La Crocifissione nota come “Crocifissione Viezzoli” è un capolavoro di Bernardo Strozzi riferibile al secondo decennio del Seicento, probabilmente realizzato tra il 1613 e il 1616. Dipinta a olio su una lastra di rame di straordinarie dimensioni, l’opera rappresenta Cristo in croce davanti a un vasto cielo ceruleo, con la Madonna e san Giovanni Evangelista in primo piano.
La composizione si distingue per l’originalità iconografica, la luminosità dei colori, il contrasto tra il dramma della Passione e la dolcezza dei sentimenti e l’uso di pennellate rapide e sfrangiate. Il dipinto è noto come “Crocifissione Viezzoli” perché appartenne a Mario Viezzoli, mentre la sua provenienza è legata alla Collezione Viezzoli di Genova e, per eredità, ai suoi discendenti.

Dati essenziali dell’opera
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Artista | Bernardo Strozzi |
| Titolo | Crocifissione |
| Datazione | Secondo decennio del Seicento; probabilmente 1613-1616 |
| Materia e tecnica | Rame dipinto a olio |
| Provenienza indicata | Collezione Viezzoli, Genova |
| Nome con cui è nota | Crocifissione Viezzoli |
| Condizione giuridica | Collezione privata, Genova |
| Tutela | L'opera è soggetta ad Avvio di Dichiarazione di Interesse Culturale |
| Esportazione | Il rame di straordinarie dimensioni è soggetto a vincolo e non può essere esportato fuori dall’Italia. |
Il soggetto e la struttura della composizione
“La composizione, essenziale e lirica nel contempo, si articola attorno alla figura del Cristo in croce, che si staglia davanti a un vasto quanto evocativo cielo ceruleo […]. Come ben sottolineava Zampetti (1949, p. 23), sembra quasi che questo sconfinato empireo sapientemente mosso da ricercate variazioni cromatico luministiche sia il “vero protagonista del quadro”.
Al di sotto, in primo piano, a compimento dell’ideale piramide su cui è impostata l’opera emergono in forte contrasto la Madonna e San Giovanni Evangelista, i quali con gesti eloquenti ma non patetici enfatizzano la drammaticità della scena. Ciononostante è come se tutto fosse ovattato da una certa dolcezza dei sentimenti.”
Il gruppo tradizionale della Crocifissione si staglia contro un cielo privo di profondità in cui le nuvole e gli azzurri sembrano riprodurre tessuti marezzati. La figura del Cristo organizza l’intero spazio visivo, mentre la Madonna e san Giovanni Evangelista costruiscono alla base della composizione una struttura piramidale.
I gesti dei due dolenti sono eloquenti ma non esasperati: la loro partecipazione al dramma è intensa, tuttavia non assume una forma apertamente patetica. Il contrasto tra la morte di Cristo e la quiete sospesa dell’atmosfera produce un’immagine nella quale la tragedia è filtrata da una particolare dolcezza luminosa.
Il cielo come protagonista visivo
Il cielo occupa una parte essenziale dell’immagine e non svolge una funzione puramente scenografica. La sua superficie cerulea, attraversata da variazioni cromatiche e luministiche, crea uno spazio quasi astratto, privo della profondità tradizionale.
Le nuvole e gli azzurri sembrano riprodurre tessuti marezzati, trasformando il fondo della scena in una superficie vibrante. Il cielo diventa così il principale elemento di espansione della composizione e contribuisce a isolare il corpo di Cristo, rendendolo ancora più evidente.
La scelta di un supporto rigido e prezioso ha permesso alla tavolozza accesa e brillante e alle tinte fredde delle veloci pennellate di esserci restituite inalterate. Il rame ha conservato non soltanto la freschezza della resa pittorica, ma anche la rapidità del gesto dell’artista.
Il corpo di Cristo e i personaggi ai piedi della croce
Il giovane corpo di Cristo, fine e drammatico allo stesso tempo, ripropone le fattezze di quello protagonista della tela del Museo dell’Accademia Ligustica dove l’etereo biancore del corpo e dei tessuti sono la nota caratterizzante della composizione.
Il corpo del Crocifisso emerge con un pallore etereo, in netto contrasto con la luminosità fredda del cielo. La sua presenza è al tempo stesso fragile e monumentale: fragile per la sottigliezza delle forme e monumentale per il ruolo centrale che assume nell’equilibrio dell’immagine.
