Santuari dei Duodecim Populi e santuari orvietani

I santuari dei Duodecim Populi erano luoghi religiosi, politici e sociali nei quali le città etrusche federate celebravano riti comuni, consolidavano i rapporti tra le comunità e svolgevano cerimonie pubbliche. Il principale santuario federale era il Fanum Voltumnae, identificato nell’area archeologica di Campo della Fiera, a Orvieto, l’antica Velzna.

Il sito di Campo della Fiera ha restituito un’imponente Via Sacra, templi, altari monumentali, fontane, strutture per le riunioni, depositi votivi e numerosi reperti che documentano una frequentazione dal VI secolo a.C. al XV secolo. La presenza di un grande tempio, di una testa maschile in terracotta forse raffigurante Voltumna e di una lunga iscrizione etrusca rafforza l’identificazione dell’area con il santuario federale della lega delle dodici città etrusche.

La Dodecapoli etrusca e i santuari federali

Gli Etruschi erano una civiltà molto avanzata rispetto alle altre popolazioni che vivevano nell’Italia del 900 a.C. Scrivevano, dipingevano, conoscevano le tecniche di lavorazione dei metalli, l’agricoltura, l’architettura. Avevano una religione molto complessa con rituali precisi.

La Città Etrusca era una vera e propria città-stato, sede delle pubbliche autorità, dei luoghi di culto, di residenza e attività economico-mercantili. Governate dai Lucumoni, le città etrusche erano confederate a gruppi di dodici (Dodecapoli) pur mantenendo ciascuna la propria autonomia politica, legislativa e militare.

Dai documenti pervenutici tramite gli storici romani, sappiamo che erano amministrate secondo un rigido regime assolutista a sfondo religioso, una concezione affine ad altri popoli come gli Assiri, i Babilonesi, gli Egizi e i Celti. La lega delle dodici città non costituiva dunque uno Stato unitario, ma una confederazione di comunità autonome unite da pratiche religiose e da istituzioni comuni.

Il Fanum Voltumnae era il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche. Qui le delegazioni si incontravano per le cerimonie religiose, ma anche per attività pubbliche, economiche e spettacolari.

Il Fanum Voltumnae: il santuario federale degli Etruschi

È stato un luogo sacro per eccellenza per quasi duemila anni, dal VI secolo a.C. alla Peste nera della fine del Trecento: del Fanum Voltumnae, il luogo delle riunioni annuali dei rappresentanti della lega delle dodici città etrusche, ne hanno parlato le fonti antiche e quelle medievali, ma la sua localizzazione è sempre rimasta avvolta nel mistero.

Lo storico romano Tito Livio ricorda che alle cerimonie religiose si accompagnavano fiere, mercati, spettacoli teatrali e giochi solenni. Il santuario doveva quindi occupare un’area molto vasta, capace di ospitare tutte le delegazioni e accogliere manifestazioni diverse.

Il sito di Campo della Fiera, indagato dal 2000 in un’area che supera i tre ettari di superficie, ha restituito ad oggi straordinarie evidenze archeologiche che avvalorano con sempre maggior sicurezza l’identificazione di questo luogo con Fanum Voltumnae, il celebre santuario federale degli Etruschi che qui, come indicano numerosi documenti di carattere epigrafico e letterario, svolgevano le riunioni e le cerimonie religiose della lega.

Area archeologica del Fanum Voltumnae

Il Fanum Voltumnae si trova dunque in località Campo della Fiera, toponimo che ricorda come la zona fu sede di fiere e mercati periodici per secoli, epoca romana compresa, fino al 1384, l’anno della micidiale peste nera che spopolò città e campagne.

Nel 1876 i primi scavi archeologici restituirono resti di strutture murarie in tufo e furono recuperate pregevoli terrecotte architettoniche oggi al Pergamon Museum di Berlino. Nel Duemila le indagini sono riprese anche sulla spinta di studi più recenti secondo i quali il mitico Fanum Voltumnae, massimo santuario del popolo etrusco, doveva trovarsi proprio a Campo della Fiera.

