Beato Angelico: le Annunciazioni tra gotico e Rinascimento

Tra le numerose raffigurazioni dell’Annunciazione dipinte da Beato Angelico nel Quattrocento, tre opere sono particolarmente simili: l’Annunciazione del Prado, l’Annunciazione di Cortona e l’Annunciazione del corridoio nord del convento di San Marco a Firenze. Tutte raffigurano il momento in cui l’arcangelo Gabriele, giunto sotto un portico dentro un giardino, svela a Maria che questa darà alla luce il figlio di Dio.

Le tre opere mostrano però differenze significative nell’uso della prospettiva, nella presenza degli elementi gotici, nella raffigurazione di Adamo ed Eva, nella posizione della colomba dello Spirito Santo, nei gesti dei protagonisti e nella ricchezza decorativa dell’architettura.

Tre Annunciazioni di Beato Angelico a confronto

Beato Angelico e la pittura come vocazione religiosa

Il pittore fiorentino Guido di Pietro, nato intorno al 1400 e morto a Roma nel 1455, fu prima di tutto un monaco. Entrato nell’ordine domenicano dopo il 1418, scelse di farsi chiamare Fra’ Giovanni. Ma oggi è noto come Beato Angelico.

Divenuto “Angelico” già dalla metà del Quattrocento, era infatti definito angelicus pictor, fu presto promosso, a furor di popolo, “Beato” sia per l’intensa religiosità delle sue opere sia per le sue qualità umane. «Uomo di santissima vita», come lo ricorda Vasari, è stato poi effettivamente beatificato nel 1984 da papa Giovanni Paolo II.

Angelico non è stato l’unico artista frate della storia dell’arte; basti ricordare, per citarne uno solo, il carmelitano Filippo Lippi. Solo che, a differenza di tanti pittori monaci, e di Lippi in particolare, Angelico non fu un pittore in abito talare ma un sacerdote dotato di un’autentica, profondissima vocazione religiosa, il quale concepì la pittura come forma della sua vocazione.

I domenicani erano predicatori: Angelico raccontò, attraverso le immagini, l’esperienza del suo rapporto con Cristo. Scrive Vasari: «Dicono alcuni che fra Giovanni non avrebbe preso i pennelli se prima non arebbe fatto orazione. Non fece mai Crocifisso, che e’ non si bagnasse le gote di lagrime».

La formazione e lo stile di Beato Angelico

La formazione artistica di Beato Angelico si svolse a Firenze, in ambito tardogotico, e il suo esordio avvenne come pittore di miniature. È bene tenerlo a mente, per comprendere meglio il carattere particolare della sua pittura: lo stile perfetto e meticoloso, i colori accesi, la luce fortissima che annulla le ombre, l’accentuato misticismo delle sue scene sacre sono tutti elementi che rimandano all’arte antica della miniatura.

Da buon religioso, Angelico non volle mai rinnegare i più importanti valori artistici medievali, primo fra tutti la funzione didattica della pittura; tuttavia, egli volle che le sue opere aderissero pienamente al nuovo indirizzo rinascimentale, e per questo motivo studiò attentamente i capolavori di Masaccio ricavandone i segreti della prospettiva.

Nel suo stile, Fra Angelico fonde lo stile italiano tardo gotico con la nuova lingua del Rinascimento. Ne è un esempio la profondità spaziale dell’architettura, che, pur in linea con la raccomandazione di Brunelleschi di occupare il centro di un palcoscenico quadrato e disadorno, mostra tuttavia alcuni degli elementi presenti nelle prime opere di Angelico.

Quante sono le Annunciazioni di Beato Angelico?

Se ne contano più di dieci. Ma tra tutte le raffigurazioni dell’Annunciazione dipinte da Beato Angelico nel Quattrocento, ce ne sono tre molto simili.

La serie comprende tre opere. La prima delle tre è una tempera su tavola conosciuta anche come Annunciazione del Prado, dal nome del museo di Madrid in cui è conservata. Oltre a questa, Beato Angelico dipinse l’Annunciazione di Cortona, tempera su tavola dipinta tra il 1433 e il 1436, e l’Annunciazione del corridoio Nord, dal luogo dove è collocata all’interno del convento di San Marco, a Firenze.