La Madonna e san Giovanni Evangelista sono collocati in primo piano e definiscono, insieme alla croce, il nucleo umano e affettivo della scena. I loro gesti accompagnano lo sguardo verso Cristo senza interrompere la calma sospesa dell’atmosfera.
Un supporto eccezionale: la grande lastra di rame
Oltre alla novità compositiva sono le dimensioni uniche del supporto, straordinarie per una lastra di prezioso rame, a suggerire la specifica richiesta di un ricco e sofisticato committente.
La scelta del rame non fu soltanto una soluzione tecnica. Il rigido supporto ha fermato non solo la freschezza della resa pittorica ma addirittura l’impronta stessa del pollice dell’autore, facilmente individuabile lungo il margine destro della lastra.
La superficie metallica ha contribuito a conservare la brillantezza della tavolozza e la precisione delle variazioni cromatiche. La presenza dell’impronta rende inoltre percepibile il rapporto fisico tra il pittore e la materia dell’opera, documentando direttamente il procedimento esecutivo.
La datazione e il percorso artistico di Bernardo Strozzi
Queste parole, tratte dalla relazione storico artistica realizzata per la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano da Federico Bassini, ben sintetizzano la poetica e le specificità di questo capolavoro di Bernardo Strozzi riferibile al secondo decennio del Seicento.
Nella difficile ricostruzione dell’evoluzione del percorso artistico del Cappuccino è possibile collocare questo prezioso capolavoro allo stretto arco di anni tra il 1613 e il 1616 in cui l’artista, pienamente conscio delle proprie possibilità espressive rielabora in forme originali gli stimoli ricevuti dalla lezione senese di Pietro Sorri, delle cromie di Federico Barocci e dai chiaroscuri caravaggeschi.
Nel 1611, reduce dei soggiorno milanese e libero di risiedere fuori dalle mura del convento, il giovane Cappuccino ha la possibilità di strutturare la propria attività artistica e dare avvio al proprio successo presso le ricche famiglie genovesi quali Doria, Centurione, Brignole, Raggi.
Questo rame sembra infatti potersi ricondurre ad una committenza privata per la sua originalità iconografica, in cui il gruppo tradizionale della Crocifissione si staglia contro un cielo privo di profondità in cui le nuvole e gli azzurri sembrano riprodurre tessuti marezzati.
Bernardo Strozzi: formazione e primi anni
STROZZI, Bernardo, detto il Prete genovese o il Cappuccino. - Nacque a Genova, da Pietro e da Ventura Pizzorno, nel 1581 secondo le indicazioni fornite dal biografo Raffaele Soprani (1674, p. 155; Soprani - Ratti, 1768, p. 185), o nel 1582, sulla base di quanto ammesso dallo stesso pittore che, in una testimonianza rilasciata il 6 giugno 1624, dichiarava quarantadue anni di età.
Dalle carte sul decesso risulterebbe fondata la prima data, poiché Bernardo fu dichiarato sessantatreenne il 2 agosto 1644, mentre dalla documentazione attestante la presenza nel corso del 1610 a Milano, ove è registrato come ventottenne, sembrerebbe corretta la seconda.
L’attitudine per la pittura fu contrastata dai genitori, fino a quando Bernardo, defunto il padre che l’aveva avviato allo studio delle lettere, poté iniziare, verosimilmente intorno alla metà degli anni Novanta del secolo, l’apprendistato presso Cesare Corte - esponente di spicco della tradizione cambiasesca -, poi proseguito con il più aggiornato maestro senese Pietro Sorri, durante il periodo del suo soggiorno a Genova, quindi dal febbraio del 1596 a tutto il 1598.
Ma a diciassette anni prevalse la decisione di interrompere l’alunnato e di entrare nell’Ordine cappuccino. Una testimonianza rilasciata dallo stesso pittore nel contesto della supplica rivolta al Senato nel settembre del 1630 permette di confermare che l’ingresso nel convento genovese di S. Barnaba era avvenuto oltre trent’anni prima, quindi intorno al 1599, e che l’abbandono dell’abito si verificò dopo nove anni, quindi tra il 1608 e il 1609.
Le influenze artistiche
Nell’ambito della vita da consacrato, Strozzi non trascurò la pittura, grazie a un progressivo aggiornamento sulle novità toscane - mediate ad apertura del Seicento da Giovanni Battista Paggi -, sui modelli barocceschi - direttamente appresi dall’osservazione della Crocifissione della cappella Senarega in cattedrale - e sugli esiti cromatici desunti dalla Circoncisione dipinta nel 1605 da Pieter Paul Rubens per la chiesa del Gesù.
