Studio biblico sulla nostra bocca: glorificare Dio con una sola bocca

La bocca rivela ciò che riempie il cuore e può diventare uno strumento per glorificare Dio, edificare gli altri e proclamare la fede. Per questo i cristiani devono imparare a custodire le proprie parole, evitare giudizi, calunnie e discorsi incontrollati, e parlare in modo coerente con la verità del Vangelo.

Paolo esortò i cristiani: «Glorificate con una sola bocca l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo». (Romani 15:6) L’unità cristiana non richiede che tutti abbiano gli stessi gusti o facciano le medesime scelte, ma richiede che tutti camminino di pari passo sulla strada della vita senza trasformare piccole divergenze in grandi problemi.

La bocca, il cuore e la vita

L’inizio del libro del Deuteronomio ci porta al cuore del nostro tema: «E queste sono le parole». Un intero libro è così dedicato a trasmettere la Parola di Dio nelle parole degli uomini, attraverso la mediazione di Mosè.

Tra i numerosi versetti di questo libro uno è particolarmente curioso: «La Parola è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, per farla» (Dt 30,14). Il cuore nell’antropologia biblica non è l’organo del sentimento (che abita nelle viscere), ma è il luogo della ragione e della volontà: con il cuore si pensa (Sal 19,15; 139,23; Dan 2,30. ).

Dal cuore, poi, si passa all’esterno attraverso la bocca, che «parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12,34) e infine attraverso l’azione (mano, piede). In un altro e famosissimo passo del libro del Deuteronomio, troviamo esattamente questa successione: «E siano queste parole, che io oggi ti ordino sul tuo cuore; e le inculcherai ai tuoi figli e le dirai loro quando siedi in casa tua e quando cammini per la strada e quando ti coricherai e quando ti alzerai» (Dt 6,6-7).

In questo versetto la parola prima è sul cuore, come scritta sulla tavoletta che gli scolari portavano al collo per prendere appunti, poi è detta e ripetuta, «inculcata» nei figli e vissuta in ogni momento della vita: la polarità tra sedere e camminare, coricarsi e alzarsi intende abbracciare tutta l’esistenza.

La stranezza del versetto Dt 30,14, pertanto, sta nella successione: dalla bocca si passa al cuore. È possibile, allora, trovarsi la Parola sulle labbra e non averla ancora nel cuore? Sì, è possibile!

Anzi, questo versetto ci invita a porre attenzione a quanto diciamo. A volte capita, infatti, che in quanto diciamo agli altri ci siano parole che non abbiamo pensato e che, però, sentiamo molto vere per noi: conviene annotarle e ritornarci, per scoprire se quelle non siano Parole poste nella nostra bocca che devono passare al cuore.

A volte, poi, dire ad altri aiuta a comprendere meglio. Chi insegna lo sperimenta ogni giorno. Un altro invito di questo versetto, poi, è quello di scegliere che parole mettere nella nostra bocca: possiamo lasciare le solite parole «stanche» (come direbbe Qoelet 1,8) oppure scegliere un versetto della Parola di Dio da ripetere tutto il giorno in una ruminatio continua.

La bocca esprime ciò che sovrabbonda nel cuore

«Quello che esce dalla bocca fa vedere quello che è nel cuore». La Bibbia ha molto da dire sull’uso della lingua, sulle labbra, sulla bocca, sulle parole e sul linguaggio.

Dio ha creato l’uomo secondo la sua immagine. Ha dato all’uomo la capacità di parlare e farsi comprendere, esprimendosi con parole e con frasi. Quando Dio diede all’uomo questa capacità, gli trasmise anche una parte della sua autorità e della sua creatività.

E’ stata, infatti, la Parola di Dio che ha creato tutto ciò che è vivente. (Salmo 33:6; Ebrei 11:3). La forza della parola ha grande influenza sul nostro comportamento. E’ bene quindi considerare questo argomento molto seriamente.

In Giacomo 1:16 si legge: «Se uno pensa d’essere religioso e non tiene a freno la sua lingua ma, seduce il cuor suo, la religione di quel tale è vana».

Non vorrei essere negativo o erigermi a giudice, ma questo verso ci dice molto chiaramente che una gran parte del nostro servizio rischia d’essere significante anche se ci diamo da fare per servire il Signore.

Infatti, la Parola di Dio ci dice: «Se non tieni la lingua sotto controllo, il tuo servizio non ha alcun valore».

La parola rivela i pensieri del cuore

Il libro del Siracide descrive con immagini efficaci il rapporto tra parole e carattere: «Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti. I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo».

«Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini» (Sir 27,5-8).

Gesù disse: «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Lc 6,45).

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.

È una chiave di lettura interessante per rivedere la nostra vita personale e le dinamiche vicino a noi: in un tempo di comunicazione gridata, che cosa viene espresso dalle bocche?

Noi stessi, in questi tempi di pandemia, con tutte le emozioni contrastanti che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo, come parliamo con gli altri e con Dio? Quali sono i tesori del nostro cuore di quali attingiamo, e cosa estraiamo da lì (Lc 6,45)?

Parole vere, parole coerenti e parole che edificano

Nell’epoca delle fake-news, il Libro del Siracide ci viene in grande aiuto: «Non lodare un uomo prima che abbia parlato, perché questa è la prova degli uomini» (Sir 27,7).

L’importanza delle parole che ascoltiamo e che diciamo sembra ai giorni nostri un qualcosa di leggero: se in passato bastava la parola per sottoscrivere un contratto tra due persone, se un uomo onesto veniva definito “di parola”, oggi la questione sembra essere diversa.

Si parla di più, siamo inondati di parole, possiamo scrivere e comunicare potenzialmente in ogni istante con il mondo intero, ma il valore della parola è di molto diminuito.