Tutte e tre le opere rappresentano il momento in cui l’arcangelo Gabriele, giunto sotto un portico dentro un giardino, svela a Maria che questa darà alla luce il figlio di Dio.

OperaTecnica e datazioneLuogo di conservazione
Annunciazione del PradoTempera su tavola, tra il 1425 e il 1426Museo del Prado, Madrid
Annunciazione di San Giovanni ValdarnoTempera su tavola, intorno al quarto decennio del XV secoloMuseo della Basilica di Santa Maria delle Grazie
Annunciazione di CortonaTempera su tavola, tra il 1433 e il 1436Museo diocesano di Cortona
Annunciazione del corridoio nordAffresco, dipinto tra il 1440 e il 1450Convento di San Marco, Firenze

L’Annunciazione del Prado

La prima delle tre, una tempera su tavola, è conosciuta come Annunciazione del Prado, dal nome del museo di Madrid in cui è conservata. Realizzata tra il 1425 e il 1426 presenta uno spazio in prospettiva tipico del Rinascimento.

L’opera è una pala d’altare che fu dipinta da Beato Angelico intorno alla metà degli anni trenta del Quattrocento per il monastero di Santo Domenico a Fiesole, vicino a Firenze. Oggi la tavola è conservata presso il Museo del Prado a Madrid.

L’opera è probabilmente la terza di una serie di tre grandi tavole dell’Annunciazione dipinte dall’Angelico negli anni trenta del Quattrocento; le altre due sono l’Annunciazione di Cortona e l’Annunciazione di San Giovanni Valdarno. La datazione non è però concorde ed alcuni storici dell’arte invertono la serie, proponendo la tavola del Prado come la prima.

L’opera venne dipinta per il convento di San Domenico dove era frate lo stesso Angelico ed era una delle tre grandi pale d’altare di sua mano che decoravano la chiesa, con la Pala di Fiesole sull’altare maggiore e l’Incoronazione della Vergine del Louvre. Ceduta, entrò poi nelle collezioni reali della monarchia spagnola e da qui al Prado.

La composizione e la prospettiva

Il pannello centrale mostra l’Annunciazione dell’Arcangelo Gabriele a Maria sotto un portico. La scena è composta in maniera simile alle altre due Annunciazioni, con alcune differenze.

Come nell’Annunciazione cortonese la superficie dipinta è tripartita in tre zone: il giardino, l’arcata dell’Angelo e l’arcata della Vergine. Come nell’Annunciazione di San Giovanni il punto di fuga è all’interno della casa invece che all’esterno, concentrando maggiormente l’attenzione dello spettatore sull’Annunciazione.

La scena si svolge in un portico rinascimentale con arcate leggere scorciate con sapienza in prospettiva, che ricordano l’architettura di Michelozzo. È rinascimentale anche la scelta di inserire elementi classici come i capitelli sulle colonne e la fascia scolpita in alto.

È invece di gusto ancora gotico l’uso di tanti elementi in oro e di aureole decorate e la presenza, sullo sfondo, di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso. L’effetto di insieme è quello di una descrizione vivida e preziosa realizzata con grande cura dei dettagli e con l’impiego di colori brillanti e freddi, quasi cristallizzati, nelle armonie cangianti degli azzurri e dei rosa.

Maria, Gabriele e il significato della luce

Da sinistra scende un raggio di luce divina che, attraverso la colomba dello Spirito Santo, illumina la Vergine, che si piega accettando remissivamente il suo incarico. Maria è seduta su un seggio coperto da un ricco drappo che funge anche da tappeto, ed ha sulle ginocchia un libro aperto, simbolo delle Scritture che si avverano.

Maria è seduta su un semplice sgabello con le mani incrociate sul grembo. La Vergine è rivolta a sinistra verso l’Arcangelo Gabriele che le porta il messaggio divino del suo concepimento.

L’Arcangelo Gabriele invece è inginocchiato a sinistra ed è rivolto verso la Vergine. L’arcangelo, come nelle rappresentazioni medievali e fiamminghe, possiede ali molto colorate che ricordano quelle di una farfalla seppur la forma sia quella di ali d’uccello.

