Adorazione eucaristica per la XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

L’adorazione eucaristica della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, Anno C, conduce a contemplare Cristo presente nel Sacramento come fonte di speranza, di perseveranza e di salvezza. Il Vangelo secondo Luca annuncia tempi di prova, persecuzioni e sconvolgimenti, ma invita a non lasciarsi ingannare né terrorizzare: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Davanti al Santissimo Sacramento, la comunità riconosce che le realtà apparentemente più solide sono destinate a passare, mentre la Parola del Signore rimane e l’amore di Dio conduce la storia verso il suo compimento. L’adorazione diventa così uno spazio di silenzio, discernimento e fiducia nel Cristo crocifisso e risorto.

Ostensorio con Eucaristia

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario: il tema della speranza perseverante

La Liturgia di questa Domenica evoca l’ultima venuta del Signore, che è al centro della professione di fede: «E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine».

Ricorre il pensiero del “giudizio”, cosa che a molti cristiani incute un sentimento di paura. La venuta di Gesù, tuttavia, non può mai essere momento di paura, ma di gioia, poiché è sempre visita di Dio alle sue creature e il suo giudizio ha come criterio di fondo soltanto l’Amore che salva.

Perciò il Vangelo ci pone davanti alla serietà della nostra vita e alla necessità di rendere testimonianza all’amore di Dio. La fine dell’Anno liturgico e la fine della “salita” di Gesù verso Gerusalemme ci portano anche a meditare sulla fine ultima.

La celebrazione di oggi ci invita a vivere la dimensione “escatologica” della nostra esistenza: questa storia, a cui apparteniamo, ha un senso, una direzione, va verso un compimento. Le letture recano tutte un messaggio di speranza per i tempi di crisi, di prova.

Il discepolo non deve lasciarsi afferrare dalla paura o vivere nell’angoscia, ma piuttosto utilizzare saggiamente il tempo che gli è donato. Tutta la coreografia liturgica di questa Domenica dovrà richiamare ampiamente il tema della speranza e della perseveranza.

Preparazione dell’adorazione

L’adorazione può essere vissuta personalmente o comunitariamente, davanti al Santissimo Sacramento esposto. Il tempo di preghiera è un cammino che porta verso Dio, un percorso impegnativo che, a volte, sembra essere superiore alle nostre forze e capacità.

Ma con il Suo aiuto possiamo cercare di intraprendere questo viaggio con il sostegno della Chiesa, coi suoi Sacramenti e con i nostri fratelli. Il silenzio davanti all’Eucaristia permette di accogliere la Parola, di riconoscere le paure e di affidarle alla presenza fedele di Cristo.

Esposizione del Santissimo Sacramento

Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e divinissimo Sacramento.

Adoriamo, dunque, prostrati un sì gran sacramento; l’antica legge ceda alla nuova, e la fede supplisca al difetto dei nostri sensi.

Davanti all’Eucaristia, la comunità si raccoglie nella fede e nell’adorazione, lasciando che il cuore si orienti verso il Regno promesso.

Invocazione iniziale

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, principio e fine di tutte le cose, che raduni tutta l’umanità nel tempio vivo del tuo Figlio, fa’ che attraverso le vicende, liete e tristi, di questo mondo, teniamo fissa la speranza del tuo regno, certi che nella nostra pazienza possederemo la vita. Per il nostro Signore Gesù Cristo.

Ascolto della Parola

Prima lettura: il sole di giustizia

Dal libro del profeta Malachìa (Ml 3,19-20a)

Ecco: sta per venire il giorno rovente come un forno. Allora tutti i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia saranno come paglia; quel giorno, venendo, li brucerà - dice il Signore degli eserciti - fino a non lasciar loro né radice né germoglio.

Per voi, che avete timore del mio nome, sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Parola di Dio.

Il giorno del Signore, tempo di rinascita

Il brano liturgico rappresenta il culmine del Libro di Malachia, un profeta vissuto tra il VI e il V secolo a.C., in un’epoca di grande disillusione religiosa. Dopo il ritorno dall’esilio babilonese e la ricostruzione del tempio, il popolo si aspettava una rapida restaurazione della gloria d’Israele.

