoscimento ha rappresentato un omaggio all’impegno svolto per anni nella Capitale a favore delle persone più fragili. Suor Paola è stata una vera e propria istituzione nella città, dove per anni ha lavorato come maestra presso l’Istituto Sacro Cuore di Gesù alla Farnesina.
La morte e il cordoglio
Suor Paola si è spenta a Roma dopo una lunga malattia. Era malata da tempo e ha trascorso gli ultimi giorni nella sua stanza di convento, appartenente alla congregazione delle Suore Scolastiche francescane di Cristo Re.
L’annuncio della morte è arrivato da Guido De Angelis durante la serata dedicata a “Long John” Chinaglia a Roma. La notizia ha suscitato profondo cordoglio nel mondo del calcio, della televisione, della solidarietà e nella comunità romana.
Il messaggio della Lazio
La S.S. Lazio, con in testa il presidente Claudio Lotito e la dottoressa Cristina Mezzaroma, ha partecipato commossa al cordoglio per la scomparsa di Suor Paola D’Auria, definita “fervente religiosa ed orgogliosa ambasciatrice della Lazialità”.
«La sua casa famiglia ha donato solidarietà e speranza, come il nome della sua associazione, a molti giovani, detenuti, vittime della povertà e della violenza, ragazze madri e persone ferite da problemi sociali della nostra epoca», si legge nella nota del club biancoceleste.
«Mancherà il suo sorriso, ma non cesserà di certo l’umanità dei suoi collaboratori nel proseguire ciò che ha creato», prosegue il comunicato della società.
La Lazio ha poi pubblicato sui propri canali il messaggio: «Per sempre con noi. Ciao, Suor Paola», accompagnato da una fotografia che la ritrae con una sciarpa e lo stemma della squadra biancoceleste.
Le parole di Claudio Lotito
«In questo momento di grande tristezza - ha dichiarato il presidente Claudio Lotito - sento il dovere di esprimere la mia più profonda riconoscenza verso Suor Paola per l’esempio di amore, sacrificio e passione che ha incarnato quotidianamente».
«Conserverò sempre il ricordo delle sue parole e del suo sorriso, capaci di scaldare il cuore di tutti e di infondere speranza anche nelle sfide più difficili. Suor Paola ci lascia un’eredità preziosa: la certezza che l’altruismo e la solidarietà siano la forza più grande che possiamo donare al prossimo».
Il ricordo di Francesco Rocca
«Mi unisco al cordoglio per la scomparsa di Suor Paola, esempio di bontà e solidarietà, che mi onoro di aver chiamato amica e con cui ho condiviso la passione calcistica», ha dichiarato Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio.
«È triste il giorno in cui si spegne una luce, perché questo era Suor Paola: una luce di speranza e di amore per il prossimo. Ricordo con commozione i momenti passati insieme e le tante iniziative di volontariato e solidarietà a cui abbiamo collaborato».
«Suor Paola ci ricordava, ogni giorno, la nobiltà del gesto disinteressato. L’aiuto ai più deboli, ai più fragili, era al cuore della sua vita, delle sue azioni e delle sue preghiere. Da oggi, siamo tutti più poveri. Ma la tristezza, la perdita, appartengono solo a chi è rimasto nel mondo. Suor Paola è tornata nella casa del Padre».
Il messaggio di Antonio Tajani
«Una persona buona con un animo gentile. Suor Paola ha rappresentato per tanti bisognosi una fonte di conforto. Oggi la città di Roma perde una sua icona religiosa, volto di carità e speranza. Possa riposare in pace».
Con queste parole il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ricordato Suor Paola.
La camera ardente e i funerali
La camera ardente è stata allestita nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, dove è stato possibile tributare l’ultimo saluto a Suor Paola dalle ore 10 alle 19.
Alessandro Onorato, assessore comunale al Turismo, Sport e Grandi eventi, aveva annunciato: «Profondo dolore per la scomparsa di Suor Paola, l’esempio più alto di solidarietà, carità e altruismo. Una persona che ha lasciato un segno indelebile nella nostra città».
«Con il sindaco Roberto Gualtieri le renderemo il giusto omaggio, allestendo la camera ardente in Campidoglio, presso la Sala della Protomoteca. Roma non la dimenticherà mai».
Le esequie sono state celebrate venerdì 4 aprile alle 10.30 presso la chiesa Gran Madre di Dio a Ponte Milvio, a Roma.
Il ricordo di Damiano Tommasi al funerale di Suor Paola
Un’eredità fatta di fede, calcio e solidarietà
La figura di Suor Paola ha unito mondi apparentemente lontani: la vita religiosa, la televisione, il calcio e l’impegno sociale. La sua presenza allo stadio con la tonaca e la sciarpa della Lazio aveva contribuito a renderla riconoscibile, ma il suo lavoro quotidiano accanto alle persone in difficoltà aveva dato profondità e concretezza alla sua popolarità.
La Lazio ha rappresentato per lei una passione sincera e un punto di contatto con molti calciatori, dirigenti e tifosi. La notorietà televisiva, invece, le aveva permesso di portare davanti a milioni di persone il valore dell’accoglienza, della generosità e dell’attenzione verso chi soffre.
«Preghiamo perché il suo ricordo resti vivido - ha scritto la Fondazione SS Lazio 1900 - come un invito a proseguire sulla strada che lei ha tracciato: dare sostegno a chi soffre, diffondere il bene, e non dimenticare mai il valore della speranza e della solidarietà».
Suor Paola ripeteva spesso: «Dai poco se doni le tue ricchezze, ma se doni te stesso tu doni veramente».