Da notare la rondine dipinta sulla sbarra di ferro dell’arcata del portico sopra la Vergine che fa riferimento al periodo dell’Annunciazione, il 25 marzo.

Il giardino e i simboli floreali

Adamo ed Eva si trovano in un giardino fiorito, allusione alla verginità di Maria, popolato da una moltitudine di piante. Non sarebbe possibile immaginare quest’Annunciazione senza i fiori, senza il loro valore simbolico.

Nel giardino che rimanda al biblico hortus conclusus si stende un rigoglioso tappeto di fioriture primaverili. Ci sono rose bianche, che alludono alla purezza della Madre di Dio; quelle rosse, invece, rimandano al sacrificio di Cristo sulla croce; i quadrifogli simboleggiano infine la croce.

Il giardino è poi chiuso sul fondo da una palma: anch’essa ci riporta al martirio di Gesù. Tra le specie legate a valori simbolici si riconoscono la palma, che ricorda il futuro martirio di Cristo, e le rose rosse, che richiamano il sangue della Passione di Cristo.

La cacciata dall’Eden

La scena della Genesi è accostata all’Annunciazione per significare che il peccato originale viene cancellato dalla venuta di Cristo. La presenza di Adamo ed Eva sottolinea il ciclo della dannazione dell’umanità, ricomposta tramite la salvezza in Cristo, resa possibile dall’accettazione di Maria.

Un’altra differenza si riscontra nella rappresentazione della scena della cacciata dei progenitori dal giardino dell’Eden. L’Annunciazione del Prado è divisa perfettamente in tre parti uguali, una di queste è occupata interamente da Adamo ed Eva, rappresentati con una corporatura robusta e con vesti rustiche, non troppo distanti da Maria e dall’arcangelo Gabriele.

Ne risultavano meno evidenti Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso terrestre, che nella pala cortonese sono vicini al punto di fuga, per questo l’Angelico ingrandì le loro figure notevolmente. Essi, come nelle altre due opere, si muovono in un giardino fiorito allusivo alla verginità di Maria, popolato da una moltitudine di piante e pianticelle dipinte con grande cura.

La predella

La predella ha scene della vita della Vergine: la nascita di Maria, le sue nozze con San Giuseppe, la visita di Maria a sua cugina Santa Elisabetta, la nascita di Gesù Bambino, la Presentazione di Gesù al tempio e la Dormizione della Vergine con Cristo che riceve la sua anima.

Nella predella si trovano cinque scene della vita di Maria, la Nascita e Sposalizio, la Visitazione, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Dormizione, nelle quali il maestro lavorò con maggiore libertà compositiva, meno vincolato dall’osservanza alla tradizione iconografica nella scena principale.

Lo Sposalizio presenta lo sfondo di una chiesa rinascimentale con portico, mentre la Visitazione mostra una loggia in tralice, scorciata abilmente. L’Adorazione dei Magi invece è originalissima e mostra l’innovativa iconografia frontale, ben prima della rivoluzione di Botticelli.

Qui si nota bene anche l’uso della luce distintivo di Beato Angelico, che crea un’illuminazione diafana e cristallina, che modella i volumi al posto del chiaroscuro, esalta l’armonia dei colori e collabora ad unificare le scene.

La scena successiva della Presentazione è ancora più innovativa, con l’ambientazione posta in un tempio circolare che sembra essere proiettato, come attraverso una lente, verso lo spettatore. La Dormitio è la scena più tradizionale, anche se notevole è l’invenzione dell’avvallamento tra i monti dello sfondo, che crea un canale prospettico per la strada celeste tesa dagli angeli in alto.

L’Annunciazione di Cortona

Nell’Annunciazione di Cortona, tempera su tavola dipinta tra il 1433 e il 1436, gli elementi sono gli stessi: un portico in prospettiva, ma stavolta il soffitto è piano e si vede il lato destro dall’esterno, e la cacciata dei progenitori sullo sfondo.

Anche l’Annunciazione di Cortona è divisa in tre parti, ma come in quella di San Giovanni la cacciata è posta in secondo piano ed è possibile vederla in alto a sinistra, sopra il giardino, decorato con fiori e piante.