Pertanto iniziò a dipingere qualche «mezza figura d’un San Francesco, d’una Santa Chiara o d’altro santo del Paradiso», di cui un esempio è stato individuato nel Cristo portacroce del Museo diocesano di Chiavari.
Tra le prime commissioni pubbliche si annoverano la Madonna Odigitria della chiesa di S. Maurizio di Monti presso Rapallo e la Madonna del Rosario della parrocchiale di Borzoli, caratterizzate da una morbidezza di stesura e da un’accentuata ricerca cromatica desunte, appunto, da Paggi e dai toscani attivi in città, in particolare Aurelio Lomi.
La Crocifissione Viezzoli appartiene alla fase nella quale Strozzi rielabora questi stimoli in una lingua personale. Le cromie di Barocci, la lezione di Pietro Sorri, il chiaroscuro caravaggesco e l’impatto luminoso della pittura rubensiana confluiscono in una composizione più libera e sensibile.
Confronti con altre opere di Strozzi
Avvicinabili alla Crocifissione Viezzoli sono infatti celebri tele dello Strozzi riferite dalla critica a quell’arco di tempo come le due pale con la Madonna del Rosario e santi della chiesa di Santo Stefano di Genova Borzoli e della chiesa di San Martino di Framura, in cui ritorna lo stesso cielo contrastato su cui si stagliano le figure dei protagonisti o il Compianto su Cristo morto dell’Accademia Ligustica e il Gesù e la Samaritana di collezione privata identici per gamma cromatica e uso plastico delle pennellate sfrangiate.
In particolare il giovane corpo di Cristo, fine e drammatico allo stesso tempo, ripropone le fattezze di quello protagonista della tela del Museo dell’Accademia Ligustica dove l’etereo biancore del corpo e dei tessuti sono la nota caratterizzante della composizione.
Nel corso di questi anni iniziali del terzo decennio Strozzi firmò uno dei suoi dipinti più celebri, la Madonna con Gesù Bambino e s. Giovannino, manifesto del grado di comprensione delle accensioni cromatiche rubensiane e del naturalismo caravaggesco, filtrato, nella posa mariana, attraverso l’interpretazione più classicheggiante offerta da Bartolomeo Cavarozzi, presente a Genova nel 1617.
La Crocifissione può essere collocata nello stesso clima di sperimentazione, caratterizzato dalla ricerca di una pittura capace di unire naturalismo, intensità luminosa e ricchezza cromatica. Il dipinto manifesta inoltre la progressiva autonomia dell’artista rispetto ai modelli ricevuti durante la formazione.
La committenza privata e il contesto genovese
Questo rame sembra infatti potersi ricondurre ad una committenza privata per la sua originalità iconografica, in cui il gruppo tradizionale della Crocifissione si staglia contro un cielo privo di profondità in cui le nuvole e gli azzurri sembrano riprodurre tessuti marezzati.
Le dimensioni uniche del supporto, straordinarie per una lastra di prezioso rame, suggeriscono la specifica richiesta di un ricco e sofisticato committente. La scelta di un materiale costoso e di un formato eccezionale conferma il carattere selettivo dell’opera.
Il lungo inventario della collezione di Giovan Carlo Doria, databile al 1617, documenta la presenza di dieci tele di Strozzi, mentre nel secondo inventario della stessa quadreria, compilato entro la fine del 1621, i dipinti del Prete salgono a venticinque.
Contemporaneamente avviò il legame con Filippo Centurione, per il quale, negli anni iniziali del decennio, si occupò della decorazione di tre stanze nella villa di Sampierdarena: ricettivo verso la parallela produzione di frescanti quali Lazzaro Tavarone e Andrea Ansaldo, affrescò nei soffitti Orazio Coclite sul ponte Sublicio, Curzio Rufo che si getta nella voragine ed Enea e Didone.
La pittura di Strozzi tra naturalismo e colore
La produzione del giovane Strozzi si sviluppa attraverso una morbidezza di stesura e un’accentuata ricerca cromatica. La materia pittorica non è uniforme, ma costruisce i corpi attraverso pennellate rapide, dense e sfrangiate.
Il naturalismo caravaggesco contribuisce alla concretezza delle figure, mentre le cromie baroccesche e rubensiane ampliano la gamma luminosa. Nella Crocifissione questi elementi vengono ricondotti a un equilibrio particolare: il soggetto è drammatico, ma la resa cromatica conserva una luminosità preziosa.