Le prove dell’identificazione con Orvieto

Inutilmente cercato fin dal Quattrocento, il Fanum Voltumnae è stato oggetto di numerosi tentativi di localizzazione. Le ipotesi hanno interessato molte località, da Viterbo a Bolsena, da Montefiascone fino al Voltone, nei pressi di Farnese.

In realtà l’unico indizio scritto sulla localizzazione del fanum si trova in un’epigrafe di età imperiale romana, molti secoli dopo la fine dell’indipendenza dell’ultima città etrusca. La localizzazione a Orvieto del Fanum è supportata anche da un documento epigrafico, il cosiddetto “Rescritto di Spello”.

Il Rescritto di Spello è la disposizione con la quale l’imperatore Costantino concedeva agli Umbri di poter celebrare, secondo un’antichissima consuetudine, le annuali cerimonie religiose e i giochi ad esse connessi a Spello, senza doversi più recare “presso Volsinii”.

Se la Volsinii cui si fa riferimento può essere riconosciuta nell’attuale Bolsena, va detto che il richiamo a un’antichissima consuetudine e la puntualizzazione topografica (“presso”) conforta nel pensare alla Volsinii etrusca, Orvieto.

Alcuni versi di un’elegia del poeta umbro Properzio rivelano inoltre inequivocabilmente l’origine volsiniese di Voltumna, il dio titolare del Fanum. In aggiunta Plinio il Vecchio ricorda che in occasione della conquista di Velzna/Volsinii/Orvieto furono depredate ben duemila statue di bronzo, che indicano l’esistenza di un importante luogo di culto.

La prova archeologica è costituita dall’insieme delle strutture e dei reperti individuati a Campo della Fiera: un grosso tempio, la Via Sacra che ad esso conduceva, altari monumentali, fontane, vasche, edifici destinati alle riunioni e una grande quantità di oggetti votivi.

Voltumna, la divinità titolare del santuario

Voltumna non era un dio qualsiasi ma la principale divinità dell’antico popolo etrusco. Il ritrovamento della testa del dio etrusco Voltumna consolida l’ipotesi che questo è il Fanum Voltumnae.

Dal sito di Campo della Fiera insieme a un tempio di grandi dimensioni, probabilmente il principale del Fanum, è venuta alla luce una splendida testa maschile in terracotta in origine policroma, a grandezza naturale e su base dello stesso materiale, che secondo i primi accertamenti potrebbe identificarsi proprio con Voltumna, divinità suprema del pantheon etrusco.

All’interno del recinto sacro è stato effettuato il rinvenimento di una testa fittile maschile finemente lavorata e contraddistinta da un’imponente massa di capelli: un ritratto senza confronti noti e che lascia spazio a più che suggestive interpretazioni.

“La testa - spiega Stopponi - è molto bella e ben conservata. È un ritrovamento importante così come quello del tempio, che misura 12 metri per 18. Finora non sono state rintracciate iscrizioni, ma stiamo ancora scavando e contiamo di trovare presto altro eccellente materiale.”

Le nuove scoperte: altari, statue e offerte votive

Due teste di ariete, una di leone e altari monumentali emersi dalla terra sacra degli etruschi sono tra i reperti straordinari ritrovati nelle recenti campagne di scavo al Campo della Fiera, alle pendici della rupe di Orvieto.

“Abbiamo trovato altari giganteschi - ha raccontato Stopponi -, i più grandi finora scoperti in Etruria, composti da blocchi sovrapposti e decorati con teste di ariete e di leone, risalenti all’inizio del V secolo avanti Cristo”.

Perfettamente scolpite con dettagli naturalistici e uno sguardo magnetico, le teste ornavano questi altari dedicati agli dei celesti, come indicano anche le fonti latine. “Abbiamo perfino trovato un occhio in bronzo e pasta vitrea - ha aggiunto l’archeologa - che conferisce alle sculture un realismo impressionante”.

Accanto a questi capolavori, migliaia di reperti: ceramiche, oggetti votivi, monete romane e persino un pendente d’oro cavo, usato per contenere profumo, a forma di ghianda. Un tesoro diffuso in un’area che le indagini geofisiche stimano in circa 40 ettari.