Ma ci sono anche delle differenze: non c’è più il raggio di luce che attraversa lo spazio come nell’opera del Prado; al suo posto rimane la colomba dello Spirito Santo sopra la testa di Maria.

Inoltre i gesti sono diversi perché stavolta l’angelo sta già parlando alla Madonna e le sue parole di saluto escono direttamente dalla bocca. L’Annunciazione del museo diocesano di Cortona presenta un elemento innovativo nel dialogo tra l’Angelo e la Vergine, visivamente rappresentato dalle parole del Vangelo di Luca che sbucano dalle loro bocche.

Il giardino e la cacciata dei progenitori

La cacciata è posta in secondo piano ed è possibile vederla in alto a sinistra, sopra il giardino, decorato con fiori e piante. Rispetto al Prado, la scena dell’Eden ha quindi un peso visivo meno rilevante nella composizione.

La scena della Genesi è accostata all’Annunciazione per significare che il peccato originale viene cancellato dalla venuta di Cristo. Anche nell’opera cortonese l’immagine dei progenitori mette in relazione la caduta dell’umanità con la salvezza resa possibile dall’incarnazione del Verbo.

Il drappo e il tappeto

L’Annunciazione di Cortona differisce dalle altre due per un prezioso dettaglio del drappo, caratterizzato da eleganti motivi geometrici circolari. Il tappeto sembra essere separato dal drappo, creando una leggera discontinuità tra i due elementi.

La differenza rispetto all’Annunciazione di Madrid è evidente: nel Prado il drappo, completamente dorato, si estende per tutto il seggio e cade sul pavimento a formare un tappeto.

L’Annunciazione di San Giovanni Valdarno

L’Annunciazione di San Giovanni Valdarno cela in sé una storia che ha dell’incredibile. Hermann Göring era il luogotenente più fidato di Adolf Hitler ed era un grande amante dell’arte.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Göring avviò dei veri e propri saccheggi di opere d’arte; aveva una lista di quadri che voleva portare al Castello di Carinhall, tra questi c’era proprio l’Annunciazione di Montecarlo, ovvero di San Giovanni Valdarno.

Fortunatamente non riuscì mai nell’intento. Grazie al mancato furto di quest’opera da parte dei nazisti, oggi possiamo ammirare l’Annunciazione di San Giovanni Valdarno al Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie.

La pala d’altare

L’opera è una pala d’altare composta da una tavola centrale e una predella con cinque storie della vita della Vergine, ed è realizzata con la tecnica della tempera su tavola.

La parte centrale, dove viene rappresentato il tema, è divisa perfettamente a metà da due archi a tutto sesto, sotto i quali si svolge la scena dell’Annunciazione. Sopra i due archi si trova un clipeo contenente il profeta Isaia con in mano un cartiglio in cui si può leggere: “Ecce Virgo concipiet”, le prime parole della sua profezia presenti nell’Antico Testamento.

Sotto l’arco di sinistra vediamo l’arcangelo Gabriele, rappresentato nel momento esatto in cui atterra nel loggiato di Maria per portarle l’annuncio che aspetterà un figlio: le sue ali, infatti, non sono del tutto chiuse.

Il suo corpo è avvolto da un abito rosso ricadente con pieghe morbide e naturali, con molte finiture in oro nei dettagli della veste, delle scarpe, delle ali, ma soprattutto dei raggi che circondano la sua figura, che ci permettono di capire che appartiene al mondo divino e non a quello terrestre.

Gabriele e Maria

L’arcangelo Gabriele si inchina davanti alla Vergine e alza la testa per poterla guardare in viso. Le sue mani si incrociano davanti al petto in una posizione simmetrica a quella di Maria, la quale si trova sotto l’arco di destra.

La Vergine è rappresentata seduta su un sedile ricoperto da un drappo dorato che scende fino ai suoi piedi. All’arrivo dell’arcangelo, è intenta a leggere il libro delle sacre scritture, appoggiato sulle sue gambe.

La vediamo che si porta le mani al petto e si protrae in avanti, in segno di umile accettazione dell’annuncio. Il gesto rende visibile il momento in cui Maria accoglie la volontà divina.