Dai personaggi pubblici, che siamo abituati a vedere fare continue ritrattazioni, alle parole dette nel nostro privato, troppo spesso giustificate superficialmente dall’espressione: «Ma io dicevo tanto per dire!».

Per quanto bravi attori possiamo essere, alla fine la verità emerge sempre: quante energie invece rischiamo di sprecare nel costruire castelli di menzogne, per non fare brutte figure con gli altri, finendo di credere noi stessi a ciò che raccontiamo, e alienandoci in questo modo sempre più dalla realtà?

Il cristiano è chiamato ad essere testimone della Parola che si è fatta carne e storia: quando ad una parola corrisponde una realtà, ecco che è detta “verità”.

Gesù Cristo stesso ha detto «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6): nel momento in cui noi diciamo ciò che non corrisponde al vero, o facciamo ciò che non corrisponde a quanto abbiamo detto, rinneghiamo con il nostro comportamento l’Incarnazione, che è realizzazione di una promessa antica, fedeltà alla Parola, Verità in atto.

«La prova dell’uomo si ha nella sua conversazione», dice ancora il Siracide. Di certo conosciamo quel “sesto senso” per il quale abbiamo percepito che chi ci stava parlando non stesse dicendo tutta la verità.

Ancora di più dovremmo rivolgere questa analisi preziosa nei nostri stessi confronti: giudicare un’altra persona, specialmente a parole, è questione semplicissima, ma la trave che portiamo nel nostro occhio ci fa vedere con così poca lucidità, da rischiare di fare più male che bene quando siamo spinti dall’impulso del momento.

Curare le cecità del nostro cuore ci aiuta a curare anche le menzogne della nostra bocca. Per trovare serenità nella nostra vita, è bene trovare il nostro posto nel mondo, realizzare la nostra vocazione di figli nel Figlio.

Settori in cui la lingua è fonte di problemi

Parlare troppo

Chi parla molto rivela ciò che è, poiché dove ci sono molte parole là regna la stoltezza. Gesù dice: «Dall’abbondanza del cuore parla la bocca».

Una lingua che si muove troppo indica un cuore in disordine. Un uomo che non sa tenersi a freno non ha pace anche se parla molto della pace e della gioia. Egli dimostra la sua inquietudine interiore parlando continuamente.

Parole superflue

Queste affermazioni o insegnamenti di Gesù ci aiutano a comprendere che Dio dà grande importanza alle nostre parole. Le nostre parole devono rispecchiare la verità e devono essere edificanti.

Chiacchiere e calunnie

Le chiacchiere e le calunnie sono cose cattive. Si tratta di una cosa molto seria che noi non dobbiamo prendere alla leggera anche se gli altri non prestano attenzione.

E’ un pericolo nel quale tutti possono inciampare. A questo proposito la bibbia dice: «Non andrai qua e là facendo il diffamatore fra il tuo popolo, né ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo» (Levitico 19:16).

«Le parole del maldicente sono come ghiottonerie, e penetrano fino nell’intimo delle viscere» (Proverbi 18:8). Siamo consci del fatto che si può uccidere una persona con le sole parole?

Conosco dei pastori e dei membri di chiesa le cui vite sono state distrutte dalla vergogna provocata a causa di calunnie pronunciate contro di loro da malelingue.

Molti servitori di Dio sono stati grandemente danneggiati e resi inattivi a causa delle chiacchiere che sono state fatte sul loro conto, essi avrebbero avuto invece bisogno di preghiere. Questo vale anche per tutti i membri di chiesa.

Bugie

Di queste sette cose che Dio odia, tre si riferiscono alla lingua: la lingua bugiarda, il falso testimonio che proferisce menzogne e chi semina discordie tra i fratelli.

Ciò trova conferma in Proverbi 12:22 «Le labbra bugiarde sono un abominio per l’Eterno». La parola abominio è l’espressione più forte usata per indicare il profondo ribrezzo provato da Dio.

La seconda parte del verso ci dice invece che: «quelli che agiscono con sincerità gli sono graditi». In apocalisse c’è un triplice ammonimento riguardante i pericoli della menzogna (Apocalisse 21:8): «… e tutti i bugiardi la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda».

La prospettiva non è tra le più allettanti, è giunto quindi il momento di chiedere perdono a Dio delle bugie dette e di purificare la propria vita.

L’adulazione o la lusinga

Credo che la maggior parte delle persone non si rendano conto dei grandi pericoli dell’adulazione. Dio non può certamente accettare parole che non sono in armonia con i nostri pensieri.

Io apprezzo moltissimo la riconoscenza sincera e le parole di lode, quando sono meritate, tuttavia bisogna andare cauti perché molti sono caduti nella trappola tesa dall’adulazione.

Queste parole sono chiare e noi tutti sappiamo che tra i cristiani c’è molta disonestà, molte belle parole sono dette per servire uno scopo e senza sincerità.

Guardiamoci da coloro che ci adulano e facciamo attenzione a quello che diciamo degli altri.

Discorsi incontrollati

«Hai tu visto un uomo precipitoso nel suo parlare? C’è più da sperare da uno stolto che di lui» (Proverbi 29:20).

Ecco un’affermazione audace. Non portarti in giro i tuoi sentimenti sulla lingua, questo ti procurerà solo gravi problemi. Impara a controllarti.

Nel salmo 106 troviamo descritta la tragica situazione di Mosè che si era lasciato trascinare dall’ira ed aveva perso il diritto di guidare il popolo di Dio nella terra promessa.

I versi 32 e 33 ci fanno comprendere che le sue parole non erano ispirate da Dio. «Lo provocarono ad ira anche alle acque di Meriba, e ne venne del male a Mosè per cagion loro; perché inasprirono il suo spirito, ed egli parlò sconsigliatamente con le sue labbra».