La composizione, essenziale e lirica nel contempo, non rinuncia alla forza emotiva. La scena della Passione è resa attraverso un linguaggio capace di unire il dolore dei personaggi, la monumentalità del corpo di Cristo e l’ampiezza evocativa del cielo.
La Cuoca , olio su tela 1625 , Bernardo Strozzi.Musei di Strada Nuova. Genova, Liguria, Italy.
La Crocifissione nella fortuna critica
Il rame di straordinarie dimensioni è noto alla critica come la ‘Crocifissione Viezzoli’ per essere appartenuto a Mario Viezzoli, secondo Mina Gregori ‘la massima e più sofisticata espressione del collezionismo genovese’ del secondo dopoguerra.
La relazione storico-artistica realizzata per la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano sottolinea la centralità del cielo, la struttura piramidale della composizione, il contrasto tra la Madonna e san Giovanni Evangelista e la dolcezza dei sentimenti che attenua la drammaticità della scena.
La critica ha inoltre collegato l’opera a una serie di dipinti realizzati da Strozzi tra il 1613 e il 1616, individuando affinità nella gamma cromatica, nel trattamento dei corpi e nell’uso plastico delle pennellate.
Distinzione da altre Crocifissioni
Il titolo “Crocifissione” può riferirsi a opere diverse, realizzate da artisti e in epoche differenti. La Crocifissione Viezzoli di Bernardo Strozzi appartiene al secondo decennio del Seicento ed è dipinta su rame, mentre altre opere ricordate con lo stesso soggetto risalgono al Rinascimento o alla fine del Seicento.
Una diversa Crocifissione è attribuita a Bartolomeo Guidobono, detto il Prete Savonese, e risale al periodo 1690-1709. La tela è racchiusa in una cornice coeva e presenta Cristo con pelle grigio cerosa, macchie di sangue rosso scuro sul corpo, Maria Maddalena con i capelli biondi e la Madonna con abito rosso e mantello azzurro con fodera marrone.
In quella pala d’altare la campitura è bruno scuro, il colore predominante è certamente il bruno nel quale si stagliano il crocifisso e i volti degli astanti. L’opera è realizzata su tela con pittura a olio ed è stata attribuita a Guidobono dal Ratti e dal De Rossi.
La Crocifissione Viezzoli di Bernardo Strozzi non deve quindi essere confusa con la pala attribuita a Bartolomeo Guidobono, né con le numerose altre rappresentazioni della Passione realizzate in periodi e contesti diversi.
Confronti con la tradizione della Crocifissione
Il tema della Crocifissione occupa una posizione centrale nella pittura italiana, dalla produzione medievale e rinascimentale fino alla pittura barocca e moderna. La presenza della Madonna e di san Giovanni ai piedi della croce costituisce uno dei nuclei iconografici più ricorrenti, ma ogni artista può riorganizzarlo attraverso differenti rapporti spaziali, cromatici ed emotivi.
Nella Pala Strozzi, realizzata da Lorenzo Monaco e Beato Angelico tra il 1421-1424 circa e il 1430-1432 circa, la Deposizione costituisce il pannello centrale di una pala d’altare commissionata da Palla Strozzi per la sagrestia della sua famiglia in Santa Trinita a Firenze.
La scena si dispiega davanti a una Gerusalemme distante, la cui cinta di mura turrite richiama quella di Firenze. Uomini e donne dolenti sono divisi in due gruppi ai piedi della croce.
Le donne, fra le quali si riconoscono figure chiave del Vangelo come la Madonna e Maria Maddalena, sono raffigurate in diverse espressioni di dolore e preghiera. Accanto a Palla, uomini vestiti secondo la moda fiorentina dell’epoca contemplano gli strumenti della Passione, riportando la narrazione al presente e creando così una varietà di testimoni del sacrificio di Cristo.
La Crocifissione di Strozzi si differenzia da questa tradizione per la concentrazione della scena, per l’assenza di una narrazione affollata e per il ruolo dominante assegnato al cielo. Il dipinto trasforma il fondo atmosferico in un elemento espressivo essenziale.
La Crocifissione di Guttuso
Una diversa interpretazione moderna del tema è la Crocifissione di Renato Guttuso, realizzata tra il 1940 e il 1941. «Il committente vuole una Crocifissione da mettere in capo al letto. Come farà a tenere sospesa sui suoi sogni la scena di un supplizio? Questo è tempo di guerra e di massacri: gas, forche, decapitazioni, voglio dipingere questo supplizio del Cristo come una scena di oggi.
Non certo nel senso che Cristo muore ogni giorno sulla croce per i nostri peccati, ma come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee».