I colori e le iscrizioni della veste

Niente è lasciato al caso, i colori dei vestiti della Vergine hanno uno specifico significato: il manto azzurro rappresenta l’immaterialità e la purezza di Maria; il rosso della veste simboleggia la Carità e l’Amore; l’uso dell’oro nei vari dettagli indica la luce divina.

Inoltre, Beato Angelico inserisce nei ricami dorati della veste alcune scritte: nel colletto la scritta “Maria Gratia Plena”; lungo i bordi del manto, sotto il libro, “Donec veniat”, i versetti di San Paolo che annunciano il giudizio universale.

Il loggiato e l’unione tra cielo e terra

L’interno del loggiato, dove si svolge la scena, è caratterizzato da un pavimento di marmi colorati, che rivestono anche le pareti. Il soffitto è decorato da uno sfondo blu, trapuntato di stelle dorate; un fregio rosa con un tralcio vegetale monocromo corre sugli archi all’interno del porticato.

L’inserimento di questi dettagli non è casuale: il cielo stellato rappresenta il mondo divino, il pavimento decorato con marmi policromi indica la natura multiforme del mondo terreno, mentre il fregio ha il compito di unire i due mondi.

In fondo, questo rappresenta il significato stesso dell’Annunciazione: una donna è chiamata a concepire un figlio che è Dio stesso fatto uomo, venuto per salvare l’umanità.

La stanza di Maria e l’hortus conclusus

Dietro la Vergine scorgiamo la sua umile stanza, della quale vediamo solo una panca di legno molto semplice e una finestra da cui entra una flebile luce.

Nell’Hortus conclusus, che il pittore ha dipinto in basso a sinistra, possiamo riconoscere vari fiori: rose bianche senza spine, che rimandano alla Vergine, definita “rosa senza spine”; pratoline, associate all’Annunciazione, dato che nascono in primavera; un cespuglio di melograno, che simboleggia la fecondità; infine due gigli che si stagliano dietro la colonna, a significare la purezza dell’arcangelo Gabriele.

Adamo ed Eva nell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno

In alto a sinistra l’artista inserisce la Cacciata dei progenitori dall’Eden. Adamo ed Eva sono raffigurati con vesti grossolane e grigie, al contrario di ciò che dice la Genesi, mentre vengono cacciati dall’arcangelo Michele, che impugna una spada di fuoco, anche se sembra stia compiendo il gesto a malincuore.

Adamo ed Eva vengono cacciati dall’Eden per aver commesso il peccato originale, ma l’incarnazione del Verbo, annunciato dall’Angelo, redime l’umanità da ogni peccato.

Nell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno, i due progenitori sono posti in alto a sinistra, si intravedono dall’arcata del loggiato, in lontananza. In questo caso Beato Angelico pone meno attenzione alla cacciata per focalizzarla sui due protagonisti.

Il confronto tra le tre Annunciazioni

La realizzazione dell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno è avvenuta intorno al quarto decennio del XV secolo, ma la sua datazione esatta è ancora oggetto di dibattito. Il confronto stilistico con le altre due grandi Annunciazioni su tavola, di Madrid e Cortona, permette di avanzare delle ipotesi.

L’Annunciazione del Museo del Prado a Madrid richiama ancora lo stile tardogotico di Gentile da Fabriano, specialmente nella raffigurazione del giardino edenico, nelle campate nel soffitto del loggiato e nella resa dell’incarnato di Maria e dell’Angelo, che non ha la trasparenza luminosa delle altre due.

Anche nell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno c’è un particolare gotico: il fregio rosa arricchito da girali decorativi con foglie d’acanto.

L’Annunciazione del museo diocesano di Cortona presenta invece un linguaggio più consolidato e una padronanza tecnica più evidente, soprattutto nell’uso della prospettiva.

La struttura in tre parti

In tutte e tre le opere il portico organizza la scena e separa visivamente il giardino dall’ambiente in cui Maria e l’arcangelo Gabriele ricevono e pronunciano l’annuncio.

L’Annunciazione del Prado è divisa perfettamente in tre parti uguali: una di queste è occupata interamente da Adamo ed Eva, mentre le altre due corrispondono agli spazi occupati dall’Angelo e dalla Vergine.