Quante volte parliamo in modo sconsiderato quando il nostro cuore è amareggiato? Al Signore questi discorsi non piacciono affatto.

Discorsi negativi non edificanti

I discorsi negativi fanno parte della conversazione «per bene» di molti cristiani. Nella maggior parte dei casi questi discorsi non sono nemmeno riconosciuti come peccaminosi.

«Io non ho fede». «Non credo di riuscire a mettere insieme la somma di denaro che mi occorre». «Sono certo di avere bisogno di un’operazione».

Queste parole possono essere cortesi, rispettabili e perfino avere un sapore di modestia ma spesso Dio non si compiace di questi discorsi.

Molti credenti si scavano la fossa (Tomba) con le loro parole. Essi riescono a convincere se stessi, attraverso discorsi negativi, di cose che forse non accadrebbero mai se non ne parlassero continuamente, richiamandole in vita.

Un chiaro esempio ci viene dato dal rapporto fatto dalle spie mandate ad esplorare il paese di Canaan al cap. 13 del libro dei Numeri. I 12 prescelti si trovarono nella medesima località e nelle medesime circostanze.

Dieci tornarono dicendo: «Il paese è buono ma il popolo è potente, le città sono fortificate e grandissime e ci sono dei giganti». Di fronte a loro avevano la sensazione di essere come le cavallette.

Due uomini tornarono invece con un rapporto positivo: «E’ un paese meraviglioso, entriamo ed occupiamolo, abbiamo la capacità di farlo».

Quelli che dissero «Non possiamo!» non furono in grado di farlo. Quelli che dissero: «Possiamo!», ne ebbero anche la capacità. Quello che dissero accadde veramente.

Le soluzioni divine per l’uso della lingua

Riconoscere che il problema viene dal cuore

Nel capitolo 12 di Matteo è infatti spiegato che questo problema ha le sue radici nel cuore stesso. Giacomo 3:10-12 aggiunge: «Dalla medesima bocca procede benedizione e maledizione. Fratelli miei, questo non dev’essere».

«La fonte getta essa dalla medesima apertura il dolce e l’amaro? Può fratelli miei, un fico fare ulive, o la vite fichi?»

Il cuore è nuovamente paragonato ad un albero e le parole sono paragonate al frutto. In proverbi 4:23 leggiamo: «Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso procedono le sorgenti della vita».

Quello che esce dalla nostra bocca esce anche dal cuore. La nostra bocca è quindi il barometro del nostro cuore.

Riconoscere i peccati e lasciarsi purificare da Dio

Molte persone si rifiutano di riconoscere come peccato l’abuso della lingua. Ogni cattivo o frivolo discorso è peccaminoso.

Se ci sbarazziamo da questo tipo di peccato incominceremo a vedere i risultati. Fin tanto che saremo tolleranti e che troveremo mille scuse per questi peccati o che fingeremo addirittura di ignorarli, non ci sarà alcun cambiamento.

In 1 Giovanni 1:9 leggiamo: «Se confessiamo i nostri peccati, Egli è fedele e giusto da rimetterci i peccati e purificarci da ogni iniquità».

Affidare a Dio la propria lingua

A questo punto è necessario prendere due decisioni. Paolo dice in Romani 6:12-13 che per prima cosa bisogna resistere al diavolo e non offrirgli l’occasione di usare le nostre membra per scopi ingiusti.

Non permettiamo al diavolo di servirsi delle nostre mani e dei nostri piedi, ma soprattutto non permettiamogli di far uso della nostra lingua.

Gesù è morto per liberarci da ogni tipo di peccato, anche da quelli commessi con la lingua. Non abbandoniamo la nostra lingua in balia di Satana.

Offriamo a Dio la nostra vita e mettiamo a sua disposizione ogni parte del nostro corpo, affinché esso possa servire alla causa della giustizia in obbedienza a Dio.

Parliamo apertamente con Dio e diciamogli che mettiamo la nostra lingua a sua disposizione affinché essa divenga uno strumento di giustizia. Il Signore esaudirà la nostra preghiera e i nostri discorsi diverranno fonte di benedizione.

Ricordare perché abbiamo ricevuto la lingua

Perché dunque Dio ha messo una lingua nella nostra bocca? Il Salmo 16:9 ci dà questa spiegazione: «Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia festeggia».

Troviamo la risposta nel libro degli Atti 2:26 dove Pietro cita questo verso e aggiunge: «Perciò si è rallegrato il mio cuore e ha giubilato la mia lingua».

La lingua c’è stata data per lodare Dio con le nostre parole. Quando comprendiamo questa verità e ce ne rendiamo conto, la nostra vita cambia totalmente.

Prendere la decisione di lodare il Signore

Siamo noi che dobbiamo prendere la decisione di dare lode a Dio. Per tale motivo Davide dice: «Io benedirò l’Eterno in ogni tempo, la sua lode sarà continuamente nella mia bocca».

Se la lode diventerà per noi un’abitudine, troveremo anche altri che loderanno il Signore assieme a noi.

Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode. Della tua lode è piena la mia bocca, della tua gloria, tutto il giorno.

Parlare con Dio e proclamare la fede

Gesù è il nostro Sommo Sacerdote. Egli intercede per noi, rivolgiamoci quindi a Lui.

Le parole che diciamo a Gesù delimitano le possibilità che Dio può mettere a nostra disposizione su questa terra. Dovremmo far tesoro di ogni occasione che ci viene offerta di parlare con Lui e di approfondire il nostro rapporto con Dio (Ebrei 3:1; 10:21-23).

Paolo scrisse: «Poiché se confesserai con la tua bocca che Gesù è il Signore, e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvo».

«Con il cuore infatti si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza».

«Poiché non c'è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l'invocano».

«Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato».

«Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?»