Altari etruschi con teste di ariete e leone

La Via Sacra e l’organizzazione dell’area sacra

Le strutture emerse si sviluppano attorno ad un’imponente Via Sacra percorsa da processioni di carattere religioso e celebrativo. Scoperto inoltre un tratto della via sacra che conduceva al tempio.

Sarà invece problematico far riaffiorare l’intera strada sacra. Sul percorso si trova infatti una villa privata la cui costruzione ha certo compromesso l’integrità della zona.

A nord della strada si apre un recinto in cui si trova un sacello della prima metà del VI sec. a.C., desacralizzato agli inizi del IV sec. a.C. e sostituito dal tempio A, l’unico edificio di culto che continuò ad essere attivo in epoca romana.

Percorrendo la Via Sacra verso sud si arriva ad un altro edificio, il tempio C, costruito alla fine del VI sec. a.C. e distrutto in occasione degli scontri tra Romani e Volsiniesi avvenuti tra 308 e 280 a.C.

Accanto alle sue rovine furono deposte alcune tombe infantili, in memoria di una divinità matronale testimoniata dalla parola etrusca atial (“della madre”), incisa su una coppa in bucchero.

In corrispondenza della fronte furono collocati i resti di lamine bronzee di un carro, mentre al di sopra dei piani pavimentali sono state trovate moltissime ceramiche greche, doni al santuario di facoltosi devoti.

Un nuovo edificio arcaico è stato scoperto accanto al tempio C, probabilmente si tratta del thesaurós di una o più poleis etrusche. La strada sale poi verso il grande tempio B, che domina l’intero santuario ed è circondato da portici, fontane e vasche.

I principali edifici del Fanum Voltumnae

Edificio o strutturaCaratteristiche
SacelloPrima metà del VI sec. a.C.; desacralizzato agli inizi del IV sec. a.C.
Tempio AUnico edificio di culto che continuò ad essere attivo in epoca romana.
Tempio CCostruito alla fine del VI sec. a.C. e distrutto durante gli scontri tra Romani e Volsiniesi tra 308 e 280 a.C.
Tempio BGrande tempio dominante l’intero santuario, circondato da portici, fontane e vasche.
Via SacraPercorso per processioni di carattere religioso e celebrativo.
FontanaStruttura di metà del quinto secolo a.C. con gocciolatoio a protome leonina.

Il tempio B fu distrutto nel 264 a.C., ma l’area non fu abbandonata. Poco dopo, infatti, sorse qui un impianto per la produzione di ceramiche.

Nella parte meridionale dello scavo erano già stati individuati il basamento di un imponente edificio sacro e la struttura di una fontana di metà del quinto secolo a.C. con gocciolatoio a protome leonina.

A quota più alta sono emerse le strutture di canalizzazione che facevano confluire l’acqua verso la fontana e altri edifici segnalati da grandi blocchi in tufo dei quali si intende proseguire l’indagine.

Scendendo a valle, in prossimità di una villa moderna, è emerso un altro edificio sacro, significativo per la presenza di una piattaforma in tufo con foro e tappo, funzionale alle offerte liquide rivolte alle divinità sotterranee, le divinità ctonie.

Le fasi romana, cristiana e medievale

Il carattere eccezionale del sito è sottolineato da un’intensa fase ricostruttiva della prima età imperiale, che include Campo della Fiera nella politica di restaurazione antiquaria promossa da Augusto.

Tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C., venne edificata una ricchissima domus con una grande aula per riunioni, connessa a due impianti termali con pregevoli pavimentazioni, tra cui un eccezionale mosaico con raffigurazione di Scilla.

La residenza fu ristrutturata nel II sec. d.C. e rimase in uso fino alla fine del IV sec. d.C. Risultati eccezionali anche per la frequentazione di epoca romana del sito, testimoniata da una ben conservata struttura termale, probabilmente pertinente ad una lussuosa villa, dove è stato liberato l’intero percorso balneare.

Dalle terme è affiorata una straordinaria spilla che raffigura una delle vicende più note del mito della fondazione di Roma: la Lupa che allatta i gemelli.