Anche l’Annunciazione di Cortona è divisa in tre parti, ma la cacciata è posta in secondo piano. Nell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno, invece, i progenitori si intravedono in lontananza attraverso l’arcata del loggiato.

Il pavimento e le pareti in marmo

In tutte e tre le Annunciazioni l’Angelico fa uso di marmi policromi nel pavimento del loggiato, elemento che conferisce alla scena un senso di eleganza architettonica.

Tuttavia, analizzando con maggiore attenzione le tre opere, notiamo una differenza significativa: nel caso dell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno, oltre al pavimento, anche le pareti hanno marmi policromi come rivestimento.

Sembra che inizialmente la decorazione delle pareti dovesse essere identica a quella di Cortona, ossia di un colore ocra. È probabile che l’artista abbia avuto un ripensamento e abbia scelto di estendere l’uso del marmo anche alle pareti del porticato.

Sulla passione di Angelico per la rappresentazione del marmo, c’è traccia in molte altre sue opere, su tavola e a fresco.

Il sedile della Vergine

Un’ulteriore differenza si riscontra nel drappo che copre il sedile su cui siede la Vergine. Nell’Annunciazione di Madrid il drappo, completamente dorato, si estende per tutto il seggio e cade sul pavimento a formare un tappeto.

Questo dettaglio si ritrova anche in quella di San Giovanni Valdarno, ma il drappo non copre completamente il sedile: una cospicua porzione di legno si intravede sotto il tessuto.

L’Annunciazione di Cortona differisce dalle altre due per un prezioso dettaglio del drappo, caratterizzato da eleganti motivi geometrici circolari; il tappeto sembra essere separato dal drappo, creando una leggera discontinuità tra i due elementi.

ElementoAnnunciazione del PradoAnnunciazione di CortonaAnnunciazione di San Giovanni Valdarno
Spirito SantoLa colomba è attraversata dal raggio di luce divinaLa colomba rimane sopra la testa di MariaLa scena è organizzata intorno ai due archi del loggiato
DialogoL’angelo appare più staticoLe parole escono dalla bocca dei protagonistiGabriele è appena atterrato e Maria accetta l’annuncio
Cacciata dall’EdenAdamo ed Eva occupano una parte importante della composizioneLa scena è posta in secondo piano, in alto a sinistraI progenitori sono lontani, visibili dall’arcata
RivestimentoPavimento in marmo policromoPavimento in marmo policromo e pareti più sempliciPavimento e pareti in marmo policromo
DrappoRicopre interamente il seggio e forma un tappetoPresenta motivi geometrici circolari e un tappeto separatoLascia visibile una porzione di legno del sedile

La possibile cronologia delle tre opere

Le sottili divergenze emerse dal confronto tra le tre Annunciazioni non permettono di stabilire una datazione precisa per ciascuna delle opere, né tanto meno di determinare con sicurezza quale sia stata realizzata prima e quale dopo.

Permettono però di ipotizzare una possibile scansione temporale. L’Annunciazione di Madrid può essere collocata tra le opere giovanili dell’artista, per la forte influenza del gotico nei dettagli; quindi, si suppone sia stata realizzata per la chiesa di San Domenico di Fiesole intorno al 1425.

L’Annunciazione di Cortona, che presenta un linguaggio più consolidato e una padronanza tecnica più evidente, soprattutto nell’uso della prospettiva, fa pensare che sia l’ultima realizzata, probabilmente intorno al 1440-1445, anche se parte della critica la data intorno al 1434.

È verosimile invece che l’Annunciazione di San Giovanni Valdarno si collochi tra quelle di Madrid e di Cortona, quindi intorno al 1435, perché, seguendo le supposizioni di Cardile e Joannides, questa può essere identificata con l’Annunciazione commissionata all’Angelico nel 1432 dai Serviti di Sant’Alessandro a Brescia.

Quest’opera non è mai arrivata a Brescia, si pensa quindi che sia stata donata ai frati francescani del convento di Montecarlo. La costruzione del convento è avvenuta tra il 1428 e il 1438 e pare che l’Annunciazione si trovasse già lì al termine dei lavori del convento; ciò supporta la tesi che l’opera sia stata realizzata tra il 1432 e il 1435.