«E come lo annunzieranno, senza essere prima inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di coloro che recano un lieto annunzio di bene!»

«La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo».

«Ora io dico: Non hanno forse udito? Tutt'altro: per tutta la terra è corsa la loro voce, e fino ai confini del mondo le loro parole».

La bocca nella vita della comunità cristiana

In una comunità cristiana i discorsi e i commenti che vengono fatti sui membri della comunità stessa sono di grandissima importanza. Essi sono soggetti ad un ordine e ad una disciplina particolare.

Se noi seguiremo le istruzioni della Bibbia non ci azzarderemo certo a fare pettegolezzi o ad ascoltarli. Sarebbe, infatti, molto imbarazzante per noi se tutti fossimo costretti a scusarci presso la persona che è stata oggetto delle nostre chiacchiere.

E’ meraviglioso vedere come Dio ha provveduto nella sua Parola anche per i buoni rapporti tra i membri di una comunità.

Dio cerca sempre di darci il meglio e, se abbiamo peccato, ci indicherà una via per ristabilire i nostri buoni rapporti col prossimo (Matteo 18:15-17).

Come membri di una comunità dobbiamo attenerci alle regole indicate da Gesù. Se qualcuno ha peccato contro di me, devo andare da lui. Nella maggior parte dei casi questo rimetterà le cose in ordine.

Se qualcuno viene da noi e ci dice: «Sai cosa mi ha detto il fratello tal dei tali? Sai come mi ha trattato?». Dobbiamo subito replicare: «Hai parlato con questo fratello?».

Se la risposta è no, diciamogli pure: allora vai a parlare con quella persona.

«Il vento del nord porta la pioggia, e la lingua che sparla di nascosto, fa oscurare il viso» (Proverbi 25:23).

Non tolleriamo alcun tipo di chiacchiera in nostra presenza chiudiamo la porta ad ogni pettegolezzo. Non dimostriamoci accondiscendenti verso nessun pettegolo.

Se ci rendiamo conto di aver peccato con la lingua, non esitiamo di far uso delle sette soluzioni che ci sono date e confessiamo i nostri peccati di fronte a Dio.

Se abbiamo offeso qualcuno, chiediamogli scusa. Chiediamo a Dio di purificarci e accettiamo con gratitudine questa purificazione.

Glorificare Dio con una sola bocca nonostante le differenze

NON tutti i cristiani fanno le stesse scelte o hanno gli stessi gusti, ma tutti devono camminare di pari passo sulla strada della vita. È possibile? Sì, se evitiamo di trasformare piccole divergenze in grandi problemi.

Questo è proprio ciò che l’apostolo Paolo insegnò ai compagni di fede del I secolo. Paolo sapeva che per i cristiani è indispensabile essere uniti e diede loro ottimi consigli per aiutarli a sopportarsi gli uni gli altri nell’amore. (Efesini 4:1-3; Colossesi 3:12-14)

Nondimeno, dopo oltre 20 anni passati a stabilire molte congregazioni e visitarne altre, sapeva che mantenere l’unità poteva essere difficile. (1 Corinti 1:11-13; Galati 2:11-14)

Ai compagni di fede di Roma rivolse pertanto questa esortazione: ‘L’Iddio che dà perseveranza e conforto vi conceda di glorificare di comune accordo con una sola bocca l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo’. (Romani 15:5, 6)

In modo simile oggi dobbiamo glorificare Geova Dio “con una sola bocca” come gruppo unito di suoi adoratori.

Cristiani provenienti da ambienti diversi

Molti cristiani di Roma erano amici di Paolo. (Romani 16:3-16) Benché provenissero da ambienti diversi, Paolo accettava tutti i suoi fratelli come “diletti di Dio”.

Infatti scrisse: “Rendo grazie al mio Dio per mezzo di Gesù Cristo riguardo a tutti voi, perché della vostra fede si parla in tutto il mondo”. È chiaro che i romani erano esemplari sotto molti aspetti. (Romani 1:7, 8; 15:14)

Nello stesso tempo i vari componenti della congregazione avevano punti di vista diversi su alcune cose. Dato che i cristiani odierni provengono da svariati ambienti e culture, studiare gli ispirati consigli di Paolo sul modo di gestire le differenze può aiutarci a parlare “con una sola bocca”.

A Roma c’erano credenti sia ebrei che gentili. (Romani 4:1; 11:13) A quanto sembra alcuni cristiani ebrei non riuscivano a smettere di seguire certe usanze proprie della Legge mosaica, anche se avrebbero dovuto rendersi conto che quelle pratiche non erano essenziali per ottenere la salvezza.

D’altra parte, alcuni cristiani ebrei riconoscevano che il sacrificio di Cristo li aveva liberati dalle restrizioni che avevano rispettato prima di diventare cristiani, quindi avevano abbandonato alcune delle abitudini e delle usanze che seguivano un tempo. (Galati 4:8-11)

Ciò nonostante, come fece notare Paolo, erano tutti “diletti di Dio”. Potevano tutti lodare Dio “con una sola bocca” se mantenevano gli uni verso gli altri il giusto atteggiamento mentale.

Differenze riguardo al cibo

Parlando di una situazione in merito alla quale c’erano varie opinioni, Paolo scrive nella lettera ai Romani: “Un uomo ha fede di mangiare di tutto, ma chi è debole mangia cibi vegetali”.

Sotto la Legge mosaica la carne di maiale non si poteva mangiare. (Romani 14:2; Levitico 11:7) Tuttavia dopo la morte di Gesù quella Legge non era più vincolante. (Efesini 2:15)

Quindi tre anni e mezzo dopo che Gesù era morto, un angelo disse all’apostolo Pietro che dal punto di vista di Dio nessun cibo doveva essere considerato contaminato. (Atti 11:7-12)

Forse alcuni cristiani ebrei, tenendo presenti questi fattori, si sentirono liberi di mangiare carne di maiale o qualche altro cibo che sotto la Legge era vietato.