Invece, la realtà appariva deludente: la vita cultuale era divenuta abitudine, i sacerdoti infedeli, la giustizia sociale compromessa. La fede, logorata dall’attesa frustrata, si era raffreddata: «È inutile servire Dio» (Ml 3,14) dicono molti, vedendo prosperare i malvagi e soffrire i giusti.

È in questo clima di scetticismo religioso che Malachia annuncia “il giorno del Signore”, un’immagine che percorre tutta la profezia biblica ma qui assume un’intensità nuova. Il profeta non descrive un evento cronologico, ma una crisi decisiva - parola che in ebraico richiama il giudizio e la separazione.

Quel giorno sarà “come un forno” per chi si è indurito nell’empietà: la fiamma non distrugge per vendetta, ma rivela e purifica. Per i giusti invece, «sorgerà il sole di giustizia», figura luminosa del Messia che porta guarigione e salvezza.

La stessa realtà - il fuoco di Dio - sarà giudizio o guarigione, secondo la disposizione del cuore. L’annuncio di Malachia non mira a incutere paura, ma a riaccendere la speranza.

Per chi attraversa una crisi di fede, il testo offre un messaggio essenziale: la storia non è abbandonata al caos, e il tempo dell’apparente silenzio di Dio è il crogiolo in cui si misura la fedeltà.

La giustizia di Dio, anche se tarda, non viene meno; essa sorgerà come sole che risana le ferite di chi persevera nel timore del suo nome. In prospettiva cristiana, la tradizione ha visto in questo “sole di giustizia” Cristo stesso (cfr. Lc 1,78), la luce che illumina chi siede nelle tenebre.

Così il messaggio di Malachia attraversa i secoli come invito a sperare anche quando la fede sembra declinare: il giorno del Signore non è minaccia, ma promessa di rinascita per chi rimane fedele nel crepuscolo.

Salmo responsoriale

Dal Salmo 97 (98)

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Cantate inni al Signore con la cetra, con la cetra e al suono di strumenti a corde; con le trombe e al suono del corno acclamate davanti al re, il Signore.

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Risuoni il mare e quanto racchiude, il mondo e i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme le montagne davanti al Signore che viene a giudicare la terra.

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine.

R. Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Seconda lettura: lavorare con tranquillità

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési (2Ts 3,7-12)

Fratelli, sapete in che modo dovete prenderci a modello: noi infatti non siamo rimasti oziosi in mezzo a voi, né abbiamo mangiato gratuitamente il pane di alcuno, ma abbiamo lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso ad alcuno di voi.

Non che non ne avessimo diritto, ma per darci a voi come modello da imitare. E infatti quando eravamo presso di voi, vi abbiamo sempre dato questa regola: chi non vuole lavorare, neppure mangi.

Sentiamo infatti che alcuni fra voi vivono una vita disordinata, senza fare nulla e sempre in agitazione. A questi tali, esortandoli nel Signore Gesù Cristo, ordiniamo di guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità.

Parola di Dio.

Lavorare e benedire

Dopo aver messo in guardia dai falsi profeti e maestri e invitato a non seguire il loro insegnamento, Paolo stigmatizza l’atteggiamento di chi vive alle spalle degli altri. Molto probabilmente non si tratta di altre persone ma degli avversari denunciati prima, i quali traviano gli altri non solo con i discorsi ma anche con i fatti.

I falsi missionari del vangelo sono quelli che amano solo parlare senza faticare. I nulla facenti denunciano sé stessi. A questi tali Paolo oppone invece il suo esempio di lavoratore e di evangelizzatore.

Il lavoro è una benedizione di Dio e al tempo stesso è la forma con la quale l’uomo Lo benedice, ovvero testimonia il fatto che il Signore non sfrutta la sua posizione dominante per servirsi dell’uomo ma si coinvolge in tutte le sue attività per orientarle al bene più grande della comunione.

Il lavoro, come la missione, è partecipazione all’opera di Dio per la quale tutto viene ordinato alla Carità. Tutto passa, solo l’Amore resta, tutto finisce solo la Carità rimane per sempre.

Vangelo secondo Luca

Lc 21,5-19

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare.

Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome.

Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome.

Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.