L’Annunciazione di San Giovanni Valdarno e la razzia nazista

L’Annunciazione di San Giovanni Valdarno fu protagonista di un piccolo ma emblematico capitolo della Seconda Guerra Mondiale. L’Annunciazione, dal momento in cui è stata realizzata, è sempre stata conservata nel convento francescano di Montecarlo, a San Giovanni Valdarno.

Non si hanno documenti che dimostrano sia stata in altri luoghi. Allo scoppio della Guerra, il custode del convento era padre francescano Alfonso Turchetti, conosciuto come il “curatino”.

La mattina del 30 aprile del 1944 arrivò al convento una squadra di SS guidate dal capitano Karl Friederich Otto Wolf, che operava sotto l’autorità diretta di Hermann Göring, uno dei principali leader del Terzo Reich, con lo scopo di trafugare l’Annunciazione di Beato Angelico.

Göring, ricordato come un grande amante dell’arte, aveva creato una squadra di SS specializzata in furti di dipinti, il Kunstschutz, un servizio che, con il pretesto di salvaguardare le opere d’arte dai bombardamenti e la promessa di restituirle alle ubicazioni originali alla fine del conflitto, era lo strumento attraverso cui i tedeschi saccheggiavano le opere d’arte in tutta l’Europa.

Göring aveva una lista di tutte le opere dei più grandi artisti, dai geni del Rinascimento agli Impressionisti; le opere che riusciva a trafugare le portava a Brandeburgo nel castello di Carinhall, sua residenza privata. Nel castello si potevano contare 1300 quadri e 250 sculture, per un totale di circa 1800 opere.

Rodolfo Siviero

Tra i numerosi crimini imputabili al Nazismo, uno dei più odiosi è il saccheggio delle opere d’arte. Sono tre gli attori che hanno avuto un ruolo centrale nel mettere in salvo l’Annunciazione di San Giovanni Valdarno; ognuno di loro, con le proprie azioni, ha contribuito in maniera determinante agli eventi che si sono susseguiti.

Il primo è Rodolfo Siviero, raffinato esperto d’arte e agente segreto per il Servizio Informazioni Militare italiano. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Siviero lavorava con i nazisti, facendo però il doppio gioco.

Così poteva tenere sotto controllo le operazioni svolte dal Kunstschutz, e sapere in anticipo quali opere erano nel mirino dei nazisti. Dopo di che, contattava la Soprintendenza italiana per metterle in salvo.

Quando Siviero venne a sapere che l’Annunciazione di Montecarlo si trovava in questa lista, il 17 ottobre 1943 avvisò Giovanni Poggi, sovrintendente alle Belle Arti di Firenze e secondo attore di questa storia, che i tedeschi avevano intenzione di requisirla.

Giovanni Poggi e padre Alfonso Turchetti

Così Poggi si recò immediatamente al convento per avvisare padre Alfonso Turchetti, terzo attore della storia, che dovevano metterla al sicuro.

Il giorno seguente Poggi tornò al convento accompagnato da due operai e un camion; con attenzione i tre staccarono il quadro dalla parete, dove restò impresso il segno della cornice, a testimonianza del lungo periodo in cui era rimasto appeso in quel luogo.

Il quadro fu adagiato con cura sul cassone del camion, disteso su dei materassi per garantirne una protezione adeguata durante il trasporto, e coperto con una fitta quantità di foglie, così da non dare nell’occhio.

Il dipinto venne accuratamente nascosto nelle cantine degli Uffizi a Firenze, un luogo segreto che nessuno riuscì mai a individuare; in quei depositi sotterranei vennero custodite numerose altre opere d’arte e tutte riuscirono a salvarsi dalle razzie naziste.

La falsa bolla papale

Ovviamente Siviero e Poggi avevano pensato davvero a tutto, sapevano che i tedeschi prima o poi sarebbero arrivati fino al convento di Montecarlo e non sarebbero certo stati gentili con padre Alfonso.

Così escogitarono un piano: fecero scrivere una finta bolla papale in cui Pio XII richiedeva ufficialmente il quadro per le Gallerie vaticane.