Tuttavia ad altri cristiani ebrei probabilmente ripugnava il solo pensiero di mangiare quei cibi che in precedenza erano impuri. Forse quelle persone sensibili si sentivano istintivamente offese vedendo i loro conservi cristiani ebrei mangiare tali cibi.

Inoltre certi cristiani gentili, nella cui religione di un tempo probabilmente non c’erano mai stati divieti di carattere dietetico, potevano rimanere perplessi notando che qualcuno sollevava una questione sul cibo.

Naturalmente non era sbagliato astenersi da certi cibi, purché non si insistesse che tale astinenza era necessaria per ottenere la salvezza.

Differenze riguardo ai giorni

Paolo fa un secondo esempio: “Un uomo giudica un giorno più di un altro; un altro giudica un giorno come tutti gli altri”. (Romani 14:5a)

Sotto la Legge mosaica non si doveva fare nessun lavoro il sabato. Quel giorno anche i viaggi erano sottoposti a severe limitazioni. (Esodo 20:8-10; Matteo 24:20; Atti 1:12)

Tuttavia, quando la Legge fu abolita, questi divieti vennero messi da parte. Eppure alcuni cristiani ebrei forse si sarebbero sentiti a disagio se avessero compiuto un lavoro o percorso lunghe distanze in un giorno che in precedenza consideravano sacro.

Può darsi che anche dopo essere divenuti cristiani riservassero il settimo giorno esclusivamente alle attività spirituali, benché dal punto di vista di Dio la legge sul sabato non fosse più in vigore.

Sbagliavano ad agire così? No, purché non insistessero che l’osservanza del sabato era richiesta da Dio.

Quindi, per riguardo verso la coscienza dei suoi fratelli cristiani, Paolo scrisse: “Ciascuno sia pienamente convinto nella sua propria mente”. - Romani 14:5b.

Non giudicare e non disprezzare

Ai cristiani che hanno la coscienza debole Paolo chiede: “Perché giudichi il tuo fratello?” E ai forti chiede: “Anche tu, perché disprezzi il tuo fratello?” (Romani 14:10)

Secondo Paolo, i cristiani che hanno la coscienza debole non devono condannare i fratelli di vedute più larghe. Nello stesso tempo i cristiani che sono forti non devono disprezzare quelli la cui coscienza in certi campi è ancora debole.

Tutti dovrebbero rispettare i giusti motivi degli altri e “non pensare di sé più di quanto sia necessario pensare”. - Romani 12:3, 18.

Paolo spiegò qual era il punto di vista equilibrato dicendo: “Colui che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia, poiché Dio l’ha accolto”.

Inoltre disse: “Il Cristo accolse [anche] noi, in vista della gloria di Dio”. Dal momento che Dio e Cristo accettano sia i forti che i deboli, dovremmo avere un atteggiamento altrettanto generoso e ‘accoglierci gli uni gli altri’. (Romani 14:3; 15:7)

Rispettare la coscienza degli altri

Oggi non esiste una situazione esattamente uguale, ma a volte possono sorgere problemi simili. Prendiamo ad esempio il caso di una donna cristiana che forse un tempo apparteneva a una religione che dà importanza all’austerità degli abiti e dell’aspetto.

Quando accetta la verità può esserle difficile adattarsi all’idea che nelle occasioni appropriate non è vietato truccarsi con moderazione o indossare abiti dai colori vivaci benché modesti.

Non essendo in gioco nessun principio biblico, non sarebbe appropriato cercare di persuadere questa cristiana ad andare contro la sua coscienza.

Nello stesso tempo lei si rende conto che non dovrebbe criticare le cristiane a cui la coscienza permette di usare queste cose.

Consideriamo un altro esempio. Un cristiano può essere cresciuto in un ambiente dove il consumo di alcolici è disapprovato.

Una volta conosciuta la verità apprende che secondo la Bibbia il vino è un dono di Dio e se ne può fare un uso moderato. (Salmo 104:15)

Accetta questo punto di vista ma, data la sua educazione, preferisce astenersi del tutto dalle bevande alcoliche. Però non critica quelli che ne fanno uso con moderazione.

In tal modo segue il consiglio di Paolo: “Perseguiamo le cose che contribuiscono alla pace e le cose che sono reciprocamente edificanti”. - Romani 14:19.

La congregazione cristiana è formata da molte persone, che hanno gusti diversi. Quindi potrebbero fare scelte diverse, per esempio in fatto di abbigliamento e aspetto personale.

Naturalmente la Bibbia stabilisce princìpi chiari che tutti i veri cristiani osservano. Nessuno di noi dovrebbe indossare un abito o avere un taglio di capelli stravagante o non appropriato o che fa pensare agli elementi indesiderabili del mondo. (1 Giovanni 2:15-17)

I cristiani ricordano che anche nei momenti di relax sono sempre ministri che rappresentano il Sovrano Universale. (Isaia 43:10; Giovanni 17:16; 1 Timoteo 2:9, 10)

In molti campi, tuttavia, i cristiani hanno un’ampia varietà di scelte possibili.

Non usare la libertà in modo da far inciampare altri

A volte un cristiano con la coscienza ben addestrata potrebbe scegliere di non fare una cosa che gli è permessa. Perché? Perché si rende conto che facendo una certa cosa potrebbe danneggiare altri.

Paolo dice: “È bene non mangiare carne né bere vino né fare alcuna cosa nella quale il tuo fratello inciampa”. (Romani 14:14, 20, 21)

Perciò “noi . che siamo forti dobbiamo portare le debolezze di quelli che non sono forti, e non piacere a noi stessi. Ciascuno di noi cerchi di piacere al prossimo in ciò che è bene per la sua edificazione”. (Romani 15:1, 2)

Quando ciò che facciamo potrebbe offendere la coscienza di un conservo cristiano, l’amore fraterno ci spingerà ad avere riguardo e a limitare le nostre scelte.