Intorno al VI-VII secolo il grande vano della residenza venne trasformato in aula di culto cristiana, alla quale si sovrappose, tra XII e XIII secolo, la chiesa di San Pietro in vetere.

Nel 2013 è emersa anche la parete frontale della chiesa di San Pietro in vetere di epoca medievale, che ora è completamente visibile nelle sue dimensioni (35 metri x 7 metri).

Inoltre, sono emersi i resti dell’annesso Convento e le basi delle colonne del chiostro. In queste settimane sono state scoperte le vestigia di un enorme edificio, lungo circa 30 metri, probabilmente il refettorio con relativo chiostro della chiesa medievale di San Pietro in Vetere.

Accanto alla struttura ecclesiastica è riemerso un grande edificio interpretabile come refettorio/magazzino, demolito nel XV secolo per ricavare uno spazio aperto destinato ad attività di mercato, all’origine dell’attuale toponimo Campo della Fiera.

I santuari etruschi: caratteristiche e funzioni

Quando parliamo di Etruschi, generalmente, li associamo alle Necropoli, siti vasti e monumentali. Ma in Etruria si trovano altri esempi di architettura etrusca non meno importanti: sono i Santuari Etruschi con i relativi Templi.

Nella Cosmogonia propria degli Etruschi dove la realtà esce dal caos grazie all’intervento del dio Tinia, il Santuario è prima di tutto una porzione di terreno, ordinatamente delimitato, che la comunità assegna agli dèi perché vi abitino.

Esso è definito da confini ben visibili (tular), segnalati da un muro, costruito con la stessa tecnica del Tempio, in mattoni crudi o pietre a secco. La poca esplorazione di questo tipo di monumento, le tecniche di costruzione adottate (legno e mattoni), più spesso l’ingiuria del tempo o la delimitazione indicata solo con cippi, hanno fatto sì che fosse difficile l’individuazione di questi luoghi.

Sappiamo comunque che la costruzione era orientata secondo la tecnica etrusca, con una o più porte d’ingresso, di cui una principale (porta carraia). La vera e propria casa, prima del feticcio poi del simulacro del dio, è il Tempio il cui accesso era riservato ai sacerdoti.

Le città etrusche, dalle più grandi alle più piccole, avevano uno o più spazi dedicati ai luoghi di culto. All’interno del perimetro urbano in alcuni casi troviamo più di un’area sacra, fino a un massimo di otto (Orvieto) o un’unica area sacra che conteneva più templi (Marzabotto).

Santuari urbani ed extraurbani

Diversamente da quelle greche, le Città Etrusche non hanno un vero e proprio “centro” riconosciuto come tale dalla memoria collettiva. Esse si sono sviluppate da agglomerati di villaggi villanoviani, in luoghi precedentemente poco abitati dove il tempio, perfettamente integrato nell’abitato, è quindi identificato come il luogo centrale dove gli istituti cittadini politico-religiosi si realizzano.

Altri sacelli sacri dedicati prevalentemente a Selvans, dio dei confini, erano dislocati presso le porte della città o lungo il perimetro urbano con una funzione protettiva.

Ma troviamo Santuari anche all’esterno delle città, presso le vie che ne uscivano, veri e propri punti d’incontro e di sosta, vicino ai corsi d’acqua, a volte condivisi tra più città confinanti.

La collocazione dei santuari lungo le vie, presso le porte urbane o vicino alle risorse idriche mostra la varietà delle loro funzioni: culto, protezione dei confini, incontro tra comunità, sosta dei viaggiatori e celebrazione di pratiche condivise.

Orvieto, Velzna e il sistema dei santuari orvietani

Forse non tutti sanno che Orvieto, l’antica Velzna, fu una delle città-stato più potenti della Dodecapoli etrusca, l’ultima a cadere sotto il dominio romano nel III secolo a.C.

Arroccata su una strategica rupe di tufo, fu centro di cultura, politica e religione fino alla conquista da parte dei Romani, che costrinsero gli abitanti a rifugiarsi sulle sponde del Lago di Bolsena, dove fondarono Volsinii Novi.