VANGELO secondo Luca cap. 21 ❤️ @Vangelo di oggi Fra Stefano Audio Vangelo di Luca Bibbia CEI

Lectio: il tempio che crolla e la fede che rimane

La pagina del vangelo si apre con la profezia della fine del tempio. L’annuncio fatto da Gesù suscita stupore e curiosità circa i tempi e i segni che riveleranno il compimento di quell’evento drammatico e gli viene chiesto di circostanziare la sua profezia.

Se ci fermassimo ad una prima lettura delle parole del Maestro potremmo pensare che egli stia predicendo la distruzione del tempio, avvenuta nel 70 d. C.; tuttavia, la risposta di Gesù rivela il fatto che egli si pone su un piano diverso da quello semplicemente storico.

Il suo punto di vista è quello del Dio giusto che fa giustizia. Il linguaggio di genere apocalittico vuole rivelare il senso della storia, spesso caratterizzata dalla “follia” del male, al fine di infondere coraggio, serenità e pace in coloro che assistono e sono coinvolti nei travagli della storia dell’uomo.

Il linguaggio apocalittico non ha lo scopo di anticipare i fatti ultimi futuri ma ha il compito di interpretare “il qui” e “l’oggi” alla luce del mistero di Dio, cioè del suo progetto d’amore fedele per l’uomo e per ogni sua creatura.

Ogni cosa porta in sé il suo limite e il tempo della sua conclusione. Anche le realtà più imponenti e solide, che sembrano imperiture o che si illudono di essere eterne, sono destinate a finire: è la legge della storia, è la norma del tempo a cui tutto è sottoposto!

Ci sono circostanze drammatiche e dolorose che rivelano ciò che è nella natura delle cose. Guerre, rivoluzioni, conflitti, terremoti, carestie e pestilenze, sono fenomeni che costantemente si verificano nella storia abitata dal male e che caratterizza il limite del mondo creato.

Il mistero del male si manifesta nel caos dell’ingiustizia perpetrata da chi vuole prevaricare sugli altri. La follia del potere di possedere esercita una forza distruttiva, sicché chi la impone, da una parte, rivela il suo limite, dall’altro benché possa apparire il contrario, decreta la sua distruzione e la sua fine irrimediabile.

Come la natura, così anche l’uomo è capace di fare il male perché è in attesa di essere liberato dalla schiavitù del peccato dell’orgoglio che porta alla prevaricazione. L’attesa del mondo, e dell’uomo che lo abita, anela alla liberazione, che solo Dio può attuare.

Questa liberazione dal male realizza la giustizia del Dio giusto e santo. Egli si fa piccolo, vive in tutto il limite dell’uomo e della natura fino alla morte.

La perseveranza come forma concreta della speranza

Gesù non promette ai discepoli l’assenza delle prove. Annuncia guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie, pestilenze, persecuzioni e incomprensioni, ma insegna a non interpretare ogni sconvolgimento come la fine immediata.

La prospettiva evangelica ribalta la logica del catastrofismo: non il crollo delle strutture, ma la fedeltà del cuore è ciò che salva. La perseveranza diventa la forma concreta della speranza cristiana nel tempo del cambiamento.

La fede si manifesta non nelle predizioni ma nella fedeltà quotidiana. Le crisi, personali o collettive, diventano il luogo dove la fede si purifica e la speranza si rafforza.

La perseveranza, più che l’efficienza o la forza, è la virtù del discepolo che rimane saldo nel Signore e nella carità. Nel cambiamento d’epoca che viviamo, la fede cristiana è chiamata a testimoniare la pace, la mitezza e la verità, non cedendo alla paura ma rimanendo vigilante nella speranza.

Avrete allora occasione di dare testimonianza. La testimonianza cristiana nasce dalla presenza di Cristo nella prova e si esprime nella fiducia che la parola e la sapienza saranno donate al discepolo.

Il Signore non elimina automaticamente il dolore, ma non abbandona chi attraversa la tribolazione. La perseveranza è una resistenza fiduciosa, non una chiusura ostinata; è rimanere nella comunione con Cristo quando le sicurezze esteriori vengono meno.