Potremmo citare come esempio il consumo di bevande alcoliche. Il cristiano può bere vino con moderazione. Ma se così facendo rischia di far inciampare il suo compagno non insisterà sui suoi diritti.

Questo principio potrebbe applicarsi anche ai rapporti con persone che non fanno parte della congregazione cristiana. Può darsi ad esempio che viviamo in una zona in cui a motivo della religione dominante le persone considerano un giorno della settimana giorno di riposo.

Sapendo questo, per non far inciampare i nostri vicini e non ostacolare l’opera di predicazione eviteremo il più possibile di fare quel giorno qualsiasi cosa possa offenderli.

Prendiamo un’altra situazione: un cristiano ricco può andare a servire dove c’è più bisogno fra persone che hanno pochi mezzi. Potrebbe decidere di mostrare riguardo verso i suoi nuovi vicini vestendo con molta semplicità o conducendo una vita più modesta di quella che potrebbe permettersi.

È ragionevole aspettarsi che quelli ‘che sono forti’ facciano simili cambiamenti? Riflettete su questa illustrazione: Mentre viaggiamo su una strada a scorrimento veloce vediamo un po’ più avanti dei bambini che camminano pericolosamente sul ciglio della strada.

Continuiamo a guidare alla massima velocità consentita solo perché abbiamo il legittimo diritto di farlo? No, rallentiamo per non mettere in pericolo i bambini.

In modo simile, nelle relazioni con i compagni di fede o altri a volte è necessario essere disposti a rallentare o a cedere.

Forse stiamo facendo qualcosa che abbiamo tutti i diritti di fare. Non stiamo violando qualche principio biblico. Nondimeno, se c’è il rischio di offendere altri o danneggiare chi ha la coscienza debole, l’amore cristiano ci spingerà ad agire con cautela. (Romani 14:13, 15)

Mantenere l’unità e promuovere gli interessi del Regno è più importante che esercitare i propri diritti.

L’esempio di Cristo

Quando agiamo così, seguiamo il migliore esempio che ci sia. Paolo dice: “Anche il Cristo non fece piacere a se stesso; ma come è scritto: ‘I biasimi di quelli che ti biasimavano son caduti su di me’”.

Gesù fu disposto a sacrificare la vita per noi. Siamo senz’altro disposti a sacrificare qualche nostro diritto se questo permetterà a “quelli che non sono forti” di glorificare Dio insieme a noi.

Manifestando uno spirito conciliante e generoso verso i cristiani che hanno la coscienza debole, o limitando volontariamente le nostre scelte e non insistendo sui nostri diritti, dimostriamo veramente “la medesima attitudine mentale che ebbe Cristo Gesù”. - Romani 15:1-5.

L’unità cristiana non significa uniformità assoluta, ma comunione nella verità, nell’amore e nella ricerca della gloria di Dio. Possiamo avere sensibilità, esperienze e preferenze diverse, ma la nostra bocca deve essere guidata dalla stessa Parola e dallo stesso spirito.

Cuore bocca e parole nella Bibbia

La bocca deve essere governata dalla nostra identità in Cristo

Abbiamo tanti ruoli, e ognuno ha la sua importanza. Dobbiamo vivere i ruoli che sono comandati da Dio senza trascurarli.

Però, esiste un ruolo, ed è più di un ruolo, che è diverso da tutti gli altri ruoli. Questo ruolo non è solo per un tempo limitato, come tutti gli altri ruoli, che finiranno, o con la morte o anche prima.

Questo ruolo dura per sempre. Questo ruolo è infinitamente più importante di qualsiasi altro ruolo. Infatti, questo ruolo è così importante che tutti gli altri ruoli dovrebbero essere sottomessi a questo ruolo.

La cosa più importante della vita, quello in cui dovremo trovare la nostra identità, è il ruolo di essere figli di Dio, salvati per grazia, giustificati con la giustizia di Gesù Cristo!

Questo è come dobbiamo veramente identificarci. Dobbiamo vederci per quello che siamo, cioè, siamo "in Cristo".

Essere un marito o una moglie è un ruolo temporaneo, ed è un ruolo, ma non è tutto ciò che siamo. Essere un genitore è un ruolo importante, che però cambia drasticamente quando un figlio si sposa, e può anche finire se il figlio muore.

Chiaramente, i nostri ruoli nel mondo del lavoro non determinano chi siamo. Possiamo cambiare lavoro, o andare in pensione.

Tutti i nostri ruoli che sono legati ai rapporti della terra hanno un’importanza solo relativa, non assoluta. Invece, se siamo veramente salvati, il fatto di essere in Cristo è più che solo un ruolo, è la nostra vera identità.

I ruoli terreni che noi abbiamo sono sempre ruoli temporanei che finiranno. Ma la nostra vera identità, ciò che siamo, il nostro essere è l’essere figli di Dio, in Cristo Gesù.

Morti e viventi con Cristo

“Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Galati 2:20 LND).

Ciò che dichiara Paolo per sé vale per ogni vero credente. Ogni vero credente è stato crocifisso con Cristo.

Perciò, non vive più la persona di prima, ma è Cristo che vive in quella persona. Quanto è importante che ogni vero credente riconosca pienamente che la sua vita non è più sua!

Quando Dio ci salva, ci unisce a Cristo nella sua morte, in modo che il vecchio uomo muore con Cristo. Il credente è una nuova creatura.

Perciò, un vero credente può dire, e deve dire: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”.