Oggi, il suo territorio conserva un’eredità archeologica di straordinaria rilevanza, un museo a cielo aperto che permette di ricostruire la vita e i rituali di questo popolo enigmatico.

Mappa dei santuari etruschi di Orvieto

Il Tempio del Belvedere

L’itinerario non può che iniziare dal centro città, dove si può ammirare l’Area Archeologica del Tempio del Belvedere.

Questo santuario etrusco, risalente al V secolo a.C., conserva imponenti basamenti e ha restituito importanti reperti, tra cui terrecotte architettoniche oggi esposte nei musei locali.

Nonostante non si conosca la divinità qui venerata, la scoperta di una coppa con l’iscrizione Tinia, corrispondente a Giove romano, ha fatto ipotizzare che il tempio fosse dedicato al padre etrusco degli dei.

Il Santuario della Cannicella

Lungo il versante meridionale della città si trova la Necropoli e il Santuario della Cannicella, immersi nel Parco Archeologico Orvietano (PAO).

Il santuario, attivo tra il VI e il IV secolo a.C., era dedicato a una divinità femminile, forse una versione locale di Uni (l’equivalente etrusco di Hera).

La scoperta della celebre statua in terracotta della “Venere di Cannicella” ha suggerito un culto legato alla fertilità e alla protezione della comunità.

Il Fanum Voltumnae a Campo della Fiera

Il Fanum Voltumnae è probabilmente il santuario federale etrusco citato dalle fonti latine, luogo di incontro annuale delle dodici città-stato della Dodecapoli.

I recenti scavi archeologici recenti hanno portato alla luce strutture templari, depositi votivi e iscrizioni che confermano l’importanza di questo sito nella politica e nella religione etrusca.

Gli spazi sacri e la città etrusca

Anche la fondazione di una città è una cerimonia religiosa, tanto che l’idea della città era concepita ben prima di essere costruita.

Le ampie strade che si incrociano ad angolo retto, la direzione che dovevano seguire, il confine, il muro che lo delimita, le porte d’accesso: un concetto urbanistico che i rozzi pastori che vivevano in quella che ancora non si chiamava Etruria, vedevano per la prima volta.

Via le capanne sparse! Ecco le abitazioni che poggiano su fondamenta di pietra, con strutture in legno e decorazioni in terracotta. Una vera rivoluzione perché pongono fine al nomadismo delle popolazioni che si spostavano quando le terre non erano più produttive.

Con gli Etruschi nasce l’idea di stanzialità, ovvero di vivere in un determinato luogo per lunghi, lunghissimi periodi. E nasce l’idea di comunità a cui si appartiene ben regolata, organizzata, moderna.

Dagli scavi dell’antica Misa, l’attuale Marzabotto, sappiamo che la città si sviluppava secondo uno schema ben preciso: le case sono allineate lungo ampie strade che si incrociano ad angolo retto, mentre l’abitato è cinto da mura possenti fatte di blocchi di pietra.

Generalmente arroccate su speroni tufacei o in cima a un colle, erano ben protette da difese naturali, con l’accesso costituito da una o più porte.

Poco o nulla conosciamo invece della struttura delle case, di cui si conservano solo le fondamenta di pietra ma non le parti superiori costruite con mattoni crudi o graticci, con pali perimetrali saldamente infissi e raccordati da aste trasversali, con riempimento in canne e rami e rivestimento in argilla che si sono facilmente deteriorate con il passare del tempo.

A Murlo (Siena) una squadra di archeologi americani ha rinvenuto un edificio risalente al VII sec. a.C. interamente smontato e sepolto, ricco di opere d’arte, ori, avorio, completo di decorazioni, statue, sfingi di terracotta, acroteri che ornavano il tetto che ben documenta l’architettura dei palazzi signorili etruschi.

Altri siti archeologici del territorio orvietano

Orvieto Underground

Questo labirinto sotterraneo custodisce un’eredità etrusca antichissima, scavata cunicolo dopo cunicolo nel tufo.

I primi ambienti ipogei furono scavati dagli Etruschi per raggiungere le risorse idriche, assenti in cima alla Rupe orvietana.