Parole chiave del Vangelo

ParolaSignificato nella meditazione
TempioSimbolo di ciò che l’uomo costruisce e considera stabile, ma che è destinato a cadere.
SegniNon presagi magici, ma inviti al discernimento spirituale.
Non lasciatevi ingannareMonito contro le false sicurezze religiose o politiche.
TestimonianzaLa fede si manifesta non nelle predizioni ma nella fedeltà quotidiana.
Parola e sapienzaDono dello Spirito che guida il discepolo nella verità.
PerseveranzaResistenza fiduciosa che conduce alla salvezza.

La Pasqua di Cristo, compimento della speranza

La sua risurrezione è inizio di una nuova creazione e di una nuova vita in cui l’attesa è compiuta, Dio è tutto in tutti, e tutti sono l’uno per l’altro.

La vita nuova è il bene, è l’amore che non porta a sopraffare l’altro riducendolo a sé con la forza possessiva della violenza, ma spinge a mettersi al servizio dell’altro promuovendone la vita e la dignità.

Il giorno del Signore, che il profeta Malachia descrive rovente come un forno, è la Pasqua di Gesù Cristo, che soffre, muore e risorge. Nella Pasqua, Cristo distrugge la morte e inaugura il Regno di Dio, il modo nuovo di vivere, con Cristo, per Cristo e in Cristo.

Il giudizio di Dio è nella sua parola che ha la forza di distruggere fino alla radice il male e inibire la prolificazione, ma ha anche il potere di far crescere e fruttificare il bene.

Il male appare affascinante e ha un potere seduttivo che mortifica le persone svuotandole di dignità e di umanità. Non è Dio che distrugge l’uomo ma è il male, dentro di lui, a mortificarlo.

Sottoporsi al giudizio di Dio è l’unico modo per essere liberati dal male. Chi si allontana da Dio, chiudendo il suo cuore all’ascolto della Parola, muore, chi invece si pone alla sua presenza e si espone ai suoi raggi benefici come quelli del sole, cresce forte e fruttifica.

La morte di Gesù, dunque, non è più l’ultimo atto di un dramma la cui fine era già stata decretata, ma la penultima parola, comunque necessaria, per pronunciare quella definitiva: Carità (vita, comunione, gioia …).

Il discepolo credente in Gesù si lascia illuminare dalla speranza che attende, e che l’attende, dal Cristo crocifisso e risorto, Colui che è Principio e Fine di tutte le cose, Colui per il quale tutta la creazione esiste e sussiste.

Adorazione davanti all’Eucaristia

Il mio bene è stare vicino a Dio, nel Signore Dio riporre la mia speranza. (Sal 72,28)

Davanti al Santissimo Sacramento, il credente riconosce che Cristo è la presenza stabile nella storia che cambia. Il tempio può essere distrutto, le sicurezze possono crollare, ma il Signore rimane fedele e la sua Parola non viene meno.

La fede eucaristica non si fonda sulla vista, sul tatto o sul gusto, ma sulla parola di Cristo. L’adorazione è quindi un atto di fiducia nella rivelazione del Figlio di Dio.

Adoro te devote

1. Ti adoro devotamente, Dio nascosto, che sotto queste apparenze ti celi veramente. A te tutto il mio cuore si sottomette, perché nel contemplarti, tutto vien meno.

2. La vista, il tatto, il gusto, in te si ingannano, ma per la sola tua parola noi crediamo sicuri. Credo tutto ciò che disse il Figlio di Dio, niente è più vero di questa parola di verità.

3. Sulla croce era nascosta la sola divinità, ma qui è celata anche l’umanità; eppure credendo e confessando entrambe, chiedo ciò che chiese il ladrone pentito.

4. Come Tommaso non vedo le piaghe, eppure ti confesso mio Dio. Fa’ che si accresca sempre più in me la fede in te, la mia speranza, e il mio amore per te.

5. O memoriale della morte del Signore, pane vivo che dai vita all’uomo, concedi al mio spirito di vivere di te, e di gustare sempre il tuo dolce sapore.

6. O pio pellicano, Signore Gesù, purifica me, immondo, col tuo sangue, del quale una sola goccia può salvare il mondo intero da ogni peccato.