Perciò, da quando Cristo ci salva, la nostra vita non è più la nostra vita. Non dobbiamo più vivere per noi stessi.

Non dobbiamo considerare la vita come se fosse la nostra, e che la possiamo vivere come vogliamo. Piuttosto, dobbiamo vivere pienamente per Cristo.

“Chiunque vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua perché chiunque vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e dell’evangelo, la salverà. Che gioverà infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l’anima sua?” (Marco 8:34-36 )

Uno degli inganni di Satana più terribile, un inganno che ci fa molto male, è quando noi crediamo che la nostra vita appartiene a noi, che che possiamo noi scegliere quanto e cosa vogliamo dare a Dio.

Quando crediamo a questa menzogna, quando crediamo di poter decidere noi ciò che vogliamo dare a Dio, anziché riconoscere che siamo stati crocifissi con Cristo e non siamo più noi a vivere, ma è Cristo che vive in noi, quando crediamo a questa menzogna, ci rovina la vita!

Ci porta a sprecare la vita, e a soffrire tanti danni inutilmente. Ci fa perdere tante delle benedizioni della salvezza. Ci fa avere una vita vuota e lontana da Dio.

La vita nascosta con Cristo

“Ignorate voi, che noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi dunque siamo stati sepolti con lui per mezzo del battesimo nella morte affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così anche noi similmente camminiamo in novità di vita?” (Romani 6:3-4)

“Poiché, se siamo stati uniti a Cristo per una morte simile alla sua, saremo anche partecipi della sua risurrezione, sapendo questo: che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui, perché il corpo del peccato possa essere annullato e affinché noi non serviamo più al peccato.” (Romani 6:5-6)

“Ora se siamo morti con Cristo, noi crediamo pure che vivremo con lui, sapendo che Cristo, essendo risuscitato dai morti, non muore più; la morte non ha più alcun potere su di lui.” (Romani 6:8-9)

“Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore.” (Romani 6:11)

In questo brano, Dio ci dichiara ripetutamente che siamo stati battezzati nella morte di Cristo, siamo stati crocifissi con Cristo, siamo morti con Cristo.

E perciò, siamo una nuova creatura. La nostra vecchia vita è passata. Siamo in Cristo. Cristo è la nostra vita.

La nostra identità è in Cristo. Chi sei? Sei in Cristo.

“Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Abbiate in mente le cose di lassù, non quelle che sono sulla terra, perché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.” (Colossesi 3:1-3 LND)

“Quando Cristo che è la nostra vita apparirà, allora anche voi apparirete con lui in gloria.” (Colossesi 3:4 LND)

Avete visto che la nostra vita è nascosta con Cristo in Dio? Cioè Gesù Cristo è la nostra vita.

Cristo è la nostra vita. Cioè, per ogni vero credente, Gesù è la vita. Essere un credente non è solo un altro ruolo che dobbiamo vivere pienamente.

La vera vita cristiana è che Cristo Gesù è la nostra vita. Essere in Cristo è la vita per chi è salvato.

Non è solo una parte della vita. Essere padre o madre è una parte della vita. Essere marito e moglie è una parte della vita.

Ma essere in Cristo è la vita per ogni vero credente. È la nostra vera identità.

La bocca di chi vive in Cristo

Paolo parlava di perdere tutto e di considerare tutto come spazzatura, per potere essere trovato in Cristo, avendo la giustizia di Cristo.

La vera identità di un credente è di essere in Cristo Gesù. Tutto il resto è secondario. Tutto il resto passerà.

Ciò che importa sopra di ogni altra cosa è di essere trovato in Cristo. Solo quando riconosciamo questo ruolo come la nostra vera identità possiamo vivere gli altri vari ruoli che Dio ci ha dato in modo giusto, per glorificare Dio.

Se siamo in Cristo, anche il nostro modo di parlare deve essere sottomesso a Cristo. La bocca non può benedire Dio e nello stesso tempo distruggere il prossimo con calunnie, menzogne, ira o disprezzo.

«Nessuna parola cattiva deva mai uscire dalla vostra bocca: piuttosto, quando è necessario, dite parole buone, che facciano bene a chi le ascolta… Fate sparire dalla vostra vita l’amarezza, lo sdegno, la collera. Evitate le urla, la maldicenza e le cattiverie d’ogni genere.

Siate buoni gli uni con gli altri, pronti sempre ad aiutarvi; perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato a voi, per mezzo di Cristo… Vivete nell’amore, prendendo esempio da Cristo» (Efesini 4:17-32; 5:2).

La bocca di chi vive in Cristo deve diventare una bocca che dice parole buone, vere e utili; una bocca che corregge con umiltà, consola con amore, proclama la fede e glorifica Dio.

Forza e coraggio per vivere la Parola

Per vivere fedelmente il Vangelo e usare bene la bocca, abbiamo bisogno della forza che viene da Dio. A Giosuè fu detto: «Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dare loro».

«Solo sii forte e molto coraggioso, avendo cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha dato; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai».

«Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo giorno e notte, avendo cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai».

«Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché l’Eterno, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai» (Giosuè 1:6-9).

Più difficile di tutte sarà la responsabilità intermedia, ossia rendere le istruzioni del Signore parte integrante di ciò che si è e di ciò che si fa (Giosuè 1:8), meditandole costantemente per poterle eseguire.

Fortificato da queste rassicurazioni sulla presenza costante del Signore, Giosuè è in grado di ricevere il suo incarico con coraggio.

La terminologia ebraica usata in queste rassicurazioni non ha nulla a che fare con la ricchezza o il successo mondano, ma ha tutto a che fare con il compimento della propria missione e con l’agire con acume in ogni circostanza che si presenta.

La presenza di Dio

«Tu non temere perché io sono con te, non ti smarrire perché io sono il tuo Dio; io ti fortifico, io ti soccorro, io ti sostengo con la destra della mia giustizia» (Isaia 41:10).