All’interno del percorso della Orvieto Underground si trovano una grande cava di pozzolana, una fitta rete di cisterne, alcune risalenti al V secolo a.C., e un cunicolo lungo circa 30 metri, scavato anch’esso dagli Etruschi: un’opera talmente ingegnosa che riuscì a garantire alla città l’autosufficienza idrica.

Pozzo della Cava

Da Piazza Duomo si può proseguire lungo Via della Cava, dove affiorano i resti di un’imponente struttura muraria etrusca.

L’itinerario conduce al Pozzo della Cava, un’opera idraulica scavata nel tufo affiancata da un pozzetto rettangolare per consentire la discesa.

Il complesso ipogeo, che testimonia nuovamente la maestria ingegneristica degli Etruschi, presenta delle nicchie scavate nella roccia, utilizzate come deposito di argilla per una fornace medievale: con ogni probabilità è quanto resta di una necropoli rupestre, risalente alla prima fase di occupazione etrusca della città.

Il Labirinto di Adriano

Vera e propria città sotterranea, il Labirinto di Adriano deve il suo nome alla complessa conformazione “a labirinto”, composta da una serie di pozzi, cunicoli e cavità sotterranee.

La sua scoperta risale agli anni ’70, durante i lavori di ristrutturazione della storica pasticceria di Adriano e Rita.

Esteso per oltre 400 metri quadrati e articolato su più livelli, il labirinto ospita una fitta rete di ambienti ipogei di epoche diverse, i più antichi dei quali realizzati dagli Etruschi con funzione di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana o come spazi per lo stoccaggio del grano.

La Necropoli di Crocifisso del Tufo

Per scoprire ancora di più sugli Etruschi, è consigliabile spostarsi appena fuori dal centro abitato, verso le pendici sud-occidentali.

Qui si estende la Necropoli di Crocifisso del Tufo, uno dei siti più suggestivi della zona.

Questa città dei morti, databile tra il VI e il III secolo a.C., è caratterizzata da un’urbanistica sorprendentemente moderna, con tombe organizzate in isolati separati da strade ortogonali.

Le iscrizioni sui blocchi di tufo che sigillavano le tombe rivelano i nomi delle famiglie aristocratiche che qui riposavano.

Le necropoli e i santuari dei dintorni

Per approfondire la conoscenza del mondo etrusco, i dintorni di Orvieto offrono tappe imperdibili.

  • Necropoli del Vallone e di Caldane: due siti sepolcrali, rispettivamente situati a Montecchio e a Castel Viscardo, che custodiscono tombe rupestri scavate nella roccia.
  • Tomba degli Hescanas: unica nel suo genere, la tomba si trova a Porano e conserva decorazioni pittoriche che illustrano scene di banchetti e rituali funerari.
  • Fanum Voltumnae: probabilmente il santuario federale etrusco citato dalle fonti latine, luogo di incontro annuale delle dodici città-stato della Dodecapoli.

Acquarossa e l’architettura sacra etrusca

Una citazione particolare la merita il sito di Acquarossa, nei pressi di Viterbo, utile ai fini dello studio dell’architettura urbana e domestica etrusca dove, accanto ad alcune abitazioni signorili, si trova un tempio ritenuto di scarsa rilevanza architettonica.

L’abitato etrusco di Acquarossa risale all’VIII secolo a. C.; unico nel suo genere questo sito conserva anche tracce di insediamenti del Neolitico, Eneolitico (tra la fine del 3° millennio a. C. e l’inizio del 2° millennio a. C.) e della civiltà appenninica.

Sul lato occidentale dell’acropoli è stato scoperto un villaggio di capanne risalente ad epoca anteriore a quella etrusca.

Conservazione e accessibilità dell’area

Le strutture archeologiche necessitano di interventi di restauro per consentire l'apertura al pubblico dell'area.

Il sito è attualmente visitabile soltanto nei mesi di luglio ed agosto durante lo svolgimento della campagna di scavo.

L’apertura stabile richiede coperture, restauri e una custodia permanente, condizioni necessarie per proteggere le strutture e rendere fruibile l’area archeologica.

Fanum Voltumnae?

tags: #i #santuari #dei #duodecim #populi #e