7. O Gesù, che adesso adoro sotto un velo, prego che avvenga ciò che tanto bramo: che, nel contemplarti faccia a faccia, io possa godere della tua gloria. Amen.

Silenzio adorante e preghiera di affidamento

Rimaniamo in silenzio davanti a Gesù, lasciando risuonare nel cuore le sue parole: «Non vi terrorizzate», «Non andate dietro a loro», «Avrete allora occasione di dare testimonianza», «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Affidiamo al Signore le guerre, le rivoluzioni, le persecuzioni, le malattie, le carestie e ogni forma di sofferenza. Affidiamo a lui anche le prove personali, le paure, le crisi della fede, le incomprensioni e le ferite delle relazioni.

O Gesù eucaristico, insegnaci a non lasciarci ingannare dalle false promesse di salvezza. Donaci un cuore vigilante, capace di distinguere la tua voce da ogni parola che genera paura, agitazione e confusione.

O Signore, quando le realtà esteriori sembrano crollare, rendici saldi nella tua presenza. Quando non sappiamo che cosa dire, donaci parola e sapienza. Quando ci sentiamo soli, ricordaci che nella prova non siamo abbandonati.

Fa’ che la nostra perseveranza non sia semplice resistenza umana, ma fiducia nella tua grazia. Rendici capaci di testimoniare il Vangelo con la mitezza, la pace e la verità.

Pange lingua

Canta, o lingua, il mistero del corpo glorioso e del sangue prezioso che il Re delle nazioni, frutto benedetto di un grembo generoso, sparse per il riscatto del mondo.

Si è dato a noi, nascendo per noi da una Vergine purissima, visse nel mondo spargendo il seme della sua parola e chiuse in modo mirabile il tempo della sua dimora quaggiù.

Nella notte dell’ultima Cena, sedendo a mensa con i suoi fratelli, dopo aver osservato pienamente le prescrizioni della legge, si diede in cibo agli apostoli con le proprie mani.

Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola il pane vero nella sua carne e il vino nel suo sangue, e se i sensi vengono meno, la fede basta per rassicurare un cuore sincero.

Adoriamo, dunque, prostrati un sì gran sacramento; l’antica legge ceda alla nuova, e la fede supplisca al difetto dei nostri sensi.

Gloria e lode, salute, onore, potenza e benedizione al Padre e al Figlio: pari lode sia allo Spirito Santo, che procede da entrambi.

Hai dato loro il pane disceso dal cielo.

Che porta in sé ogni dolcezza.

Preghiera

Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione.

Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Preghiera di riparazione

Dio sia benedetto. Benedetto il suo Santo Nome. Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo. Benedetto il Nome di Gesù.

Benedetto il suo Sacratissimo Cuore. Benedetto il suo Preziosissimo Sangue. Benedetto Gesù nel Santissimo Sacramento dell’altare.

Benedetto lo Spirito Santo Paráclito. Benedetta la gran Madre di Dio, Maria Santissima. Benedetta la sua Santa e Immacolata Concezione.

Benedetta la sua Gloriosa Assunzione. Benedetto il nome di Maria, Vergine e Madre. Benedetto San Giuseppe, suo castissimo sposo.

Benedetto Dio nei suoi Angeli e nei suoi Santi. Amen.

Lodate il Signore genti tutte, lodatelo popoli tutti, perché forte è il suo amore per noi, e la fedeltà del Signore rimane in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, e ora e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen.

Comunione spirituale

Vorrei, Signore, riceverti con la purezza, l’umiltà e la devozione con cui ti ricevette la tua santissima Madre, con lo spirito e il fervore dei santi.

O Gesù, presente nel Sacramento dell’altare, desidero accoglierti nel mio cuore. Purifica ciò che in me è ferito, rafforza ciò che è debole, illumina ciò che è confuso e rendimi perseverante nel cammino della fede.

Fa’ che la comunione con te diventi carità concreta, responsabilità quotidiana, pazienza nelle difficoltà e testimonianza fedele del tuo amore.

Adorazione eucaristica e vita quotidiana

La seconda lettura ricorda che la fede non si separa dalla responsabilità concreta. Il lavoro, come la missione, è partecipazione all’opera di Dio per la quale tutto viene ordinato alla Carità.