A differenza delle nazioni terrorizzate di Isaia 41:5, il popolo di Dio ha in lui motivo di essere impavido.

A differenza degli dèi delle nazioni, che devono essere rafforzati e assicurati, il Dio di Israele rassicura il suo popolo.

La guerra spirituale

«Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo» (Efesini 6:10-11).

«Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e, dopo aver compiuto tutto il vostro dovere, restare in piedi».

«State dunque saldi, avendo preso la verità a cintura dei fianchi, essendovi rivestiti della corazza della giustizia e calzati i piedi della prontezza che dà l’evangelo della pace».

«Prendendo oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la Parola di Dio».

«Pregando in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni sorta di preghiere e suppliche; vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi».

Poiché i cristiani non possono resistere da soli contro potenze sovrumane, devono affidarsi alla forza del Signore stesso, che egli fornisce soprattutto attraverso la preghiera.

Questo elenco di sovrani, autorità e potenze cosmiche spirituali offre uno sguardo inquietante sugli alleati del diavolo, le forze spirituali del male che sono estremamente potenti nell’esercizio dei poteri cosmici su queste tenebre presenti.

Eppure la Scrittura chiarisce che la schiera dei nemici non ha nulla da invidiare al Signore, che ha "spogliato i principati e le potenze, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro per mezzo della croce".

La bocca nelle prove e nella sofferenza

«Quando passerai per le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco, non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà» (Isaia 43:2).

Anche quando è sottoposto alle difficoltà della cattività e dell’esilio, Dio è sempre con il suo popolo.

«Nel giorno della paura, io confiderò in te. In Dio, di cui celebro la parola; in Dio confido e non temerò; che mi può fare il mortale?» (Salmo 56:3-4).

La situazione di difficoltà è ben visibile nella ripetizione di attacchi e oppressioni; la risposta è visibile nella ripetizione di fiducia.

Questo permette a chi canta il salmo di impostare il proprio cuore sulla giusta risposta: quando si ha paura, questo è l’antidoto.

«L’Eterno è la mia luce e la mia salvezza; di chi temerò? L’Eterno è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?» (Salmo 27:1).

Il salmo usa diversi sinonimi per "nemici", dando così l’ambientazione concreta di una persona fedele assediata da coloro che vorrebbero distruggerla con mezzi sanguinari e ingannevoli.

Chi riesce a fidarsi di Dio in queste circostanze può fidarsi di lui anche in altre situazioni.

«Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; atterrati, ma non uccisi» (II Corinzi 4:8-9).

«Portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo, poiché noi che viviamo, siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù sia manifestata nella nostra carne mortale».

Nonostante le sue innumerevoli sofferenze come apostolo, Paolo non si perde d’animo perché la stessa potenza che ha risuscitato Gesù dai morti gli permette di sopportare le avversità.

La sofferenza e la sopportazione di Paolo sono un esempio vivente anche per i Corinzi, perché anche loro imparino a fidarsi di Dio in mezzo alle avversità.

«Poiché Dio ci ha dato uno spirito non di timidezza, ma di forza, di amore e di autocontrollo» (II Timoteo 1:7).

La bocca come strumento di lode e di giustizia

«Apri la bocca in favore del muto in difesa di tutti gli sventurati. Le labbra dello stolto provocano liti e la sua bocca gli provoca percosse».

«Perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca esce scienza e prudenza. Apri la bocca e giudica con equità e rendi giustizia all’infelice e al povero».

«Le labbra del giusto stillano benevolenza, la bocca degli empi perversità. Le benedizioni del Signore sul capo del giusto, la bocca degli empi nasconde il sopruso».

«E’ dalla stessa bocca che esce benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei!»

«Con la bocca l’empio rovina il suo prossimo, ma i giusti si salvano con la scienza. Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera».

«Tieni lungi da te la bocca perversa e allontana da te le labbra fallaci. Chi sorveglia la sua bocca conserva la vita, chi apre troppo le labbra incontra la rovina».

«Le parole della bocca del saggio procurano benevolenza, ma le labbra dello stolto lo mandano in rovina».

«Temere il Signore è odiare il male: io detesto la superbia, l’arroganza, la cattiva condotta e la bocca perversa».

«Ti siano gradite le parole della mia bocca, davanti a te i pensieri del mio cuore. Signore, mia rupe e mio redentore».

«Infatti: Chi vuole amare la vita e vedere giorni felici, trattenga la sua lingua dal male e le sue labbra da parole d’inganno; eviti il male e faccia il bene, cerchi la pace e la segua».

Domande per lo studio personale

  • Le mie parole rivelano un cuore pieno di fede, amore e verità?
  • Uso la bocca per lodare Dio e incoraggiare gli altri?
  • Giudico o disprezzo i fratelli che hanno una coscienza diversa dalla mia?
  • Insisto sui miei diritti anche quando potrei far inciampare qualcuno?
  • Partecipo a pettegolezzi, calunnie o discorsi che danneggiano altri?
  • So fermarmi prima di parlare quando sono adirato o amareggiato?
  • Le mie parole sono coerenti con la mia identità di persona “in Cristo”?
  • Quale versetto della Parola di Dio posso custodire nella bocca e nel cuore durante la giornata?

La bocca è vicina al cuore, e il cuore deve essere sottomesso a Cristo. Per questo dobbiamo custodire ciò che pensiamo, scegliere ciò che diciamo, confessare i peccati della lingua, rispettare la coscienza degli altri e usare ogni parola per la pace, l’edificazione e la gloria di Dio.

Quando tutti cercano la verità, rinunciano all’orgoglio, si accolgono con amore e parlano secondo la Parola, possono davvero glorificare Dio “con una sola bocca”.

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