Il confronto mostra quanto il soggetto della Crocifissione possa assumere significati diversi nel corso dei secoli. In Strozzi la scena è una meditazione seicentesca sul dolore, filtrata dalla luce, dal colore e dalla dolcezza dei sentimenti; in Guttuso diventa invece il simbolo della violenza e della persecuzione nella storia contemporanea.
La Crocifissione come soggetto nella pittura italiana
La Pala della compagnia di San Francesco in Santa Croce di Beato Angelico, realizzata nel 1428-1429, comprende una Madonna col Bambino in trono, con la Trinità, san Francesco d’Assisi, sant’Onofrio, san Girolamo e san Giovanni Battista.
Il Trittico francescano è un tassello fondamentale nell’elaborazione delle pale eseguite dal pittore domenicano. Rispetto alle pale di Fiesole e di San Pietro Martire, le proporzioni sono ancora più monumentali.
La predella raffigura storie di san Francesco d’Assisi e, rispetto al registro principale, dalla composizione canonica e quindi un po’ irrigidita per via dello sfondo dorato, nella predella Beato Angelico dà libero corso alla sua fantasia, rappresentando un paesaggio di freschezza inedita, dei notturni tanto sorprendenti quanto mistici o, nella Prova del fuoco, una composizione che ritroveremo nelle sue pale unificate, a partire da quella di San Marco.
Un’altra opera di Beato Angelico, la Testa sagomata di san Francesco d’Assisi, realizzata intorno al 1427-1430, raffigura Cristo crocifisso tra i santi Nicola di Bari e Francesco d’Assisi, inginocchiati presso il Golgota. L’iscrizione «JESUS NAZARENUS REX JUDEORUM» è riportata anche in greco ed ebraico.
La Crocifissione di Strozzi nel contesto della pittura del Seicento
Nel Seicento la rappresentazione della Crocifissione si confronta con le esigenze di una pittura più naturale, teatrale e luminosa. Il corpo di Cristo può essere presentato con un forte realismo anatomico, mentre la luce organizza il rapporto tra la figura principale e i personaggi dolenti.
Strozzi interpreta queste tendenze senza rinunciare alla morbidezza della superficie pittorica. Il suo chiaroscuro non annulla i colori, ma li rende più intensi; le tinte fredde del cielo si confrontano con i toni più caldi delle figure e con il pallore del corpo di Cristo.
La Crocifissione Viezzoli mostra inoltre una particolare capacità di sintesi. In uno spazio relativamente concentrato, Strozzi riunisce il tema sacro, il contrasto cromatico, la profondità emotiva e la sperimentazione tecnica offerta dal rame.
Conservazione e tutela
L'opera è soggetta ad Avvio di Dichiarazione di Interesse Culturale. Work declared of particularly important historical and artistic interest, it is subject to constraint by the Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio (Italian National Heritage) so it cannot be exported out of Italy.
La tutela riconosce il particolare valore storico e artistico del dipinto e ne limita l’uscita dal territorio nazionale. La misura è coerente con l’importanza dell’opera nel percorso di Bernardo Strozzi e nella storia del collezionismo genovese.
La conservazione del rame ha avuto un ruolo determinante nella leggibilità della pittura. Il supporto rigido ha mantenuto la freschezza delle pennellate, la brillantezza della tavolozza e persino l’impronta del pollice dell’artista lungo il margine destro della lastra.
Identità artistica di Bernardo Strozzi
Bernardo Strozzi è noto anche con gli appellativi di Prete genovese e Cappuccino. La sua formazione comprende l’apprendistato presso Cesare Corte e Pietro Sorri, l’esperienza religiosa nell’Ordine cappuccino e il successivo inserimento nell’ambiente pittorico genovese.
La sua arte si sviluppa attraverso l’incontro di diverse tradizioni: la pittura genovese, le novità toscane, i modelli di Federico Barocci, il naturalismo caravaggesco, le cromie di Rubens e la lezione dei maestri attivi a Genova.
La Crocifissione Viezzoli costituisce una testimonianza particolarmente significativa di questo processo. L’opera mostra un artista pienamente consapevole delle proprie possibilità espressive, capace di rielaborare fonti diverse in una composizione originale e coerente.
Il dipinto riassume così i caratteri fondamentali della ricerca di Strozzi: attenzione alla materia, intensità cromatica, morbidezza della stesura, sensibilità naturalistica e capacità di trasformare un soggetto tradizionale in un’immagine di forte originalità lirica.
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