La perseveranza evangelica si manifesta anche nel compimento tranquillo del proprio dovere, nella fedeltà alle relazioni, nella cura dei più fragili e nel rifiuto di vivere nell’agitazione sterile.

La presenza eucaristica orienta il credente verso una vita unificata: la preghiera conduce al servizio, il silenzio conduce alla responsabilità, l’adorazione conduce alla carità.

Il lavoro è una benedizione di Dio e al tempo stesso è la forma con la quale l’uomo Lo benedice, ovvero testimonia il fatto che il Signore non sfrutta la sua posizione dominante per servirsi dell’uomo ma si coinvolge in tutte le sue attività per orientarle al bene più grande della comunione.

La preghiera davanti al Santissimo Sacramento non allontana dalla storia, ma aiuta a viverla con maggiore verità. Il discepolo contempla Cristo per poter riconoscere la sua presenza nelle prove del mondo e per diventare segno di pace nel tempo del cambiamento.

Intercessioni

R. Signore, donaci la perseveranza nella fede.

  • Per la Chiesa, perché rimanga fedele al Vangelo e renda testimonianza all’amore di Dio senza cedere alla paura: preghiamo.
  • Per i popoli colpiti da guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie e pestilenze: preghiamo.
  • Per coloro che vivono persecuzioni a causa del nome di Cristo: preghiamo.
  • Per chi è disorientato da false promesse e da parole che generano agitazione: preghiamo.
  • Per chi attraversa una crisi di fede e sperimenta il silenzio di Dio: preghiamo.
  • Per le nostre famiglie, perché sappiano vivere nella pazienza, nella responsabilità e nella carità: preghiamo.
  • Perché l’Eucaristia ci renda perseveranti nella prova e disponibili al servizio: preghiamo.

Padre nostro

Il “Padre nostro” esprime il volgersi del cristiano verso il Regno: oggi l’assemblea potrebbe recitarlo con le mani levate, atteggiamento tipico dell’orante e dell’attesa.

Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione, ma liberaci dal male. Amen.

Adoro te devote: strofe latine

Adóro te devóte, latens Déitas, quæ sub his figúris vere látitas. Tibi se cor meum totum súbiicit, quia, te contémplans, totum déficit.

Visus, tactus, gustus in te fállitur, sed audítu solo tuto créditur. Credo quidquid dixit Dei Fílius: nil hoc verbo veritátis vérius.

In Cruce latébat sola Déitas; at hic latet simul et humánitas. Ambo tamen credens atque cónfitens, peto quod petívit latro pœnitens.

Plagas, sicut Thomas, non intúeor; Deum tamen meum te confíteor. Fac me tibi semper magis crédere, in te spem habére, te dilígere.

O memoriále mortis Dómini! Panis vivus vitam præstans hómini, præsta meæ menti de te vívere, et te illi semper dulce sápere.

Pie pellicáne, Iesu Dómine, me immúndum munda tuo sánguine: cuius una stilla salvum fácere totum mundum quit ab omni scélere.

Iesu, quem velátum nunc aspício, oro, fiat illud quod tam sítio; ut te reveláta cernens fácie, visu sim beátus tuæ glóriæ. Amen.

Preghiera conclusiva

O Padre, che ci hai nutriti con questo sacramento, ascolta la nostra umile preghiera: il memoriale, che Cristo tuo Figlio ci ha comandato di celebrare, ci edifichi sempre nel vincolo del tuo amore. Per Cristo nostro Signore.

Signore Gesù, tu sei il Pane vivo disceso dal cielo e la Parola che rimane in eterno. Quando le nostre sicurezze crollano, custodiscici nella tua presenza.

Donaci di non lasciarci ingannare, di non vivere nella paura e di non smarrire la speranza. Rendici capaci di perseverare nella fede, di lavorare con tranquillità, di servire con amore e di testimoniare il Vangelo nella vita quotidiana.

Fa’ che, nutriti dal tuo Corpo e dal tuo Sangue, camminiamo verso il tuo Regno con cuore saldo, certi che nemmeno un capello del nostro capo andrà perduto nella tua misericordia.

Il Signore ci benedica, ci protegga da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e divinissimo Sacramento.

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