L’Annunciazione del corridoio nord di San Marco

Le opere migliori di Beato Angelico furono realizzate, fra il 1438 e il 1447, nel Convento di San Marco a Firenze. Qui Angelico dipinse per prima la pala dell’altare maggiore; in seguito, a partire dal 1440 circa, realizzò una serie di oltre cinquanta affreschi.

Tra questi si trovano una grande Crocifissione nella sala capitolare, un’altra Crocifissione nel refettorio e decine di scene nel chiostro, nei corridoi e nelle celle dei confratelli, tra cui l’Annunciazione, la Trasfigurazione e l’Incoronazione della Vergine.

Si tratta della più estesa decorazione pittorica mai concepita fino ad allora per un convento. Gli episodi sono rappresentati con uno stile sobrio, come si conveniva a un ambiente monastico.

Essi non sono particolarmente drammatici, utilizzano una semplice simbologia e non hanno alcuna funzione decorativa, poiché il loro scopo era essenzialmente quello di fornire ai frati temi sui quali meditare.

Una composizione essenziale

La terza versione è un affresco chiamato Annunciazione del corridoio Nord dal luogo dove è collocata all’interno del convento di San Marco, a Firenze. Dipinta tra il 1440 e il 1450, è molto più essenziale delle precedenti.

L’episodio è ambientato in una loggia, vista in prospettiva e completamente intonacata di bianco. Non vi sono arredi, ad eccezione di un semplice sgabello.

La Vergine è una fanciulla vestita da un abito modesto, che ricorda la veste domenicana, e l’Arcangelo Gabriele ostenta due belle ali con piume di pavone, dipinte con i colori dell’arcobaleno.

Scompare la scena della cacciata di Adamo ed Eva e scompaiono tutti gli elementi di derivazione gotica che rendevano ricche e preziose le opere precedenti. La prospettiva è molto più evidente, la composizione equilibrata e simmetrica: siamo ormai in pieno Rinascimento.

Le ali di Gabriele e il simbolismo del pavone

L’artista scelse di mantenere l’antica iconografia angelica, risalente alla fine del XIII secolo, in cui compaiono elementi del pavone, simbolo della sapienza divina, e dell’arcobaleno, simbolo della presenza di Dio fra gli uomini.

Con le loro ali multicolore, gli angeli testimoniano la rinnovata alleanza fra Dio e l’umanità.

Il gesto di Maria

Gabriele ha appena pronunciato l’annuncio e resta trepidante in attesa di una risposta. Maria, umile e obbediente, incrocia le mani al petto e si appresta a pronunciare il suo sì.

Sullo sfondo, una staccionata racchiude un hortus conclusus, simbolo di un Paradiso chiuso all’uomo dopo il peccato originale, ma che grazie alla scelta di obbedienza della Vergine, nuova Eva, e al sacrificio di Cristo, nuovo Adamo, avrebbe riaperto le sue porte.

Annunciazione nel corridoio nord di San Marco

Come osservare e confrontare le tre opere

Le tre Annunciazioni mostrano la stessa scena nello stesso ambiente, ma ogni versione modifica il rapporto tra spazio, luce, ornamento e significato teologico.

  • Nell’Annunciazione del Prado la prospettiva rinascimentale convive con l’oro, le aureole decorate, il giardino ricchissimo e la presenza evidente di Adamo ed Eva.
  • Nell’Annunciazione di Cortona il dialogo tra l’Angelo e la Vergine diventa visibile attraverso le parole che escono dalle loro bocche.
  • Nell’Annunciazione di San Giovanni Valdarno la scena è organizzata con rigore intorno ai due archi, mentre il marmo riveste sia il pavimento sia le pareti.
  • Nell’Annunciazione del corridoio nord di San Marco l’immagine diventa essenziale, simmetrica e meditativa.

Per confrontare i dipinti con attenzione, è utile chiedersi dov’è seduta la Madonna, che cosa si vede nella stanza che si affaccia sul portico e se Maria ha sempre un libro.

Il confronto permette di riconoscere il passaggio progressivo da una pittura ancora legata al gusto tardogotico a una rappresentazione più sobria, geometrica e pienamente rinascimentale.

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